Incarto n. 17.2011.17
Locarno 6 aprile 2011/nh
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente, Franco Lardelli e Rosa Item
segretaria:
Federica Dell’Oro, vicecancelliera
sedente per statuire sul reclamo presentato il 28 febbraio 2011, a norma degli art. 393 cpv. 1 lett. b CPP (fed) e 12 cpv. 1 lett. a Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti (LEPM), da
RE 1 rappr. dall' DI 1
contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 15 febbraio 2011 dal Giudice dei provvedimenti coercitivi
esaminati gli atti;
posti i seguenti
punti in questione:
Se dev'essere accolto il reclamo.
Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Con decreto d'accusa n. 2811/2007 del 3 ottobre 2007, il Procuratore pubblico aveva proposto la condanna di RE 1, per guida senza la licenza di condurre o nonostante la revoca, alla pena pecuniaria di 90 (novanta) aliquote giornaliere da fr. 70.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 6'300.–, alla multa di fr. 1'200.– e alla revoca del beneficio della sospensione condizionale concesso alle pene detentive di 90 e 30 giorni, decretate nei suoi confronti il 15 gennaio 2003 e il 9 novembre 2006. Con sentenza 4 aprile 2008, il Giudice della Pretura penale, pronunciandosi sull'opposizione dell'accusato, gli aveva inflitto 360 ore di lavoro di pubblica utilità, confermando per il resto le proposte di pena e di revoca del beneficio della sospensione condizionale del Procuratore pubblico. Nella sua decisione il Giudice della Pretura penale aveva tenuto conto della richiesta 10 ottobre 2007 – indirizzata alla Sezione esecuzione pene e misure (SEPEM) e trasmessa alla Pretura – con la quale l'accusato aveva postulato la commutazione della pena pecuniaria in lavori di pubblica utilità, a motivo di una “situazione finanziaria non indifferente”.
B. RE 1 è nel seguito stato condannato – con decreto d'accusa n. 4596/2008 del 1° dicembre 2008 del Procuratore pubblico, rimasto incontestato – per guida in stato di inattitudine, infrazione alle norme della circolazione, inosservanza dei doveri in caso di infortunio, guida senza licenza di condurre o nonostante la revoca, alla pena pecuniaria di 90 (novanta) aliquote giornaliere da fr. 100.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 9'000.–, alla multa di fr. 1'500.–, con contemporanea conferma della revoca della sospensione condizionale alle pene detentive di 90 e 30 giorni, decretate nei suoi confronti il 15 gennaio 2003 e il 9 novembre 2006. La competente autorità di esecuzione, constatata l'impossibilità di procedere all'incasso della multa di fr. 1'200.–, della pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 100.– e della multa di fr. 1'500.–, aveva commutato le stesse in una pena detentiva la cui esecuzione ha avuto inizio il 7 aprile 2009. Con decisione 8 settembre 2009, il Giudice dell'applicazione della pena, accertato il raggiungimento del termine legale dei 2/3 della pena per il 12 settembre 2009 e una prognosi non negativa, ha concesso la liberazione condizionale a far tempo dalla predetta data, sottoponendo il condannato all'assistenza riabilitativa, alla cura medico psicologica e all'obbligo di controlli dell'alcolemia, con un periodo di prova di un anno (con scadenza quindi il 12 settembre 2010). RE 1 è nel contempo stato formalmente avvertito che, se durante tale periodo avesse commesso un crimine o un delitto o si fosse sottratto all'assistenza riabilitativa, il giudice avrebbe potuto ordinare il ripristino dell'esecuzione con l'espiazione dei residui 2 mesi e 18 giorni di detenzione. Il GIAP, con la medesima decisione, ha per finire ricordato a RE 1 l'obbligo di iniziare, secondo le indicazioni della SEPEM, la pena di 360 ore di lavoro di pubblica utilità di cui alla sentenza 4 aprile 2008 della Pretura penale.
C. Con scritto 23 marzo 2010, la Sezione pene e misure (SEPEM), autorità preposta per l'organizzazione del lavoro di pubblica utilità, aveva chiesto al Giudice dell'applicazione della pena (ora Giudice dei provvedimenti coercitivi) di commutare il lavoro di pubblica utilità in pena detentiva, in quanto RE 1 dopo aver effettuato 30.5 ore di lavoro di pubblica utilità era risultato positivo alle analisi di alcolemia, con conseguente sospensione del lavoro di pubblica utilità. Malgrado le opportunità offertegli per intraprendere un contatto con il Centro __________ per trovare una soluzione alle problematiche relative all'alcol, RE 1 non vi aveva dato seguito, con conseguente mancato rispetto delle direttive della SEPEM (ora Ufficio incassi e pene alternative).
D. Con decisione 15 febbraio 2011, il Giudice dei provvedimenti coercitivi, constatato che la condanna al lavoro di pubblica utilità era stata impartita perché una pena pecuniaria non era ipotizzabile e non erano adempiute le condizioni per una sospensione condizionale, ha commutato le 360 ore di lavoro di pubblica utilità, dedotte le 30.5 ore eseguite, in 82 giorni di detenzione, da espiare.
E. RE 1 è insorto contro tale decisione, con reclamo 28 febbraio 2011 a questa Corte. Egli evidenzia che avrebbe iniziato una convivenza con una donna ticinese, seria e fidata, che lo starebbe aiutando. Lavorerebbe inoltre dal 1° settembre 2010 (recte 2011) per la __________, quale addetto alla manutenzione per la __________, società che lavora anch'essa per il gruppo __________, che si sta occupando delle istallazioni di tecnica ferroviaria presso il portale sud della galleria di base del San Gottardo. Percepirebbe entrate medie mensili di almeno fr. 5'000.–. Rilevato che la pena detentiva di 82 giorni comporterebbe il suo licenziamento, quindi conseguenze nefaste, chiede – previo annullamento della decisione impugnata – la commutazione della pena detentiva in una pena pecuniaria.
Considerando
in diritto: 1. Gli articoli 363-365 CPP (fed) disciplinano la procedura in caso di decisioni giudiziarie indipendenti successive. Si tratta dei casi in cui il diritto penale prevede, soprattutto nell’ambito dell’esecuzione delle pene, l’obbligo per il giudice di completare posteriormente la sua sentenza oppure la possibilità di modificarla (Messaggio concernente l’unificazione del diritto processuale penale, FF 2006 pag. 989, pag. 1200). Giusta l’art. 363 cpv. 1 CPP (fed), il giudice che ha pronunciato la sentenza di primo grado emana anche le decisioni indipendenti successive demandate a un’autorità giudiziaria, per quanto la Confederazione e i Cantoni non dispongano altrimenti.
All’art. 10 LEPM il legislatore cantonale ha fatto uso di tale facoltà, trasferendo al Giudice dell’applicazione della pena (ovvero al Giudice dei provvedimenti coercitivi, art. 73 LOG) le competenze elencate nell'articolo stesso (lett. a-k). Al Giudice delle misure coercitive è stata in particolare conferita la competenza di sospendere, su istanza del condannato, l’esecuzione della pena detentiva sostitutiva della pena pecuniaria o della multa e decidere in sua vece sulla proroga del termine di pagamento, sulla riduzione dell’importo dell’aliquota giornaliera o della multa o sull’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità nei casi non contemplati dall’art. 363 cpv. 2 CPP (art. 36 cpv. 3 CP) [art. 10 lett. a LEPM], di convertire il lavoro di pubblica utilità in una pena pecuniaria o in una pena detentiva nei casi non contemplati dall’art. 363 cpv. 2 CPP (art. 39 cpv. 1 CP) [art. 10 lett. b LEPM] e di esercitare tutte le altre attribuzioni che il diritto federale riserva al giudice dopo la crescita in giudicato della sentenza penale, esclusi i casi in cui il diritto federale assegna espressamente la competenza al Tribunale che ha pronunciato la sentenza o che deve giudicare la nuova infrazione [art. 10 lett. k LEPM].
L’art. 363 cpv. 2 CPP (fed) prevede invece che il pubblico ministero o l’autorità penale delle contravvenzioni, che hanno pronunciato rispettivamente in procedura di decreto d’accusa o in procedura di decreto penale, emanano anche le decisioni successive. In questi casi la competenza è riservata esclusivamente a tale autorità e non vi è spazio per una differente disciplina cantonale.
L’art. 12 LEPM prevede dei mezzi di ricorso differenziati a dipendenza del tipo di decisione prese dal Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il condannato e il Ministero pubblico possono interporre reclamo ai sensi degli art. 393 e segg. CPP (fed) contro le decisioni del Giudice dell’applicazione della pena alla Corte di appello e di revisione penale nei casi dell’articolo 10 lett. a, b e k (cpv. 1, lett. a) oppure alla Corte dei reclami penali nei casi dell’articolo 10 lett. c-j (cpv. 1, lett. b); le altre decisioni in materia di esecuzione delle pene e delle misure sono direttamente impugnabili con reclamo alla Corte dei reclami penali entro 10 giorni (cpv. 2).
Le decisioni di competenza del pubblico ministero o dell’autorità penale delle contravvenzioni ex art. 363 cpv. 2 CPP (fed) possono invece essere impugnate secondo le modalità previste in caso di decreto d’accusa, ovvero mediante opposizione (Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, ad art. 365 CPP n. 5; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrecht, n. 1395; Schwarzenegger, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, ad art. 365 n. 4; Perrin, Commentaire Romand, ad art. 365 n. 13; Bernasconi e altri, Commentario CPP, ad art. 365 n. 2).
Sono invece impugnabili mediante appello, conformemente all’art. 399 cpv. 4 lett. g CPP (fed), le decisioni successive che sono emanate in occasione di una nuova condanna del giudice di prima istanza, anche se l’appello riguarda solo la decisione successiva e non l’ulteriore condanna oggetto del giudizio (Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente l’unificazione del diritto processuale penale, FF 2006 pag. 989, pag. 1202; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrecht, n. 1395; Heer, Basler Kommentar StPO, ad art. 365 n. 6; Schwarzenegger, op. cit., ad art. 365 n. 3; Perrin, op. cit., ad art. 365 n. 12).
La fattispecie in esame ha per oggetto la conversione del lavoro di pubblica utilità – stabilita dal Giudice della Pretura penale, quindi una decisione non contemplata dall'art. 363 cpv. 2 CPP (fed) – in una pena pecuniaria o in una pena detentiva (art. 39 cpv. 1 CP); rientra pertanto tra le decisioni di competenza del Giudice delle misure coercitive giusta l’art. 10 cpv. 1 lett. b LEPM e come tale può essere oggetto di reclamo alla CARP (art. 12 cpv. 1 lett. a LEPM). Ne discende la competenza, in concreto, di questa Corte.
L'art. 39 cpv. 1 CP offre al giudice l'alternativa di commutare il lavoro di pubblica utilità in una pena pecuniaria o in una pena detentiva. Da ciò si può dedurre che il legislatore non ha voluto escludere a priori la commutazione diretta in una pena detentiva. Questo tipo di commutazione presuppone tuttavia un pronostico negativo sulle possibilità di esecuzione di una pena pecuniaria; la formulazione di tale pronostico dovendo essere fatta in modo autonomo senza necessariamente ricorrere agli stessi criteri che disciplinano l'applicazione dell'art. 35 cpv. 3 o dell'art. 41 cpv. 1 CP, il giudice disponendo inoltre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 135 IV 121 consid. 3).
Il Giudice dei provvedimenti coercitivi – dopo aver ricordato che, rendendosi necessaria la commutazione del lavoro di pubblica utilità, l'art. 39 cpv. 3 CP pone la pena detentiva in secondo ordine rispetto alla pena pecuniaria – ha rilevato che “RE 1 era già stato condannato ad un lavoro di pubblica utilità proprio perché una pena pecuniaria non era ipotizzabile”. Dagli atti trasmessi a questa Corte dall'Ufficio incassi e pene alternative (già SEPEM) e dal Giudice della Pretura penale, emerge che la pena di 360 giorni di lavoro di pubblica utilità era stata stabilita dal Giudice della Pretura penale su richiesta dell'accusato medesimo, che lamentava “una situazione finanziaria non indifferente” (cfr. lettera RE 1 10 ottobre 2007 alla SEPEM). Certo, ora il reclamante produce le copie – trasmesse per fax – di un contratto di lavoro 12 ottobre 2010 con __________ (per un rapporto d'impiego che sarebbe iniziato il 1° settembre 2010) e di due conteggi di stipendio per i mesi di settembre 2010 e febbraio 2011 della medesima ditta. Ciò non è tuttavia sufficiente a comprovare che la situazione finanziaria a suo tempo lamentata da RE 1 per postulare la commutazione della pena pecuniaria in giorni di lavoro di pubblica utilità sia nel frattempo migliorata a tal punto da rendere possibile il pagamento della prima. Del resto, dagli atti traspare anche che il comportamento del reclamante denota un'assenza totale di volontà e di motivazione a collaborare all'esecuzione di una sanzione che aveva lui stesso proposto. Il lavoro di pubblica utilità da eseguirsi secondo le indicazioni della SEPEM (cfr. sentenza GIAP 8 settembre 2009 e sentenza Giudice della pretura penale 4 aprile 2008), iniziato il 17 novembre 2009 presso __________, ha infatti dovuto essere sospeso il 24 novembre 2009 (dopo 30.5 ore) “a causa delle analisi dell'alcolemia, risultate positive e nettamente al di sopra del limite consentito dalla SEPEM” (cfr. lettera SEPEM 23 marzo 2010 al GIAP). Nonostante i ripetuti solleciti della SEPEM, il reclamante non ha preso contatto con il Centro __________, né tantomeno ha dimostrato di aver intrapreso una cura ambulatoriale ed i controlli dell'astinenza del caso, in dispregio delle condizioni poste dalle menzionate decisioni dell'autorità giudiziaria e delle direttive della SEPEM (ora Ufficio incassi e pene alternative). Il comportamento di RE 1 denota pertanto l'assenza di volontà di espiare qualsiasi pena, quindi anche una pena pecuniaria (DTF 135 IV 121 consid. 3.3.3).
Il patrocinatore del reclamante sostiene che “più persone” e “l'attuale compagna” di RE 1 gli avrebbero “confermato” il radicale cambiamento del modo di vivere del patrocinato. Il reclamo non fa tuttavia menzione del nominativo delle predette persone, limitandosi a rinviare – a comprova della pretesa astensione totale “dal consumare bevande alcoliche” – ad una generica necessità di “assoluta astinenza da consumo di alcool” che gli sarebbe imposta dal datore di lavoro (reclamo, pag. 3-4). Nella documentazione prodotta dal reclamante non vi è tuttavia traccia di analisi eseguite a conferma della pretesa astinenza. A ciò si aggiunga che dai dati Movpop per il controllo cantonale della popolazione RE 1 risulta partito da __________ il 31 ottobre 2010 per destinazione ignota, mentre il conteggio di stipendio per febbraio 2011 indica ancora l'indirizzo di RE 1 in “”. Il recapito ora indicato dal reclamante “” (cfr. reclamo pag. 1), poi, non aiuta a stabilire il luogo di domicilio. Tutto ciò permette fin d'ora di pronosticare serie difficoltà nella procedura d'incasso della pena pecuniaria auspicata dal reclamante, che aggiunte alla situazione finanziaria di RE 1 di cui si è detto, rendono necessario rinunciare alla commutazione del lavoro di pubblica utilità in una pena pecuniaria e optare per una pena detentiva.
Il reclamante adduce, per finire, che l'obbligo di espiare la pena detentiva avrebbe per lui conseguenze “nefaste, perché verrebbe sicuramente licenziato dalla __________ ritrovandosi senza lavoro” (reclamo, pag. 4 in basso e pag. 5 in alto). A torto. I rischi di un licenziamento sono infatti rimediabili con l'espiazione in regime di semiprigionia, che RE 1 potrà chiedere con istanza motivata e documentata – segnatamente sul fatto di disporre di un'attività lucrativa regolare, con tasso d'occupazione minimo del 50% – al Giudice dell'applicazione della pena [art. 17 cpv. 1 Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure (REPM)].
Per questi motivi,
richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Il reclamo di RE 1 è respinto.
Non si prelevano né tasse né spese di giustizia.
Intimazione a:
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente La segretaria
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.