Incarto n. 10.2003.704/CEG DA 4013/2003
Bellinzona 29 aprile 2004
Sentenza con motivazione In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Giudice della Pretura penale
Giovanni Celio
sedente con l’avv. Flavio Biaggi in qualità di segretario, per giudicare
ACCU 1 difesa da: DI 1
prevenuta colpevole di infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri,
per avere, nel periodo fine maggio 2003 sino al 5 novembre 2003, favorito il soggiorno illegale di un imprecisato numero di cittadini ecuadoriani ma almeno 10, ospitandoli presso la propria azienda agricola di ____________________, sapendo che gli stessi soggiornavano in Svizzera illegalmente;
fatti avvenuti nelle riferite circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto dall’art. 23 cpv.1 LDDS, richiamati gli art. 41 cifra 1 e 39 CP;
perseguita con decreto d’accusa del 2 dicembre 2003 no. DA 4013/2003 del AINQ 1 che propone la condanna:
Alla pena di 15 (quindici) giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di prova 2 (due) anni.
Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 100.-- e delle spese giudiziarie di fr. 100.--.;
vista l’opposizione al decreto d’accusa interposta tempestivamente dall’accusata in data 12/15 dicembre 2003;
indetto il dibattimento in data 29 aprile 2004, al quale sono intervenuti:
ACCU 1 DIFE 1 AINQ 1
accertate le generalità dell'imputata;
data lettura del decreto d'accusa;
proceduto all'interrogatorio dell'accusata;
sentita la teste __________,
data la parola: all'accusa la quale chiede la conferma del decreto impugnato;
al difensore, il quale chiede l’assoluzione della propria assistita.
sentita da ultimo nuovamente l'accusat;
posti a giudizio i seguenti quesiti:
1.1. Può trovare applicazione l'art. 32 CP?
1.2. Può trovare applicazione l'art. 34 cifra 2 CP?
1.3. Possono trovare applicazione motivi giustificativi extralegali?
2.1. Può trovare applicazione, nella commisurazione della pena, l'art. 64 CP (motivi onorevoli)?
Può beneficiare della sospensione condizionale della pena, e, se sì, per quale periodo di prova?
L'eventuale condanna va iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà avvenire la cancellazione?
A chi vanno caricate le tasse e le spese?
letti ed esaminati atti e documenti;
considerato che in data 29/30 aprile 2004 l’accusata, per il tramite del proprio difensore, ha inoltrato tempestiva dichiarazione di ricorso a norma dell’art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo contestualmente la motivazione scritta;
che lo stesso ha fatto il AINQ 1 con scritto 30 aprile/4 maggio 2004;
da qui le presenti motivazioni;
ritenuto in fatto
A. trascorre la gioventù in un albergo di ____________________ gestito dai genitori. Con il tempo le pareti ed il lusso di questo ambiente le stanno sempre più stretti, non conciliandosi con il suo modo di concepire la vita. La propensione e l’amore per la natura, per la terra ed i suoi derivati, la spingono ad abbracciare l’idea di dedicarsi all’orticultura. È così che, ricevuto in uso (o usufrutto) da uno zio un appezzamento di terreno a ____________________, ella dà avvio a un’attività in proprio che svolge tuttora coltivando ortaggi venduti poi a ristoranti e negozi. Questo lavoro, nella stagione buona, le frutta sino a fr. 1'500.-- al mese; oltre a ciò ella beneficia di una rendita AI di ca. fr. 1'500.-- mensili. Un’esistenza modesta, fatta di lavoro e cose semplici, ma soprattutto, ciò che la rende felice, una vita in sintonia con la natura.
B. Nel mese di dicembre 2002 l’accusata conosce due giovani ragazze ecuadoriane mentre si stanno esibendo con i loro strumenti musicali all’esterno della Migros di ____________________. Parlando con loro viene a sapere che sono affamate, senza un tetto e costrette a dormire in auto. Sensibile a questa situazione, le invita a casa sua per mangiare qualcosa, proponendo loro anche di rimanere per la notte. Dopo aver mangiato le due ragazze però si dileguano, rifacendosi vive solo dopo una quindicina di giorni, accompagnate da altri connazionali (forse i genitori). Da questo momento, a casa di ACCU 1 prende inizio quello che lei stessa definisce un “andirivieni” di donne, uomini e bambini ecuadoriani alla ricerca di cibo ed ospitalità. Rispondendo ai suoi radicati sentimenti umanitari ella non sa rifiutare un aiuto a queste persone, che ai suoi occhi appaiono vieppiù deboli, impossibilitate a raggiungere una propria autonomia e dignità, prive di ogni assistenza e protezione. Si susseguono quindi i soggiorni, più o meno lunghi, di cittadini e famiglie ecuadoriani nella sua abitazione che – è bene ricordare - si riduce in sostanza ad una cucina e a due camere da letto, contenute complessivamente in una cinquantina di metri quadrati.
C. In data 22 maggio 2003 nel corso di un controllo presso l’azienda agricola dell’accusata, la polizia rileva la presenza di sette cittadini ecuadoriani soggiornanti illegalmente. Gli accertamenti penali per titolo di aiuto al soggiorno illegale di cittadini stranieri a carico di ACCU 1 sfociano in un decreto di non luogo a procedere emesso il 10 luglio 2003, motivato con l’assenza di dolo.
Così si esprime al riguardo il citato decreto: “da un profilo soggettivo ACCU 1 dichiara di aver sempre creduto che queste persone avessero il permesso per poter soggiornare in Svizzera, e questo perché così le veniva detto da loro. Lei non ha mai verificato i documenti credendo a quanto dettole dai suoi ospiti”. Soggiunge tuttavia il magistrato inquirente, a valere quale monito: “ciò non di meno, ACCU 1 oggi sa che i cittadini in provenienza dall’Ecuador necessitano di un visto d’entrata onde poter entrare in Svizzera e non rendersi quindi colpevoli di entrata e rispettivamente di soggiorno illegale in Svizzera. La stessa è ora anche al corrente che le persone controllate in data 22 maggio 2003 soggiornavano illegalmente in Svizzera; motivo per cui, in futuro, se la stessa vorrà ospitare cittadini ecuadoriani o di altra nazionalità, sarà opportuno che si sinceri sulla legalità del loro soggiorno sul nostro territorio”.
Al dibattimento l’accusata ha dichiarato di aver ricevuto il decreto di non luogo a procedere e di averne chiaramente recepito e compreso i contenuti, pur con la riserva mentale di essere disposta a reiterare in caso di rinnovata chiamata di aiuto da parte di cittadini ecuadoriani in difficoltà.
D. Il 5 novembre 2003, alle ore 06:30, la polizia esegue un nuovo controllo presso l’abitazione dell’accusata riscontrando la presenza di 10 cittadini ecuadoriani soggiornanti illegalmente in Svizzera: ____________________ __________ (1991), suo fratello ____________________ (1979) - già colpito da provvedimento di espulsione (scadenza 27.06.2005) - , sua moglie ____________________ ____________________ (1981) ed i figli ____________________ ____________________ (1998), ____________________ (2001) e ____________________ (2002); presenti inoltre: ____________________ ____________________ (1964), ____________________ ____________________ (1984), ____________________ ____________________ (1962) con la figlia ____________________ ____________________ (2003).
Interrogata in proposito, ACCU 1 non ha avuto difficoltà ad ammettere di aver ospitato nello stesso periodo (maggio/ottobre 2003) anche tale ____________________ ____________________, durante i mesi di luglio, agosto e ottobre 2003, nonché tale ____________________ ____________________, per una notte nel corso del mese di ottobre 2003.
Per quanto attiene ai cittadini ecuadoriani controllati il 5 novembre 2003, l’accusata ha dichiarato di aver ospitato ____________________ ____________________ e ____________________ __________ __________ con i rispettivi figli per circa un mese; __________ __________ , __________ __________ __________ __________ e __________ __________ __________ , per circa 5 giorni. Per quanto a conoscenza dell’accusata, parte di essi erano già presenti sul territorio elvetico, mentre che alcuni di loro ( __________ __________, __________ __________ __________ __________ - che disponeva di un vettura – e __________ __________ __________ __________) provenivano dalla Spagna.
E. Il Sost. Procuratore pubblico AINQ 1 ha ravvisato nell’agire di ACCU 1 la commissione di un’infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, per avere, “nel periodo fine maggio 2003 sino al 5 novembre 2003, favorito il soggiorno illegale di un imprecisato numero di cittadini ecuadoriani ma almeno 10, ospitandoli presso la propria azienda agricola di __________ __________, sapendo che gli stessi soggiornavano in Svizzera illegalmente”. Nel decreto di accusa impugnato l’accusa propone di conseguenza la condanna di ACCU 1 alla pena di 15 giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché al pagamento della tassa e delle spese giudiziarie di complessivi fr. 200.--.
F. ACCU 1 si è presentata in aula sostenuta dalla presenza di numerosi amici, fra cui alcuni aderenti al “movimento dei senza voce”, che in precedenza aveva dato avvio ad una campagna di sensibilizzazione sulla problematica dell’aiuto agli ecuadoriani, non da ultimo attraverso una sorta di autodenuncia – che forse sarebbe meglio definire denuncia collettiva – siglata da persone che hanno dichiarato di aver fornito anch’esse cibo, ospitalità ed aiuto a cittadini ecuadoriani. Il tutto ha avuto, come noto, un impatto mediatico di un certo rilievo. L’accusata ha comunque saputo e voluto mantenere distinto il suo ruolo processuale dalle simpatie venute in suo aiuto da parte del “movimento dei senza voce”, mai dando l’impressione, nel corso del dibattimento, di volersi in qualche modo far forte di questo sostegno. Ha assunto da subito le proprie responsabilità, dichiarando di aver agito da sola, mossa da sentimenti umanitari e sulla base della conoscenza della situazione vissuta dagli ecuadoriani presenti in Svizzera. Avendone ospitati alcuni a casa sua ed essendosi anche recata in due occasioni nel loro paese, a __________ provincia di __________, ella ha avuto modo di approfondire la loro mentalità. Ricorda di aver ripetuto a questa gente, in occasione dei soggiorni in Ecuador, che venendo in Svizzera a chiedere l’elemosina essi non avevano un futuro. Il suo messaggio, lo attestano i fatti, non è però stato recepito. Ciononostante l’accusata non ha mai saputo negare ospitalità ai cittadini ecuadoriani che man mano si erano passati parola e si presentavano a casa sua, praticamente autoinvitandosi.
ACCU 1 ha dichiarato di essersi limitata a fornire loro alloggio: essi rimanevano la notte mentre che di giorno si allontanavano per recarsi a suonare o vendere prodotti artigianali. Gli ecuadoriani la aiutavano talvolta anche nei campi, ma senza alcun tipo di remunerazione, in particolare per raccogliere gli ortaggi consumati poi nelle cene in comune. Per il rimanente, soggiunge, si arrangiavano da soli, acquistando il cibo con i denari elemosinati.
G. L’accusata sostiene di aver agito mossa da un sentimento di pena per la situazione degli ecuadoriani. Pur nella consapevolezza di violare la legge, il suo spirito umanitario le imponeva di attivarsi per correre in aiuto a queste persone che ai suoi occhi non apparivano in grado di provvedere a sé stesse e che conducevano un’esistenza non dignitosa, fatta di stenti, di condizioni igieniche oltremodo precarie, senza contare le malattie e soprattutto l’assenza di un tetto per dormire. Ella pensava inoltre di aiutarle anche a meglio sopportare lo sfruttamento al quale sono sottoposte dai loro stessi connazionali, quelli che, giunti prima di loro, reggono le fila del commercio di prodotti artigianali: persone alle quali, a suo dire, i più giovani sono interamente soggiogati durante i primi due anni del loro girovagare in Europa, dopo di che vengono per così dire “affrancati”.
H. La situazione dei cittadini ecuadoriani presenti in Svizzera è nota. Nell’inverno 2002, lo stesso Consiglio di Stato, considerate le condizioni di vita di queste persone, in particolare la loro esposizione alle morse del freddo, aveva autorizzato il loro soggiorno, disponendone anche il ricovero presso il centro della Croce Rossa di Cadro durante il periodo natalizio. Tale situazione, ricordata nei documenti prodotti al dibattimento dalla difesa, è stata ulteriormente illustrata dalla testimone __________ __________, la quale ha tenuto a sottolineare in particolare il dramma delle donne e dei bambini, ridotti ad uno stato di estremo bisogno e costretti a dormire pigiati nelle automobili, con il freddo in inverno e sotto la canicola in estate. La carenza di igiene, dovuta all’impossibilità di lavare sé stessi ed i propri vestiti, li porta a prendere le pulci, a contrarre la scabbia ed altre malattie. Spesso poi le donne, specie quelle in stato di gravidanza, necessitano di urgenti cure mediche ed ospedaliere che, data la loro presenza illegale nel nostro paese, difficilmente riescono ad ottenere.
A margine di questo discorso, la teste __________ __________ si è espressa anche sul profilo dell’accusata, definendola una persona “molto umana, dolce, sensibile, interiormente estremamente pulita, nobile”.
Considerato in diritto
È assodato – circostanza rimasta del tutto incontroversa in giudizio – che i cittadini ecuadoriani ospitati dall’accusata sono entrati e hanno soggiornato in Svizzera illegalmente, ossia privi del necessario visto d’entrata (art. 1 cpv. 1 ODDS e art. 3-5 OEnS) e del permesso della polizia degli stranieri che li autorizzava a soggiornare e svolgere un’attività lucrativa. Da osservare inoltre che, fatta eccezione per __________ __________ __________ __________ (la quale peraltro era dispensata dal visto essendo titolare di un permesso di residenza in Spagna), tutte le persone fermate, già in passato erano state interpellate dalla polizia e diffidate a lasciare il nostro territorio. Addirittura nei confronti di __________ __________ __________ è in vigore un ordine di espulsione.
Fatti salvi i casi previsti dalla legislazione sull’asilo e dagli accordi CE/AELS, che comunque non trovano applicazione nella fattispecie, il diritto di risiedere e lavorare in Svizzera è regolato dalla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (in seguito: LDDS) e dalle ordinanze di applicazione, segnatamente (si citano solo le principali) l’Ordinanza di esecuzione del 1 marzo 1949 (ODDS) e l’Ordinanza che limita l’effettivo degli stranieri del 6 ottobre 1986 (OLS).
I principali obiettivi di politica degli stranieri che queste normative si prefiggono di raggiungere sono quelli definiti agli art. 16 cpv. 1 LDDS, 8 ODDS e 1 OLS, segnatamente proteggere gli interessi morali ed economici del Paese, mantenere un rapporto di equilibrio tra l’effettivo della popolazione svizzera e quello della popolazione straniera residente, prevenire un afflusso di stranieri in Svizzera (DTF 121 II 465), assicurare l’integrazione dei lavoratori stranieri residenti in Svizzera, migliorare la struttura del mercato del lavoro e assicurare un equilibrio ottimale d’impiego (Mihn Son Nguyen, Droit public des étrangers, Berna, 2003, pag. 659).
Le disposizioni penali contenute nella LDDS (art. 23 e 23a), che è una legge tipicamente attinente al diritto amministrativo, costituiscono nell’intento del legislatore dei mezzi di ordine repressivo atti a conseguire questi scopi.
Da osservare che il Messaggio relativo alla (nuova) Legge federale sugli stranieri, proprio in questi giorni al vaglio del Consiglio Nazionale (FF 2002, pag. 3327 e segg.) prevede addirittura un rafforzamento delle sanzioni (pag. 3378). All’aiuto al soggiorno illegale il Messaggio sulla nuova Legge federale sugli stranieri (LStr) commina infatti la pena della detenzione fino a un anno o la multa fino a fr. 20'000.-- (cfr. art. 111 cpv. 1 lett. a LStr).
In regola generale, secondo la giurisprudenza, l’elemento costitutivo dell’infrazione di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS si trova comunque realizzato se l’autore fornisce alloggio (sia a pagamento sia gratuitamente) allo straniero in posizione irregolare, ovvero una sistemazione suscettibile di costituire una sorta di nascondiglio (“cachette”), purché si tratti di un comportamento di una certa durata, atto ad ostacolare l’azione amministrativa, segnatamente il fermo, il controllo dell’identità, l’adozione di provvedimenti come il cartellino d’uscita, ecc. (Tribunale federale, sentenza del 18 agosto 2000, inc. 6S.615/1998, pag. 2-3; sentenza dell’8 marzo 2004, inc. n. 6S.459/2003, pag. 2; sentenza del 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo, CAP 2003-48).
A proposito del concetto di fornire alloggio (“Beherbergen”) si vedano inoltre: Valentin Roschacher, Die Strafbestimmungen del Bundesgesetzes über Aufenthalt und Niederlassung der Ausländer (ANAG), tesi, Zurigo/Coira, 1991, pag. 87 e segg.; Nguyen, op. cit., pag. 679).
Nell’esame delle componenti oggettive del reato è quindi essenziale valutare l’aspetto quantitativo, rispettivamente ripetitivo degli atti tendenti a favorire un soggiorno illegale. In particolare deve trattarsi di atti che sorpassano il quadro stretto di un aiuto umanitario limitato nel tempo. Non costituisce reato, ad esempio, fornire i primi aiuti, mettere a disposizione indumenti puliti ed asciutti, dare da mangiare oppure alloggiare per qualche giorno, accompagnare la persona da un medico in caso di bisogno, dare un piccolo aiuto per le prime necessità, donare qualcosa ai bambini, ecc. L’illegalità scatta invece quando questo aiuto, diversamente apprezzabile e del tutto giustificato, oltrepassa i limiti intesi a conformare al diritto la situazione della persona aiutata (segnalazione della presenza agli organi di polizia, accompagnamento alla frontiera, ecc.).
Concretamente, l’aspetto soggettivo del reato non pone problemi di sorta, essendo pacifica ed incontestata - a differenza della sua posizione in relazione ai fatti di maggio 2003 - tanto l’intenzione dell’accusata di commettere l’infrazione, quanto la consapevolezza che le persone a cui prestava aiuto si trovavano in situazione irregolare. Addirittura, come già visto, al dibattimento ella ha dichiarato di essere disposta a reiterare, giacché profondamente convinta che le ragioni umanitarie debbano anteporsi alle norme repressive di una legislazione che sente ingiusta, perlomeno di fronte a situazioni di bisogno.
Spingendosi invero un po’ oltre i limiti fattuali consegnati nel capo di imputazione qui a giudizio, l’accusa insinua poi il dubbio che ACCU 1 non abbia agito esclusivamente mossa da sentimenti caritatevoli. Qualche profitto, insomma, l’avrebbe tratto anche lei, ad esempio rimanendo proprietaria di un’autovettura acquistata e pagata in comune con un cittadino ecuadoriano, poi rimpatriato, oppure, come dichiarato a verbale del 22 maggio 2003, praticando una sorta di “dare per avere”, nel senso che queste persone, in cambio dell’ospitalità avrebbero contribuito a pagare le bollette della luce dell’acqua e del telefono. L’accusa non ha però voluto insistere oltremodo su questi aspetti, fors’anche ritenendo che le speculazioni circa eventuali secondi fini dell’accusata avrebbero trovato terreno difficile sul piano probatorio.
Al termine della requisitoria il Sost. Procuratore Pubblico AINQ 1 ha postulato la conferma integrale del decreto d’accusa. A suo giudizio, la proposta di pena (15 giorni di arresto sospesi) già tiene conto dei motivi caritatevoli, richiamandosi il decreto d’accusa all’art. 39 cifra 1 cpv. 2 CP (“quando la legge commina alternativamente la detenzione o la multa, il giudice può pronunciare l’arresto invece della detenzione”). Non vi sarebbe più spazio quindi per riconoscere a ACCU 1 l’attenuante specifica dei motivi onorevoli (art. 64 n. 1 CP). Inoltre, sempre stando all’accusa, data l’espressa volontà di persistere nell’illegalità, la condanna al pagamento di una multa sarebbe “sproporzionata per difetto”, spronando l’accusata a reiterare; tanto più che la durata e l’aspetto ripetitivo dei soggiorni illegali favoriti dall’accusata non possono conferire alla fattispecie carattere di “caso poco grave”.
7.1 A titolo di premessa la difesa ritiene che con la LDDS il legislatore non ha voluto colpire episodi di solidarietà. Ricorda infatti che la stessa Costituzione federale (Cost.) dispone all’art. 12 che “chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa”. E questo principio, ripreso pressoché testualmente nella nostra Costituzione cantonale (art. 13), si applica anche nei confronti dei cittadini stranieri soggiornanti illegalmente (Nguyen, op. cit., pag. 677). Vi è quindi incoerenza da parte di uno Stato che da un lato obbliga a fornire aiuto umanitario, dall’altro sanziona il cittadino che presta questo aiuto. Oltre a ciò, la difesa invoca le lacune insite nelle stesse norme penali della LDDS che conducono, come in questo caso, a processi ingiusti: i criteri della facilitazione del soggiorno illegale non sono precisati all’art. 23 LDDS, norma che esprime concetti del tutto generici, vaghi, a ben vedere addirittura in urto con il principio “nulla poena sine lege”.
7.2 Le proprie argomentazioni si muovono in seguito su due livelli. In primo luogo, attraverso l’analisi delle componenti oggettive del reato, per concludere che in concreto le stesse non si trovano realizzate: l’accusata non ha affatto nascosto i suoi ospiti, ostacolando così l’azione amministrativa. La polizia conosceva ACCU 1, la sua casa e gli antecedenti. Era pertanto in grado di portarsi in ogni momento nella tenuta agricola di __________ __________ per controllare le persone che vi soggiornavano; poco importa se non conosceva le loro generalità. Tantomeno si può imputare a ACCU 1 di aver organizzato traffici di ecuadoriani, o quant’altro, essendosi la stessa limitata a fornire un aiuto umanitario del tutto disinteressato. Non vi sarebbe quindi violazione dell’art. 23 cpv. 1 LDDS.
In secondo luogo, o meglio a titolo subordinato, la difesa considera che i comportamenti di ACCU 1 rientrano nel quadro della legalità, e non sono quindi punibili, sia alla luce degli art. 32 e 34 cifra 2 CP, sia dovendosi ammettere i presupposti della cosiddetta “scriminante extralegale della salvaguardia di interessi legittimi”.
L’accusata ha agito sulla base di precisi doveri umanitari prospettati addirittura dall’art. 12 Cost. (art. 32 CP), ha agito inoltre, come recita l’art. 32 cifra 2 CP, “per preservare da un pericolo imminente e non altrimenti evitabile, un bene altrui, in particolare la vita, l’integrità personale, la libertà, l’onore, il patrimonio”. Ha agito da ultimo, al fine di difendere interessi legittimi (la salute e la dignità dei suoi ospiti) d’importanza nettamente superiore al bene protetto dalla norma trasgredita (“scriminante extralegale”). Interessi, non altrimenti difesi dallo Stato, rimasto inattivo a dispetto dell’art. 12 Cost.
Per cui ACCU 1 non può essere punita.
La giurisprudenza ha già fissato da tempo il principio secondo cui l’autore è punibile, sulla base dell’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, allorquando, attraverso il suo comportamento, rende più difficile la pronuncia o l’esecuzione di una decisione o l’arresto (“Zugriff”) dello straniero abusivo da parte dell’autorità (Tribunale federale, sentenza del 27 luglio 1990, inc. n. 6S.183/1990; sentenza del 18 agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998). Queste condizioni non si trovano realizzate se lo straniero si è (o è stato) annunciato alla polizia e quindi se l’autorità conosce la sua identità e può in ogni momento procedere al suo fermo. Può essere rammentato in proposito il caso dei “sans papiers” ospitati nelle parrocchie, soprattutto romande, senza che qualcuno sia stato punito, proprio a motivo che l’autorità, conoscendo i luoghi ove queste persone si rifugiavano, aveva la possibilità di intervenire in ogni tempo onde procedere agli accertamenti del caso (Nguyen, op. cit., pag. 680). Il criterio determinante è quindi rappresentato dall’oggettiva sottrazione alla “Verfügungsgewalt”, ovvero alla facoltà dell’autorità amministrativa di procedere ai necessari controlli ed alle conseguenti decisioni in materia di polizia degli stranieri.
È ormai costante, comunque, che chi ospita cittadini stranieri senza validi permessi (cfr. art. 23 cpv. 1 quarto periodo LDDS) e senza darne avviso agli organi di polizia è reputato fornire loro un nascondiglio (“cachette”) atto a facilitarne il soggiorno illegale, incorrendo in tal modo nell’infrazione prevista all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS (Nguyen, op. cit., pag. 679; Valentin Roschacher, op. cit., pag. 89; Tribunale federale, sentenza del 27 luglio 1990, inc. n. 6S.183/1990; sentenza del 18 agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998).
Questa posizione è stata ancora in tempi recentissimi confermata in una sentenza del 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo (inc. CAP n. 2003-48), chiamata a giudicare il caso di una docente che aveva ospitato a casa propria, gratuitamente, durante 3 mesi e mezzo, un cittadino straniero (“sans-papiers”) soggiornante illegalmente in Svizzera (colpito oltretutto da ordine di espulsione), dandogli qualche volta anche da mangiare, pur senza fornirgli aiuti finanziari. Nella circostanza, la docente non sapeva perché l’ospite aveva lasciato il suo paese, né gli aveva chiesto se avesse parenti o conoscenti in Svizzera, e neppure se fosse in possesso di validi documenti. L’aveva conosciuto nel contesto del “Collectif des sans-papiers” e, sapendolo privo di alloggio, gli aveva proposto di soggiornare a casa sua, poiché vedeva in lui una persona chiusa e fragile. Conoscendo la personalità di questo ragazzo, appena ventenne e sofferente di depressione, temeva che lasciandolo sulla strada sarebbe incorso in una situazione di pericolo sia sul piano fisico che psichico, potendo giungere anche ad attentare alla propria vita. La docente aveva agito dunque in modo disinteressato, spinta esclusivamente da sentimenti di solidarietà umana, nei confronti di una persona che riteneva in serie difficoltà.
Richiamandosi alla giurisprudenza ed alla dottrina (Tribunale federale, sentenze del 18 agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998 e del 27 luglio 1990, inc. n. 6S.183/1990; Nguyen, op. cit., pag. 677 e 679 e seg.), la Cour d’appel pénal ha nondimeno considerato realizzata l’infrazione di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, precisando nei propri considerandi che lo scopo della norma è sanzionare l’azione “qui se déroule dans la durée” permettendo a un immigrante clandestino di risiedere in Svizzera o di lavorarvi. “Le critère adéquat” è quindi da ricondurre all’aspetto quantitativo e ripetitivo del comportamento inteso a favorire il soggiorno abusivo. Detto altrimenti è illegale tutto ciò che oltrepassa i limiti stretti di un aiuto umanitario contenuti nel tempo: ospitare uno straniero in posizione irregolare una notte o qualche giorno non è illegale (cfr. sentenza del Tribunal de police del Canton Friborgo del 27 marzo 2003; inc. n. PEO1.028992-CMI/JSH/MCA); lo è invece se il fatto di fornire alloggio si protrae per tempi più lunghi.
Antecedenti che, contrariamente a quanto vorrebbe la difesa, non possono tornare a favore di ACCU 1. Ella non può dedurre scusanti dal fatto che la polizia la conosceva e “doveva” (ciò che è tutto da dimostrare) inferire che continuasse ad ospitare cittadini ecuadoriani abusivi, potendo quindi operare controlli in ogni tempo. È del tutto irragionevole sostenere che ella non ha offerto un “nascondiglio” agli ecuadoriani per il solo fatto che la polizia conosceva il suo indirizzo. La polizia non aveva infatti sotto controllo queste persone - come fu ad esempio il caso dei “sans-papiers” ospitati a suo tempo nelle parrocchie d’oltralpe (Nguyen, op. cit., pag. 680) - poiché gli ospiti non alloggiavano “ouvertement”, ovvero in luoghi pubblici o comunque in ogni tempo controllabili senza particolari formalità. Tutti sanno che per poter effettuare dei controlli sulla proprietà privata – e casa ACCU 1 è pur sempre una proprietà privata - occorrono ben definiti presupposti legali. Ed è altrettanto noto che non sempre si trovano persone disposte ad aprire le porte non solo agli ecuadoriani, ma anche alla polizia, come ha fatto ACCU 1. Per cui, seguendo gli argomenti della difesa si giungerebbe all’assurdo di creare una presunzione a favore del recidivo rispetto a chi infrange la legge per la prima volta.
Sulla gravità dell’infrazione, si rinvia ai considerandi da 14 a 16, dovendosi dapprima opportunamente scendere nella disamina della seconda obiezione difensiva.
A torto.
Con riferimento all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, anche la miglior dottrina considera che la protezione dell’art. 32 CP può entrare in gioco solo in circostanze straordinarie, come ad esempio nel caso di un membro di un’associazione che in virtù di un contratto con l’autorità gestisce un asilo di accoglienza anche per bambini stranieri in posizione irregolare; nel caso della persona che assiste in qualità di consulente o mandatario lo straniero irregolare nelle pratiche presso l’autorità intese a far valere le sue libertà ed i suoi diritti sociali; nel caso della levatrice che fornisce assistenza ad una partoriente straniera soggiornante illegalmente; nel caso della persona che vive in comunione domestica con il coniuge straniero in posizione irregolare senza annunciarne la presenza all’autorità (DTF 127 IV 27; Nguyen, op. cit., pag. 678). Al di fuori di questo tipo di situazioni d’impunità, è ormai consolidato che chi mette a disposizione un alloggio, a pagamento o gratuitamente, ad uno straniero soggiornante illegalmente non può beneficiare della protezione dell’art. 32 CP, pur potendogli riconoscere di aver agito per motivi umanitari.
Non ne va diversamente se si sposta il discorso sullo “stato di necessità” (art. 34 cifra 2 CP), atteso che non sussistono in concreto elementi – né la difesa li ha sostanziati – atti a ritenere un “pericolo imminente e non altrimenti evitabile” per la vita, l’integrità personale, la libertà, l’onore o il patrimonio dei cittadini stranieri protetti dall’accusata.
12.1 Rientra nel concetto di fatto giustificativo extralegale, che per dottrina e giurisprudenza viene ad aggiungersi a quelli espressamente previsti dagli art. 32-34 CP, l’atto contrario alla legge che riunisce cumulativamente le seguenti condizioni:
il comportamento si rivela come modalità necessaria e appropriata per la messa in atto della difesa di interessi legittimi di un’importanza nettamente superiore a quella del bene protetto dalla disposizione violata;
l’atto costituisce l’unico modo possibile per conseguire la difesa di questi interessi.
Questa giustificazione extralegale dev’essere interpretata restrittivamente con esigenze particolarmente severe per quanto concerne la valutazione della sussidiarietà e della proporzionalità (DTF 127 IV 169; sentenza del 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo, inc. n. CAP 2003-48).
Proprio in una fattispecie ticinese, la giurisprudenza ha già avuto modo di negare l’esistenza della scriminante extralegale della salvaguardia di interessi legittimi, nel caso di un reporter italiano entrato illegalmente in Svizzera per seguire, a fini giornalistici (informazioni “di prima mano”) le vicissitudini di un gruppo di profughi di guerra provenienti dal Kosovo che entravano illegalmente nel nostro paese. Il caso è approdato al Tribunale federale, il quale ha ritenuto sussistere il primo elemento della scriminante, consistente nella prevalenza del diritto all’informazione del pubblico sul puro interesse dell’autorità amministrativa a controllare l’entrata di un cittadino straniero sul nostro suolo. Anche il mezzo era adeguato allo scopo perseguito; tale mezzo non era però il solo a disposizione del giornalista, e neppure l’unico adeguato, per il raggiungimento di questo scopo. Il giornalista ben poteva infatti, secondo il Tribunale federale, trovare altre soluzioni, ad esempio intervistando i profughi sulle loro traversie una volta rinviati in Italia, senza contravvenire all’ordine giuridico (in casu: attraversamento del confine senza passare da un valico ufficiale; DTF 127 IV 166 e segg.).
12.2 ACCU 1 ha agito, come ripetutamente detto, mossa da sentimenti di solidarietà umana assolutamente rispettabili.
Oggettivamente, avuto riguardo ai beni asseritamente minacciati, non vi era però in concreto nessun pericolo imminente ed impossibile da evitare in altro modo. La dignità e la salute dei cittadini ecuadoriani ospitati da ACCU 1 potevano essere tutelati impunemente, ad esempio dispensando cibo, cure e alloggiando queste persone per i primi giorni. L’accusata era comunque tenuta, nel seguito, annunciarne la presenza agli organi di polizia, rispondendo ai suoi doveri legali.
Ne deriva che la durata dell’ospitalità fornita dall’accusata esorbita chiaramente da un quadro di legalità.
Sostiene in proposito la difesa che la norma di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS dovrebbe essere interpretata alla luce della nuova LStr. Ora, se da una parte il nuovo art. 111 (n.LStr) ricalca pressoché testualmente i contenuti dell’art. 23 cpv. 1 LDDS quinto periodo LDDS, prevedendo comunque un rafforzamento delle pene, dall’altra parte nel Messaggio il Consiglio federale precisa in proposito che “questa disposizione penale è destinata a combattere la criminalità nell’ambito dell’attività dei passatori” (FF 2002, pag. 3447). Per la difesa l’intento del legislatore è quindi quello di punire l’attività dei passatori e non quindi i comportamenti umanitari, come quello tenuto nella circostanza dall’accusata.
Una visione che si urta però con la dottrina più accreditata, secondo la quale non è pensabile che con questa affermazione il Consiglio federale abbia inteso restringere la portata dell’infrazione penale, limitandola ai soli passatori “car elle serait contraire à la volonté de durcir le régime répressif. Probablement, la référence uniquement aux passeurs pour définir le but de la disposition est-elle incomplète” (Nguyen, op. cit., pag. 677).
Il giusto approccio è dunque quello di richiamarsi alla giurisprudenza in vigore, che considera punibile la persona che procura alloggio ad un cittadino straniero soggiornante illegalmente in Svizzera, ostacolando in tal modo l’azione di controllo dell’autorità (Nguyen, ibidem).
ACCU 1 non può quindi trarre argomenti a suo favore nemmeno dal Messaggio concernente la nuova legge federale sugli stranieri (LStr).
La norma in questione non definisce il caso di lieve gravità, per cui occorre anche qui ispirarsi alla dottrina ed alla giurisprudenza. Nel ricordato caso friborghese (il più recente a conoscenza dello scrivente giudice), la Cour d’appel pénal aveva considerato di lieve gravità il comportamento della docente che ospitò durante 3 mesi e mezzo un cittadino straniero soggiornante illegalmente. In una fattispecie più datata (1987), il Tribunale federale aveva osservato che nell’enunciazione della norma l’aiuto al soggiorno illegale è collocato per ultimo (quinto periodo), quasi a voler significare una sua minor gravità rispetto agli altri casi trattati, quali ad esempio la contraffazione di documenti o lo stesso soggiorno illegale attuato dallo straniero. Sulla base di queste considerazioni, il Tribunale federale aveva considerato di lieve gravità il caso di un esercente che aveva occupato nel suo ristorante un cittadino portoghese privo di permesso di lavoro per 20 mesi, dandogli ospitalità gratuitamente per 6 mesi durante questo periodo (DTF 112 IV 121). Per la dottrina può assumere ancora connotazione di poca gravità il caso di un cittadino straniero che soggiorna in Svizzera illegalmente, lavorando senza autorizzazione, per un periodo di 6 mesi (V. Roschacher, op. cit, pag. 74; si veda inoltre Nguyen, op. cit., pag. 682-683).
__________ __________ __________ con i 3 figli, per circa 1 mese,
__________ __________ __________, con i 2 figli, per circa 1 mese,
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,
__________ __________, per 3 mesi (luglio, agosto e ottobre 2003),
__________ __________, per una notte.
Sulla base delle considerazioni di diritto esposte più sopra (cfr. consid. n. 4) si deve ritenere che l’accusata non è punibile per aver dato ospitalità a __________ __________ __________ __________, __________ __________ __________ __________, __________ __________ __________ __________ e __________ __________ __________ __________. L’aiuto prestato in questi casi si è limitato a pochi giorni, in un caso addirittura ad una sola notte. Simile comportamento rientra nei limiti del “primo aiuto” o “primo soccorso”, ovvero in una fattispecie che la legge non ha voluto sanzionare. Da osservare poi che nel caso specifico di __________ __________ __________ __________ l’infrazione è tecnicamente esclusa, già per il fatto che la stessa disponendo di un valido permesso di soggiorno in Spagna era dispensata dall’obbligo del visto e non soggiornava quindi illegalmente.
Ne va diversamente per l’alloggio fornito a __________ __________ __________ __________ con i 3 figli, a __________ __________ __________ __________ con i 2 figli, e soprattutto a __________ __________ __________ __________. Siamo qui in presenza di un aiuto importante, che ha permesso di sottrarre al controllo dell’autorità ben 8 persone per una durata da 1 a 3 mesi.
Proprio questo aspetto quantitativo realizza gli estremi dell’infrazione.
Ciononostante, in base ai citati principi stabiliti dalla giurisprudenza e dalla dottrina, ben si giustifica di ritenere il comportamento tenuto da ACCU 1 come “caso poco grave” ai sensi dell’art. 23 cpv. 1 in fine LDDS, punibile (anche) solo con una multa.
ACCU 1 ha dichiarato di guadagnare ca. fr. 3'000.-- durante la stagione produttiva, ridotti a fr. 1'500.-- nella stagione invernale, ove il suo unico cespite d’entrata è rappresentato dalla rendita AI. Già per questo motivo si giustifica di pronunciare una pena pecuniaria ridotta, o comunque commisurata alle reali capacità finanziarie dell’accusata.
Giusta l’art 64 CP il giudice può inoltre attenuare la pena se - tra le altre cose - “il colpevole ha agito per motivi onorevoli”.
Al riguardo non v’è dubbio che ACCU 1 abbia agito per motivi onorevoli: ospitare contemporaneamente fino a 7 o 8 cittadini stranieri nella propria casa di 50 mq. significa dare prova di sentimenti umanitari non comuni. Equivale a rinunciare a parte della dignità di vita acquisita, per condividerla con persone meno fortunate.
In quest’ottica appare pacifico che l’accusata debba profittare dell’attenuazione della pena prevista all’art. 64 n. 1 CP.
Nel richiamato caso friborghese la Cour d’appel pénal aveva fissato la pena in fr. 300.-- di multa. In linea con questa giurisprudenza, tenuto conto delle particolarità della fattispecie in esame, non appare arbitrario condannare ACCU 1 al pagamento di una multa di fr. 200.--.
La politica in materia di immigrazione e di manodopera estera è di competenza esclusiva dell’Assemblea federale, rispettivamente del Consiglio federale. Il giudice non può conseguentemente intervenire in questi settori ed imporre il proprio apprezzamento, qualificando di legale un comportamento che infrange le norme di legge; il solo margine di manovra di cui dispone si colloca infatti sul piano dell’apprezzamento della colpa e della commisurazione della pena (sentenza 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo; CAP 2003-48).
P.Q.M visti gli art. 23 cpv. 1 LDDS; 49 cifra 4, 64 n. 1 CP; 9 e segg., 273 e segg CPP; 39 LTG;
rispondendo affermativamente ai quesiti posti sub 1, 2, 2.1., 4, negativo ai quesiti posti sub 1.1., 1.2., 1.3., decaduto il quesito posto sub 3;
dichiara ACCU 1,
autrice colpevole di lieve infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (art. 23 cpv. 1 LDDS) per i fatti compiuti a __________ __________ nel periodo fine maggio 2003 – 5 novembre 2003 nelle circostanze descritte nel decreto di accusa No. DA 4013/2003 del 2 dicembre 2003, limitatamente a otto cittadini ecuadoriani;
condanna ACCU 1 ,
alla multa di fr. 200.-- (duecento);
al pagamento della tassa di giustizia di fr. 600.-- e delle spese giudiziarie di fr. 230.-- per complessivi fr. 830.--;
ordina l'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata entro un anno se il condannato avrà pagato la multa e tenuto buona condotta (art. 49 cifra 4 CP);
assegna alla condannata il termine di tre mesi per il pagamento della multa e la avverte che in caso di mancato pagamento entro il termine la pena sarà commutata in arresto;
avvertite le parti del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
Ministero pubblico della Confederazione, Berna, Ufficio federale dell’immigrazione, dell’integrazione dell’emigrazione, Berna,
e, alla crescita in giudicato della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,
Sezione esecuzione pene e misure, Torricella,
Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,
Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.
Il giudice: Il segretario:
Distinta spese a carico di ACCU 1
fr. 200.-- multa
fr. 600.-- tassa di giustizia
fr. 200.-- spese giudiziarie
fr. 30.-- testi
fr. 1'030.-- totale