AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2003.19
Data decisione, Autorità:
03.02.2004, TCA
Raccomandata
Incarto n.
31.2003.19
ZA/tf
Lugano
3 febbraio
2004
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il vicepresidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 7 novembre 2003
di
rappr. da: __________
contro
la decisione del 9 ottobre 2003 emanata
da
in materia di art. 52 LAVS
In relazione alla
fallita ___________________
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________ il 3 febbraio __________ (estratto RC informatizzato). In seguito ha
trasferito la propria sede a __________ e poi a __________ (FUSC del
__________e __________).
Lo scopo
sociale della società consisteva in attività nel campo delle importazioni ed
esportazioni in genere, ed in particolare nel campo dei prodotti alimentari,
nonché il commercio in genere, ed in particolare di prodotti alimentari.
ha assunto la carica di amministratore unico della __________, con diritto di
firma individuale, dal 3 febbraio 2000 al 16 aprile 2002 (data delle proprie
dimissioni; estratto RC informatizzato).
La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in
seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° febbraio 2000 al 31
dicembre 2002.
La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa
dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal
mese di agosto 2000 e precettarla a partire dal mese di dicembre 2000 (cfr.
allegato _ doc. _, pag. 6).
In data
22 maggio 2002 e 11 giugno 2002, il Pretore di __________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento della __________, rispettivamente la liquidazione del
fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del __________).
In data
26 giugno 2002, la Cassa ha insinuato all'UEF di __________ il proprio credito
per un importo di fr. 12'514.65 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD
e AF non soluti per gli anni 2000 e 2001 (cfr. allegato _ doc. _, pag. 2).
In data 5
novembre 2002, l'UEF di __________ ha rilasciato un attestato di carenza beni a
seguito di fallimento per l'intero credito insinuato dalla Cassa (cfr. allegato
_ doc. _ e allegato _ doc. _).
1.2. Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 giugno 2003 la Cassa ha emesso
nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
di fr. 11'396.65 per contributi impagati nel 2001, in via solidale con
__________ per analogo periodo e importo (cfr. allegato _ doc. _).
1.3. Con
opposizione 24 giugno 2003, __________ ha respinto l'addebito di intenzionalità
e grave negligenza, sostenendo che l'unico vero amministratore della __________
era __________, precisando:
"(…)
- Per quanto attiene direttamente l'obbligo di
pagamento dei
contributi sociali, ho
richiesto più volte al signor __________, il quale provvedeva direttamente al
pagamento delle fatture, se avesse regolarmente versato quanto dovuto.
Egli mi ha sempre
dichiarato espressamente di aver provveduto al pagamento di quanto dovuto, e
solo ora mi accorgo di come ciò risulti essere un'ulteriore bugia raccontata da
questa persona. Informo per completezza che da quanto mi risulta, a carico del
signor __________ sono già stati avviati accertamenti penali per il reato di
truffa nei confronti di partner contrattuali.
Proprio poiché il
signor __________ non godeva più della mia massima fiducia, in data 28 gennaio
2002 egli mi ha rilasciato una dichiarazione, secondo la quale egli,
legittimatosi quale azionista totalitario della __________, ha dichiarato di
rendersi interamente responsabile dei debiti della società menzionata, compreso
quelli avverso le Istituzioni sociali, sollevando l'amministratore unico da
ogni responsabilità. Con questa dichiarazione ero dunque certo di non essere
responsabile per eventuali debiti insorti, come nel caso in esame.
Questa dichiarazione è
inoltre la chiara dimostrazione di come io non avessi potere decisionale e di
come il signor __________ si sia assunto qualsiasi responsabilità derivante dal
mancato pagamento dei contributi sociali. Il fatto poi che il signor __________
sia stato iscritto quale direttore in data 16 maggio 2002, dopo le mie
dimissioni, è la prova inoltre che egli è rimasto a capo della società durante
il seguente periodo.
(…)
- La responsabilità per il danno cagionato
richiede pure che vi sia
stata intenzionalità oppure negligenza grave
del datore di lavoro.
La negligenza grave è
data qualora il datore di lavoro commetta un'omissione di quanto si può
ragionevolmente esigere da ogni persona capace di discernimento in un'identica
situazione e nelle medesime circostanze (DTF 108 V 202).
A questo proposito,
l'Istituto delle assicurazioni sociali conclude semplicemente che dunque
sarebbero dati i presupposti per un'azione di risarcimento dei danni,
dimenticando quanto già menzionato in precedenza. In particolare l'autorità
giudicante avrebbe dovuto considerare che il sottoscritto non era in grado di
determinare la volontà della società, essendo da un lato sicuro dell'avvenuto
pagamento e non essendo d'altro lato la persona che si occupava materialmente
dei pagamenti della società. Nella decisione la negligenza sembra essere
semplicemente presunta dal momento che il pagamento dei contributi non è stato
effettuato e ciò non può essere accettato" (allegato _ doc. _).
__________ non ha
interposto opposizione.
1.4. Nella sua
decisione su opposizione del 9 ottobre 2003 la Cassa, riconfermandosi nella
propria decisione del 4 giugno 2003, ritiene che le argomentazioni fatte valere
da __________ non possono essere prese in considerazione. Il fatto di aver
delegato la gestione della società a __________ (la Cassa si è riservata di
analizzare la posizione di __________ quale amministratore di fatto ed
eventualmente di procedere nei suoi confronti) e di aver riposto la massima fiducia
in quest'ultimo non esimerebbe __________ u dalla propria responsabilità ex
art. 52 LAVS (cfr. doc. _).
1.5. Con ricorso
7 novembre 2003, __________, rappresentato dall'avv. __________, ha respinto
l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, motivando:
" 8. Nella
presente fattispecie, come dimostrato con la dichiarazione
prodotta, l'azionista unico, signor
__________ si era dichiarato interamente responsabile per i debiti della
società, compreso gli oneri sociali. Anche se tale accordo ha unicamente
valenza interna tra le parti, esso è indicativo per dimostrare in quale
situazione si trovasse l'amministratore unico della società.
Il signor __________ infatti non
aveva alcun potere decisionale all'interno della società, che era in concreto
gestita unicamente dal signor __________.
Il ricorrente non era un impiegato
della società, non era stabilmente presente presso la società, né ritirava
personalmente la posta. Egli infatti nemmeno era a conoscenza dei richiami di
pagamento che giungevano alla società e si limitava a registrare i movimenti
contabili che gli venivano presentati. Si ricorda che la sede della società era
a Sementina, mentre gli uffici del signor __________ erano a __________. Si
chiede pertanto di sentire quale teste l'organo di revisione, la __________,
nella persona del signor __________, il quale non potrà che ribadire i fatti
indicati, confermando che nemmeno l'interpellazione dell'organo di revisione
avrebbe potuto chiarire la situazione.
Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale,
richiamo documenti, edizione documenti.
- A precise
richieste del signor __________, il signor __________ rispondeva di aver pagato
i contributi sociali, contrariamente al vero. Egli prometteva di consegnare le
ricevute, ma al successivo incontro con l'amministratore trovava un'ulteriore
scusa per rinviare ulteriormente la consegna. Il signor __________ non solo non
era a conoscenza del mancato pagamento dei contributi sociali, ma l'agire in
sé, dell'azionista unico impediva allo stesso di verificare l'ossequio degli
obblighi, e ciò con false dichiarazioni e promesse, che però mai erano
mantenute.
Non ci si trova dunque confrontati con
una negligenza dell'amministratore, ma bensì con un attivo comportamento
ostruzionistico da parte dell'azionista unico, il quale era l'unica persona a
completa conoscenza dell'attività della società.
Non è dunque corretto sostenere
semplicemente che il signor __________ ha avuto un ruolo passivo,
accontentandosi delle rassicurazioni del signor __________. Il ricorrente ha
infatti richiesto attivamente la documentazione attestante l'avvenuto
pagamento, ma nel caso in cui l'azionista unico non è in buona fede,
l'amministratore unico può essere facilmente raggirato.
Secondo il Tribunale federale inoltre
l'amministratore che non ha agito perché gli è stato tenuto nascosto il mancato
pagamento dei contributi sociali non è responsabile (STFA inedita 9 maggio
19994 nella causa T.B. consid. 4).
Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale,
richiamo documenti, edizione documenti.
- La
negligenza grave è data qualora il datore di lavoro commetta un'omissione di
quanto si può ragionevolmente esigere da ogni persona capace di discernimento
di un'identica situazione e nelle medesime circostanze (DTF 108 V 202). Ciò
implica che la Cassa non possa semplicemente concludere che, qualora esistesse
una diversa soluzione o una ulteriore possibilità di agire, il ricorrente sia
automaticamente tenuto al risarcimento in quanto negligente; è infatti da
valutare se questo comportamento che viene esatto sia ragionevolmente esigibile
nelle stesse circostanze da ogni persona.
Ora, l'azionista unico, conoscente del
ricorrente, non aveva mai dato adito a dubbi in merito alla volontà di pagare
quanto dovuto, soprattutto in merito a imposte o oneri sociali. Quando egli
aveva affermato di aver pagato quanto dovuto, il ricorrente non aveva percepito
la necessità di svolgere approfonditi controlli, viste le promesse di consegna
a breve delle ricevute. Tale comportamento è quello che ragionevolmente sarebbe
stato adottato dalla maggior parte dei datori di lavoro.
Il signor __________ non è dunque
stato negligente nel controllo dei pagamenti degli oneri sociali, in quanto da
un lato non aveva la possibilità di visionare i dati che gli venivano promessi,
ma non consegnati; d'altro canto l'amministratore non aveva motivo di dubitare
della correttezza dell'azionista unico.
Non va dimenticato che il danno alla
Cassa è stato causato dal fallimento della società; non è tuttavia automatica
la responsabilità dell'amministratore nel caso di fallimento della società per
il danno creato dal fallimento stesso. Nel presente caso tale responsabilità è
anzi da escludere, vista l'esclusiva gestione della società da parte
dell'azionista unico, il quale disponeva del capitale sociale ed effettuava
personalmente i pagamenti.
Prove: documenti, testi, perizia, interrogatorio formale,
richiamo documenti, edizione documenti.
- È vero che
il ricorrente ha inoltrato le dimissioni dopo oltre due anni dall'entrata in
funzione. È pur vero che le pretese della Cassa hanno quale oggetto i
contributi per l'anno 2001, mentre le dimissioni risalgono al 16 aprile 2002.
Ai sensi dell'art. 699 CO, l'assemblea generale deve aver luogo entro 6 mesi
dalla chiusura dell'esercizio annuale. Nel mese di aprile 2002 il signor
___________ stava ancora infatti preparando i conti dell'anno 2001 per
l'assemblea ordinaria. Non appena dunque il ricorrente, dopo varie promesse e
vane attese, si è reso conto che in realtà l'azionista unico l'aveva ingannato
e non aveva pagato i contributi, egli ha immediatamente inoltrato le proprie
dimissioni.
Per stessa ammissione della Cassa, nel
corso dell'anno 2000 erano state inviate diffide dal mese di agosto 2000 ed
erano state avviate esecuzioni nel corso del mese di dicembre 2000.
Evidentemente questi oneri erano in seguito stati pagati, ciò che dunque non
lasciava presupporre al ricorrente la mancata volontà dell'azionista unico di
pagare quanto dovuto." (doc. _)
1.7. La Cassa, in
risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:
"
1.1. In merito alla richiesta di audizione,
quale teste, del signor ___________ della ____________, __________, organo di
revisione della __________, la Cassa rileva che l'assunzione di tale mezzo di
prova è ininfluente ai fini di causa.
Infatti, come peraltro già evidenziato nella
decisione su opposizione, il ricorrente, nella veste di amministratore unico
della società e nell'adempimento delle attribuzioni inalienabili giusta l'art.
716a CO, avrebbe dovuto attivarsi, accertandosi personalmente e puntualmente
presso la Cassa che la __________ avesse pagato i contributi paritetici (cfr.
in particolare pagine 6-7 della decisione su opposizione del 9 ottobre 2003).
1.2. Inoltre, la Cassa sottolinea che la
responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è da mettere
in relazione né alla gestione di una società per sé stessa né ad eventuali
cause di un fallimento, bensì alla modalità di esercizio dell'obbligo di
vigilanza riguardo al pagamento dei contributi paritetici che, nel caso di
specie, la _____________ ha lasciato scoperto per gli anni 2000 e 2001, con
inizio della morosità (cronica) a partire dal mese di agosto 2000.
La circostanza addotta dal ricorrente al punto 11.
del suo ricorso, segnatamente che la società, dopo l'intervenuta morosità, ha
proceduto nel 2000 al pagamento dei contributi paritetici non costituisce
motivo sufficiente di discolpa. Infatti, a mente della giurisprudenza, non può
essere riconosciuto alcun motivo di giustificazione se il differimento dei
pagamenti era cronico e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le
procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano ad uno stadio avanzato,
come nella presente fattispecie (cfr. dettagli evoluzione incassi, allegati al
doc. _; STCA del 18 marzo 2003 in re R.C. e S.C. e giurisprudenza ivi citata).
- Visto quanto sopra esposto, la Cassa chiede a
codesto lodevole Tribunale che la decisione su opposizione del 9 ottobre 2003
venga confermata e il ricorso presentato in data 7/10 novembre 2003 dal signor
__________ sia respinto, essendo chiaramente data la sua responsabilità per
avere causato alla Cassa il danno in violazione delle prescrizioni per
negligenza grave." (doc. _)
1.8. In data 19
dicembre 2003, ___________, rappresentato dall'avv. __________, ha osservato:
"
entro 10 giorni dalla ricezione del termine per
presentare ulteriori mezzi di prova, con la presente si chiede venga sentito
quale teste il signor __________.
Il teste, fratello dell'azionista unico e
impiegato presso la società, potrà anch'egli dimostrare come si presentava la
realtà dei fatti in merito alla gestione effettiva della società, in
particolare per quanto riguarda la ricezione delle fatture, il pagamento di
queste e le rassicurazioni date dal fratello in merito agli avvenuti pagamenti.
Si ribadisce inoltre l'importanza dell'audizione
testimoniale della ___________, nella persona del signor ___________,
già notificato nel ricorso 7 novembre 2003.
La stessa Cassa aveva infatti sostenuto a pagina
6 della decisione 9 ottobre 2003, qui impugnata, che "…l'amministratore
unico deve verificare puntualmente e personalmente che vengano effettivamente
versati alla Cassa, interpellando l'ufficio di revisione per attingere a
dati contabili oggettivi, dai quali si può dedurre che vi sono oneri
sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della
società."
Non si comprende quindi come la Cassa possa ora
sostenere, nella risposta di causa, che "in merito alla richiesta di
audizione, quale teste, del signor __________ della __________, organo di
revisione della __________, la Cassa rileva che l'assunzione di tale mezzo di
prova è ininfluente ai fini della causa".
Vista l'importanza che la stessa Cassa conferisce
alle conoscenze dell'organo di revisione, il signor __________ chiede che il
signor __________ possa precisare quanto a sua conoscenza in merito alla
situazione contabile della società." (doc. _)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Con il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse
disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione
degli artt. 81 e 82 OAVS.
Mentre,
per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono
di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali,
ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati
fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa
contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b,
121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo
2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella
causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C.,
U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01,
consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni
transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76
consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser,
ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).
2.3. Ai sensi
dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono
essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha
notificate.
In via di
principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in
vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1°
gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i
campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.
L'art. 52
cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro
un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai
rimedi giuridici.
Inoltre,
secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di
regola non sono accordate ripetibili.
Per quel
che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS,
nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni
della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e
superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA.
Nel
merito
2.4. In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur
1989, pag. 63).
Il TFA ha
recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi
interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.5. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno
2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104);
i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A.
e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale
degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori
(cfr. art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle
assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni
ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa
T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03,
consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
Nell'evenienza
concreta, dall'istruttoria (e per stessa ammissione del ricorrente (cfr.
allegato _ pag. 6), dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei
salari (cfr. allegati _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non
saldati, che ammonta a fr. 11'396.65.
Del resto
il convenuto non ha contestato l'importo del danno.
2.6. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.7. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.8. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si
può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53).
I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa.
Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser,
op. Cit. P. 658).
Nel caso
di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).
La giurisprudenza
ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla
Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid.
1b).
Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244
consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.9. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
ha assunto la carica di amministratore unico della _______________, con diritto
di firma individuale, dal 3 febbraio 2000 al 16 aprile 2002 (data delle proprie
dimissioni).
2.9.1. ___________
sostiene di non essersi mai occupato della gestione della società. ___________
lo avrebbe sempre rassicurato del buon andamento della ditta e dell'avvenuto
pagamento dei contributi sociali.
Accettando
il mandato di amministratore unico della ______________, ____________ ha
assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 2 dicembre
2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B.
e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V.
e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H
403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid.
6b).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a __________ (presunto organo di fatto della società), bensì anche
e soprattutto all'amministratore unico ___________, trattandosi di attribuzioni
inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001
nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S.,
consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura
"dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella
causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H
234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid.
3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto,
nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il
TFA ha rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1
CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione
non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza
scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde
___________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a
dire che era ___________ ad occuparsi della conduzione e la gestione della
società. Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una
carica meramente formale e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla
conduzione della ____________, visto che sarebbe stato ___________ ad avere in
mani le redini della società e a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo
la fiducia che ___________ riponeva in lui, non concretizzano qualsivoglia
motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA
del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STCA del 24 marzo 2003
nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi
dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla
gestione della società, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo
subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr.
STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
amministratore unico di una società anonima, non ha svolto un sufficiente
controllo.
Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati,
peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS
(cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA
dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA dell'8
ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile 2003
nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1;
DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del
l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Egli
era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una
corretta tenuta della contabilità aziendale (cfr. STFA del 2 dicembre 2003
nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una
volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie
dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA
del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore
unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo
di presunto organo di fatto di ___________, non giustifica comunque la
passività di ___________. Il convenuto non poteva, nella veste di
amministratore unico di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo
passivo nella società. Il fatto di non verificare concretamente l'avvenuto
pagamento dei contributi sociali - vista l'importanza in questo ambito -
costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag.
14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 +
237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto verificare
puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero
effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa
B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02,
consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00,
consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01
- H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01,
consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione (
unitamente alla Cassa) attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio
2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto
dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà
finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e
M. C., H 349/01, consid. 2.4). Richiedere oggi l'audizione dell'ufficio di
revisione nella persona del signor ___________ appare, come vedremo in seguito,
superfluo (cfr. consid. 2.10)
Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza dell'amministratore unico. I controlli gli
avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società
(cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA
dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA
del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa
- e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e
- F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da
diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dall'agosto
2000 (circostanza questa confermata dallo stesso ricorrente, doc. _ pag. 6;
cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4.).
Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato
immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
Il
convenuto non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che le sue
richieste di informazioni sono restate lettera morta o che il comportamento di
____________ era di tipo ostruzionistico (cfr. STCA del 17 giugno 2003 nella
causa V., P. e C, Inc. 31.02.7-9, consid. 2.11.1; STCA del 4 dicembre 2002
nella causa G., Inc. 31.00.37, consid. 2.7.1). La lunga permanenza nella
società, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le cose, senza
verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA
del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio
2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5). L'asserita circostanza che il
"deus ex machina" della società fosse _____________, e che
quest'ultimo creava difficoltà nel dare informazioni e nel trasmettere
documenti, a nulla sussidia la tesi del convenuto, ritenuto che le incombenze e
i doveri dell'amministratore di una società anonima sono quelli stabiliti dalla
legge, che come tali non sono suscettibili di deroghe. Nell'ipotesi in cui un
organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà
trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue
dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H
269/01, consid. 5.2). Del resto lo stesso ricorrente ha sostenuto di "non
aver percepito la necessità di svolgere approfonditi controlli" (cfr.
doc. _ pag. 5). Nemmeno può discolparsi sostenendo che "nel caso in cui
l'azionista unico non è in buona fede, l'amministratore unico può essere
facilmente raggirato" (cfr. doc. _ pag. 5). La completa inesperienza e
la fiducia che si ripone in terze persone non sono idonee a giustificare nei
confronti della Cassa il comportamento di totale inattività dell'amministratore
(cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STCA del 24
marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Se
Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il
compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente
sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni
contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003
nella causa C., H 33/03, consid. 5.7).
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _____________, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella
causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da __________, ne determina la
sua responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa
B., H 310/02, consid. 4.5). Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva
apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società
anonima (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella
fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se
i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una
grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269), dovere che risulta accresciuto quando si tratti,
come in concreto, di un amministratore unico (cfr. STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002
nella causa B, H 31 279/01, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa
F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01,
consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a).
Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA
del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.9.2. Non è quindi
sufficiente asserire di essere membro del CdA con funzioni puramente
tecniche (nel caso di specie trattasi di aspetti contabili) per non
incorrere in nessuna responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre
2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 27 marzo 2000 nella
causa V.G e R.N, H 272/99 Ws, consid. 3c; STFA del 29 agosto 1997 nella causa
G.M, H 318/95; STCA del 22 maggio 2002 nella causa S., Inc. 31.02.3, consid.
2.8.1).
Questo
principio è stato ancora ribadito per esteso dal TCA in una sentenza non
pubblicata del 6 agosto 1998 nella causa M.B., Inc. 31.96.29-30, dove un
amministratore, al quale erano state esclusivamente affidate competenze
tecniche, è stato ritenuto responsabile del danno subito dalla Cassa poiché non
aveva ottemperato al suo obbligo di vigilanza e di diligenza prescritto dalla
legge.
Nella
fattispecie, proprio perché trattasi di compiti contabili, al ricorrente non
poteva e non doveva sfuggire nulla, in primis il pagamento dei contributi
sociali.
2.9.3. Quanto al
fatto che ____________ abbia esonerato ___________ da ogni responsabilità (cfr.
allegato 2.1, doc. _), è ininfluente nel rapporto esterno con la Cassa,
trattandosi di mera questione interna, riferita al rapporto di diritto privato
tra il ricorrente e il presunto amministratore di fatto (cfr. STFA dell'11
novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 3.1, 3.2 e 4.3; STFA del 28
aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.2; STFA del
27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3;
STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid.
10.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5;
STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 30
aprile 1998 nella causa C.S e C.B, H 159+164/97, pag. 7).
2.9.4. Il ricorrente
sostiene inoltre che nei confronti di _____________ si stato aperto un
procedimento penale, e che è per questo che avrebbe chiesto a quest'ultimo di
esonerarlo da ogni responsabilità per i debiti della società (cfr. consid.
2.9.3, allegato 2.1. doc. _). Tali affermazioni non hanno nessuna rilevanza.
Secondo
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato
dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quello che
concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la valutazione della
colpa commessa (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid.
5.6; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01, consid. 5; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 2a). Egli si scosta tuttavia
dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto qualora i fatti
stabiliti in sede di procedura penale e la loro qualificazione giuridica non
siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche di diritto penale
prive di rilievo dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali (cfr. DTF
125 V 242 consid. 6a e sentenze ivi citate; STFA dell'8 ottobre 2003 nella
causa C., H 33/03, consid. 5.6; STFA del 17 febbraio 1999 nella causa G., H
184/98, consid 4b).
2.10. Infine, per quanto riguarda la richiesta di
assunzione di prove fatta dal ricorrente, corollario del diritto di essere
sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante
giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere
dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16
consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.
In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di ____________, in quanto i
fatti di cui dovrebbe riferire sono stati ampiamente chiariti e dal TCA tenuti
in considerazione. Neanche la testimonianza del signor __________ (organo di
revisione) servirebbe al ricorrente, in quanto se quest'ultimo avesse
interpellato l'organo di revisione unitamente alla Cassa, si sarebbe accorto
dell'arretrato contributivo (sul tema audizione testi cfr. STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 +
237/02 + 239/02, consid. 6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H
208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H
177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01,
consid. 3c; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid.
2c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid.
4a.) Va rammentato che non occorre far capo
all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del
giudizio (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid.
3.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01,
consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il
segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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