Raccomandata

Incarto n. 36.2006.121

TB

Lugano 18 dicembre 2006

In nome della Repubblica e Cantone Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattrice:

Tanja Balmelli, vicecancelliera

segretario:

Fabio Zocchetti

statuendo sul ricorso del 12 giugno 2006 di

RI 1

contro

la decisione su reclamo del 22 maggio 2006 emanata da

Istituto assicurazioni sociali Ufficio assicurazione malattia, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione sociale contro le malattie

ritenuto in fatto

1.1. RI 1, 1977, cittadino della __________ in Svizzera dal 1984 e ora beneficiario di un permesso “C”, nel 2004 è stato assicurato obbligatoriamente contro le malattie presso __________

Il 17 settembre 2004 l’assicurato ha disdetto l'assicurazione per il 1° ottobre seguente, a motivo che sarebbe partito per la __________ per un periodo di due anni (doc. A2). In precedenza, il 13 luglio 2004 (doc. A1) aveva ottenuto dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione la decisione con cui gli era stato concesso un permesso di assenza dal nostro Paese dal 1° ottobre 2004 al 30 settembre 2006, con la precisazione che durante la validità del permesso sussistevano i diritti domiciliari acquisiti in Svizzera.

1.2. Il 4 maggio 2006 (doc. A3) l’UAM, quale autorità di sorveglianza, accertato che RI 1 non era più assicurato in Svizzera, ha emanato una decisione con cui ha dichiarato la continuità temporale del rapporto assicurativo dell'assicurato presso la Cassa malati __________, a motivo che non è stata comprovata un'affiliazione presso un nuovo assicuratore.

Con decisione del 22 maggio seguente (doc. A5) l'UAM ha evidenziato come non vi possa essere una lacuna temporale della copertura assicurativa per le persone domiciliate e quindi anche per l'assicurato, che ha mantenuto i diritti domiciliari acquisiti nel nostro Paese. Tuttavia, ha parzialmente accolto il reclamo dell'assicurato (doc. A4), siccome dal 1° aprile 2006 l'Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (ALC) che la Svizzera ha concluso con l'Unione Europea si estende a dieci nuovi Stati dell'Est, fra cui la __________: l'obbligo assicurativo in Svizzera va fatto decorrere dal 1° ottobre 2004 al 31 marzo 2006, mentre dal 1° aprile 2006 al 30 settembre 2006 il reclamante è tenuto ad affiliarsi al sistema sanitario __________.

1.3. Il 12 giugno 2006 (doc. I) l’assicurato ha quindi formulato ricorso, sostenendo in particolare che la __________ l'ha obbligato a prendere domicilio e quindi ad avere una copertura assicurativa presso la Cassa malati nazionale __________ , a cui ha contribuito tramite il pagamento delle imposte direttamente dedotte dal salario che percepiva dall' presso cui lavorava come ricercatore (doc. B2). Pertanto, onde evitare una doppia imposizione, ha disdetto consensualmente la Cassa malati svizzera. Egli chiede dunque di annullare la decisione del 22 maggio 2006, a motivo che l'UAM non avrebbe la competenza per dichiarare nulla la sua disdetta alla Cassa malati svizzera e per obbligarlo ad affiliarsi retroattivamente dal 1° ottobre 2004 al 30 settembre 2006 (recte: 31 marzo 2006) ad __________; in subordine, postula d'essere esonerato dall'obbligo d'affiliarsi in Svizzera per evitare un doppio onere assicurativo.

1.4. Con risposta dell'11 luglio 2006 (doc. III) l’UAM si è espresso sulle censure pronunciate dal ricorrente, il quale le ha in seguito specificate maggiormente, chiedendo anche di poter beneficiare retroattivamente del sussidio dei premi di Cassa malati qualora debba affiliarsi ad un'assicurazione in Svizzera (doc. V).

in diritto

2.1. Oggetto del contendere è la questione a sapere se l’interessato, cittadino __________ soggiornante in __________ per due anni per motivi di studio/lavoro grazie al permesso di assenza dalla Svizzera di pari durata, poteva ottenere l’esonero dall'obbligo di affiliazione ad una Cassa malati svizzera durante questa sua assenza.

2.2. Il diritto svizzero fa dipendere l'obbligo di affiliazione di una persona all'assicurazione malattia svizzera dal suo luogo di domicilio. Secondo l'art. 3 LAMal, infatti,

" 1 Ogni persona domiciliata in Svizzera deve assicurarsi o farsi assicurare dal proprio rappresentante legale per le cure medico-sanitarie entro tre mesi dall’acquisizione del domicilio o dalla nascita in Svizzera.

2 Il Consiglio federale può prevedere eccezioni all’obbligo d’assicurazione, segnatamente per i dipendenti di organizzazioni internazionali e di Stati esteri.

3 Può estendere l’obbligo d’assicurazione a persone non aventi il domicilio in Svizzera, in particolare a quelle che:

a. esercitano un’attività in Svizzera o vi hanno la propria dimora

abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA);

b. lavorano all’estero per conto di un datore di lavoro con sede in

Svizzera".

L'art. 1 cpv. 1 OAMal precisa in proposito che

" Le persone domiciliate in Svizzera ai sensi degli articoli 23 a 26 del Codice civile svizzero (CC) sono tenute ad assicurarsi conformemente all’articolo 3 della legge.".

Secondo l’art. 13 cpv. 1 LPGA, il domicilio di una persona è determinato secondo le disposizioni degli articoli 23-26 del Codice civile.

L’art. 13 cpv. 2 LPGA prevede che una persona ha la propria dimora abituale nel luogo in cui vive per un periodo prolungato, anche se la durata del soggiorno è fin dall’inizio limitata.

Giusta l’art. 23 cpv. 1 CC, il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa risiede con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente e dove si trova il centro delle sue relazioni e dei suoi interessi (cfr., per la nozione di domicilio in ambito AVS: DTF 130 V 404; DTF 125 V 78 consid. 2 a e giurisprudenza citata; DTF 123 III 100).

Perché possa crearsi domicilio ai sensi di questa disposizione, occorre, di principio, che siano realizzate cumulativamente due condizioni: la prima, oggettiva, di residenza effettiva in un determinato luogo e, la seconda, soggettiva, dell’intenzione di stabilirvisi durevolmente (DTF 127 V 237 consid. 1 pag. 238-239; DTF 125 V 76 consid. 2a pag. 77-78 e la giurisprudenza e la dottrina ivi citata).

Vi è residenza ai sensi dell’art. 23 CC quando una persona soggiorna per un certo periodo in un determinato luogo, costituendo ed intrattenendo con esso rapporti di intensità tale da fare apparire detto luogo come il centro delle sue relazioni interpersonali.

La continuità della residenza non è un elemento costitutivo della nozione di domicilio. Il domicilio in un luogo può perdurare anche quando la dimora in tale luogo è interrotta per qualche tempo, a patto che la volontà di conservare il luogo di residenza attuale quale centro della sua esistenza risulti da certi rapporti con esso (DTF 41 II 51).

L’intenzione di stabilirsi nel luogo di residenza deve emergere dall’insieme delle circostanze - rapporti familiari e interpersonali, situazione abitativa - e deve essere riconoscibile per i terzi (DTF 127 V 237, consid. 1 pagg. 238-239; DTF 125 V 76 consid. 2a pagg. 77-78 e la giurisprudenza e la dottrina ivi citata).

Secondo il TF, di regola, il centro dell’esistenza di una persona si trova là dove sono i suoi interessi personali e familiari, vale a dire dove vive la sua famiglia (DTF 88 III 135).

Per contro, il luogo in cui sono depositati i documenti di identità, dove vengono pagate le tasse e dove vengono esercitati i diritti politici (DTF 97 II 1, consid. 4, pag. 6, DTF 102 IV 162, consid. 2b, pag. 164, DTF 90 I 28) possono unicamente avere valore di indizio: tali circostanze non sono, di per sé, determinanti.

Va peraltro rilevato che non è necessario che la persona abbia intenzione di rimanere per sempre o per un tempo indeterminato in quel luogo: è sufficiente che essa si proponga di fare di questo luogo il centro della sua esistenza, delle sue relazioni personali e professionali, in modo da dare al soggiorno una certa stabilità (DTF 85 II 318, consid. 3, pag. 322, DTF 41 II 51).

Per l’art. 26 CC, la dimora in un luogo allo scopo di frequentarvi le scuole ed il collocamento in un istituto di educazione, in un ospizio od asilo, in una casa di salute, di pena o correzione, non costituiscono domicilio.

L’art. 20 cpv. 1 della legge sul diritto internazionale privato (LDIP) prevede che la persona fisica ha il domicilio nello Stato dove dimora con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente (lett. a), la dimora abituale nello Stato dove vive per una certa durata, anche se tale durata è limitata a priori (lett. b) e la stabile organizzazione nello Stato dove si trova il centro della sua attività economica (lett. c).

Secondo l’art. 20 cpv. 2 LDIP, nessuno può avere contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi. In mancanza di domicilio, fa stato la dimora abituale. Le disposizioni del Codice civile svizzero concernenti il domicilio e la dimora non sono applicabili.

Con STFA del 2 agosto 2005 (K 34/04), pubblicata in RAMI 2005 pag. 360, ai considerandi 3 e 4.4 l’Alta Corte ha descritto i presupposti relativi al domicilio secondo gli artt. 23 e seguenti CC e l’art. 20 LDIP, affermando quanto segue:

" (…)

Gemäss Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG bestimmt sich der Wohnsitz ausländischer Staatsangehöriger danach, wo sie sich mit der Absicht des dauernden Verbleibens aufhalten. Dabei deckt sich der Wohnsitzbegriff nach Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG mit jenem nach Art. 23 Abs. 1 ZGB (BGE 120 III 8 Erw. 2a, 119 II 169 Erw. 2b, je mit Hinweisen); Abweichungen ergeben sich lediglich daraus, dass im Rahmen des IPRG die Bestimmungen über den abgeleiteten (Art. 25 ZGB) und den fiktiven Wohnsitz (Art. 24 Abs. 1 ZGB) sowie die Vermutung von Art. 26 ZGB nicht anwendbar sind (Art. 20 Abs. 2 IPRG; Staehelin, in: Honsell/Vogt/Geiser, Zivilgesetzbuch I, 2. Aufl., Basel 2002, N 4 zu Art. 23 und N 2 zu Art. 24).

Der Wohnsitz einer Person befindet sich an dem Orte, an welchem sie sich mit der Absicht des dauernden Verbleibens aufhält (Art. 23 Abs. 1 ZGB). Er setzt demnach objektiv den physischen Aufenthalt und subjektiv die Absicht des dauernden Verbleibens voraus; letztere ist nur soweit von Bedeutung, als sie nach aussen erkennbar ist (BGE 127 V 238 Erw. 1 mit Hinweisen, 125 V 78 Erw. 2a; Brückner, Das Personenrecht des ZGB, Zürich 2000, Rz. 320; A. Bucher, Natürliche Personen und Persönlichkeitsschutz, 3. Aufl., Basel 1999, Rz. 360; E. Bucher, Berner Kommentar, Bern 1976, N 8 zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23). Massgebend ist somit der Ort, wo sich der Mittelpunkt der Lebensbeziehungen befindet (BGE 127 V 238 Erw. 1, 125 V 77 Erw. 2a, 125 III 102 Erw. 3, je mit Hinweisen; Brückner, a.a.O., Rz. 318; A. Bucher, a.a.O., Rz. 360 sowie 373 ff.; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23).

Der Lebensmittelpunkt befindet sich im Normalfall am Wohnort, d.h. wo man schläft, die Freizeit verbringt und wo sich die persönlichen Effekten befinden, wo man üblicherweise einen Telefonanschluss und eine Postadresse hat (Brückner, a.a.O., Rz. 319 und 322; A. Bucher, a.a.O., Rz. 364 f.; Hausheer/Aebi-Müller, Das Personenrecht des Schweizerischen Zivilgesetzbuches, Bern 1999, Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 6 zu Art. 23).

Die nach aussen erkennbare Absicht muss auf einen dauernden - d.h. im Sinne von "bis auf Weiteres" - Aufenthalt ausgerichtet sein (Brückner, a.a.O., Rz. 328; A. Bucher, a.a.O., Rz. 361 sowie 370 ff.; E. Bucher, a.a.O., N 22 zu Art. 23; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.29; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23). Staehelin postuliert diesbezüglich eine Mindestdauer von einem Jahr (a.a.O., N 8 zu Art. 23 mit Hinweisen). Allerdings schliesst die Absicht, einen Ort später wieder zu verlassen, einen Wohnsitz nicht aus (BGE 127 V 241 Erw. 2c, 125 III 102 Erw. 3; E. Bucher, a.a.O., N 22 f. zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23). Bei verheirateten Personen bestimmt sich der Wohnsitz gesondert für jeden Ehegatten (A. Bucher, a.a.O., Rz. 377; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.57; Staehelin, a.a.O., N 10 zu Art. 23); so etwa bei Ehegatten, die sich infolge faktischer Trennung nicht mehr regelmässig sehen (Brückner, a.a.O., Rz. 363). Bei Wochenaufenthaltern mit Familie wird der Arbeitsort zum Wohnsitz, wenn die Familie bloss noch in grossen oder unregelmässigen Abständen besucht wird (Staehelin, a.a.O., N 11 zu Art. 23; vgl. auch A. Bucher, a.a.O., Rz. 376). Bei Ausländern mit Aufenthaltsbewilligung liegt der Wohnsitz in der Schweiz, selbst wenn die Person jedes Jahr nach Hause reist (E. Bucher, a.a.O., N 38 zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 17 zu Art. 23). Saisonniers hingegen, welche neun Monate in der Schweiz arbeiten und für drei Monate zu ihrer Familie in die Heimat reisen, haben ihren Wohnsitz erst in der Schweiz, wenn sie die Voraussetzungen für die Umwandlung der Saisonbewilligung in eine Aufenthaltsbewilligung erfüllen oder zu erfüllen im Begriff sind; gemäss Doktrin ist bei einem jede Saison wiederkehrenden Saisonnier ab Beginn der zweiten Saison ein Wohnsitz in der Schweiz anzunehmen (Brückner, a.a.O., Rz. 366; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.30; Staehelin, a.a.O., N 18 zu Art. 23; vgl. auch SVR 2000 IV Nr. 14 S. 45 Erw. 3d in fine sowie BGE 113 V 264 Erw. 2b mit Hinweisen, wo allerdings - entgegen der zivilrechtlichen Lehre und Rechtsprechung sowie BGE 129 V 79 Erw. 5.2 und BGE 125 V 77 Erw. 2a – der fremden-polizeilich geregelte Aufenthalt im Rahmen der Sozialversicherungen noch Voraussetzung war; vgl. auch die Kritik dazu bei E. Bucher, a.a.O., N 24 f. und 38 zu Art. 23 ZGB). Nicht massgeblich, sondern nur Indizien für die Beurteilung der Wohnsitzfrage sind die Anmeldung und Hinterlegung der Schriften, die Ausübung der politischen Rechte, die Bezahlung der Steuern, fremdenpolizeiliche Bewilligungen sowie die Gründe, die zur Wahl eines bestimmten Wohnsitzes veranlassen (BGE 129 V 79 Erw. 5.2, 127 V 241 Erw. 2c, 125 III 101 Erw. 3, 125 V 78 Erw. 2a, je mit Hinweisen; A. Bucher, a.a.O., Rz. 365 und 375; E. Bucher, a.a.O., N 25 ff. und 35 ff. zu Art. 23 ZGB; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 23 f. zu Art. 23).

Die Frage, wann eine Person mit Wohnsitz im Ausland ihren ausländischen Wohnsitz aufgegeben hat, richtet sich nach Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG; dies ist der Fall, wenn sie den Ort des bisherigen Lebensmittelpunktes definitiv verlassen hat, wobei unerheblich ist, ob nach dem ausländischen Recht der ausländische Wohnsitz noch weiterbesteht (BGE 96 I 395 Erw. 4d, 87 II 9 Erw. 2, 74 III 18; E. Bucher, a.a.O., N 34 ff., insbesondere N 37 zu Art. 24 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 24). Die Aufgabe des einmal begründeten Wohnsitzes ist im internationalen Verhältnis wesentlich einfacher als im innerstaatlichen (BGE 119 II 169 Erw. 2b). Sie ist auch dann anzunehmen, wenn die Person zwar weiterhin einen ausländischen Wohnsitz hat, die Beziehungen dazu jedoch stark gelockert erscheinen (Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.51; in diesem Sinne auch schon E. Bucher, a.a.O., N 37 zu Art. 24 ZGB).

(…)

4.4 Infolge der weniger strengen Voraussetzungen an die Aufgabe eines ausländischen Wohnsitzes (oben Erw. 3) ist davon auszugehen, dass der Beschwerdegegner zum massgeblichen Zeitpunkt auf Grund seines gelockerten Verhältnisses zu seinem Heimatland dort über keinen Wohnsitz mehr verfügte.

Zwar ist bei verheirateten Personen mit Kindern der Ort, an welchem sich die Familie befindet, ein wichtiger Anknüpfungspunkt für die Bestimmung des Wohnsitzes im Sinne von Art. 23 Abs. 1 ZGB. Entgegen der Ansicht der CSS ist dieser Ort jedoch nicht in jedem Falle ausschlaggebend. So können einerseits Ehegatten ohne Weiteres getrennte Wohnsitze haben. Andererseits befindet sich der Wohnsitz von Wochenaufenthaltern, welche ihre Familie nur in grossen oder unregelmässigen Abständen sehen, am Arbeitsort; diese Grundsätze haben umso mehr Berechtigung bei Personen, die sich den grössten Teil des Jahres getrennt von ihren Familien zu Erwerbszwecken in der Schweiz aufhalten, insbesondere wenn diese Aufteilung von Arbeitsstelle und ausländischem Wohnort der Familienmitglieder über Jahre andauert. Es ist somit nur folgerichtig, wenn bei Saisonniers, welche regelmässig in die Schweiz wiederkehren, nach einer gewissen Zeit Wohnsitz in der Schweiz angenommen wird, ungeachtet davon, ob die Voraussetzungen zum Erhalt der Aufenthaltsbewilligung erfüllt sind. Diese Ansicht steht auch in Einklang mit der herrschenden Lehre und Rechtsprechung, wonach fremdenpolizeiliche Bewilligungen keine Voraussetzung, sondern nur ein Indiz für die Beantwortung der Frage nach dem Wohnsitz sind. Ebenso wenig spielt der Grund für die Einreise in die Schweiz eine Rolle; denn die Motive, die einer Wohnsitznahme zugrunde liegen, sind für die Bestimmung des Wohnsitzes nicht massgeblich.

Auch steht die Absicht, später wieder ins Heimatland zurück-zukehren, der Wohnsitznahme in der Schweiz nicht im Wege.“ (sottolineature della redattrice)

2.3. In concreto, l’insorgente beneficia di un permesso di domicilio di tipo „C“. Egli ha ottenuto, dalle competenti autorità cantonali, il permesso di assentarsi dalla Svizzera per due anni per motivi di studio (ricercatore universitario). La decisione della Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha precisato che “durante la validità del permesso di assenza sussistono i diritti domiciliari acquisiti in Svizzera” e che “durante l’assenza dalla Svizzera sarete rappresentato" dai genitori "per gli obblighi di natura pubblica e privata.” (doc. A1).

Il caso di specie differisce tuttavia nelle conclusioni da una causa giudicata di recente da questo TCA (STCA del 9 giugno 2006 nella causa M.K., Inc. n. 36.2005.181), dove è stato accertato che l’assicurato, pure egli al beneficio di un permesso "C", anche durante la sua assenza ha continuato ad avere le sue relazioni personali in Svizzera, dove la sua famiglia (moglie) ha continuato a risiedere e dove egli stesso intendeva continuare a vivere. La sua intenzione, riconoscibile anche da terzi, era di rimanere nel nostro Paese, dove ha intessuto i suoi rapporti interpersonali e dove risiedeva da tempo. Il centro della sua esistenza si trovava in Svizzera, dove pagava le tasse e dove ha depositato i propri documenti. La sua temporanea ed eccezionale permanenza all’estero, seppur di lunga durata (un anno), era dettata dalla comprensibile volontà di stare vicino a sua madre, gravemente malata. Tant’è che egli ha chiesto un permesso di assenza (e non la revoca del suo permesso di domicilio in Svizzera) e che la moglie aveva il compito di rappresentarlo sia per gli obblighi di natura privata che per gli obblighi di natura pubblica, tra cui anche quello di pagare i premi dell’assicurazione malattie obbligatoria. Il suo domicilio era quindi nel nostro Paese ed in virtù dell’art. 3 LAMal aveva l'obbligo di affiliarsi all’assicurazione malattie obbligatoria svizzera ininterrottamente.

Nella fattispecie ora in esame, invece, l'assicurato ha fatto di __________ il centro delle sue relazioni interpersonali, nel senso che per un periodo piuttosto lungo - due anni - questa città e la nazione a cui essa appartiene sono diventati il luogo della sua residenza effettiva, dove ha voluto stabilirsi durevolmente dal 1° ottobre 2004 al 30 settembre 2006. A differenza del caso appena ricordato, inoltre, il ricorrente si è integrato nel tessuto sociale locale esercitandovi un'attività lucrativa oltre alle sue ricerche, prendendovi domicilio, tutelandosi con una copertura assicurativa in caso di malattia e pagandovi pure le imposte.

Va infatti evidenziato che il lavoro esercitato a tempo pieno presso la locale università ha avuto come conseguenza la domiciliazione civile e fiscale in __________ dell'assicurato, la quale ha comportato il pagamento delle imposte (alla fonte) all'estero e la diretta messa a beneficio della copertura sanitaria nazionale.

Questi elementi comprovano pertanto che per i due anni in discussione RI 1, quasi trentenne, si è staccato completamente dalla Svizzera, sia dal profilo soggettivo sia da quello oggettivo. Sono fatte salve alcune volte in cui è rimpatriato per visitare i genitori, ma queste visite non influiscono sulla sua intenzione di stabilirsi durevolmente – per quel periodo specifico - a __________ e di farne quindi il luogo di residenza, seppure la sua volontà, sin dall'inizio, fosse quella – dopo il periodo di approfondimento all'estero - di ritornare poi comunque in Svizzera e di continuare ad esservi domiciliato, esercitandovi un'attività lucrativa.

Ne discende pertanto che l’insieme delle summenzionate circostanze, che si scostano dalla fattispecie precedentemente giudicata da questo Tribunale, permette di giungere alla conclusione che nel lasso di tempo fra il 1° ottobre 2004 ed il 30 settembre 2006 il domicilio del ricorrente debba essere stabilito in __________ e quindi che non sia tenuto ad affiliarsi alla LAMal.

2.4. A questo stesso risultato si giunge anche mediante l'applicazione del diritto internazionale.

Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8 ALC).

Tuttavia, poiché l'assicurato dispone della sola nazionalità __________, l'accordo non torna applicabile ratione personae alla presente procedura (STFA del 20 aprile 2005 nella causa Z., K 24/04, consid. 1.1, dove ad un cittadino statunitense, domiciliato in Svizzera e ricoverato in Italia, non è stato applicato l'ALC).

Va infatti precisato che l'Accordo garantisce la libera circolazione dei cittadini di nazionalità svizzera (cioè in possesso di un passaporto svizzero) rispettivamente di uno Stato UE, fra la Svizzera ed i Paesi UE e viceversa. In linea di massima, l'ALC non concerne i cittadini di Stati terzi, fatta eccezione per il ricongiungimento familiare (i familiari di un cittadino UE possono essere extracomunitari) e per i lavoratori di Stati terzi che sono integrati nel mercato del lavoro dell'UE o della Svizzera che forniscono servizi a titolo provvisorio in Svizzera per conto della loro impresa con sede nell'UE (lavoratori distaccati).

Gli apolidi ed i rifugiati riconosciuti come tali da uno Stato contraente rientrano anch'essi nel campo d'applicazione personale dell'Accordo.

Secondo l'art. 20 ALC, salvo disposizione contraria contenuta nell’allegato II, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e gli Stati membri della Comunità europea in materia di sicurezza sociale vengono sospesi a decorrere dall’entrata in vigore dell'ALC qualora il medesimo campo sia disciplinato da quest’ultimo.

In concreto, come visto, l'Accordo bilaterale non può essere posto alla base della soluzione della fattispecie, perciò rimangono in vigore le Convenzioni bilaterali sottoscritte dalla Svizzera.

A questo proposito va ancora osservato che l'UAM ha agito correttamente applicando soltanto dal 1° aprile 2006 questo Accordo al ricorrente, avente passaporto della __________ e quindi considerato dalla Svizzera – fino a quel momento - come un cittadino extra UE, ovvero fino a quando l'ALC è stato esteso anche a dieci Paesi dell'Est Europa, sebbene questi Stati siano entrati a far parte dell'UE già il 1° maggio 2004.

L'ALC non essendo applicabile al caso di specie, occorre quindi verificare l'applicabilità della Convenzione bilaterale del __________ conclusa tra la Confederazione Svizzera e __________ sulla sicurezza sociale, in vigore dal __________ __________.

2.5. Giusta l'art. 2 cpv. 1 di questa Convenzione, la stessa si applica in Svizzera, tra l'altro, alla legislazione federale relativa all’assicurazione malattia.

Per l'art. 3 cpv. 2, la stessa si applica indistintamente a tutte le persone, eccettuati gli articoli 4, 5, 7 paragrafi 3 e 4, come pure 11 a 19, a cui la legislazione di uno Stato contraente è o era applicabile, nonché alle persone i cui diritti derivano da una delle persone precitate. Restano riservate le disposizioni più favorevoli del diritto interno.

Come emerge dalla documentazione agli atti, al ricorrente è stata applicata la legislazione svizzera per venti anni, perciò, in virtù della norma appena esposta, questa Convenzione bilaterale può tornare applicabile al caso in esame.

Ora, tutte le convenzioni concluse dalla Svizzera contengono regole sul diritto applicabile, ossia la designazione del sistema di sicurezza sociale competente. Queste norme internazionali sono direttamente applicabili e prevalgono sul diritto interno (DTF 110 V 72).

Per quanto concerne la determinazione della legislazione qui applicabile, l'art. 6 della precitata Convenzione definisce che, con riserva degli articoli 7 e 8 (non applicabili in concreto), l’assoggettamento all’assicurazione delle persone menzionate nell’articolo 3 è determinato conformemente alla legislazione dello Stato contraente sul cui territorio queste persone risiedono o esercitano un’attività lucrativa.

Il criterio utilizzato per determinare il diritto applicabile (sistema competente) fra la Svizzera e la __________ è, dunque, anche quello del luogo di lavoro (Greber/Duc/Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), Basilea 1997, pag. 43 n. 63 segg. ad art. 1 LAVS).

Di regola, la nozione del luogo di lavoro non è definita dalle convenzioni; questa questione deve essere decisa secondo le disposizioni del diritto interno di ogni Stato contraente (DTF 124 V 100 consid. 3a, 119 V 68 consid. 3a, 117 V 270; Greber/Duc/ Scartazzini, op. cit., pag. 43 n. 63 ad art. 1 LAVS).

A proposito di questo criterio si evidenzia come nel diritto internazionale, allo scopo di evitare i conflitti di legge positivi o negativi, venga di regola convenuta l'unicità della legislazione applicabile. Gli strumenti di coordinazione designano di regola un diritto nazionale (Greber/Duc/Scartazzini, , pag. 41 n. 55 ad art. 1 LAVS) ed il criterio normalmente utilizzato per determinare il sistema di sicurezza sociale competente è quello del luogo di lavoro (lex loci laboris; Greber/Duc/Scartazzini, op. cit., pag. 42 n. 57 ad art. 1 LAVS).

2.6. Due sono dunque le condizioni da adempiere, alternativamente, per determinare il diritto applicabile alla fattispecie: occorre definire dove si trovava la residenza dell'assicurato e dove egli esercitava un'attività lucrativa.

Per quanto concerne l'attività lucrativa, RI 1 ha lavorato a __________ per due anni in qualità di ricercatore universitario. Egli ha comprovato di aver esercitato un'attività lucrativa in __________, allegando copia della decisione d'assunzione del 28 maggio 2004, emessa quindi ben prima della sua effettiva entrata in funzione presso l'istituto __________ dell'Università di __________. Infatti, l'impiego dell'assicurato ha avuto inizio il 1° ottobre 2004 e si è protratto fino al 30 settembre 2006 lavorando con un grado d'occupazione del 100%, per il quale è stata convenuta una retribuzione lorda di 30'000 __________ (corrispondenti a ca. Fr. 5'300.-). Il ricorrente sottostava poi ad un contratto collettivo di lavoro (doc. B2).

Sulla scorta di questi elementi, indipendentemente dall'entità del compenso ricevuto, va ammesso che per due anni il ricorrente ha svolto a tutti gli effetti un'attività lucrativa in __________.

Di conseguenza, in virtù del citato art. 6 della Convenzione fra la Svizzera e la __________, questa condizione è già sufficiente, da sola, per concludere che l'obbligo di affiliazione dell'assicurato ad un sistema sanitario (svizzero o __________) debba essere deciso in conformità del diritto __________.

Ora, come ha dimostrato il ricorrente, al suo arrivo a __________ questo Stato l'ha subito affiliato alla Cassa malati nazionale rilasciandogli la carta sanitaria europea (docc. 5C e 5D), così da poter beneficiare del loro sistema sanitario nazionale alla stregua di un normale cittadino __________. L'assicurato ha inoltre affermato di aver necessitato di cure mediche in __________ e di aver avuto pacificamente accesso alle stesse grazie alla copertura offerta dal sistema sanitario estero.

Da quanto precede si deduce che il diritto __________ impone di principio alle persone che svolgono un'attività lucrativa sul suo territorio di affiliarsi all'assicurazione malattia nazionale.

Anche la condizione della residenza è adempiuta sulla base di quanto esposto ed analizzato in merito al concetto di domicilio del diritto svizzero (cfr. considd. 2.2 e 2.3).

Di conseguenza, sulla scorta della summenzionata Convenzione conclusa tra la Svizzera e la __________, l'insorgente sottostà, anche dal profilo della residenza, alla legislazione del Paese estero che l'ha ospitato. E, come nell'ipotesi analizzata in precedenza, verosimilmente anche questo fatto comporta la sua affiliazione al sistema sanitario __________.

2.7. Occorre osservare che con lo scritto del 13 luglio 2004 (doc. 3) con cui la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha accordato all'assicurato il permesso di assentarsi per due anni dal nostro Paese, al ricorrente è stata garantita unicamente la sussistenza dei diritti domiciliari acquisiti in Svizzera. Ciò significa soltanto che, dal profilo della Legge sul domicilio e la dimora degli stranieri, al ricorrente, straniero, che ha lasciato la Svizzera per un periodo superiore ai sei mesi, l'autorità competente ha eccezionalmente garantito - una volta rientrato definitivamente in Svizzera – il mantenimento degli stessi diritti di cui egli già beneficiava, acquisiti grazie alla sua presenza ininterrotta e ventennale sul territorio svizzero.

In questo senso, al suo rientro, l'assicurato non perderà il diritto al permesso C, quindi non sarà trattato come uno straniero che, al suo arrivo da noi per la prima volta, chiede alle autorità un permesso per soggiornare sul nostro territorio.

Queste particolari – e certo favorevoli - conseguenze accordate all'assicurato dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione si riferiscono unicamente ai diritti domiciliari, ovvero a quanto riferito al permesso di domicilio di cui beneficia il ricorrente. Proprio il rilascio di tale garanzia da parte dell'amministrazione conferma che il domicilio ai sensi del diritto civile è stato trasferito in __________ durante il periodo citato. La tesi dell'UAM non può trovare conforto in tale atto della Sezione dei permessi e dell'immigrazione.

Visto quanto esposto, questi individuali diritti domiciliari non attestano affatto che il domicilio effettivo, e quindi civile, di RI 1 sia rimasto in Svizzera anche durante la prolungata assenza all'estero per motivi di studio e di lavoro.

2.8. Di conseguenza, il ricorso va accolto e la decisione su reclamo del 22 maggio 2006 deve essere annullata, nella misura in cui obbliga il ricorrente a continuare ad essere affiliato alla cassa malati __________ ininterrottamente fino al 31 marzo 2006.

La domanda di sussidio formulata dal ricorrente non era ricevibile in questa sede e diviene comunque priva d'oggetto nella misura in cui il presente ricorso è accolto.

Malgrado sia vincente in causa, all'assicurato, non patrocinato, non vanno assegnate ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

  1. Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

§ La decisione impugnata va di conseguenza annullata, nel senso che il ricorrente è esonerato dall'essere ininterrottamente affiliato alla Cassa malati __________ fino al 31 marzo 2006.

  1. Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. Non si attribuiscono ripetibili.

  2. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il segretario

Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti

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