BGE 42 II 325
BGE 42 II 325Bge07.03.1916Originalquelle öffnen →
324 Personenrecht. ];:0 411. instanz hat darauf nur bei Prüfung der von ihr verneinten Frage abgestellt, ob, wie die Rekurrentin behauptet, die Voraussetzungen des Art. 71 i t t. a NAG gegeben seien, wonach Personen, für die keine Heimatangehörigkeit und kein Wohnsitz nachgewiesen werden kann, unter dem sehweizerischen Rechte stehen. 2. -Fraglich könnte bloss sein, ob die Vorinstanz die Art. 8 und 7a NAG verletzt habe. Abgesehen davon, dass die Rekurrentill die Beschwerde ausdrücklich nur auf Art. 87 Ziff. 1 gestützt und nicht wegen Verletzung des NAG gemäss Art. 87 Ziff. 2 OG erhoben hat, wäre jedoch auch diese Frage zu verneinen. Art. 8 NAG bestimmt, dass der Familienstand einer Person sich nach dem hei- matlichen Rechte richtet und der Gerichtsbarkeit der Hei- mat unterliegt. Voraussetzung für die Zuständigkeit der Sehweizer Gerichte zur Verscholienerklärung des Bühler ist daher, dass Bühler in der Schweiz heimatberechtigt sei. Das trifft nicht zu. Nach der Yerbindlichen tatsäch- lichen Feststellung der Vorillstallz ist Bühler im Jahre 1877 aus dem Bürgerrecht des Kantons Zürich entlassen worden. Diese Entlassung hat gemäss Art. 6 des BG betl'. die Erteilung des Schweizerbürgerrechts und den Verzicht auf dasselbe vom 3. Juli 1876, unter welchem sie erfolgte, erst auf den Nachweis hin stattfinden können, dass Büh- leI' das Bürgerrecht eines andern Staates d. h. der Ver- einigten Staaten VOll Norda1l}erika erworben habe. Seit dieser Entlassung aus dem Kantons-und Gemeindebür- gerrecht, welche nach Art. 8 Abs. 2 des genannten Ge- setzes auch den Verlust des S c h w e i zer b ü r g e r- r e c h t s in sich schloss, ist Bühler, da eine Wiedereill- bÜfgerung in der Schweiz weder nachgewiesen noch be- hauptet worden ist, als Ausländer zu betrachten, so dass, da er auch nicht in der Schweiz wohnt, von einer Anwen- dung schweizerischen Rechtes in Bezug auf ihn keine Rede sein kann. Eine Verletzung von Art. 7 litt. a NAG liegt aber schon deshalb nicht vor, weil diese Gesetzesbestim- mung überhaupt nicht zur Anwendung kommt. Der dem Familienrecht. No 49. 325 NAG durch Art. 59 SchlT ZGB hinzugefügte Art. 7 litt. a muss im Zusammenhang mit dem NAG bisheriger Fas- sung ausgelegt werden, in welchem er unter dem .Titel « Persönliche Handlungsfähigkeit » steht. Daraus folgt, dass Personen, für die keine Heimatallgehörigkeit und kein Wohnsitz nachgewiesen werden kann, nur in Bezug auf die von der Frage der Verschollenerklärung verschie- dene Frage der per s ö n I ich e n H a n d 1 u n g s- f ä h i g k e i t dem schweizerischen Rechte unterstehen. Aus diesem Grund braucht auch auf die im Rekurs an das Obergericht enthaltenen Ausführungen über Staats-und Heimatsangehörigkeit nicht näher eingetreten und den in der Beschwerde an das Bundesgericht gestellten Be- weisanträgen keine Folge gegeben zu werden ; denn eine Gesetzesvorschrift, wonach der Schweizer Richter einen wenn auch heimatlosen Fremden verschollen erklären könnte, ist überhaupt nicht nachzuweisen. Demnach hat das Bundesgericht erkannt: Die Beschwerde wird abgewiesen. II. FAMILIENRECHT DROIT DE LA FAMILLE 49. Sentenza aa giugno 1916 della IIa sezione civile llella causa Bagnis, attrice contro Tettamanti, convenuto. La madre ehe non ha rieonosciuto il suo figlio naturale (eid ehe e lecito a stregua di eerte legislazioni estere, per e~. di quel1a italiana), non ha veste per esercitare in norne suo l'azione di paternita a sensi delI'art. 309 ces, ne pud prc- tendere per se, in base solo di quest'azione, aBe indennita di cui agli art. 317 e 318 ces. A. -Nell'estate deI 1912 la sedicenne attrice Maria Bagnis da Schignano (ItaUa), in quel tempo dimorante a
Sagno (Canton Ticino) quale domestica, ebbe rapporti carnali col convenuto Pietro Tettamanti in Sagno. n 3 rnaggio 1910 in Schignano essa diede aUa luee una barn- bina, ehe fu iseritta nel registro delle nascite di Schignano sotto ilnome di Giovannini Giovanna come « figlia di una donna ehe nonconsente di essere nominata *, e, per eura di quell'ufficio di stato eiviIe, ricoverata immediatamente nel brefotrofio provinciale di Corno.- B. -Con petizione 4 febbraio 1914 Bagnis Maria « in norne proprio e neH'interesse della propria figlia » eitava Pietro Tettamanti davanti il Pretore di Mendrisio doman- dando 1 ° ehe la bambina Giovanna fosse attribuita al con- venuto con effetti di statoeivile a sensi delI'art. 323 CCS ; 20 subordinatamente, . ehe i1 convenuto fosse condan- nato a contribuire alle spese necessarie di allevamento e di mantenirnento didetta bambina con una somma di 40 fr. al mese, a datare dal maggio 1913, fino a ehe essa non avn\ raggiunto l'eta di 18 anni; 30 in ogni caso, ehe il convenuto fosse eondannato a pagare aUa madre 200 fr. per rifusione delle spese di parto eee. nonehe 1000 fr. par danno morale: NeUe conclusioni queste sonime venivano elevate a 400 fr. e 3000 fr. In appoggio di queste domande l'attriee, facendo capo al disposto degli art. 307 seg. e specialmente degli art. 317 e 318 CCS, pretendeva di essere stata sedotta dal eonvenuto, il quaIe, prima dei eoneubito, le avrebbe pro- messo il matrimonio. Questi si opponeva alle domande. Esso ammetteva di avere avuto rapporti sessuali eoll'attrice all'epoea eritiea, ma contestava di averle mai fatto prornessa di matri- monio. Allegava inoltre ehe l'attriee, all'epoea deI eon- eepimento, aveva teuuto condotta scostumata ed avute relazioni eon altri (art. 314 cap. 2 e 315 CCS). C. -Con sentenza 12 febbraio 1916 il Tribunale di AppeUo, confermando il giudizio di prima istanza, aceo- Familienrecht. No 49. 327 glieva l'eccezione liberatoria della vita scostumata di cui all'art. 315 CCS e respingeva l'azione. , ?: -I?a quta sentenza l'attrice si appella nei ter- mIllI e nel modi di legge al Tribunale federale riconfer- mandosi neUe conclusioni prese davanti le istanze can- tonali. Considerando in diritto:
-A stregua deI diritto italiano (art. 179 CCS), il
rapporto giuridico di filiazione tra la prote nata fuori di
matrimonio e
la rnadre non sorge, eome in diritto svizzero,
dal fatto stesso della nascita, ma solo dal rieonoscimento
o
da sentenza dei giudiee che 10 diclIiari. Nel caso in
esame,
l'atrie non ha riconosciuto la figliaGiovanna, la
qale fu lentta .nei registri di stato civile come figlia
dl
madre. Iglota e cui fu dato norne diverso di quello
delIa gemtnce. Nello
stato attuale degli atti, l'attrice
H?n e quini,. legalmente-, madre illegittima della bam-
?ma, nel CUl mteresse essa pretende agire : essa non ne
e se non la
madre nel senso fisiologico della parola ossia
la procreatriee, libera verso la sua creatura da ogni vin-
eolo giuridico.
.
Chiedesi quale influenza questa circostanza possa eser-
cl.tr ~ull'arpI.icabilita degli ;:trt. 307 e seg. e sulla propo-
mbllita delI aZlOne reUa da qllesti disposti.
3.
-A mente dell'art. 309 CCS l'azione di paternita
ha per oggetto « delle prestazioni pecunarie alla madre ed
I> al figlio ed inoItre, quando se 11e verifichino le eondi-
328 Familienreeht. N° 49.
» zioni, l'attribuzione deI figlio eon effeti di stato eivile )}.
Nel easo attuale l'attriee fa valere tutti questi diritti ehe
• si esereitano eoll'azione generiea di paternita: per Gio-
vannini Giovanna, l'attribuzione al eonvenuto eon effetti
di
stato civile ed eventualmente gli alimenti: per se,
un'indemnita di parto eee. (art. 317) ed a titolo di ripara-
zione morale (art. 318).
a) Per quanta concerne le pretese ehe l'attriee aeeampa
nell'interesse ed in norne di Giovanna Giovannini (attri-
buzione dello stato eivile dei padre, subordinatamente,
alimenti), la soluzione deI quesito proposto non puo essere
dubbia. Se l'attriee, eome fu dimostrato, non
e madre
illegittima della bambina nel senso giuridieo della parola,
se
tra essa e Ia figlia non esiste rapporto giuridieo qual-
siasi, e ovvio ehe viene a mancarle ogni veste per agire in
norne e nell'interesse della figIia. Non
puo infatti ammet-
tersi ehe a norma delI'art. 307 la madre nel senso pura-
mente fisiologieo possa introdUlTe l'azione di paternita,
poiehe e fuod di dubbio ehe sotto la designazione di madre
rart. eitato ha inteso designare Ia madre naturale, non
Hel senso fisiologieo, ma nel senso giuridieo della parola.
seeondo il
diritto svizzero, quella eioe Gui per Iegge spet-
tano i diritti ed i doveri della madre naturale. Non oeeorre
quindi neppure esaminare quale sarebbe la situazione giu-
ridica, se anzieche dalla madre, l'azione fosse stata intro-
dotta dall'autorita tutoria a norne di Giovannini Gio-
vanna, questa eventualita nOll'avendo riseontro negli atti.
b) Quanto alle conclusioni formulate dall'attrice in
norne proprio,
e da notarsi ehe esse non sono basate sopra
una pretesa respollsabilita per fatto illecito e sul disposto
degli
art. 41 e seg. CO, ma unicamente su quello degli
art. 317 e 318, e costituiseono qUilldi un elemento dell'a-
zione di
paternita. Esse non potrebbero dunque essere
ammesse se non nel caso in cui, secondo
il diritto svizzero,
l'azione di
paternita, in questo ambito ristretto, spet-
tasse anehe
aHa madre naturale nel solo senso fisiologico
della parola,
il ehe non e. Non avvi motivo per ammettere
Familienrecht. No 49.
329
ehe il coneetto di « madre », col quale gli art. 317
e 318 designano
Ja persona Iegittimata a far valere i
diritti.
i:v
i
previsti abbia significato diverso di quello
che gli
SI deve attnbuire nell'art. 307 CCS, in forza deI
principio sancito nell'art.
302 CCS. Nessun cenno ne !lei
lavori preparatori deI ces, ne nelle diseussioni 'in senn
alle Camere federali milita per la eontraria opinione,
meutre in favore di:)lla tesi suesposta sta il fatto ehe iI
prineipio dell'art. 302 (rapporto necessario di fiiiazione
naturale tra Ia madre ed il figlio), oltreeehe essere quello
el diritto germanico (ENDEMANN, Lehrbuch des bürger-
hchen Rechtes,
H, 2 p. 636), era cardine giuridico deI
diritto di famiglia dei codiei eantonali anteriori al ces;
anche di quelli ehe, dei resto, in materia di filiazione e di
paternita, seguivano i eoncetti deI eodice eivile franeese
ed italiano (vedi EGGER, eommentario deI ces, ossery.
2° all'art. 302). Quelle pertal1to fra dette leggi (ed erano il
maggior numero), ehe
ammettevano l'indagine sulla
paternita e, in base aHa stessa, indennita alla « madre ))
per le spese di parto od a titolo di danno morale
eolla designazione di
« madre)} aItro non intendeval!
significare, se nOIl la persona ehe stesse col figlio in
rapporto giuridico di filiazione naturale. Ond' e ehe
l'ipotesi
secondo. la quale l'azione in risarcimento di
spese e danni in dipendenza dell'azione
di paternita possa
spettare anehe ad una persona ehe non e madre nel senso
dlla .leg.g, e affattu estranea al diritto svizzero e ripugna
m prmClpl fondamentali da esso ammessi in matm'ia di
filiaziolle illegittima.
4. -Si giunge deI resto
aHo stesso risultato qualora
si consideri 1a natura giuridica dell'azione di paternita e
delle pretese ehe ne derivano.
La dottrina prevalente
(v. EGGER I. c. n. 1 b all'art. 307, STAUDINGER, Commen-
tario deI codice civile
germa'nieo, osserv. 2 all'art. 1708)
(' 1a giurisprudenza ammettono eoncordemente (RU 39 Il
p. 500 ; 41 H. p. 424, 649 e seg.), ehe l'azione di paternita
eolle ragioni ehe ne dipendono (somministrazione di ali-
330 Familienreeht. N° 49. menU al fIglio e di indennita alla madre) abbia Ia sua ori gine nel diritto di famiglia e il suo fondamento giuridico nel legame di quasi parentela ehe la nascita di un fIglio illegittimo crea tra esso e coloro ehe l'hanno ,procreato. Cia premesso, non e dubbio che questo vincoIo, origine e fondamento anche dell'azione speciale e per se stante in risarcimento di spese ed indemnita aHa madre, non venga deI tutto a mancarequando la madre illegittima abbia potuto validamente ripudiare la sua prole : manea allora il rapporto di filiazione naturale tra essa ed il fIglio che forma solo la base giuridica delle sue ragioni verso il padre. Indarno si invocherebbe in eontrario il disposto dell'art. 309 capov. 2 CCS,' che ammette le prestazioni pecuniarie aHa madre previste dagli art. 317 e 318, an- corche il fIglio sia nato morto, dunque anche quando non sia sorto il rapporto di fIliazione tra la madre naturale ed il fIglio. Il Tribunale federale ha diehiarato (RU 41 II p. 649) che questo disposto signifIca estensione eecezio- nale dell'azione di paternita: esso non pua quindi venir invocato a determinarne la natura eil contelluto giuridico. 5°. -Da quanto preeede risulta che le domande dell'at-' trice sono ineoneiliabili eOll prineipi . fondamelltali deI CCS : ma non meno inammissibili esse appaiono dal punto di vista dell'equita. Infatti, l'-obbligo a sommillistrazioni peeuniarie da parte deI padre deriva insomma da uu con- cetto di equita e tende a rip.,artire equamente tra esso e la madre le conseguenze di atto comune, ehe altrimenti rica- drebbero solo su quest'ultima. Anche le prestazioni peeu- niarie, che in base all'azione di paternita spettano diret- tmente alla madre verso il padre (indennita per spese dl parto eee.), hanno, in certo qual modo, il earattere di contributo agli obblighi materni verso la prole, inquan- toche, migliorando materialmente la sorte della madre, glie ne facilitano' l'adempimento. Ripugnerebbe pertanto ad ogni sentimellto di equita il condannare il padre natu- rale a somministrazioni pecuniarie verso colei ehe, dal canto suo, ha ripudiato ogni obbligo legale verso la prole. Familienreeht. ND 50. 331 Pronuncia: L'appellazione e respinta e vien quindi confermata la sentenza 12 febbraio 1916 deI Tribunale di Appello deI Cantone Ticino. 50. Urteil der D. ZivilabteUung vom 6. Juli 1916
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