AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
35.2001.75
Data decisione, Autorità:
04.12.2002, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
35.2001.00075
mm/cd
Lugano
4 dicembre 2002
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo,
presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
con redattore:
Maurizio Macchi, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 18 ottobre 2001
di
__________,
rappr. da: avv. __________,
contro
la decisione del 27 luglio 2001 emanata
da
__________,
rappr. da: avv. __________,
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 4
settembre 1988, __________ nato nel ____ - all'epoca alle dipendenze della
__________ in qualità di bigliettario-motorista e, perciò, assicurato d'obbligo
contro gli infortuni presso l'__________ - è caduto, battendo a terra la
schiena.
A seguito
di quell'infortunio l'assicurato ha riportato una frattura compressiva di L1/L2
nonché una contusione al ginocchio sinistro ed alla spalla sinistra.
Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.
ha potuto riprendere la propria attività lavorativa al 100% a decorrere dal 26
settembre 1989 (con tuttavia una interruzione durante il periodo 8 maggio-2
settembre 1990).
1.2. Nel corso
degli anni, l'Istituto assicuratore ha riconosciuto il proprio obbligo
contributivo relativamente alle ricadute annunciategli il 18 marzo 1991
(inabilità lavorativa dal 19 febbraio al 17 marzo 1991), il 26 luglio 1991
(inabilità lavorativa dal 25 luglio al 28 agosto 1991), l'11 maggio 1992
(inabilità lavorativa dal 6 maggio al 9 giugno 1992), il 15 settembre 1992
(inabilità lavorativa dal 14 settembre al 18 ottobre 1992), il 20 settembre
1993 (inabilità lavorativa dal 9 settembre 1993 al ?) e, infine, l'11 settembre
1995 (inabilità lavorativa dal 13 settembre all'8 ottobre 1995).
1.3. Durante il
mese di aprile 1999, il dottor __________ ha informato l'__________ che, nel
frattempo, il proprio paziente aveva lamentato dei gravi problemi a livello
cardiaco. D'altra parte, il curante ha fatto stato di una recrudescenza dei
disturbi lombari (cfr. doc. _).
L'assicuratore
LAINF ha preso a proprio carico i costi delle misure fisioterapiche applicate a
__________.
1.4. In data 18
aprile 2000, il datore di lavoro dell'assicurato ha annunciato l'ennesima
ricaduta dell'infortunio del settembre 1988 (cfr. doc. ), ricaduta relativamente
alla quale l'_________ ha nuovamente riconosciuto la propria responsabilità
(cfr. doc. _).
Il dottor
__________ ha attestato, da parte sua, l'insorgere di una "lombaggine
acuta con colpo della strega" ed ha certificato una totale incapacità lavorativa
a contare dal 17 aprile 2000 (cfr. doc. _).
In data
19 maggio 2000, ha avuto luogo un incontro - a cui hanno preso parte
l'assicurato, un ispettore dell'__________ nonché alcuni rappresentanti del
datore di lavoro - in occasione del quale è stato convenuto, da un canto, che
__________ sarebbe stato inserito in turni non troppo gravosi per la sua salute
e, d'altro canto, che l'Istituto assicuratore - considerato il raggiungimento
dell'età pensionabile il 1° dicembre 2000 - avrebbe indennizzato la perdita
salariale dovuta alla minore presenza sul lavoro fino a fine novembre 2000
(cfr. doc. _).
In
realtà, dalle tavole processuali emerge che l'__________ ha corrisposto
indennità giornaliere corrispondenti ad una inabilità lavorativa del 50%, fino
al 28 febbraio 2001 (cfr. doc. _).
1.5. Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l'assicuratore LAINF, con
decisione formale del 29 maggio 2001, ha dichiarato __________ abile al lavoro
in misura completa a far tempo dal 1° marzo 2001, ciò tenuto conto dei soli
postumi residuali dell'infortunio assicurato interessanti la spalla sinistra.
Esso gli
ha quindi negato il diritto ad una rendita di invalidità (cfr. doc. _).
A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. ), l'_________, in data 27 luglio 2001, ha sostanzialmente
ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.6. Con
tempestivo ricorso del 18 ottobre 2001, __________ ha chiesto che l'__________
venga condannato a riconoscergli una rendita d'invalidità del 30/40%, nonché a
prendere a proprio carico ulteriori spese di cura (cfr. I, p. 3).
Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle
proprie pretese ricorsuali:
"
(…)
Debbo in primo luogo riconfermare quanto esposto
negli scritti già menzionati dall'avv. __________ del 24.7.2000 e 21.8.2000 ed
inoltre del 27.3.2001.
A sostegno del mio ricorso produco la
comunicazione redatta da dr. __________ in data 24.9.2001 e indirizzata al
medico dell'__________ nella quale si afferma che il solo esame avvenuto in
data 21.01.2001 non è sufficiente per negare il nesso tra l'infortunio
assicurato e i dolori di cui attualmente soffro e che mi hanno dapprima
impedito di svolgere tutte le mansioni lavorative e che anche ora mi
impediscono di svolgere piccoli lavori domestici e nella mia proprietà.
La prova comunque che il danno alla salute ha
avuto come conseguenza una duratura riduzione della capacità lavorativa è
senz'altro data dal fatto che dalla data dell'infortunio avvenuto oltre 12 anni
fa, sono state riconosciute ben 6 ricadute con pagamento di indennità
giornaliere perdita di salario di % elevate.
A mio avviso già nel 1992 si sarebbe dovuto
decidere sulla rendita d'invalidità, ma in ogni modo la stessa avrebbe dovuto
essere riconosciuta dalla primavera 2000, data dell'annuncio del peggioramento.
Ritengo, a questo punto, che un esame effettuato
da un perito neutro sulla scorta di quanto dichiarato dal mio medico curante,
possa finalmente chiarire quale nesso causale e adeguato intercorre tra
l'infortunio e i dolori che limitano la mia capacità lavorativa." (I)
1.7. L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).
1.8. In data 10
gennaio 2002, l'avv. __________ ha comunicato al TCA di avere assunto il
patrocinio dell'assicurato (cfr. VII).
1.9. Con allegato
del 31 gennaio 2002, l'insorgente ha osservato, in particolare, quanto segue:
"
(…)
Il ricorrente ha chiesto una rendita d'invalidità
essendo "assodato e fuori di discussione che i reliquati dell'infortunio
hanno comportato conseguenze non indifferenti" (doc. _).
La __________ sin dall'infortunio del 4.9.1988 ha
sempre riconosciuto dette conseguenze, versando le indennità giornaliere
durante le sei ricadute subite dal ricorrente e assumendo le spese di cura.
Contesta invece il carattere invalidante di tali conseguenze.
La vertenza tra le parti è sorta dopo la sesta
ricaduta del 17 aprile 2000. In precedenza il ricorrente ha sempre fatto quanto
da lui ragionevolmente esigibile per attenuare nel limite del possibile le
ripercussioni dell'infortunio subito anche se ciò ha comportato degli sforzi
considerevoli (DTF 113 V 28 consid. 4a; 107 V 20 consid. 2c), al punto di
aggravare sicuramente il suo stato di salute minato dall'infortunio del
4.9.1988, come ben dimostrano i documenti medici all'incarto della __________,
sopra sintetizzati. Dicasi altrettanto dell'azienda del ricorrente, come
attesta espressamente l'accordo con la __________ del 19.5.2000 secondo cui
"l'Azienda farà il possibile per evitare al signor __________ di svolgere
turni supplementari. L'azienda, su richiesta del signor __________, cercherà
inoltre di inserire il signor __________ in turni che non siano troppo gravosi
per la sua salute" (doc. _). Malgrado questa particolare attenzione della
ditta, sempre avuta verso il ricorrente nei 12 anni successivi all'infortunio,
dal 17.4.2000 al 30.11.2000, il ricorrente è risultato sempre inabile al lavoro
totalmente o parzialmente, nella misura del 50% (doc. _). E questo non a
seguito di malattia cardiaca, come tale non di competenza della __________, ma
semmai dei postumi infortunistici, mai contestati dalla __________ (doc. _).
In sostanza la __________, dopo avere
riconosciuto tutte e sei le ricadute del ricorrente ed in particolare l'ultima
del 17.4.2000, contesta la causalità esistente tra l'infortunio del 4.9.1988 e
la degenerazione lombo-vertebrale conseguente subita. Afferma in proposito il
medico di controparte, dott. __________, nel suo rapporto del 22.1.2001,
all'origine della decisione della __________ del 23.2.2001 (doc. _): "
Causalità: in data odierna alla colonna lombare si trova soprattutto uno stato
degenerativo a diversi livelli però non a livello della vecchia frattura. Tutti
i referti come pure le lombaggini acute parlano per un processo degenerativo e
non più infortunistico" (doc. _, p. 4). Da qui le conclusioni della
__________ secondo cui, in applicazione dell'art. 28 cpv. 4 OAINF, all'origine
della mancata ripresa dell'attività lucrativa e della diminuzione della
capacità di guadagno del ricorrente vi sarebbe l'età avanzata mentre che per le
"sole conseguenze infortunistiche, secondo il nostro medico di
circondario, l'attività del signor __________ può essere svolta senza
impedimenti" (doc. _). Questa tesi, contestata dal dott. __________ il
24.9.2001 (doc. _ v. anche doc. _), contrasta con tutto il decorso medico ed
amministrativo di cui ai documenti presenti nell'incarto della __________
stessa. Infatti, "i disturbi credibili, spiegabili e oggettivabili" lombo-vertebrali,
ritenuti tali il 1.10.1991 a tre anni dall'infortunio, dal medico di
controparte, dott. __________ (doc. _, pag. 5), lamentati dal ricorrente, sono
stati riscontrati dal 4.9.1988 sino al 30.11.2000 senza interruzione e non solo
alla vigilia del suo pensionamento.
Anzi, dagli atti della __________ risulta in modo
esplicito sin dall'inizio, dopo l'infortunio, la difficoltà per l'azienda del
ricorrente nell'occuparlo adeguatamente (doc. _), come pure l'impegno del
medesimo nel restare comunque il più possibile attivo sul posto di lavoro (doc.
_ e _). Indicativa al riguardo la dichiarazione del perito della __________ nel
suo rapporto del 24.1.1992 secondo cui "Il sig. __________ sopporta i
propri dolori alla schiena. Tiene duro. Non vuole cambiare mestiere. Sinora c'è
riuscito" (doc. _, retro).
D'altronde mai la __________, prima della sua
decisione del 23.02.2001 (doc. _) aveva messo in discussione la causalità tra i
disturbi lombo-vertebrali del ricorrente e l'infortunio del 4.9.1988. Tale
causalità è sempre stata semmai evidenziata da tutti i medici occupatisi del
ricorrente, siano essi stati della __________ o del ricorrente.
La __________ quindi da una parte riconosce, come
sempre avvenuto in precedenza, l'inabilità lavorativa del ricorrente dal
17.4.2000 al 30.11.2000 ma dall'altra nega una rendita d'invalidità sostenendo
la mancanza di un nesso causale tra detta inabilità e l'infortunio occorso il
4.9.1988. Per argomentare poi le indennità giornaliere versate sino al
28.2.2001, la __________ afferma che "Tale modo di procedere è stato
adottato unicamente per favorire l'assicurato, ormai prossimo all'età del pensionamento,
e che aveva alle spalle una lunga incapacità lavorativa a causa dei problemi di
cuore" (doc. _, p. 3), tanto più che la malattia al cuore non aveva un
carattere infortunistico e non era comunque all'origine dell'inabilità
lavorativa del 17.4.2000, dovuta semmai, come noto, ai dolori lombo-vertebrali
(doc. _).
Anomala appare piuttosto la decisione della
__________ di non riconoscere una rendita d'invalidità al ricorrente, alla luce
del decorso medico, lavorativo e amministrativo più volte sopra esposto. Appare
infatti artificioso affermare che l'inabilità lavorativa del ricorrente dal
17.4.2000 è dovuta ad uno stato degenerativo alla colonna lombare "a
diversi livelli però non a livello della vecchia frattura" (doc. _),
quando lo stesso medico di controparte, dott. __________, confermava tre anni
dopo l'infortunio la causalità tra i disturbi di tutto il tratto lombare e
l'infortunio (doc. _). Diagnosi come tale mai smentita dalla __________ prima
della decisione del 23.02.2001 (doc. _) e nemmeno dallo stesso medico di
controparte, dott. __________ che il 3.2.2000 diagnosticava una "sindrome lombo-vertebrale
in stato dopo frattura L1 in settembre 1988" (doc. _) e confermava la
causalità tra l'infortunio del 4.9.1988 e la ricaduta del 17.4.2000 (doc. _).
Tutta la fattispecie attesta invero, in 12 anni,
un iter di alterne abilità e inabilità lavorative dovuto a continui disturbi, e
quindi sofferenze, lombo-vertebrali, riconosciuti dalla __________ e sopportati
quasi eroicamente dal ricorrente (doc. _, retro) al punto da peggiorare assai
lo stato di salute.
Ora questa totale collaborazione, per ben 12
anni, del ricorrente, quasi sino all'ultimo attivo sul posto di lavoro, non
solo non viene presa in considerazione ma addirittura viene ignorata dalla
__________, sostenendo che l'inabilità lavorativa del 17.4.2000 non è dovuta ai
postumi infortunistici ma ad uno stato degenerativo lombo-vertebrale, quindi
all'età avanzata. Se detto stato degenerativo fosse dovuto all'età, esso non si
sarebbe riscontrato dall'infortunio del 4.9.1988 costantemente sino al
30.11.2000. È vero semmai proprio il contrario: si è giunti a questo stato
degenerativo a seguito dell'infortunio subito e soprattutto perché in 12 anni
il ricorrente ha sempre lavorato chiedendo l'intervento della __________ solo
ed unicamente in situazioni estreme (doc. _).
Il grado d'invalidità del 50% riconosciuto dalla
__________ dal 17.4.2000 al 28.2.2001 va quindi confermato (doc. _). In
ossequio all'art. 11b Lptca, il ricorrente lascia comunque a questo lodevole
Tribunale il compito di stabilire in modo definitivo il grado d'invalidità e la
data a partire da quando la rendita andava riconosciuta." (X)
1.10. In corso di
causa, questa Corte ha interpellato, in due diverse occasioni, il dottor
, medico di circondario dell', al quale è stato chiesto di
"… illustrare i motivi medico-scientifici che consentirebbero, a suo
avviso, di distinguere chiaramente i disturbi derivanti dai postumi residuali
della frattura L1 da quelli che invece sono provocati dalle alterazioni
degenerative presenti ad altri livelli della colonna vertebrale" (XV),
rispettivamente, di spiegare "… quale è stata la sorte della spondilosi
deformante a livello del segmento L2-L3, ritenuta essere dal dott. __________
una naturale conseguenza dell'infortunio assicurato, e ciò visto che nei suoi
referti non se ne fa menzione alcuna" (cfr. XXI).
Le
risposte del dottor __________ sono pervenute al TCA il 27 marzo 2002 (cfr. XVI
- allegato), rispettivamente, il 7 maggio 2002 (cfr. XXIII).
Le parti
hanno avuto modo di prendere posizione al riguardo (cfr. XVIII e XX nonché XXVI
e XXVII).
1.11. Con ordinanza
del 6 giugno 2002 (XXX), il TCA ha ordinato l’allestimento di una perizia
medica giudiziaria a cura del dottor __________, spec. FMH in neurochirurgia,
già __________ presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale cantonale di
__________.
1.12. In data 2
novembre 2002, il perito ha consegnato al TCA il proprio referto (XXXVII), il
quale é stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni (XXXVIII).
Le
osservazioni dell'assicurato datano del 26 novembre 2002 (XXXIX).
L’__________
ha, da parte sua, contestato le risultanze della perizia giudiziaria sulla
scorta dell’apprezzamento del 18 novembre 2002 espresso dal dottor __________,
medico di circondario a __________ (XL + allegato).
in
diritto
2.1. L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se l'__________ era o meno
legittimato a considerare __________ totalmente abile nella sua originaria
attività professionale e, quindi, in ultima analisi, a negargli il diritto di
percepire una rendita di invalidità.
Poichè
tale diritto gli è stato negato tenendo conto unicamente dei disturbi
localizzati alla spalla sinistra (i soli che secondo l'assicuratore si trovano
in una relazione di causalità naturale con l'infortunio assicurato) occorre,
preliminarmente, valutare l'eziologia dei disturbi dorsali lamentati da
__________. Qualora si dovesse concludere che questi ultimi costituiscono, anch'essi,
una naturale (ed adeguata) conseguenza dell'evento traumatico del settembre
1988, la questione riguardante il diritto ad una rendita di invalidità andrebbe
ridiscussa.
In ogni
caso, è già sin d'ora pacifico che, nella misura in cui il ricorrente, con il
proprio gravame, ha chiesto che l'Istituto assicuratore continui, anche dopo il
28 febbraio 2001, ad assumere i costi generati dall'ulteriore cura medica,
questa conclusione si rivela irricevibile.
In
effetti, per costante giurisprudenza, la decisione impugnata costituisce
il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame
giudiziale (cfr. DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi citata; DTF 122 V
36 consid. 2a; SVR 1997 UV 81, p. 294; STFA 12.10.1998 in re G.; STCA 24.10.1991
in re N.G., 4.5.1992 in re G.V., 3.9.1998 in re C. e 9.4.1999 in re G.V.).
Ora, né
con la decisione formale del 29 maggio 2001 (doc. _), né con quella su
opposizione del 27 luglio 2001 (doc. _), l'assicuratore LAINF convenuto si è
pronunciato in merito all'eventuale diritto ad ulteriori prestazioni di cura
medica.
Nel
merito
2.2. Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le
sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).
2.3. Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.
Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361 consid.
5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 51-53).
La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più
singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.4. In concreto,
l'__________ ha negato all'insorgente il diritto alla rendita di invalidità,
sostenendo che egli - nonostante i postumi dipendenti dall'evento traumatico assicurato
- potrebbe esercitare, senza alcuno scapito di
rendimento, l'attività di bigliettario-motorista presso la __________, ossia
l'attività svolta sino al raggiungimento dell'età pensionabile.
Va
precisato che l'Istituto assicuratore convenuto ha valutato la residua capacità
lavorativa di __________, facendo astrazione dai disturbi dorsali che egli
presenta (cfr. doc. _: "Sulla scorta della documentazione in nostro
possesso e degli ulteriori accertamenti disposti, il nostro medico di
circondario è del parere che, per le sole conseguenze infortunistiche,
il signor __________ sarebbe in grado di svolgere la propria attività presso la
spettabile __________, in misura completa. Le affezioni degenerative a
livello L2/L3 e L3/L4 non sono da mettere in relazione con l'infortunio in
oggetto" - la sottolineatura è del redattore).
L'__________
si è fondato sul parere del proprio medico di circondario, il dottor
__________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, espresso, la prima volta, in
occasione della visita medica di chiusura del 22 gennaio 2001.
Questo,
in particolare, il contenuto del relativo rapporto:
"
DIAGNOSI
Lombaggine acuta recidivante in sindrome lombo-vertebrale con una fortemente
avanzata su praticamente tutti i livelli con segni d'instabilità a livello
L2/L3, L3/L4 e L5/S1.
-
Stato dopo frattura L1 poco spostata in
settembre 1981.
-
Periartropatia omero-scapolare spalla
sinistra di lieve entità.
-
Stato dopo cardiopatia ischemica con ostruzione RPLS, lesioni
parziali della RIVA già note.
-
Stato dopo possibile infarto.
VALUTAZIONE
Attualmente l'assicurato asserisce dolori alla
parte bassa della colonna lombare, soprattutto con il tempo freddo. Alla spalla
sinistra è disturbato per certi movimenti, soprattutto sopra l'orizzontale.
Oggettivamente,
l'abduzione e la rotazione esterna della spalla sinistra sono modicamente
limitate. Lo sviluppo della forza sotto l'orizzontale è normale al braccio e
alla mano, tutti i tests come Jobe, Neer, ecc. sono negativi.
Alla spalla sinistra si tratta di una lieve
limitazione funzionale che non influisce molto sulla capacità lavorativa.
Lo stato clinico della colonna lombare è
discreto, i movimenti sono esigibili secondo l'età, però radiologicamente si
trova una forte degenerazione soprattutto in basso come pure a livello L2/L3,
L3/L4 con grandi osteofiti che sono sempre un sospetto per un'instabilità.
A livello del corpo lombare L1 c'è poca reazione,
la frattura è guarita senza deformazione.
Causalità:
In data odierna alla colonna lombare si trova soprattutto
uno stato degenerativo a diversi livelli però non a livello della vecchia
frattura. Tutti i referti come pure le lombaggini acute parlano per un
processo degenerativo e non più infortunistico."
(doc. _,
p. 3s. - la sottolineatura è del redattore).
Il medico
fiduciario dell'__________, seppure di transenna, ha ancora avuto modo di
pronunciarsi in merito alla natura dei disturbi presenti in sede lombare, con
l'apprezzamento del 4 aprile 2001:
"
I problemi principali riscontrati dal signor
__________ sono quelli alla colonna lombare e alla spalla sinistra.
Nella regione della colonna lombare si trova
soprattutto una forte degenerazione in basso e pure a livello L2/L3 e L3/L4 con
grandi osteofiti e una certa instabilità. A livello L1 non si può constatare
una reazione. Questo livello è molto calmo senza reazioni. La frattura è
guarita senza deformazione in posizione perfetta.
Alla spalla sinistra la mobilità sotto
l'orizzontale è perfetta, per contro lo svolgimento di lavori sopra
l'orizzontale talvolta non è molto fattibile. Preso conoscenza del rapporto
ispettivo del 2.4.2001 in relazione alla sua attività di bigliettaio-motorista
confermo l'esigibilità espressa nel mio rapporto del 22.1.2001 (non concerne i
problemi degenerativi della colonna lombare L2-L4).
Riteniamo che tutte le mansioni possano essere
svolte senza impedimenti, anche l'attività maggiormente pesante relativa allo
spostamento delle passerelle è fattibile sull'arco dell'intera giornata.
L'attività stessa permette delle pause naturali per riposarsi tra le varie
corse. Tutti i lavori devono essere svolti al massimo per mezz'ora. Nessun tipo
di lavoro dev'essere fatto di continuo, per un attimo dev'essere usata
maggiormente la schiena e per un altro momento di più la spalla." (doc. _)
Unitamente
al ricorso, __________ ha prodotto un rapporto, datato 24 settembre 2001, del
proprio medico curante, il dott. __________, spec. FMH in medicina generale, il
quale ha sostanzialmente sottolineato la difficoltà a distinguere i disturbi di
origine traumatica da quelli invece provocati dalle alterazioni degenerative plurisegmentali:
"
(…)
Il paziente - penso a giusta ragione - non è
d'accordo con questa decisione. Egli continua a lamentarsi di dolori alla
colonna lombare, anche a riposo, tanto da accusare disturbi anche se sta a
lungo in piedi o in posizione seduta.Sarebbe pure limitato anche per piccole
attività, per esempio lavori di giardino.
Sulla radiografia della colonna lombare da voi
organizzata (del 22.01.2001) viene descritto uno stato degenerativo soprattutto
della parte bassa della colonna lombare, quindi non a livello della vecchio
frattura. D'altra parte però lei stesso descrive sotto diagnosi una sindrome lombovertebrale
con una degenerazione fortemente avanzata su praticamente tutti
i livelli.
Non credo che, solo sulla base di una
radiografia, si possa distinguere con così grande precisione la causalità tra
infortunio e malattia. I processi degenerativi sui
livelli L3, L4 e L5, potrebbero essere stati causati indirettamente dalla
vecchia frattura (per esempio ad un aumento compensatorio del sovraccarico). Il
paziente stesso non dice di aver male solo nella regione L3-L5, non sa infatti
distinguere tra la regione lombare alta implicata nell'infortunio e la regione
lombare bassa i cui disturbi potrebbero essere anche attribuibili a processi
degenerativi d'origine non infortunistica. Si lamenta di dolori lombari, senza
riuscire a determinare se si tratta di dolori nella regione di L1 e L2 oppure
nella zona della colonna lombare bassa. Per lui il mal di schiena è cronico e
continuo dal giorno della frattura.
Credo che degli ulteriori accertamenti, penso per
esempio ad una TAC lombare, eventualmente con esami funzionali, od addirittura
ad una risonanza magnetica, dovrebbero poter confermare anche dei disturbi
degenerativi a livello delle vertebre L1 e L2, confermando così almeno
parzialmente una concausa a tutti i dolori lamentati dal paziente rapportabili
al vecchio infortunio.
Le chiedo quindi di riaprire il caso, di
rivedere le prestazioni che dovranno essere corrisposte all'assicurato, e di
provvedere - se lo riterrà indicato - agli esami indicati che potrebbero
chiarire in misura maggiore le responsabilità e le concause dell'infortunio e
della malattia.
Credo che non si potrà fare una separazione netta
e chiara tra quanti disturbi siano da attribuire al solo infortunio e quanti
siano di natura secondaria e degenerativa.(…)"
(doc. _ - la
sottolineatura è del redattore).
Il dott.
__________ ha così replicato alle considerazioni del medico curante
dell'insorgente:
"
Apprezzamento in merito allo scritto del dott.
__________ del 24.9.2001.
Siamo confrontati con un paziente 66enne e tutti
sanno che a quest'età quasi tutti presentano una reazione degenerativa alla
colonna lombare.
Nel presente caso si nota una certa reazione a
tutti i livelli, ma questo è, come già detto, normale. A livello L2/L3 e L3/L4
riscontriamo una reazione maggiore alla normalità.
Non è molto probabile che una frattura provochi
una maggiore degenerazione ad un altro livello, senza nessuna reazione a
livello danneggiato, In ogni caso si scatena inizialmente una degenerazione al
livello malato ed eventualmente, soltanto secondariamente, ad un altro livello.
L'esecuzione di una TAC confermerebbe soltanto
quanto detto sopra."
(doc. _)
In corso
di causa, per la precisione l'8 marzo 2002, questa Corte ha interpellato il
medico di circondario dell'__________, il quale è stato invitato - nell'ottica
di una possibile applicazione del disposto di cui all'art. 36 cpv. 2 LAINF e
della relativa giurisprudenza federale - ad "… illustrare i motivi medico-scientifici
che consentirebbero, a suo avviso, di distinguere chiaramente i disturbi
derivanti dai postumi residuali della frattura L1 da quelli che invece sono
provocati dalle alterazioni degenerative presenti ad altri livelli della
colonna vertebrale" (XV).
Questa la
risposta fornita dal dott. __________:
"
Alla consultazione del referto radiologico della
colonna lombare del 22.1.2001 paragonando il corpo vertebrale XII lombare 1
lombare 2, si notano noduli di Schmorl abbastanza grandi. L'altezza del corpo
vertebrale Th12 è anteriormente 25 mm, posteriormente 28 mm, a livello lombare
1 anteriormente 25 mm posteriormente 29 mm, al corpo vertebrale-lombare 2
anteriormente 28 mm posteriormente 30 mm.
Normalmente l'altezza di un corpo vertebrale
aumenta lievemente dall'alto in basso come summenzionato sopra. Si tratta
quindi di un'altezza completamente normale, la frattura non ha abbassato
l'altezza.
Si può dire anche che la frattura è completamente
guarita senza lasciare un danno nel senso di una deformazione a cuneo o un
abbassamento.
Un'instabilità a livello L1 è pure esclusa perché
mancano i tipici referti come ad esempio, un abbassamento del disco e i
cosiddetti "insertions-spurs".
I noduli di Schmorl sono un tipico segno di uno
stato dopo morbo di Scheurmann, una malattia attiva nell'adolescenza e non
oltre, però il rimanente danno influisce sicuramente anche in futuro.
Più in basso, a livello L2/L3, L3/L4 si trovano osteofiti
enormi quali segni di un'instabilità.
Le piccole articolazioni intervertebrali sono
ingrossate con irregolarità e calcificazioni soprattutto a livello L2/L3, L3/L4
e L5/S1.
Il disco L5/S1 è pure calcificato con delle osteofiti
però meno grandi rispetto in alto.
In conclusione si può dire che il corpo
vertebrale lombare 1 è completamente normale e corrisponde all'età. L'unico
danno è il vecchio nodulo di Schmorl.
Una frattura della colonna lombare normalmente fa
un abbassamento nel corpo anteriormente e/o posteriormente con una deformazione
a cuneo a un abbassamento globale. In questo caso però la frattura non ha per
niente deformato le strutture. La frattura è perfettamente guarita.
I dolori attualmente accusati dall'assicurato
sono dovuti ad un'instabilità a diversi livelli, da un'artrosi abbastanza
avanzata a diversi livelli, ma sempre localizzata in basso alla frattura"
(XVI 1 -
la sottolineatura è del redattore).
In data
24 aprile 2002 (XXI), lo scrivente TCA ha ritenuto indicato prendere nuovamente
contatto con il dott. , affinché si pronunciasse a proposito delle
conclusioni a cui era pervenuto un altro medico fiduciario dell', il
dott. __________, in occasione della visita di chiusura del 1° ottobre 1991
(cfr. doc. _).
Questo il
contenuto del referto datato 7 maggio 2002, mediante il quale ha essenzialmente
ribadito la propria tesi:
"
Secondo la definizione, una spondilosi è una
malattia degenerativa di un corpo vertebrale. L'affezione principale è spesso
un morbo di Scheuermann, spondilolisi e spondilolistesi, una frattura o una
scoliosi.
Quindi anche una frattura può formare una spondilosi,
ma a condizione che sia sullo stesso livello.
Attualmente sulle radiografie del 22.1.2001 della
colonna lombare non posso evidenziare a livello L1 una deformazione a cuneo
come fu descritta a suo tempo dal dr. __________.
A livello Th12/L1 e L1/L2 non si trova una spondilosi,
in quanto la situazione è molto stabile e senza insufficienza dei legamenti un
abbassamento del disco. All'inizio dell'anno 1991 il dr. __________ ed il dr.
__________ avevano già riscontrato un morbo di Scheuermann soprattutto alla
placca superiore di L2/L3, con parziale incavatura della placca superiore delle
stesse vertebre, spondiloartrosi L3/S1, un canale spinale stretto a livello L5
e una protusione dorsale del disco intervertebrale L4/L5 con estensione
laterale.
Non posso immaginarmi come una frattura
stabile a livello L1 possa scatenare così in fretta una degenerazione tanto
grave in basso alla colonna lombare, e non aver causato però dei danni a
livello della frattura stessa.
A mio avviso, l'assicurato ha subito questa
frattura a livello L1 e parallelamente ha sviluppato già in precedenza danni
degenerativi più in basso a causa di un grave morbo di Scheuermann (il morbo di
Scheuermann è una malattia che si sviluppa nell'adolescenza e in casi gravi,
molti anni dopo, può scatenare i danni summenzionati)."
(XXIII -
la sottolineatura è del redattore).
2.5. Allo scopo
di chiarire la fattispecie da un profilo eziologico, questa Corte ha ordinato
una perizia giudiziaria, affidandone l’esecuzione al dottor __________, spec.
FMH in neurochirurgia, già __________ del reparto di neurochirurgia
dell’Ospedale cantonale di __________.
Si dirà
immediatamente che il perito giudiziario - dopo aver ricostruito, in maniera
minuziosa, l’anamnesi dell'assicurato (cfr. XIII, 2-7) ed averne altrettanto
puntualmente descritto lo status, clinico e radiologico, a livello della
colonna vertebrale (cfr. XIII, p. 7-10) - si è parzialmente (ma comunque in
modo rilevante) scostato dalla tesi difesa dall'Istituto assicuratore
convenuto, sostenendo che l'infortunio assicurato deve essere ritenuto
parzialmente responsabile dei disturbi accusati da __________, nel senso che esso
ha causato un aggravamento direzionale di preesistenti alterazioni di
natura degenerativa, residui di un Morbo di Scheuermann:
"
3. Teilt der Experte die Schlussfolgerungen
28.08.2001 von Dr. __________ (vgl. insbesondere die ärztlichen Bewertungen vom
04.04. und 07.11.2001 und 07.05.2002) im Sinne, dass die Instabilität und die plurisegmentale
Arthrose nicht dem Unfall zuzuschreiben sind, und dass der Bruch vollständig
ausgeheilt ist?
Wenn nein, aus welchen Gründen?
Ich stimme mir der ärztlichen Bewertung von Dr.
__________ teilweise überein, indem die Instabilität und die plurisegmentale
Arthrose nicht eine Reaktion auf die Wirbelfrakturen sind, sondern krankheitsbedingt.
Diese wurden jedoch durch den Unfallrichtunggebend verschlechtert. Die
Wirbelbrüche sind radiologisch vollständig ausgeheilt. Dies bedeutet nicht dass
ein Teil der Beschwerden trotzdem bestehen bleibt."
(XXXVII,
risposta al quesito n. 3 di parte convenuta).
Per quel
che concerne specificatamente la frattura di L1, il dott. __________ ha
indicato, da un canto, che essa non può avere prodotto le alterazioni
degenerative localizzate a livello del segmento L3-S1. D'altro canto, sempre
secondo il neurochirurgo, da un profilo radiologico, la suddetta frattura è da
ritenere guarita, nondimeno, da un punto di vista clinico, è possibile che essa
provochi ancora dei disturbi residuali, anche se meno significativi rispetto a
quelli causati dalle alterazioni presenti più in basso:
"
- Ist die Fraktur des LWK1 vom 04.09.1988
abgeheilt?
Radiologisch ja, klinisch sind Restbeschwerden
von dieser Seite jedoch immer noch wahrscheinlich.
- Besteht ein Kausalzusammenhang zwischen den
gegenwärtig von Herrn __________ beklagten Beschwerden und dem Unfall vom
04.09.1988 mit Fraktur von L1?
Es besteht ein Kausalzusammenhang im Sinne einer
richtunggebenden Verschlechterung der degenerativen Veränderungen der unteren
LWS und wahrscheinlich auch noch Auswirkungen von der Fraktur von L1, wobei
letzteres weniger sicher und weniger bedeutungsvoll ist.
- Kann die Fraktur von L1 die Degeneration
vom L2/L3, L3/L4 und L5-S1 verursacht oder beschleunigt haben?
Nein."
(XXXVII,
risposta al quesito n. 1, 2 e 3 di parte ricorrente).
Rispondendo
ai quesiti n. 6 e 7 di parte ricorrente, il perito giudiziario ha quindi
giudicato errate le conclusioni a cui era pervenuto, a suo tempo, il dott.
, conclusioni che, del resto, avevano indotto il TCA ad interpellare
l'attuale medico di circondario dell', nel corso del mese di aprile
2002 (cfr. XXI):
"
6. Wie kann erklärt werden , dass der _____ -Arzt
Dr. __________ am 01.10.1991, gestützt auf das CT vom 23.05.1991, den
natürlichen Kausalzusammenhang grösstenteils als gegeben beurteilte und die
Mitwirkung der vorbestehenden Pathologie am Gesamtbild im Ausmass von 1/5
erachtete?
Der __________ -Arzt Dr. __________ erachtete die
degenerativen Veränderungen teilweise als Reaktion auf die Wirbelfrakturen, was
eindeutig falsch ist.
- Wie kann man erklären, dass der __________
-Arzt Dr. __________ die Spondylosis deformans von L2/L3 als eine natürliche
Folge des Unfalls vom 04.09.1988 bezeichnete?
Da durch die Frakturen keine Instabilität
entstanden ist, kann keine Spondylosis deformans in den angrenzenden Segmenten
entstanden sein. Eine Erklärung für diese falsche Beurteilung habe ich nicht."
(XXXVII,
p. 18s.).
Il dottor
__________ ha pure saputo illustrare - con dovizia di argomenti - le ragioni
che lo hanno condotto a formulare le sue conclusioni:
"
(…)
Bezüglich der Unfallkausalität bestehen zwei Problemkreise.
Erstens: Sind die degenerativen
Veränderungen im unteren Lumbalbereich eine Folge (Reaktion) auf die Frakturen
der LWK 1 und 2, oder handelt es sich um eine rein krankhafte Erscheinung?
Zweitens: Sind die
Frakturen der LWK 1 und 2 als ausgeheilt zu betrachten?
An dieser Stelle möchte ich darauf hinweisen, dass
die in den Akten häufig vorkommende Bezeichnung "Fraktur L1/L2"
nicht korrekt ist. Es gibt keinen Wirbelkörper L1/L2, sondern nur einen
Wirbelkörper LWK1 und/oder LWK2. Mit der Zeit wurde die Fraktur des LWK2 in den
Berichten ganz weggelassen.
Die Frakturen der LWK 1 und LWK2 mit einer nur
fraglichen Kyphosebildung haben mit an Sicherheit grenzender
Wahrscheinlichkeit keine Auswirkungen auf die untere LWS. Eine reaktive Spondylosebildung
kommt nicht in Frage. Die diesbezügliche Beurteilung durch Dr. _______ ist eindeutig falsch. Ich stimme mit
der Beurteilung von Dr. _______ überein,
dass es sich bei diesen degenerativen Veränderungen um eine selbständige, krankheitsbedingte
Störung handelt, wobei der M. Scheuermann eine Rolle spielt. Hingegen muss
dieser Umstand insofern berücksichtigt werden, als das Trauma eine kongenital
und degenerativ vorgeschädigte Wirbelsäule traf (siehe unten, Besprechung einer
allfälligen richtunggebenden Verschlechterung).
Zur zweiten Frage, ob die Frakturen abgeheilt sind,
ist folgendes zu bemerken: Die Frakturen blieben über all die Jahre konstant.
Es kann somit ausgesagt werden, dass die Frakturen radiologisch stabil und
ausgeheilt sind. Dies bedeutet jedoch nicht, dass sie dies auch klinisch sind
und nicht doch weiterhin zu Schmerzen führen können. Es ist zu bedenken, dass
bei einem solchen Trauma nicht nur die Wirbelkörper, sondern auch die
angrenzenden Strukturen
(wie die kleinen Wirbelgelenke) betroffen sind,
ferner fand auch eine Traumatisierung der angrenzenden Wirbelkörper,
insbesondere auch der tiefer lumbal gelegenen statt.
Meines Erachtens stellt sich hier ganz wesentlich
die Frage, ob das Trauma zu einer richtunggebenden Verschlechterung führte
oder führen konnte. Diesbezüglich ist nicht nur der radiologische, sondern
auch der klinische Verlauf von Bedeutung. Der Unfall führte unmittelbar zu
massivsten Kreuzschmerzen, vorübergehend auch mit Ausstrahlungen in ein Bein,
und es erfolgte eine notfallmässige Hospitalisation von zehn Tagen. Radiologisch kam es zu einer
ossären Läsion an der Wirbelsäule. Alle diese
Umstände bedeuten, dass eine ganz erhebliche Traumatisierung der LWS
stattgefunden hat. Solche Frakturen haben im Prinzip eine relativ gute
Prognose. In einer Kontrollstudie der SUVA von 987 Fällen mit Keilwirbelbildung bis zu 10° betrug die
durchschnittliche Arbeitsunfähigkeit 116 Tage, eine Invalidität trat in 8% der
Fälle ein, und eine Integritätsentschädigung musste in 12,3 % der Fälle
ausbezahlt werden.
Bei diesem Patienten muss nun berücksichtigt werden,
dass eine krankhaft vorgeschädigte Wirbelsäule vorlag. Der Verlauf war deutlich
verzögert. Es wurde praktisch nie mehr der vorherige Grad der Arbeitsfähigkeit
erreicht, die 100%ige Arbeitsfähigkeit bestand im Prinzip nur auf dem Papier.
Es wurde dem Patienten auch von ärztlicher Seite angeraten, eine leichtere
Stelle zu suchen. Die ärztlichen Bescheinigungen einer 50%igen Arbeitsfähigkeit
und die Angaben des Patienten, dass er stets auf fremde Hilfe angewiesen war
und seine beruflichen Aufgaben nicht voll erfüllen konnte, stimmen gut überein.
Von den behandelnden und den begutachtenden Ärzten wurden dem Patienten stets
Glaubwürdigkeit und ein guter Arbeitswille attestiert. Der Unfall hat eindeutig
zu einem "Knick" in der Leistungskurve des Patienten geführt. Er gab
konstant die gleichen Beschwerden einer verminderten Belastbarkeit der LWS
sowie die Unfähigkeit des Einhaltens unveränderter Körperstellungen an. Es hat
sich keine sekundäre Verschlechterung eingestellt, wie sie sich häufig - psychosomatisch
bedingt - entwickelt.
Die konstant gebliebenen Beschwerden können auch als
Brückensymptome aufgefasst werden.
Alle diese Umstände führen mich zur
Schlussfolgerung, dass bei diesem Patienten durch den Unfall eine
richtunggebende Verschlechterung eines krankhaften Vorzustandes im Sinne einer dauerhaften
Teilkausalität des heutigen Beschwerdebildes eingetreten ist.
Die aufgeführten Faktoren erklären wahrscheinlich
auch den Umstand, dass die Rückfälle, bei welchen es sich allerdings eher um
akute Verschlechterungen handelte, von der SUVA bis zur Pensionierung des Patienten als unfallkausal betrachtet wurden.
Es war meines Erachtens auch richtig, dass die schliesslich auch praktisch
eingetretenen 50%ige Erwerbseinbusse übernommen wurde.
Die Beurteilung der Unfallkausalität wäre nach
meiner Meinung sechs Monate oder ein Jahr nach dem Unfall in Anbetracht der degenerativen
Veränderungen nicht ganz einfach gewesen. Sicher gibt es aber keine
naturwissenschaftliche Erklärung für ein Erlöschen der Unfallkausalität nach
12 Jahren (!)"
(XXXVII, p.
13-15).
2.6. Unitamente
alle proprie osservazioni (XL), l’assicuratore infortuni convenuto ha prodotto
un referto, datato 18 novembre 2002, del dottor __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica presso l'Agenzia di __________.
Egli si è
espresso in termini critici a proposito del contenuto della perizia giudiziaria
del 2 novembre 2002, dichiarando finalmente di non poterne condividere le
conclusioni:
"
Dopo approfondito studio della perizia del dr.
__________ devo confermare la mia opinione espressa nell'apprezzamento del
18.3.2002.
Il dr. ________ conferma pure che la frattura del
corpo vertebrale lombare I e II con soltanto una deformazione a cuneo dubbiosa,
non ha con grande probabilità un influsso sulla colonna vertebrale inferiore.
Si tratta quindi di una malattia e non di una
causa dell'infortunio.
Secondo lui al momento dell'infortunio la colonna
lombare presentava già un danneggiamento congenitale e degenerativo.
Però nel suo apprezzamento, 2-3 frasi più in
basso, scrive invece, contrariamente a quanto sopra, che la frattura può avere
un influsso sulle parti anche più inferiori e sulle strutture, come per esempio
le piccole articolazioni vertebrali.
Per me questo influsso non è possibile da
immaginare senza una deformazione a cuneo, senza lesione del disco e senza
frattura nella regione dell'arco vertebrale o proprio nell'articolazione. Pure
alla colonna lombare si trovano forti legamenti che stabilizzano bene
soprattutto le parti posteriori.
È chiaro che un incidente che comporta una
frattura può causare inizialmente forti dolori e problemi sul lavoro, questo
non l'abbiamo mai negato. Per quanto concerne lo studio di controllo della Suva
citato dal perito, il quale ha rivelato che i casi con deformazione a cuneo
fino a 10°, comportano un'inabilità di 116 giorni e un'invalidità dell'8%.
In questo caso però si tratta di una frattura che
è guarita senza deformazione, neanche a cuneo, e secondo l'esperienza della
vita, una tale frattura guarisce entro mezz'anno o un anno.
È anche strana la conclusione del dr. __________
che 6 mesi dopo l'infortunio, una valutazione della causalità non era molto
semplice, però 12 anni dopo non esisterebbe più una spiegazione per rifiutare
il caso secondo la scienza medica.
Per questo infortunio la __________ è stata molto
generosa e ha accettato pure un'inabilità abbastanza lunga. Però ad un certo
punto, soprattutto 12 anni dopo l'infortunio senza reazione sul livello delle
fratture, si deve negare un nesso causale tra i disturbi attuali e
l'infortunio.
Quando sarebbe esattamente subentrato lo stato
quo sine è molto difficile da valutare a posteriori." (XL bis)
In caso
di perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi
imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto,
nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per
fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF 125 V 352 consid.
3b/aa e riferimenti ivi menzionati).
Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia
richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso risultato (DTF 101 IV
130).
Il
giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa
opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in
dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.
Deve
tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario ha uno statuto speciale
nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone
alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata
al servizio della giustizia (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 nella causa B., U
288/99, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario,
lo specialista consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è
sottoposto alla comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne
esclusivamente la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa riveste un valore
probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15
gennaio 2001 succitata, consid. 3a: "Ein Administrativgutachten lässt sich
somit hinsichtlich seines Stellenwerts im Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung
nur sehr beschränkt mit einer gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen").
In
concreto, il rapporto peritale del 2 novembre 2002 non contiene contraddizioni.
Il solo
fatto che il dottor __________ - specialista nella materia che qui interessa,
alla cui competenza anche l'Istituto assicuratore medesimo fa, di tanto in
tanto, capo - abbia manifestato un apprezzamento divergente rispetto a quanto
fatto dal medico di circondario non basta ovviamente per qualificare come contradditoria
la sua perizia.
Se così
fosse, il TCA si troverebbe - sistematicamente - a doversi scostare dalle
conclusioni peritali, non appena il medico di fiducia dell'assicuratore
interessato esprime una diversa valutazione della fattispecie (ciò che,
naturalmente, accade con una certa frequenza, in presenza di referti peritali
sfavorevoli all'assicuratore).
D’altra
parte, la perizia giudiziaria presenta tutti i requisiti posti dalla
giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico,
piena forza probante (cfr. RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid.
1b): in particolare, l’esperto giudiziario ha espresso la sua valutazione in
modo chiaro, motivato e convincente, dopo aver proceduto ad un esame
approfondito del caso.
Lo
scrivente Tribunale non vede quindi ragioni che gli impediscano di fare proprie
le conclusioni a cui é pervenuto il dott. _________.
Tutto ben
considerato, ricordato che, conformemente ad una costante giurisprudenza, per
ammettere il nesso di causalità naturale non è necessario che l'infortunio
rappresenti la sola causa oppure la causa diretta del danno alla salute (cfr.
DTF 112 V 376s. consid. 3a; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 101), può
senz'altro essere riconosciuta l'esistenza di un nesso di causalità naturale
(ed adeguata - cfr., a quest’ultimo proposito, DTF 118 V 286 e 117 V 365 in
fine) fra i disturbi dorsali di cui ancora soffre _________ e l'evento
traumatico del settembre 1988.
Con le
proprie osservazioni datate 26 novembre 2002, il patrocinatore dell'__________
ha osservato, fra le altre cose, che "… il ricorrente prima di sospendere
il lavoro per problemi cardiaci ed eccezion fatta per cinque brevi ricadute, ha
svolto regolarmente e in modo normale il proprio lavoro per oltre 10
anni", motivo per cui "l'elemento scatenante nella vita
dell'assicurato non è stato l'infortunio ma sono stati i suoi problemi
cardiaci: è dall'apparizione di questi ultimi che il signor __________ non ha
più ripreso in maniera completa il proprio lavoro" (XL).
Al
riguardo, il TCA osserva che, dalla chiusura del caso principale (1992) in poi,
__________ si è visto costretto ad annunciare ben sette ricadute - giustificate
dalla problematica lombare - relativamente alle quali l'__________ ha sempre
riconosciuto la propria responsabilità (cfr. consid. 1.2. e 1.3.).
L'ottava
ricaduta è stata annunciata nel corso del mese di aprile 2000 e, in ragione dei
disturbi dorsali ivi segnalati, l'Istituto assicuratore convenuto ha
corrisposto all'insorgente indennità giornaliere corrispondenti ad
un'incapacità lavorativa del 50% sino al 28 febbraio 2001 (cfr. consid. 1.4.).
Vero è
che, in occasione dell'audizione del 24 gennaio 1992, il datore di lavoro
dell'assicurato si era dichiarato soddisfatto del suo rendimento. Non può
tuttavia essere ignorato che già allora __________ aveva segnalato di soffrire
di persistenti disturbi residuali alla schiena, ma comunque di volere
"tenere duro", poiché non intenzionato a cambiare professione (cfr.
doc. _).
Infine, è
certamente errato sostenere che fu la problematica cardiaca ad impedire una
totale ripresa dell'attività lavorativa.
Dal
certificato 17 aprile 2000 del dott. __________ emerge infatti che, da un
profilo cardiologico, il ricorrente era stato dichiarato completamente abile al
lavoro già a decorrere dal 10 aprile 2000. La successiva incapacità lavorativa
era stata provocata da una "lombaggine acuta con colpo della strega il
17.04.2000" (cfr. doc. _).
L'incarto
va quindi retrocesso all'Istituto assicuratore convenuto, affinché proceda a
riesaminare la questione concernente il diritto ad una rendita di invalidità,
tenuto conto, questa volta, sia dei disturbi alla spalla sinistra che di quelli
alla schiena.
2.7. Vincente in
causa, il ricorrente, patrocinato da un avvocato, ha diritto ad un'indennità
per ripetibili da mettere a carico dell'autorità amministrativa convenuta (cfr.
art. 108 cpv. 1 lett. g LAINF). La sua domanda intesa ad essere posto al
beneficio dell'assistenza giudiziaria gratuita diventa pertanto priva d'oggetto
(cfr., fra le tante, STFA 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é accolto.
§ È
annullata l'impugnata decisione su opposizione dell'__________.
§§ È
accertata l’esistenza di un nesso causale naturale ed adeguato fra l’infortunio
del 4 settembre 1988 ed i disturbi accusati dall'assicurato alla schiena, così
come ai considerandi.
§§§ L'incarto
è retrocesso all'__________ affinché riesamini la questione concernente il
diritto dell'assicurato ad una rendita di invalidità.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
L'__________
verserà al ricorrente fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster