Raccomandata

Incarto n. 43.2009.2

cs

Lugano 21 settembre 2009

In nome della Repubblica e Cantone Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, vicecancelliere

segretario:

Fabio Zocchetti

statuendo sul ricorso del 21 maggio 2009 di

RI 1 rappr. da: RA 1

contro

la decisione del 21 aprile 2009 emanata da

Dipartimento della sanità e della socialità, 6501 Bellinzona

in materia di aiuto alle vittime di reati

ritenuto, in fatto

1.1. Con decisione del 21 aprile 2009 il Dipartimento della sanità e della socialità (di seguito: DSS) ha respinto l’istanza inoltrata l’11 ottobre 2006 da RI 1, allora rappresentata dall’avv. __________, intesa ad ottenere dallo Stato, ai sensi della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV, RS 312.5), un indennizzo nonché una riparazione per torto morale i cui importi non sono stati quantificati (doc. A1).

Il DSS, dopo aver rilevato che il 13 ottobre 2004 l’interessata è rimasta vittima di un incidente della circolazione (tamponamento), in seguito al quale avrebbe sviluppato alcuni disturbi della salute ed aver elencato le numerose richieste di documentazione trasmesse all’istante dal 2007 al 2009 (scritto del 10 maggio 2007 all’allora patrocinatrice, __________, scritto del 13 giugno 2007 direttamente a RI 1, lettera del 10 settembre 2007, scritto del 27 gennaio 2009, lettera del 10 febbraio 2009 al nuovo indirizzo dell’interessata, richiesta del 18 marzo 2009), ha accertato da una parte che non è stata sporta denuncia penale contro il presunto autore del tamponamento e dall’altra che l’interessata non ha prodotto alcuna prova circa la sussistenza di un reato (rapporto di polizia, incarto assicurativo, eventuali testimonianze, ecc), ed ha pertanto stabilito che RI 1 RI 1, non potendo essere considerata vittima di un reato, non ha neppure la qualità di vittima ai sensi della LAV (doc. A1).

1.2. L’interessata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato tempestivo ricorso al TCA.

La ricorrente fa in sostanza valere di essere stata vittima di un tamponamento che ha causato un colpo di frusta, le cui conseguenze sono, in parte, state assunte dalla __________ __________ contro la quale ha avviato un’azione giudiziaria, non essendo soddisfatta dell’importo riconosciutole.

L’insorgente afferma di non aver denunciato il conducente poiché la sua colpa non è mai stata messa in dubbio e fa valere che con lo scritto del 10 febbraio 2009, tramite il quale il DSS ha assegnato un ultimo termine per produrre la documentazione necessaria, il riferimento al “22 maggio c.a.” è stato inteso come la data entro la quale trasmettere quanto richiesto.

RI 1 ritiene di essere stata vittima di un reato penale, poiché il conducente che circola dietro un veicolo deve sempre tenere le distanze in maniera corretta per poter frenare a tempo, di essere in buona fede, poiché negli scritti l’amministrazione non ha mai indicato che l’istanza sarebbe stata respinta se la documentazione non fosse stata trasmessa entro i termini indicati, di essere vittima di formalismo eccessivo, poiché a causa di un errore è stato interpretato in maniera sbagliata il termine “22 maggio c.a.” ed allega tutta la documentazione in suo possesso, sostenendo che in virtù del principio inquisitorio il TCA deve comunque esaminare la richiesta sulla base della nuova documentazione agli atti (doc. I).

1.3. Con risposta del 9 giugno 2009 il DSS propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).

1.4. Con scritto del 22 giugno 2009 la ricorrente ha ribadito le sue motivazioni, allegando nuova documentazione (doc. VI). Il 30 giugno 2009 il DSS ha preso posizione in merito, affermando in sostanza che il fatto che la ricorrente abbia ignorato i solleciti e non abbia trasmesso la documentazione richiesta, benché fosse in suo possesso, rappresenta un abuso di diritto, contrario al principio della buona fede. Nel caso in cui un simile modo di procedere dovesse diventare il modo di procedere usuale, il lavoro del DSS si troverebbe ad essere ostacolato, perché in qualche modo dovrebbe iniziare ad intraprendere “lavori investigativi” per ottenere documentazione che in realtà dovrebbe essere fornita spontaneamente o su richiesta dall’istante stessa, proprio nell’interesse stesso dell’evasione della sua istanza. Ora, se ogni persona che presenta un’istanza LAV, non collaborasse con l’autorità decidente, ignorando le richieste di quest’ultima e non fornendo alcun tipo di indicazione, costringendo quindi l’autorità a decidere in base agli elementi in suo possesso per poi avviare una procedura ricorsuale in caso di rifiuto, ciò striderebbe con lo spirito stesso della LAV, precisato all’art. 16 cpv. 1 LAV, che prevede una procedura semplice, rapida e gratuita. Un tale modo di procedere provocherebbe inoltre costi nonché lavoro supplementare per le autorità giudiziarie (doc. VIII).

in diritto

2.1 Con il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati del 23 marzo 2007, che ha abrogato la legge del 4 ottobre 1991 (art. 46 nuova LAV).

L’art. 48 lett. a prima frase (disposizioni transitorie) della nuova LAV prevede che sono retti dal diritto previgente il diritto all’indennizzo o alla riparazione morale per reati commessi prima dell’entrata in vigore della nuova legge.

Pertanto al caso di specie trovano applicazione le norme della vecchia legge.

2.2. In concreto oggetto del contendere è la questione di sapere se la ricorrente ha adempiuto al suo obbligo di collaborare e se può esserle riconosciuto il ruolo di vittima ai sensi della LAV.

2.3. La legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre 1991, in vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace alle vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).

L'aiuto consiste in:

a. consulenza;

b. protezione della vittima e tutela dei suoi diritti nel procedimento penale;

c. indennizzo e riparazione morale.

(art. 1 cpv. 2 LAV)

L'art. 2 cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona che a causa di un reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica (vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del reato sia stato rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.

Per l’art. 3 cpv. 1 LAV i Cantoni provvedono affinché vi siano consultori privati o pubblici tecnicamente autonomi. Più Cantoni possono istituire consultori in comune. Il cpv. 2 prevede che i consultori hanno in particolare i seguenti compiti:

a. prestano o procurano alla vittima un aiuto medico, psicologico, sociale, materiale e giuridico;

b. danno informazioni sull’aiuto alle vittime.

A norma dell’art. 3 cpv. 3 LAV i consultori prestano il loro aiuto immediatamente e, se necessario, per lungo tempo. Devono essere organizzati in maniera tale da poter prestare in ogni momento un aiuto immediato.

Per l’art. 3 cpv. 4 LAV le prestazioni dei consultori e l’aiuto immediato da parte di terzi sono gratuiti. Per quanto la situazione personale della vittima lo giustifichi, i consultori si assumono altre spese, quali le spese di medici, di avvocati e processuali.

Le vittime possono rivolgersi al consultorio di loro scelta (art. 3 cpv. 5 LAV).

Giusta l’art. 6 cpv. 1 LAV in occasione della prima audizione la polizia informa la vittima circa l’esistenza dei consultori. Per il cpv. 2 essa comunica a un consultorio nome e indirizzo della vittima. Avverte previamente la vittima della possibilità di rifiutare tale comunicazione. Infine, il cpv. 3 prevede che le vittime di reati contro l’integrità sessuale possono esigere di essere interrogate da persone del loro sesso. Tale regola si applica parimenti alla procedura d’inchiesta.

Va qui rilevato che per l’art. 85 CPP in occasione della prima audizione la polizia e le autorità istruttorie informano la vittima sull’esistenza dei consultori e sul diritto di farsi assistere da un legale o da un’altra persona di fiducia. La polizia e le autorità istruttorie comunicano a un consultorio nome e indirizzo della vittima. Avvertono previamente la vittima sulla possibilità di rifiutare tale comunicazione. Se la vittima è minorenne, il procuratore pubblico o il magistrato dei minorenni possono fare la segnalazione al consultorio anche senza il consenso se particolari circostanze lo giustificano.

La Sezione 3 della LAV (Protezione e diritti della vittima nel procedimento penale) prevede all'art. 8 che la vittima può intervenire come parte nel procedimento penale. In particolare essa può fare valere le sue pretese civili (art. 8 cpv. 1 lett. a LAV).

L'art. 9 cpv. 1 LAV (Pretese civili) stabilisce che, per quanto l'imputato non sia prosciolto o il procedimento non sia abbandonato, il tribunale penale decide anche in merito alle pretese civili della vittima.

Il Tribunale può dapprima giudicare la fattispecie penale e trattare in seguito le pretese civili (art. 9 cpv. 2 LAV).

In virtù dell'art. 9 cpv. 3 LAV se il giudizio completo delle pretese civili esigesse un dispendio sproporzionato, il tribunale penale può limitarsi a prendere una decisione di principio sull'azione civile e per il rimanente rinviare la vittima ai tribunali civili. Per quanto possibile, deve però giudicare integralmente le pretese di lieve entità.

Infine, secondo l'art. 9 cpv. 4 LAV per quanto concerne le pretese civili, i Cantoni possono emanare disposizioni diverse per la procedura del decreto di accusa e per i procedimenti contro fanciulli e adolescenti.

2.4. La Sezione 4 della LAV è dedicata all'indennizzo e alla riparazione morale.

Secondo l'art. 11 cpv. 1 LAV la vittima di un reato commesso in Svizzera può chiedere un indennizzo o una riparazione morale nel Cantone in cui è stato commesso il reato. L'articolo 346 del Codice penale svizzero si applica per analogia.

Le condizioni per l'indennizzo e per la riparazione morale sono fissate all'art. 12 LAV.

Le modalità di calcolo dell'indennità sono invece regolate all'art. 13 LAV.

L'art. 14 cpv. 1 LAV (sussidiarietà delle prestazioni statali) precisa che le prestazioni che la vittima ha ricevuto a titolo di risarcimento del danno materiale o di riparazione morale sono dedotte dall'indennità, rispettivamente dalla somma assegnata a titolo di riparazione morale. Fanno eccezione le prestazioni d'indennizzo (in particolare rendite e liquidazioni in capitale) delle quali è già stato tenuto conto nel calcolo dei redditi determinanti (art. 12 cpv. 1).

L'art. 14 cpv. 2 LAV stabilisce che se l'autorità ha assegnato un'indennità o una somma a titolo di riparazione morale, le pretese spettanti alla vittima in ragione del reato passano al Cantone, fino a concorrenza dell'ammontare versato. Queste pretese hanno priorità rispetto a quelle che la vittima può ancora far valere nonché ai diritti di regresso di terzi.

Secondo l'art. 14 cpv. 3 LAV, il Cantone rinuncia a far valere le proprie pretese nei confronti dell'autore del reato se necessario per il suo reinserimento sociale.

Per l’art. 16 cpv. 1 LAV i Cantoni prevedono una procedura semplice, rapida e gratuita.

A norma dell’art. 16 cpv. 2 LAV l’autorità accerta i fatti d’ufficio.

Per l’art. 1 OAVI la vittima deve rendere attendibile di non poter ottenere nulla o soltanto prestazioni insufficienti da terzi (autori del reato, assicurazioni, ecc.),

2.5. In concreto l’istanza di richiesta di indennizzo e di riparazione morale è stata inoltrata l’11 ottobre 2006 (doc. 10). Con la medesima l’interessata non ha quantificato l’importo richiesto limitandosi genericamente ad affermare che quanto proposto dall’assicuratore (fr. 50'000.--), non sarebbe stato sufficiente.

Il 10 maggio 2007 il DSS ha chiesto all’allora patrocinatrice la trasmissione della documentazione inerente il procedimento penale conseguente all’incidente (doc. 8). Il 22 maggio 2007 l’avv. __________ ha indicato che non era stata sporta alcuna denuncia penale (doc. 7).

Il 13 giugno 2007 l’autorità cantonale, segnalando l’assenza di prove circa la sussistenza di elementi obiettivi costitutivi di un reato penale, ha fissato un termine per presentare la necessaria documentazione entro il 30 giugno 2007 (doc. 6).

Con scritto del 5 settembre 2007 il DSS ha assegnato un ultimo termine scadente il 30 settembre 2007 per presentare la chiesta documentazione, in assenza della quale la decisione sarebbe stata emessa sulla base degli atti (doc. 5).

Tramite scambio di corrispondenza elettronica nel corso del mese di settembre 2007 l’interessata, tramite un’amica, ha indicato che prossimamente sarebbe stata trasmessa tutta la documentazione necessaria (doc. 4).

Il 27 gennaio 2009 il DSS ha chiesto all’insorgente se l’istanza fosse ancora da ritenere attuale e, in caso di risposta positiva, di trasmettere la documentazione atta a stabilire l’esistenza di un’infrazione ai sensi del diritto penale (doc. 3). Lo scritto è stato nuovamente inviato il 10 febbraio 2009 al nuovo indirizzo della ricorrente, trovato dal DSS dopo alcune ricerche effettuate in seguito alla mancata notifica della precedente lettera (doc. 2).

Infine il 18 marzo 2009 l’autorità cantonale ha nuovamente interpellato l’interessata affermando: “La invitiamo pertanto a trasmettere elementi che permettano di verificare l’esistenza o meno di un reato penale nella fattispecie (documentazione dell’incarto assicurativo, eventuali testimonianze, rapporto di constatazione redatto dalla Polizia, ecc.) entro il 6 aprile c.a. Se tali informazioni non ci saranno trasmesse entro il termine assegnato saremo costretti ad emanare una decisione in base agli elementi in nostro possesso.” (doc. 1).

Malgrado ciò la ricorrente non ha prodotto alcunché.

In sede di ricorso l’insorgente, questa volta rappresentata dall’avv. RA 1, ha prodotto nuova documentazione attestante l’avvenuto incidente (doc. I e allegati).

2.6. Giova qui rammentare che la procedura dinanzi al Tribunale delle assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio. Il Tribunale accerta d’ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o di rinunciare all’assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato.

E’ dunque compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti. Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; MEYER, “Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; KURMANN, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5 segg.). Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in: "Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali", Lugano 1993, pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in particolare: DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e LOCHER, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”. L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornirne la prova.

Questo concetto è stato ripreso, nell’ambito dell’applicazione della LAV. In DTF 126 II 97, consid. 2e l'Alta Corte ha rilevato che:

" Hingegen kann und muss vom Gesuchsteller verlangt werden, dass er soweit zumutbar diejenigen Angaben macht, die der Behörde erlauben, den Sachverhalt und die Anspruchsberechtigung näher abzuklären. Wohl hat die Behörde den Sachverhalt von Amtes wegen festzustellen (Art. 16 Abs. 2 OHG). Das schliesst aber eine Mitwirkungspflicht des Gesuchstellers nicht aus (BGE 124 V 234 E. 4b/bb S. 239;123 III 328 E. 3 S. 329; 120 Ia 179 E. 3a S. 181 f.; FRITZ GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. Aufl., Bern 1983, S. 284 f.; ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3. Aufl., Zürich 1998, S. 341; ALFRED KÖLZ/JÜRG BOSSHART/MARTIN RÖHL, Kommentar zum Verwaltungsrechtspflegegesetz des Kantons Zürich, 2. Aufl., Zürich 1999, N. 59 ff. zu § 7; PETER SALADIN, Das Verwaltungsverfahrensrecht des Bundes, Basel/Stuttgart 1979, S. 125; Empfehlungen SVK-OHG, Nr. 74). Wer ein Gesuch stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden können als von der Behörde.

Insbesondere muss das Opfer den anspruchsbegründenden Sachverhalt mit hinreichender Bestimmtheit darlegen und der Behörde diejenigen Angaben liefern, die ihr erlauben, weitere Erkundigungen einzuziehen (GOMM/STEIN/ZEHNTNER, a.a.O., Rz. 24 zu Art. 16). Dabei ist zu berücksichtigen, dass die Verwaltungsstelle, welche die Leistungsbegehren nach Art. 11 ff. OHG beurteilt, rechtlich und faktisch nicht dieselben prozessualen Untersuchungsmittel zur Verfügung hat wie die Strafverfolgungsbehörden. Sie ist oft darauf angewiesen, polizeiliche und strafprozessuale Akten heranzuziehen, um beurteilen zu können,

ob überhaupt eine Straftat vorliegt. Es kann und muss daher vom Opfer verlangt werden, dass es der Behörde - soweit vorhanden - derartige Akten zur Verfügung stellt oder zumindest angibt, wo diese Unterlagen ediert werden könnten.“ (sottolineature del redattore).

Peter Gomm, in Opferhilfegesetz, Berna 2005, pag. 310 e seguenti (n. 10 e seguenti) rammenta che:

" Die Behörde stellt den Sachverhalt von Amtes wegen fest. Für die Abklärung des rechtserheblichen Sachverhalts gilt im Verwaltungsverfahren die Untersuchungsmaxime. Diese ist im Bereich des Opferhilfegesetzes von Bundesrechts wegen vorgesehen (Art. 16 Abs. 2 OHG).

(…)

Dies enthebt das Opfer nicht von der Pflicht, seine Verhältnisse zu offenbaren, soweit es in seinen Möglichkeiten liegt und zumutbar ist. Wer ein Gesuch stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von Ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden können als von Behörde.

(…)

Macht hingegen das Opfer von seinem Aussageverweigerungsrecht im Strafverfahren Gebrauch und sind schriftliche Unterlagen wie z.B. Aussageprotokolle der Beteiligten vorhanden, muss die Entschädigungsbehörde oder die damit befasste Rechtsmittelinstanz auf der Grundlage der vorhandenen Unterlagen den Nachweis einer Straftat überprüfen. Hierzu hat es die Aussagen aller Beteiligten auf ihre Glaubwürdigkeit zu untersuchen und, wenn nötig, ergänzende Beweismassnahmen anzuordnen. Erfolgt dies nicht, so ist eine Verletzung der Amtermittlungspflicht anzunehmen (BGE 1A.170/2001 vom 18. Februar 2002 Erw. 3.4 und. 3.5).

In gleicher Weise hat die Entschädigungsbehörde eigene Beweiserhebungen zu treffen, wenn der Vorsorgeschaden in den wesentlichen Elementen dargelegt worden und das Opfer damit seiner Substanziierungspflicht nachgekommen ist. Es ist Sache der Entschädigungsbehörde, allenfalls einzelne fehlende Elemente für die Schadensberechnung ergänzend zu erheben oder das Opfer, falls notwendig, zur Mitwirkung aufzufordern (vgl. BGE 129 II 49 ff. Erw. 4.1).

Art. 1 OHV bestimmt, dass das Opfer glaubhaft machen muss, dass es keine oder nur ungenügende Leistungen von Dritten (Täter, Versicherungen usw.) erhalten kann. Die Glaubhaftmachung bezieht sich nur darauf, bisher nicht entschädigt worden zu sein und in nächster Zukunft keine Schadenersatz- oder Genugtuungsleistungen erwarten zu können (BGE 1A.170/2001 vom 18. Februar 2002 Erw. 4.2)

(…)

Wird kein Strafverfahren durchgeführt, so stellt sich die Frage nach den Anforderungen an den Nachweis der Opfereigenschaft. Nach der bundesgerichtlichen Rechtsprechung sind daran je nach Art der finanziellen Hilfe unterschiedliche Anforderungen zu stellen. Bei der Leistung von Vorschüssen gemäss Art. 15 OHG sollten weniger strenge Anforderungen an den Nachweis der Opfereigenschaft gestellt werden als bei finanziellen Leistungen im Rahmen von Entschädigung und Genugtuung (vgl. BGE 122 II 211 Erw. 3c und d; 122 II 315 Erw. 3d; 125 II 265 Erw. 2c/aa; Weishaupt, Finanzielle Leistungen, S. 325 Anm. 35).

Wird ein Strafverfahren eingeleitet, dieses aber eingestellt, so kann die Entschädigungsbehörde bei der Beurteilung der Opfereigenschaft auf den Einstellungsentscheid abstellen (BGE 1A.170/2001 vom 18 Februar 2002). Der Entscheid ist insofern problematisch, als bei einem Offizialdelikt die Einleitung eines Verfahrens oft nicht in den Händen des Opfers liegt und es möglicherweise auf eine Anfechtung des Entscheides verzichtet, auch wenn zureichende Gründe vorhanden wären, weil es sich dem Strafverfahren und einer damit verbundenen sekundären Viktimisierung nicht aussetzen will. In solchen Fällen sollte die Entschädigungsbehörde die Grundlagen der Einstellung nochmals auf ihre Sichhaltigkeit überprüfen (Gomm, Genugtuung, S. 195).

In Anbetracht der Rechtsnatur der Leistungen nach OHG, die sozialversicherungsrechtliche Elemente beinhalten, muss für die Beurteilung von Ansprüchen nach dem Opferhilfegesetz durch die Entschädigungsbehörden der sozialversicherungsrechtliche Grundsatz der überwiegenden Wahrscheinlichkeit für die Zuordnung der gesundheitlichen Folgen zur Straftat massgeblich sein (Gomm, Genugtuung, S. 193). Jedenfalls trifft das Opfer keine Beweislast im zivilrechtlichen Sinne (BGE 129 II 49 ff. Erw. 4.1), auch dort nicht, wo die Kantone für das Verfahren die Zivilprozessordnung als anwendbar erklärt haben.

Bei fehlendem Strafverfahren ist für die Bestimmung der Opfereigenschaft vom Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit auszugehen (gl. M. Weishaupt, Finanzielle Leistungen, S. 325, Anm, mit Verweis auf die Praxis des Sozialversicherungsgerichts ZH ; JGK BE 37.64-03.117 vom 21. Oktober 2003 Erw. 2b). In Endeffekt kann dies bedeuten, dass das Opfer, das seine Ansprüche vorerst im Strafverfahren beurteilen lässt, mit höheren Anforderungen an das Beweismass zu rechnen hat als dasjenige, das auf die adhäsionsweise Teilnahme am Strafverfahren oder dessen Einleitung verzichtet. Generell und allgemein gilt für die mit der Beurteilung der Entschädigungs- und Genugtuungsforderungen befassten Behörden und Gerichte der Grundsatz der freien Beweiswürdigung, der verfassungsrechtlich seine Grenzen am Willkürverbot und dem Verbot der Rechtsverweigerung nach Art. 8 BV findet (Gomm, Genugtuung, S. 195).“ (sottolineature del redattore)

Peter Gomm, op. cit., a pag. 327, rileva inoltre:

" Wird das Strafverfahren eingestellt, nicht an die Hand genommen oder erfolgt ein Freispruch, so kann die Entschädigungsbehörde das Vorliegen einer Straftat trotzdem annehmen, wenn sie aus eigenen tatsächlichen und rechtlichen Uberlegungen zum Schluss kommt, dass die Opfereigenschaft gegeben ist. Das kann vor allem dann zum Tragen kommen, wenn das Strafgericht nicht mit der erforderlichen Sicherheit urteilen kann und den Täter in dubio pro reo freispricht. Aber auch dann wenn das Gericht die Tatbestandsmässigkeit an sich nicht in Zweifel zieht, hingegen den Täter freispricht, weil möglicherweise auch noch ein Dritter in Frage kommt, soll es möglich sein dass die Entschädigungsbehörde die Leistungen nach dem Opferhilfegesetz erbringen kann (Gomm, Genugtuung, S. 198 ; so auch : Empfehlungen SVK-OHG, Ziff. 2.4). Dasselbe muss gelten, wenn das Opfer aus Gründen des sekundären Viktimisierung auf die Anfechtung eines Einstellungs- oder Nichtanhandnahmeentcheides verzichtet, obwohl zureichende Gründe für eine Anfechtung und damit auch Erfolgsaussichten vorhanden wären (vgl. vorne auch N 17 zu Art. 16 OHG).

(…)

Im Regelfall dieselben Grundsätze wie die Entschädigungsbehörde hat die übergeordnete Beschwerdeinstanz zu beachten, die in der Sache mit freier Kognition urteilt (Gomm, Genugtuung, S. 199)."

Nella citata sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, pubblicata in Pra 2002 n. 104 pag. 596, il TF ha affermato:

" 2.

Das Sozialversicherungsgericht ging davon aus, die Zusprechung einer Genugtuung oder einer Entschädigung gemäss Art. 11 ff. OHG setze den Nachweis der Opferstellung und damit einer tatbestandsmässigen und rechtswidrigen Straftat voraus. Hierfür genügten die alleinigen - wenn auch glaubhaften - Aussagen des Opfers in der von Rechtsanwältin DuBois geführten Untersuchung nicht. Mit der Geltendmachung ihres Aussageverweigerungsrechts habe die Beschwerdeführerin eine genaue Abklärung verhindert. Im Sozialversicherungsprozess trügen die Parteien eine Beweislast insofern, als im Falle der Beweislosigkeit der Entscheid zu Ungunsten jener Partei ausfalle, die aus dem unbewiesen gebliebenen Sachverhalt Rechte ableiten wolle. Die Bezirksanwaltschaft habe die Strafuntersuchung mangels genügender Beweise eingestellt. Angesichts der Tatsache, dass das Verfahren vor der Opferhilfestelle wie auch vor dem Sozialversicherungsgericht nicht über die Untersuchungsmittel verfüge, wie sie der Strafverfolgungsbehörde zustehen, sei eine Ermittlung des Sachverhalts durch Beweiserhebungen im Opferhilfeverfahren nicht zu erwarten. Die Beschwerdeführerin müsse sich somit die Beweislosigkeit zurechnen lassen, weshalb ihre Beschwerde abzuweisen sei.

3.1 Gemäss Art. 16 Abs. 1 OHG müssen die Kantone für Ansprüche nach Art. 11 ff. OHG ein "einfaches, rasches und kostenloses Verfahren" vorsehen. Dabei handelt es sich um ein eigenständiges Verwaltungsverfahren, das grundsätzlich unabhängig von anderen Zivil-, Straf- und Verwaltungsverfahren durchzuführen ist (BGE 123 II 1 E. 2b S. 3). Gemäss Art. 2 Abs. 1 OHG ist die Opferhilfe unabhängig davon, ob der Täter ermittelt worden ist oder ob er sich schuldhaft verhalten hat. In vielen Fällen entscheidet die Opferhilfebehörde daher, obwohl kein Strafverfahren eingeleitet oder dieses eingestellt worden ist. Das Opfer ist auch nicht verpflichtet, Strafanzeige einzureichen, um als Opfer i.S.d. OHG anerkannt zu werden (Peter Gomm/Peter Stein/Dominik Zehntner, Kommentar zum Opferhilfegesetz, Bern 1995, Art. 2 N 18 S. 47; Empfehlungen der Schweizerischen Verbindungsstellen-Konferenz OHG zur Anwendung des Opferhilfegesetzes vom 5. März 1998, Kommentar zu Ziff. 5.2.1.). Insofern ist die Einstellung des Strafverfahrens für sich allein kein Grund, den Genugtuungsanspruch gemäss OHG zu versagen.

3.2 Wird allerdings das Strafverfahren eingestellt, weil die Untersuchungsbehörde nach eingehenden Ermittlungen zum Schluss gekommen ist, dass keine hinreichenden Anhaltspunkte für das Vorliegen einer Straftat bestehen, wird sich die Opferhilfebehörde nicht ohne Not von diesem Entscheid entfernen (Gomm/Stein/Zehntner, Kommentar zum Opferhilfegesetz, Art. 16 N 14 S. 242; vgl. auch BGE 124 II 8 E. 3d S. 13 ff. zur Bindung der Opferhilfebehörde an ein Urteil eines Strafgerichts über die Zivilansprüche des Opfers). Im vorliegenden Fall liegen jedoch besondere Umstände vor, die eine Abweichung von den tatsächlichen Feststellungen der Strafverfolgungsbehörden rechtfertigen: Das Strafverfahren - das auf Anzeige der Gesundheitsdirektion, ohne Zutun der Beschwerdeführerin eingeleitet worden war - wurde ohne weitere Ermittlungen eingestellt, weil das Opfer im Strafverfahren keine Angaben machen wollte. Das Opfer ist nach Art. 7 Abs. 2 OHG berechtigt, im Strafverfahren die Aussage zu Fragen zu verweigern, die seine Intimsphäre betreffen. Die Inanspruchnahme dieses Rechts kann, sofern kein Rechtsmissbrauch vorliegt, nicht dazu führen, dass das Opfer von vornherein von Opferhilfeleistungen ausgeschlossen wird. Voraussetzung ist allerdings, dass das Opfer die ihm nach OHG obliegenden Mitwirkungspflichten erfüllt (vgl. dazu unten, E. 3.3.). Zudem trägt das Opfer das Risiko, dass sich die Straftat im Opferhilfeverfahren nicht nachweisen lässt (vgl. unten, E. 3.4).

3.3 Im Entschädigungs- und Genugtuungsverfahren stellt die Behörde den Sachverhalt von Amtes wegen fest (Art. 16 Abs. 2 OHG). Dies schliesst allerdings eine Mitwirkungspflicht des Gesuchstellers nicht aus.

3.3.1 Wer ein Gesuch stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden können als von der Behörde. Insbesondere muss das Opfer den anspruchsbegründenden Sachverhalt mit hinreichender Bestimmtheit darlegen und der Behörde diejenigen Angaben liefern, die ihr erlauben, weitere Erkundigungen einzuziehen. Dabei ist zu berücksichtigen, dass die Verwaltungsstelle, welche die Leistungsbegehren nach Art. 11 ff. OHG beurteilt, rechtlich und faktisch nicht dieselben prozessualen Untersuchungsmittel zur Verfügung hat wie die Strafverfolgungsbehörden. Sie ist oft darauf angewiesen, polizeiliche oder strafprozessuale Akten heranzuziehen, um beurteilen zu können, ob überhaupt eine Straftat vorliegt. Es kann und muss daher vom Opfer verlangt werden, dass es der Behörde - soweit vorhanden - derartige Akten zur Verfügung stellt oder zumindest angibt, wo diese Unterlagen ediert werden können (BGE 126 II 97 E. 2e S. 101 f. mit Hinweisen).

3.3.2 In ihrem Genugtuungsgesuch vom 3. Juli 1998 machte die Beschwerdeführerin Angaben zu den Namen der Täter, dem Datum und dem Ort der Straftaten. Für den Tathergang verwies sie auf ihre Schilderung vom 11. Februar 1998 vor der Personalabteilung des Universitätsspitals Zürich. Aufgrund ihrer Angaben wusste die kantonale Opferhilfestelle von den bereits vorhandenen Unterlagen des Untersuchungsverfahrens im Universitätsspital, des Schlichtungs- und des Rekursverfahrens und hatte die Möglichkeit, diese Akten beizuziehen. Damit hat die Beschwerdeführerin ihrer Mitwirkungspflicht grundsätzlich Genüge getan. Sie war dagegen nicht verpflichtet, Strafanzeige zu stellen oder im Strafverfahren auszusagen (Art. 7 Abs. 2 OHG).

3.4 Das Sozialgericht ging davon aus, dass es aufgrund der Weigerung der Beschwerdeführerin, in einem Strafverfahren auszusagen, unmöglich sein werde, den Nachweis einer Straftat zu führen. Es entschied daher nach Beweislastgrundsätzen, ohne eigene Beweiserhebungen zu prüfen (z.B. Beizug der Akten des Schlichtungs- und des Rekursverfahrens) oder die bereits vorliegenden Aussagen und Berichte der Untersuchung von Rechtsanwältin DuBois im Detail zu würdigen. Im Folgenden ist zu prüfen, ob das Sozialversicherungsgericht durch diese Vorgehensweise seine Amtsermittlungspflicht gemäss Art. 16 Abs. 2 OHG verletzt hat.

3.4.1 Das Sozialversicherungsgericht nahm an, dass die alleinigen - wenn auch glaubhaften - Aussagen des Opfers nicht ausreichen, um eine Straftat nachzuweisen. Dies trifft jedoch nicht zu: Sogar im Strafrecht, wo die Maxime "in dubio pro reo" gilt, kann sich ein Schuldspruch auf eine einzige Zeugenaussage stützen, sofern diese glaubhaft erscheint und den Richter vom Vorliegen einer strafbaren Handlung überzeugt (unveröffentlichter Entscheid i.S. G. vom 17. August 1993, 1P.93/1993, E. 3b). Gerade bei Vergewaltigungen gibt es regelmässig neben dem Opfer keine weiteren Tatzeugen. Zudem fehlen häufig objektive Beweismittel (wie z.B. ärztliche Zeugnisse), weil das Opfer zunächst, aus Scham oder Angst, das Vorgefallene verschweigt oder verdrängt und sich erst nach geraumer Zeit anderen Personen anvertraut. In diesen Fällen hängt der Ausgang des Strafverfahrens ausschliesslich von der Glaubhaftigkeit der Aussagen des Opfers bzw. des Angeschuldigten ab.

3.4.2 Allerdings kann es prozessuale Hindernisse gegen eine strafrechtliche Verurteilung geben, die sich einzig auf protokollierte Aussagen des Opfers im Untersuchungsverfahren oder gar - wie hier - in einem Verwaltungsverfahren stützt (z.B. Unmittelbarkeitsgrundsatz; Anspruch des Beschuldigten, dem Belastungszeugen Fragen zu stellen bzw. mit ihm konfrontiert zu werden).

Im opferhilferechtlichen Verfahren geht es jedoch ausschliesslich um den Entschädigungs- oder Genugtuungsanspruch des Opfers. Auch wenn dies die Annahme einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG voraussetzt, ist damit keine strafrechtliche Verurteilung des Täters verbunden, weshalb die besonderen Verfahrensgarantien zugunsten des Angeschuldigten im Strafverfahren nicht zur Anwendung kommen. Die Opferhilfebehörde und das Gericht können ohne Weiteres schriftliche Unterlagen, z.B. eines Verwaltungsverfahrens, heranziehen. Es ist eine Frage der Beweiswürdigung, ob diese genügen, um den Nachweis einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG zu führen.

3.4.3 Im vorliegenden Fall erscheint dies jedenfalls nicht von vornherein ausgeschlossen: Die Unterlagen der von Rechtsanwältin DuBois geführten Untersuchung enthalten ausführliche Aussagen aller Beteiligten; diese wurden auf Tonband aufgenommen und anschliessend protokolliert, vermitteln also einen guten Eindruck vom Aussageverhalten der Personen. Auch das erste Gespräch der Beschwerdeführerin mit der Personalabteilung des Universitätsspitals ist schriftlich (wenn auch nicht wörtlich) dokumentiert. Schliesslich liegt ein Bericht der Mitarbeiterin des Nottelefons / Beratungsstelle für Frauen über Beratungsgespräche mit der Beschwerdeführerin in den Akten. Auch wenn die Verfasserin des Berichts die Beschwerdeführerin zeitweise vor der Opferhilfestelle vertreten hat, kann ihr Bericht im Rahmen der freien Beweiswürdigung durchaus berücksichtigt werden. Schliesslich besteht die Möglichkeit, die Akten des Schlichtungs- und des Rekursverfahrens beizuziehen, in denen die Beschwerdeführerin als Auskunftsperson mündlich befragt worden ist.

3.5 Nach dem Gesagten hätte das Sozialversicherungsgericht prüfen müssen, ob auf der Grundlage der vorhandenen Unterlagen der Nachweis einer Straftat i.S.v. Art. 2 OHG erbracht ist. Hierzu hätte es die Aussagen aller Beteiligten eingehend auf ihre Glaubhaftigkeit untersuchen und, wenn nötig, ergänzende Beweismassnahmen anordnen müssen. Es durfte sich nicht mit dem Hinweis auf die Einstellung des Strafverfahrens und dem Fehlen unbeteiligter Tatzeugen und objektiver Beweismittel begnügen. Im Ergebnis liegt somit eine Verletzung der Amtsermittlungspflicht (Art. 16 Abs. 2 OHG) vor.

Gemäss Art. 1 der Verordnung über die Hilfe an Opfer von Straftaten vom 18. November 1992 (OHV; SR 312.51) muss das Opfer, das Entschädigung oder Genugtuung beansprucht, glaubhaft machen, dass es keine oder nur ungenügende Leistungen von Dritten (Täter, Versicherungen, usw.) erhalten kann. Diese Bestimmung soll die subsidiäre Natur der Leistungen des Staates sicherstellen.

4.1 Das Bundesamt für Justiz wirft in seiner Vernehmlassung die Frage auf, ob das Opfer, das sein Desinteresse am Strafverfahren wegen Vergewaltigung und sexueller Nötigung erklärt und mitgeteilt hat, es werde vom Aussageverweigerungsrecht nach Art. 7 Abs. 2 OHG Gebrauch machen, dennoch glaubhaft machen kann, dass es vom Täter keine Leistungen erhalten könne. Wenn ein Opfer jegliche Mitwirkung am Strafverfahren verweigern und direkt nach OHG Genugtuung beanspruchen könne, werde die Funktion der Opferhilfe als Korrelat zum Strafrecht in Frage gestellt. Es bestehe dann die Gefahr, dass der Zweck der Opferhilfe, subsidiär Solidarität zu leisten, zugunsten einer Art Sozialversicherung aufgegeben werde.

4.2 Zunächst ist festzuhalten, dass das Bestehen von Ansprüchen des Opfers gegenüber dem Täter bzw. seiner Versicherung Entschädigungs- oder Genugtuungsansprüche nach OHG in der Regel nicht ausschliesst (Gomm/Stein/ Zehntner, Kommentar zum OHG, Art. 14 N 7):

Ziel des Opferhilfegesetzes ist es, dem Opfer langwierige Auseinandersetzungen mit dem Täter oder mit Versicherungen zu ersparen und ihm rasch, in einem einfachen Verfahren, zu seinem Schadenersatz zu verhelfen (vgl. Botschaft zur Volksinitiative "zur Entschädigung der Opfer von Gewaltverbrechen", BBl 1983 III S. 890 f. Ziff. 812 und S. 896 Ziff. 10.262). Das Opferhilfegesetz räumt daher dem Opfer ein primäres Recht auf einen Entschädigungs- bzw. Genugtuungsanspruch gegenüber dem Staat ein, der in einem raschen, einfachen und kostenlosen Verfahren durchgesetzt werden kann (BGE 123 II 1 E. 3b S. 4). Dieser Anspruch ist nur insofern subsidiär, als sich das Opfer andere Leistungen, die es als Schadenersatz erhalten hat, anrechnen lassen muss (Art.14 Abs. 1 OHG), und Ansprüche, die ihm aufgrund der Straftat zustehen, auf den Kanton übergehen, dessen Behörde eine Entschädigung oder Genugtuung zugesprochen hat (Art. 14 Abs. 2 OHG).

Dann aber kann sich auch die Glaubhaftmachung nach Art. 1 OHV nur darauf beziehen, bisher noch nicht entschädigt worden zu sein und keine Schadenersatz- oder Genugtuungsleistungen in nächster Zukunft erwarten zu können (so auch Botschaft zur Volksinitiative, a.a.O. S. 897 Ziff. 10.262; ähnlich auch Botschaft des Bundesrates zum OHG vom 25. April 1990, BBl 1990 II S.976 Ziff. 211.4). Dies entspricht der bisherigen bundesgerichtlichen Rechtsprechung, wonach das Entschädigungsverfahren nach Art. 11 ff. OHG nur dann bis zum Abschluss eines hängigen Strafverfahrens sistiert werden darf, wenn das Verfahren vor der Opferhilfestelle ohnehin nicht rascher hätte durchgeführt werden können (BGE 122 II 211 E. 3e S. 216 f.), und es mit Sinn und Zweck der Opferhilfe unvereinbar sei, vom Opfer zu verlangen, zunächst selber einen zivilen Schadenersatzprozess zu führen (BGE 123 II 1 E. 3b S. 4).

4.3 Im vorliegenden Fall steht fest, dass die Beschwerdeführerin noch keine Genugtuungsleistung vom Täter oder von Dritten erhalten hat. Die beschuldigten Personen bestreiten die gegen sie erhobenen Vorwürfe. Es ist somit nicht zu erwarten, dass sie oder ihre Versicherungen der Beschwerdeführerin alsbald eine Genugtuung bezahlen werden. Schon aus diesem Grund scheitert der Genugtuungsanspruch der Beschwerdeführerin nicht am Erfordernis der Glaubhaftmachung bzw. der Subsidiarität des Opferhilfeverfahrens gemäss Art. 1 OHV.“ (sottolineature del redattore)

2.7. Nel caso di specie l’autorità cantonale ha respinto l’istanza presentata dalla ricorrente poiché l’interessata non avrebbe comprovato il suo ruolo di vittima di un reato penale ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 LAV, malgrado i numerosi solleciti tramite i quali è stata chiesta la produzione della necessaria documentazione probatoria.

La circostanza che non vi è stata alcuna denuncia in ambito penale, come del resto riconosciuto nella decisione impugnata, non è, di per sé, un motivo per escludere l’istante dalla possibilità di chiedere le prestazioni previste dalla LAV (cfr. sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, cfr. Messaggio sulla legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati e sul decreto federale concernente la Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti, FF 1990 II 709, pag. 724 e seguenti). In tal caso spetta infatti dapprima all’autorità cantonale ed in seguito al Giudice chiamato ad applicare la LAV indagare circa la sussistenza degli elementi obiettivi costitutivi di un reato penale di cui l’istante si ritiene vittima.

In concreto nella richiesta di prestazioni dell’11 ottobre 2006 l’insorgente ha indicato la data dell’incidente della circolazione stradale (13 ottobre 2004) e il nome dell’assicuratore che ha, perlomeno in parte, assunto i costi dei danni del sinistro (), di cui ha pure allegato numerosa documentazione. Dalla medesima si evince il nome della persona di riferimento dell’assicuratore (cfr. per esempio il doc. C: “”), nonché della società per la quale lavora il presunto autore del danno (cfr. ad esempio lo scambio di e-mail a pag. 3, allegato al doc. T: “le chiedo via mail un appuntamento per la signora RI 1 che a suo tempo ha avuto un incidente con un vostro assicurato, la ”, oppure lo scritto della __________ alla ricorrente del 22 dicembre 2004: “RI 1/, incidente stradale del 13.10.2004”). L’interessata ha pure prodotto numerosa documentazione medica inerente l’avvenuto incidente.

Sulla base di questa documentazione l’autorità cantonale era pertanto a conoscenza del fatto che l’interessata è stata vittima di un incidente il 13 ottobre 2004, con il coinvolgimento di un veicolo della società __________, assicurata presso la __________ che ha assunto il caso.

Il DSS aveva pertanto tutti gli elementi necessari per chiedere all’assicuratore e/o alla società coinvolta tutta la documentazione necessaria atta a stabilire la dinamica dell’incidente e l’eventuale sussistenza di un’infrazione penale. In particolare l’autorità cantonale avrebbe potuto chiedere all’assicuratore la perizia fatta eseguire in seguito all’incidente, poi prodotta dall’insorgente in sede di ricorso, ed il nome della persona alla guida del veicolo che ha tamponato l’interessata per poterla eventualmente sentire.

L’insorgente, che ha fornito perlomeno alcune indicazioni in merito alla dinamica dell’incidente, contrariamente a quanto ritenuto nella decisione impugnata, ha pertanto rispettato il suo obbligo di collaborare (cfr. la citata sentenza 1A.170/2001 del 18 febbraio 2002, consid. 3.3.2: „In ihrem Genugtuungsgesuch vom 3. Juli 1998 machte die Beschwerdeführerin Angaben zu den Namen der Täter, dem Datum und dem Ort der Straftaten. Für den Tathergang verwies sie auf ihre Schilderung vom 11. Februar 1998 vor der Personalabteilung des Universitätsspitals Zürich. Aufgrund ihrer Angaben wusste die kantonale Opferhilfestelle von den bereits vorhandenen Unterlagen des Untersuchungsverfahrens im Universitätsspital, des Schlichtungs- und des Rekursverfahrens und hatte die Möglichkeit, diese Akten beizuziehen. Damit hat die Beschwerdeführerin ihrer Mitwirkungspflicht grundsätzlich Genüge getan. Sie war dagegen nicht verpflichtet, Strafanzeige zu stellen oder im Strafverfahren auszusagen (Art. 7 Abs. 2 OHG).“).

Il solo fatto di non essere stata in grado di produrre personalmente la documentazione in possesso dell’assicuratore del conducente del veicolo che l’ha tamponata, e meglio la perizia relativa all’incidente, non è peraltro un motivo sufficiente per ritenere che non sia accaduto un incidente stradale, a fronte di tutte le informazioni fornite dall’interessata.

La difficoltà della ricorrente ad ottenere la citata documentazione, può essere comprensibile ritenuto come la __________ non sia l’assicuratore dell’istante.

In queste condizioni occorre pertanto ritenere che l’autorità cantonale ha violato il suo obbligo d’accertare i fatti d’ufficio, previsto dall’art. 16 cpv. 2 LAV, non richiamando gli atti necessari dalla __________ e/o dalla società proprietaria del veicolo che ha causato il tamponamento.

Del resto, in sede di ricorso l’interessata ha prodotto parte della documentazione della __________, e meglio la perizia del 9 marzo 2005 (doc. A), da cui emergono i nomi dei protagonisti dell’incidente e la dinamica del medesimo.

Ora, questo Tribunale, nella sentenza 43.2007.2 del 14 febbraio 2008, ha già avuto modo di rilevare che:

" Ora, è vero che la procedura in ambito LAV deve essere rapida e semplice, per permettere all’autorità preposta di intervenire velocemente e fornire alla vittima quegli aiuti immediati di cui necessita subito dopo l’evento che ha causato il danno.

Ciò tuttavia non pregiudica i diritti del ricorrente nell’ambito del ricorso innanzi all’autorità superiore, la quale accerta i fatti d’ufficio e dispone di pieno potere cognitivo (cfr. in particolare art. 17 LAV e Peter Gomm/Dominik Zehntner, Opferhilfegesetz, Berna 2005, n. 4 ad art. 17, pag. 324).

Infatti, se l’insorgente produce nuova documentazione, questa autorità è tenuta a valutarla e l’istanza inferiore, chiamata ad esprimersi in merito, non può limitarsi a sostenere che gli atti non sono stati prodotti in precedenza.”

2.8. In concreto emerge che la citata relazione peritale è stata allestita sulla base delle dichiarazioni di sinistro di __________, della descrizione dei fatti di RI 1, della perizia dei danni alla __________ con relative fotografie, della foto del furgone __________ __________ parzialmente riparato e di vari atti e rapporti medici (pag. 2 della perizia, doc. A5).

Dalla perizia emerge che “la signora RI 1, alla guida della sua __________, per evitare di investire un cane eseguiva una brusca frenata. In questo frangente la sua vettura veniva urtata posteriormente dal furgone __________ condotto dal signor __________.” (pag. 2) e che “con questi valori abbiamo calcolato che la velocità di collisione relativa tra le auto (velocità di avvicinamento dei mezzi) era compresa tra 15,2 e 20,5 km/h (vedi tabella seguente – analisi della collisione). Nel caso in cui la __________ prima dell’urto fosse stata ferma, questa velocità corrisponderebbe all’effettiva velocità d’impatto del furgone __________.” (doc. A5).

A questo proposito con sentenza pubblicata in DTF 122 IV 71 il TF ha stabilito che chi pretende di essere stato ferito nel corso di un incidente stradale è vittima ai sensi della LAV in relazione al reato di lesioni colpose eventualmente commesso dall'altro utente della strada ma non, invece, in relazione ai reati di infrazione alle norme della circolazione e di guida in stato d'ebrietà commessi da quest'ultimo (consid. 3):

" 3. a) Opfer im Sinne des Opferhilfegesetzes ist jede Person, die durch eine Straftat in ihrer körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist (Art. 2 Abs. 1 OHG). Auch fahrlässige Straftaten mit den entsprechenden Folgen, z.B. die fahrlässige Körperverletzung (s. BGE 120 Ia 101 E. 1b), fallen unter den Anwendungsbereich des Gesetzes (Botschaft des Bundesrates zum Opferhilfegesetz, BBl 1990 II 961ff., 977, mit Hinweis auf die Botschaft des Bundesrates zur Volksinitiative "zur Entschädigung der Opfer von Gewaltverbrechen", BBl 1983 III 869ff., 893 f.). Opfer im Sinne des OHG mit allen sich daraus ergebenden Konsequenzen ist somit beispielsweise auch, wer bei einem Strassenverkehrsunfall durch einen andern Verkehrsteilnehmer verletzt worden ist. Der Anwendungsbereich des OHG ist damit sehr weit (kritisch dazu insbesondere Thomas Maurer, Das Opferhilfegesetz und die kantonalen Strafprozessordnungen, ZStrR 111/1993 S. 375 ff., 377, 386, 395). Er wird aber immerhin durch das Erfordernis der unmittelbaren Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität durch die Straftat etwas eingeschränkt (CORBOZ, Les droits procéduraux découlant de la LAVI, SJ 1996 p. 53 ss, 56 ss; GOMM/STEIN/ZEHNTNER, Kommentar zum Opferhilfegesetz, Art. 2 N. 4, 12 ff.). Damit will das Gesetz gemäss den Ausführungen in der Botschaft "Beeinträchtigungen ausschliessen, die beispielsweise auf Ehrverletzungsdelikte, Tätlichkeiten, Diebstahl oder Betrug zurückgehen und die lediglich mittelbare Folge der Straftat sind" (BBl 1990 II 977). Erforderlich ist zudem, dass die Beeinträchtigung der genannten Art tatsächlich eingetreten ist; eine blosse diesbezügliche Gefahr genügt demnach nicht. In der Botschaft wird festgehalten, dass "Gefährdungsdelikte in der Regel aus dem Anwendungsbereich des Gesetzes ausgeschlossen sein dürften, beinhalten sie doch schon ihrer Definition nach keine unmittelbare Beeinträchtigung eines Rechtsgutes" (S. 977). Der bei einem Verkehrsunfall Verletzte ist allein in Bezug auf die vom andern Verkehrsteilnehmer allenfalls begangene Straftat der fahrlässigen Körperverletzung Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG, nicht auch hinsichtlich der vom andern begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln oder des Fahrens in angetrunkenem Zustand (siehe auch ULRICH WEDER, Das Opfer, sein Schutz und seine Rechte im Strafverfahren, unter besonderer Berücksichtigung des Kantons Zürich, ZStrR 113/1995 S. 39 ff., 41, 43). Die letztgenannten Straftaten beeinträchtigen nicht im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG "unmittelbar" die körperliche Integrität.

b) Die Vorinstanz durfte gemäss ihren Ausführungen nach dem sich aus dem kantonalen Prozessrecht (§ 185 Abs. 1 StPO/ZH e contrario, § 182 Abs. 1 und 2 StPO/ZH) ergebenden Anklagegrundsatz ihrem Urteil nur den in der Anklage enthaltenen Sachverhalt zugrunde legen. Nach ihren weiteren Ausführungen sind die Voraussetzungen nicht erfüllt, unter denen ausnahmsweise gemäss § 182 Abs. 3 StPO/ZH in Verbindung mit § 162 StPO/ZH der Entscheid auszusetzen und der Anklagebehörde Gelegenheit zur Abänderung oder Ergänzung der Anklage zu geben ist.

Zum Anklagesachverhalt gehört nicht allein das dem Angeklagten zur Last gelegte Verhalten als solches, sondern auch die tatsächliche Folge dieses Verhaltens. In der Anklage der Bezirksanwaltschaft Bülach ist lediglich von Sachschaden an den beiden Fahrzeugen, nicht aber von einer Verletzung der Beschwerdeführerin die Rede. Die der Anklage zugrunde liegenden Untersuchungsakten enthalten keine Hinweise auf eine Verletzung der Beschwerdeführerin. Die Vorinstanz musste daher nach dem kantonalen Prozessrecht davon ausgehen, dass bei der von Z. verursachten Kollision mit der Beschwerdeführerin lediglich Sachschaden entstanden sei.

Bei dieser Sachlage ist die Beschwerdeführerin mangels einer Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität nicht Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG und daher nicht gestützt auf Art. 8 Abs. 1 lit. c OHG zur Berufung gegen den Entscheid des Einzelrichters legitimiert.

Wohl hält es die Vorinstanz für möglich, dass die Beschwerdeführerin, wie diese in ihren Eingaben vom 4. und 11. Juli 1994 erstmals geltend machte, beim Unfall verletzt worden ist. Die Vorinstanz trifft aber entgegen einer Bemerkung in der Nichtigkeitsbeschwerde keine diesbezügliche tatsächliche Feststellung, wozu sie nach ihren eigenen Ausführungen angesichts des Anklagegrundsatzes auch gar nicht befugt gewesen wäre.“

Questa giurisprudenza è stata confermata in un sentenza pubblicata in DTF 129 IV 95, al consid. 3.1:

" (…) Nach der Rechtsprechung ist beispielsweise die bei einem Verkehrsunfall verletzte Person in Bezug auf die vom andern Verkehrsteilnehmer begangene Straftat der fahrlässigen Körperverletzung Opfer im Sinne des Opferhilfegesetzes, nicht aber hinsichtlich der vom Andern begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln und des Fahrens in angetrunkenem Zustand; die letztgenannten Straftaten beeinträchtigen nicht im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG "unmittelbar" die körperliche Integrität (BGE 122 IV 71 E. 3a)."

In concreto l’interessata è stata vittima di un incidente stradale. Contrariamente a quanto ritiene in sede di ricorso, la circostanza che il conducente potrebbe aver commesso un reato penale non mantenendo la corretta distanza con la sua automobile (cfr. art. 34 cpv. 4 LCstr e art. 90 LCstr) non la rende ancora vittima di un reato ai sensi della LAV. E’ infatti necessario che vi sia stata una lesione colposa che ha cagionato un danno al corpo o alla salute della ricorrente („Der bei einem Verkehrsunfall Verletzte ist allein in Bezug auf die vom andern Verkehrsteilnehmer allenfalls begangene Straftat der fahrlässigen Körperverletzung Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG, nicht auch hinsichtlich der vom andern begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln oder des Fahrens in angetrunkenem Zustand.“).

In sede di risposta l’amministrazione afferma che la __________ __________ avrebbe asserito che manca il nesso causale tra i disturbi alla salute e l’incidente stradale.

Questo Tribunale rileva da una parte che spettava comunque all’amministrazione, anche in questo caso, indagare la circostanza, richiamando gli atti dall’assicuratore, se vi fossero stati dei dubbi in tal senso. D’altra parte comunque, all’istanza dell’11 ottobre 2006 sono stati allegati diversi referti medici, tra cui quelli allestiti per l’assicuratore ad opera del dr. med. __________ specialista FMH in neurologia e del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia.

Dagli atti emerge che il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha valutato l’interessata in data 25 maggio e 14 giugno 2005, affermando tra l’altro, che la medesima ha subito il 13 ottobre 2004 un trauma contusivo-distorsivo alla colonna cervicale e dorsale in seguito ad un tamponamento (pag. 1) e che “da un punto di vista psichiatrico, i disturbi accusati soggettivamente non sono, con grande probabilità, in nesso causale naturale con l’incidente in questione.” (doc. O, a pag. 8).

Da parte sua il dr. med. __________, FMH neurologia, il 28 novembre 2005 ha posto le seguenti diagnosi:

" 1. Sindrome cervico-cefalica di lieve-media entità in stato dopo

trauma distorsivo della colonna cervicale il 13.10.2004 senza commozione cerebrale e importanti alterazioni degenerative della colonna cervicale con:

  1. Affaticabilità mentale e concentrazione sostenuta borderline nell’ambito della sindrome cefalo-cefalica.

  2. Sublussazione dell’articolazione temporo-mandibolare bilateralmente, sinistra>destra

In base agli accertamenti da me effettuati, all’anamnesi dell’assicurata e al referto della MRI cervicale valutavo la capacità lavorativa nel giugno 2005 al 70% nella sua attività attuale. Tenendo conto anche della dinamica dell’incidente, una sindrome cervico-cefalico unicamente legata all’incidente in causa, ossia in assenza di alterazioni degenerative marcate, avrebbe dovuto estinguersi dopo pochi mesi al massimo. In tale senso a partire da luglio 2005 un’eventuale incapacità lavorativa legata alla sindrome cervico-cefalica è da considerarsi unicamente legata alla situazione cervicale preesistenti e non più a infortunio.”

(doc. N, sottolineatura del redattore)

Inoltre agli atti è stato prodotto un certificato medico del dr. med. , dell’, da cui emerge che il 13 ottobre 2004 l’interessata, in seguito al tamponamento, è stata visitata presso il Pronto soccorso a causa di un trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e alla colonna dorsale (doc. B). Anche il dr. med. __________, FMH in medicina generale e medicina biologica, medico curante, ha confermato la presenza di una patologia simile e di altre lesioni a causa dell’incidente (cfr. doc. C).

Sulla base di quanto sopra esposto emerge che il Dr. med. __________ ha accertato la presenza di una lesione allo stato fisico della ricorrente in relazione con il sinistro e che il dr. med. __________, che ha visitato l’interessata il giorno dell’incidente, ha diagnosticato la presenza di un trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e dorsale.

Per cui, a prescindere dalla questione a sapere se il danno subito dalla ricorrente ha causato la successiva incapacità lavorativa, è comunque comprovato che l’interessata in seguito all’incidente provocato dal tamponamento di una terza persona ha subito un danno alla salute (trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e alla colonna dorsale).

Ne segue che l’insorgente è una vittima di un reato ai sensi della LAV.

Ciò non significa tuttavia ancora che la ricorrente abbia diritto a prestazioni, ma unicamente che la condizione negata dall’autorità amministrativa nella decisione impugnata è in realtà adempiuta.

Va a questo proposito evidenziato come la circostanza, comprovata, che l’interessata ha subito un trauma contusivo distorsivo alla colonna cervicale e alla colonna dorsale non va confuso con la questione della presenza o meno di un nesso causale tra l’incidente e la successiva incapacità lavorativa (doc. N).

Questo aspetto non è del resto oggetto del contendere.

Spetterà all’amministrazione, alla quale l’incarto va rinviato, richiamare gli atti dalla __________ ed eventualmente dal Tribunale __________ presso il quale è stata avviata una causa contro l’assicuratore, per effettuare accertamenti in tal senso. Questo esame risulterà tuttavia inutile se l’interessata non saprà rendere attendibile di non poter ottenere nulla o soltanto prestazioni insufficienti dall’autore del reato o dall’assicuratore (art. 1 OAVI). Va a questo proposito evidenziato come il DSS dovrà prendere in considerazione il fatto che la __________ ha comunque già in parte risarcito la ricorrente.

Ne segue che il ricorso va accolto, la decisione impugnata va annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione affinché esamini se le altre condizioni per ottenere eventuali prestazioni sono adempiute.

In queste circostanze le ulteriori censure sollevate dall’insorgente (violazione del principio del formalismo eccessivo, violazione del principio della buona fede, ecc.), non vanno esaminate.

Visto l’esito del ricorso, alla ricorrente, rappresentata da un avvocato, vanno assegnate ripetibili compatibilmente con l’impegno profuso.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

  1. Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

La decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione per ulteriori accertamenti.

  1. Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. Il DSS verserà a RI 1 fr. 500.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

  2. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione.

L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

  1. Qualora non sia ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico, contro la presente decisione è ammesso il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale entro il termine di trenta giorni dalla notificazione.

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il segretario

Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti

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