Quelldetails
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Rechtsraum
Schweiz
Region
Ticino
Verfugbare Sprachen
Italienisch
Zitat
TI_TPC_001
Gericht
Ti Gerichte
Geschaftszahlen
TI_TPC_001, 72.2020.59
Entscheidungsdatum
20.10.2020
Zuletzt aktualisiert
25.03.2026

Incarto n. 72.2020.59

Lugano, 20 ottobre 2020/sg

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere

Sara Lavizzari, cancelliera

sedente nell’aula penale di questo Palazzo di Giustizia, per giudicare

Nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatore privato:

ACPR 1

Patrocinato dall’avv. RAAP 1

contro IM 1,

rappresentato dall’avv. DUF 1

in carcerazione preventiva dal 25 febbraio 2019 al 6 maggio 2019 (71 giorni);

in anticipata esecuzione di pena/misura dal 7 maggio 2019;

e meglio come all’istanza per l’ottenimento di una misura ai sensi degli art. 374 segg. CPP, nr. 62/2020 del 13.3.2020, emanata dal Procuratore pubblico PP 1, dal seguente contenuto

  1. Verso le ore 03:30/03:40 di lunedì 25 febbraio 2019 sia la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino soccorso 144 che la Polizia cantonale sono stati allertati dalla signora __________, rispettivamente dal figlio minore __________. Entrambi hanno riferito che presso il loro domicilio era in atto un’aggressione da parte di IM 1 (figlio, rispettivamente fratello) nei confronti di ACPR 1 (marito, rispettivamente padre dell’aggressore).

Verso le ore 03.59, la Polizia è giunta a __________ presso il domicilio della famiglia __________.

La prima pattuglia intervenuta ha potuto costatare che l’imputato IM 1 era intento a serrare il braccio destro attorno al collo del padre ACPR 1 soffocandolo, urlando nel contempo “è il male, deve morire”; gli agenti hanno inoltre costato che la vittima presentava diverse ferite da taglio in varie parti del corpo, in particolare in zona dorsale.

  1. Le ferite inferte a ACPR 1 ne hanno messo in pericolo la vita. Quest’ultimo è stato trasportato d’urgenza presso l’Ospedale __________ e sottoposto ad intervento chirurgico di toracotomia. Durante l’intervento la vittima ha subìto un arresto cardiaco causato dal concomitante shock emorragico. Prontamente rianimato, al termine dell’intervento le condizioni cliniche si sono stabilizzate.

Al proposito il medico legale Dr.ssa __________ ha stabilito che:

“(…)

Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente di posizionamento di drenaggio toracico] per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessare le pleure (senza però lesionare il parenchima polmonare]. All'emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale ha determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000mL] con sviluppo di shock emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo ripristino di parametri vitali stabili.

Dunque l'uomo, in seguito alle lesioni subite, si è trovato in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza medica immediata, sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto sviluppatosi.

(…)

Per quanto riguarda il mezzo lesivo utilizzato, alcune delle lesioni (in particolare quelle al dorso) sono state prodotte con uno strumento da punta e taglio (coltello) a lama liscia, monotagliente. Non si può escludere che la lesione B e le altre lesioni superficiali siano state

prodotte anche un mezzo lesivo differente, ovvero una lama seghettata. Le dimensioni del mezzo/i lesivi non possono essere valutate sulla scorta delle lesioni riportate dall'uomo. Non sono state riscontrate evidenti lesioni da taglio alle mani o agli arti superiori ad

indicare che l'uomo si sia difeso dall'aggressione perpetrata ai suoi danni con un 'arma da punta e taglio.

(…)”. (cfr. relazione medico legale dell’11 giugno 2019; AI 144).

  1. La malattia dell’imputato e gli eventi oggetto del presente procedimento penale possono essere a grandi linee riassunti come segue (cfr. anche perizia Dott. __________ del 27 maggio 2019; AI 140).

3.1. Dagli atti emerge che gli esordi della malattia di IM 1 si situano verso la fine del mese di settembre 2017/inizio ottobre 2017. Per la prima volta si è presentata una sintomatologia psicotica, sotto forma di “dispercezioni uditive” (sentiva delle “voci denigratorie per la sua presunta omosessualità), di “comportamenti bizzarri” e di “ideazione delirante a trama persecutorio e d’onnipotenza” (perizia, pag. 23). Egli è quindi stato ricoverato dal 9 all’11 ottobre 2017 in regime coatto presso il reparto “esordi psicotici” della Clinica __________, dove è stata formulata la diagnosi di “Sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici”. Alla dimissione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________, seguito dalla Dr.ssa __________.

3.2. Il secondo ricovero coatto (degenza presso la __________ di __________ dal 20 ottobre 2017 al 14 dicembre 2017) si è reso necessario a causa della “presenza di uno scompenso acuto con delirio di onnipotenza”, ed è stata posta la diagnosi di “Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici”. Anche in quest’occasione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________. Nel marzo 2018 la terapia a base di Risperidone è stata sostituita con 10 mg al giorno di Abilify.

Il perito ha riferito di una presa a carico difficile da parte della dr.ssa __________, durante la quale IM 1 si è comportato a tratti in modo oppositivo, a volte non presentandosi agli appuntamenti, chiedendo addirittura alla dr.ssa __________ la sospensione della terapia farmacologica, sospensione che egli ha messo in atto dalla fine del mese di dicembre 2018 spiegando che “con il nuovo medicamento sono stato talmente bene che sono scivolato nella convinzione di non essere malato e che era colpa del Risperidone se ero stato male” (VPP del 19 febbraio 2020, pag. 4 righe 38-39).

3.3. Dalla perizia emerge che la condizione in cui IM 1 si è trovato il 25 febbraio 2019 è da contestualizzare in uno stato delirante che perdurava da diversi giorni (ad esempio si è riscontrato un calo del rendimento scolastico con assenze alle lezioni, oltre alla testimonianza degli amici su farneticazioni e deliri a cui hanno assistito):

“(…)

Disponiamo di molte dichiarazioni, dei familiari, degli amici, ma anche del peritando stesso, che dopo un periodo di buon compenso psichico, che durò quasi tutto l’anno 2018, ha sospeso la terapia, con la conseguenza della riacutizzazione della malattia.

Possiamo così descrivere un’evoluzione “coerente” nel tempo, della malattia e anche del delirio, che già nel 2017 era caratterizzato da temi di superiorità e vicinanza a dio, e che poi portò ai fatti del 25.02.2019.

Dopo aver sospeso la terapia farmacologica prescritta dalla Dr.ssa __________, il peritando man mano è scivolato in uno stato delirante, che “cresceva” a partire dall’inizio di febbraio, ben dimostrato dagli amici che poco prima dei fatti sentivano il peritando “farneticare sull’onnipotenza, delirava di essere un essere superiore “e ““io sono dio, chi sono io, esistere, non devo esistere. Ha fatto cose così per ore”. La madre nella notte ha sentito parole simili e il fratello __________ dice nel verbale che diceva lui era Dio, lui era la giustizia, che nessuno poteva fermarlo”.

(…)” (cfr. perizia pag. 25-26).

3.4. I fatti del 25 febbraio 2019, sebbene con poche ma comprensibili incongruenze nelle versioni fornite dai protagonisti, possono essere riassunti come segue.

Verso le ore 01:30, IM 1, che si trovava in camera sua, si era agitato e piangeva. ACPR 1, allertato dalla moglie, si è recato dal figlio per calmarlo.

Verso le ore 02.30, IM 1 ha iniziato ad urlare pronunciando alcune frasi sconclusionate, tra le quali “Io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”. Suo padre ha tentato di fargli prendere un calmante/sonnifero, senza riuscirci. Lo ha comunque calmato facendolo coricare nel letto tra lui e sua moglie. Poco dopo IM 1 è ritornato da solo in camera sua.

Verso le ore 03.15 i coniugi __________ sono di nuovo stati svegliati da IM 1, il quale ha acceso le luci di casa e con il telefono cellulare (funzione torcia) illuminava armadi e cassetti, alla ricerca di nemici, “per difendersi da un agguato che pensava ci sarebbe stato a breve” (VPP di __________ del 17.04.2019, pag. 4). Si è quindi recato nella stanza di suo fratello minore __________, lo ha preso in braccio dicendogli “vieni con me che ti devo salvare”. Non senza difficoltà i genitori sono riusciti a fargli rimettere il fratellino a letto e a farlo uscire dalla stanza.

Dopo che __________ ha chiuso a chiave la porta del figlio minore togliendo la chiave dalla toppa, IM 1 ha iniziato a prendere a calci e a pugni la porta, costringendo ACPR 1 a condurlo verso il soggiorno.

In soggiorno IM 1 ha iniziato a colpire suo padre con dei pugni al volto, facendolo pure cadere a terra sul pavimento e prendendolo a calci. Nel frattempo __________ ha nascosto la chiave della camera di __________ in cucina, dove IM 1 l’ha raggiunta mettendola all’angolo. Quest’ultima, che ha dichiarato di non avere avuto paura di essere colpita, ha tentato di calmarlo appoggiandogli una mano sul petto. Nel frattempo ACPR 1 si era rialzato esortando sua moglie a scappare e a chiamare i soccorsi. L’operatrice al telefono le ha detto di non rientrare in casa.

In soggiorno IM 1 ha quindi colpito di nuovo suo padre con almeno un pugno al costato sinistro, poi lo ha afferrato da tergo cingendogli il collo con il braccio, trascinandolo verso la cucina, locale dove lo stesso ACPR 1, stando alle sue dichiarazioni, voleva raggiungere per chiuderci dentro il figlio.

In cucina, IM 1 ha dapprima cinto da tergo il collo del padre ed in seguito con un coltello a lama seghettata lo ha ferito al mento e colpito con la punta al fianco destro. Dopo essere caduto al suolo, ACPR 1 è stato colpito almeno due volte alla schiena con un coltello, non senza ricevere almeno un calcio al fianco. Convinto di avere ucciso il padre, IM 1 è uscito dalla cucina dirigendosi verso la cameretta del fratello minore prendendola a calci e pugni urlando “ho ucciso il diavolo”.

__________ nel frattempo ha avuto la prontezza di chiamare la Polizia con il proprio cellulare.

IM 1 è quindi ritornato in cucina colpendo di nuovo più volte suo padre con un coltello. Egli si è quindi diretto verso il bancone della cucina munendosi di altri due coltelli. Vedendolo manipolare i coltelli dal riflesso sulla portafinestra, ACPR 1, temendo di essere nuovamente colpito, si è rialzato cercando di raggiungere la porta principale. IM 1 è tuttavia riuscito a raggiungerlo e a cingerlo di nuovo al collo da dietro. Pochi istanti dopo sono intervenuti i primi agenti di Polizia, i quali mentre erano intenti a staccare l’imputato dal padre, lo hanno sentito dire “è il male, deve morire”.

  1. Dopo un primo referto peritale del 23 aprile 2019 (AI 116), e un primo verbale di delucidazione del 3 maggio 2019 (AI 124), in data 27 maggio 2019 il dott. __________ ha trasmesso la perizia definitiva (AI 140).

4.1. Il perito ha ricostruito la situazione psicologica e personale in cui si è trovato l’imputato durante gli avvenimenti del 25 febbraio 2019, in particolare precisando che al momento dei fatti IM 1 soffriva di una schizofrenia paranoide:

“(…)

Circa sei ore dopo i fatti lo psichiatra di servizio ha riscontrato il delirio e scritto che “non è possibile introdurre nel dialogo altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è completamente immerso, quasi controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé”.

Qui si nota bene, come ha dichiarato anche il Dr. __________, la rigidità psicologica, l’immodificabilità e la fede del tutto acritica nei propri convincimenti.

L’atto del peritando era sostenuto dal delirio di onnipotenza e il passaggio all’atto è stato caratterizzato da un comportamento bizzarro, incoerente e non pianificato. Il peritando, in altre parole ha agito sotto il “controllo di una volontà altro da sé.

L’atto è stato commesso in una fase acuta della sua malattia, la “schizofrenia paranoide”, cioè il peritando si trovava “dentro” il suo delirio megalomanico, “ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal contenuto patologico, ma il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri”. (Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, UTET 2008)

Il peritando in questo momento era convinto di dover uccidere il male, atto che solo lui (un essere divino o superiore) era in grado di compiere. Era fermamente convinto di fare “del bene”.

Il peritando, la mattina del 25 Febbario 2019, verso le ore 3.30 ha aggredito il padre, prima con pugni e calci, poi con il coltello e inferto molteplice ferite, fino al punto di credere che fosse morto. Il fatto di crederlo morto era probabilmente il motivo per cui non ha inferto altre coltellate (con sicurezza è impossibile dirlo) e non un momento di lucidità, visto il riscontro dello psichiatra Dr. __________, che lo ha visitato dopo e ancora costatato la “completa immersione” nel delirio.

Tutta la documentazione, le varie testimonianze e la valutazione clinica dimostrano la presenza del delirio durante l’atto ed è quello il motivo dell’accoltellamento del padre, nel quale si “situava” il male, anzi che impersonava il male che il peritando “doveva” combattere.

Il peritando era convinto di dover estinguere il male, in questo momento non si trattava del padre, in altre parole non “vedeva” nel padre il suo genitore. Questo per chiarire che ritengo impossibile che il peritando possa aver sfogato con questo atto il suo odio contro il padre, anche se è noto che “con elevata frequenza sono esposti al rischio di aggressioni i familiari e chi vive a contatto con il soggetto; ma talvolta sono oggetto di violenze anche persone del tutto estranee” e che “l’acting-out avviene sempre contro le persone, specialmente della famiglia” (Fornari 2008).

(…)

Rifacendomi alle considerazioni sopra esposte rispondo sinteticamente che il peritando soffre (e soffriva anche al momento dei fatti) di una schizofrenia paranoide (ICD-10, F 20.0), caratterizzata da delirio di megalomania e di persecuzione, allucinazioni uditive e, meno preminente, durante un certo periodo prima dei fatti, di sintomi negativi, quali appiattimento affettivo e ritiro sociale.

Il peritando ha agito nella completa “immersione” nel delirio, non riconoscendo l’errore della sua percezione e di conseguenza, dei suoi atti.

(…)” (cfr. perizia pag. 26-27).

4.2. Per quanto attiene all’incapacità o scemata imputabilità, egli ha spiegato che i reati commessi da IM 1 sono da mettere in relazione con la turba psichica di cui soffriva e soffre, concludendo per una totale incapacità di valutare il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione:

“(…)

I reati commessi sono in relazione con il disturbo dello stato psichico precedentemente descritto. Essi ne sono, per così dire, il prodotto. Lo scompenso acuto della psicosi, cioè il delirio in cui era “immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta della realtà. Il controllo della coscienza era intensamente e globalmente compromesso.

(…)” (cfr. perizia pag. 28).

4.3. Il perito ha precisato che esiste un rischio di recidiva se IM 1 non assume la terapia farmacologica che “impedisce” l’insorgere del delirio. In altre parole, sotto l’effetto del farmaco antipsicotico il delirio non si sviluppa, e il rischio che egli commetta nuovi reati non sussiste. Il perito ha spiegato che IM 1 necessita di una terapia farmacologica a lungo termine, eventualmente a vita. L’esperto, in merito all’importanza dell’assunzione dei farmaci, ha precisato:

“(…)

Malgrado la lucidità con la quale oggi argomenta e riferisce di aver compreso la necessità di una terapia farmacologica, il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di “educazione” per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzato solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine gli permette di accettare una terapia farmacologica malgrado la presenza di effetti collaterali e di “limitazioni”, p.es. nella vita relazionale.

(…)

I reati che il peritando potrebbe commettere in futuro non sono facili da indicare, in quanto dipendono dal tipo di delirio, ma ritengo sia lecito ipotizzare anche nel caso di futuri episodi psicotici, che si tratti deliri di onnipotenza e di persecuzione, come già in passato, con la “necessità” da parte del peritando di combattere il male. Si potrebbe trattare allora di reati di violenza, più facilmente nell’ambito familiare, ma non solo.

(…)” (cfr. perizia pag. 29-30).

4.4. Il perito, durante il verbale del 3 maggio 2019 (AI 124, pag. 6), ha ribadito l’importanza dell’assunzione della terapia farmacologica:

“(…)

IM 1 ha una conclamata grave malattia psichiatrica, seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica. Dico questo perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla __________. Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel caso di una terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione intramuscolare). Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in quanto così facendo il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al personale. Dico questo perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui assuma con certezza il farmaco, è escluso.

Ad ogni modo posso prendere contatto con la struttura e discutere questo tipo di terapia.

Voglio sottolineare che oltre all’aspetto farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni.

(…)”.

4.5. Per quanto concerne la misura che si deve prevedere per IM 1, il Perito ha spiegato che per curare la sua patologia è necessaria una misura terapeutica stazionaria, affinché egli venga educato ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica:

“(…)

La gravità dei reati, la malattia stessa, il recente esordio della malattia e l’ambivalenza che traspare dai colloqui, riguardo l’accettazione della grave malattia e della terapia farmacologica, a mio avviso rendono necessaria una misura terapeutica stazionaria.

L’esperienza del difficile percorso terapeutico ambulatoriale, un anno in cui il peritando non è riuscito a creare un legame terapeutico con la curante, mostrandosi “oppositivo al dialogo e senza possibilità di scambio”, percorso che nemmeno sei mesi fa è sfociato in un abbandono della presa a carico psichiatrica e della terapia farmacologica, “negando di aver avuto problemi di salute”, rende infatti necessario una cura stazionaria, atta ad “educare” il peritando ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica.

Malgrado le dichiarazioni da parte del peritando, ma anche dei familiari, che egli ha compreso bene la natura della malattia e la necessità di una terapia farmacologica a lungo termine, si nota comunque una certa resistenza contro la terapia farmacologica, inizialmente accettava una terapia depot, cioè l’iniezione muscolare della terapia per la durata di un mese, che assicura la compliance, poi diventava sempre più resistente nei confronti della terapia. Un altro indizio, meno forte sicuramente, è la sua convinzione di aver assunto e di aver bisogno solamente 5 mg di Abilify, mentre nella documentazione medica è documentato il dosaggio di 10 mg di Abilify al giorno.

Ritengo allora necessario un trattamento stazionario per un periodo di educazione adeguato, sostituito in seguito da un trattamento ambulatoriale.

La terapia farmacologica ritengo debba essere di tipo depot, almeno inizialmente, anche per dare una certa sicurezza agli curanti ed educatori dell’istituto di cura.

La terapia depot del farmaco Abilify, l’Abilify Maintena®, non presenta effetti collaterali diversi dalla terapia per bocca.

(…)

È sicuramente da attendersi un miglioramento grazie alla terapia educativa e farmacologica, e, di conseguenza, del rischio di commettere altri reati.

Ritengo che, inizialmente, per un periodo non inferiore di due anni, è necessario una terapia stazionaria, dopo, a dipendenza dell’evoluzione della malattia, è possibile il proseguimento a base ambulatoriale.

(…)

Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani delinquenti affetti da grave malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere la “__________” di __________, che cura persone con malattie psichiche e si occupa soprattutto del loro reinserimento sociale e professionale. L’istituzione accetta misure terapeutiche stazionarie Art. 59.

Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ____. Si tratta di un foyer, non è un carcere, il posto è chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Si tratta di una struttura terapeutica, in cui, al posto delle “sbarre” esiste un accompagnamento molto intenso da parte di educatori specializzati.

Se il peritando é trattato adeguatamente ritengo che il rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati é molto contenuto, per cui il livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Il possibile aumento graduale della libertà durante il percorso terapeutico sarà possibile solo dopo discussione e accordo con il responsabile del caso del Patronato.

Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell’indispensabile “educazione”, d’altra parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno.

Il collocamento deve essere organizzato dall’ufficio del Patronato del cantone Ticino e probabilmente non può avvenire immediatamente, ma la terapia farmacologica e dei colloqui di sostegno psicologico, nel frattempo, possono essere effettuati in carcere.

(…)

Il trattamento educativo, che reputo la parte più importante della terapia, non può essere eseguito in carcere, in carcere può essere eseguito solamente la terapia farmacologica, che raccomando di modificare.

Al momento dell’ultima vista peritale, il 09 maggio 2019, il peritando riceveva ancora l’Haldol come neurolettico, buona scelta per trattare lo scompenso acuta, ma a lungo andare proibitivo a causa dei suoi effetti secondari e perché si è fatto una buona esperienza terapeutica con un antipsicotico “moderno”, cioè l’Abilify.

(…)” (cfr. perizia pag. 31-33).

  1. Interrogato in data 13 novembre 2019 (AI 175), il perito ha ribadito l’adeguatezza della struttura presso la quale l’imputato è stato anticipatamente collocato (pag.2):

“(…)

La struttura scelta è quella adeguata, mi confortano i rapporti pervenuti. Ero comunque persuaso dell’adeguatezza della struttura dopo avere conferito in particolare con la signora __________. La misura che ho pensato è quella, evidentemente, ai sensi dell’art. 59 cpv. 2 CP. Non ho più avuto contatto con il patronato dopo il collocamento di IM 1, come ho detto però mi confortano i rapporti pervenuti.

(…)”.

Dopo avere consultato i rapporti giunti dai curanti presso le strutture di __________, il perito ha rilevato che “anche presso l’istituto dove è collocato c’è stato un episodio di scompenso psicotico”, comunicato dall’imputato stesso ai curanti in merito alla malattia dell’imputato (AI 175 pag. 3):

“(…)

Innanzitutto questo ci indica che lui è ancora malato, però questo ci indica pure che lui ha stabilito un buon rapporto terapeutico. È normale che il paziente parli della sua sintomatologia con il suo curante, sarebbe preoccupante se IM 1 non lo facesse. In ogni modo ritengo che egli debba rimanere presso questa struttura ancora per parecchio tempo. Da questo scritto emerge comunque che i curanti sono ancora prudenti sull’evoluzione della terapia e anzi indicano di non avere ancora potuto affrontare tutte le tematiche che si sono prefissi.

IM 1 anche quando era ancora in Ticino spingeva molto verso la ripresa della scuola, anche presso la struttura di __________ ha mantenuto lo stesso comportamento manifestando comunque entusiasmo per l’impostazione che è stata stabilita, ho rilevato che questo entusiasmo traspare anche dai responsabili della struttura, però non posso che notare la fragilità del ragazzo dopo la comparsa di un episodio psicotico.

Vorrei precisare che questi referti sono molto scarni. Si dovrebbe chiedere ai terapeuti di __________ un rapporto particolareggiato, dove si dovrebbe chiarire quale tipo di psicoterapia viene svolta, come è l’andamento della terapia farmacologica riguardo i dosaggi, bisognerebbe sapere come IM 1 si comporta all’interno della struttura. Bisognerebbe sapere anche quando è sopraggiunto lo scompenso psicotico di cui ci è stato riferito e in che cosa è consistito (qual’è stata la sintomatolgia psicotica).

(…)”.

Su richiesta dello scrivente e per il tramite dell’Ufficio di Patronato del Cantone Ticino (AI 176, 181 e 183), in dato 17 dicembre 2019, il __________ – __________ (AI 185) ha spiegato che:

“(…)

Comme nous l'avons discuté lors de notre réunion de réseau au __________ en date du 4 décembre 2019, et ce malgré l'excellente compliance et observance présentées par IM 1 quant à la prise de ses neuroleptiques dans le cadre de sa prise en charge éducative au foyer, nous avons cependant clairement recommandé à ce qu'une forme dépôt puisse être privilégiée.

En effet, les guidelines psychiatriques concernant le traitement des états psychotiques auprès des jeunes adultes recommandent cette forme galénique, en première intention, ceci afin de stabiliser au mieux le taux sanguin de neuroleptiques et par là une stabilité psychique.

Dans cette perspective, le recours à cette voie galénique permettrait vraisemblablement aussi de stabiliser l'état psychique de IM 1 et d'éviter, nous l'espérons, la résurgence d'une symptomatologie psychotique, ne serait-ce que minime, comme cela a été le cas durant les semaines précédentes, avec la réapparition de phénomènes hallucinatoires auditifs. A relever que IM 1 s'était montré tout à fait honnête en les signalant rapidement à l'équipe éducative.

Par ailleurs, le recours à cette forme galénique permettrait également de protéger Monsieur contre une éventuelle déstabilisation de son état psychique, lorsqu'il serait amené à faire face à des facteurs de stress plus importants l'année prochaine, à savoir la perspective de son jugement, l'éventualité de pouvoir revoir son père d'ici quelques mois, ainsi que l'important projet de réhabilitation visant son retour à une scolarisation normale.

Dans ce but, nous avons annoncé au patient qu'il ferait l'objet désormais d'un monitoring de son taux de neuroleptiques régulier, soumis au laboratoire des neurosciences de l'Hôpital de __________, et que l'injection dépôt serait administrée par notre infirmier psychiatrique ____ spécialisé, __________, qui connait déjà bien IM 1 pour l'avoir rencontré dans le cadre d'entretiens réguliers au CPF.

Par ailleurs, le psychiatre-psychothérapeute traitant sera désormais __________, qui le verra également à raison d'un entretien psychiatrique toutes les trois semaines.

(…)”.

Con scritto del 13 gennaio 2020 (AI 187) il perito ha sostanzialmente avallato quanto previsto dai curanti di __________:

“(…)

Riguardo la prima parte del rapporto, ossia la questione della proposta della forma galenica quale dépot dell’antipsicotico, posso essere solo d’accordo, in quanto auspicato dal sottoscritto già nella perizia del 27.05.2019 (vedi p.31). Per quanto riguarda il seguito, ritengo, come già espresso in uno scritto precedente, necessario un seguito settimanale, in particolare tenendo conto della sua giovane età, mentre le visite psichiatriche o la supervisione farmacologica necessitano una frequenza minore, cioè mensile.

(…)”.

  1. Giusta l’art. 19 CP non è punibile colui che al momento del fatto non era capace di valutarne il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione.

L’incapacità di cui all’art. 19 CP, può essere dettata da malattia mentale (psicosi, in particolare paralisi cerebrale, intossicazione da alcool/droghe, demenza senile, schizofrenia, sindrome maniaco-depressiva, crisi epilettiche, ecc.), deficienza mentale (debilità, imbecillità, idiozia, oligofrenia, ecc.) oppure da seri disturbi della coscienza derivanti da intossicazioni, ipnosi, epilessia, ecc.

Nel caso di specie, il referto peritale rassegnato dal Dott. __________ attesta, in maniera inequivocabile, sia l’incapacità totale dell’imputato ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 CP, sia la necessità di collocarlo presso una struttura specializzata ai sensi dell’art. 59 CP, individuata dall’esperto nella __________” di __________. IM 1 dal 27 maggio 2019 è stato posto in anticipata esecuzione di misura.

Gli accertamenti sinora eseguiti dimostrano che la presa a carico presso la struttura di __________ sta dando risposte positive, pure il perito è confortato dalle spiegazioni dei terapeuti che lo stanno seguendo.

  1. Alla luce di quanto precede, richiamato l’art. 374 CP, lo scrivente Procuratore Pubblico postula pertanto che nei confronti di IM 1 codesta lodevole Corte delle assise criminali ordini e pronunci la misura terapeutica stazionaria ai sensi dell’art. 59 CP e meglio che gli venga fatto ordine di proseguire il trattamento stazionario al quale egli è già attualmente sottoposto.

Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

  • l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

  • l’avv. RAAP 1, patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:38 alle ore 11:30.

Il PP si riconferma nella sua istanza, mentre l’imputato conferma la sua volontà di voler proseguire il percorso presso il __________.

L’avv. RAAP 1, patrocinatore dell’AP, si associa all’istanza del PP.

Il difensore rileva che il Presidente ha precisato oggi che è andata bene in questo caso, ma è andata bene, afferma, perché vi è stato coraggio: sia da parte del perito, sia da parte del PP, sia da parte dei terapeuti.

L’avv. RAAP 1 aggiunge che anche la famiglia ha avuto coraggio.

Considerato, in fatto ed in diritto

I. Vita e precedenti penali

1.1.

IM 1 …OMISSIS…

Egli ha dichiarato di aver svolto, parallelamente agli studi e, in particolare, durante il periodo estivo, diversi stages:

“…OMISSIS”

(perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).

Egli avrebbe poi interrotto queste attività nel 2018 a causa degli impegni scolastici.

1.2.

Secondo le sue dichiarazioni, IM 1 avrebbe avuto con i genitori un rapporto normale, anche se caratterizzato da qualche conflitto e da mancanza di stima, avendoli egli sempre reputati “stupidi perché non mi hanno educato come avrei voluto. Non mi hanno dato un’istruzione adeguata. La mia cultura personale ho dovuto farmela da solo, non me l’hanno data i miei genitori” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 5). In particolare per il padre egli avrebbe avuto poco rispetto, soprattutto dopo il di lui tentativo di suicidio del 2016, ritenendolo una persona incapace di insegnargli alcunché, culturalmente non in sintonia con lui (“non mi rispecchiavo nella cultura __________ di mio padre”, PP 18.04.2019, AI 110, pag. 4) e che, anche a detta della madre, preferiva tenere a distanza dal suo ambiente scolastico e calcistico (PS __________ 01.03.2019, AI 38, pag. 3). Per la madre, _____ e di maggior cultura, nutriva maggiore rispetto ma in generale, egli preferiva trascorrere il suo tempo libero fuori casa, per non doverlo condividere con i genitori. A dire di tutti IM 1 avrebbe invece sempre avuto un buon rapporto con il fratello __________, di sei anni più piccolo di lui, per il quale ha sempre voluto essere un idolo, al quale ha insegnato a giocare a ____ e verso cui è sempre stato protettivo (perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).

1.3.

Dal profilo delle relazioni personali, dalla perizia risulta che egli si sarebbe infatuato di tanto in tanto di qualche ragazza, ma senza aver mai avuto una relazione sentimentale e questo perché sarebbe sempre in attesa di trovare la ragazza giusta, avendo per lui la relazione tra un uomo e una donna un valore particolare (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9). Si reputerebbe però una persona popolare, molto attiva in ambito giovanile e avrebbe dunque diversi conoscenti, ma i suoi veri amici sarebbero solo tre. Questi amici e conoscenti

  • con cui avrebbe trascorso gran parte del suo tempo libero presso un locale situato sopra il __________ a __________ (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9) – l’hanno così descritto in corso d’inchiesta:

" Pensieroso di sicuro. Una persona tranquilla. Non ha mai avuto scatti di ira o roba del genere. Se c’era da perdere tempo era con noi. Gli piace tanto parlare piuttosto che perdersi davanti ad un film. Lui era uno che parlava dei problemi di questo mondo, dell’ignoranza presente a livello globale. Era molto filosofico, parlava di pensiero dicendo che la gente dovrebbe evolversi ed aprire la propria mente. Vi erano dei momenti dove io o noi volevamo guardare un film o fare altro o parlare di altro mentre lui era sempre “puntato” su questi discorsi seri.

È sempre stata una persona molto socievole e sociale. Voleva parlare con la gente. È sicuramente una persona educata e molto intelligente, anche a livello di lessico era molto avanti, sicuramente molto più di me. Per capire certi suoi concetti facevo fatica, non capivo cosa diceva o dove voleva arrivare.

(…)

Quello che mi sento di poter dire è che IM 1 ha detto e fatto capire più volte che stava meglio fuori casa che a casa sua. Preferiva stare in giro con i suoi amici che stare a casa con i suoi genitori.

Io non so bene, non l’ho mai capito, che rapporto avesse IM 1 con i suoi genitori. IM 1 diceva che non considerava suo padre, non lo considerava nemmeno un essere umano. Lo disdegnava. Io non so se IM 1 volesse bene a suo padre ed a sua madre. Lui aveva i suoi credo e i suoi genitori non lo ascoltavano, non lo assecondavano. Lui per questo li disprezzava, li ha rinnegati si può dire.

Diceva che suo padre era un ignorante, uno stupido, che non ragionava. Mentre sua madre, che è __________, che è più acculturata, la apprezzava di più, per rapporto al padre”

(VI __________ 07.03.2019, AI 61, pagg. 2-3);

" Se dovessi descrivere IM 1 direi che è una persona gentile, corretta, disponibile, affidabile. Potrei dire che era una tomba, ci si poteva fidare a confidare a lui un segreto. Intelligente e molto riflessivo. Una persona pacifica e tranquilla.

Questo per quanto riguarda gli aggettivi al positivo. Per quanto invece riguarda il suo aspetto negativo o peggiore posso dire che è un ragazzo testardo, forse troppo sicuro di se in talune occasioni tanto da non dare molto peso alle opinioni degli altri.

Potrei dire che è una persona goffa, non esageratamente ma una “goffaggine” comune.. è pigro e forse per questo motivo non andava bene a scuola.

(…)

È una persona molto introversa. Con me si confidava abbastanza ma senza mai scendere nei dettagli, era un confidarsi molto superficiale. Penso di poter dire che tra me, __________ e __________ io ero quello che per lui era “più amico”.

Quello che sicuramente lo conosce da più tempo.

Con me parlava forse un po’ di più che con altri, con me riusciva a confidarsi anche di cose meno superficiali. Di quelle, delle cose superficiali, ne parlava con gli amici, dello sport per esempio, delle ragazze, della scuola. Di cose più personali ne parlava con me.

Parlando di antipatie devo dire che IM 1 non aveva un atteggiamento negativo verso le persone che gli stavano antipatiche. Semplicemente le evitava, le ignorava.

(…)

So che IM 1, e questo me lo ha detto lui personalmente, è molto selettivo. La ragazza per lui deve essere sì carina e simpatica ma soprattutto, mi ha detto, devono trovarsi a livello mentale. Deve essere in linea con lui. Per questo non trova una ragazza, per questo attualmente non ha una compagna, non trova quella giusta”

(VI __________ 08.03.2019, AI 62, pagg. 2 e 5);

“Da parte mia lo conosco con il soprannome __________, soprannome che gli abbiamo dato.

(…)

__________ è una persona buona come il pane. È un ragazzo che quando lo conosci e lo vedi ti porta felicità e benessere perché è sempre positivo e che guarda sempre avanti. È uno che cerca sempre di toglierti i malumori o brutti pensieri.

È una persona che nel tempo libero gli piace discutere di cose profonde e spirituali (la vita, il senso di tutto quello che ci circonda, ecc. ).

Non è una persona che parlava molto però dei suoi problemi.

È sempre il primo che faceva proposte di attività sportive, in effetti era amministratore di diversi gruppi (sportive e per feste). Gli piaceva fare qualche cosa di nuovo, per quello era sempre uno che proponeva diverse attività.

È anche una persona molto generosa. Un esempio della sua generosità è il fatto che lui era disposto ad offrirti metà del suo pasto pur essendo magari un estraneo, anche se andavi a chiedergli ma essendo appunto che lui è generoso te lo offriva comunque. Non diceva mai di no. Per via di questo c’eran anche però delle persone che ne approfittavano di questa sua generosità pur essendo che lui finanziariamente non disponesse di molti soldi.

(…)

So che __________ non provava molto amore per i suoi genitori per via del ricovero che aveva subito nel 2017 visto che appunto aveva anche saltato un anno di liceo a causa di ciò. Questa cosa però l’ho saputa da terze persone non direttamente da lui e questo però mi sorprendeva un po’ perché era come se fosse un’altra persona quando era con i genitori, o meglio sicuramente non era come si comportava con noi perché in nostra presenza era sempre buono come il pane, mentre con i suoi genitori rispondeva”

(VI __________ 08.03.2019, AI 63, pagg. 1-3);

“Se dovessi descrivere IM 1 direi che è un ragazzo vivace, con un piacere a conoscere nuova gente. Sicuramente un ragazzo simpatico e creativo. Non so se è un punto debole o meno ma le volte che si affrontava una discussione lui argomentava sino all’eccesso pur di avere o di ottenere ragione. Non è mai stata una persona aggressiva o litigiosa. Anche nelle discussioni si poteva parlare con lui, non si degenerava mai nella lite.

Non è mai stato arrogante o aggressivo.

È un ragazzo che propone spesso attività al gruppo, sia attività serali che giornaliere, era un trascinatore, un leader. Tutto questo io l’ho notato negli ultimi due anni, dal 2017 via. Lui era uno che trascinava il gruppo, era uno di quelli che chiedeva e diceva di “fare” e non di aspettare o di stare semplicemente sul divano.

So che al liceo quest’anno è entrato nella commissione dell’autogestione”

(VI __________ 15.03.2019, AI 68, pagg. 2 e 3);

" IM 1 è sempre stata una brava persona, sempre stato caritatevole, all’interno della compagnia aiutava chiunque glielo chiedeva. Invogliava gli altri a fare sport, specialmente ____. So che lui è _________________.

Era molto intraprendente e spesso era lui che proponeva delle attività che non sempre noi seguivamo”

(VI __________ 18.03.2019, AI 75, pag. 2);

" Se dovessi descrivere IM 1 direi che è un ragazzo intelligente, responsabile e propositivo. Un ragazzo simpatico e di compagnia. Dall’altra parte, opposto al “propositivo” direi che ogni tanto era insistente, senza comunque esagerare, nell’esprimere e sostenere le proprie idee.

Dovessi trovare qualche altro difetto, a fatica, direi che era incapace, non so se per volontà o per incapacità vera e propria, di percepire l’umore delle persone e quindi, per farvi un esempio, quando iniziava a parlare ed a fare i suoi discorsi con qualcuno non si accorgeva che il suo interlocutore non aveva alcuna voglia di stare lì ad ascoltarlo o assecondarlo.

Non era ossessivo, non era nemmeno insistente, semplicemente continuava a parlare ignaro del fatto che dall’altra parte non vi fosse il minimo interesse”

(VI __________ 02.04.2019, AI 79, pag. 2).

1.4.

Dai dati anamnestici raccolti in perizia risulta che IM 1 avrebbe iniziato a consumare sporadicamente cannabis insieme agli amici in seguito al tentativo di suicidio del padre, ma che non ne avrebbe comunque mai consumata in grande quantità (perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16). Secondo le sue dichiarazioni ne avrebbe consumata nella misura di due canne a settimana su un periodo di 9 mesi compresi tra il maggio 2017 e febbraio 2018, quando avrebbe poi iniziato a fumare la canapa legale poiché più facile da reperire (PS 16.04.2019, AI 106, pag. 2).

1.5.

Dal profilo della presa a carico, dopo la comparsa dei primi sintomi della malattia nel settembre/ottobre 2017 con dispercezioni uditive in forma di “voci denigratorie per la sua presunta omosessualità”, il 9.10.2017 IM 1 è stato ricoverato una prima volta, su ordine medico, presso la __________ di __________ e gli è stata diagnosticata una sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici:

" trattasi di giovane paziente al primo contatto con la psichiatria, che la sera dell’ammissione veniva accompagnato in PS dalla madre, preoccupata dal fatto che il figlio, da circa una settimana, avesse un problema di insonnia e riferisse dispercezioni uditive (descritte come voci che lo denigrano per la sua presunta omosessualità). Vi sarebbero stati anche episodi di aggressività verbale ed atteggiamento sospettoso. Veniva valutato dalla Dr.ssa med. __________, psichiatra di picchetto territoriale, la quale, nell’ipotesi di un quadro di scompenso psicotico, dava indicazione per un ricovero presso di noi su rodine medico, in quanto il paziente non accettava la proposta di un ricovero”

(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).

Il decorso clinico del suo primo ricovero viene così descritto:

" Il giorno successivo all'ammissione il paziente effettuava un colloquio con i medici di reparto in cui appariva collaborante e adeguato nei confronti dell'interlocutore, lucido, vigile, orientato nei classici domini. Eloquio normofonico e normotrasmesso, esprimeva con chiarezza gli eventi che lo avevano condotto al ricovero e chiedeva un aiuto psicoterapeutico. Riferiva da circa una settimana presenza di voci e percezione di intrusività del pensiero da parte di compagni di classe e amici rispetto a temi quali una sua presunta omosessualità. Non manifestava etero o auto aggressività, né discontrollo degli impulsi, né ideazione o progettualità anticonservativa. Manifestava inoltre una buona critica di malattia.

Successivamente il paziente si allontanava dalla clinica, lo contattavamo telefonicamente e dato il rifiuto a rientrare in reparto, concordavamo un colloquio con il paziente e i genitori in data 11.10.2017.

Durante il colloquio il paziente chiedeva di poter essere dimesso e di rientrare al domicilio sostenendo di voler proseguire una presa a carico territoriale presso il __________ di __________ e accettando l'assunzione di una terapia farmacologica con Risperidone 2 mg.

Dal punto di vista medico, si riteneva indicata la prosecuzione del ricovero per permettere l'osservazione clinica, tuttavia data la volontà di proseguire una presa a carico territoriale e non ravvedendo profili di rischio acuto si accoglieva la richiesta di dimissione.

Proseguirà la presa a carico specialistica presso il __________ di __________ con appuntamento previsto per il 12.10.2017 alle ore 13.30 con la Dr.ssa med. __________”

(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).

Dopo la dimissione dalla __________, IM 1 ha sospeso autonomamente la terapia farmacologica impostata, ciò che ha determinato la ricomparsa di sintomi deliranti e un secondo ricovero presso la __________, sempre su ordine medico, il 20.10.2017, in seguito ad uno scompenso psicotico acuto con delirio di onnipotenza. All’ammissione egli presentava:

" ideazione delirante megalomanica e persecutoria. Il paziente riferiva che per uscire da una depressione causatagli da difficoltà relazionali intrafamiliari, avrebbe reagito ponendosi in uno stato di superiorità caratterizzato da onnipotenza e vicinanza a Dio. Negava dispercezioni sensoriali ma erano presenti pose di ascolto. Non si rilevava la presenza di ideazione suicidale, negati antecedenti autolesivi, riferita familiarità per tentamen. Non eteroaggressività, non reattività o discontrollo degli impulsi. Critica di malattia assente. Riferito uso di cannabinoidi minimo, negato utilizzo di altre sostanze psicoattive”

(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).

IM 1 è poi stato dimesso il 14.12.2017 con la diagnosi di sindrome psicotica acuta polimorfa con sintomi schizofrenici, per la cui cura è stata prescritta una terapia con Risperidone e degli incontri regolari con la dr.ssa __________ del __________ di __________ (lettera d’uscita del 08.01.2018, AI 49):

" Dal punto di vista della farmacoterapia, è stata reimpostata la terapia neurolettica con Risperidone che il paziente nonostante una compliance inizialmente altalenante, ha poi assunto costantemente e con beneficio in termini di diminuzione della sintomatologia produttiva.

Nel corso della degenza in clinica è stata effettuata una presa a carico medica e psicologica, con dei colloqui individuali volti a supportare il paziente, a lavorare sulla consapevolezza di malattia e ad approfondire il quadro psicopatologico. A questo proposito sono stati effettuati anche degli interventi psicoeducativi di gruppo con l'obiettivo di approfondire sintomi della psicosi e a sensibilizzare il paziente sugli effetti del consumo di THC.

Il paziente si è mostrato adeguato nella relazione e complessivamente collaborante, malgrado fosse inizialmente sospettoso, diffidente e interpretativo nei confronti dell'interlocutore. Nel corso del ricovero la scarsa accessibilità ai vissuti psicopatologici è andata diminuendo, incontrando da parte del paziente una maggiore apertura alla relazione. Nel corso dei colloqui, il paziente ha gradualmente condiviso con maggiore collaborazione e fiducia i propri pensieri e vissuti relativi alla sua attuale condizione e alla sua storia, consentendo un maggiore accesso ai vissuti psicopatologici. Le difficoltà, che il paziente riferiva talvolta di incontrare, sono state infine riconosciute dallo stesso come "stanchezza del pensiero" (cioè delle difficoltà a mantenere una conversazione e difficoltà d'espressione) e come "pensieri invadenti" (relativi a preoccupazioni soprattutto scolastiche di rendimento), provocandogli sofferenza e sentimenti d'auto-svalutazione. Il paziente ha quindi potuto riconoscersi un disagio causato da queste fragilità, dimostrando una maggiore consapevolezza di questi aspetti di malattia.

(…)

La presa a carico psicologica ha permesso d'ipotizzare una diagnosi strutturale di personalità nella direzione dell'area psicotica. Dall'osservazione clinica effettuata durante l'attuale ricovero, si sono osservate perturbazioni del contenuto del pensiero talvolta di trama delirante, che risulta essere molto concreto, organizzato sul piano formale ma solo parzialmente sul contenuto, con un esame di realtà che appare relativamente conservato. Il meccanismo di difesa centrale sembra essere la creazione di una neo-realtà in risposta al conflitto pulsionale, e al conflitto tra l'Ideale e la realtà e tra l'Ideale e le pulsionalità libidiche e aggressive.

(…)

Con la stabilizzazione del quadro psichico ed il buon esito dei congedi effettuati presso il domicilio, sono state concordate le dimissioni in data 14.12.2017”

(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).

Una volta dimesso, IM 1 ha seguito la terapia regolarmente per qualche tempo, anche se la presa a carico si è rilevata fin dal principio difficile per la sua scarsa propensione al dialogo. Attorno alla fine di dicembre 2018 egli ha poi interrotto, contro ogni parere medico, sia la cura farmacologica (nel frattempo sostituita con Abilify a far tempo da marzo 2018), che gli incontri con la terapeuta dr.ssa __________, sostenendo che non gli servissero e che nessuno gli avesse spiegato la loro utilità (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 5) e che era guarito (PP 30.04.2019, AI 119, pag. 7) ed inoltre perché “sentivo il farmaco come qualcosa che mi limitava, mi mancavano le voci” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 2). La situazione è così precipitata a partire dal mese di febbraio 2019, quando IM 1 ha iniziato ad avere un calo nel rendimento scolastico, ad apparire depresso, a ritirarsi dalla vita sociale, a non mangiare e a non dormire, tanto da spingere la madre a prendere direttamente contatto con la dr.ssa __________, la quale avrebbe ribadito l’importanza dell’assunzione della terapia farmacologica e fissato un colloquio al domicilio per il 25.02.2019. Nei giorni successivi i genitori hanno tentato di fargli ristabilire la cura, riuscendovi solo parzialmente, e la situazione è pertanto peggiorata fino ad arrivare ai fatti oggetto del presente procedimento penale.

In seguito all’accaduto egli è stato inizialmente preso a carico dalla __________ di __________ dal 25 febbraio al 3 aprile 2019 – ricovero al termine del quale gli è stata diagnosticata una schizofrenia paranoide (AI 135)

  • poi è stato posto in carcerazione preventiva e trasferito al carcere giudiziario della Farera.

La dr.ssa __________, psichiatra presso le Strutture carcerarie cantonali, ha riferito che dopo un primo momento difficile, le condizioni psichiche di IM 1 si sono poi stabilizzate:

" non si evidenziano segni o sintomi di scompensi acuti in atto. Il tono dell’umore risulta buono, nonostante la condizione di provazione della libertà. Partecipa ai colloqui con la sottoscritta in modo adeguato e collaborante. Attualmente beneficia di una farmacoterapia che assume regolarmente e di colloqui sia psichiatrici che infermieristici a cadenza regolare. Dal punto di vista psichiatrico non vi sono controindicazioni ad una esecuzione anticipata della misura presso la nostra struttura carceraria, in attesa che si possa concretizzare il progetto di trasferimento in una struttura più idonea”

(relazione clinica del 06.05.2020, AI 128).

In aula IM 1 ha precisato che il primo periodo alla __________ “è stato difficile perché mi sentivo incapace di capire cosa stava succedendo, volevo tornare alla mia vita, alla scuola e dimenticare la malattia. Con il tempo ho iniziato a comprendere che la malattia era reale ed era lì. Alla Farera è stato ancora più difficile, pensavo di essere arrivato al culmine della tristezza e della delusione, ho pianto molto” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 3).

Dal 7 maggio 2019 è passato in anticipata esecuzione della misura (AI 129) e dal 27 maggio 2019 è stato trasferito presso il __________ di __________, così come suggerito dal perito dr. __________ nel suo rapporto preliminare del 23 aprile 2019:

" … il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di “educazione” per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzata solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine gli permette di accettare una terapia malgrado gli effetti collaterali e le limitazioni, p.es. nella vita relazionale. Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani delinquenti affetti da malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere la “__________” di __________, che cura persone con malattie psichiche e si occupa soprattutto del loro reinserimento sociale e professionale. L’istituzione accetta misure terapeutiche stazionarie Art. 59. Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ______. Si tratta di un foyer, non è un carcere, è un posto chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Se il peritando è trattato adeguatamente ritengo che il rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati è molto contenuto, per cui il livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell’indispensabile “educazione”, d’altra parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno”

(AI 116, pag. 4).

Interrogato il 3 maggio 2019 in merito al rapporto intermedio da lui redatto, il dr. __________ ha precisato:

“Il PP mi chiede se la struttura proposta garantisce un livello di sicurezza sufficiente.

IM 1 ha una conclamata grave malattia psichiatrica, seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica. Dico questo perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla __________. Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel caso di una terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione intramuscolare). Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in quanto così facendo il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al personale. Dico questo perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui assuma con certezza il farmaco, è escluso.

Ad ogni modo posso prendere contatto con la struttura e discutere questo tipo di terapia.

Voglio sottolineare che oltre all’aspetto farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni”

(VI __________ 03.05.2019, AI 124, pag. 6).

Nel rapporto del 25 settembre 2019 del __________ si legge:

" Depuis son admission début juin 2019, IM 1 démontre un comportement adéquat et très adapté tant au sein du foyer qu'au sein de l'atelier ____ où son implication nous apporte entière satisfaction. IM 1 démontre d'excellentes compétences intellectuelles et cognitives dans les domaines observés jusqu'ici, il possède de nombreux savoirs qu'il sait utiliser et exprimer de manière appropriée.

IM 1 s'implique volontiers et répond favorablement à nos exigences; il se montre très respectueux tant des personnes que des règles, il se montre généralement très agréable et de bonne humeur, souriant et drôle, dynamique, serviable, aimable, chaleureux, poli, honnête. IM 1 communique volontiers et il aime évoluer parmi les autres personnes avec qui il favorise la meilleure communication possible.

IM 1 formule passablement de demandes d'aide envers l'équipe éducative comme la possibilité de parler et d'échanger sur sa situation afin de comprendre les événements et de pouvoir avancer avec plus de confiance.

Les aspects positifs tels que mentionnés ci-dessus se veulent bien encourageants sans pour autant nier l'existence de certaines difficultés également observées. En effet et ce malgré les apparences, IM 1 souffre de son placement et de sa condition actuelle qui l'empêche de vivre comme il le souhaite en lien avec ses projets et ses besoins d'évolution, de mouvement et de dynamisme vers une vie aussi normale que possible.

Dans un même temps, IM 1 se montre conscient de sa problématique et de sa maladie, il exprime une grande volonté de travailler sur lui-même, il se donne les moyens de gérer au mieux ses difficultés liés surtout à ses émotions et à sa culpabilité. En effet il ressent passablement de tristesse, de stess et d'angoisse liés à ses traumatismes, sa décompensation et son agression à l'encontre de son père, sa maladie et son avenir.

Dès le début du mois de juillet 2019 et avec l'autorisation de la justice tessinoise, IM 1 a appelé son père pour une reprise de contact, depuis ils se téléphonent plusieurs fois/semaines avec une communication positive. Cette démarche était très importante pour IM 1 qui avait fondamentalement besoin de renouer avec son papa.

Dès la mi-août 2019, IM 1 a débuté un suivi psychothérapeutique chez la __________ ainsi que chez Mr __________ du centre ____, ce suivi thérapeutique est très important pour IM 1 qui exprime une grande volonté d'introspection.

IM 1 a de nombreux centres d'intérêts, il souhaiterait reprendre dans l'immédiat le foot et dès janvier 2020 les études au collège. C'est dans cette perspective qu'il s'investi depuis mi-juin 2019 dans les cours de français, les progrès sont déjà significatifs et prometteurs.

Notre mandat, selon le service placeur, est de permettre à IM 1 de réapprendre à vivre en gérant au mieux sa maladie, lui permettre de réinvestir sa vie dans un contexte plus ouvert. Vu son potentiel, sa motivation et son investissement, nous souhaitons accompagner IM 1 dans ses besoins et la mise en place de ses projets ; pour cela IM 1 devrait bénéficier d'un cadre plus ouvert, afin de se reconstruire personnellement et socialement”

(AI 167).

Con rapporto di data 7 ottobre 2019 le dr.sse __________ e __________ del __________ di __________ che hanno preso a carico IM 1 dopo il suo trasferimento nel Cantone romando hanno precisato:

" IM 1 est demandeur d'une prise en charge intensive. Il vient régulièrement aux entretiens fixés pendant lesquels il se montre très collaborant et accepte très volontiers de se soumettre à cette thérapie. L'alliance thérapeutique peut donc être qualifiée de bonne.

Un traitement médicamenteux est prescrit par nos soins. Nous avons récemment augmenté la posologie de ce traitement récemment, suite à la réapparition d'une symptomatologie psychotique, survenue à une reprise.

Les objectifs du suivi thérapeutique chez IM 1 consistent en l'évaluation de son état psychique lors de chaque entretien. Compte tenu que la mesure installée très récemment et surtout avant jugement, nous n'avons pas, pour le moment, effectué une thérapie orientée sur les délits.

Les thèmes abordés à ce jour ont essentiellement été son vécu par rapport à l'enfance, sa situation familiale et relationnelle ainsi que la gestion de la situation juridique.

Parallèlement, un travail est en cours sur les signes avant-coureurs d'une décompensation psychique, les facteurs pouvant favoriser la survenue de ladite décompensation, ainsi qu'une information sur la pathologie dont souffre le patient”

(AI 169).

Lo stesso IM 1 in aula ha descritto positivamente il suo percorso al Foyer, dove la sua giornata inizia “la mattina con lo studio on line, tra le 9 e le 12. Ho ripreso __________. Studio in francese e tratto __________. Dopo la pausa pranzo ho diversi appuntamenti: con l’infermiere psichiatrico, la fisioterapia, lo studio del francese (tra le 13.30 e le 15.00). Può succedere che io riceva delle visite da parte di amici autorizzati dal Patronato. Lavoro anche il 20% in __________” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 4).

Ha però anche precisato di vedersi, in un futuro non definito, “con un passo fuori dal Foyer”:

" Perché per quanto possa essere un posto di sostegno e aiuto costante c’è anche tanta negatività a causa degli ospiti che lo frequentano, e io questa negatività la sento e con il tempo ho paura che possa percepirla anche io stesso, che invece sono positivo e vedo il futuro roseo, con la malattia sotto controllo.

ADR che non mi faccio tempistiche, parlo di futuro, non so quando sarà. A differenza del Foyer, fuori posso scegliere io le persone da frequentare e quindi proteggermi di più da quelle negative.

D: Lei si vede a svolgere quale professione?

R: mi piacciono tante cose, nello studio sono in bilico tra __________ e __________. In base al rendimento sceglierò la mia strada. Mi sto ancora un po’ sperimentando.

(…)

L’avv. RAAP 1 chiede all’imputato di precisare cosa intende per negatività all’interno del Foyer. Chiede all’’imputato se si vede come una mosca bianca lì dentro?

R: c’è una differenza tra me e gli altri, per questioni di età (per la maggior parte e sopra i 35-40 anni) e di vissuto. Anche all’interno del Foyer ci sono momenti belli, ma ci sono tante persone abbandonate a sé stesse. Io faccio di tutto per proporre animazioni e organizzare cose da fare assieme per aiutarli.

ADR che io non mi sento un punto di riferimento, ma una persona energetica, che vuole mettere a disposizione le proprie energie positive agli altri”

(verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 5).

1.6.

Alla luce del suo stato di salute psichico e all’incapacità per la famiglia di far fronte unicamente con i propri mezzi alla situazione, il 15 settembre 2020 IM 1 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI all’Istituto delle assicurazioni sociali (doc. TPC 12). Domanda che, attualmente, è ancora pendente.

1.7.

IM 1 non è incensurato. Egli è stato condannato con decreto d’accusa del 15.10.2018 ad una pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, di 45 aliquote giornaliere di fr. 100.- cadauna per guida senza licenza di condurre (AI 42).

II. Inchiesta

2.1.

La notte tra il 24 e il 25 febbraio 2019, attorno alle ore 3.30 la signora IM 1 richiedeva l’intervento di un’ambulanza presso l’appartamento della famiglia sito in Via __________ a __________ poiché il figlio maggiore IM 1 era in preda ad uno scompenso psicotico e aveva aggredito il padre. La donna, con toni agitati, chiedeva pertanto l’intervento dei Soccorsi (AI 50). Dall’ascolto della telefonata traspare la sua preoccupazione sia per la salute del marito, che per quella del figlio.

Sentito dalla donna quanto stava accadendo, la Centrale del 144 le consigliava di attendere i soccorsi all’esterno dell’abitazione e allertava anche la polizia cantonale, che inviava immediatamente una pattuglia sul posto. Nel frattempo anche il figlio minore __________, che pure si trovava all’interno dell’abitazione, chiamava il 117 per chiedere aiuto (AI 60).

Sul posto arrivava per prima una pattuglia della polizia cantonale, a cui giungevano poi in supporto una seconda pattuglia della cantonale e una pattuglia della polizia comunale di __________. Giunti in loco i primi due agenti della polizia individuavano lo stabile e si portavano al suo ingresso. Nel rapporto di segnalazione redatto dal capoturno sgt. __________ si legge:

" una volta all’interno, da subito si potevano udire forti grida provenire dai piani alti del palazzo. Raggiunto il pianerottolo del terzo piano si identificava l’appartamento oggetto dell’intervento, da quale si poteva notare la porta socchiusa. Dall’interno scorgevo le sagome di due persone. Prima di riuscire ad entrare nell’abitazione per fare un apprezzamento migliore della situazione, la porta veniva sbattuta con violenza e chiusa davanti a noi. Udendo le forti grida confuse, per stato di necessità, si decideva di entrare nell’appartamento. Aperta la porta si potevano notare due persone in contatto tra loro, identificate inseguito nel IM 1 (primogenito) e ACPR 1 (padre), dove il giovane stava visibilmente soffocando il padre con una presa serrata al collo (braccio destro attorno al collo e braccio sinistro per serrare la presa). Alla nostra vista il giovane indietreggiava di qualche passo urlando “è il male, deve morire” cadendo poi sulla schiena senza mai lasciare la stretta al collo. Da parte nostra, vedendo che ACPR 1 respirava con affanno e che sgranava gli occhi, verosimilmente per la mancanza di ossigeno, si interveniva in modo deciso afferrando il ragazzo e ammanettandolo.

Si fa notare che, mentre i due si trovavano al suolo (figlio sotto e padre sopra), questi ripetutamente urlava che il padre era il male e per questo doveva morire. Dopo averlo neutralizzato, il gend. __________ sorvegliava l’autore, mentre il sottoscritto si portava dalla vittima per sincerarsi sulle sue condizioni, apparse subito serie. Con molta difficoltà ACPR 1 sussurrava che il figlio lo aveva accoltellato. Infatti lo stesso perdeva molto sangue, faticava a respirare e per questo si chiedeva un intervento più celere dell’ambulanza.

(…)

Cessata l’azione, dalla camera in fondo al corridoio d’entrata, si sentiva il pianto e le lamentele di un bambino, risultato essere poi il secondogenito __________. Lo stesso, urlando alla sua camera, diceva di essere stato chiuso a chiave in camera dalla madre per evitare che il fratello maggiore entrasse.

Nel contempo giungeva la pattuglia __________, con i colleghi gend __________ e gend __________.

Agli stessi chiedevo dapprima di fare una verifica dei locali per scongiurare la presenza di altre persone o feriti e poi di accertare le condizioni del minore. Per questo ordinavo l’abbattimento della porta della sua camera, essendo chiusa a chiave, nel tentativo di entrare e prendere coscienza delle sue reali condizioni di salute”

(rapporto di segnalazione 25.02.2019, AI 46, pagg.2-3).

Mentre i due agenti della cantonale si recavano all’interno dell’appartamento, i colleghi della comunale prendevano a carico la signora __________, palesemente scossa ed intimorita da quanto accaduto.

Sul posto giungeva poi l’ambulanza e i soccorritori dapprima prestavano i primi soccorsi a ACPR 1 e, poi, provvedevano a sedare IM 1, che fino a qual momento era stato trattenuto a terra ammanettato.

Padre e figlio venivano entrambi trasportati presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale __________ di __________.

2.2.

Ad IM 1 venivano diagnosticati:

  • scompenso psicotico;

  • lesione del tendine flessore profondo del V dito della mano sinistra (lettera di dimissione del 25.02.2019, AI 29). Presso il nosocomio veniva sottoposto a valutazione psichiatrica dal dr. __________ che riferiva:

" alla visita si presenta vigile, globalmente orientato nello spazio e nel tempo. Mantiene il contatto visivo con l’interlocutore, non si evidenziano alterazioni a livello dell’attenzione e della concentrazione. (…) Risponde alla domande poste in modo comprensibile e chiaro, l’eloquio, soprattutto nella seconda parte della visita, è fluente e ricco anche dal punto di vista della scelta dei vocaboli. Il contenuto del pensiero è di natura delirante, improntato a tematiche ontologiche di male assoluto e di dovere (da parte sua nello specifico), di opporsi ed uccidere questo male; il padre sarebbe stato l'ospite di questa malignità assoluta, obbediente, in qualche modo, al volere di Ade. Il genitore viene riconosciuto come "geneticamente" genitore, ma quasi totalmente trasfigurato in un'incarnazione da eliminare. Al momento non è in grado di collegare affettivamente sè stesso alla propria cerchia familiare, passibile di dover essere eliminata qualora il male fosse presente anche II. Di qui sposta la possibilità che anche in lui possa risiedere l'invio di Ade, ma questo viene connotato in termini grandiosi, quasi onnipotenti. Interrogato direttamente sul gesto compiuto e sulle conseguenze di questo, non è possibile introdurre nel dialogo altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è completamente immerso, quasi controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé.

Non si può escludere che l'aggressività, agita ora in senso eterodiretto, possa trovare anche in se stesso un bersaglio, vista l'incongruità identica e la logica bizzarra del pensiero. L'umore, da indagare nel tempo, non sembra mostrare significative alterazioni nelle due polarità (da indagare i riferiti spunti megalomanici). Non si evidenzia una disforia significativa.

(…)

… visto lo scompenso psicotico in cui si trova il Sig. IM 1, è indicato un invio presso le camere securizzate della __________, non essendo idonea, al momento, una collocazione in altra struttura. Questo, in assenza di controindicazioni internistiche.

Verbalizzabilità: al momento, per l'alterazione significative dell'esame di realtà, non è verbalizzabile

(lettera di dimissione del 25.02.2019, AI 5, pag. 1).

Si disponeva, quindi, un ricovero coatto presso la __________ di , dove IM 1 veniva trasferito il giorno stesso e l’organizzazione a breve di un intervento chirurgico di riparazione tendinea presso l’. Il suo status psichico all’arrivo in clinica veniva così descritto:

" curato in aspetto e igiene, vigile e lucido, non segni di intossicazione acuta da sostanze. Si mostrava adeguato, complessivamente collaborante anche se sospettoso, diffidente, interpretativo, parzialmente accessibile nei vissuti. Eloquio spontaneo, nessi associativi mantenuti, latenza di risposta elevata. Tono dell’umore subdeflesso con affettività sintona, mimica e gestica mobili. Presente ideazione delirante megalomanica e persecutoria. Il paziente riferiva di combattere il male nel buio e nel padre. Negava dispercezioni sensoriali. Non si rilevava la presenza di ideazione suicidale, negati antecedenti autolesivi, riferita familiarità per tentamen. Non eteroaggressività, non reattività o discontrollo degli impulsi.”

(cartella clinica, AI 155).

Le analisi del sangue sono risultate negative sia per l’etanolo che per il THC (AI 156). Sul suo consumo di cannabis IM 1 si è così espresso:

" mi viene chiesto se faccio uso di sostanze stupefacenti e da parte mia rispondo che saltuariamente facevo uso di marjiuana per fumata. In pratica mi facevo due canne a settimana, e nemmeno sempre perché non sempre la trovavo. Solitamente compravo 20 franchi, corrispondenti ad un paio di grammi, questo mi duravano due settimane ed a volte di più. Voglio però dire che nell’ultimo anno, ovvero da febbraio dell’anno scorso, 2018, ho iniziato a fumare la canapa legale, quella con meno di 1% di THC, in quanto era più facile da reperire.

Nel periodo precedente, quindi nei 9 mesi compresi tra il mio diciottesimo compleanno ed il mese di __________ del 2018, credo di aver consumato un massimo di 30 grammi di marijuana”

(PS 16.04.2019, AI 106, pag. 2).

2.3.

Giunto al PS ACPR 1 veniva operato d’urgenza al torace (toracotomia destra) in seguito alle ferite da taglio riportate. Durante l’intervento egli subiva un arresto cardiaco per il concomitante shock emorragico, ma veniva prontamente rianimato e le sue condizioni cliniche risultavano stabili al termine dell’intervento. La relazione medico legale preliminare del 5 marzo 2019 della dr.ssa __________ riferisce:

" Alla visita si evidenziano le seguenti lesioni recenti (…):

  • in regione fronto-temporale destra ferita lineare della lunghezza di circa 9cm;

  • in regione mandibolare sinistra, ferita di cute e sottocute suturata a margini apparentemente netti e regolari;

  • alla spalla sinistra, sulla faccia antero-superiore, ferita cutanea a margini netti regolari;

  • al collo in regione posteriore sinistra superficiale ferita cutanea lineare;

  • al dorso, in regione scapolare destra, ferita cutanea suturata a margini apparentemente netti e regolari;

  • al dorso, in regione scapolare sinistra, ferita cutanea suturata a margini apparentemente netti e regolari;

  • al dorso, nella parte inferiore della regione toracica sinistra erano presenti ulteriori 3 piccole ferite cutanee suturate con punti staccati.

(…)

Sul corpo del Sig. ACPR 1 (__________enne) sono state evidenziate molteplici ferite penetranti della cute (3 ferite da taglio e 6 ferite da punta e taglio), suturate con punti staccati, e molteplici lesioni chirurgiche (1 ampia toracotomia destra, due accessi per drenaggio toracico a destra lmente prodotte con strumento da punta e taglio sono state nel compe 1 accesso per drenaggio toracico a sinistra). Le lesioni obiettivate potenzialesso 8 (alcune superficiali e altre più profonde), ma gli atti chirurgici eseguiti (toracotomia e posizionamento di drenaggi) possono aver celato altre ferite penetranti.

Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia, mentre a sinistra unicamente di drenaggio toracico) per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessamento della pleure (non è stato lesionato il parenchima polmonare)”

(AI 47, pag. 4).

Con relazione medico legale dell’11 giugno 2019 la dr.ssa __________ ha poi precisato:

" Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che ha destra ha necessitato di un intervento chirurgico di toracotomia e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente di posizionamento di drenaggio toracico) per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessare la pleure (senza però lesionare la parenchima polmonare). All’emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale ha determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000 ml) con sviluppo di shock emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo ripristino di parametri vitali stabili. Dunque l’uomo, in seguito alle lesioni subite, si è trovato in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza medica immediata, sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto sviluppatosi. Le lesioni inferte non hanno interessato il parenchima polmonare (evento che avrebbe quasi certamente portato a morte in breve tempo per massivo shock emorragico e concomitante insufficienza polmonare)”

(AI 144, pag. 14).

Anche il dr. med. __________, medico consulente __________, ha poi confermato che le caratteristiche emerse durante l’esame da lui eseguito sul corpo di ACPR 1 sono “compatibili con lesioni inferte da tergo, in sede toracica posteriore, con strumento tipo punta e taglio” (AI 143).

2.4.

La polizia scientifica provvedeva nel frattempo ad assicurare le tracce rinvenute all’interno dell’appartamento, in particolare le tracce di sangue presenti soprattutto in cucina, nel soggiorno e nella zona d’entrata (rapporto della polizia scientifica allegato al rapporto d’inchiesta, AI 156). Il rapporto indica che in cucina erano presenti:

  • varie tracce di liquido ematico, soprattutto sul pavimento, dove sono stati rinvenuti in particolare “tracce di forma circolare, indicanti un gocciolamento dall’alto, perpendicolare al suolo”, la cui analisi ha evidenziato il profilo genetico dell’imputato, oltre che “un grosso imbrattamento davanti alla porta finestra della cucina” appartenente alla vittima e dovuto al fatto che questa è rimasta distesa al suolo in quella zona;

  • tre coltelli sporchi di liquido ematico. Un coltello da cucina orientale, alveolato, a lama liscia che presentava delle tracce di sangue appartenente alla vittima, un coltello a lama seghettata con manico di legno su cui sono state rilevate tracce di sangue sia della vittima che dell’imputato, un terzo coltello a lama liscia le cui tracce non lasciano supporre che sia stato utilizzato durante la colluttazione, ma che sia piuttosto rimasto contaminato mentre si trovava al suolo (rapporto di Polizia scientifica, pagg. 3-5).

Nell’atrio d’entrata, la polizia scientifica ha pure rivenuto varie tracce di liquido ematico: “il grosso imbrattamento, al suolo e sullo spigolo in prossimità del soggiorno, è stato lasciato dalla vittima prima di essere evacuata dai sanitari. Sulla maniglia interna e sulla facciata della porta ed il muto, erano presenti varie tracce di liquido ematico. La conformazione delle tracce sulla facciata interna della porta, lascerebbe presupporre che una persona con vestiti intrisi di liquido ematico sia finita a contatto con la porta, mentre tentava di aprirla tirandola verso di sé” (rapporto di Polizia scientifica, pag. 6).

Infine, per quanto riguarda gli accertamenti sui vestiti della vittima, va rilevato che la maglietta che indossava era “completamente intrisa di liquido ematico. Sulla parte anteriore sono state evidenziate due lacerazioni nel tessuto, mentre su quella posteriore le lacerazioni sono cinque, oltre ad un danno al tessuto del colletto che ne ha intaccato unicamente uno strato (danno non perforante). Tutte le lacerazioni del tessuto riscontrate sulla parte posteriore della maglietta hanno dei bordi netti e ben definiti e sono quindi, verosimilmente, riconducibili ad un'arma da taglio a lama liscia usata di punta. Due lacerazioni hanno dei bordi irregolari e sfilacciati: una si trova vicino al colletto sulla parte anteriore sinistra della maglietta. Potrebbe essere stata causata con il coltello a lama seghettata, che ha strappato il tessuto” (rapporto della Polizia scientifica, pagg. 7-8).

Preso atto dell’accaduto, il PP apriva un procedimento penale nei confronti di IM 1 per i reati di tentato omicidio intenzionale, subordinatamente lesioni gravi / semplici e dava mandato al dr. med. __________ di allestire una perizia psichiatrica (AI 26). Incaricava, poi, la polizia di interrogare, in particolare, la madre, il fratello e il padre dell’imputato, vittima dell’aggressione. IM 1 poteva essere interrogato solo il 4 marzo 2019, poiché ritenuto non verbalizzabile prima di quella data.

3.1.

Interrogata dalla polizia immediatamente dopo i fatti, la signora __________, madre dell’imputato, dopo aver ripercorso la comparsa della malattia e il successivo percorso terapeutico seguito dal figlio di cui già si è detto, ha raccontato che quella notte IM 1 era agitato, si aggirava per casa pronunciando frasi sconclusionate (“io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”) e che per ben due volte lei e il marito erano però riusciti a calmarlo, facendolo tornare a letto:

" La sera del 24.02.2019 alle ore 22:30 circa, mi coricavo nella camera matrimoniale. Mio marito stava guardando la televisione in salotto mentre i figli si trovavano nelle rispettive stanze. Alle ore 02:30 circa, udivo mio figlio IM 1 esternare alcune frasi sconclusionate, e meglio:

" Io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”.

Ha continuato per una ventina di minuti. Visto ciò chiedevo a mio marito di somministrargli una compressa di “Dalm dorm” (tranquillante – sonnifero). ACPR 1 si alzava ma IM 1 rifiutava la terapia. Dopo averlo calmato si ricoricava. Trascorso ancora un po’ di tempo, IM 1 iniziava ad urlare nuovamente. Il papà ritornava in camera e gli somministrava la pastiglia, farmaco poi sputato. Poiché il figlio si era tranquillizzato ritornava a letto. Non sono in grado di precisare con esattezza il frangente, ma durante i citati avvenimenti IM 1 si coricava fra me e mio marito abbracciandoci e dicendo:

" “Siete due idioti ma vi voglio bene”

(VI 25.02.2019, pag. 3).

Secondo la madre, alle ore 3.15 circa, IM 1 usciva nuovamente dalla sua stanza, accendendo le luci e utilizzando il suo telefono cellulare a mo’ di pila, come se stesse cercando qualcosa. All’ennesimo tentativo dei genitori di calmarlo, egli si precipitava dapprima nella stanza del fratello minore __________, svegliandolo e prendendolo di peso per portarlo via con lui (“a un certo punto ha preso in braccio il fratellino dicendogli “vieni con me che ti devo salvare””, VI 01.03.2019, AI 38, pag. 2) e, poi, dopo che i genitori erano riusciti a rimettere __________ a letto e a far ritornare IM 1 in soggiorno, quest’ultimo reagiva con “un’aggressività fuori dal normale” dalla madre così descritta:

" IM 1 iniziava a colpire in maniera violenta con pugni e calci il padre facendolo rovinare al suolo. Da parte mia, al fine di garantire sicurezza al figlio minore, lo chiudevo a chiave nella propria camera da letto nascondendola in luogo sicuro. Per farlo mi recavo in cucina e la riponevo nell’armadio sopra il frigorifero. Vedendomi, IM 1 mi seguiva probabilmente con l’intenzione di riservarmi lo stesso trattamento subito dal padre. Ricordo che dopo le percosse mio marito giaceva al suolo, davanti al tavolo della sala, senza muoversi. Una volta raggiunta da IM 1, in cucina, mi metteva all’angolo. Istintivamente, poiché avevo intuito che la sua intenzione era quella di aggredirmi, preciso che aveva le braccia alzate, gli appoggiavo la mano sul petto così da garantirmi la distanza e per tentare di calmarlo. Gli dicevo nuovamente di accompagnarmi fuori a prendere un po’ d’aria. Nel frattempo mio marito si alzava dal suolo e si frapponeva tra me e IM 1. Da qui continuavano le percosse contro il padre con pugni e calci. Subito prendevo il telefono di casa e scendevo al pianerottolo del piano inferiore allertando così l’ambulanza la quale mi consigliava di non rientrare al domicilio sino al giungere dei soccorsi. (…)

Mentre aspettavo di sotto udivo provenire dal nostro appartamento rumori di oggetti che si infrangevano, tipo vetro o piatti, e rumori metallici. Ricordo che mio marito urlava tantissimo. Erano urla di una persona che subiva qualche cosa, non di rabbia”

(VI 25.02.2019, pagg. 3-4).

3.2.

Il 27.02.2019 gli inquirenti hanno sentito anche il fratello __________, che ha raccontato di come, durante la settimana precedente ai fatti, IM 1 aveva iniziato nuovamente ad avere dei comportamenti simili a quelli che aveva prima del suo ricovero presso la __________ l’anno precedente: aveva strane idee in mente, diceva che lui era Dio, che incarnava la giustizia e che nessuno poteva fermarlo (AI 86, pag. 6). Ha poi riferito che quella sera IM 1 è arrivato in camera sua mentre stava dormendo e, con il telefono cellulare in mano a mo’ di pila, l’ha preso in braccio dicendogli che lo voleva portare via dai genitori, dal male (AI 86, pag. 4). Ha precisato che non era la prima volta che IM 1 diceva che i genitori rappresentavano il male, che la madre era Satana, ma che però si era sempre fermato alle parole, dicendogli che, comunque, lui non lo doveva seguire in queste sue idee sbagliate e che se stava bene con i loro genitori era giusto così (AI 86, pag. 6). __________ ha riferito che quella sera i genitori sono poi riusciti a dissuadere IM 1 dal suo intento ed a rimettere lui a letto ma che, poco dopo, ha sentito delle urla provenire dal soggiorno e allora la madre, preoccupata per quello che poteva accadere, l’ha chiuso in camera sua a chiave. A quel punto IM 1 si è arrabbiato, ha urlato e provato a sfondare la porta della stanza, ma il padre gli ha intimato di smetterla, mettendosi tra lui e la porta:

" mio papà si è messo in mezzo e gli ha detto di smettere e così, non so cos’hanno detto. E mio fratello è uscito in balcone. Ha aperto il balcone e ha detto: “volete metterla così”, probabilmente voleva, cioè tipo suicida credo. E poi mia mamma gli ha detto: “calma, calma, non c’è bisogno, calma”. È rientrato, poi è andato là il mio papà e l’ha colpito, credo con un pugno. Poi mio padre ha detto a mia mamma di scappare, mia mamma ha preso il telefono è scappata”

(AI 86, pag. 4).

__________ ha raccontato di aver poi sentito dalla sua stanza che IM 1 apriva il cassetto dei coltelli in cucina e che colpiva di nuovo il padre:

" Ha aperto il cassetto dei coltelli che si sente un po’ tipo il rumore delle lame così e ha colpito di nuovo il mio papà. Poi si è avvicinato alla mia stanza e ha detto che ha dovuto ucciderlo (…). Poi dopo due minuti di silenzio ho sentito mio papà che è riuscito comunque a dirmi di chiamare la polizia”

(AI 86, pag. 4).

3.3.

Il 4 marzo 2019 è stato interrogato anche ACPR 1, padre dell’imputato, che - dopo aver ripercorso, come la moglie, l’esordio della malattia del figlio – ha descritto la ricomparsa dei sintomi della malattia psichiatrica a causa dell’interruzione della terapia farmacologica:

" Da dicembre IM 1, di sua iniziativa, ha interrotto la cura. Informata, la dottoressa __________, ha detto che sarebbe stato più opportuno che IM 1 proseguisse con la cura, ma senza la sua collaborazione, vista la sua forza fisica, per noi genitori era impossibile dargli le pastiglie con la forza. O le prendeva da solo, o si faceva opera di convincimento ogni volta, o era inutile.

(…)

All’inizio stava bene ma poi con il tempo si poteva notare che stava accumulando nervosismo, rabbia, il tutto in quanto non prendeva le pastiglie che gli erano state prescritte”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3).

Il padre ha spiegato che i giorni prima dei fatti IM 1 aveva dormito poco e trascorso diverso tempo fuori casa:

" Mio figlio era uscito sabato sera ed era andato a __________ con degli amici facendo poi rientro unicamente domenica mattina verso le 0930 circa molto stanco.

Io l’ho lasciato dormire in quanto era diverso tempo che lui era rimasto sveglio. Quando lui era a dormire ho chiuso a chiave l’appartamento dove viviamo per sicurezza in modo che IM 1, non potesse uscire di casa.

Abbiamo fatto pranzo tutti assieme, verso le ore 1100 circa. Abbiamo mangiato presto in quanto __________ doveva andare a giocare a _____ a __________ (I).

IM 1 dopo pranzo voleva uscire ma io gli dicevo che doveva dormire e a quel punto si arrabbiava un po’.

IM 1 riusciva però a trovare le chiavi di mia moglie e usciva quindi di casa verso le 1130.

__________ è stato accompagnato a __________ da un compagno della squadra, io e mia moglie siamo rimasti a casa, mentre appunto IM 1 è uscito per andare a far carnevale a __________.

(…)

IM 1 è stato il primo a rientrare a casa perché era stanco in effetti è andato a riposarsi. Successivamente è rientrato __________ che mi ha detto di aver giocato bene.

Ho cucinato gnocchi panna prosciutto per i figli, io non ho mangiato, mentre mia moglie ha bevuto unicamente un the. Erano circa le 1930 e mi ricordo che unicamente __________ ha mangiato. IM 1 è rimasto in camera sua e nonostante l’avessi chiamato non è venuto a tavola”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3 e 4).

ACPR 1 ha, poi, raccontato che la sera dei fatti IM 1 era agitato, parlava da solo e urlava parole per lo più incomprensibili, tanto da costringerlo ad intervenire per ben due volte per tentare di calmarlo:

" Una volta che mi trovavo a letto, mia moglie mi faceva notare, che IM 1 stava parlando da solo, era sveglio nel suo letto e vociferava qualche cosa e piangeva. Non ho capito che cosa dicesse.

L’ho raggiunto in camera sua, gli dicevo di stare tranquillo perché c’era gente che doveva dormire e facevo poi ritorno in camera mia. Mi sono riaddormentato e dopo un tempo che ritengo di quantificare in mezz’ora ho sentito IM 1 che parlava a voce più alta e gridava come un pazzo. Sono tornato in camera sua e l’ho visto seduto/semisdraiato sul suo letto.

Stava urlando delle parole che io non capivo, le pronunciava in modo troppo veloce ma non so cosa stava pronunciando. Le parole che mi ricordo sono “pianeta”, “dio” e “forte”. Quello che ho immediatamente pensato è che stava ricominciando tutto da capo come nel 2017 quando IM 1 era stato male ed era stato ricoverato in clinica a __________.

Gli dicevo nuovamente di smetterla, lui mi chiedeva scusa e si calmava, io rientravo in camera mia e mi mettevo a letto.

Dopo pochissimo IM 1 è entrato in camera nostra, io ero ancora in piedi e mi abbracciato in modo molto forte, un abbraccio che io descrivo come affettuoso, non per farmi male. Io gli ho accarezzato la testa e l’ho abbracciato a mia volta.

Ha girato intorno al letto e ha fatto lo stesso con mia moglie abbracciandola con molta forza, mia moglie era seduta sul bordo del letto accanto a nostro figlio. Io ho quindi invitato IM 1 a sdraiarsi in mezzo a noi due e così abbiamo fatto.

(…)

Lui è rimasto tranquillo circa 10 minuti e ha chiesto scusa. Non mi ricordo che avesse detto qualche cosa d’altro. Essendo che tutti e 3 eravamo svegli, verso le 02.30, mia moglie gli diceva di prendere le pastiglie per dormire. A quel punto IM 1 si alzava arrabbiandosi e tornava in camera”

(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 4-5).

Il padre ha poi raccontato che IM 1 è rimasto in camera sua fino alle 3.30, quando si è alzato ed ha iniziato a girare per l’appartamento con il telefono in mano e la torcia accesa, accendendo tutte le luci e ripetendo che c’era qualcuno in casa. Secondo il racconto del padre egli si sarebbe poi diretto verso la camera del fratello, svegliandolo e prendendolo in braccio:

" Successivamente è andato in camera di __________, ha acceso la luce, e si è avvicinato a suo fratello che stava dormendo prendendolo in braccio, stile abbracciandolo con lo scopo di portarlo con sé. Nel mentre farneticava dicendo “fantasma, paura”. In pratica si stava muovendo in camera da letto e tra le sue braccia aveva __________. Io li ho raggiunti e ho detto a IM 1 di lasciarlo in pace perché __________ doveva alzarsi presto.

IM 1 teneva ancora tra le sue braccia __________ che gli chiedeva di lasciarlo in pace. Vorrei precisare che IM 1 guardava male me come pure mia moglie. Io con l‘aiuto di mia moglie ho tolto dalle braccia di __________, io ho spinto IM 1 fuori dalla camera e mia moglie ha chiuso a chiave la camera da letto di __________ per fare in modo che IM 1 non potesse più accedervi.

IM 1, nonostante la porta fosse chiusa a chiave, tentava di aprirla sia dalla maniglia, come pure dando dei forti colpi (calci e pugni) alla porta. Infatti nella porta è rimasto un vistoso buco”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 5).

ACPR 1 ha poi così descritto l’aggressione subita dal figlio nei momenti successivi:

" Ci siamo poi trovati faccia a faccia e gli ho chiesto quali fossero le sue intenzioni, cosa volesse fare. IM 1 era molto agitato e per tutta risposta mi ha colpito con dei pugni al viso, ne ricordo almeno due, pugni che mi hanno fatto cadere a terra.

(…)

Quando mi trovavo a terra, su un fianco, IM 1 mi ha dato un forte calcio nella zona dell’addome ed io ho urlato a mia moglie __________ di scappare e di chiamare aiuto.

Lei è uscita dall’appartamento con il telefono. Io mi sono alzato e ho potuto notare che stavo sanguinando dalla fronte. Ho guardato mio figlio negli occhi e non l’ho riconosciuto nel senso che era fuori di senno.

Aveva gli occhi spalancati, i denti stretti, le mani chiuse a pugno e diceva “solo questo sangue”. Mi ha preso per il collo con una morsa da dietro e mi ha trascinato in cucina. Qui io ho cercato qualche cosa per difendermi, un’oggetto che volevo usare contro mio figlio, qualche cosa stile un mestolo. Ho preso qualche cosa di legno, o con un manico di legno, e quello che ricordo è che o la sua o la mia mano tenevano questo oggetto e lo stesso è stato avvicinato al mio collo. Io cercavo di fare resistenza per allontanare questo oggetto dal mio collo ma nonostante questo oggi ho una ferita al collo sul lato destro.

ADR che l’oggetto tenuto in mano che mi ha ferito al collo poteva essere un coltello di piccole dimensioni tipo quello che si usa per pelare le patate, con la lama seghettata.

Mi ricordo che non riuscivo a respirare per via della presa al collo.

Successivamente sono stato colpito alla schiena da più coltellate ma non so dire se queste mi sono state date quando io ero in piedi o quando ero sdraiato a terra.

Sentivo mio figlio __________ che dalla sua stanza urlava il mio nome, inteso come “papà”. Mi chiedeva cosa stava succedendo e di rispondere alle sue urla, mi chiedeva cosa stesse facendomi IM 1. Io non sono stato in grado di rispondergli.

Non mi ricordo bene ma mi sembra che __________ abbia chiesto anche a IM 1 cosa mi stesse facendo. Lui ha risposto che aveva ammazzato il diavolo. __________ cercava di parlare con IM 1 dicendogli che non era giusto quello che stava facendo e quello che aveva fatto.

Mentre mi trovavo sdraiato sul pavimento della cucina, con il viso rivolto verso la portafinestra del balcone, ho sentito che IM 1 ha preso un cassetto della cucina e lo ha riposto sul piano di lavoro. Guardando nel riflesso della finestra ho visto che IM 1 aveva preso un coltello di grandi dimensioni, tipo da carne, ed è stato a quel punto che io ho temuto il peggio. Visto lo stato di mio figlio IM 1 e la presenza di questo coltello ho creduto potesse andare ad uccidere __________.

Io mi sono quindi alzato e diretto verso la porta d’entrata dell’appartamento uscendo dalla cucina e passando tra il tavolo e il divano in soggiorno. Quando mi sono trovato davanti alla porta dell’appartamento ho aperto con la chiave e la maniglia. Ho quindi urlato aiuto ed ho chiesto ad alta voce a __________ di chiamare la polizia. Fuori dalla porta, quando io sono riuscito ad aprirla per un piccolo momento, ho potuto constatare che non c’era nessuno.

A quel punto __________ ha potuto capire che io ero ancora vivo visto che gli avevo risposto chiedendo il suo aiuto.

Quando mi trovavo davanti alla porta sono stato raggiunto da IM 1 ed io ho sentito ancora un forte dolore alla schiena. Non so se IM 1 mi abbia colpito ancora con un coltello o con quale altra arma. Non so se abbia usato il coltello grande che ho visto nella sua mano in cucina.

Di quello che è successo nei secondi successivi non mi ricordo nulla”

(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 5-6).

3.4.

Il medesimo giorno il PP ha interrogato anche l’imputato, ritenuto verbalizzabile dal dr. med. __________, medico psichiatra presso la __________ (AI 43).

Egli ha raccontato che la notte del 25 febbraio 2019 ha avuto la sensazione che “il male fosse presente nel mio appartamento” e di aver “visto nel buio il male” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3) e, per questo motivo, si è alzato dal letto, ha impugnato il telefono cellulare con la torcia accesa e ha acceso tutte le luci di casa, dirigendosi verso la camera da letto del fratello __________, poiché era convinto che il male fosse lì e che __________ dovesse essere salvato. Raggiunto il fratello avrebbe dunque cercato di svegliarlo, abbracciandolo e sollevandolo dal letto per portarlo con sé e tenerlo al sicuro, ma i genitori gliel’avrebbero impedito, convincendolo ad uscire dalla stanza e a lasciarlo dormire (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3). A quel punto i genitori avrebbero chiuso la porta della stanza del fratello a chiave e lui avrebbe tentato di sfondarla con calci e pugni, dicendo ai genitori che erano due diavoli poiché, impedendogli di salvare __________, per lui impersonavano il male (PP 04.03.2019, AI 45, pagg. 4 e 6). Al tentativo del padre di fermarlo, convito che volesse aggredirlo, IM 1 ha ammesso di averlo colpito dapprima con un pugno facendolo cadere a terra e, poi, con un calcio e, successivamente di aver lottato con lui impugnando un coltello e tentando di strozzarlo:

" Ho tentato di sfondare la porta della camera di mio fratello quando ancora nell’appartamento c’era mia madre. Mio padre mi ha strattonato e io l’ho colpito con un pugno e un calcio quando lui era per terra. Non mi ricordo se mia madre fosse ancora presente.

So che ad un certo punto ho preso un coltello in cucina per difendermi da mio padre quando ormai ci trovavamo in lotta.

ADR che mio padre non aveva un coltello in mano e nemmeno avevo visto se ne avesse preso uno.

Quello che è successo tra questi due avvenimenti non me lo ricordo, ma l’ultima cosa che mi ricordo è quella che io cercavo di strozzarlo mentre giungeva la polizia.

ADR che non sono sicuro di aver visto sangue. Ora che ci penso ricordo di aver visto del sangue. Pure io stavo sanguinando dalla mano e mi ricordo che anche mio padre stava sanguinando.

Ho dei ricordi di strisce di sangue, di gocce, e del sangue dove è avvenuta la lotta, ossia vicino alla portafinestra della cucina.

Mi ricordo del sangue ma non so dire quanto.

ADR che ricordo che mio padre stava sanguinando ma non so riferire da quale parte del corpo.

Ricordo che mio fratello urlava aiuto e mi chiedeva cosa fosse successo. Ricordo di avere detto a mio fratello di aver ucciso mio padre. Lui mi chiedeva anche il perché lo avessi fatto, gli ho risposto di averlo fatto per il bene della giustizia”

(PP 04.03.2019, AI 45, pag. 4).

Sul perché egli abbia agito così quella notte, IM 1 ha così risposto:

" Ho fatto questo perché ci sono due spiegazioni. La prima “plausibile” è che io ho avuto un raptus non controllabile, nel senso che non riesco a darmi una spiegazione di quello che ho fatto, in quanto io sono una persona a cui piace aiutare le persone. La spiegazione “non plausibile” acquista senso, cioè quella che mi ha visto combattere contro il male. Non ha comunque senso parlare del bene e del male in questa vita.

In quel preciso istante io ero convinto di fare del bene, ma il male che stavo facendo era un modo per rinchiudere il male in un gesto sbagliato, che mi ha portato ad essere incarcerato. Quel gesto lo prendo per “estinguere” il male per l’eternità. Questa era la visione che avevo in quel momento.

Io pensavo che il male era nel gesto stesso che io facevo nei confronti di mio padre.

(…)

Il PP mi chiede come mai ho agito in quel modo contro mio padre.

Semplicemente era l’unica persona che era lì. È il caso che ha scelto questa situazione. Non ero padrone di quello che stavo compiendo. Era il male stesso.

Non ho scelto di prendermela con mio padre, è accaduto. Non so darmi una spiegazione, non ne ho idea, è il caso.

Io provo amore per le donne, non avrei mai potuto colpire mia madre.

In quel momento l’unico modo per estinguere il male, era quello di compiere un gesto “maligno”. Faccio fatica ad esprimermi.

(…)

Ho preso il “concetto” del male che era rinchiuso in me e volevo estinguere il male dall’esistenza. Il male era concentrato nella situazione che comprendeva pure mio padre. Il male ha agito e basta, io non ho scelto di fare del male.

Il gesto di colpire mio padre è venuto da sé, non l’ho controllato, è come se il gesto che stavo compiendo fosse il male. Credo che sia stato il male a farmi compiere il gesto.

In quel momento credevo di essere “la giustizia una volta rinchiuso il male al mio interno”.

(…)

Quando mio padre si è rialzato ho temuto che il male potesse uccidermi, quando lottavo contro di lui ho temuto di non riuscire ad eliminare il male.

Ho pensato senza dirlo che il “male incarnato nel gesto commesso venisse rinchiuso al mio interno, dentro di me, e quindi forte del fatto di essere buone fossi capace di vincere il male per sempre”

(PP 04.03.2019, AI 45, pagg. 3-4)

Infine egli ha definito orrendo quanto fatto al padre e ammesso di aver bisogno di aiuto, precisando però di sapere, d’altra parte, di “essere solido e di essere in grado di poterlo fare da solo” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 10).

3.5.

Interrogati nuovamente e messi a confronto con le dichiarazioni del figlio che, ad eccezione di alcuni dettagli, collimano con quanto da loro dichiarato, la madre e il padre hanno sostanzialmente ribadito la loro versione dell’accaduto.

__________ ha unicamente confermato che, contrariamente a quanto da lei dichiarato in precedenza, prima di essere attaccato, “mio marito ACPR 1 non si è frapposto tra me e lui, per separarci o per difenderci, ma tra IM 1 e la camera del fratellino __________” (VI 03.04.2019, AI 87, pag. 5), così come raccontato sia dal marito che da IM 1 stesso:

" Io stavo andando a prendere il telefono, costeggiando la porta finestra del balcone e dirigendomi verso il telefono che si trova nei pressi della televisione. Quindi uscendo dalla cucina “svoltavo” a sinistra tra divano e porta finestra. Dietro di me IM 1 è uscito dalla cucina prendendo la direzione delle camere da letto, quindi “uscendo dritto dalla cucina” e passando tra il divano e il tavolo. In questa occasione mio marito ACPR 1 si è frapposto tra IM 1 e le camere da letto o meglio la camera da letto di __________ verso la quale mio marito aveva presupposto IM 1 si stesse dirigendo.

ADR che anche io, come mio marito, ho ritenuto che uscendo dalla cucina IM 1 stesse andando di nuovo in camera dal fratellino. Infatti egli si stava ancora “guardando in giro” come uno in uno stato di guerra. Aveva ancora allucinazioni o meglio si comportava come se le avesse. Si guardava in giro, si guardava alle spalle. Sembrava, per quello che ho percepito e visto io, che si stesse guardando in giro come fosse sulla difensiva, come se avesse paura di essere attaccato da qualcuno o da qualcosa. Dietro di lui però non c’era nessuno infatti il padre era davanti a lui ed io ero alla sua sinistra, oltre il divano.

(…)

D: Quando, in soggiorno, suo marito ACPR 1 si è frapposto tra IM 1 e le stanze, è ricominciata la violenza? Suo figlio ha nuovamente colpito suo marito?

R: Non lo so dire. Io l’ultima immagine che ho è quella di mio marito che si pone davanti a IM 1 impedendogli di raggiungere la stanza di __________. Immediatamente dopo quel momento io sono uscita di casa, con in mano il telefono, e sono corsa in giardino dove ho composto il 144 ed ho chiamato i soccorsi”

(VI 03.04.2019, AI 87, pag. 3)

Al PP __________ ha poi fornito maggiori dettagli su quanto accaduto in quei momenti:

" Mio marito è intervenuto quando IM 1 ha tentato di aprire la porta della camera di __________. Mio marito ha allontanato dalla porta IM 1 sospingendolo un po’, non in maniera direttiva, ma con una modalità di accompagnamento. Mentre IM 1 e mio marito erano uno di fronte all’altro vicino al tavolo grande della sala da pranzo, io stavo andando verso la porta d’uscita con il telefono in mano e quindi vedevo solo con la coda dell’occhio quello che stava succedendo. Ho visto però bene il primo pugno in faccia inferto da IM 1 a mio marito, questo è successo quando mio marito si è messo di fronte a lui per bloccargli il passaggio verso la stanza di __________. Dopo che ha ricevuto il pugno in faccia mio marito è caduto per terra in quanto ha perso l’equilibrio, si è rialzato immediatamente e credo che la sua intenzione fosse quella di difendersi. Con la coda dell’occhio ho visto uno o più pugni inferti da IM 1 al padre, non ho visto bene se questi pugni sono stati inferti al volto o in altre parti del corpo, ricordo che mio marito è caduto a terra e ho un vago ricordo di un calcio inferto a mio marito da IM 1, non saprei dire se questo è avvenuto prima che cadesse o quando era già a terra”

(PP 17.04.2019, AI 109, pag. 6).

Con il padre ACPR 1 gli inquirenti hanno invece proceduto ad una vera e propria ricostruzione dell’accaduto nell’appartamento della famiglia a __________. In quell’occasione egli ha così descritto le diverse fasi che hanno scandito quanto successo quella sera:

"

  1. Verso le ore 01:30 mi trovavo a letto con mia moglie. Mia moglie mi ha

svegliato perché sentiva mio figlio IM 1 piangere. Mi sono alzato dal letto e sono andato verso la camera di mio figlio IM 1 per calmarlo accarezzandolo. Dopo averlo calmato sono ritornato a letto e ho tranquillizzato mia moglie dicendole che tutto andava bene.

  1. Verso le 02:30 mia moglie mi ha svegliato perché IM 1 urlava dalla sua stanza e parlava da solo, urlava e non capivo quello che diceva; poi sono andato a prenderlo in stanza accompagnandolo nella nostra facendolo sdraiare nel letto tra mia moglie e me. Mia moglie ha detto a mio figlio di prendere le pastiglie perché non dormiva da 30 ore circa, ma non le voleva prendere, però era tranquillo ed è tornato nella sua stanza da solo. Io mi sono riaddormentato.

  2. Verso le ore 03:30 IM 1 è apparso nella nostra camera, aveva acceso tutte le luci di casa ed ha iniziato a girare per l’appartamento con il telefono in modalità pila. Mia moglie era sveglia, io mi sono alzato per seguire mio figlio che è andato verso la camera di __________.

  3. IM 1 va in camera di __________ e io lo seguo. IM 1 va verso __________ che è sdraiato sul letto e lo prende in braccio alzandolo dal letto portandolo verso la porta della camera. Io gli dicevo di lasciarlo stare, gli allargavo le braccia per indurlo a lasciare il fratello.

  4. Ricordo di avere detto a mia moglie di chiudere la porta della camera di __________. Non ricordo se ho anche aggiunto di chiuderla a chiave. Mia moglie ha preso la chiave della camera e mio figlio ha iniziato a dare pugni e calci alla porta, urlava di aprirla.

  5. Mia moglie si è diretta in cucina con la chiave. Io ero con mio figlio vicino all’interruttore della luce, di fianco al tavolo. Io ho spento la luce cercando di calmare mio figlio, ma lui mi ha subito urlato di riaccenderla ed io, nuovamente cercando di tranquillizzarlo, ho riacceso subito la luce. Come mi ha visto il volto illuminato dalla luce, mi ha tirato un pugno sulla mascella e subito dopo un secondo pugno sull’arcata sopraciliare. Io sono caduto a terra e forse ho ricevuto anche un calcio.

  6. Mia moglie era in cucina e IM 1 l’ha raggiunta. Io nel frattempo mi ero rialzato e mi sembra di ricordare di essermi diretto vicino alla soglia della porta della cucina. Ho visto che mio figlio l’ha raggiunta ed ha alzato il pugno come per colpirla. Mio figlio chiedeva la chiave mentre mia moglie cercava di calmarlo accarezzandolo.

  7. Io, a memoria, mi sono diretto verso la televisione e ho detto a mia moglie di prendere il telefono, chiamare i soccorsi e scappare via, verosimilmente mia moglie è passata dietro di me. Successivamente mi sono accorto che perdevo sangue.

  8. Dopo aver detto a mio figlio che il suo papà sanguinava, e dopo che egli mi ha risposto “solo questo sangue”, IM 1 mi si avvicinava e mi colpiva con (almeno) un pugno al costato sinistro. Poi mi afferrava di spalle il collo cingendomelo con il suo braccio sinistro e trascinandomi/tirandomi verso la cucina. Oggi ricordo quello che ho riferito qui.

  9. Mi sono parzialmente liberato dalla presa di mio figlio, nel senso che mi dirigevo verso la cucina per scappare cercando di allontanare il braccio di mio figlio dal mio collo, ma restando comunque parzialmente agganciato da lui. Il mio intento era di arrivare in cucina con mio figlio, liberarmi dalla sua presa e chiuderlo nella cucina stessa.

  10. Siamo arrivati in cucina, mi sono piegato verso il basso, ho aperto un cassetto sotto il frigo per prendere un oggetto per difendermi, ma non sono riuscito ad afferrare nulla. In seguito ho aperto un secondo cassetto, sotto il microonde, cercando di afferrare un altro oggetto (penso un pelapatate) senza riuscirci. Lui mi stringeva forte al collo, al punto che non riuscivo a respirare. Credo che IM 1 stava cercando di afferrare qualcosa, ma non potevo vederlo perché avevo il capo piegato all’indietro dal braccio di IM 1, il mio sguardo quindi era rivolto verso il soffitto.

  11. Ho tentato di allontanare questo oggetto dal mio collo e in quel momento lui mi ha tagliato il mento. A quel punto non ce l’ho più fatta ad allontanare il braccio di IM 1 e ho lasciato la presa. Ricordo di aver visto il manico in legno del coltello ma non sono in grado di riferire sulle dimensioni dello stesso.

  12. Rivivendo di persona e nei luoghi la situazione, ricordo ora di essere stato colpito anche due volte al fianco destro con il coltello. Il coltello usato per colpirmi al fianco non l’ho visto.

  13. Dopo essere stato colpito al fianco con il coltello, ricordo di essere caduto al suolo con la pancia rivolta al pavimento e il mio viso verso la porta finestra. A terra sono stato colpito un paio di volte con un coltello. Ricordo pure di avere ricevuto un calcio al fianco. Mio figlio è uscito dalla cucina e presumo si sia diretto davanti alla porta della stanza di __________ in quanto ho sentito che la colpiva con calci e pugni dicendo al fratello “ho ucciso il diavolo”. Ho sentito __________ dire ad IM 1 “Ma cosa hai fatto? Non ammazzare mio papà”. Dopo ho sentito IM 1 ritornare in cucina, io ero rimasto sdraiato a terra, e ho sentito delle nuove coltellate, due o tre.

  14. Ad un certo punto ho visto riflesso nel vetro della porta finestra mio figlio maneggiare con due coltelli, con la punta rivolta verso il bancone. Ricordo che la luce della cappa era accesa. Ricordo pure che mio figlio era di spalle rispetto a me. Ho temuto quindi che con quei coltelli tornasse a colpirmi. Mi sono quindi alzato per scappare dalla cucina.

  15. Sono uscito dalla cucina, raggiungendo il soggiorno arrivando all’altezza del televisore. Mio figlio è passato dietro al divano per tagliarmi la strada, nel senso che cercava di impedirmi di raggiungere l’uscita di casa. Vedendolo che si apprestava a bloccarmi la fuga, io ho invertito il senso di corsa passando dietro il divano marrone, girando attorno alla colonna in direzione dell’uscita. Nel frattempo gridavo a mio figlio __________ di chiamare l’ambulanza e la Polizia. IM 1 mi ha rincorso passando anche lui dietro il divano marrone.

  16. IM 1 mi ha seguito mentre io tentavo di raggiungere la porta dell’uscita. Ho aperto la porta, ma immediatamente mio figlio mi ha raggiunto chiudendola e afferrandomi, cingendomi con il braccio al collo. Mi sono accasciato, sempre tenuto per il collo, e in quel momento è arrivata la Polizia” (PP 29.04.2019, AI 118, pagg. 2-4).

3.6.

Durante i verbali successivi l’imputato ha sostanzialmente confermato le dichiarazioni del padre, affermando – in relazione a buona parte delle fasi dell’accaduto - di non ricordare o di averne soltanto dei ricordi confusi. Interrogato su quanto avvenuto nei giorni precedenti il 25 febbraio 2019, IM 1 ha fornito dei racconti parziali, dimostrando di non avere dei ricordi nitidi nemmeno di quei momenti:

" Probabilmente venerdì 22 sono uscito di casa nel tardo pomeriggio e sono andato al locale a __________. Ero solo. Ho viaggiato da solo sia con il Bus che con il treno.

ADR che per accedere al locale non ho la chiave con me, al locale vi è una scatoletta con un codice, una password, all’interno del quale c’è la chiave per accedere.

Sono rimasto al locale la sera di venerdì ma non ricordo con chi o fino a che ora. So per certo che sono rientrato a casa a dormire.

Sabato mattina, 23.02.2019, mi sono svegliato a casa mia. Non so sino a che ora ho dormito. So per certo che ho studiato.

Se non ricordo male ho mangiato a casa. Solitamente mangio con mio fratello ma non so se quel sabato lui ci fosse o meno perché forse era assente per una partita di ____.

Comunque a pranzo ero a casa. Sono uscito nel pomeriggio di sabato per andare ancora al locale a __________.

Sono rimasto al locale tutto il tardo pomeriggio, la sera e la notte.

Ho dormito al locale.

ADR che non ricordo se qualcuno abbia dormito al locale con me.

ADR che al locale ho trascorso la serata ascoltando musica e guardando Netflix. Mi ricordo che ad inizio serata al locale vi era qualche amico, quelli che si preparavano per andare al carnevale a __________, rammento __________, __________ ma non ne sono sicuro, __________, c’era un po’ di gente, questo lo ricordo, ma non ricordo bene chi ci fosse.

Quando loro sono usciti per andare a festeggiare il carnevale io sono rimasto al locale ed ho un vuoto di memoria, non rammento se qualcuno è rimasto con me o meno.

Sono quasi certo di essere rimasto da solo anche perché oltre al carnevale c’era un concerto a __________ e diversi miei amici erano andati.

ADR che la domenica mattina mi sono svegliato piuttosto presto e me ne sono andato a casa. Sono rientrato a __________ con il treno e con il bus, da solo.

D: Si ricorda a che ora è andato a dormire e se ha dormito abbondantemente o se ha dormito solo poco tempo?

R: Ricordo che in quei giorni dormivo molto male, facevo fatica a prendere sonno tanto che mi capitava di chiedere delle pastiglie per dormire a mio papà.

Forse sono rimasto in piedi gran parte della notte a pensare, a guardare la televisione su Netflix, ad ascoltare musica. Forse mi sono addormentato verso le 04:00 e verso le ore 06:00 o poco dopo mi sono alzato, sono uscito e sono rientrato a __________.

D: Quando lei si è svegliato ed ha lasciato il locale c’era qualcuno oltre a lei?

R: Non lo ricordo. Sinceramente non ho nemmeno l’immagine di me che lascio il locale. Non riesco proprio a ricordare cosa io abbia fatto dal momento che mi sono svegliato e che sono uscito. So che ho dormito poco e male e che al mattino presto sono rientrato a casa. Di più non ricordo.

La domenica l’ho trascorsa a casa mia, a __________. La mia famiglia se non ricordo male era presente in casa. Forse mio fratello era via per il ____ e forse anche mio padre è uscito di casa con lui.

Non ricordo se abbiamo mangiato insieme o chi abbia cucinato. Non ricordo proprio nulla. Ho un impressionante vuoto di memoria. Tutti i miei ricordi sono relativi ai fatti brutti della notte di domenica su lunedì. Tutto quanto successo prima è semplicemente un vago ricordo, un insieme di piccole informazioni ma nulla di più. So per certo che domenica sera sono uscito a vedere il tramonto. Quello lo ricordo bene.

Ho attraversato il ponte di metallo bianco posto su Via __________, in pratica un ponte che collega il quartiere di Via __________ ad uno stabile posto dall’altro lato della Via __________.

Li c’è una terrazza molto piacevole dalla quale ho guardato il tramonto.

Prendo atto che secondo il portale internet https://www.calendariando.it/alba-e-tramonto/milano/ il sole in data 24.02.2019 è tramontato alle ore 17:59.

D: Erano quindi circa le 18:00 quando lei è uscito a guardare il tramonto?

R: Forse era un po’ dopo. Era forse dopo cena. Solitamente ceno tra le 19:00 e le 20:00 ma è variabile. Forse quando sono uscito sulla terrazza sopra il “Bar __________” (n.d.v. Via __________, __________) era già un po’ scuro. Mi ricordo di aver guardato le luci della città, guardavo __________, __________, __________.

D: Quanto tempo è rimasto sulla terrazza del “Bar __________” a guardare il cielo e le luci?

R: Parecchio tempo. Davvero tanto. Forse tre ore. Sono rientrato a casa forse tra le 23:00 e la mezzanotte.

Rientrato a casa sono andato immediatamente a dormire. Quello che è successo dopo ormai è noto, lo sapete… purtroppo”

(PS 16.04.2019, AI 106, pagg.4-5).

Sulle sue azioni di quella sera, ha detto di esserne scioccato, di soffrirne e di provarne vergogna, perché mai avrebbe pensato di essere capace di fare del male a qualcuno. Ha aggiunto di essere terrorizzato all’idea che ciò possa ripetersi, motivo per cui non interromperà più la cura farmacologica prescrittagli dai medici (PP 30.04.2019, AI 119, pag. 7). Ancora in aula si è espresso in questi stessi termini (verbale di interrogatorio dell’imputato, pagg. 3-4).

Gli amici dell’imputato che, come visto, sono stati sentiti in corso d’inchiesta, hanno così descritto il suo comportamento dall’esordio della malattia e, più precisamente, nei giorni che hanno preceduto i fatti:

" Da parte mia lo conosco con il soprannome __________, soprannome che gli abbiamo dato. __________ lo conosco da circa 4 anni e l’avevo conosciuto ad una festa.

Poi essendo che il suo ex gruppo di amici di __________ con il quale usciva l’aveva “abbandonato/escluso” abbiamo deciso, con il nostro gruppo di amici, di stargli vicino. Così facendo abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo meglio ed in maniera approfondita. Da quel momento in poi avevamo quindi dei rapporti quotidiani.

ADR che è da circa l’ultimo anno che ho contatti quotidiano con lui, ossia da dopo che è stato ricoverato a __________ presso il __________ e se non sbaglio è stato nel 2017/2018.

(…)

D: Lei era al corrente del motivo per cui IM 1 era stato ricoverato nel 2017?

R: Non me l’ha mai detto lui personalmente, ma mi è stato detto che soffriva di malattia mentali tra cui schizofrenia e depressione. Per tale motivo i suoi genitori gli avevano precluso un anno di liceo e per tale motivo l’avevano ricoverato. Quando l’abbiamo conosciuto noi era già uscito dalla clinica.

(…)

D: IM 1 ha mai parlato del bene, del male, dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?

R: Si, facevano parte del suo repertorio di argomenti.

A tal proposito vorrei segnalare che circa 7-10 giorni prima della fatidica notte, __________ iniziava ad essere un po’ strano o meglio lui rimaneva sempre nel locale in un angolo a guardare il vuoto, non si univa a noi che magari volevamo uscire per andare da qualche parte. Era diventato praticamente l’opposto di com’era in precedenza, perché era sempre il primo attivo, che proponeva, sempre dentro alle discussioni, mentre in questo periodo era diventato apatico.

Anche se gli si chiedeva qualche cosa lui non reagiva o rispondeva in malo modo.

Questo suo comportamento è andato peggiorando di giorno in giorno.

Se non sbaglio, il venerdì sera, ossia il 22.02.2019, c’erano diverse persone anche fuori dal nostro normale gruppo. Abbiamo fatto aperitivo e poi eravamo intenzionati a recarci al carnevale di __________.

Pur essendo che c’era molta gente e quindi un po’ di “casino”, __________ rimaneva sempre li in disparte, in qualche occasione ha anche urlava anche cose stile “non è possibile”. A pure picchiato dei pugni sul tavolo senza apparente motivo.

Mi ricordo anche che __________ () unitamente a __________ () dopo aver fatto la serata di carnevale sono rientrati al locale. Li hanno trovato ancora __________ che urlava da solo cose “senza senso”. Sembrava che stesse facendo dei discorsi da solo.

La sera successiva, se non sbaglio quindi il sabato sera 23.02.2019, c’era un altro amico __________ (__________) al locale che stava guardando un film e studiando. __________ che si trovava anche lui nel locale camminava da solo ed un certo punto si era inginocchiato per terra urlando “io sono dio, chi sono io, devo esistere, non devo esistere”. Ha fatto cose così per diverse ore”

(VI __________ 08.03.2019, AI 63, pagg. 2-4).

" io conosco IM 1, uso chiamarlo così, da due anni a questa parte ovvero da quando è uscito dal ricovero in clinica psichiatrica del 2017. Prima so che girava con dei ragazzi di __________ ma poi, dopo il suo ricovero, durato circa un mese, siamo in zona __________ quindi metà novembre 2017, ha reputato che i suoi vecchi amici non gli andavano più ed ha iniziato a frequentare me e la mia compagnia.

Lui conosceva già alcuni ragazzi, miei amici, del liceo di __________, così facendo è entrato in compagnia. Ci disse che riconosceva in noi la “vera amicizia” e per tale motivo abbiamo iniziato a girare insieme.

D: Lei era al corrente del motivo per cui IM 1 era stato ricoverato nel 2017?

R: Il motivo preciso non lo so dire. So, ma sono voci che mi sono arrivate, che gli avevano diagnosticato una schizofrenia. Nemmeno lui è mai stato molto chiaro sul motivo della sua permanenza in clinica. Non rammento cosa mi aveva risposto quando gli ho chiesto. Mi ricordo che mi ha detto che i suoi genitori avevano chiamato la Polizia e quelli dell’Ospedale Psichiatrico e che era stato prelevato di forza e portato in clinica a __________.

(…)

Quando ha cominciato a girare con noi era pensieroso, parlava magari anche da solo, mi diceva che gli piaceva la sua voce. Parlava a voce alta da solo. Nell’ultima settimana prima del fatto si isolava un po’ di più, Magari invece che stare nel soggiorno del locale di __________ con noi a guardare un film andava in stanza a pensare, a parlare da solo. Io ho pensato che era un po’ in una fase così…come quando lo abbiamo conosciuto, più pensieroso, mai avrei pensato che sarebbe stato capace di arrivare a fare quello che ha fatto. Non dava retta alle nostre parole, non rispondeva alle nostre domande. Non posso dire che era nervoso o stressato. Parlava più da solo che con noi. Si isolava.

Ho pensato stesse tornando un po’ al suo stato di due anni fa”

(VI __________ 07.03.2019, AI 61, pagg. 1 e 4).

" L’ho conosciuto ai tempi delle elementari, frequentavamo entrambi le scuole di __________. Sapevo che era un ragazzo della scuola ma non lo frequentavo. Siamo anche andati presso lo stesso istituto di scuola media a __________ e verso la 3° media abbiamo iniziato a frequentarci e diventare amici.

In 1° liceo siamo finiti in classe insieme e da lì abbiamo sviluppato un rapporto ancora più stretto.

(…)

IM 1 ha mai parlato del bene, del male, dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?

R: Si, rammento discorsi di questo genere. Soprattutto immediatamente dopo la sua uscita dalla clinica psichiatrica. Mi diceva di sentire delle voci, non ho mai approfondito con lui di quali voci si trattasse, se voci di uomo, di donna, o ancora cosa gli dicessero queste voci.

Mi diceva che vi erano tre gruppi di entità, i demoni, gli angeli e gli umani. A me questi suoi discorsi molto astratti e filosofici piacevano e stavo con piacere ad ascoltarlo. Non so dire dove lui si situasse, in quale di questi tre gruppi. Gli angeli erano considerati come “da ascoltare”, gli umani erano piuttosto neutrali, i demoni erano da temere e da rispettare, non per forza per la loro pericolosità ma forse più per la figura rappresentata.

Questi discorsi li faceva in ogni momento, sia che fosse sobrio sia che avesse bevuto qualche cosa. Si accentuavano magari dopo che aveva fumato una canna, sto parlando di marijuana. Dopo aver fumato i suoi discorsi erano più approfonditi, più lunghi.

Quando voleva spiegarti qualche cosa faceva quello che in buon dialetto si chiama “il giro della torta” per poi arrivare alla conclusione e parlare del concetto, del bene o del male, della giustizia, della felicità, di qualsiasi cosa volesse parlare o spiegare il suo punto di vista faceva questi voli, questi “trip di viaggio”.

(…)

D: Negli ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1?

R: Nell’ultima settimana. Era molto più serio, come se qualche cosa lo turbasse: Era evidente e gli ho chiesto cosa ci fosse che non andava. Lui mi ha risposto “niente” come per dire “non rompermi le balle, lasciami in pace”. Questo è l’ultima volta che ci ho parlato insieme. Poi non sono più uscito, dovevo studiare. Al week end ho poi saputo di quello che è successo.

Quella è stata l’ultima volta che l’ho visto, eravamo a scuola, era metà settimana”

(VI __________ 08.03.2019, AI 62, pagg. 2, 4 e 5).

" Inizialmente non ho notato aspetti negativi di IM 1 poi negli anni ho imparato a conoscerlo maggiormente e qualche cosa è emerso. Mi ricordo per esempio la prima volta che è nato tutto, ovvero ottobre 2017. Eravamo ad una festa ed abbiamo trovato IM 1 nei parcheggi __________ a __________, era notte, e lui parlava da solo, rivolto con il volto al bosco. Era un comportamento strano che io non avevo mai notato prima, non so se qualche cosa in passato era già successo, questo lo ignoro, per me era la prima volta che lo vedevo così e questo mi ha dato da pensare.

Ricordo che parlando verso il bosco lui si rivolgeva a delle “sue amiche” dicendo “non guardatemi” o qualche cosa del genere. Io provavo a parlare con lui, so per certo che mi sentiva, ma non mi rispondeva. Non so dire se si fosse fatto una canna, potrei dire di si ma non ne ho alcuna certezza. Lui era assorto in questo suo discorso con queste sue amiche, ovviamente immaginarie dato che non c’era nessuno. Io, e i miei amici con me, ci domandavamo cosa stesse facendo ma nessuno aveva una risposa. Siamo rimasti li da parte a lui e siamo rimasti fino alla fine della festa (organizzata da noi) e quello che so è che qualcuno lo ha accompagnato a casa, non so chi. Quello che è certo è che non rappresentava un pericolo né per sé né per altri.

Non ha mai manifestato, in questo suo rivolgersi alle sue amiche immaginarie, violenza o pericolo. Magari dal tono di voce si poteva capire che c’era una lieve alterazione, che si stava arrabbiando, ma nulla di che.

Quella sera, ma questo mi è stato riferito da un partecipante alla festa, IM 1 si era dichiarato ad una ragazza ed aveva ricevuto un rifiuto. Forse il motivo di questo suo comportamento poteva essere ricercato in questo episodio, ma è solo un mio pensiero.

D: In passato quando è stato ricoverato IM 1 in clinica? E perché?

R: Si, mi sembra sia stato ricoverato proprio il week end successivo alla serata appena descritta. Il perché vero e proprio non lo saprei dire. Non ho mai chiesto, anche perché non li conosco, ai suoi genitori cosa fosse successo e perché fosse stato ricoverato. So che aveva problemi anche con i suoi familiari. Io so che il padre una volta aveva abusato di medicine, mi sembra questo me lo avesse detto lo stesso IM 1. Non so se questo fatto abbia avuto ripercussioni o altro a IM 1. Forse del dispiacere. Se non erro il padre è stato ricoverato per questo abuso.

Non ricordo quanto tempo esattamente è stato ricoverato in clinica, se non erro qualche mese.

Io non so se dopo la festa, quindi dopo questo suo “vaneggiare” davanti al bosco, ci sia stata una escalation o se ci siano stati altri problemi a casa. Nessuno mi ha mai detto nulla in merito.

(…)

D: IM 1 ha mai parlato del bene, del male, dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?

R: Si. Ho sentito più e più volte discorsi improntati su queste tematiche, non solo con me ma con tutti. Erano discorsi molto filosofici, molto universali, non specifici ad una o l’altra persona.

ADR che non ricordo i discorsi nello specifico, non rammento le parole o i concetti. C’era del bene, del male, sicuramente parlava di Dio, dell’onnipotente. Mi sembra che dicesse che lui era Dio. Non ricordo dell’inferno o di Ade Dio degli Inferi così come mi chiede l’agente interrogante.

(…)

D: Negli ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1, inteso come l’ultimo mese?

R: Si. Dopo i fatti raccontati ad inizio verbale e quindi dopo la sua uscita dalla clinica psichiatrica, IM 1 non aveva più fatto “nulla di strano”. Ultimamente invece aveva ripreso a parlare da solo. Non è che “diceva qualche cosa”, era più un “muovere la bocca”. Spesso andava in giro da solo. Capitava di vederlo parlare da solo, muovere la bocca come per dire qualche cosa ma non si sentiva nulla, parlava tra se e se.

Ha ricominciato anche con i suoi discorsi molto filosofici, discorsi con linguaggi molto ricercati, discorsi molto ampi, molto astratti. IM 1 poi amava imparare parole nuove ed usarle nei suoi discorsi, a volte anche a sproposito dato che la parola non era pertinente nel discorso espresso.

D: Il week end precedente ai fatti, 23/24.02.2019, sa cosa ha fatto IM 1 o dove lo ha trascorso?

R: Non so dove abbia trascorso il week end. Io ho passato entrambe le serate, quindi sia venerdì sera che sabato sera, al carnevale di __________. La sera del 23.02.2019 io sono tornato con un mio amico verso le 03:30, quindi domenica mattina, al locale a __________. Il locale era aperto. All’interno c’era IM 1, da solo, che camminava avanti ed in dietro, parlava da solo e faceva discorsi suoi. Filosofici. Non l’ho nemmeno ascoltato. Parlava a voce normale ed a sprazzi alzava i toni, soprattutto verso la fine delle frasi. Erano discorsi sugli Dei. Una cosa che ricordo bene è che ha detto “tutte le donne dovevano amare lui” non so su cosa fondasse questo ma immagino che il tutto sia relazionabile a questo suo pensiero di sentirsi o essere un Dio. Non ho assistito ad alcun atto di violenza, camminava e parlava. Non picchiava pugni non picchiava la testa. No fumava droghe. Non stava bevendo alcool.

D: Quando voi siete entrati nel locale lui come ha reagito?

R: Nessuna reazione. Ha continuato nel suo fare. Io l’ho salutato ma non ha nemmeno risposto. Era proprio assorto nei suoi discorsi e nei suoi pensieri. Però sentiva perché io gli ho chiesto di non urlare dato che sopra c’era un vicino e non volevo problemi.

Quando gli ho detto così lui si è rivolto a me dicendomi “non ti permettere, umano”. Sono sicuro di questa frase. Non rammento se abbia aggiunto altro o meno. Rispondendomi, io mi trovavo davanti a lui, potrei dire che la mimica facciale non era da creare timore, ma il tono, le parole e la voce, quelle erano più “aggressive”.

Il tutto è durato una decina di minuti. Io me ne sono andato mentre il mio amico che era arrivato con me, __________, è rimasto li ed ha dormito al locale.

Quando io me ne sono andato IM 1 è rimasto li. So che poi successivamente sono arrivati anche altri ragazzi del locale, __________ se non erro.

Uscendo io ho chiesto a __________ se si fidava a restare lì da solo al locale con IM 1 e lui mi ha risposto di si”

(VI __________ 15.03.2019, AI 68, pagg. 4-6).

" sono al corrente che IM 1 era stato ricoverato in clinica psichiatrica, circa un anno e mezzo o due fa. Da quanto ne so ha avuto una crisi durante una festa e poi è stato ricoverato in clinica. A quei tempi lo conoscevo solo di vista e non so precisare di più.

(…)

D: IM 1 ha mai parlato del bene, del male, dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?

R: Ricordo che è da quando lo conosco che fa discorsi molto filosofici, parlando del bene e del male, di come si dovrebbe salvare il mondo, dando la colpa al “sistema”. Non ha mai parlato di fare giustizia o far del male a qualcuno per “mettere a posto il mondo”.

Non ricordo i discorsi nello specifico, non rammento le parole o i concetti. C’era del bene, del male, qualcosa di superiore e cose del genere.

Non ho mai sentito che lui avesse detto di essere Dio, ma in certi momenti lui si considerava una persona superiore all’uomo. Questi discorsi li ha iniziati circa un mese o due fa.

A volte, quando entrava in questi discorsi, sembrava un’altra persona.

(…)

D: Negli ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1?

R: Sì, all’inizio IM 1 faceva discorsi filosofici, seppur utopici, ma non insensati. Nell’ultimo mese faceva molti più discorsi, sempre utopici, ma senza possibilità di realizzazione.

Nelle ultime settimane, ai discorsi idealistici e utopici, mescolava però concetti e pensieri improponibili, ma mai in relazione a suoi interventi in prima persona a “mettere a posto le cose”. Posso precisare che mentre parlava, e arrivava ai discorsi improponibili, cambiava anche il tono di voce e sembrava una persona totalmente differente.

D: Il week end precedente ai fatti, ossia quello del 23/24.02.2019, sa cosa ha fatto IM 1 e dove lo ha trascorso?

R: La sera di sabato su domenica io non ero presente al locale, ma mi è stato detto, da atri frequentatori, che IM 1 era presente.

IM 1, al locale, io l’ho visto domenica pomeriggio. Io sono giunto al locale tra le ore 12.00 e le 13.00 e IM 1 era già presente. Era solo all’interno.

Io inizialmente ho cercato di colloquiare con lui, ma lui non mi ha risposto cambiando stanza.

Ho così studiato cose di scuola per una mezz’ora, per poi iniziare a guardare un film alla televisione.

Sono poi arrivati altri due frequentatori del locale, se ben ricordo __________ verso le ore 13.30 / 14.00, che pure lui ha cercato di colloquiare con IM 1 ma con effetto negativo.

È poi arrivato __________, non ricordo l’ora. Anche lui ha cercato di interagire con IM 1, ma quest’ultimo non rispondeva.

Verso le ore 17.00 ho lasciato il locale, nel mentre stava sopraggiungendo __________.

IM 1 era rimasto nel locale assieme a __________ e __________. Non ricordo se __________ è rimasto oppure se ne è andato” (VI __________ 18.03.2019, AI 75, pagg. 2-4).

" D: Negli ultimi tempi, inteso nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1, inteso come l’ultimo mese?

R: Si, in quel periodo era più silenzioso, più secco nelle risposte, più freddo. Ho assistito a situazioni dove per sciocchezze IM 1 se l’è presa, cose che in passato mai avrebbe fatto.

D: Il week end precedente ai fatti, 23-24.02.2019, lei è in grado di riferire cosa abbia fatto IM 1 o dove abbia trascorso il suo tempo?

R: Non rammento se l’ho visto anche nel “pre-serata” di sabato 23 febbraio. Io dopo il “pre-serata” sono andato al carnevale a __________. IM 1 non è venuto. Quello che è certo è che io sono tornato dal carnevale al locale verso le 03:00 e IM 1 era presente. IM 1 era sveglio. Eravamo io e __________. Lui ha preso la moto ed è tornato a casa io ho invece trascorso la notte al locale.

Quando io sono entrato nel locale ho visto IM 1 che camminava avanti ed indietro e parlava da solo. Inizialmente parlava con tono normale ma ogni tanto alzava la voce, sino ad urlare. Io e __________, che è rimasto li con me per una mezz’oretta, gli abbiamo detto di smettere di urlare che i vicini recentemente si erano lamentati del rumore. IM 1 o non ci rispondeva o ci rispondeva male.

Lui farneticava sull’onnipotenza, delirava di essere un essere superiore e quando gli abbiamo detto di stare zitto o di non urlare IM 1 si è rivolto a __________ dicendogli “STAI ZITTO STUPIDO MORTALE” o qualche cosa del genere.

Sia io che __________ non eravamo tranquilli. Non dico che abbiamo avuto paura ma non eravamo a nostro agio. __________ poi se ne è andato ed io sono rimasto da solo con IM 1.

Rimasti soli io mi sono messo sul divano e IM 1 era nella stanza accanto. Se prima il tono era normale con dei picchi di urla successivamente, quando siamo rimasti soli, IM 1 urlava e basta.

Urlava frasi del genere “SONO IL TITANO”, farneticava di essere un Dio e parlava con un gruppo di suoi simili. Per lo più osannava la loro perfezione, sua e dei suoi simili. Io non lo vedevo, lo sentivo e basta. Sentivo che camminava ma non era un passo pesante, sforzato.

D: Quando siete entrati nel locale lui come ha reagito?

R: Lui era solo nella stanza quando noi siamo arrivati. Se non erro ci ha totalmente ignorato”

(VI __________ 02.04.2019, AI 79, pag. 5).

Perizia

In corso d’inchiesta IM 1 è stato sottoposto a perizia psichiatrica e quale perito è stato nominato il dottor __________, psichiatra e psicoterapeuta FMH. Il perito ha allestito il suo rapporto all’attenzione del Ministero pubblico dopo aver analizzato l’incarto penale ed effettuato 3 colloqui con il peritando (della durata di 210, 185 e 145 minuti, AI 140, pag. 4), un colloquio con il dr. __________, caposervizio della __________, e un colloquio con la madre e la zia del peritando (AI 140, pag. 4).

5.1.

Dall’esame di tutti questi elementi è emerso che IM 1 soffre di schizofrenia paranoide (F20.0, ICD-10) e utilizzo dannoso di cannabinoide (F12.1, ICD - 10).

Il perito riferisce che, secondo i dati da lui raccolti, la sintomatologia psicotica è apparsa, a ciel sereno (fino a quel momento il suo sviluppo era stato normale), verso fine settembre – inizio ottobre 2017, quando IM 1 ha iniziato ad avere delle “dispercezioni uditive, comportamenti bizzarri e di ideazione delirante a trama persecutorio o d’onnipotenza” (AI 140, pag. 23) che hanno portato ai primi due ricoveri coatti presso la __________:

" Il peritando stesso descrive un'infanzia "felice", non gli è "mancato niente", ma il rapporto con entrambi i genitori è definito come difficoltoso, nei confronti del padre ha sempre avuto un certo comportamento di rifiuto, peggiorato ulteriormente durante gli ultimi anni, mentre il rapporto con la madre, che stima di più rispetto al padre, è caratterizzato come altalenante e instabile.

Fino all'esordio della malattia è stato __________ per cinque anni e l'allenatore descrive il peritando, che vedeva tutti i sabato, come un "bravo ragazzo, tranquillo e educato", della sua malattia avrebbe saputo solo dopo l'accoltellamento del padre.

Nemmeno il grave tentativo di suicidio del padre, che il peritando ha trovato "morente" e dalla madre individuato come "causa" dell'insano gesto perpetrato dal padre", sembra aver avuto delle conseguenze immediate e "visibili", a parte un aumento dei conflitti tra loro due e l'inizio dell'uso sporadico di cannabis. Fino all'esordio della malattia possiamo descrivere allora uno sviluppo piuttosto normale, si tratta di un ragazzo sensibile, fragile, come riferisce la madre, con una carriera scolastica fino al liceo senza grandi particolarità. Il peritando viene definito un ragazzo timido e particolarmente riservato, che più avanti è diventato una persona socievole, con "capacità relazionali buone nella scuola media". Al liceo invece si notano delle difficoltà maggiori, soprattutto per un ragazzo con un buon livello intellettivo, ancora prima dell'esordio della malattia deve ripetere la prima classe del liceo.

Infatti, l'esordio psicotico in autunno 2017 arriva per tutti "a ciel sereno".

In settembre 2017 degli amici del peritando hanno chiamato i suoi genitori, con la richiesta di venirlo a prendere, in quanto in una "crisi delirante" continuava a urlare "io sono un dio, sono un sovrano assoluto”. Poco prima, riferisce la madre, il figlio avrebbe avuto un breve periodo in cui parlava con la TV.

(…)

Sia il peritando, sia i familiari descrivono tra metà/fine settembre 2017 e il primo ricovero, avvenuto il 09.10.2017, altri comportamenti "strani", in un'occasione urlava dal balcone di casa di "non essere un omossessuale", sentiva delle voci che lo "accusavano di essere omosessuale" ed è stato sentito dire "smettetela di darmi fastidio, decido io che cosa fare". Il primo ricovero è stato avvenuto in regime coatto, dopo che il peritando è stato condotto dalla madre al PS dell'__________, perché "da una settimana avesse problemi di insonnia e riferisse dispercezioni uditive". La prima degenza, il peritando è stato ricoverato presso il reparto "esordi psicotici" della , si conclude dopo pochi giorni con la diagnosi "Sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici'. Il giorno dopo il ricovero il peritando si è allontanato dalla clinica e ha fatto rientro insieme ai genitori l'11.10.2017, giorno in cui fu poi dimesso su richiesta propria. Egli è stato agganciato all' di __________ e il giorno dopo la dimissione è stato condotto il primo colloquio ambulatoriale con la Dr.ssa __________.

Il 20.10.2017 il peritando è stato ricoverato nuovamente, sempre in regime coatto, in seguito all'allerta dei soccorritori del __________ da parte dei genitori, a causa delle "presenza di uno scompenso acuto con delirio di onnipotenza".

Il secondo ricovero si è concluso il 14.12.2017 con la diagnosi "Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici' e di nuovo il paziente è stato agganciato all'__________ di __________”

(AI 140, pagg. 16-17).

Per il perito, dunque: “già in autunno 2017 sono stati osservati sintomi schizofrenici, ma la diagnosi di “schizofrenia paranoide”, oggi accertata, non è stata ancora posta, non essendo passato un tempo congruo di “osservazione clinica” (AI 140, pag. 24).

Il perito riferisce, poi, che dopo la dimissione dal secondo ricovero e dopo l’inizio dell’assunzione di Abilify, IM 1 ha vissuto un periodo di buon compenso psichico durato per quasi tutto il 2018 e questo sebbene la “relazione terapeutica con la psichiatra è invece sempre stata difficile, spesso non si presenta ai colloqui, si mostra molto difeso, oppositivo al dialogo e alla relazione” (AI 140, pag. 24). Verso la fine del mese di dicembre 2018 il peritando avrebbe poi sospeso l’assunzione del farmaco e interrotto i colloqui con la curante e, dall’inizio di febbraio 2019, sarebbero stati osservati i primi segni di difficoltà, osservati dai famigliari, dalla scuola e anche dagli amici:

" Dopo aver sospeso la terapia farmacologica prescritta dalla Dr.ssa __________, il peritando man mano è scivolato in uno stato delirante, che "cresceva" a partire dall'inizio di febbraio, ben dimostrato dagli amici che poco prima dei fatti sentivano il peritando " farneticare sull'onnipotenza, delirava di essere un essere superiore " e "io sono dio, chi sono io, esistere, non devo esistere. Ha fatto cose così per ore". La madre nella notte ha sentito parole simili e il fratello __________ dice nel verbale che "diceva lui era Dio, lui era la giustizia, che nessuno poteva fermarlo"

(AI 140, pagg. 25-26).

Per il perito, dunque, la malattia e il delirio del peritando hanno avuto un’evoluzione coerente nel tempo e sono sempre stati caratterizzati da temi di superiorità e di vicinanza a Dio, fino a portare ai fatti del 25 febbraio 2019 (AI 140, pag. 25).

Fatti che, per il perito, sono stati commessi da IM 1 mentre era in preda ad uno “scompenso acuto della piscosi” e che, pertanto, “il delirio in cui era “immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta della realtà” e “il controllo della coscienza era intensamente e globalmente compromesso” (AI 140, pag. 28). In particolare il dr. __________ ha spiegato che:

" L’atto del peritando era sostenuto dal delirio di onnipotenza e il passaggio all'atto è stato caratterizzato da un comportamento bizzarro, incoerente e non pianificato. Il peritando, in altre parole ha agito sotto il "controllo di una volontà altro da sé".

L'atto è stato commesso in una fase acuta della sua malattia, la "schizofrenia paranoide", cioè il peritando si trovava "dentro" il suo delirio megalomanico, "ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal contenuto patologico, ma il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri'. (Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, UTET 2008)

Il peritando in questo momento era convinto di dover uccidere il male, atto che solo lui (un essere divino o superiore) era in grado di compiere. Era fermamente convinto di fare "del bene"

Il peritando, la mattina del 25 Febbraio 2019, verso le ore 3.30 ha aggredito il padre, prima con pugni e calci, poi con il coltello e inferto molteplice ferite, fino al punto di credere che fosse morto. Il fatto di crederlo morto era probabilmente il motivo per cui non ha inferto altre coltellate (con sicurezza è impossibile dirlo) e non un momento di lucidità, visto il riscontro dello psichiatra Dr. __________, che lo ha visitato dopo e ancora costatato la "completa immersione" nel delirio.

Tutta la documentazione, le varie testimonianze e la valutazione clinica dimostrano la presenza del delirio durante l'atto ed è quello il motivo dell'accoltellamento del padre, nel quale si "situava" il male, anzi che impersonava il male che il peritando "doveva" combattere.

Il peritando era convinto di dover estinguere il male, in questo momento non si trattava del padre, in altre parole non "vedeva" nel padre il suo genitore. Questo per chiarire che ritengo impossibile che il peritando possa aver sfogato con questo atto il suo odio contro il padre“ (AI 140, pag. 26).

In altre parole “lui voleva uccidere il male, non il padre in quanto tale, lo voleva uccidere solo perché rappresentava il male. (…) In quel momento IM 1 non riconosceva il genitore, vedeva solo il male in quella persona, male che doveva essere eliminato”

(verbale di interrogatorio del perito, AI 124, pag. 4).

Confrontato con le conclusioni del perito sull’esordio e l’evoluzione della malattia di cui soffre, IM 1 ha precisato:

" Il PP mi dice che il perito ha situato gli esordi della mia malattia verso la fine del mese di settembre 2017/inizio ottobre 2017. Durante la prima degenza presso il reparto “esordi psicotici” della __________ avvenuto in regime coatto è stata formulata una prima diagnosi di “Sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici”.

Malgrado i medici delle Clinica ritenessero indicata la prosecuzione del ricovero ho deciso di tornare a casa. Sono comunque stato agganciato all’__________ di __________, seguito dalla Dr.ssa __________. Mi viene chiesto come mai non ho ritenuto necessario restare ancora in Clinica.

All’epoca non ero del tutto cosciente della mia malattia, la percezione della mia malattia era differente. All’inizio hanno insistito un po’ perché restassi ma poi hanno ritenuto che potevo tornare a casa.

ADR che inizialmente ho cercato di aprirmi con la dr.ssa __________ ma non ho avuto riscontri positivi quindi ho smesso di dialogare con lei. A memoria penso che i primi incontri fossero stabiliti una volta alla settimana, successivamente sono stati fissati una volta al mese. Mi presentavo da lei per prendere la prescrizione farmacologica.

Mi viene detto che durante il secondo ricovero coatto (degenza presso la __________ di __________ dal 20 ottobre 2017 al 14 dicembre 2017), resosi necessario a causa della “presenza di uno scompenso acuto con delirio di onnipotenza”, è stata posta la diagnosi di “Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici”. Anche in quest’occasione sono stato agganciato all’__________ di . La dr.ssa __________ ha riferito di una presa a carico difficile. Il PP mi chiede come mai mi sono comportato a tratti in modo oppositivo, a volte non presentandomi agli appuntamenti e chiedendo addirittura alla dr. la sospensione della terapia farmacologica.

Confermo che è stato difficile dialogare con la dr.ssa __________ ed instaurare un rapporto terapeutico con lei. È vero che ero refrattario all’assunzione dei medicamenti. La dr.ssa non è riuscita a rendermi consapevole della malattia nonostante i chiari sintomi della stessa, comunque riconosco di essere stato pure io poco collaborativo. Ero malato e credo che vivessi il tutto come una persecuzione psicologica.

(…)

Il PP mi dice che poi nel marzo 2018 la terapia a base di Risperidone è stata sostituita con 10 mg al giorno di Abilify. Mi viene chiesto perché si é proceduto con la sostituzione del Risperidone.

Il Risperidone mi “annientava” fisicamente, dormivo 10/15 ore al giorno. A scuola facevo fatica a concentrarmi e appena tornavo a casa andavo a dormire.

ADR che ho preso il Risperidone per qualche mese.

ADR che anche i mei genitori si erano accorti degli effetti collaterali del Risperidone, non ricordo di preciso cosa mi avevano detto perché ero confuso in quel periodo, proprio a causa di questo farmaco.

Con il cambiamento del farmaco ho ritrovato le energie, ho ripreso a giocare a __________ e a scuola andavo meglio anche se non sono riuscito a passare la classe per il periodo di assenza e causa degli effetti del primo medicamento.

Con il nuovo medicamento sono stato talmente bene che sono scivolato nella convinzione di non essere malato e che era colpa del Risperidone se ero stato male.

Tuttavia ho sospeso l’assunzione del farmaco Abilify, nonostante la dr.ssa __________ abbia osservato un soddisfacente compenso sintomatologico e comportamentale, farmaco che ho assunto regolarmente perlomeno fino al mese di dicembre 2018. Mi viene chiesto di spiegare come mai ho sospeso l’assunzione del farmaco Abilify da gennaio 2019.

L’ho sospeso perché fino a quel momento non mi ritenevo malato. Ho preso il medicamento da marzo fino a dicembre 2018 perché altrimenti mi avrebbero ricoverato ancora alla __________, questo perché i miei genitori se non avessi assunto il farmaco mi avrebbero fatto ricoverare alla __________.

A domanda dell’avvocato RAAP 1 rispondo che memore del precedente ricovero coatto che era stato voluto dai miei genitori io avevo considerato concreta la possibilità che succedesse nuovamente e quindi, malgrado fossi maggiorenne, non avevo ritenuto che bastasse un mio rifiuto per impedire il ricovero coatto.

Prima ero arrabbiato con i miei genitori, soprattutto con mia madre, perché avevano deciso di farmi ricoverare; oggi mi rendo conto che quello che hanno fatto è stato per il mio bene.

Dalla perizia emerge inoltre che lo stato in cui mi sono trovato il 25 febbraio 2019 è da contestualizzare in uno stato delirante che perdurava da diversi giorni (il perito indica come esempio il calo del mio rendimento scolastico e le testimonianze dei miei amici sulle mie farneticazioni e deliri). Mi viene chiesto se ho memoria di come mi sentivo 7-10 giorni prima dei fatti del 25 febbraio 2019.

Mi ricordo vagamente di quel periodo. Quando la malattia si è manifestata l’ho percepita come qualcosa di positivo, nel senso che ho vissuto la malattia come ricevere dei poteri sovrannaturali. Ho anche dei ricordi dove io mi trovavo sull’autobus e sentivo delle voci, ero felice di questo perché pensavo di avere dei poteri. Questi ricordi sono più delle sensazioni che un reale ricordo.

A domanda dell’avvocato RAAP 1 rispondo che queste sensazioni erano molto intense e che quindi le ho ricordate più o meno ininterrottamente, ricordo quasi perfettamente il delirio che ho avuto nel suo complesso.

ADR che era da una settimana che avevo queste sensazioni, le ho maggiormente sentite soprattutto tra il 24 e il 25 febbraio 2019. Il ricordo del delirio del 24 febbraio 2019 è quello che mi è rimasto maggiormente impresso.

Di queste sensazioni ne ho parlato a lungo anche con i mei terapeuti a __________. Dall’inizio del mio ricovero presso la struttura di __________ abbiamo lavorato sulla prevenzione dei sintomi della malattia. Mi hanno insegnato a riconoscere i momenti di inizio di scompenso. In particolare, nel mio caso, questi scompensi iniziano con il sentire delle voci e il seguente sentimento di onnipotenza. Anche la sensazione di essere osservato costantemente è un campanello di allarme”

(PP 19.02.2020, AI 193, pagg. 3-5).

5.2.

In sintesi, dunque, per il dr. __________

" il peritando soffre (e soffriva anche al momento dei fatti) di una schizofrenia paranoide (ICD-10, F 20.0), caratterizzata da delirio di megalomania e di persecuzione, allucinazioni uditive e, meno preminente, durante un certo periodo prima dei fatti, di sintomi negativi, quali appiattimento affettivo e ritiro sociale. Il peritando ha agito nella completa “immersione” nel delirio, non riconoscendo l’errore della sua percezione e di conseguenza dei suoi atti” (AI 140, pag. 27).

Delle conclusioni del perito sull’imputabilità di IM 1, sul rischio di recidiva e sulle misure terapeutiche da adottare si dirà più avanti.

III. Accertamento dei fatti:

6.1.

È opportuno, innanzitutto, inquadrare il contesto in cui si sono svolti i fatti imputati a IM 1, ripercorrendo – sulla scorta delle dichiarazioni dei famigliari, degli amici e dell’imputato stesso che, sostanzialmente, collimano - quanto accaduto il week end del 23 e 24 febbraio 2019. Dopo aver interrotto la regolare assunzione di farmaci nel mese di dicembre 2018, nelle settimane precedenti i fatti IM 1 aveva ripreso ad isolarsi, a parlare da solo e a farneticare sul bene, il male e Dio. I suoi discorsi filosofici sulle predette tematiche – da lui proposti agli amici anche nei periodi in cui stava bene – erano divenuti insensati e assurdi ed erano spesso accompagnati da un cambio di tono e di voce.

Sabato 23 febbraio 2019 IM 1 si è svegliato e ha pranzato a casa con la famiglia, per poi uscire nel primo pomeriggio e raggiungere il locale di __________ che condivideva con il suo gruppo di amici. Lì ha trascorso il pomeriggio e la serata ascoltando musica e guardando la tv, isolandosi dagli altri e a tratti parlando da solo. Anche quando tutti gli amici presenti sono usciti per andare a festeggiare il Carnevale a __________, IM 1 è rimasto al locale, dove si è trattenuto per tutta la notte. Egli afferma di non avere ricordi su quanto accaduto in quelle ore, ma ciò che è certo è che quando, verso le 3.30 di notte, __________ e __________ sono rientrati al locale, hanno trovato IM 1 che camminava avanti e indietro, parlando da solo, senza nemmeno reagire al saluto degli amici. Quando gli è stato chiesto di abbassare la voce per non disturbare i vicini, egli ha risposto vaneggiando (“non ti permettere umano”, “stai zitto stupido mortale”). IM 1 ha continuato a camminare per la stanza parlando e urlando da solo, per poi addormentarsi per un paio d’ore circa. La domenica mattina 24 febbraio, quando si è svegliato, ha fatto rientro a casa ed è andato a dormire, per poi svegliarsi e pranzare con la famiglia attorno alle 11.00. Contrariamente a quanto da lui affermato, IM 1 è poi nuovamente uscito di casa nel pomeriggio per raggiungere il locale di __________, così come confermato sia dal padre che da __________, che è pure arrivato al locale nel pomeriggio insieme ad altri amici. IM 1 ha trascorso lì il pomeriggio, ignorando i presenti e senza interagire con nessuno. Così come dichiarato dal padre, IM 1 ha poi fatto rientro a casa e si è chiuso in camera sua, senza raggiungere la famiglia nemmeno per la cena.

6.2.

Per poter ricostruire quanto accaduto in seguito occorre riferirsi alle dichiarazioni delle persone coinvolte, ai riscontri oggettivi raccolti sul posto e agli accertamenti medici eseguiti dopo l’accaduto. In proposito va rilevato che le versioni dei famigliari sono nel loro complesso attendibili, poiché – al netto di alcune imprecisioni dovute sia alla concitazione sia allo shock vissuti in quei momenti - sono concordi, lineari e aderenti sia agli elementi oggettivi in atti (in particolare alle lesioni accertate dai medici e alle tracce rinvenute nell’appartamento e sulle armi da taglio utilizzate), che alle dichiarazioni rilasciate IM 1 sugli elementi di cui egli ha un ricordo. Del resto lo stesso IM 1 ha detto di aver ricordi perlopiù confusi su quanto accaduto in quei momenti e ha sostanzialmente confermato le dichiarazioni del padre anche su quanto da lui non ricordato.

Per questa Corte, dunque, i fatti accaduti la mattina del 25 febbraio 2019 possono essere così riassunti:

  • dopo cena IM 1 si aggirava per l’appartamento con fare agitato, entrando ed uscendo ripetutamente dalla sua stanza e ridendo da solo;

  • verso la 1.30 la madre, dal letto, ha sentito IM 1 urlare frasi sconclusionate (“io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”) e ha allora svegliato il marito, che ha raggiunto il figlio in camera sua e l’ha calmato. Una mezz’ora più tardi, IM 1 urlava nuovamente e di nuovo il padre lo ha esortato a smettere, riuscendo a calmarlo. Poco dopo IM 1 ha raggiunto, nella camera matrimoniale, i genitori che, per calmarlo, lo facevano sdraiare in mezzo a loro. Dopo circa 10 minuti egli è tornato in camera sua (VI __________ 25.02.2019, pag. 3; VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 2);

  • verso le 3.30 IM 1 è nuovamente uscito dalla sua stanza, accendendo tutte le luci e portando con sé il suo cellulare a mo’ di pila. Si aggirava per l’appartamento con fare guardingo, come se stesse cercando qualcosa. Era convinto, così come da lui dichiarato, che il male fosse presente nell’appartamento. I genitori hanno allora nuovamente tentato di calmarlo, ma lui si è precipitato verso la stanza del fratellino __________, svegliandolo e sollevandolo di peso per portarlo con sé, sostenendo che dovesse salvarlo dal male e metterlo al sicuro (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3; VI __________ 01.03.2019, AI 38, pag. 2; VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5; AI 86, pag. 4; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 3);

  • i genitori sono poi riusciti a far riporre a IM 1 il fratellino sul letto e a farlo uscire dalla stanza. A quel punto la madre ha chiuso la porta della stanza di __________ a chiave;

  • IM 1 si è arrabbiato e ha iniziato a tirare calci e pugni alla porta, tentando di sfondarla (cfr. documentazione fotografica allegata all’AI 156, foto 45). Il padre è allora intervenuto, frapponendosi tra IM 1 e la porta. (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5). A quel punto IM 1 ha aggredito il padre, colpendolo con un due pugni in faccia che lo hanno fatto cadere a terra (PP __________ 17.04.2019, AI 109, pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 3). Poi, mentre era a terra, IM 1 ha colpito il padre con un calcio al fianco (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5);

  • IM 1 ha poi raggiunto la madre in cucina e il padre – che sanguinava ma che nel frattempo era riuscito ad alzarsi da terra - le ha urlato di chiamare aiuto. La signora __________ ha quindi preso il telefono ed è uscita di casa per chiamare i soccorsi (PP __________ 17.04.2019, AI 109, pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 3);

  • a quel punto IM 1, con gli occhi spalancati, ha colpito nuovamente il padre con un pugno e l’ha afferrato per il collo da tergo, trascinandolo in cucina (PP __________ 17.04.2019, AI 109, pag. 6; VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 4);

  • lì il padre ha cercato invano di allontanare il braccio di IM 1 dal suo collo e di afferrare qualcosa per difendersi e liberarsi dalla presa. Ha sentito che anche IM 1 stava cercando di afferrare qualcosa, ma senza vedere, poiché il suo sguardo era rivolto verso il soffitto (PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 4). Il padre ha poi tentato di allontanare dal suo collo il coltello afferrato da IM 1, procurandosi una ferita da taglio al mento (relazione medico legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 7; documentazione fotografica allegata al rapporto di polizia, AI 156; rapporto della Polizia scientifica, pag. 8), ma è poi stato costretto a lasciare la presa. A quel punto è stato colpito da più coltellate e si è accasciato a terra con la pancia rivolta verso il pavimento (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5-6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 4; relazione medico legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13);

  • mentre era a terra, il padre è stato raggiunto da altre due coltellate (relazione medico legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13; documentazione fotografica allegata al rapporto d’inchiesta, AI 156). IM 1 si è poi diretto verso la stanza di __________, prendendola nuovamente a calci e pugni e gridando al fratello di aver ucciso il diavolo (PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 2; AI 86, pag. 4; PP 04.03.2019, AI 45, pag. 4);

  • IM 1 è poi tornato in cucina e ha nuovamente colpito il padre con il coltello (relazione medico legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13). Il padre ha poi visto IM 1 nel riflesso della porta finestra che stava prendendo un coltello di grandi dimensioni e si è allora alzato in piedi per scappare, temendo il peggio. Ha raggiunto la porta d’entrata, l’ha aperta e ha chiamato aiuto, chiedendo anche a __________ di chiamare la polizia (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5-6; Ai 86, pag. 4; rapporto della Polizia scientifica, pag. 6 e 8);

  • IM 1 ha raggiunto il padre davanti alla porta d’entrata, l’ha chiusa e ha afferrato il padre per il collo. In quel momento è arrivata la polizia (chiamata in precedenza dalla madre) e, alla vista degli agenti, IM 1 ha fatto qualche passo indietro, urlando “è il male, deve morire”, per poi cadere a terra sulla schiena, senza però mai lasciare la presa al collo del padre. Vedendo che questi era sofferente, gli agenti di polizia sono poi intervenuti, afferrando IM 1 e ammanettandolo (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 6; rapporto di segnalazione 25.02.2019, AI 46).

6.3.

Detto di come si sono svolti i fatti, questa Corte non ha dubbi sul fatto che l’agire di IM 1 configuri il reato di tentato omicidio. Non vi sono, infatti, dubbi che quel giorno egli ha aggredito il padre, colpendolo con pugni e calci, afferrandolo per il collo e accoltellandolo ben 7 volte, con l’intento di ucciderlo, poiché convinto che egli incarnasse il male. Egli non solo l’ha affermato, così come confermato da famigliari e poliziotti, durante l’attacco di quel pomeriggio, ma l’ha raccontato anche in occasione dei suoi verbali successivi, quando ha sempre spiegato di aver aggredito il padre per eliminare il male e di averlo voluto uccidere per fare giustizia.

Ricordata la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui, ai fini dell’accertamento dell’intenzionalità del gesto, è del tutto irrilevante la questione a sapere se la vittima sia stata oggettivamente in pericolo di vita (al riguardo, si ricorda il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire che “la nature de la lésion subie par l’intimé et sa qualification juridique est sans pertinence pour juger si le recourant s’est rendu coupable de tentative de meurtre. Il n’était ainsi même pas nécessaire que l’intimé soit blessé pour qu’une tentative de meurtre soit retenue dans la mesure où la condition subjective de l’infraction était remplie.”, STF del 10 luglio 2012 inc. 6B_246/2012 consid. 1.3, principio confermato in STF 6B_1106/2017, consid. 3.2), che l’agire dell’imputato configura, senz’altro, il reato di tentato omicidio.

D’altro canto, quand’anche si volesse escludere l’ipotesi principale di tentato omicidio, nulla muta ai fini del presente giudizio poiché i fatti costituiscono, sia che sia, delle lesioni aggravate, ossia un delitto, ciò che è sufficiente per l’applicazione dell’art. 59 CP.

IV. Imputabilità

Il perito dr. __________ ha ritenuto che l’aggressione al padre da parte di IM 1 è da mettere in relazione con la malattia psicotica (schizofrenia paranoide) di cui quest’ultimo soffre. Egli ha pertanto concluso che il peritando era totalmente incapace di valutare il carattere illecito dei suoi atti e di agire secondo tale valutazione:

" i reati commessi sono in relazione con il disturbo dello stato psichico precedentemente descritto. Essi ne sono, per così dire, il prodotto. Lo scompenso acuto della psicosi, cioè il delirio in cui era “immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta della realtà. Il controllo della coscienza era intensamente e globalmente compromesso”

(AI 69, pag. 16).

Questa Corte fa propria la conclusione del perito – peraltro non contestata dalla difesa – e accerta che IM 1 non era penalmente responsabile nel momento in cui ha commesso i fatti di cui si è reso colpevole (art. 19 cpv. 1 CP).

V. Adozione di una misura ex art. 374 cpv. 1 CPP

8.1.

All’autore penalmente incapace ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 CP che, di conseguenza, non può essere punito, ma che ha bisogno di una misura, si applica la procedura ex art. 374 e 375 CP. Si tratta dei casi in cui, già nel corso della procedura preliminare, è stato possibile accertare l’incapacità penale, per cui non può essere promossa l’accusa (Messaggio 1207; Schwarzenegger in: Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur schweizerischen StPO, 2a ed. 2014, n. 1 ad art. 374 CPP, pag. 2173; Bernasconi in: Codice svizzero di procedura penale, Commentario, 2010, n. 1 ad art. 374 CPP, pag. 691; Maryam Massrouri in: Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2011, n. 5 ad art. 374 CPP, pag. 1683).

La citata procedura presuppone che l’incapacità penale dell’autore (che deve essere totale, art. 19 cpv. 1 CP) sia stata accertata, che egli non possa essere punito per i motivi di cui all’art. 19 cpv. 4 CP (actio libera in causa) o all’art. 263 (atti commessi in stato d’irresponsabilità colposa) e che una misura sia necessaria (Felix Bommer in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2a ed. 2014, n. 5 ad art. 374 CPP, pag. 2868). L’incapacità penale e la necessità di una misura devono fondarsi su una perizia (Maryam Massrouri, op. cit., n. 4 ad art. 374 CPP, pag. 1683; Felix Bommer, op. cit., n. 8 ad art. 374 CPP, pag. 2868 e 2869; Schwarzenegger, op. cit., n. 4 ad art. 374 CPP, pag. 2174; Bernasconi, op. cit., n. 2 ad art. 374 CPP, pag. 691).

Se sono dati i presupposti, il pubblico ministero propone per scritto al tribunale di primo grado una misura di cui agli articoli 59-61, 63, 64, 67, 67b o 67e CP (art. 374 cpv. 1 CP) senza, quindi, abbandonare il procedimento (Messaggio 1207; Schwarzenegger, op. cit., n. 5 ad art. 374 CPP, pag. 2175; Maryam Massrouri, op. cit., n. 7 ad art. 374 CPP, pag. 1684).

Se ritiene che la reità e l’incapacità penale siano provate e che la misura sia necessaria, il giudice dispone la misura proposta o altre misure e decide sulle pretese civili (art. 375 cpv. 1 CPP).

8.2.

Una misura può essere pronunciata solo se sussiste un bisogno di trattamento dell’autore o se la sicurezza pubblica lo esige, rispettivamente se le condizioni di cui agli articoli 59-61, 63 o 64 sono adempiute (art. 56 cpv. 1 CP).

Se l’autore è affetto da una grave turba psichica, il giudice può ordinare un trattamento stazionario, se l’autore ha commesso un crimine o un delitto in connessione con questa sua turba e se vi è da attendersi che, in tal modo, si potrà evitare che l’autore commetta nuovi reati ad essa legati (art. 59 cpv. 1 CP).

Tutte le misure soggiacciono al principio della sussidiarietà (Basler Kommentar, op. cit., ad art. 56 CP, n. 30, pag. 1088 e ad 64, n.8, pag. 1314): fra le diverse misure a disposizione, occorre ordinare quella che, pur apparendo efficace, è la meno incisiva.

8.3.

La pronuncia di una misura terapeutica stazionaria per il trattamento di turbe psichiche presuppone la realizzazione delle seguenti condizioni:

  • l’autore deve aver commesso un crimine o un delitto;

  • l’autore deve essere affetto da una grave turba psichica. La questione a sapere se un’anomalia mentale rappresenta una turba psichica ai sensi dell’art. 59 CP rientra nel potere di apprezzamento del giudice che – fondandosi sulle conclusioni della perizia – deve poi attribuire una rilevanza giuridica alla diagnosi (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire romand, Code pénal I, n. 4-7 ad art. 59 CP; Heer, in BSK, Strafrecht I, n. 9 ad art. 59 CP). In questo senso va precisato che non tutte le anomalie mentali rappresentano una grave turba psichica dal punto di vista giuridico, ma soltanto quelle che sono di una certa gravità (Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2. ed, n. 4 ad art. 59 CP; Heer/Habermeyer, in BSK, op. cit., n. 21 ad art. 59 CP);

  • deve esserci una connessione tra la turba psichica di cui soffre l’autore e l’atto penalmente reprensibile;

  • l’autore deve essere pericoloso, nel senso che deve esserci un alto rischio che egli commetta nuovi reati. L’autore deve rappresentare un pericolo per la collettività, intesa come gruppo di persone o anche come singolo individuo, in quanto rappresentante della collettività intera. La misura deve rivestire, infatti, una funzione non solo terapeutica ma anche preventiva, nel senso di meglio proteggere la sicurezza pubblica, evitando così che vi sia recidiva non grazie ad una pena, ma grazie ad un trattamento terapeutico (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire romand, op. cit., n. 15-17 ad art. 59 CP, Heer, in BSK, op. cit., n. 54 ad art. 59 CP). Nella valutazione della pericolosità dell’autore va considerato, da un lato, che più i beni minacciati sono importanti (ad esempio la vita e l’integrità corporale), più è facile ammettere che l’autore è pericoloso (Heer, in BSK, op. cit., n. 50 ad art. 59 CP) e, dall’altro, che più la misura incide sulla libertà dell’autore, più la sua pericolosità deve essere ammessa restrittivamente, con riserbo (Heer, in BSK, op. cit., n. 51 ad art. 59 CP). In ogni caso il rischio di recidiva deve esser presente al momento della pronuncia della misura (Heer, in BSK, op. cit., n. 56 ad art. 59 CP);

  • la misura terapeutica deve essere idonea, ciò che presuppone, in particolare, che l’autore deve essere curabile. Sul consenso dell’autore a sottoporsi al trattamento terapeutico non bisogna però essere troppo rigidi. Spesso il rifiuto della terapia è insito nella malattia e lo scopo iniziale del trattamento è proprio quello di far accettare la terapia al malato, ciò che ha esito positivo anche in caso di trattamenti stazionari (STF del 22.03.2010, inc. 6B_52/2010, consid. 3.3 e del 13.07.2010, inc. 6B_373/2010, consid. 5.5.). È sufficiente, dunque, che l’autore sia, almeno un minimo, motivabile.

Il trattamento stazionario va eseguito in un’istituzione chiusa (art. 59 cpv. 3 CP) quando vi è un pericolo di fuga (il condannato ha la ferma e duratura intenzione di scappare) o un rischio di recidiva che deve essere concreto e altamente probabile. Solo una grave minaccia per l’ordine e la sicurezza può giustificare l’esecuzione del trattamento in un’istituzione chiusa (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire romand, op. cit., n. 28-29, ad art. 59 CP).

8.4.

Il dr. __________ ha così descritto lo stato psichico di IM 1 durante i colloqui avuti con lui nell’ambito dell’elaborazione della perizia psichiatrica:

" I contenuti del pensiero sono privi di spunti patologici, non si nota presenza di delirio. Il peritando durante i colloqui riesce bene a distanziarsi dai deliri megalomanici e in particolare durante il secondo e terzo colloquio mostra critica di malattia. I deliri che ha verbalizzato e che lo "hanno portato ad accoltellare il padre", sono riconosciuti come pensieri errati.

Durante i colloqui non sono stati osservati allucinazioni e/o dispercezioni di alcun tipo, ma il peritando riferisce di aver più volte in passato sentito delle voci, p.es. voci di amici che lo "accusavano di essere omosessuale"

A volte il pensiero del peritando presenta delle digressioni, esprimendo il suo bisogno di giustificare il suo punto di vista, senza che l'aspetto raggiunga livelli patologici.

La concentrazione e l'attenzione durante i colloqui sembra nella norma, solo in seguito al primo colloquio si nota un certo calo di concentrazione dopo un’ora e mezzo di colloquio. Si mostrava adeguato e collaborante, anche se nel primo colloquio ancora un po' sospettoso e diffidente, mentre nei colloqui seguenti sembrava più critico riguardo la sua difficoltà di sapersi fidare dell'altro.

Il tono dell'umore, soprattutto durante l'ultimo colloquio presso la "Farera" presenta una leggera nota depressiva, ma non si riscontrano elementi caratteristici di una depressione endogena, ma una certa rassegnazione e pessimismo, riguardo il suo futuro, in particolare riguardo la possibile discontinuità del percorso scolastico. Nello stesso momento esprime nei primi colloqui però un certo ottimismo di poter tornare a casa e di riprendere la scuola, mentre durante l'ultimo colloquio si mostra più consapevole della gravità del suo atto e delle necessarie conseguenze.

Durante il primo colloquio si nota ancora una certa anaffettività, si mostra più preoccupato per la continuità dello studio, che per il padre e il proprio gesto. Durante gli altri colloqui si rileva una "risposta" emozionale congrua.

Malgrado il peritando durante il secondo e terzo colloquio mostrava coscienza di malattia e anche delle buone "risposte" emotive, congrue ai contenuti del colloquio, in particolare riguardo i fatti del 25 febbraio 2019, si nota comunque una certa ambivalenza, che si manifesta nella compliance farmacologica, da una parte egli accetta la terapia farmacologica, la ritiene necessaria e giusta, cioè consapevole del bisogno, ma d'altra parte non è disposto di "andare fino in fondo", di accettare una terapia depot, almeno con delle grosse riserve, convinto oggi che una misura del genere non è necessaria, avendo lui "compreso la sua malattia" e di conseguenza "non c'è più rischio di sospendere la terapia farmacologica". Durante i colloqui non sono mai emersi indizi di eteroaggressività o suicidalità”

(AI 140, pag. 22).

Alla domanda a sapere se vi fosse, dal punto di vista psichiatrico forense, un fondato pericolo che IM 1 commetta nuovi reati, il dr. __________ si è così espresso:

" Si, se il peritando non assume la terapia farmacologica che "impedisce" l'insorgere del delirio. In caso di un nuovo stato delirante è possibile che commetta altri reati.

Il rischio di recidiva è direttamente legato alla malattia, o meglio, alla terapia farmacologica, che "contiene" il delirio, il quale esacerba dopo la sospensione del farmaco. In altre parole, sotto l'effetto del farmaco antipsicotico il delirio non si sviluppa, e il rischio di nuovi reati non sussiste.

Il peritando necessita una terapia farmacologica a lungo termine, eventualmente a vita, che naturalmente ha i suoi effetti collaterali, uno dei motivi per cui il peritando ha sospeso l'assunzione.

(…)

Malgrado la lucidità con la quale oggi argomenta e riferisce di aver compreso la necessità di una terapia farmacologica, il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di "educazione" per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzata solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè dal vissuto affettivo”

(AI 140, pag. 29).

Il dr. __________ ha inoltre precisato che “l’uso di cannabis favorisce l’insorgere di una schizofrenia in persone a ciò vulnerabili. IM 1 in futuro non dovrebbe più fumare cannabis, nel caso in cui lo facesse potrebbe peggiorare il quadro clinico, nonostante la terapia. Malgrado la farmacologia assunta l’uso di cannabis potrebbe favorire la ricomparsa di una sintomatologia psicotica” (verbale di interrogatorio del perito, AI 175, pagg. 4-5).

8.5.

Quale trattamento adeguato per intervenire sulla malattia di cui soffre l’imputato e contenere il suddetto rischio, il perito ha dunque indicato una misura terapeutica stazionaria, atta ad educare il peritando ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica, e non ritenendo invece adeguato a tal fine un trattamento ambulatoriale, vista anche la fallimentare esperienza passata (140, pag. 31). Infatti per il perito “malgrado le dichiarazioni da parte del peritando, ma anche dei familiari, che egli ha compreso bene la natura della malattia e la necessità di una terapia farmacologia a lungo termine, si nota comunque una certa resistenza contro la terapia farmacologica, inizialmente accettava una terapia depot, cioè l’iniezione muscolare della terapia per la durata di un mese, che assicura la compliance, poi diventava sempre più resistente nei confronti della terapia. (…) Ritengo allora necessario un trattamento stazionario per un periodo di educazione adeguato, sostituito in seguito da un trattamento ambulatoriale” (AI 140, pag. 31). Trattamento stazionario che, prosegue il perito, il periziando ha accettato, anche qualora questo dovesse comportare il suo trasferimento in un altro cantone. Il dr. __________ ha comunque precisato che “anche un trattamento stazionario ordinato contro la sua volontà avrebbe una buona possibilità di successo” (AI 140, pag. 32).

Quale struttura adatta per il fine sopra descritto, dopo aver riconosciuto che in Ticino non vi sono strutture simili, il perito ha indicato la __________ di __________, dove l’imputato è poi effettivamente stato trasferito a far tempo dal 27 maggio 2019. Lì, a mente del perito:

" Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria forense della vicina __________. Si tratta di un foyer, non è un carcere, il posto è chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Si tratta di una struttura terapeutica, in cui, al posto delle "sbarre" esiste un accompagnamento molto intenso da parte di educatori specializzati.

Se il peritando é trattato adeguatamente ritengo che il rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati é molto contenuto, per cui il livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. (…)

Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell'indispensabile "educazione", d'altra parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno”

(AI 140, pag. 32).

Per il dr. __________, infatti: “il trattamento educativo, che reputo la parte più importante, non può essere eseguito in carcere” e, pertanto, la contemporanea espiazione della pena pregiudicherebbe e ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento (AI 140, pag. 32).

Interrogato il 13.11.2019 dal PP sull’adeguatezza del __________ quale istituzione per la presa a carico di IM 1, il perito ha confermato quanto espresso in precedenza, precisando, però, che era prematuro e non entrava in considerazione, in quel momento, la concessione di maggiori libertà all’imputato (verbale di interrogatorio del perito, AI 175, pag. 3).

Inoltre il dr. __________ ha aggiunto di ritenere importante che la terapia farmacologica sia eseguita in depot; eventualità che IM 1 ha per finire accettato non senza qualche reticenza. In data 19.02.2020 egli scriveva infatti al PP che “durante l’interrogatorio del 19 febbraio non sono riuscito ad esprimere serenamente quanto avevo discusso in precedenza con i miei genitori e la decisione che avevo preso su consiglio del nostro psichiatra di famiglia, __________, in __________, in quanto ero sopraffatto da una forte pressione emotiva. Su consiglio del nostro psichiatra di famiglia e sostenuto dai miei genitori, ho deciso che per il momento non farò il depot, mi prendo un periodo di riflessione (…). Il Dott. __________ sostiene che nel depot gli effetti collaterali sono potenziati, e che i danni si vedono a scoppio ritardato, inoltre visto il mio attuale sovrappeso di 30 chili, vista la mia consapevolezza di malattia, vista la mia forte volontà di impegnarmi in una relazione terapeutica, non sussiste al momento alcuna necessità ed è anche di per sé sconsigliato. Abbiamo inoltre rilevato che la Dott. __________ ha deciso d’ufficio il depot senza instaurare nessuna relazione terapeutica: infatti l’ho vista 70 minuti in due mesi, e si continua come al solito a delegare all’infermiere psichiatrico (a parte le 5 settimane di terapia con la Dott. __________ con cui mi ero trovato bene” (AI 196).

Il 6 marzo 2020 IM 1 riveniva sulla sua decisione, affermando che “pur manifestando più di una reticenza in merito al sistema depot, confermo che mi atterrò scrupolosamente alle indicazioni in questo senso da parte del personale sanitario curante che mi ha in cura” (AI 198).

A proposito della possibilità si assumere la terapia farmacologica in depot in aula IM 1 si è così espresso:

" Al Presidente che mi chiede perché ho fatto fatica ad accettare il depot del farmaco, rispondo che non è vero, vorrei che questa modalità fosse inserita quando il mio quadro sarà più aperto e servirà anche per rassicurare gli altri che io prenda le medicine. Al Foyer controllano già che io prendo i farmaci, lo fanno tutte le sere, con me come con tutti i residenti.

(…)

Il difensore, sulla questione del depot, rileva che se ne è discusso molto durante la procedura e che IM 1 voleva sapere cosa questo comportasse, perché vi è una fase iniziale in cui la somministrazione di farmaco è elevata. Ha chiesto determinate informazioni, che ha ricevuto e per cui oggi non è contrario al depot. Finché è al Foyer si chiede se sia necessario, poi in futuro lo vede come una speranza per poter essere autonomo.

ADR rispondo di aver bisogno di affidarmi ai terapeuti anche sulla scelta concernente il depot”

(verbale di interrogatorio dell’imputato, pagg. 3 e 5).

8.7.

Il 3 luglio 2020 il Foyer __________ ha allestito un primo bilancio annuale sulla permanenza di IM 1 presso la loro struttura, illustrandone gli avvenimenti salienti, lo stato di salute, le mansioni e le problematiche insorte presso il Foyer, così come gli auspici futuri (doc. TPC 2):

" juillet 2019: IM 1 reprend contact par téléphone avec son père suite aux autorisations données, IM 1 est heureux d'avoir pu reparler avec lui car il n'en n'avait plus eu l'occasion depuis l'incident de 2019. Depuis, les discussions téléphoniques sont régulières et cordiales, IM 1 est très satisfait de cette possibilité de contact.

(…)

Août 2019: La Dresse __________ avait débuté les premiers entretiens psychiatriques-psychothérapeutiques en collaboration avec __________.

(…)

Par la suite c'est la Dresse __________ qui a repris le suivi toujours en collaboration avec __________; les entretiens hebdomadaires apportent grande satisfaction à IM 1 même si ceux-ci exigent souvent un implication conséquente. IM 1 exprime le souhait de collaborer afin de progresser dans la connaissance et la gestion de sa maladie.

(…)

Octobre 2019: IM 1 nous a signalé spontanément avoir entendu « des voix » au moment de se coucher. Selon ses propos, une voix ressemblant à celle de sa mère l'aurait appelé une seule fois. IM 1 se dit surpris d'autant plus qu'il estime vivre un quotidien au foyer sans stress et sans problème particulier. Cette situation a été reprise rapidement avec la Dresse __________ lors de leur entretien au terme duquel ils ont décidé d’augmenter la médication en doublant le dosage de l'Abilify; aujourd'hui IM 1 reçoit toujours ce même dosage de 20mg/jour et sa situation reste stable.

Octobre 2019: IM 1 a été vu en recadrage concernant les propos tenus à certains résidants selon lesquels il aurait eu une relation sexuelle avec une veilleuse du __________ en relatant d'innombrables détails. IM 1 avait choisi de tester leur confiance par cette mise à l'épreuve; il a inventé une histoire "violentante" afin de vérifier leur capacité à tenir un secret. Après discussion, IM 1 a compris notre reproche et le fait qu'il ne peut pas tester les autres ou les mettre sous pression avec des secrets à tenir ou d'autres moyens malsain et inacceptables. IM 1 s'excusera de son attitude.

(…)

Mai 2020: IM 1 est heureux, il a enfin obtenu le droit de s'inscrire pour sa maturité fédérale et de débuter les cours par correspondance dès le ler juin 2020. Son taux d'activité en __________ a été réduit et correspond à environ 20 %réparti sur 2 week-ends/mois. En contre partie IM 1 doit respecter un temps d'étude hebdomadaire durant la semaine de 09h00 à 11h30 et de 13h00 à 17h00. Les premières observations montrent qu'il s'implique avec beaucoup d'énergie et de motivation. Depuis, son moral s'est nettement amélioré puisqu'il a enfin l'occasion de se réaliser, de stimuler son intellect, de s'épanouir dans la réactivation de ses capacités mentales.

(…)

Voilà plus d'un an que IM 1 est arrivé au __________, il a rapidement trouvé les repères nécessaires pour s'intégrer dans notre quotidien et y prendre sa place qu'il occupe avec justesse malgré une personnalité forte. Les qualités de IM 1 sont nombreuses, il se montre agréable, souriant, courtois, aimable, généreux, communicatif, serviable, dynamique. IM 1 aime proposer des activités divertissantes qui stimulent le groupe et favorise les rencontres et les échanges, c'est une personnalité qui assemble volontiers les personnes qu'il considère avec ouverture, bienveillance et respect; il reconnaît les besoins et envies des autres et aime y répondre, aime faire plaisir.

(…)

IM 1 est un jeune homme dynamique qui revendique et formule beaucoup de demandes sans pour autant trouver satisfaction; dans certains cas il doit se montrer très patient, il gère plutôt bien ses frustrations. Cependant, les idées qu'il amène parfois avec insistance et/ou détermination ne sont pas toujours bien perçues par l'entourage professionnel qui ne parvient pas à traiter aisément toutes les questions.

IM 1 exprime le souhait de pouvoir évoluer plus vite et plus librement, bien qu'il accepte son placement au foyer, il souffre des limitations imposées par le contexte actuel.

(…)

La Dresse __________ confirme que les entretiens psychiatriques et thérapeutiques sont réguliers et que IM 1 vit une évolution stable sans perte de lien avec la réalité. La surveillance et le suivi du dosage médicamenteux restent d'actualité. Elle aborde aussi la question des études de IM 1, la maturité fédérale reste une tâche conséquente, elle insiste pour que les travaux demandés soient rendus régulièrement et que les délais soient anticipés afin de planifier de manière confortable l'entier du processus avec la bonne gestion du stress que cela implique. IM 1 devra marquer une pause "mental" en octobre ainsi qu'a Noël, afin de se préserver et maintenir sa bonne stabilité psychique.

__________ relève le bon déroulement des séances hebdomadaires qui exigent effectivement passablement d'engagement pour IM 1 avec qui des sujets profonds et émotionnels sont abordés. Le suivi est à considérer comme un processus à maintenir sur le long terme et il encourage IM 1 à poursuivre sur cette même ligne positive, lI soulève que la collaboration est agréable.

La question du père est une nouvelle fois abordée comme lors de la dernière rencontre. IM 1 exprime son besoin de se rapprocher de lui. Il souhaite, lorsque le moment sera venu, le rencontrer en présence de sa mère qui reste un figure fondamentale et soutenante car ce moment n'est pas évident à vivre. La Dresse __________ exprime ses craintes et ses interrogations face à cette rencontre, elle souhaite rester prudente tant face aux questions légales liées à la procédure judiciaire en cours qu'aux questions liées à la stabilité psychique de IM 1. Elle préconise la prudence et le respect des différentes étapes.

(…)

De son côté IM 1 se dit content de son placement au __________, il reconnaît avoir de la chance par rapport à sa situation. Il souhaite poursuivre progressivement son évolution et récolter les fruits de son travail avec la patience que cela nécessite”

(doc. TPC 2).

Il 5 agosto 2020 IM 1 ha potuto beneficiare di una prima gita accompagnata all’esterno del Foyer; egli si è recato con un educatore e un infermiere psichiatrico a __________ per una visita al museo __________. Così come riferito nel rapporto del 21.08.2020 l’uscita ha avuto esito positivo:

" D’une manièere générale la conduite s’est très bien déroulée. Monsieur IM 1 a démontré un comportament adapté, globalment autonome, une gestion des relations interpersonelles et des émotions correctes, une absence de symptomatologie floride objectivabile, une absence de transgression des règles et un bon respect du programme”

(doc. TPC 11, pag. 2).

A proposito della sua situazione attuale, in aula IM 1 si è così espresso:

" Il Presidente riassume le conclusioni del perito.

ADR che non sentivo solo delle voci, avevo un insieme di deliri, anche uditivi, che mi ha fatto perdere la percezione della realtà.

D: Perché parla al passato?

R: perché a quel tempo non sapevo cosa fosse la malattia, ora lo so ma allora non lo sapevo.

D: Ma questi incitamenti profondi ad essere Dio e a fare giustizia e a commettere dunque anche degli atti violenti, non ci sono più?

R: al momento no, perché prevengo la malattia con i farmaci e con la psicoterapia, con il sostengo della mia famiglia e dei miei amici che mi sono vicini.

Il Presidente legge uno stralcio della perizia (pagg. 25-26).

D: Che cos’è che, dunque, ha portato ai fatti in discussione oggi?

R: un fattore fondamentale è stata la mancanza di conoscenza della malattia, che mi ha fatto smettere di prendere i medicamenti.

Il Presidente rileva che è proprio questo il punto, che ho smesso di prendere i medicamenti.

R: ne sono consapevole, ma all’epoca non lo ero. Sono stato preso in ostaggio dalla malattia una volta e ne ho profondamente paura.

(…)

Al Presidente che mi chiede cosa è previsto nelle prossime settimane come progresso ulteriore, rispondo che a livello psichiatrico ho imparato a essere più consapevole e a sapere quali sono i segnali che devo cogliere per prevenirla.

ADR che nel mese di ottobre dell’anno scorso ho avuto un episodio della malattia, era tardi e ho sentito mia madre chiamarmi. Mi sono spaventato, avevo paura che poteva ancora succedere, che potevo ancora sentire delle voci ed è effettivamente successo. Ho subito avvertito l’infermiere psichiatrico.

D: quale è stata la conseguenza?

R: ho dovuto diminuire lo stress e aumentare il medicamento, che tuttora persiste.

Il Presidente rileva che hanno raddoppiato la dose.

R: ho paura di quello che potrebbe succedere se non dovessi prendere i medicamenti. E non ho intenzione di smettere di prenderli. Prima il potere del delirio mi faceva stare bene e non lo percepivo come una malattia.

ADR che ho percepito che si trattava di malattia grazie ai fatti gravi accaduti, che hanno fatto male alle persone che amo. Il discorso di prendere il medicamento l’ho affrontato con gli psichiatri e la risposta del perché ho smesso di prenderlo è perché non ero consapevole della malattia. Ora lo so che c’è, la temo e so che devo conviverci” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pagg. 3-4).

8.8.

In concreto non vi sono dubbi sul fatto che IM 1 soffre di una grave turba psichica. Il perito giudiziario gli ha, infatti, diagnosticato una schizofrenia paranoide, che lui stesso definisce una grave malattia psichiatrica e da questa diagnosi, come già detto, non vi è motivo di discostarsi. Altrettanto pacifico è che IM 1 ha commesso perlomeno un delitto e che questo è in connessione con la turba psichiatrica di cui soffre (cfr. perizia psichiatrica). Per curare la turba psichica di IM 1, il perito ha indicato come necessaria una misura terapeutica stazionaria atta ad educare il peritando ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica e quale istituto adatto a tale fine ha individuato il Foyer __________ di __________, dove IM 1 si trova già a far tempo dal 27 maggio 2019. Questa Corte condivide e si allinea alle precitate conclusioni del perito, ritenuto che anche in aula IM 1 ha dimostrato di avere acquisito una certa consapevolezza della sua malattia e della necessità di una terapia farmacologica a lungo termine per controllarne i sintomi. Ha infatti affermato di essere consapevole dell’importanza di assumere i farmaci che gli vengono prescritti per non tornare ad essere ostaggio della malattia, di cui ha affermato di aver oggi paura (“ho paura di quello che potrebbe succedere se non dovessi prendere i medicamenti”, verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 4), dimostrando parimenti di essere in grado di reagire adeguatamente all’insorgere della sintomatologia a lui nota, così come fatto a ottobre 2019.

Questa coscienza di malattia e la conseguente buona adesione alla terapia farmacologica – che ancora in aula egli si è detto per finire disposto ad assumere anche in depot - permettono di escludere la presenza di un rischio di recidiva qualificato e di concludere dunque, in armonia con quanto affermato dal perito, per la pronuncia di una terapia stazionaria in ambito aperto ex art. 59 cpv. 2 CP, da eseguirsi, fatte salve le competenze del GPC, presso il Foyer __________ di __________, dove IM 1 si trova già collocato con soddisfazione di tutte le parti coinvolte.

  1. Sequestri

A crescita in giudicato integrale della presente è ordinata la confisca di un coltello da cucina (Reperto nr. 71368), un coltello a lama seghettata (Reperto nr. 71369) e un coltello a lama liscia (Reperto nr. 71371) mentre, in applicazione dell’art. 192 cpv. 1 CPP, è ordinato il mantenimento agli atti degli altri oggetti sotto sequestro.

  1. Tassazione della nota d’onorario del difensore d’ufficio

Quanto alla nota professionale del difensore e del patrocinatore dell’AP, giusta l’art. 4 del Regolamento cantonale sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre 2007, l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di 180.-- l’ora e la sua retribuzione va fissata in considerazione del tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno e della qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali, del numero degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore ha partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art. 21 cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009, consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti, in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575; Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed., Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).

La nota professionale dell’avv. DUF 1 è parsa sicuramente adeguata alla complessità della vertenza, ad eccezione dei 380 minuti esposti per comunicazioni e colloqui con la famiglia dell’imputato, che sono parsi eccessivi e sono stati stralciati. È stata dunque approvata per fr. 21'405.50 comprensivi di onorario, spese, trasferte e IVA.

Lo stesso dicasi per la nota professionale dell’avv. RAAP 1, che è stata approvata così come esposta ad eccezione dei 130 minuti esposti per le comunicazioni con la famiglia e al tempo del dibattimento che è stato adeguato alle due ore effettive, per un totale di fr. 11'256.60.

  1. Tasse e spese

La tassa di giustizia e le spese procedurali sono a carico di IM 1.

visti gli art.: 19, 22, 56, 59, 69 e 111 CP;

122, 135, 136, 192, 374 e segg., 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

  1. L’istanza del 13 marzo 2020 del Procuratore pubblico PP 1 chiedente l’ottenimento di una misura ai sensi dell’art. 59 CP nei confronti di IM 1 è accolta.

  2. A norma dell’art. 374 CPP, è ordinata la misura del trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 2 CP.

  3. Il procedimento penale di cui all’Inc. 72.2020.59 è evaso.

  4. A crescita in giudicato integrale della presente è ordinata la confisca di:

  • un coltello da cucina (Reperto nr. 71368);

  • un coltello a lama seghettata (Reperto nr. 71369);

  • un coltello a lama liscia (Reperto nr. 71371);

  1. In applicazione dell’art. 192 cpv. 1 CPP, è ordinato il mantenimento agli atti dei seguenti reperti probatori:
  • nove pagine di giornale (Reperto nr. 71370);

  • una maglia a maniche lunghe (Reperto nr. 71374);

  • un paio di pantaloni corti (Reperto nr. 71375);

  • un paio di mutande (Reperto nr. 71376);

  • un paio di calze (Reperto nr. 71377);

  • una parte di maglietta (Reperto nr. 71372);

  • una parte di maglietta (Reperto nr. 71373),

  • un paio di mutande (Reperto nr. 71378).

  1. La tassa di giustizia di fr. 1'500.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

  2. Le spese per la difesa d’ufficio sono sostenute dallo Stato.

7.1. La nota professionale dell’avv. DUF 1 è approvata per:

onorario fr. 18’525.00

spese fr. 926.25

trasferte fr. 423.90

IVA (7,7%) fr. 1'530.35

totale fr. 21'405.50

7.2. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 21'405.50 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

  1. Le spese per il gratuito patrocinio dell’accusatore privato sono sostenute dallo Stato.

8.1. La nota professionale dell’avv. RAAP 1 è approvata per:

onorario fr. 9’840.00

spese fr. 611.80

IVA (7,7%) fr. 804.80

totale fr. 11'256.60

8.2. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 11'256.60 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 138 cpv. 1 e 135 cpv. 4 CPP).

Intimazione a: -

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, Servizi centrali, Viale Officina 10, 6500 Bellinzona

  • Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

  • Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

  • Sezione della Popolazione, ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona

  • Ufficio assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

  • Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise criminali

Il Presidente La cancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'500.--

Inchiesta preliminare fr. 18'758.--

Perizia fr. 14'083.35

Trascrizioni fr. 225.--

Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 131.80

fr. 34'698.15

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Zitate

Gesetze

11

Gerichtsentscheide

8