AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2001.40
Data decisione, Autorità:
28.05.2002, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
31.2001.00040
ZA/cd
Lugano
28 maggio 2002
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo,
presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Zaccaria Akbas
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 14 dicembre
2001 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
Cassa di comp. AVS __________
contro
__________,
rappr. da: st.leg. avv. __________,
In relazione alla fallita __________,
ritenuto, in
fatto
1.1. La
__________ , con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio il
__________ 1999 (cfr. doc. _).
Lo scopo
sociale consisteva nella costituzione di aziende commerciali, bar, ristoranti,
night club e la partecipazione ad altre imprese analoghe, ecc (cfr. doc. _).
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 9 settembre
1999 all'11 maggio 2000, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _,
allegato _ a docc _).
La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS __________ in
qualità di datrice di lavoro dal 1° marzo 1999 al 30 aprile 2000 per la
gestione del __________, mentre per il __________ dal 1° luglio 1999 al 30
aprile 2000.
La
__________ è entrata in mora con il pagamento dei contributi sin
dall'affiliazione. La Cassa ha iniziato per questo motivo ad inviare
sistematicamente delle diffide ed a promuovere le procedure esecutive (cfr.
doc. _).
Con
decreti del 17 ottobre 2000 e 3 gennaio 2001, la Pretura di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per
mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del __________ 2001).
Il
fallimento è stato definitivamente chiuso in quanto nessun creditore ha
anticipato le spese all'UEF come richiesto nella pubblicazione apparsa sul
Foglio Ufficiale svizzero.
1.2. Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 15 ottobre 2001 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art.
52 LAVS per fr.101'673.55, in via solidale con __________ per analogo periodo
ed importo, concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati
per il periodo 1° marzo 1999 - 30 aprile 2000 (cfr. doc. _).
1.3. Con
opposizione 16 novembre 2001, __________, rappresentato dallo studio legale
avv. __________, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza,
sostenendo che egli non sarebbe responsabile per il periodo antecedente la sua
nomina di amministratore unico.
Unico
gestore della società sarebbe stato sin dall'inizio __________, azionista
unico. Vista la precisione con cui __________ amministrava la società,
__________ non aveva motivo per dubitare che i contributi non venissero pagati.
Solo nel corso del 2000, __________ si sarebbe reso conto di una situazione
anomala, da qui le proprie dimissioni l'11 maggio 2000.
in data 27 ottobre 2000 ha inoltre inoltrato denuncia penale contro __________
per titolo di bancarotta fraudolenta, amministrazione infedele e diminuzione
dell'attivo in danno dei creditori.
solleva inoltre l'eccezione di perenzione in quanto a suo dire la Cassa sarebbe
venuta a conoscenza del danno a partire dalla cancellazione della ragione
sociale dal Registro di commercio avvenuta nell'agosto 2000.
1.4. Con
petizione 14 dicembre 2001, la Cassa, precisando dapprima che __________ non ha
interposto opposizione, ha postulato la condanna di __________. In merito
all'eccezione di perenzione ha osservato:
"
(…)
II solo fatto che una società sia cancellata dal Registro di
commercio non vuole ancora dire che nel contempo diventi anche insolvente.
Tant'è vero che le pratiche ancora in corso in quel momento presso gli Uffici
esecuzione e fallimenti continuano normalmente la procedura tramite il
liquidatore o eventualmente la delegazione tutoria fino alla conclusione della
pratica stessa. Solo al momento del pronunciamento del fallimento le stesse
sono ritornate al creditore.
Nel caso specifico il danno é quindi sorto il più presto il giorno
della pubblicazione dell'avviso provvisorio di apertura di fallimento avvenuta
sul FUSC no. __________ 2000.
È quindi a decorrere da questa che la Cassa è a conoscenza che i contributi
non potranno più essere incassati tramite la procedura ordinaria. Di
conseguenza la perenzione non esiste essendo la decisione di risarcimento danni
stata notificata il 16 ottobre 2001."
(Doc. _)
Nel
merito la Cassa ha osservato che:
"
(…)
La __________, era amministrata in un primo tempo, in qualità di
amministratore unico dal signor __________. Egli entrò nel consiglio di
amministrazione in tale veste a decorrere dal 28 gennaio 1999 e fino al 9
settembre 1999 (iscrizioni a Registro di commercio).
II 9 settembre 1999 erano scaduti i contributi dovuti al 31 luglio
1999 (scadenza 10 agosto 1999) ma non lo erano ancora quelli relativi al mese
di agosto 1999 (scadenza 10 settembre 1999).
I contributi fino al 31 luglio 1999 sono stati regolarmente pagati
(cfr. dettaglio emissione conteggi mensili) motivo per cui al signor __________
non è stata intimata una decisione di risarcimento danni.
Per contro, il signor __________, secondo la giurisprudenza del
TFA, è ritenuto responsabile non solo per il mancato pagamento dei contributi
correnti, ma anche per quelli che erano già scaduti al momento dell'assunzione
del suo mandato in seno al CdA in quanto il dovere di sorveglianza è esteso anche ai
contributi scaduti (cfr. RCC 1992 pag. 269 consid. 7b), che nella fattispecie
erano quelli relativi al mese di agosto 1999.
Da parte della Cassa, non solamente il signor __________ è stato
chiamato a risarcire il danno causato, ma anche il signor __________ che, come
già detto in precedenza non ha elevato opposizione alla relativa decisione.
II solo fatto che il signor __________ si sia fatto rilasciare
dall'amministratore unico una procura generale che gli conferiva qualsiasi
libertà di manovra sia dal lato amministrativo sia da quello finanziario della
società in questione non hanno rilevanza nell'ambito della responsabilità ex
art. 52 LAVS. Dette dichiarazioni devono essere piuttosto inserite nel contesto
civilistico del rapporto tra i due.
(…)
Nella fattispecie, il signor __________, in base alla
giurisprudenza consolidatasi attorno all'art 52 LAVS, avrebbe eventualmente
dovuto rassegnare le proprie dimissioni o adottare delle misure necessarie,
costatando che dei contributi non venivano pagati. Di questo fatto egli ne era
perfettamente a conoscenza in quanto già dal mese di novembre 1999, l'Ufficio
esecuzione e fallimenti di __________ intimava al signor __________ il primo
precetto esecutivo.
Infatti, è dal momento in cui sono rassegnate le dimissioni che
cessano le responsabilità dell'amministrazione.
Al contrario, una simile passività, secondo la giurisprudenza
federale, a dispetto della conoscenza di mancati pagamenti di contributi
dovuti, deve essere considerata un'inosservanza per negligenza grave delle
prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).
Quindi, nel caso specifico se l'amministrazione avesse adottato
queste procedure, molto probabilmente non si giungeva all'intimazione di una
decisione di risarcimento danni qui contestata. Infatti già i primi contributi
richiesti alla __________, non sono stati regolati puntualmente alla loro
scadenza.
Per il loro incasso si doveva procedere all'emissione di precetti
esecutivi. Tuttavia i contributi fino alla fine di luglio 1999 sono stati
pagati. A decorrere da quelli del mese di agosto 1999, sono state regolarmente
promosse delle esecuzioni sino a giungere al fallimento senza più incassare
contributi. (…)" (Doc. _)
1.5. Con risposta
11 febbraio 2002 il convenuto, rappresentato dallo studio legale avv.
__________ a, ha chiesto al TCA di controllare la tempestività della petizione,
l'avvenuta perenzione del credito risarcitorio ed ha ribadito quanto sostenuto
in sede di opposizione precisando:
"
(…)
In concreto la gestione operativa della società competeva
integralmente a __________, proprietario esclusivo della società, struttura che
quest'ultimo aveva voluto per suoi scopi personali, che fu costituita su sua
specifica istruzione e impostata come da sua decisione, ossia affidata a lui
per l'integralità della gestione sulla base della procura generale che egli già
al momento della costituzione era intenzionato a farsi rilasciare per poter
agire come meglio credesse in nome e vece della società. La carica degli
amministratori era dunque stata assunta a titolo di meri prestanome.
La fiduciaria dove è attivo
__________, __________, era semmai stata investita di tenere la contabilità
della società e a tale mansione si era limitata.
La documentazione agli atti
dimostra come __________ abbia in effetti amministrato la società in ogni sua
attività. Particolarmente esemplificativo è il doc. _ da cui si evince che
__________ sottoscriveva i contratti di lavoro in qualità di
"amministratore unico della __________ ".
Ne deve derivare, contrariamente
a quanto ritenuto dalla Cassa, che unico organo responsabile della __________
era ed è il signor __________. Il convenuto non essendosi mai in alcun modo
ingerito nella gestione della società, non competendogli alcuna facoltà
decisionale, non avendo mai disposto del capitale sociale, non avendo mai
espletato alcun atto per suo conto, non può essere identificato quale organo
della società, sebbene formalmente iscritto a Registro di Commercio.
Prove: c.s.,
richiamo dall'UEF-__________ dell'inc. relativo al fallimento della __________;
edizione dal __________, di tutti i documenti relativi al conto no. __________,
in particolare dei documenti di apertura, degli estratti conto e dei documenti
relativi alle singole operazioni; edizione da __________ (I) di tutta la
documentazione in suo possesso relativa alla __________, inerente il periodo
febbraio 99/maggio 00.
- Assolutamente non condivisibile è la
conclusione che l'attrice vorrebbe trarre dal disposto di cui all'art. 716 a
CO. Secondo la Cassa __________ "avrebbe dovuto rassegnare le proprie
dimissioni o adottare delle misure necessarie, costatando che dei contributi
non venivano pagati", constatazione che avrebbe dovuto trarre dai richiami
e dai precetti esecutivi intimatigli.
Se non che, dai documenti esibiti dalla
Cassa, emerge che gli estratti conto venivano inviati alle sedi di __________ e
__________ dei due esercizi pubblici, mentre dei precetti esecutivi non v'è
traccia agli atti, potendosi comunque supporre che siano stati intimati alla
sede di __________ della società; documenti che dunque finivano tutti nelle
mani di __________ e che il convenuto non vide mai.
Il convenuto non poté dunque mai rendersi
conto dello scoperto accumulatosi verso la Cassa.
Per contro già si è detto in sede di
opposizione di come __________ fosse preciso nella consegna dei giustificati
contabili alla __________; ne fanno prova i documenti agli atti (doc. _
annesso al doc. _ prodotto dalla Cassa). In particolare i documenti relativi al
personale venivano puntualmente consegnati ogni mese ai fini della tenuta della
contabilità, con riferimento ad ogni dipendente, per il quale veniva allegato il foglio paga con la minuziosa
indicazione del salario lordo, dei contributi trattenuti, e del salario netto,
il cui versamento risultava comprovato dal relativo assegno. Non vi era quindi
motivo di dubitare del corretto pagamento dei contributi paritetici.
Solo a
2000 inoltrato, dopo che __________ aveva dato segni di irreperibilità, il
convenuto si rese conto di una situazione anomala e provvide quindi a
dimissionare, segnatamente l'11 maggio (doc. _).
Non è
dunque corretto ritenere che __________ sia venuto meno al suo dovere di
sorveglianza. Secondo consolidata giurisprudenza i membri del CdA hanno
l'obbligo d'intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate solo se dalle
informazioni raccolte sorgano motivi di sospetto di una gestione scorretta o
negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale.
Peraltro,
ad ulteriormente sostanziare la fiducia dell'amministratore, rilevasi come non
si trattasse di una delega a un direttore o a un procuratore bensì allo stesso
proprietario della società.
Prove:
c.s.
- In sede
di opposizione il convenuto aveva già avuto modo di informare circa la denuncia
penale inoltrata contro __________, in data 27 ottobre 2000, per titolo di
bancarotta fraudolenta, amministrazione infedele e diminuzione dell'attivo in
danno dei creditori (richiamo dal lodevole Ministero pubblico, __________,
dell'inc. no. __________ relativo al procedimento penale a carico di
__________).
La
situazione veniva spiegata il 15 novembre 2000 all'Ufficio imposte alla fonte
(doc. _), che - compresa l'assoluta estraneità del convenuto al mancato
pagamento delle imposte alla fonte (pure rimaste scoperte per un certo importo)
e preso atto della denuncia penale - notificava lo scoperto al solo signor __________
(doc. _).
Prove:
c. s., richiamo incarto penale come sopra individuato."
(Doc. _)
1.6. Con scritto
19 febbraio 2002, la cassa ha osservato:
" con
riferimento alla vostra lettera del 13 febbraio 2002, "termine per
presentare ulteriori mezzi di prova" in allegato le inviamo le copie dei
precetti esecutivi che da parte dell'UEF di __________, sono stati intimati
direttamente presso la __________." (Doc. _)
1.7. Con scritto
4 marzo 2002 il convenuto ha osservato che:
" Rilevo
come il Precetto esecutivo di data 24.11.1999 sia stato intimato direttamente
alla sede di __________ della __________; il mio cliente non ne era dunque a
conoscenza. Il Precetto datato 3.1.00, sebbene ritirato dalla __________, è
stato da questa immediatamente girato al signor __________ (doc. _), che ne
aveva promesso l'immediato pagamento senza destare dubbi di sorta. Al precetto
intimato il 18.4.00 alla __________, pure immediatamente girato a __________
(doc. _), hanno fatto seguito le dimissioni di __________." (Doc. _)
in
diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).
2.2. Il convenuto
ha chiesto che venga verificata la tempestività della petizione.
La
procedura di risarcimento del danno è sottoposta a delle regole particolari,
fissate all’art. 81 OAVS.
Il cpv. 1
di questa disposizione, prevede che se una cassa di compensazione decide di
avviare una procedura di risarcimento dei danni causati dal datore di lavoro,
nella decisione, notificata per lettera raccomandata, deve essere espressamente
indicata la possibilità di inoltrare opposizione (art. 81 cpv. 1 OAVS).
Secondo
l’art. 81 cpv. 2 OAVS, infatti, il datore di lavoro può, entro 30 giorni della
notifica della decisione di risarcimento, fare opposizione presso la cassa di
compensazione che ha intimato la menzionata decisione. Da rilevare che tale
termine è assoluto, per cui non è prorogabile (DTF 105 V 106).
Questa
disposizione è ugualmente applicabile allorquando la cassa di compensazione
conviene in giudizio l’organo del datore di lavoro sussidiariamente
responsabile (DTF 108 V 194 consid. 2e).
Se la
cassa di compensazione conferma la sua decisione di risarcimento dei danni,
essa deve promuovere, entro 30 giorni dalla conoscenza dell’opposizione, sotto
pena di perenzione, un’azione davanti all’autorità di ricorso del Cantone in
cui il datore di lavoro è domiciliato (art. 81 cpv. 3 OAVS).
Se il
datore di lavoro non fa opposizione, la decisione di risarcimento dei danni
cresce in giudicato e costituisce valido titolo esecutivo ai sensi dell’art. 80
LEF (art. 97 cpv. 4 LAVS; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que
partie à une procedure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS, in RCC
1991 pag. 459 §6 b/bb). Lo stesso accade se il termine di 30 giorni per
presentare opposizione non è stato rispettato (cfr. DTF 122 V 68 consid. 4c).
Nella
fattispecie la decisione di risarcimento danni è del 15 ottobre 2001, mentre
l'opposizione è del 16 novembre 2001, verosimilmente ricevuta dalla Cassa il 19
novembre 2001 (essendo il 17 novembre 2001 un sabato).
Volendo
far partire il termine di 30 giorni dal 20 novembre 2001, tenuto conto delle
ferie giudiziarie (cfr. DTF 116 V 271) che iniziano il 18 dicembre 2001 e terminano
il 1° gennaio 2002 incluso (infatti, per rinvio dell'art. 96 LAVS agli art.
20-24 LPA, il termine per promuovere l'azione giudiziaria è sospeso dalle ferie
giudiziarie, ex art. 22a LPA; cfr. Pratique VSI 1996, pag. 213, consid. 4b e
4c), esso verrebbe a scadere il 3 gennaio 2002.
Per cui,
visto che la petizione è del 14 dicembre 2001 ed è pervenuta al TCA il 18
dicembre 2001, il termine di 30 giorni di cui all'art. 81 cpv. 3 OAVS è stato
ampiamente rispettato (cfr. doc. _)
2.3. __________
solleva l'eccezione di perenzione in quanto a suo dire la Cassa sarebbe venuta
a conoscenza del danno a partire dalla cancellazione d'ufficio della ragione
sociale dal Registro di commercio nell'agosto 2000:
"
(…)
A seguito delle dimissioni del signor
__________ e dell'organo di revisione, intervenute l'11.5.2000, la società
rimaneva priva di organi e di domicilio legale. L'Ufficio dei Registri
procedeva all'usuale diffida nel Foglio ufficiale cantonale (doc. _) e veniva
in seguito dichiarata sciolta d'ufficio in applicazione degli artt. 708 e 86
ORC (cfr. pubblicazione FUSC del __________.2000, doc. _).
Il 17 ottobre 2000 la Pretura di __________ ne decretava il
fallimento e il 22 marzo 2001, previa sospensione della procedura fallimentare,
l'Ufficio dei Registri procedeva alla diffida di cancellazione (doc. _), quindi
intervenuta il 10 luglio 2001 (doc. _).
Secondo la giurisprudenza afferente all'art. 82 cpv. 1 OAVS, la
Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell'attenzione
da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l'esazione
dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 121 III
388 cons. 3a e b; 119 V 92 e DTF 121 V 240).
In concreto si è visto come già in data __________ 2000 veniva
reso opto sul FUC che la __________ era priva degli organi e della sede legale;
il successivo mese di agosto veniva pubblicato lo scioglimento, intervenuto
d'ufficio.
Già allora la Cassa, se avesse fatto uso dell'attenzione
pretendibile ai sensi della giurisprudenza, si poteva e doveva rendere conto
che il suo credito per contributi paritetici scoperti non sarebbe più stato
recuperato. Si consideri peraltro che già prima di tale momento la società
aveva manifestato una chiara insolvenza nei confronti della Cassa, seppur
sconosciuta al convenuto; di tale insolvenza la Cassa era invece stata per sua
stessa ammissione cosciente, tanto che avrebbe inviato dei solleciti alla sede
di __________ e presso la __________ (tuttavia mai a __________!). Al più tardi
il 7 agosto 2000 la Cassa doveva pertanto rendersi conto che il suo credito non
sarebbe stato incassato; vi è stata allora conoscenza del danno. Data che
coincide con il dies a quo per la decorrenza del termine annuale.
La decisione di risarcimento danni, intimata al signor __________
il 17 ottobre 2001, era viziata da perenzione.
Si chiede pertanto che la petizione venga respinta già via
preliminare senza entrare nel merito della causa. (…)" (Doc. _)
Va
innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al
risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa
valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto
conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono
avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di
termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio (cfr. STFA del 24
gennaio 2002 nella causa L., H 51/00, consid. 5a; DTF 126 V 451, consid. 2a).
D’altra
parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso
dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non
permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di
risarcimento (DTF 126 V 444 consid. 3a; DTF 121 III 388 consid. 3a e b; DTF 119
V 92 con riferimenti; cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il TFA ha
altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in
cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto
giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento
che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la
procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384
consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati
in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Decisiva
per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data
d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne viene effettivamente
a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52
AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV,
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre
1999 in re G. H., pag. 4).
Quando il
danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai
sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a
conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la
giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a
chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce
sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce
o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella
liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono applicabili
anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388
consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La
conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere
già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente
allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento,
in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà
distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze
viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni
provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di
motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992
pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della
prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa =
DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno
può avvenire dopo il deposito dello stato di graduatoria se, a questo
momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito,
poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui
l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito
a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid.
5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In
un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con
la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in
relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di
lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel
momento decorre il termine di perenzione di un anno (DTF 113 V 257s = RCC 1988
pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant
que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in
RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia
ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni
provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del
danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di
vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed
attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le
circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun
ricavo (RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza
del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di
rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di
pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate
condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in
fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza
del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si
è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che
hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono
dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per
salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale
quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca
secondo la vecchia LEF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di
creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto
il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero
fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con
il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr. Pratique VSI
1995 pag. 173).
In una
recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194
e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i
crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale
giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di
fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento
del deposito della graduatoria.
2.4. Con decreti
del 17 ottobre 2000 e 3 gennaio 2001, la Pretura di __________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura per mancanza di
attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del __________ 2001).
Secondo
la giurisprudenza del TFA, nel caso di una sospensione della procedura
fallimentare per mancanza di attivi ex art. 230 LEF, la Cassa ha conoscenza di
aver subito un danno con la pubblicazione della sospensione nel Foglio
ufficiale svizzero di commercio, per cui da quel momento il termine di un anno
per l’esercizio del diritto al risarcimento inizia a decorrere (RCC 1990 pag.
306 consid. 4bb). Tale principio è stato recentemente confermato dal TFA in una
sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in DTF 126 V 443 ss (anche Pratique VSI
2001 pag. 194 ss):
"
C) Wird der Konkurs weder im ordentlichen noch
im summarischen Verfahren durchgeführt, fallen die zumutbare Kenntnis des
Schädens und der Eintritt desselben in der Regel mit der Einstellung des
Konkurses mangels Aktiven zusammen, wobei der Publikationszeitpunkt der
Konkurseinstellung im Schweizerischen Handelsamtsbaltt (SHAB) massgeblich ist
(ZAK 1990 S. 289 Erw. 4b und S. 290 Erw. 4c/bb; NUSSBAUMER, a.a.O. in ZAK 1991
S. 390).
Voraussetzung für eine ausreichende Kenntnis des
Schädens ist aber, dass die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits alle
tatsächlichen Umstände über die Existenz, die Beschaffenheit und die
wesentlichen Merkmale des Schädens (BGE 116 II 160 erw. 4a mit Hinweis, 116 V
76 Erw. 3b; ZAK 1992 S. 251 unten) sowie die Person des Ersatzpflichtigen
(NUSSBAUMER, a.a.. in ZAK 1991 S. 390) kennt. Da die ausstehende
Beitragsforderung Grundlage für die Höhe des Schädens bildet, kann daher eine
Kenntnis bei der Publikation der Konkurseinstellung nur dann angenommen werden,
wenn die Ausgleichskasse zu diesem Zeitpunkt bereits in der Lage ist, die Höhe
der Beitragsforderung zu beziffern (nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 7. Januar 2000)."
Inoltre va precisato che
il termine annuale è salvaguardato con la consegna in tempo utile della
decisione di risarcimento a un ufficio postale e non con la sua regolare
intimazione al destinatario (cfr. DTF 119 V 97 consid. 4c).
Per
quanto attiene alla specifica asserzione del convenuto secondo la quale con la
dichiarazione dell'Ufficio dei registri, con cui ha sciolto la società in
applicazione degli art. 708 CO e 86 ORC (FUSC del __________ 2000), la Cassa
avrebbe dovuto dedurre di aver subito un danno, va precisato quanto segue.
Secondo
l'art. 86 cpv. 1bis CO, qualora la composizione del consiglio d'amministrazione
di una società anonima o il suo modo di rappresentanza non risponda più alle
disposizioni dell'articolo 708 CO, l'ufficiale del registro diffida la società,
mediante lettera raccomandata od intimazione ufficiale e sotto comminatoria di
scioglimento, a porsi in consonanza alla legge entro un congruo termine, non
inferiore a 30 giorni. Se, entro il termine assegnato, non è stato ottemperato
alla diffida, l'ufficiale iscrive lo scioglimento della società e ne dà
conoscenza alla stessa. Egli iscrive come liquidatori gli amministratori, a
meno che la società nomini altri liquidatori (cfr. art. 86 cpv. 2 CO). Se, nei
tre mesi successivi all'iscrizione dello scioglimento, la società si è posta in
consonanza alla legge mediante l'iscrizione a ciò relativa, può essere revocato
lo scioglimento (cfr. art. 86 cpv. 3 CO).
Ora, ai
sensi dell'art. 738 CO la società disciolta entra in liquidazione.
Secondo
la giurisprudenza, di regola,
durante la liquidazione di una società (art. 736 e segg. CO), la Cassa di
compensazione non ha sufficiente conoscenza del danno per inoltrare pretese
risarcitorie ex art. 52 LAVS (Sentenza non pubblicata del TFA del 27 gennaio
1992 nella causa M.). In effetti vi è danno soltanto a seguito dell'emissione
di un attestato di carenza beni, conseguente alla procedura esecutiva
intrapresa dalla Cassa nei confronti della società debitrice in liquidazione
(DTF 113 V 256, consid. 3c = RCC 1988, pag. 136, consid. 3c).
Al
contrario, nel caso in cui i liquidatori (art. 740 CO) diano formalmente
comunicazione alla Cassa di compensazione che non vi sono più attivi a
disposizione, la Cassa può ritenere che subirà un danno e deve, quindi,
procedere nei suoi incombenti giusta l'art. 52 LAVS (STFA del 26 maggio 1994
nella causa M e E.L., consid. 3a e 3b, H 212/92; RDAT II/1995 p. 359 - Anna
Trisconi Rossetti - L’azione di risarcimento-danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS).
Nella
sentenza appena citata del 26 maggio
1994 nella causa M e E.L., consid. 3a e 3b, H 212/92, il TFA ha stabilito:
"
(…)
3.- Die Ausgleichskasse vertritt die
Auffassung, dass die Verwirkungsfrist von Art. 82 Abs. 1 AHVV während des
Liquidationsverfahrens nicht zu laufen beginnen könne.
a) Ziel der Liquidation ist es, die
laufenden Geschäfte zu beenden, die vorhandenen Vermögenswerte zu verwerten,
die Gesellschaftsschulden zu tilgen, um schliesslich
einen allfälligen Liquidationsüberschuss an die Aktionäre zu verteilen und die
Gesellschaft im Handelsregister zu löschen (Art. 745 OR; Honsell/Vogt/Watter,
Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Obligationenrecht II, N 1 zu Art. 739 OR). Die Liquidatoren haben die
Verpflichtungen der Gesellschaft zu erfüllen, sofern und solange die Bilanz
und der Schuldenruf keine Überschuldung ergeben (Art. 743 Abs. 1 OR). Stellen sie eine Überschuldung fest, so haben sie den Richter zu
benachrichtigen, welcher die Eröffnung des Konkurses auszusprechen hat (Art.
743 Abs. 2 OR). Die Auflösung einer Gesellschaft mit
Liquidation (Art. 739 ff. OR) bedeutet daher nicht schon,
dass keine Aktiven mehr vorhanden sind oder die bestehenden Aktiven nicht
genügen, um auch nur die nach Art. 219 SchKG privilegierten Forderungen zu
decken. Dementsprechend hat die Ausgleichskasse mit dem Beschluss auf
Liquidation der Gesellschaft und grundsätzlich auch während des
Liquidationsverfahrens noch keine Kenntnis von einem Schaden im Sinne von Art.
82 Abs. 1 AHVV (nicht veröffentlichtes Urteil M. vom 27. Januar 1992,
H 68/91). Ein Schaden tritt erst ein, wenn die
Ausgleichskasse in der gegen den Arbeitgeber eingeleiteten Betreibung auf
Pfändung zu Verlust gekommen ist. Mit dem Pfändungsverlustschein tritt der
Schaden ein und hat die Ausgleichskasse auch Kenntnis des Schadens im Sinne
von Art. 82 Abs. 1 AHVV (BGE 113 V 258, ZAK 1990 S. 288).
b) Im vorliegenden Fall war die
Ausgleichskasse bezüglich der streitigen Beiträge nicht im Besitze eines Pfändungsverlustscheins.
Hinsichtlich der für den Beginn der
einjährigen Verwirkungsfrist gemäss Art. 82 Abs. 1
AHVV massgebenden Kenntnis des Schadens kann indessen nicht unbeachtet bleiben,
dass der Liquidator E. L.________ der
Ausgleichskasse am 2. April 1990 mitgeteilt hatte, dass die Firma M. + M.
Spielwaren AG im Handelsregister gelöscht sei und keine Aktiven mehr vorhanden
seien. Diese Mitteilung stellte sich in der Folge zwar insofern als
unzutreffend heraus, als die Löschung der Firma im Handelsregister erst am 14.
September 1990 erfolgte. Für die Ausgleichskasse bestand jedoch kein Anlass,
die Feststellung in Frage zu stellen, wonach die Firma über keine Aktiven mehr
verfügte, zumal E. L.________ schon im
Erlassgesuch vom 1. Februar 1988 geltend gemacht hatte, die Firma sei nicht
mehr in der Lage, die ausstehenden Beiträge zu bezahlen. Entgegen der
Auffassung des Bundesamtes für Sozialversicherung kann hierin nicht eine blosse
Parteibehauptung erblickt werden.
E. L.______________ hat die Mitteilung vielmehr in
seiner gesetzlichen Funktion als Liquidator erstattet (Art. 740 Abs. 1 OR).
Hievon ging auch die Kasse aus, als sie in der Annahme, die
Liquidation sei abgeschlossen und die Firma gelöscht, das Erlassgesuch mit
Verfügung vom 9. April 1990 als gegenstandslos geworden abschrieb und E.
L.____________
sowie M. L._________ auf die Schadenersatzpflicht
gemäss Art. 52 AHVG hinwies. Die Ausgleichskasse hat ihnen darüber hinaus Frist
zur Bezahlung der am 3. Februar 1988 im Liquidations-Schuldenruf eingegebenen
Forderung von Fr. 2164.20 gesetzt mit der Androhung, dass bei unbenutztem
Fristablauf entsprechende Schadenersatzver-
fügungen erlassen würden.
Damit hat die Ausgleichskasse selber zum Ausdruck
gebracht, dass sie vom Eintritt eines Schadens Kenntnis hatte. Wäre sie, wie
sie dies heute geltend macht, tatsächlich davon ausgegangen, sie würde für die
Forderung im Liquidationsverfahren befriedigt, wäre nicht einzusehen, weshalb
sie die Organe der in Liquidation stehenden Firma unter Hinweis auf die
Schadenersatzpflicht persönlich dazu aufgefordert hat, die Forderung zu
begleichen. Auch hätte sie auf die Mitteilung vom 2. April 1990, wonach die
Firma im Handelsregister gelöscht sei und keine Aktiven mehr vorhanden seien,
anders reagieren müssen, wenn sie nicht schon damals der Auffassung gewesen
wäre, sie erleide einen Schaden. Insbesondere hätte sie gegenüber den
Liquidatoren darauf hinweisen müssen, dass ihr weder eine Löschung bekannt sei
noch ihr jemals der Abschluss des Liquidationsverfahrens mitgeteilt worden sei.
Im Hinblick darauf, dass sie den Inhalt des Schreibens vom 2..April 1990 nicht
in Frage gestellt, sondern vielmehr einerseits das Erlassgesuch als
die Organe für den sie sich nachträglich habe keine
Kenntnis
von einem Schaden gehabt. Unter den besondern
Umständen des vorliegenden Falls ist eine Kenntnis des Schadens ausnahmsweise
daher anzunehmen, obschon die Ausgleichskasse über keinen
Pfändungsverlustschein verfügte und das Liquidationsverfahren noch nicht
abgeschlossen war"
Nella
presente fattispecie degli atti dell'incarto non risulta che il liquidatore o i
liquidatori abbiano informato alla Cassa che non vi erano più attivi a
disposizione, né del resto il convenuto ha affermato che ciò sia effettivamente
avvenuto.
Il termine ex art. 82 cpv.
1 OAVS deve dunque partire dalla pubblicazione __________ 2001.
La decisione del 15 ottobre 2001 è dunque tempestiva ed il credito
risarcitorio non è perento.
2.5. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).
2.6. Il convenuto
contesta l'importo del danno adducendo:
"
(…)
Ulteriore punto della petizione a cui __________ si oppone è
costituito dalla quantificazione dei contributi scoperti che la Cassa pone a
suo carico, contestazione che avviene in via del tutto abbondanziale ritenuto
come il convenuto contesti ogni è qualsiasi sua responsabilità verso la Cassa.
Nella decisione di risarcimento danni del 15 ottobre la Cassa indicava in fr. 101'673.55 i contributi non saldati "per il periodo 1. marzo 1999 - 30 aprile 2000". Secondo
quanto addotto in petizione l'importo di causa corrisponderebbe invece ai
contributi impagati dal mese di agosto 1999 (secondo
la Cassa non ancora scaduti al momento dell'assunzione della carica di
amministratore da parte di __________) fino alla cessazione dell'attività
societaria.
Richiamando le DTF 119 V 401,
123 V 172, 126 V 134, 126 V 61, 112 V 1, si sottolinea che
l'amministratore risponde di un danno provocato alla Cassa solo a partire dal
momento della sua entrata effettiva nel Consiglio di amministrazione, fino alle
sue dimissioni. Ne deriva che a torto la Cassa ha ritenuto responsabile
__________ per contributi paritetici maturati e scaduti precedentemente
l'assunzione della carica di amministratore (i contributi relativi all'agosto
1999 erano comunque scaduti il 31.8.99)".(Doc.
_)
Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
In
concreto __________ ha ricoperto la carica di amministratore unico della
società dal 9 settembre 1999 all'11 maggio 2000, con diritto di firma
individuale (cfr. doc. _, allegato _ a docc _).
Ora, al
momento della sua entrata in seno al CdA, la ditta vantava diversi arretrati
contributivi (cfr. doc. _).
Secondo
la giurisprudenza del TFA il nuovo amministratore ha il dovere di vegliare
affinché vengano versati i contributi correnti e quelli arretrati che sono
dovuti per il periodo in cui egli non faceva ancora parte del CdA, poiché
esiste in entrambi i casi un nesso di causalità adeguato tra il non agire
dell'organo e il non pagamento dei contributi (cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag.
300-301; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag 269).
Tuttavia
il nesso di causalità adeguato fra la violazione intenzionale o di grave
negligenza ed il danno va negata qualora la società fosse già insolvibile al
momento dell'elezione nel consiglio di amministrazione. Ciò vale anche qualora
la società fosse gravemente indebitata e tuttavia non ancora insolvibile (cfr.
SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301).
In queste
condizioni quindi, i membri del consiglio di amministrazione non possono essere
considerati responsabili per il danno verificatosi precedentemente
all'assunzione della funzione di organo (cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301;
DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag 269).
La
fattispecie che ci occupa non è tuttavia comparabile a quella appena descritta.
Infatti nel 1998 rispettivamente nel 1999 non si era ancora verificato un danno
ai sensi dell'art. 52 LAVS, poiché la ditta non era ancora insolvibile, o
gravemente indebitata, al momento dell'assunzione della carica di amministratore
da parte di __________ (cfr. doc. _). In particolare non era stato rilasciato
nessun attestato di carenza beni.
Quindi
alla luce di quanto appena esposto, il convenuto è per principio responsabile
anche per il pagamento dei contributi non soluti prima della sua entrata in
carica avvenuta nel settembre del 1999. Oltretutto come rettamente rilevato
dalla Cassa, il precedente amministratore __________, non è stato convenuto in
quanto i contributi scaduti (al 31 luglio 1999) fino alla sua uscita dal CdA (9
settembre 1999) sono stati pagati. Qualora non lo fossero stati, __________,
unitamente e solidalmente a __________, sarebbe comunque stato convenuto anche
per quegli importi (cfr. giurisprudenza citata in precedenza)
Per
quanto attiene alla contestazione dell'importo del danno come tale, che a
parere del convenuto non sarebbe stato documentato, __________ si limita a
contestare in modo generico il credito risarcitorio della Cassa senza
minimamente indicare in cosa la Cassa avrebbe sbagliato, contravvenendo quindi
all'obbligo di collaborazione sancito dalla giurisprudenza (RCC 1991 pag. 133,
consid. II/1b). Il convenuto sostiene in particolare che:
"(…) Notisi come in generale la Cassa sia stata ben lungi dal
documentare l'importo del danno addotto, importo che è ampiamente contestato.
Secondo il calcolo effettuato a posteriori dal convenuto, nel
periodo dal 9.9.99 al 30.4.00, sono maturati contributi
paritetici pari a fr. 59'472.41
(doc. _ allegato al doc. _ prodotto dalla Cassa), segnatamente:
● contributi paritetici dal 9.9.99 al 31.12.99 fr. 26'620.15
● contributi paritetici dal
1.1.00 alla cessazione dell'attività fr. 32'852.26
In detto computo non si è ovviamente tenuto conto degli elevati
salari prelevati dal proprietario nonché concreto datore di lavoro signor
__________. Appare invero manifestamente ingiusto ascrivere all'amministrazione
formale anche la responsabilità per i contributi paritetici maturati sul
salario definito e percepito dal datore di lavoro stesso.
Per il resto è la Cassa che deve provare l'entità del danno
asseritamente subito, cosa che fino ad oggi non è stata in grado di fare.
Si ribadisce come la contestazione sul valore di causa sia
espressa in via del tutto abbondanziale ritenuto come il convenuto si opponga
integralmente alla petizione non sussistendo gli estremi di una sua
responsabilità verso la Cassa." (Doc. _)
Nell'evenienza
concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito contributivo (cfr.
doc. _), dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari
(cfr. doc. _), dai precetti esecutivi (cfr. doc. _ e allegati), risulta
chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr.101'673.55.
L'eventuale
eccessiva remunerazione di __________ non può evidentemente portare ad una
riduzione del danno comprovato dalla cassa.
2.7. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di
pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore
unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta
gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della
diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198
consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti
della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b
e 193 consid.2b)
2.10. __________ ha
ricoperto la carica di amministratore unico della società con diritto di firma
individuale dal 9 settembre 1999 all'11 maggio 2000 (cfr. doc. _, allegato _ a
docc _).
Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; __________) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
2.10.1 In sostanza
__________ sostiene di non essere responsabile del danno causato alla Cassa, in
quanto unico gestore della società sarebbe stato sin dall'inizio __________,
azionista unico. Vista la precisione con cui __________ amministrava la
società, __________ non aveva motivo per dubitare che i contributi non
venissero pagati. Solo nel corso del 2000, __________ si sarebbe reso conto di
una situazione anomala, da qui le proprie dimissioni l'11 maggio 2000.
Accettando
il mandato di amministratore unico della __________ A, __________ ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 5 novembre 2001
nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA del 31 agosto 2001, nella causa B.,
H 446/00, consid. 4a).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a __________ (presunto organo di fatto della società e unico
azionista della società, che per altro non si è opposto alla decisione di
risarcimento danni), bensì anche e soprattutto all'amministratore unico
__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00,
consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In
caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (cfr. STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00,
consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA
del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). Lo stesso convenuto
ha del resto affermato di aver assunto la carica a titolo di prestanome (cfr.
consid. 1.5)
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde
__________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a
dire che era __________ ad occuparsi della conduzione e la gestione della
società e che è solo nel corso del 2000 che si sarebbe accorto dell'anomala
conduzione dell'azionista unico.
Tutto ciò
non è sufficiente.
Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
amministratore unico di una società anonima, non ha svolto un sufficiente
controllo.
Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano
rispettate(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA
non pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA del 29 agosto 1997
nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard,
Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS,
RSA 1991, pag. 165). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le
proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA
del 15 dicembre 1993 nella causa N.). Se non ha adempiuto i suoi obblighi con
la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è
d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p.
6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del
Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto
responsabile del danno.
Il ruolo
di organo di fatto di __________, non giustifica comunque la passività di
__________. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza
che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei
propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179).
Il
convenuto non poteva, nella veste di amministratore unico di una società
anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. __________
avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi
paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b).
Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza dell'amministratore unico. I controlli gli
avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società
(cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del
17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001
nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che
navigava in brutte acque da diverso tempo.
Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Se è vero che
l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti
- tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero
che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;
STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________ o, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella
causa S., consid. 4b, H 238/98). Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI
1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."
In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società
anonima (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c,
nella fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di
verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione
costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992,
pag. 269), dovere che risulta accresciuto
quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (cfr.
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA non pubblicata del 5
aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
Il
convenuto rimprovera inoltre alla Cassa di non avergli mai notificato personalmente
i precetti esecutivi, motivando:
" Se
non che, dai documenti esibiti dalla Cassa, emerge che gli estratti conto
venivano inviati alle sedi di __________ e __________ dei due esercizi
pubblici, mentre dei precetti esecutivi non v'è traccia agli atti, potendosi
comunque supporre che siano stati intimati alla sede di __________ della
società; documenti che dunque finivano tutti nelle mani di __________ e che il
convenuto non vide mai.
Il convenuto non poté dunque mai rendersi
conto dello scoperto accumulatosi verso la Cassa" (cfr. doc. _ pag 6).
Il fatto
di non aver ricevuto direttamente i precetti dalla Cassa, è da una parte
smentito dal fatto che questi sono stati in gran parte recapitati presso la
sede della __________ (società dove è attivo il convenuto) all'attenzione di
__________, e anche presso il suo domicilio di __________ (cfr. doc. _,
allegati _).
Ad ogni
buon conto il TFA, in una sentenza del 4 febbraio 2002 nella causa C, H 194/01,
consid. 4d, ha stabilito che:
"
(…)
Quanto al rimprovero che la Cassa avrebbe dovuto notificare le
diffide o gli atti esecutivi, fatti spiccare a partire dall'agosto 1995,
direttamente all'amministratrice insorgente, dopo che ciò era avvenuto in
un'occasione nel gennaio 1996, si osserva che un tale obbligo non è desumibile
dalle norme di legge applicabili, ritenuto che la Legge sull'esecuzione dalle
norme di Legge sull'esecuzione e il fallimento (LEF) si limita a prescrivere
che gli atti esecutivi - in particolare il precetto esecutivo - destinati a una
società anonima devono essere notificati a un membro
dell'amministrazione (art. 65 cpv. 1 seconda cifra LEF; DTF 118 III 10 segg.).
Già solo alla luce di queste considerazioni se ne deve concludere che alla
Cassa non può essere rimproverata una grave negligenza nell'espletazione dei
propri obblighi che giustificherebbe una riduzione della propria pretesa
risarcitoria ai sensi della citata giurisprudenza."
2.10.2. Infine, per
quanto attiene alla denuncia penale sporta nei confronti di __________, il TFA
ha rilevato che un amministratore non può essere scagionato da una
responsabilità ex art. 52 LAVS per avere denunciato penalmente l'organo di
fatto della società (STFA del 29 settembre 1998 nella causa LB e GB, H139 +
142/97, consid. 4e).
Al
riguardo va peraltro ricordato che, secondo costante giurisprudenza, il giudice
delle assicurazioni sociali non è vincolato dagli accertamenti e
dall'apprezzamento del giudice penale quando le conclusioni giuridiche penali
si riferiscono a principi specifici del diritto penale che non sono
determinanti nel diritto delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 17 febbraio
1999 nella causa G., H 184/98, consid 4b). Per l'applicazione dell'art. 52 LAVS
i parametri di valutazione sono diversi da quelli del diritto penale (cfr. STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 2b)
2.11. Il
convenuto chiede l'assunzione di prove. Quale corollario del diritto di essere
sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante
giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere
dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16
consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato
delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag.
212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5 novembre
2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF 122 II
469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito
alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre
prove.
In particolare non è
necessario procedere al richiamo degli incarti presso la Pretura e l'UEF, in
quanto la documentazione agli atti permette di definire la responsabilità di
__________ e quantificare l'importo del danno (cfr. per un caso simile cfr. STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c.). Per gli stessi motivi non viene nemmeno dato seguito alla
richiesta di edizione documenti dal
__________ di tutti i documenti relativi al conto no. __________, in
particolare dei documenti di apertura, degli estratti conto e dei documenti
relativi alle singole operazioni e all'edizione da __________ (I) di tutta la
documentazione in suo possesso relativa alla __________, inerente il periodo
febbraio 1999 - maggio 2000.
La
richiesta di audizione testimoniale è stata genericamente formulata, senza
indicare i nomi dei testi né su cosa gli stessi dovrebbero esprimersi, per cui
non viene presa in considerazione (cfr. sul tema audizione testi cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a.).
Nemmeno
si deve dar seguito alla richiesta di richiamo dal Ministero pubblico di
Lugano, dell'inc. no. __________ relativo al procedimento penale a carico di
__________ (cfr. consid. 2.10.2)
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La
petizione è accolta.
Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa di compensazione
__________ l'importo di fr. 101'673.55
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster