AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
31.2001.28
Data decisione, Autorità:
19.02.2002, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
31.2001.00028
ZA/nh
Lugano
19 febbraio 2002
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Zaccaria Akbas
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 13 settembre
2001 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
__________,
contro
__________,
rappr. da: avv. __________,
in relazione
alla fallita
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________, con sede ad __________, è stata iscritta a Registro di Commercio il
__________ 1994 (cfr. doc. _).
Lo scopo
sociale della società consisteva nella consulenza nell'ambito dell'informatica
e di tutti i campi ad essa relativi, ecc.
ha ricoperto la carica di amministratore unico della __________ A, con diritto
di firma individuale, dal 17 febbraio 1997 sino al fallimento della società
(cfr. doc. _).
La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa __________ di compensazione AVS in
qualità di datrice di lavoro dal 1° agosto 1995 al 31 ottobre 1999.
La
società __________ entrò in mora con il pagamento dei contributi sin dal 1996,
per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidarla dal mese di ottobre 1996 e
precettarla dal mese di gennaio 1998 (cfr. doc. _).
Con
decreti del 19 ottobre 1999 e 10 agosto 2000, la Pretura di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento rispettivamente la sospensione della
procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del
__________ 2000).
In data 5
ottobre 2000 la Cassa ha insinuato all'Ufficio fallimenti di __________ il
proprio credito di fr. 32'015.20 per contributi paritetici impagati dal 1997 al
1999, per quest'ultimo anno sino al mese di luglio, dopo regolare controllo del
datore di lavoro (cfr. doc. _).
In data
18 settembre 2000 l'UF di __________ ha informato la Cassa che il fallimento
della società à stato chiuso per mancanza di attivi in quanto nessun creditore
aveva anticipato le spese come richiesto nella pubblicazione apparsa sul Foglio
Ufficiale (cfr. doc. _).
1.2. Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 luglio 2001 la Cassa ha emesso
nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
per fr. 32'015.20, concernente i contributi paritetici impagati dal 1997 al
1999, per quest'ultimo anno sino al mese di luglio (cfr. doc. _).
1.3. Con
opposizione 19 luglio 2001, __________, rappresentato dall'avv. __________, ha
contestato l'importo del danno, sostenendo che i conteggi e la relativa pretesa
risarcitoria non sarebbero conformi ai salari effettivamente percepiti
dall'opponente e dal dipendente __________ (cfr. doc. _).
1.4. Con
petizione 13 settembre 2001, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 32'015.20, argomentando:
"
(…)
Il convenuto contesta i salari presi in
considerazione per la determinazione del danno ed indicati sulle distinte
salari.
Infatti, gli importi dichiarati si sarebbero
limitati a pura previsione, che non si sarebbe avverata a causa della difficile
situazione finanziaria nella quale versava la società.
In sostanza, nel 1997 il signor __________
avrebbe percepito unicamente fr. 48'000.‑ anziché fr. 72'000.‑ e
__________ fr. 44'000.‑ anziché fr. 48'000.‑. Negli anni 1998 e
1999 nessuna remunerazione sarebbe stata loro versata, anziché fr. 60'000.‑
e 35'000.‑ per il signor __________ e fr. 47'500.‑ per il signor
__________.
Dapprima, si evidenzia che le distinte salari per
gli anni 1998 e 1999 (Doc. _) sono state sottoscritte dal convenuto, mentre che
quella per l'anno 1997 è stata attestata da una fiduciaria (Doc. _).
Dagli atti si può appurare che ‑ per l'anno
1997 ‑ l'ammontare dei salari dichiarati nella distinta salari, pari a
fr. 1172'900.‑ (Doc. _), corrisponde all'importo contabilizzato nel conto
economico 1997 alla voce ‑ Costi del personale ‑ "stipendi e
salari" (Doc. _). I salari non versati per l'anno 1997 sono stati
registrati in contropartita sul conto transitori passivi, figurante nel
bilancio al 31 dicembre 1997 (Doc. _).
Ragionevolmente si può presumere che anche per
l'anno 1998 si sia operato nello stesso modo, ritenuta l'esistenza delle schede
"transitori passivi e stipendi e salari" (Doc. _) e che la
contabilità sembrerebbe essere stata registrata con lo stesso programma e
quindi dalla stessa fiduciaria.
In merito alla contabilizzazione dei salari
rispettivamente al pagamento degli stessi, il TFA ha avuto modo di indicare che
"se il diritto al salario è acquisito mediante inscrizione nei registri
a credito del conto del salariato, il debito delle quote nasce al momento in
cui questa inscrizione viene fatta. Restano riservati i casi in cui deve essere
provato che l'inscrizione corrisponde soltanto ad una promessa di salario o ad
un salario eventuale.
Tuttavia, un'ulteriore rinuncia ad un salario
messo in conto non modifica il debito delle quote" (RCC 1957, pag. 178, confermata nel tempo).
In applicazione della giurisprudenza citata, non
sussistono motivi per rivedere i conteggi. Infatti, i salari indicati nelle
distinte corrispondono a quanto contabilmente registrato e agli stipendi che i
signori __________ e __________ dovevano percepire.
Inoltre, va rilevato che i contributi paritetici
devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in cui il salario è
pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa
durante la quale il salariato era soggetto all'obbligo di contribuzione (DTF
110 V 225).
Pertanto, secondo la giurisprudenza, i contributi
sono dovuti dal momento in cui il lavoratore realizza il suo diritto al salario
(RCC 1976, pag. 87).
Di conseguenza, non è determinante sapere se
effettivamente il salario sia stato versato al lavoratore." (cfr. doc. _)
1.5. Con risposta
24 settembre 2001 il convenuto, ha ribadito quanto espresso con l'opposizione
(cfr. doc. _)
1.6. Con scritto
4 ottobre 2001, l'avv. __________ ha aggiunto quanto segue:
"
Con riferimento allo scritto del 28 settembre
2001 di codesto lodevole Tribunale, chiedo che venga citato quale teste
__________ c/o __________. Egli, contabile, dovrà riferire in merito alla
natura della contabilizzazione dei salari della società anonima amministrata da
__________.
Si tratta di argomento di importanza assai
rilevante, d'altronde evocato da entrambe le parti nei rispettivi
allegati." (cfr. doc. _)
La Cassa
per contro, in data 31 ottobre 2001, ha comunicato di non avere ulteriori mezzi
di prova da produrre, precisando che il convenuto non ha suffragato con prove
le proprie affermazioni (cfr. doc. _)
1.7. A seguito di
un accertamento effettuato dal TCA (cfr. doc. _ e _), con scritto 14 dicembre
2001, il convenuto ha osservato quanto segue:
"
Con riferimento al vostro scritto del 4 dicembre
2001 vi allego in merito una dichiarazione della __________ dell'11 dicembre
2001, che attesta che i salari sono stati contabilizzati ma mai percepiti
(perchè non vi era la possibilità materiale - cioè la liquidità - per farlo).
gli importi sarebbero quindi stati eventualmente
percepiti in futuro, se la situazione fosse migliorata.
Ne discende che il salario del ricorrente era
condizionato all'esistenza di liquidità." (cfr. doc. _)
in
diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 LAVS "il
datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui
causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).
2.2. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).
2.3. Nella
fattispecie il convenuto contesta l'importo del danno sostenendo che i conteggi
e la relativa pretesa risarcitoria non sarebbero conformi ai salari
effettivamente percepiti dall'opponente e dal dipendente __________:
" (…)
Nella fattispecie i presunti salari, in
particolare quello dell'amministratore (responsabile della gestione della
società conformemente agli art. 716 segg. CO), erano unicamente delle promesse
di salario eventuale, e meglio dei salari condizionati (all'effettiva
disponibilità di versamento, poiché precedenza era
data ‑ logicamente ‑ agli impiegati
rispetto ai dirigenti), ai sensi dell'art. 151 CO.
E in effetti detti salari sono rimasti a livello
di mera pretesa fino al momento del fallimento della società. Se essi fossero
consistiti in un vero credito immediatamente esigibile, non si comprende perché
l'amministratore (unico!) __________, che ‑ grazie al proprio diritto di
firma individuale ‑ avrebbe potuto tranquillamente ordinare il versamento
di detto salario, ciò non abbia fatto (come invece regolarmente è avvenuto per
i versamenti salariali per gli altri dipendenti, che sono stati effettivamente
pagati, così che alcuna ulteriore pretesa salariale è risultata impagata al
momento del fallimento della società).
La mancata percezione dei salari da parte di
__________ risulta dalla copia del verbale di interrogatorio del 27 ottobre
1999 dell'Ufficio fallimenti di __________ (dal quale si evince che erano
scoperti solo i salari dei dirigenti __________ e __________) e dal conteggio
della __________, che evidenzia come nel 1997 __________ abbia percepito (cioè
abbia potuto percepire) unicamente fr. 48'000.‑- (e __________ fr.
44'000.‑‑), mentre per gli anni 1998 e 1999 entrambi non abbiano
percepito alcunché.
Ma v'è di più. Proprio in considerazione del
fatto che i salari in questione erano condizionati all'effettiva disponibilità
di liquidità, le pretese salariali scoperte (cioè i saldi tra quanto __________
e __________ avrebbero potuto al massimo percepire negli anni 1997, 1998 e
1999, e quanto da essi effettivamente percepito) non sono state insinuate quali
crediti effettivi nel fallimento.
D'altronde, neppure con ciò può essere
rimproverato all'amministratore di non avere saputo diminuire il danno per la
cassa; in effetti, non v'era in pratica alcun attivo realizzabile, e quindi
anche un'insinuazione di credito, per quanto giuridicamente contestabile, non
avrebbe portato alcun beneficio concreto (anzi, avrebbe obbligato __________ ad
anticipare i costi procedurali, senza alcun riscontro concreto)." (
cfr. doc. _)
La stessa
__________ in data 11 dicembre 2001 ha dichiarato:
"
Con la presente si certifica che gli stipendi
figuranti a suo favore negli anni 1997/1998/1999 sono stati accuratamente
registrati in contabilità e trapassati di anno in anno in quanto mai realmente
percepiti.
Questa operazione è stata effettuata in quanto,
negli anni sopra indicati, non vi era la possibilità materiale di prelevare gli
importi a lei spettanti.
Le cifre sono state riportate come transitori
negli anni successivi nella speranza che la ditta avesse un miglioramento tale
da permettere il prelevamento degli importi dovuti." (cfr. doc. _)
Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA del 14 dicembre 1998 nella causa G., consid. 3c, H 234/97,
STFA del 6 gennaio 1998 nella causa M. consid. 6c, H 99/95).
In
concreto, per quanto riguarda l'affermazione di __________ secondo la quale il
suo stipendio e quello di __________ non sarebbero stati percepiti in modo
integrale o addirittura per 1998 e 1999 non sarebbe stato versato del tutto,
questo Tribunale non può che attenersi alla dichiarazioni dei salari prodotte
in causa, dalle quali si evince l'entità dei salari versati. Va peraltro
rammentato al convenuto che è stato proprio lui a sottoscrivere tali dichiarazioni
per il 1998 e 1999, mentre quella del 1997 è stata attestata da una fiduciaria
(cfr. doc. _).
Inoltre
dal bilancio e conto economico del 1997 traspare inequivocabilmente la massa
salariale attestata per il 1997 ossia fr. 172'900.-- (cfr. doc. _). Lo stesso
vale per il 1998 (cfr. doc. _).
La questione a sapere se i salari sono stati
realmente incassati dai dipendenti nel periodo in questione può comunque
rimanere indecisa.
Anche se il salario non fosse stato
effettivamente versato si dovrebbe giungere allo stesso risultato.
Infatti, il TCA in una sentenza del 25 gennaio
1995 nella causa C., inc. LAVS 52 103/94, ha statuito come segue:
"
(…)
Perciò, il TFA già nel 1961 aveva avuto occasione
di precisare (RCC 1961, pag. 416 consid. 1):
" Que
certaines cotisations aient ou n'aient pas été déduites du salaire ne
change rien à l'étendue du dommage: dans les deux cas, l'assurance se voit
frustrée de cotisations qui lui reviennent."
Quindi il danno della Cassa del quale risponde il
datore di lavoro che ha violato le prescrizioni, si estende su tutti i
contributi dovuti e non pagati.
In particolare il datore di lavoro non può
sottrarsi al suo dovere di risarcire la Cassa, sospendendo oltre che il
pagamento dei contributi pure il pagamento dei salari.
In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a
versare su detti salari, siano essi dovuti o versati, acconti mensili o
trimestrali, nonché il conguaglio di fine anno quale pagamento dei contributi
sociali. Se non lo fa egli viola le prescrizioni, per cui se alla Cassa ne deriva
un danno egli può essere chiamato a rispondere (…)".
Il TCA, con una sentenza del 30 settembre 1998 nella causa R.N e
S.N., 31.97.13-14, si è chinato su un altro caso simile, sentenziando:
"
(…) Per quanto riguarda, infine, l’ammontare del
danno si osserva che esso corrisponde all’importo dei contributi che il datore
di lavoro era tenuto a versare alla Cassa in virtù delle disposizioni della
LAVS.
I contributi sono dovuti a partire dall’istante
in cui sorge il diritto al salario. Il datore di lavoro non può quindi
sottrarsi al dovere di risarcire il danno sospendendo il pagamento dei salari
pur esercitando un'attività lucrativa (RDAT II 1995 p. 371 e giurisprudenza ivi
citata).
In tali circostanze quindi infondata è
l’allegazione dei coniugi N., secondo cui il danno non va risarcito, in quanto
durante il periodo in cui sono sorte le difficoltà finanziarie, gli interessati
e i figli non hanno più percepito il salario.
Inoltre, in caso di contestazione del danno,
incombe al convenuto rendere verosimile quali poste non sono corrette
(…)".
Inoltre va rilevato che i
contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in
cui il salario è pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di
attività lucrativa durante la quale il salariato era soggetto a obbligo di
contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto, secondo la giurisprudenza, i
contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore dipendente
realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87). Nell'ambito della LADI,
ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia esercitato un'attività
salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Di conseguenza, non è determinante sapere se effettivamente il salario sia
stato versato al lavoratore.
In una sentenza inedita
del 7 dicembre 2001 nella causa J., H 186/01, consid. 3, il TFA ha poi ribadito
il concetto precisando quanto segue:
"
(…)
3.- En l'espèce, la recourante ne conteste ni sa
qualité d'organe de la société, ni le calcul du montant de 12 009 fr. Elle
soutient, en revanche, d'une part, que ce montant correspond aux cotisations
afférentes à son propre salaire, par 153 426 fr. 25, et que, cette somme
n'ayant pas été encaissée dans l'espoir de voir la situation économique de la
société se redresser, elle ne pouvait donner lieu à la perception de
cotisations, si bien que la somme de 12 009 fr. réclamée par la caisse ne
constituerait pas un dommage au sens de l'art. 52 LAVS. Elle conteste, d'autre
part, avoir commis une quelconque négligence.
a) La cour de céans ne saurait suivre la
recourante dans son argumentation. Conformément aux art. 4 al. 1 et 14 al. 1
LAVS, les cotisations des assurés qui exercent une activité lucrative sont
calculées en pourcent du revenu provenant de l'exercice d'une activité
lucrative. Elles sont retenues lors de chaque paie et doivent être versées
périodiquement par l'employeur en même temps que la cotisation d'employeur. Les
modalités de paiement du salaire, convenues entre employeur et employé,
demeurent sans incidence sur la perception des cotisations. Ainsi, les parties
aux rapports de travail peuvent-elles convenir d'un paiement en espèce ou du
versement du salaire sur un compte. Selon la jurisprudence, dans cette dernière
hypothèse, un revenu est réputé réalisé et donne lieu à la perception de
cotisations au moment où il est porté en compte (RCC 1976 p. 87 consid. 2 à 4).
La recourante ne soutient pas avoir purement et simplement renoncé, d'emblée, à
percevoir toute rémunération de son employeur malgré l'activité qu'elle
continuait à déployer. Elle explique, au contraire, en avoir différé
l'encaissement dans l'attente d'une amélioration de la situation économique et
d'un redressement de la société. Dans l'intervalle, ses créances de salaire ont
alimenté son compte courant «actionnaire J.________», qui présentait un solde
créancier de 153 436 fr. 25 lors de la cessation d'activité de la société,
selon le bilan pour l'année 2000. Force est ainsi de constater que la
recourante, en tant qu'employée, a bien réalisé ces revenus, même si elle n'a
pu, en définitive, obtenir le paiement du solde créancier de son compte courant
après la faillite de la société. Elle ne peut dès lors rien déduire en sa
faveur de cette dernière circonstance en relation avec l'obligation qui lui
incombe, en qualité d'organe de la société, de réparer le dommage résultant du
non-paiement de cotisations d'assurances sociales sur le montant de ces
salaires. Il est, au demeurant, douteux que le montant du dommage, par 12 009
fr., ait pu correspondre, comme le soutient la recourante, aux seules
cotisations qui devaient être déduites de son salaire, pour lequel, à fin 1998,
un montant de 1000 fr. par mois - sans commune mesure avec la somme de 153 436
fr. 25 à laquelle elle se réfère - était annoncé par son employeur à la caisse.
b) Dans un second moyen, la recourante soutient
qu'ayant volontairement renoncé, dans l'attente d'une embellie conjoncturelle,
à encaisser ses propres salaires, une négligence grave ne saurait lui être
reprochée en relation avec le non-paiement des cotisations afférentes à ce
revenu. La recourante n'allègue toutefois - devant la cour de céans pas plus
qu'en première instance - aucune circons- tance sérieuse et objective au sens
de la jurisprudence précitée (supra, consid. 2), qui lui aurait permis de
penser qu'elle pourrait s'acquitter des cotisations échues dans un délai
raisonnable. Or, le seul espoir hypothétique d'une amélioration de la situation
économique, ne constitue pas une telle circonstance si bien qu'on ne saurait
reprocher aux premiers juges d'avoir admis que son comportement était imputable
à une négligence grave (…)".
Nel caso di specie va
precisato che non c'è stata rinuncia di salario, ma una sospensione del
pagamento in attesa di liquidità per procedere al versamento dei salari (cfr.
consid. 1.4 e 1.7. e 2.3.). Inoltre l'attività non è stata interrotta, tant'è
vero che il salario è stato registrato contabilmente.
Visto quanto sopra,
l'importo del danno fatto valere dalla Cassa è corretto.
2.4. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.5. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione
e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per
negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in
base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.6. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla
corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della
diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198
consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti
della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b
e 193 consid.2b)
2.7. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; __________) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
ha ricoperto la carica di amministratore unico della __________, con diritto di
firma individuale, dal 17 febbraio 1997 sino al fallimento della società (cfr.
doc. _).
Nel
merito della propria responsabilità quale amministratore unico, __________ non
ha fatto valere motivi di giustificazione o di discolpa che consentono di
liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. conisd. 2.5.). Egli è
quindi tenuto a risarcire la Cassa l'intero danno per un importo di fr.
32'015.20.
2.8. Infine,
per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale
deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove
circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 126 I 16
consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (DTF 124 V 94 consid. 4b,
122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.
In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di __________ della __________,
in quanto una dichiarazione in merito alla natura della contabilizzazione dei
salari è già presente agli atti (cfr. doc. _; per un caso simile cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA
del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a.)
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La
petizione é accolta.
§) Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa __________ di
compensazione AVS fr. 32'015.20.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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