Quelldetails
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Rechtsraum
Schweiz
Region
Ticino
Verfugbare Sprachen
Italienisch
Zitat
TI_TPC_001
Gericht
Ti Gerichte
Geschaftszahlen
TI_TPC_001, 72.2017.119
Entscheidungsdatum
05.03.2018
Zuletzt aktualisiert
25.03.2026

Incarto n. 72.2017.119

Lugano, 5 marzo 2018/ns

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere

__________, assessore giurato __________, assessore giurato __________, assessore giurato __________, assessore giurato

Veronica Lipari, vicecancelliera

sedente nell’aula penale maggiore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatore privato

ACPR 1, patrocinato dall’avv. RAAP 1

contro

IM 1, rappresentato dall’avv. DF 1

in carcerazione preventiva dal 12.04.2017 al 23.05.2017 (42 giorni)

in esecuzione anticipata della pena dal 24.05.2017

imputato, a norma dell’atto d’accusa 100/2017 del 27.06.2017 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

coazione sessuale (ripetuta)

per avere,

a __________ e a __________,

nel periodo compreso tra gennaio 2016 e il 16 febbraio 2017

ripetutamente costretto una persona a subire atti analoghi alla congiunzione carnale e altri atti sessuali, segnatamente usando violenza, esercitando pressioni psicologiche su di lei,

e meglio

rivestendo a partire dal 10 maggio 2012 il ruolo di curatore generale di ACPR 1,

ottenendo quindi negli anni grazie alla posizione da lui ricoperta, la stima e la fiducia di ACPR 1, donna psicologicamente fragile, con diagnosi di persona dipendente, depressione e un lieve ritardo mentale, già ricoverata più volte in cliniche specializzate a seguito di tentamen suicidali (non da ultimo nel corso del mese di novembre 2015), persona quindi dipendente da lui per ogni cosa della vita, sia amministrativa che non,

per la quale lui era diventato una delle figure più importanti;

comportandosi quindi a partire dal mese di gennaio 2016 in maniera maggiormente amichevole dicendole “adesso ci conosciamo già da un po’ di tempo e possiamo darci del tu”, intensificando le visite al domicilio e la sua permanenza, soffermandosi anche a bere il caffè,

e quindi

in data 18 gennaio 2016, nel corso di una visita al domicilio dicendole che aveva “i muscoli duri” e mettendole quindi “mani sotto i vestiti” e massaggiandole le spalle, nonostante la donna apparisse rigida e intimorita,

e ancora, in data 25.02.2017, imponendole di recarsi al proprio domicilio, in quanto lui si era infortunato, e quindi baciandola sulla bocca con la lingua nonostante lei non volesse,

e, sincerandosi ogni volta che andava a casa sua che fosse sola e avvertendola prima di arrivare che “doveva avere un po’ di tempo per lui,”

quindi nel corso degli incontri al di lei domicilio, imponendole di chiudere la porta a chiave, allontanando parimenti in almeno due occasioni il fidanzato, quando era presente,

intimorendola dicendole in merito alla presenza del compagno/fidanzato in casa, che vi era la possibilità di avere problemi con il permesso “ti mandano via in __________” (permesso che non le era stato effettivamente ancora rinnovato),

sedendosi quindi sul divano, avvicinandosi a lei, abbracciandola, baciandola sulla bocca e leccandola sui seni sino a toccarla in vagina, nonostante lei gli avesse ripetutamente spostata la mano,

imponendole inoltre di non dire niente alla dottoressa,

e quindi,

presso il di lei domicilio, sul divano,

dopo essersi avvicinato a lei,

  • in data 04.03.2016 baciandola con la lingua e toccandola e leccandola sui seni,

  • in data 31.03.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 21.04.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 23.06.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 04.07.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 20.07.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data16.08.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 26.08.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 15.09.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 27.10.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 13.12.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 23.01.2017 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

  • in data 16.02.2017 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

nonché nelle date summenzionate in due occasioni, tenendole la testa, e facendosi praticare un rapporto orale e in talune occasioni leccandola parimenti in vagina,

costretto in tal modo ACPR 1, a subire più atti sessuali, e atti simili alla congiunzione carnale;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dagli art. 189 cpv. 1 CP;

Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

  • l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1;

  • l’avv. RAAP 1, patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico dibattimento:

venerdì 2 marzo 2018, dalle ore 09:40 alle ore 18:30, lunedì 5 marzo 2018, dalle ore 17:05 alle ore 17:25.

Evase le seguenti

questioni: Verbale del dibattimento

Il Presidente chiede alle parti se hanno ricevuto e preso conoscenza dell’atto d’accusa (più l’accusa subordinata formulata dalla PP, doc. TPC 41 e le correzioni di cui al verbale di udienza preliminare, doc. TPC 3). Le parti rispondono affermativamente.

Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

IM 1 è ritenuto dai più una persona integerrima, affidabile ed un ottimo professionista. …OMISSIS... Una persona, a mente dell’accusa, insospettabile. ACPR 1, la vittima, paziente psichiatrica, come purtroppo è lei stessa a definirsi, soffre di un disturbo di personalità, è depressa, con un ritardo mentale: una persona definita, quindi, dipendente. Ma, prima di tutto ciò, è una donna, che purtroppo è stata abusata già più volte, tanto che la sua stessa figlia è il frutto di una violenza. Si tratta di una persona da anni tormentata, suscettibile e fragile. Una donna, come riferisce IM 1, che è capace di andare nel pallone semplicemente per il dover fornire delle risposte al funzionario del controllo abitanti per il rinnovo del suo permesso. In passato, ACPR 1 ha subito diversi ricoveri presso strutture psichiatriche, l’ultimo a fine del 2015. I primi approcci con l’imputato risalgono ad inizio gennaio 2016. La PP ripercorre l’inizio della relazione curatore/pupilla nel 2012, fu lo Stato a contattare IM 1 e ad assegnargli il mandato di proteggere ACPR

  1. Quest’ultima, fin dal primo approccio del IM 1, nel quale egli le praticò un massaggio alle spalle, cercò aiuto rivolgendosi a diverse persone, invano. Rilegge le dichiarazioni della vittima e rimarca la sua sofferenza per il fatto di non essere stata creduta dal personale del __________, come pure dalla sua psichiatra o dall’infermiera curante. Questi l’hanno lasciata in balia degli impulsi di terzi, affermando che, per fare un esempio, avrebbero creduto alla richiesta di aiuto se fosse stata fatta in un contesto formale, e non se fatta in un momento di pausa dal lavoro. Questa storia, benché brutta, ha permesso di dare credibilità alla vittima, perché è stato dimostrato che lei effettivamente questi aiuti li ha chiesti, anche se poi sono stati mal interpretati. ACPR 1 ha raccontato della paura che ha provato in quegli istanti, tanto da non riuscire a reagire. La spontaneità del racconto di ACPR 1, la paura che traspare, la convinzione che lei stessa dice di essere psichiatrica e perciò di non essere creduta, sono indizianti della sua credibilità. Chi mente, non dice queste cose, non si butta giù, anzi, di solito nel mentire ci si rende sempre più brillanti. ACPR 1, nel suo racconto, ha affermato di aver tolto la mano del IM 1, e, a domanda di sapere se avesse mai chiaramente pronunciato un “no”, ella ha ammesso di non averlo mai fatto per paura. Questa tipologia di vittima può difendersi solo in questo modo. A domanda “ma lui ha capito che tu non volevi?” ACPR 1 ha risposto, onestamente, di non saperlo dire. Questo non infierire sull’imputato, a mente della pubblica accusa, è un indizio pacifico di credibilità. La paura provata è reale e oggettivata dalle cartelle mediche agli atti. Lo stesso IM 1 ammette che già solo il semplice dover compilare un formulario la manda in panico. Come si può sentire una simile donna di fronte al curatore che cambia atteggiamento nei suoi confronti e abusa di lei? Rilegge le dichiarazioni di ACPR 1 circa l’episodio in cui si è recata a casa dell’imputato: ansia e paura sono il filo conduttore del suo interrogatorio. Ad ogni pagina si legge la parola “paura”. Si chiede perché ACPR 1, quando riporta il suo non volere, dovrebbe mentire. La vittima, è noto, ha avuto diverse relazioni sentimentali nel corso della sua vita. Questo deriva anche dal suo stesso disturbo che la fa inciampare in persone sbagliate. Ma ACPR 1 non ha mai avuto problemi a dire ad un curante o ad un’infermiera se frequentava un uomo o meno. È tutto riportato nella sua cartella clinica. Perché dunque mentire su IM 1? Fosse stata tanto felice, come lui la descrive, perché non ha semplicemente serbato il segreto? Quello che dice ACPR 1 è lineare, spontaneo e credibile. ACPR 1 aveva paura di non poter più rimanere in Svizzera, credeva che tutto ciò dipendesse da lui. La PP nell’incarto della Sezione stranieri ha trovato che è stata proprio quest’ultima Sezione ad invitare ACPR 1 e IM 1 a recarsi da loro, come pure un sollecito indirizzato a IM 1 per produrre della documentazione. Ciò a conferma del fatto che ACPR 1 non sta mentendo. IM 1 ha ammesso inizialmente di aver percepito che ACPR 1 si irrigidiva al contatto, che lui le chiedeva di restare da soli, che lei aveva tentato di togliere la di lui mano come pure che la donna non aveva le capacità di opporsi oltre, più volte. L’imputato al verbale di confronto, come oggi in aula, ha ritrattato la sua versione, senza riuscire a fornire una motivazione plausibile a questa ritrattazione. Quello che lui ha ammesso in inchiesta, rispecchia il dire credibile della vittima. Come giustamente già contestato in aula, se lui era pronto ad ammettere ogni cosa, come dichiara oggi, in preda alla confusione, perché allora non ha ammesso integralmente la versione della vittima (v. numero di rapporti orali e questione permesso di soggiorno), come pure per quale ragione non ha ammesso anche i fatti di cui la __________, altra pupilla, lo ha accusato? Per il reato di coazione sessuale, dottrina e giurisprudenza hanno ampiamente precisato che il solo sfruttare una situazione di dipendenza non è sufficiente per fondare una coercizione. Lo stato coercitivo deve essere creato. Dunque, nel caso di specie, dobbiamo stabilire se IM 1 ha sfruttato o se a creato.

A mente della PP, egli lo ha creato allo scopo di trovare rivalsa rispetto alle accuse rivoltegli dalla moglie, che lo tacciava di vecchio, fallito e tirchio. Lui ha visto in ACPR 1 quella persona dolce che avrebbe potuto dargli la conferma che non era così. Egli ha dapprima tastato il terreno, e, benché avesse visto che non era fertile, perché si era irrigidita, ha raddoppiato le visite, falsificando i rapporti e scrivendo che ciò avveniva su richiesta di lei. Le imponeva di essere a casa da sola, e se non era da sola è arrivato anche ad usare la sua autorità per far sì che lo fosse, cacciando di casa il compagno della vittima. È diventato più insistente nel chiamare al telefono, rendendola ancora più dipendente. Ha circoscritto il suo campo d’azione, ha messo dei paletti a ACPR 1 ben precisi. IM 1, che conosceva il suo vissuto, l’ha traumatizzata, l’ha costretta ad andare a casa sua, a baciarlo, benché avesse percepito che non voleva, acutizzando la questione del permesso. Alla fine, bastava poco con lei. Il 4 marzo 2016 iniziarono gli atti sessuali più gravi. IM 1 sapeva bene cosa provava ACPR 1 e ne coglieva chiaramente la rigidità. Questo stato di ansia lo si nota anche dalla videoregistrazione del verbale di confronto, ben diverso dalla videoregistrazione del primo verbale della vittima. Tornando ai fatti, ACPR 1 ha opposto quell’unica resistenza che le era possibile. Cita la sentenza del TF 133 IV 49, il non fermarsi di IM 1 quando lei gli spostava la mano rappresenta un ulteriore atto coercitivo. Si tratta dunque di coazione sessuale, secondo la PP, e non semplicemente di sfruttamento dello stato di bisogno. La vittima ha tentato di opporsi, ma le pressioni psicologiche l’hanno resa inetta a resistere. Sulla commisurazione della pena, rileva che il curatore è una figura importante, istituzionale, rappresenta la protezione che lo Stato offre a chi è particolarmente bisognoso. Questa persona diventa un appoggio, una guida, un aiuto. IM 1 ha tradito tutto ciò. Ma non perché ha accondisceso ad un bacio voluto dalla vittima, come da lui oggi asserito. Egli, sospettando la denuncia, l’ha ancora assillata, perché sperava semplicemente che, sentendolo, la vittima non avrebbe deposto. IM 1 l’ha tradita con gli atti abusanti prima, e poi ancora in audizione, dicendole di come lei volesse e di come lei godesse. La PP rileva comunque che un orgasmo non necessariamente dimostra passione, può anche essere semplicemente un atto meccanico. IM 1 l’ha inoltre tradita rinfacciandole quanto lui avesse fatto per lei. Ha agito per motivi prettamente egoistici, prima, durante e dopo i fatti. Ritrattando a confronto, ha anche vanificato tutte quelle riduzioni di pena che un’ampia collaborazione avrebbe potuto comportare. Oggi, parlare ancora della vittima che voleva, e che provava piacere, colpevolizzandola, non lascia spazio a grandi pentimenti, al di là della disponibilità a risarcire. Ricordato che i rapporti orali sono anche parificati alla violenza carnale, le penetrazioni con le dita sono pure atti molto invasivi. Considerati poi il lungo lasso di tempo (più di un anno), la paura causata alla vittima e l’atteggiamento odierno, per IM 1, chiede una pena detentiva di 4 anni e 8 mesi;

§ l’avv. RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

ACPR 1 è una signora di __________ anni, sfortunata e ammalata. Sfortunata perché nella sua vita ha vissuto tutta una serie di disgrazie che hanno seriamente minato il suo equilibrio psichico. Malata, poiché affetta, tra l’altro, da disturbo di personalità dipendente e debolezza cognitiva al limite del ritardo mentale, tanto da essere ritenuta invalida al 100%. Ha avuto una vita travagliata che l’ha portata a tentare il suicidio più volte, ed è stata ricoverata e sottoposta a cure farmacologiche importanti. ACPR 1 soffre di gravi crisi di ansia e angoscia, che tiene sotto controllo con l’assunzione di psicofarmaci. Ha difficoltà relazionali, soprattutto con gli uomini, e ha pochissimi punti fermi nella vita: la figlia e la psichiatra che l’ha ora in cura. In passato, tra questi punti fermi, c’era pure il signor IM 1. Nella quotidianità, egli era una persona deputata ad aiutarla a risolvere i suoi problemi, figura importante nella sua vita. IM 1, oltre ad essere perfettamente cosciente di tutto ciò, era anche consapevole dell’importanza che rivestiva agli occhi della pupilla. Cita le sue dichiarazioni ad AI 22. A precisa domanda di indicare i problemi psichici di ACPR 1, IM 1 ha elencato instabilità emotiva, tendenza a depressione e instabilità affettiva. Ha poi riconosciuto che la sua pupilla si fidava di lui, lo stimava e lo considerava una persona importante e buona. IM 1, almeno fino al verbale finale, ha in sostanza ammesso di avere commesso gli atti sessuali indicati nell’AA con le aggiunte precisate in udienza preliminare. Contestava solo un rapporto orale di ACPR 1 su di lui, e un cunnilinguo. L’imputato non solo ha ammesso i fatti, ma anche alcune circostanze rilevanti che configurano la coazione sessuale. Egli ha confermato il suo atteggiamento insistente nella ricerca degli atti sessuali, il fatto che ACPR 1 manifestasse paura di lui e che spesso cercava scuse per evitare che lui andasse a casa. Ha confermato che le faceva chiudere la porta a chiave, e che allontanava il compagno dall’appartamento per agire indisturbato negli atti sessuali. Ha confermato che ACPR 1 ha tentato di togliergli la mano e che lui, nonostante ciò, l’aveva rimessa più di una volta. Ha confermato che le aveva chiesto espressamente di mantenere il segreto, come pure il fatto che ACPR 1 “poteva aver frainteso” quando le raccontava che il rinnovo del permesso era sospeso, e che non bisognava fare nulla perché, se no, l’avrebbero mandata via. Sono tutti elementi importanti che fondano la distinzione tra la coazione sessuale e lo sfruttamento dello stato di bisogno. Per le pressioni psicologiche in ambito di coazione sessuale, cita la giurisprudenza del TF, e rileva che IM 1, superiore intellettualmente e cognitivamente, sapeva che ACPR 1 viveva nell’ansia di vivere, che aveva dei trascorsi difficili e che era difficile crederle, essendo una paziente psichiatrica. IM 1 ha sfruttato questi elementi, andando poi decisamente oltre. Ha insistito nella ricerca degli atti sessuali mettendola sotto pressione, chiedendole insistentemente di avere tempo per lui, allontanando il compagno dall’appartamento, parlandole del rilascio del permesso che non bisognava sollecitare, imponendole di non rivelare nulla a nessuno di quello che stava succedendo e imponendosi anche fisicamente, rimettendo le mani quando lei gliele toglieva. La metteva fisicamente in un angolo del divano, confinandola nell’appartamento e chiedendo di verificare se la porta fosse chiusa a chiave. Questi comportamenti, per la maggior parte, non per forza devono provenire da una persona che è curatore per risultare coercitivi. Una qualsiasi persona che vuole costringere qualcuno a subire rapporti sessuali si comporterebbe in questo modo. Il fatto che egli fosse il curatore, sarà dunque da considerare come un’aggravante nella commisurazione della pena, tenuto conto che nei fatti, IM 1 ha agito come un qualsiasi predatore sessuale e non si è dunque limitato a sfruttare la sua posizione. Con riferimento alla patologia di ACPR 1, ovvero il disturbo di personalità dipendente, rileva che ella non è solo un pupazzetto che si comporta da automa, ha dei desideri propri che esprime, comprende quello che vuole e quello che non vuole, anche se fa più fatica degli altri ad esprimerlo. ACPR 1 si irrigidiva quando IM 1 la toccava, gli toglieva la mano, lo allontanava e inventava delle scuse per cercare di evitare le visite e per starci il minor tempo possibile. Queste sono manifestazioni chiare di dissenso per quello che le stava succedendo. ACPR 1, nei suoi limiti, è riuscita a dimostrare che non voleva gli atti sessuali, e IM 1, prima dell’atto d’accusa, ha dichiarato di aver percepito queste resistenze. Da ciò, la convinzione che IM 1 ha adempiuto tutti gli elementi oggettivi della coazione sessuale. Esclude la commissione del reato subordinato. Soggettivamente, dopo l’AA c’è stato un “ribaltone”. IM 1 ha dimostrato un cambiamento radicale ed è passato, da una chiara e più volte ribadita consapevolezza di coazione, alla contestazione nuda e cruda di aver commesso un reato qualsiasi. Ripercorre le sue dichiarazioni al verbale di arresto dinanzi al PP, mantenute poi fino a verbale finale. Da simili dichiarazioni, inequivocabili e che non sono soggette a nessun tipo di interpretazione, siamo passati a risposte del tenore del verbale di confronto doc. TPC 23, in cui egli ha sostenuto che ACPR 1 aveva sempre piacere ai toccamenti, che non aveva mai tolto la mano, che sospirava e che avrebbe pure avuto due orgasmi. La responsabilizza, imputandole una chiara forma di seduzione. Oggi abbiamo sentito che lui non avrebbe mai esercitato pressioni, che ACPR 1 avrebbe sempre contraccambiato i suoi baci, che era in grado di dire di no se l’avesse voluto. La patrocinatrice fatica a capire come si possa cambiare così radicalmente le proprie dichiarazioni. IM 1 è stato sentito tre volte sull'arco di due mesi, aveva tutto il tempo per riprendersi dalla confusione, dallo choc e dall’arresto. Ha un QI nella norma, in corso d’inchiesta ha dimostrato di comprendere la portata di quello che stava dicendo, si è ripetutamente espresso con convinzione in merito alla percezione che aveva avuto dei sentimenti di ACPR 1. IM 1, quando voleva dire di sì e voleva ammettere l’ha fatto, e, quando voleva negare, ha negato, senza troppi mezzi termini. Non pareva per niente confuso, non aveva bisogno come oggi di un promemoria scritto per rispondere alle domande, rispondeva di getto pensando a quello che stava dicendo. Il drastico cambiamento di rotta, oltre a non essere supportato da nessun elemento oggettivo, pare proprio volto ad annullare completamente la propria responsabilità. Per l’avv. RAAP 1 non ci riesce proprio, si vede che lui non è a suo agio con questa sua ultima versione. Al di là degli appunti per trovare le risposte alle domande del Presidente, IM 1 si incarta, si ripete, evita di rispondere direttamente, non risulta credibile. Non capisce perché ha deciso per il ribaltone, forse per le pressioni della moglie o della società. Forse per preservare la sua immagine. Ciò non toglie che, così facendo, non fa un favore a sé stesso, ma soprattutto fa un torto a ACPR 1, la quale si è sempre espressa con linearità per quanto possibile, visti i suoi limiti cognitivi. ACPR 1 che non ha mai infierito sull’imputato. Secondo l’avv. RAAP 1 la versione di ACPR 1 è credibile anche sul numero di rapporti orali. In aggiunta, come motivo a delinquere, il clima ostile che IM 1 aveva a casa comunque non lo giustifica. La colpa dell’imputato è grave perché egli ha agito nella sua funzione di curatore, nei confronti di una vittima che doveva proteggere e che sapeva avere delle evidenti difficoltà psichiatriche. Ha agito senza particolari scrupoli per soddisfacimento personale. ACPR 1, oltre a non essere stata creduta, non avrà nemmeno la soddisfazione di avere un imputato che ammette le proprie responsabilità. Anche questo aspetto non depone a favore dell’imputato e va considerato nella commisurazione della pena. Va riconosciuto che IM 1 ha comunque pagato fr. 5'000.- per il torto morale di ACPR 1. Si associa alla richiesta di pena della PP e chiede la condanna per titolo di coazione sessuale ripetuta. Chiede infine la tassazione della sua nota d’onorario e che la stessa sia posta a carico dell’imputato.

Il Presidente sospende il pubblico dibattimento per una pausa alle 16.10.

Il Presidente riapre il pubblico dibattimento alle ore 16.50;

§ l’avv. DF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

si tratta di un incarto delicato, sia per i reati contestati, sia per la situazione che si è venuta a creare nel corso delle indagini, in particolare per l’avvenuto cambio di difensore e di versione dell’imputato. La difesa sottolinea che questo non sarà un processo al precedente difensore, né alla vittima. IM 1 non è qui oggi per negare ogni sua responsabilità. Chiede però che venga condannato per il reato che ha commesso, ovvero lo sfruttamento dello stato di bisogno, e che sia inflitta una pena giusta. Descrive la vita dell’imputato. …OMISSIS... Ripercorre il suo CV agli atti. Una volta in pensione nel 2014, egli ha continuato a seguire qualche pupillo come curatore. Il difensore rileva che, da quando ha accettato il mandato, è stata contattata da diverse persone che conoscono il IM 1 e che volevano esprimere la loro vicinanza, attestazioni di stima ed incredulità per quanto accaduto. La reazione del dr. __________ agli occhi del perito non era spiegabile, ma è stata la stessa di chiunque lo conosce bene. A questo proposito, fa riferimento alle lettere (doc. dib. 3) che ha prodotto, scritte dai vicini conoscenti dell’imputato. Venendo all’inchiesta e, soprattutto, al cambio di versione, ripercorre il verbale di polizia del giorno del fermo. IM 1 ha fatto una serie di dichiarazioni, ammettendo fin da subito che quanto era successo non era corretto, ma sostenendo che la vittima traeva piacere da questi incontri, che era sempre sorridente e che ci teneva ad avere una relazione affettiva con lui. Queste affermazioni si ritrovano poi in perizia, ove il perito ha rilevato come IM 1 cercasse proprio una relazione di tipo affettiva dalla vittima, e non ha mai avuto l’impressione di imporre nulla, essendo lei disponibile e pure fortemente partecipativa. IM 1 non ha vissuto bene questa situazione, che era diventata una sorta di dipendenza. Ammette comunque di essere stato sempre lui ad aver preso l’iniziativa. È vero che dopo il suo primo verbale ha cambiato versione, per poi ricambiarla a verbale di confronto ritornando sulle sue prime dichiarazioni. Il procedimento per titolo di coazione è dunque indiziario. IM 1, sin dall’inizio, ha affermato di essere stato informato dal suo precedente difensore del fatto che avrebbe rischiato una pena detentiva parzialmente sospesa. A riprova di ciò, la richiesta di rito abbreviato in atti, poi rifiutata dalla PP. Per ottenere una simile pena, era necessario che la versione dell’imputato non differisse da quella della vittima, e per questo motivo egli ha adattato le sue dichiarazioni. Subentrata la difesa di fiducia, si è reso conto di voler dire la verità rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Bisogna tenere conto, secondo il difensore, che IM 1 è un professionista e ha un’alta considerazione di sé stesso. Nella vita ha fatto tanto, guadagnandosi la stima di tutti. Il dr. __________ stesso, che lo conosce da tempo, non è riuscito a comprendere come l’imputato abbia potuto essere accusato di un simile reato, tanto da spingersi ad effettuare un esame che non avrebbe dovuto fare. Le perizia in atti nega un disturbo della personalità, ma rileva tratti narcisistici che lo hanno portato ad avere un discreto successo (persona ambiziosa che si è dedicata alla carriera e alla politica). Quanto è accaduto ha avuto un impatto devastante sulla sua vita: in quel momento ha sentito di aver perso, in un attimo, tutto quello che aveva costruito, provando perciò un forte sentimento di vergogna e paura, per la sua famiglia e per suo figlio. Tutto questo ha portato IM 1 a lasciarsi completamente andare nelle dichiarazioni, con l’unico scopo di far finire il tutto al più presto. Il perito percepisce che l’imputato appare sinceramente dispiaciuto per la vittima, ma comunque non si sente di averla costretta a fare alcunché. Ed è così che questi due fattori, ovvero, una pena prospettata di massimo 3 anni parzialmente sospesi, e la vergogna ed i sensi di colpa per quanto commesso, lo hanno portato ad ammettere tutto, anche ciò che, in realtà, non era vero. Cita le condizioni per tenere conto di una confessione come pure di una ritrattazione secondo il nostro ordinamento. Il giudice deve procedere secondo il suo libero apprezzamento e tenere conto delle circostanze. La sentenza della CARP che oggi ha fatto sì che ci siano gli assessori giurati, tratta anche della ritrattazione, ne legge un estratto. La prospettiva di una liberazione è un fatto atto ad intralciare la libera volontà dell’imputato e le sue dichiarazioni. IM 1 contesta il reato di coazione e ogni uso di violenza, quand’anche psicologica. La versione iniziale di IM 1 è quella vera, e pure quella finale. Gli altri verbali, resi nel mezzo, sono tre e non sono attendibili, salvo per alcuni passaggi ove IM 1 fa riemergere la verità. Ad esempio, egli ha dichiarato di aver “approfittato di disponibilità di ACPR 1 ai contatti sessuali”, come pure il fatto che lei non ha palesato un rifiuto con uno spintone, né gli ha detto di allontanarsi. Quello che lui ha dunque percepito, è che lei “avesse un gran piacere”. IM 1 ha anche dichiarato che “adesso comprendo che ai tempi il suo continuare era una coazione”. Dicendo “adesso”, esclude la sua consapevolezza di quel momento. Egli ha anche dichiarato di aver avuto bisogno di sentire qualcuno di dolce vicino, e che ACPR 1 era disponibile, o perlomeno questa era la sua impressione. Le dichiarazioni di IM 1 non sono del tutto lineari in questi verbali, e questo proprio per il fatto che egli ha adattato le stesse per ottenere una pena più favorevole. A mente della difesa, si percepisce leggendo i verbali che egli è combattuto tra quella versione e la strategia difensiva concordata. Oggi, la versione che deve essere ritenuta è quella che l’imputato ha reso davanti alla Polizia e che ha ribadito a confronto e in aula. Il desiderio nei confronti di ACPR 1 è nato in un contesto ben specifico e dopo una frase che la vittima gli avrebbe detto. La versione della vittima però è un’altra. Cita gli elementi da verificare per valutarne la credibilità. Prima di analizzare le versioni rese dalla vittima, è necessario che questa venga inquadrata dal punto di vista caratteriale e psicologico. ACPR 1 è nata nel __________ e agli atti vi è abbondante documentazione medica sulla sua situazione di salute, in particolare mentale. Ci sono degli elementi che secondo la difesa sono di particolare rilevanza: dagli atti emerge come ACPR 1 ha spesso attuato comportamenti estremi per attirare l’attenzione su di sé. Cita a questo proposito i rapporti della clinica ____, dai quali emerge che per ACPR 1 la sessualità viene usata come antidepressivo. Ella inoltre ha vissuto alcune circostanze promiscue durante un ricovero nel marzo del 2010, tanto che è stato necessario spostarla di reparto. La donna ha raccontato che a 13 anni avrebbe subito un abuso da un amico del padre, poi ne avrebbe subito un altro dal padre stesso, a 15 anni una violenza sessuale da un ragazzo, e ancora un’altra violenza da uno sconosciuto, dal quale rimase poi incinta. Presenta una personalità molto dipendente dagli altri, che si abbandona alle emozioni e alle sensazioni, tanto da non percepire in modo adeguato la realtà esterna. Anche il tentativo di suicidio del 2015, sarebbe avvenuto a causa della fine di una relazione sentimentale. La vittima è talvolta disinibita sul piano sessuale, rischiando di mettersi in pericolo e di cacciarsi in situazioni dove non è poi più in grado di difendersi. Il fatto che ACPR 1 ceda occasionalmente al consumo di stupefacenti, non aiuta questa situazione. La difesa rimarca poi che per dei presunti abusi denunciati, ad opera del custode del palazzo, è stato emesso un decreto di abbandono, in quanto l’uomo ha sostenuto che il rapporto fra i due fu consenziente, con tanto di testimone che ha incontrato la vittima negli istanti seguenti. Questo decreto di abbandono è cresciuto in giudicato, e il fatto fa nascere dei dubbi sull’attendibilità di quanto afferma ACPR 1. Delle due l’una: o la vittima mente, o afferma il vero ma non è in grado di elaborare quanto accaduto e, inconsapevolmente, fornisce un’interpretazione non conforme alla realtà. La difesa sostiene questa seconda ipotesi. Anche le dichiarazioni del personale del __________, della sua psichiatra di allora e dell’infermiera curante si scontrano con le dichiarazioni di ACPR 1, la quale ha raccontato di aver loro descritto il massaggio sotto i vestiti come pure il bacio datogli dall’imputato. Nessuno di questi testi ha riportato questa versione dei fatti, dunque, ancora una volta, la percezione della vittima si scontra con quella che è la realtà. La dr.ssa __________ è stata inoltre sentita anche a confronto, e ha confermato che ACPR 1 non avrebbe mai fatto parola in merito agli atteggiamenti del curatore. La spiegazione del perché la vittima sostiene altro, non incombe alla difesa. La psichiatra è stata sentita come testimone e dagli atti non emergono procedimenti né segnalazioni nei suoi confronti. Ripercorre la versione della vittima nel corso del suo primo interrogatorio. La donna ha affermato di non aver mai espresso chiaramente la parola “no”, come pure di non essersi resa conto del fatto a sapere se IM 1 avesse capito o meno che lei non era consenziente. La difesa si chiede come si possa sostenere la coazione, non essendo stata la vittima nemmeno consapevole del fatto che l’imputato sapesse o meno di stare esercitando delle pressioni. Il suo racconto è in totale contraddizione con il reato di coazione. Anche l’imposizione del silenzio sarebbe un elemento della costrizione, ma IM 1 ha ben spiegato il perché avesse chiesto alla donna di non parlarne con il suo compagno. A domanda di sapere se lui le avesse chiesto di non parlarne anche con i medici, lei ha risposto di non ricordare, il che lo esclude. Sui singoli episodi l’AA si basa sulle dichiarazioni e indicazioni dello stesso imputato. Sulla questione dei rapporti orali invece, IM 1 non è stato creduto e nell’AA figura la versione della vittima, la quale è comunque meno credibile. In diritto, i reati ipotizzati sono due e posti in subordine, l’art. 193 CP prevede una comminatoria di pena massima di 3 anni o una pena pecuniaria. Ne descrive gli elementi. In caso di legame di dipendenza, è necessario che questo limiti considerevolmente la libertà di decisione della vittima, e che l’autore lo sfrutti per ottenere degli atti sessuali. Si trova nel mezzo tra l’assenza di consenso, ed il consenso. L’autore deve utilizzare in maniera consapevole questa incapacità di decidersi della vittima, e trarre profitto dalla sua mancanza di lucidità. Cita poi l’art. 189 CP, coazione sessuale, il quale prevede una comminatoria di pena fino a 10 anni. Cita gli elementi del reato. IM 1 contesta questo reato, e nega di aver mai usato violenza psicologica nei confronti di ACPR 1. Per ammettere questo reato, è necessaria una certa intensità come pure il fatto che la vittima opponga resistenza. Nel caso di specie, ACPR 1 è un’adulta con una figlia ed un matrimonio alle spalle, certamente capace di opporre resistenza. È vero che ha avuto diversi problemi nel corso della sua vita, ma ciò non toglie che è in grado di determinarsi. Secondo la giurisprudenza, per ammettere coazione lo sfruttamento generico di un rapporto di dipendenza non è sufficiente. L’autore deve essere consapevole del fatto che la vittima si trova in uno stato senza via d’uscita, in caso contrario è il reato di cui all’art. 193 CP ad essere realizzato. La coercizione deve essere comprovata. La difesa ha già spiegato il motivo per cui la vittima non sarebbe credibile, come pure qual è la posizione dell’imputato ed il motivo del cambio di versione. In via subordinata, qualora la Corte dovesse considerare le dichiarazioni della vittima veritiere, a mente della difesa comunque non emergono elementi costituitivi del reato di coazione, in quanto non emerge lo stato di costrizione. IM 1 ha dato delle spiegazioni logiche al perché chiudeva la porta, egli semplicemente si sincerava che fossero da soli in un momento di intimità. Secondo la difesa questi elementi non possono essere quelli che giustificano il reato di coazione. La questione del permesso di soggiorno, che l’accusa sostiene essere stato un argomento di pressione, oggi è stata chiarita. La vittima era perfettamente consapevole che la decisione sul permesso non competeva al IM 1. Nulla nell’incarto prova che questa questione sarebbe stata usata dal IM 1 come mezzo di pressione. In quel periodo emerge che la vittima frequentava delle persone poco raccomandabili e che faceva uso di sostanze stupefacenti. La vittima ha subìto anche una condanna ad una pena detentiva di 12 mesi sospesa, che poteva effettivamente essere un problema in caso di un ulteriore reato, per il rinnovo del permesso. Questo era il motivo per cui IM 1 si preoccupava per la vittima facendo varie raccomandazioni, e non per ottenere favori di tipo sessuale. Stesso discorso vale per il consiglio dato da IM 1 al compagno di ACPR 1 di non soggiornare presso l’abitazione della donna, così da evitare eventuali problemi con la rendita d’invalidità e l’assistenza. La domanda, sempre al compagno, di lasciarli da soli, era volta a poter rimanere con ACPR 1 per discutere delle sue questioni economiche che non era il caso di trattare davanti al compagno di turno. IM 1 ha affermato di non aver concepito che ACPR 1 non fosse consenziente, e anche il perito conferma che egli non ha percepito un’eventuale violenza nei confronti della vittima. IM 1 ha sbagliato, ha ammesso e ammette di avere in qualche modo sfruttato un legame di dipendenza con la vittima. Ammette che in realtà era consapevole che non vi era un consenso totalmente libero, e di aver commesso il reato di sfruttamento dello stato di bisogno per dolo eventuale. Nella commisurazione della pena, la difesa non può non confrontarsi con la recente sentenza della CARP del 21.7.17. Considera che il caso che qui ci occupa è totalmente diverso e non può essere paragonato. In quel caso, l’autore ha agito su di persona inerme con mobilità ridotta, che provava sofferenza psicologica (tratti infantili) e fisica. Il motivo del reato, secondo la perizia non è legato, nel nostro caso, ad aspetti sessuali, ma ad aspetti affettivi dovuti all’allontanamento della moglie che hanno portato l’imputato a ricercare un simile legame con la vittima. Non si è trattato, come dice la CARP, di un movente completamente egoistico per dare sfogo ad impulsi sessuali. Inoltre, in una sentenza ancora più recente la CARP si è già discostata da quanto sostenuto in quella precedente, confermando una pena detentiva di 7 anni e mezzo per un nonno che ha abusato ripetutamente della propria nipotina in oltre 80 episodi. Ciò comprova che l’intenzione della CARP non è quella di alzare la media delle pene per i reati sessuali. Per il nostro caso, i fatti sono ammessi. IM 1 avrebbe potuto negare tutto, invece ha descritto nei dettagli ogni singolo episodio e si è assunto le sue responsabilità. Ha inoltre espresso il suo dispiacere sincero nei confronti della vittima, si è scusato e l’ha risarcita. IM 1 è un uomo che per una vita si è comportato in maniera impeccabile, ha fatto del bene a tante persone, si è impegnato nel sociale e nel volontariato. Ha sofferto parecchio per la perdita di un figlio. Già solo a livello di immagine ha pagato a caro prezzo quanto fatto. Chiede di considerare la stigmatizzazione sociale vista la natura del reato che ha commesso. È una persona di __________ con un figlio ancora piccolo, che ogni settimana si reca in carcere per fare i compiti con suo padre. La moglie ha problemi di salute, e si è ritrovata sola ad occuparsi del bambino. La difesa considera che in ogni caso, quale che sia il reato ritenuto dalla Corte, l’imputato deve essere condannato ad una pena massima di tre anni. Se la Corte dovesse confermare il reato di cui all’art. 193 CP, chiede una pena ancora inferiore, considerati i fattori di riduzione appena elencati. Se la pena dovesse essere inferiore ai due anni, chiede che la stessa sia integralmente sospesa condizionalmente. Se dovesse essere di tre anni, chiede che sia parzialmente sospesa. IM 1 non ha precedenti penali e la prognosi è positiva. La perizia spiega bene le circostanze in cui si sono svolti i fatti. La situazione era molto specifica, il rischio di recidiva è basso e si riferisce comunque a situazioni simili, che non si ripeteranno essendo che IM 1 è in pensione e non avendo intenzione di lavorare in futuro. Egli intende comunque sottoporsi ad una terapia che diminuirà ulteriormente il rischio di recidiva già basso, rendendolo nullo. IM 1 ha accettato la separazione dalla moglie, ora intrattiene un nuovo legame affettivo e questa persona ha dichiarato di essere disponibile ad accoglierlo a casa sua, una volta scarcerato. L’imputato deve essere condannato ad una pena che permetta la sua scarcerazione. Chiede quindi una pena equa e giusta. Chiede infine il dissequestro di tutto quanto elencato nell’atto d’accusa. Non si oppone ad un divieto di contattare la vittima come norma di condotta;

§ il Procuratore pubblico, in replica non si oppone alla richiesta di dissequestro degli oggetti indicati nell’AA, con la precisazione che sarebbe il caso di cancellare il numero di telefono della vittima dal telefono cellulare.

Considerato, in fatto ed in diritto

  1. CURRICULUM VITAE

1.1. IM 1

Nel verbale d’arresto esperito dalla Polizia cantonale, l’imputato ha descritto così la sua vita:

“…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

In seguito ha precisato, nel corso del verbale della persona arrestata dinanzi alla PP il 13 aprile 2017:

“...OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

“…OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 ha precisato, aggiornando la sua situazione personale:

“…OMISSIS…”

(AI 70).

Per poi concludere il quadro sulla sua vita al dibattimento:

“…OMISSIS…”

Il Presidente ripercorre la vita famigliare dell’imputato …OMISSIS…

ADR …OMISSIS…

Come sono i rapporti con la sua attuale moglie?

Siamo separati e c’è una convenzione di separazione. Abbiamo un figlio di __________ che vedo tutte le settimane, compatibilmente con i regolamenti carcerari. Mia moglie viene assieme a mio figlio e ci sono concessi dei colloqui liberi, almeno una volta alla settimana.

Prima dei fatti descritti nell’AA, com’erano i rapporti con la sua attuale moglie?

Era da oltre due anni che i nostri rapporti si erano incrinati, pur vivendo sempre in un regime di massimo rispetto reciproco. Già da tempo stavamo meditando l’idea di separarci, almeno un anno e mezzo prima del mio arresto, quindi stimo nel 2015. Avevamo già discusso a quei tempi dell’ipotesi della separazione, però vivevamo una situazione un po’ altalenante, in quanto vi erano dei periodi, ad esempio durante le vacanze, dove le cose andavano bene. Alla fine però abbiamo deciso di separarci, anche per il bene di nostro figlio. Questo avveniva nell’autunno del 2015.

Chi ha parlato per primo di separazione?

Mia moglie.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

1.2. La vittima, ACPR 1

Nata il __________, cittadina __________ domiciliata a __________, è a beneficio di una rendita AI e relative prestazioni complementari.

Agli atti sono presenti diversi dossier di varie autorità (ARP, AI) e cartelle mediche che attestano il trascorso della vittima, accuratamente riassunte dalla PP nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 dell’imputato, di seguito riportato:

" SULLA PERSONA DI ACPR 1 in particolare sulla sua fragilità

…OMISSIS…”

Da notare come anche in corso d’inchiesta la ACPR 1 abbia avuto un ulteriore crollo emotivo, come attestato dallo scritto 2 maggio 2017 della dr.ssa __________, la quale ha riportato, nella richiesta di ricovero indirizzata alla __________, che:

" Ad oggi il ricovero si rende necessario per la presenza di un crollo depressivo secondario ad un quadro post-traumatico di molestie, per le quali è in atto un’azione giudiziaria. La paziente lamenta stato depressivo grave con insonnia generale, astenia, ansia, paure/fobie, pensieri intrusivi, flashback e pensieri autolesivi.

Al momento poi la signora vive un momento di alto conflitto con il compagno __________, che sta vivendo un periodo di disagio psichico molto grave, per il quale diviene aggressivo verbalmente e minaccioso, dubbia la presenza di aggressività fisica verso oggetti/persone.

In data odierna la paziente, che seguo da settembre 2016, si è presentata presso il mio studio senza appuntamento chiedendo aiuto. Si è convenuto per il ricovero.”

(allegato A ad AI 61).

  1. PRECEDENTI PENALI

IM 1 è incensurato in Svizzera (estratto del casellario giudiziale - AI 3).

ACPR 1 ha invece un precedente penale per titolo di contraffazione di monete, messa in circolazione di monete false e truffa (fatti del maggio/novembre 2009), per la quale è stata condannata ad una pena detentiva di 12 mesi sospesi condizionalmente per 2 anni, con sentenza 29.5.2013 della Corte delle assise correzionali di __________ (AI 8, procedura abbreviata).

  1. FATTI E MOTIVI A DELINQUERE

3.1. L’avvio dell’inchiesta

L’inchiesta ha preso avvio a seguito della segnalazione da parte della Dr.ssa in psichiatria e psicoterapia __________ di __________, la quale, in data 24 marzo 2017, ha così scritto all’attenzione della PP PP 1:

" (…) In data 14.03.2017 la mia paziente signora ACPR 1, nata il __________, residente a __________, mi ha raccontato di subire molestie e vessazioni da parte del proprio curatore Sig. IM 1. (…) da circa un anno, quest’uomo, in coincidenza con un suo infortunio, in un primo tempo le procurava massaggi alle spalle sotto gli abiti e baci in bocca con la lingua. Poi l’avrebbe obbligata a spogliarsi, quindi la toccava e si faceva toccare nelle parti intime, fino ad arrivare a farsi masturbare e chiedere e procurare sesso orale. (…) prevalentemente a casa della paziente, ma in qualche caso anche a casa dell’uomo. (…) una volta che avrebbe chiesto perentoriamente al compagno della paziente di lasciarli soli. (…) più volte lui le avrebbe proposto di “fare l’amore”, ma la signora è sempre riuscita ad evitare di stare con lui troppo tempo. Mi ha raccontato poi di problemi economici, non riuscirebbe a capire come sia possibile che lei non abbia più soldi, vista la vita parca che condurrebbe. Sembra che lui le abbia fatto firmare delle carte comprendendone il contenuto e chiedendole “ti fidi di me?”. (…) La signora ACPR 1 ha riferito di aver cercato di raccontare gli accadimenti già un anno fa, quando erano all’inizio, ma non sarebbe stata creduta. (…) la paziente ha struttura caratteriale fragile, con importanti difficoltà relazionali soprattutto con gli uomini. Nella sua vita purtroppo si annoverano diverse violenze. (…) non mi ha dato modo di pensare che potesse utilizzare la menzogna o la simulazione. (…) dopo il racconto abbiamo convenuto nel consigliare alla paziente di cercare di evitare il signor IM 1. Poi ho proposto un incontro con i parenti, avvenuto in data 21.03.2017 e ci siamo presi il tempo per capire quale potesse essere la procedura migliore da proporre. (…) la paziente si rende disponibile ai passi che Lei riterrà opportuni, chiede però che possa essere presente o la scrivente o la signora __________ (ndr. collaboratrice __________ presente all’incontro in cui la paziente raccontò gli abusi).”

(AI 1).

A seguito di detta segnalazione, su mandato della PP PP 1, il 31 marzo 2017 la Polizia cantonale ha proceduto alla verbalizzazione videoregistrata della ACPR 1, alla presenza della psichiatra __________ quale persona di fiducia (AI 2, trascrizione AI 9).

3.1.1. L’interrogatorio della ACPR 1 (31.3.17)

Si tratta del primo ed unico verbale d’interrogatorio della vittima prima dell’emissione dell’AA (di seguito ella è stata ricoverata a causa di un crollo emotivo), e figura agli atti sotto forma di videoregistrazione. Dalla trascrizione della stessa, emergono le seguenti dichiarazioni:

" I …e se tu sei pronta a parlare io sono altrettanto pronta ad ascoltarti.

V Ok, allora comincio. Allora ho il tutore più o meno da cinque o sei anni.

I Mmm.

V (…) da un anno indietro, più di un anno indietro, (…) fine gennaio, inizio febbraio lui è venuto a casa mia e mi ha detto “adesso ci conosciamo già da tanto tempo, ci possiamo dare del tu” e mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato qua (indica le spalle). Io ho preso paura, (…) sono andata a raccontarlo al lavoro, che lo conoscono benissimo, alla mia responsabile. (…) ha detto “vai dalla direttrice (…)”, io sono andata e loro hanno detto “ma no, il signor IM 1 è bravo”, non mi hanno creduto, “è bravo, è un segno di affetto”, (…) dopo lui si è fatto male a un piede a sciare e mi faceva andare a casa sua a visitarlo e lì mi ha baciato con la lingua e lì ho parlato con la mia infermiera, la mia altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un bacio d’affetto”, eh, “lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da tanto, è bravissimo, (…)nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo. Adesso ho conosciuto la dottoressa a settembre (…) ho avuto il coraggio di dire tutta la verità, che è da un anno che lui praticamente tutte le settimane passava da me e mi baciava, mi faceva spogliare, mi leccava nelle, nei seni e nella vagina, mi faceva toccare i suoi organi sessuali e mi diceva sempre “devi avere un po’ di tempo per me” e a casa dovevo sempre essere da sola, una volta c’era il mio fidanzato e l’ha cacciato fuori casa perché diceva che dovevo essere da sola, (…) provava a fare sesso con me e io dicevo sempre “c’è la mia figlia che sta arrivando, c’è la mia amica che sta arrivando, c’è il mio fidanzato che sta arrivando”, (…) però aveva sempre la paura di lui perché per prima non mi hanno creduto e secondo sono una psichiatrica, prendo psicofarmaci e sono ammalata, e lui è il mio tutore, allora ho preso paura di lui, perché lui è quello che comanda nella mia vita.

(…) al sesso non abbiamo mai fatto, però tutto il resto me l’ha, me l’ha fatto fare. (…)adesso lui mi chiama dal mattino alla sera, ho il terrore di trovarlo, non so, può farmi qualcosa, ho paura perché è più facile credere a lui che è il mio tutore che a me che sono un’ammalata, (…) È stata la dottoressa che mi ha, mi ha aiutato veramente, che ha creduto in me (…) E lui da quasi tre settimane che non mi sente ed è disperato, chiama mia figlia, lascia messaggi, chiama me, lascia messaggi.

I Che tipo di messaggi, ACPR 1?

V “Chiamami per favore urgentemente”.

I Ce li hai questi messaggi?

V Sì.

I Ok, sempre la stessa frase?

V Sì, o “chiamami, ho bisogno di parlare con te”, alla mia figlia ha lasciato “è successo qualcosa? Voglio sentire la mamma”, però neanche mia figlia gli risponde, non gli rispondiamo più.

(ndr. due fra gli sms in questione agli atti: …OMISSIS…)

I Da tre settimane?

V Più o meno sì.

I Quindi l’ultima volta che…

V Ultima volta che è stato a casa mia c’era il mio fidanzato con me.

I Ah, ok.

V Non mi ha toccato.

I Quindi ti ricordi quando è stata l’ultima volta? (…)

V Più di un mese fa. (…) metà febbraio. (…)

V Sì, perché lui si è fatto male a febbraio al piede, ma prima mi aveva già fatto i massaggini a casa mia prima di farsi del male e dopo (…) mi faceva andare per fare la visita e mi sbaciucchiava e io tutta impaurita, ho proprio l’ansia, lo lasciavo fare.

I (…) come si chiama questa persona?

V IM 1.(…) E poi mi, mi, mi diceva, perché io non ho il permesso da, da sette anni, e a rinnovare e lui non si è mai mosso, diceva sempre “ah, non dobbiamo chiamare, non dobbiamo fare niente”, ah lui “magari ti mandano via a __________”, mi diceva così, “se c’è qua tuo fidanzato ti mandano via __________, devi stare da sola”, e del permesso, gli chiedevo sempre “il permesso” e “ah, io non chiamo più, non chiamo più perché sennò ti mandano via” e sono, il mio ex marito c’ha il permesso già da tanto, io sono ancora senza permesso perché lui non si muove, non so perché non si è voluto muovere, o per tenermi lì ferma o…

I Quindi praticamente tu non, non hai un permesso?

V No. (…). Essendo già violentata da piccola, non sono stata una o due volte, sono stata violentata spesso, ho già il trauma, lui avvicinandosi sono rimasta proprio bloccata, perché mi blocco, impaurita. (…)

I Quindi lui veniva da te una volta la settimana?

V Più o meno sì.

I Manteneva sempre lo stesso giorno? Ti chiamava prima?

V Mi chiamava, mi chiamava… (…) prima mi diceva “tra dieci minuti sono a casa tua”.

I E se tu gli dicevi, non so, anche pure inventando “guarda che c’è il mio fidanzato”.

V A dopo lui arrivava e se c’era lui lo mandava via.

I Dicendogli cosa?

V “Vada, vada, vada, vada, vada via”.

I (…) Tu sei fidanzata con questo ragazzo da tanto tempo?

V Da un anno. (…) ha cominciato prima di io essere fidanzata, quando sono stata fidanzata ha peggiorato. (…) sembra che era geloso (…) diceva sempre “non può stare qua, ehm, deve stare a casa sua, te devi stare qua da sola” e io ho detto “siamo fidanzati, siamo insieme durante la settimana”, “non può, al massimo due giorni alla settimana”. Io ho voluto, la dottoressa mi ha detto che non è così, che può stare con me e lui lo cacciava via di casa. (…) Inventavo sempre qualcosa, perché lui, la sua intenzione era di portarmi a letto. (…)

I Te l’ha mai chiesto?

V Sì.

I Che tipo di rapporti avrebbe voluto lui con te?

V Sesso.

I Sesso, un sesso particolare o un sesso tradizionale?

V Non lo so, quello non lo so spiegare, però lui parlava di sesso.

I Quindi comunque tu la prima volta, eh, malgrado il blocco della paura, riesci a comunque a parlare con mi hai detto il tuo direttore e la tua direttrice, che sono?

V Sì e la mia responsabile.(…) prima lavoravo in __________ e c’era la __________ che era la mia responsabile.(…) E’ l’unica che c’è.

I Ah, c’è ancora adesso?

V Sì.

I In __________, ma dov’è questo…?

V __________, __________. (…) E ho parlato con __________ (…) e lei mi ha detto “ma no, questo non è normale, vai a parlare con la direttrice che è __________ e il signor __________” che è __________, è il direttore, però è tanto amico di lui.

I Allora __________ e __________ di cognome come fanno?

V __________ e __________ non lo so. (…) sono i direttori. (…)

I E loro ti dicono “non è possibile”.

V No, “lui è bravo”.

I E’ bravo.(…)

I Ah, ok. Ehm, la tua casa quanti locali ha in tutto?

V Due e mezzo.

I Due e mezzo, quante camera ha?

V Una.

I Una, e lì che si?

V No, nel divano.

I In salotto?

V In salotto. (…)

I Lui lo sapeva che tu avevi subito delle violenze?

V Sì.

I Ecco, quindi succede che lui va a sciare e si rompe un piede.

V Sì. (…) Mi fa andare a casa sua.

I …ti va andare a casa sua, dove la prima volta…

V Mi ha baciato.

I …ti ha, ti ha baciato con la bocca. Questo è avvenuto dove questo fatto, all’interno della casa di lui?

V Lui era in corridoio in una sedia con le, le rotelle, sedia di ufficio e c’era tipo una scrivania lì vicino alla cucina in corridoio, era lì e poi mi ha preso e mi ha baciato e poi mi ha detto “ti piace, né?”.

I Ma si è alzato?

V Sì. (…) lui non poteva uscire, pensavo magari farà andare tutti da lui, però tutte le settimane quasi.(…)

I Perché usi gli psicofarmaci, ACPR 1?

V Perché ho tentato il suicidio più di una volta per via del mio matrimonio.

I Non è andato bene?

V No, il mio ex mi faceva proprio del male, nel senso parole e alla fine ho tentato tre o quattro volte il suicidio con le pastiglie, mi ha trovato mia figlia, mi ha salvato mia figlia la vita, mio fratello, ultima volta c’era anche il signor IM 1 che mio fratello voleva buttare la porta giù, lui non voleva lasciare, poi hanno rotto il vetro sopra, ha saltato da lì, ero svenuta, avevo picchiato la testa io, c’era una ferita così grande nella testa.

I Questo è successo tanto tempo fa?

V Sì.

I Anni?

V No, no, no, un anno fa, un anno o due anni fa. (…)

I Ok, cosa prendi?

V Seroquel, Valium, Entumina.

I Entumina prendi?

V Sì, Fluctine, Pantozol. (…)Ho la paura di lui, ho il terrore di lui di vederlo, di, anche da lontano quello sì, squilla il telefono, salto, picchiano alla porta, salto. Lui mi viene, il mio fidanzato se viene vicino di me io salto spaventata perché non, con l’ansia spaventata.(…)

I (…) Tu gliel’hai detto qualche volta che non volevi?

V Toglievo la mano e lui…

I Ma il “no”, non gliel’hai detto il “no”?

V No, no, la paura non mi ha lasciato, e io dicevo toglievo la mano e “guarda che arriva il mio fidanzato”, lui insisteva e io ho detto “eh, oramai” lui continuava a insistere.

I Lui ha capito che tu non volevi? Che tu non apprezzavi quello che lui stava facendo?

V Non lo so, non lo so che cosa pensava lui. (…)

V Non l’ho più visto, non ho più risposto al telefono, non l’ho più visto.

I Ho capito ed è lì che comunque lui a…

V Eh sì, a essere preoccupato e ha incominciato a…

I …preoccuparsi.

V Sì, poi mi diceva sempre “non dire niente alla dottoressa, è un segreto nostro, non dire niente al tuo fidanzato perché sennò mi spacca la faccia, non dire niente, è un segreto nostro” (…)

I Ti toccava…

V Con le dita.

I Ma ti toccava con le dita esternamente o anche?

V Dentro.

I Dentro.

V Sì.

I E prima mi hai detto che ti face…, ti leccava anche la parte intima?

V Sì, è capitato.

I E lui? E tu cosa hai dovuto fare a lui?

V Lo stesso.

I Cambia, cambia un po’ la conformazione dell’organo, fammi, capiamoci bene.

V Mi faceva succhiarlo.

I Ah, ok.

V Due volte è capitato.

I Ah, non tutte le settimane come dicevi?

V No, di succhiarlo due volte, era toccarmi mi toccava sempre, appena ero da sola, mi toccava sempre.

I Come lo chiami l’organo genitale maschile tu?

V Pene.

I Pene, tu con il suo pene, oltre che a succhiarglielo due volte, cosa hai dovuto, hai dovuto fare qualcosa d’altro?

V No.

I Gli hai dovuto, non so, toccare?

V A parte con la bocca, lui mi teneva la testa anche.

I Ti teneva anche la testa, però mai hai dovuto toccarlo? Come faceva lui a, a eccitarsi?

V Eh, cominciava a toccare me.

I E si eccitava con quello?

V Sì.(…)

I E’ necessario, quindi mi hai detto appunto, da gennaio fino a tre settimane fa sia a casa sua che dopo quando è guarito ancora a casa tua, una volta la settimana, non su invito, ma telefonava lui, veniva su…

V “Fra dieci minuti sono da te”, a volte gli dicevo “ma io non sono a casa”, “allora domani ci vediamo però mi raccomando tranquilla”, quando mi diceva tranquilla, voleva dire che mi voleva vedere da sola, (…)

I Quindi due volte hai dovuto, vero che ti teneva per la testa…

V Per la testa.

I …hai dovuto prenderlo in bocca. Ti ricordi se in quelle due volte lui è, ha eiaculato?

V No, no.(…)

I Ma non in bocca, ma magari fuori?

V Fuori boh, non so.

I Lui aveva l’erezione?

V Sì.

I Quindi comunque ti metteva dentro le mani nei pantaloni, ma spogliarsi, lui si spogliava?

V Apriva i pantaloni.

I E basta?

V Sì, tirava un po’ giù.

I Sempre sul divano?

V Sul divano. (…) mi diceva “non vedo l’ora di andare nel tuo lettone con te, però è un segreto nostro, eh, non dire alla dottoressa, non dire al tuo fidanzato, non dire a nessuno, è un segreto nostro”, mi diceva sempre.(…)

I Quindi due volte l’hai preso in bocca e lui invece tutte le volte ti toccava sotto i vestiti, il seno, la…

V La vagina.

I …la vagina, ti metteva…

V Le dita.

I …le dita, immagino che quando ti toccava, parli di una, una masturbazione?

V Sì, io non mi, non sentivo nessuno piacere.(…)

I E lui ti ha chiesto più volte di avere rapporti sessuali e tu hai preso un sacco di…

V Scuse.

I …scuse, me le hai raccontate prima “sta arrivando mia figlia, sta arrivando il mio compagno, eccetera, eccetera” e allora lui…

V Lui si fermava lì.

I Si fermava lì.

V Ah, mi controllava sempre se avevo la porta a chiave, chiusa a chiave con le chiavi dietro.

I Lui controllava?

V Controllava perché aveva paura che il mio fidanzato arrivasse all’improvviso, aveva una paura di lui, ha detto “mi spacca la faccia se ci becca così”, (…)

I Ok, oltre a quelli che abbiamo già detto, questa situazione la conosce chi?

V Mio, mio fidanzato, la dottoressa, mia figlia.

I La dottoressa quale?

V __________.

I Sì, tua figlia?

V Mia figlia e basta e il dr. __________.

I Ok.

V E la, la __________, la, la infermiera del ____, la, la __________ che è l’infermiera della dottoressa?

I Di lei?

V Sì, praticamente i dottori e la famiglia più…

I Ok.(…)

I Sì, quando tu dici che hai dovuto prenderlo in bocca, mi puoi spiegare come andava, cioè, te lo chiedeva?

V No, si sbottonava…(…)e dopo mi prendeva la testa e mi faceva fare avanti e in…

I Ma tu, sì, tu eri?

V Ero seduta a fianco. (…) dato c’abbiamo nel divano un portacenere così, sai quelli del bar che si schiaccia. (…) Lo spostava sempre per stare vicino a me.

I Ok, quindi la testa e, la teneva, ti teneva la testa per tutto il tempo?

V Sì.

I (…) all’inizio hai detto che lui ti faceva spogliare.

V Eh, mi, mi tirava su, slacciava il reggiseno, mi, mi sbottonava, tirava giù, faceva lui.

I Ok, ma spogliata proprio tutta?

V Nuda, nuda, no. (…)

I E lui anche?

V Lui anche.

I Baciarti con la lingua, è successo una volta sola o più volte?

V No, sempre.(…)

…OMISSIS…”

(AI 9).

3.1.2. Dichiarazioni di compagno e figlia della ACPR 1

Il 4 e 5 aprile 2017 la Polizia ha proceduto a verbalizzare __________ e __________, rispettivamente compagno e figlia della vittima.

__________ ha dichiarato di frequentare la ACPR 1 dal febbraio 2016, e di essere stato sin da subito a conoscenza del fatto che la donna avesse quale curatore generale il sig. IM 1. Già durante i primi giorni della loro relazione, la ACPR 1 gli avrebbe riportato di un episodio a sfondo sessuale avvenuto con l’imputato:

" (…) il signor IM 1, le aveva chiesto “com’è baciare con il piercing?” lei aveva un piercing sulla lingua che poi io le ho fatto togliere…e poi senza dirle niente gli aveva infilato la lingua in bocca e l’aveva baciata con la lingua. (…) ACPR 1 mi aveva detto di aver raccontato questa cosa del bacio alla sua psicologa, non so il nome, alla sua infermiera __________ e anche a sua figlia __________, ma che nessuno le aveva creduto.

Io ero rimasto molto scioccato e arrabbiato (…) volevo prenderlo sul fatto. (…) gli avrei fatto un culo così…scusi l’espressione. (…) mi aveva detto che la volta prima le aveva fatto un massaggio alle spalle sotto alla maglietta e la volta successiva vi era stato questo bacio con la lingua. (…) stava male, era…impaurita (…) La prima volta che l’ho incontrato di persona, mi era sembrato una persona gentilissima (…) mi aveva detto che io non potevo restare lì con ACPR 1 per più di due giorni alla settimana (…) per via del permesso di soggiorno e del fatto che ognuno ha il suo appartamento. Lui è quello che sa le leggi…quindi non abbiamo chiesto altro. (…) stavamo comunque sempre insieme (…) senza dirlo a lui. (…) si è sempre comportato in maniera gentile con me (…) Un giorno, forse due mesi dopo che mi ero messo con ACPR 1 (…) avevo deciso di salire perché ci stava mettendo troppo tempo (…) ho provato ad aprire ma era chiusa a chiave (…) ci hanno messo un po’ ad aprire… (…) un paio di minuti (…) non ho notato niente di strano (…) ho “sgridato” ACPR 1 dicendole che se lasciava la chiave nella porta e chiudeva a chiave, come facevo a prenderlo sul fatto e a proteggerla? (…)

In un’altra circostanza, sempre dopo aver controllato da sotto, (…) quando IM 1 arrivava e quando andava via, sono subito salito (…) L’avevo trovata come se aveva appena visto un fantasma. (…) bianca…spaventatissima. Le ho chiesto cosa le era successo e lei mi aveva detto che non stava tanto bene. (…) Le ho chiesto arrabbiato “ti tocca? Ti fa qualcosa?” (…) mi ha giurato di no sulla testa di sua figlia. (…) mi sono tranquillizzato un pochino… (…) Le volte successive vedevo sempre di essere presente in casa di ACPR 1 (…) Finché un giorno, io ero lì con lei, (…) lui aveva parlato un po’ con me chiedendomi (…) come stavo (…) e poi ad un certo momento aveva cambiato tono e mi aveva detto “devo parlare un po’ con la ACPR 1 da solo, esca” poi mi ha fatto segno con la mano in direzione della porta…con un tono…quasi con cattiveria e mi ha detto ancora “esca, esca!” Io non ho detto niente, è lui che comanda, è lui il tutore, cosa potevo dire? Allora sono uscito. (…) Quando sono tornato su, non ho notato niente di strano e ACPR 1 mi aveva detto che era tutto a posto. Da quel giorno (…) ho evitato di farmi trovare ancora in casa, perché non volevo che IM 1 mi buttasse fuori (…) Però ACPR 1 mi continuava a dire “stai qui, stai qui con me” era strana…io non capivo niente (…) vi erano delle volte che per restare comunque in casa (…) stavo in camera da letto fingendomi malato. (…) non mi fidavo (…) Lui immancabilmente arrivava quando io non ero in casa.

(…) ho saputo cosa le era successo in un’occasione in cui ACPR 1 era andata dalla sua psicologa (…) io e sua figlia __________, dovevamo andare con lei dalla psicologa (…) le ho chiesto cosa stava succedendo e poi le ho detto “è il IM 1?” poi io le ho detto “cos’è successo? Ti ha molestata ancora” e lei mi ha risposto di sì e che era tutto l’anno che la molestava. Lì per me è stata la devastazione, mi è caduto addosso tutto (…) sono tre settimane che sono in aria. Io ero lì solo per proteggerla e non mi ha detto niente. (…) aveva paura (…) che andavo a picchiarlo e finivo in prigione. (…) mi ha giurato sulla figlia e il fratello, che erano lì con noi, che IM 1 l’aveva solo toccata sotto i vestiti, baciata con la lingua e toccata nelle zone intime con la mano. (…) a lei non piaceva (…) le ho anche detto (…) che se fosse successo altro tra lei e IM 1, io me ne sarei andato (…) ho perso 10 kg in tre settimane (…) Dal momento che io ho saputo lei ha iniziato a manifestare questo terrore nei confronti di IM 1. (…) una sera (…) abbiamo fatto un brindisi ad una nuova vita (…) che mi aveva raccontato tutta la verità (…) ha iniziato a sentirsi che le girava la testa (…) e mi ha raccontato tutto (…) c’era stato del sesso orale reciproco (…) ma non si era mai arrivati ad un rapporto completo. Io le ho chiesto se lei voleva e mi aveva detto di no, che era lui che le prendeva la testa e la obbligava, lei mi ha detto che ha sempre fatto il gesto di togliere la mano…aveva paura di reagire. (…) sono impazzito (…) le ho sputato in faccia (…) non volevo più saperne di lei (…) pian pianino mi hanno convinto (…) per farmi capire che era davvero la psicologa che le aveva detto di non raccontarmi i dettagli (…) ci siamo chiariti. Le ho chiesto scusa per il mio gesto (…) è tornata a stare da me.”

(AI 18).

__________ (__________, __________), dopo aver brevemente raccontato la sua situazione personale, ovvero di vivere con __________, e di essere ben consapevole della depressione di cui soffre la madre da anni, compresi gli episodi suicidali, ha riferito, per quanto di sua conoscenza, ciò che sarebbe avvenuto tra IM 1 e la madre:

" (…) Ultimamente ricordo che accadeva anche che la chiamava 10 minuti prima e le diceva “guarda passo da te”. (…) mia mamma gli aveva risposto di non venire perché doveva uscire con me. Questa non era la verità, non dovevamo uscire (…) negli ultimi due mesi circa, voleva passare da mia mamma tutte le settimane. (…) Ai tempi, quando gli avevo chiesto aiuto perché la mamma stava male, la vedeva sì e no un paio di volte al mese. Ora che sta meglio la vuole vedere tutte le settimane? A me sembrava una cosa un po’ stupida e senza senso. (…) mi è venuto in mente di chiedere alla mamma di farsi dare da IM 1 la fatturazione delle sue visite. (…) vengono detratte da quello che la mamma percepisce dall’AI (…) è lui che gestisce i soldi (…) Mia mamma però non gliel’ha mai chiesto (…) penso che fosse per paura che non chiedeva. (…)

L’anno scorso, non so se prima o dopo l’estate, mia mamma mi aveva raccontato che lui aveva provato a baciarla. Io non sapendo cosa fare l’avevo indirizzata verso la sua psicologa e la sua infermiera di riferimento. Loro erano le persone che potevano aiutarla (…) Non ricordo il nome (…) Ne ha cambiate diverse (…) L’infermiera invece è __________ (…) mi aveva detto che lo avrebbe fatto. Io in seguito non ho sentito più niente al riguardo e pensavo che la questione fosse risolta (…) Due settimane fa circa, la mamma era andata dalla sua psicologa, quando è uscita mi ha telefonato dicendomi che voleva parlarmi di una cosa grave che le era capitata. Voleva parlare con me e con mio zio __________ (…) ha iniziato a raccontarci cosa era successa. Ci ha detto che IM 1 l’aveva baciata, le aveva fatto i massaggi e che l’aveva toccata. Non ha aggiunto altri dettagli. (…) era molto a disagio (…) aveva paura di lui e aveva anche paura di non essere creduta. (…) ero talmente scioccata (…) era presente anche il suo moroso __________ (…) ha reagito non molto bene alla cosa (…) ci aveva poi spiegato che (…) la dottoressa __________ (…) l’avrebbe aiutata (…) per denunciare i fatti (…) ho poi capito allora il perché del suo comportamento degli ultimi mesi. (…) non è facile gestire le emozioni che emergono da una cosa del genere. (…) inizierò anch’io ad essere seguita da una psicologa (…) Per quanto riguarda IM 1, è da quando la mamma ci ha raccontato i fatti che non lo vuole più sentire e vedere. So però che continua a telefonarle. Da allora chiama anche me quasi tutti i giorni, tre volte almeno, solo oggi non ha chiamato. (…)”

(AI 18).

3.2. Circostanze dell’arresto (12.04.2017)

Con mandato di accompagnamento coattivo del 10 aprile 2017, la PP PP 1 ha ordinato alla Polizia di procedere all’interrogatorio di IM 1 in veste di imputato per i reati di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e sfruttamento dello stato di bisogno, il 12 aprile 2017 (AI 12). Dal rapporto di arresto provvisorio (AI 18), emerge che:

" IM 1 è stato interrogato ed ha fornito una parziale ammissione dei fatti. Ammetteva di aver baciato con la lingua la sua pupilla, di averla toccata al seno e masturbata in vagina, nonché ammetteva di aver ricevuto un coito orale. L’imputato non ha saputo spiegare il suo agito. A suo modo ha cercato di sostenere di aver voluto rispondere al bisogno di affetto della donna o, è il caso del coito orale, ha scaricato ogni responsabilità cercando di sostenere come fosse la donna ad aver voluto praticare questo atto sessuale.”

Allegato al rapporto di arresto figura il primo verbale di Polizia dell’imputato, che così descrive le circostanze dell’arresto:

" Alle ore 07:45 circa, gli interroganti (…) hanno eseguito il mio fermo sulla strada cantonale in territorio di __________ (…) mi sono stati mostrati gli ordini subito ho identificato in ACPR 1 (…) il motivo del mio fermo. Arrivati al mio domicilio vi era unicamente mia moglie (…) A mia moglie ho subito spiegato che la Polizia si trovava in casa nostra perché vi era stato un problema con una mia curatelata, ACPR 1. A mia moglie ho anche spiegato che con questa donna vi erano state delle coccole e dei baci. (…) è stata eseguita la perquisizione degli spazi (…) la mia abitazione e le mie automobili (…) è stato attivato, quale difensore d’ufficio, il qui presente avv. __________.”

(allegato 1 ad AI 18).

3.3. Le dichiarazioni dell’imputato

3.3.1. Rapporto tra IM 1 e ACPR 1

IM 1, interrogato per la prima volta dinanzi al magistrato inquirente il giorno seguente al suo arresto (13 aprile 2017), ha così descritto come nacque il suo rapporto con la ACPR 1, la conoscenza da parte sua dei trascorsi della donna, come pure la personalità di quest’ultima secondo il suo parere:

" (…) non la conoscevo prima di assumere il mandato.

(…) con risoluzione del 10 maggio 2012 della (…) ARP __________ di __________, (…) sono stato nominato curatore generale di ACPR

  1. Mi viene quindi chiesto di descriverne i motivi (…)

R.: si trattava di una persona con difficoltà di amministrarsi, (…) bollette e quant’altro, poi di problemi di relazione soprattutto dovuti ai rapporti che aveva con l’ex marito che (…) l’avevano portata ad una condanna per monete false. Io l’avevo accompagnata ai verbali e (…) seguita (…) della procedura di divorzio con il marito.

ADR che io penso che la decisione di nominare un curatore per ACPR 1 fosse causato da un ricovero per uno scompenso psichico (…)

La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 era reduce da un ricovero presso la clinica di __________ a seguito di un episodio di abuso da parte del custode del Palazzo.

R.: ora che me lo dice la verbalizzante effettivamente ricordo. (…) si trattava di qualcosa che era successo in lavanderia, ACPR 1 mi aveva raccontato che era stata costretta a subire un rapporto da quest’uomo. (…)

Questo episodio ACPR 1 me l’aveva raccontato poco dopo la mia nomina. (…) mi appariva sofferente. Non so se abbia avuto un seguito penale. (…) non avevo motivi per non credere che fosse accaduto. Mi sembrava sincera, non era delirante.

(…) io ero stato contattato dall’ARP per la nomina. Mi era stato spiegato che era una persona che aveva bisogno di essere seguita in modo assiduo, che non aveva avuto un sostegno in precedenza. Mi avevano spiegato che vi era un problema psichico, di tipo depressivo. (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che ACPR 1 era stata ricoverata nel 2007 per un tentato suicidio.

R.: non lo sapevo, mi ricordo solo che in occasione di quando sono intervenuto con il fratello nel 2015 a casa sua, mi aveva spiegato che assolutamente avrebbe dovuto essere ricoverata (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che anche in quell’occasione vi era stato un problema che l’aveva portata a tentare il suicidio, in relazione ai problemi di coppia che aveva con il marito.

R.. ne prendo atto.

ADR che io ero al corrente dei problemi fra ACPR 1 con il marito. Secondo me ACPR 1 era succube del marito, lui era proprio “un padre e padrone”. Lei dipendeva da lui. (…) si attacca molto facilmente alle persone. Questo l’ho constatato già solo da quando l’ho seguita vedendo che ha avuto tre o quattro compagni, affezionandosi molto con poi esiti negativi. (…)

La rete intorno a ACPR 1 era composta da un’infermiera dello __________ e da una psichiatra e poi da me. Vi erano dei contatti tra di noi. Non vi erano riunioni con l’ARP, riceveva i miei rapporti.

Gli incontri con la rete, quindi tra me e la psichiatra e l’infermiera, avvenivano personalmente circa ogni tre mesi. Avvenivano a , presso l’. Eventuali comunicazioni o segnalazioni che riguardassero ACPR 1, non avvenivano via e-mail, ma piuttosto telefonicamente. (…)

Mi viene chiesto di precisare a quanto ammontava lo spillatico mensile e se ci sono mai stati problemi finanziari.

R.: ACPR 1 aveva CHF 1'000.- al mese che riceveva tutti. Non ci sono mai stati problemi finanziari. Riuscivo a gestire bene le sue entrate, per cui anche se mi chiedeva qualche extra come andare in __________ o andare dal parrucchiere potevo concederglielo. (…) non ha risparmi. (…)

Mi viene chiesto se ci sono stati dei cambiamenti tra prima e dopo il mio pensionamento nella modalità in cui strutturavo gli incontri.

R.: rispondo che a parte il fatto che non avevo più l’ufficio e che quindi mi dovevo recare al domicilio, le modalità erano le stesse.

Mi viene chiesto quando ho iniziato a recarmi a casa di ACPR 1 (…)

R.: reputo di aver iniziato a recarmi al domicilio di ACPR 1 a partire dal mio pensionamento.

Mi viene chiesto di descrivere ACPR 1.

R.: è una persona che alterna momenti di sofferenza a momenti in cui è sorridente, quasi solare quando sta bene. È una persona gentilissima, non ha un vocabolario scurrile. Forse la caratteristica principale di ACPR 1 è la gentilezza.

ADR che quando ACPR 1 cade in depressione, cosa che ho già notato, si chiude a riccio. Diventa più rallentata nei movimenti, diventa taciturna bisogna tirarle fuori le cose con le pinze. Altrimenti, è loquace, anche se non è una chiacchierona. Parla volentieri soprattutto delle cose che le interessano, per esempio la cucina perché le piace cucinare, oppure delle vacanze. Mi parla volentieri della figlia che finalmente ha un lavoro.

(…) ADR che sono al corrente e me ne sono accorto che ACPR 1 ha un lieve ritardo mentale. Si vede.

(…) ADR che posso dire che un’altra caratteristica di ACPR 1 è l’aver bisogno dell’affetto delle persone, come una spugna che assorbe. E questo lo fa per sentirsi bene, almeno questa è la mia interpretazione, ACPR 1 ha soddisfazione se vede che viene considerata, che ci si preoccupa per lei e che si condividono con lei le cose, che ci si interessa a lei.

Mi viene chiesto se ACPR 1 quando non sta bene ed è depressa, se va in panico e ha paura, e io rispondo di sì, è una di quelle persone che ha paura di tutto. Nel quotidiano, può andare in panico a dipendenze delle cose che deve affrontare e di come sta.(…) ADR che quando anche sta bene, se succede qualcosa nella quotidianità che la tocca da vicino e che non è una bagatella, va in panico. (…)

escludendo il disgraziato periodo, credo che ACPR 1 mi stimasse e si fidasse specialmente di me. Mi considerava una persona importante e buona, e che l’ho aiutata. Io ritengo oltretutto che ACPR 1 non mi vuole male. (…) ho approfittato di una disponibilità di ACPR 1 nei contatti sessuali. ADR che con disponibilità intendo che ACPR 1 non mi ha palesato un rifiuto con uno spintone, dicendo semplicemente allontanati. Mi viene chiesto se penso che ACPR 1 con la sua situazione e che ho descritto prima, fosse in grado di palesare un rifiuto di fronte a me, e io rispondo che la verbalizzante ha ragione. Probabilmente è vero che ACPR 1 non era in grado di opporsi fermamente, però quello che io percepivo è che lei avesse un gran piacere.”

(AI 22).

Agli atti figurano inoltre le copie dei rapporti morali (breve descrizione della vita della pupilla, es. soggiorno, salute, assistenza, finanze, obiettivi ecc.) redatti da IM 1 quale curatore di ACPR 1 per gli anni 2014, 2015 e 2016 (AI 23), all’attenzione dell’ARP, che li ha approvati.

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017, la PP, dopo aver ripercorso nel dettaglio la vita della ACPR 1, riassumendo i vari ricoveri e problematiche psichiche con tutte le relative sofferenze (v. pt. 1.2. CV ACPR 1), ha chiesto all’imputato di prendere posizione in merito a quanto sapesse di tutto ciò. Così il IM 1:

" E mi viene quindi chiesto se confermo che ero al corrente dei ricoveri patiti dalla vittima e le motivazioni.

R.: si lo confermo.

(…) sapevo quand’anche non tutto nel dettaglio, delle sofferenze di ACPR 1, delle sue patologie. Concordo con quello che viene riportato, ero anche al corrente che prendeva medicamenti e sono molto dispiaciuto per il mio agire, proprio vista la mia situazione.

(…) Rispettivamente, mi vengono ricordate le mie ammissioni in merito allo stato psichico e di fragilità di ACPR 1, e al suo passato di persona abusata, verbale MP di data 13 aprile 2017, AI 22:(…)

R.: confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo anche che ACPR 1 spesso aveva paura rispettivamente andava in confusione anche su cose che in realtà avrebbe potuto risolvere da sola.”

(AI 70).

3.3.2. Del reato di coazione sessuale

Di seguito sono riportate le dichiarazioni dell’imputato, in primo luogo in generale sugli atti sessuali praticati con la ACPR 1 e sulle sue emozioni, ed in secondo luogo i singoli episodi rimproverati a IM 1, così come poi riportati nell’AA.

a) In generale

L’imputato, come riportato dalla Polizia, ha da subito parzialmente ammesso i fatti. Di seguito le sue primissime dichiarazioni, ove ha descritto in maniera generale i contatti di natura sessuale avuti con la ACPR 1, cominciati nel periodo in cui egli si infortunò sciando e la vide a casa sua, essendo impossibilitato a recarsi da lei come al solito, affermando di aver agito in tal modo e nel tempo senza un motivo particolare, di aver sempre percepito del piacere da parte della donna e di aver ricevuto un unico rapporto orale, e non due, come dichiarato da ACPR 1, su volontà della stessa, la quale in quell’occasione avrebbe affermato, guardando il suo pene, “adesso questo deve entrare nella mia bocca”, e negando di avergliene compiuti a sua volta (dichiarazione, quest’ultima, poi, ritrattata):

" (…) __________ ho avuto un grave incidente sciando, __________. (…) per altre 7 settimane praticamente non potevo spostarmi se non per piccoli passi (…) ACPR 1 si è mostrata molto preoccupata (…) le ho detto che se voleva vedermi poteva passare a casa mia. (…) verso il 20 di febbraio (…) ci siamo scambiati un bacio con la lingua. Ho abbracciato io ACPR 1 e poi ci siamo baciati, senza nessuna forzatura. Ci siamo poi lasciati, ACPR 1 era poi partita sorridendo, augurandomi di guarire (…) sono stato io ad abbracciarla e baciarla. Ho preso io l’iniziativa (…) dopo quell’episodio io l’avrò rivista (…) in aprile 2016 o lì attorno . (…) al suo domicilio (…) Da lì si sono verificati diversi episodi dove dopo aver discusso di questioni relative ai suoi bisogni, dopo magari aver bevuto un caffè, io…sentite io vi racconto quello che è successo…

è successo che io circa una volta al mese invitavo ACPR 1…l’abbracciavo e poi passavo a dei palpeggiamenti senza però mai arrivare ad un rapporto completo. Solo una volta ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. Devo dire che pur vergognandomi e sentendomi in colpa, tenuto conto della mia professione, dei miei studi, del fatto di essere una persona conosciuta e apprezzata, ribadisco che non vi è mai stata violenza, coercizione, ricatti…non è che dicevo se non vuoi non ti do i soldi del mese…ci mancherebbe. Perché sia capitato ancora oggi faccio fatica a spiegarmelo, (…) non ho mai avuto alcun tipo di comportamento scorretto (…) nella mia attività, sia lavorativa che privata. Io non ho più importunato ACPR 1 e stavo già meditando di lasciare l’incarico perché…comunque non è corretto quello che è capitato, anche se devo sottolineare, che da parte di ACPR 1 vi fosse un piacere a questi incontri…era sempre sorridente con me, non ha mai pianto, mi accoglieva volentieri a casa… c’è sempre stato rispetto in questo senso. (…) mi sembrava che lei ci tenesse…ecco (…) ad avere un’intimità, una relazione affettiva con me. Se lei mi avesse detto “no cosa fai?!” io…avrei smesso. (…) mi vergogno profondamente (…) So che era sbagliato. (…) Succedeva circa una volta al mese. La seconda volta che è successo qualcosa è stato nell’incontro di aprile (…) l’ultima volta che è successo qualcosa penso fosse febbraio 2017. (…) Di regola ci si sentiva telefonicamente e si stabiliva l’eventuale incontro. (…) posso aver fatto al massimo due incontri al mese.

Mi viene chiesto di spiegare i toccamenti ed i contatti sessuali (…) Baci con la lingua…specialmente baci. Poi carezze al seno e nella sua parte intima, il tutto senza penetrazione (pene/vagina). Ripeto solo in un caso ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. ACPR 1 me lo aveva chiesto espressamente. Al di là di tutto ciò che è sbagliato, ho sempre avuto l’impressione che ACPR 1 volesse questo tipo di relazione che io non ho mai imposto (…) i toccamenti e le carezze al seno e alla vagina avvenivano sotto ai vestiti. (…)

Mi viene chiesto di spiegare un episodio che ricordo dall’inizio alla fine.

Allora io sono arrivato da lei, lei mi ha accolto come sempre, sorridente, mi ha consegnato la fattura del telefono e la rata dell’assicurazione auto, che la pago ogni tre mesi. Dopo di che mi ha offerto il caffè, che abbiamo bevuto sul divano di casa sua. Io l’ho avvicinata, le ho messo la mano sulla spalla, l’ho abbracciata. Lei si è subito avvicinata per farsi baciare e dopo diversi baci le ho abbassato la cerniera della tuta, era una tuta intera, le ho accarezzato i seni ed in fine la vagina senza spogliarla completamente. ACPR 1 mi baciava i modo sempre più appassionato… (…) non aveva il reggiseno in quell’occasione (…) era più che disponibile e questo probabilmente è quello che mi ha fregato ancora di più. (…) dopo i toccamenti abbiamo smesso e poi io me ne sono andato. Il tutto, inteso contatti sessuali, saranno durati un 10 minuti.

Mi viene chiesto se oltre ai toccamenti vi sono stati dei leccamenti.

Da parte mia? No, assolutamente no. Baci, carezze ma non leccamenti. (…) l’episodio appena descritto lo colloco dopo le vacanze estive, quindi da settembre 2016 in poi. (…) Ci sono i baci con la lingua e poi in alcune occasioni le ho baciato il seno. Non l’ho mai baciata altrove. (…) Quando eravamo soli succedeva sempre. Vorrei dire che non andavo da lei solo per questo, alcune volte non è successo niente (…) Ho sbagliato a dire così, è anche successo di essere soli e non fare niente. (…) se devo fare una stima delle volte in cui è successo (…) almeno una decina di volte. (…)

Mi viene chiesto di spiegare l’episodio in cui vi è stata la richiesta di ACPR 1 di farmi un rapporto orale.

Allora era in occasione di questi incontri (…) ACPR 1 mi ha messo una mano sul pene e mi ha detto “adesso questo deve entrare nella mia bocca” e poi mi ha detto che lei è golosa dello sperma. La storia della golosità dello sperma era già uscita quando la psichiatra dottoressa __________, le aveva detto di aver scoperto il suo consumo di cocaina. ACPR 1 lì aveva chiesto sia alla dottoressa che poi in seguito a me…mi diceva…”mi fanno gli esami ma io so che non ho consumato cocaina, non è che può risultare anche dallo sperma?” io le ho chiesto perché mi diceva questo e lei mi rispondeva che aveva dei rapporti con un consumatore. Di fatto non le avevo saputo rispondere. ACPR 1 è una persona che…adesso no, ha una relazione stabile, ma prima aveva molte relazioni occasionali. (…) Eravamo sul divano, dopo i toccamenti e i baci ACPR 1 mi ha abbassato i pantaloni e le mutande e mi ha preso il pene in mano. Poi mi ha detto quello che ho detto poco fa e poi ha messo il mio pene in bocca. Eravamo seduti, io non ho fatto niente e l’ho lasciata fare. Io ho avuto un’eiaculazione nella bocca di ACPR 1. Non è successo nient’altro dopo. Abbiamo bevuto un altro caffè e poi io me ne sono andato (…) questo episodio io lo metto a maggio 2016 (…) prima delle vacanze estive. (…) non volevo arrivare a tanto…non ho mai voluto avere un rapporto sessuale completo con ACPR 1. (…) Quando io prendevo l’ascensore e scendevo __________ dove abitava…stavo male…ma era diventata come…non una dipendenza ma una sorta di attrazione… però poi stavo male, poi ovviamente stavo ancora più male quando arrivavo a casa e vedevo moglie e figlio…figlio che adora suo padre.

(…) ACPR 1 la toccavo in vagina con le dita, come mi dicono gli interroganti, ammetto che la masturbavo. (…) ACPR 1 ha parlato di due episodi di sesso orale da lei praticati a me (…) No. È successo una volta sola (…) ACPR 1 non ha mai approfittato di questa situazione, ad esempio dicendomi “dammi dei soldi in più”. (…) Ho sempre preso io l’iniziativa. (…) Mi viene chiesto se ho raggiunto l’orgasmo anche in altre occasioni, oltre a quella già riferita. No. Mi viene chiesto come mi soddisfacevo sessualmente. Non mi soddisfacevo… probabilmente avevo anche un freno interiore…come detto dopo non è che mi sentivo bene.

(…) Mi viene chiesto se è capitato che ACPR 1 mi dicesse, mentre ero da lei, che aspettava qualcuno in visita.

Mhh… no magari mi diceva che il suo compagno era andato fuori a fare la spesa. A volte lui era in casa (…) Mi è successo anche di dire a questo compagno di uscire un attimo di casa perché dovevo parlare con lei della contabilità. (…) Avevo detto anche a questo uomo di non stabilirsi 7 giorni su 7 a casa di ACPR 1 per non creare ulteriori problemi per via di questo permesso B pendente. In sostanza gli dicevo di non stare sempre lì perché sarebbe stato fuori posto rispetto agli enti che danno ad entrambi le rendite. Lui è in assistenza.

Mi viene chiesto se nel lasso di tempo, mezz’ora/un’ora, in cui restavo da ACPR 1 erano compresi gli atti sessuali.

Sì. Sostanzialmente poi il tempo (…) lo fatturavo alla ARP. D’intesa con il mio avvocato dico sin da subito che è mia intenzione rinunciare a malincuore a tutti i mandati e per quel che concerne ACPR 1 rinuncio alla mercede per il 2017.

(…) Mi viene chiesto se so quali medicamenti prende (…) Ah non lo so. So che ne prende (…) fatti dallo psicosociale (…) Mi viene chiesto se ACPR 1 ha avuto altri problemi (…) abusi sessuali. Lei mi ha sempre detto che era stata abusata quando è rimasta incinta della figlia (…) Mi viene chiesto se sono al corrente di avvenimenti in cui ACPR 1 ha cercato di farsi del male. L’unico che si può presupporre è quando abbiamo forzato la porta del suo appartamento. (…)

Mi viene chiesto se non ho mai avuto paura che ACPR 1 potesse raccontare questa cosa a qualcuno. Sì, ho avuto paura tant’è che a ACPR 1 avevo detto che la cosa doveva restare segreta tra di noi. È anche per questo che volevo interrompere tutta questa storia e quindi lasciare il mandato.

Mi viene chiesto per quale motivo, secondo me, ACPR 1 ha raccontato questa cosa.

Ci sono più varianti. Una è che si sia consolidata la relazione con il suo compagno, che a dire di lei è super geloso. Una seconda interpretazione è che anche a lei non andava più questa cosa e si è sfogata con la sua psichiatra. Dico così perché secondo me, secondo una mia sensazione lei si è sicuramente confidata con la psichiatra. Quando poi ho telefonato alla dottoressa __________ e mi ha detto che non voleva essere disturbata ho pensato che vi fosse un problema di questo tipo. Sono convinto che ACPR 1 non mi voglia del male ne…perché a di là di questo increscioso periodo, modestamente credo di aver dato un buon aiuto, supporto e sostegno a questa donna. (…)

…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

A fine verbale l’imputato è stato dunque confrontato con le prime risultanze dell’inchiesta, in particolare con le dichiarazioni della ACPR 1:

" Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di essere stata da me toccata sul seno e nelle parti intime (…)

Sì corrisponde al vero (…) ha dichiarato di essere stata da me leccata nelle parti intime (…) Assolutamente no. (…) di avermi dovuto toccare nelle parti intime (…) No…ha voluto. (…) di essere stata costretta ad effettuarmi un rapporto orale in due occasioni (…) No. C’è stato un unico rapporto orale così come già descritto, senza nessuna costrizione da parte mia. Ho detto che non voglio raccontare frottole ma non posso prendermi nemmeno accuse che non sono veritiere. (…) ho sempre preso io l’iniziativa salvo per rispetto al rapporto orale praticatomi da ACPR 1 e meglio in quest’occasione è stata lei a volerlo fare.

(…) Mi viene chiesto se ho altro da aggiungere.

Se si può aggiungere posso dire che…sgomento per quello che è successo e mi dispiace…mi dispiace per la mia famiglia e per la mia persona perché in 40 anni di lavoro sociale, non ho mai avuto problemi con la giustizia o chicchessia. Evidentemente da subito rinuncio a tutti i mandati che sono in essere anche se a malincuore, specialmente per quelle persone che hanno un buon rapporto con il sottoscritto e confidano nel mio operato (…) Sono veramente amareggiato, ma questa incresciosa situazione mi permette di liberarmi da un peso che non riuscivo più a sopportare. Infatti volendo diminuire anche un po’ la mia attività avevo già pensato di chiedere di rinunciare ad un paio di mandati compreso (…) ACPR 1.”

(allegato 1 ad AI 18).

Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi la PP PP 1 il 13 aprile 2017, IM 1 ha potuto ripercorrere i fatti già sopra descritti, apportando ulteriori precisazioni. In particolare, con riferimento al primo episodio in cui egli la approcciò, chiedendole di poterle fare un massaggio per alleviare il mal di schiena, egli ha ammesso essersi trattato di un test, nella speranza di poter soddisfare la voglia sessuale in lui scatenatasi mesi prima, da una domanda posta dalla donna, volta a sapere se fosse possibile risultare positivi al consumo di cocaina ingerendo dello sperma di un consumatore. IM 1 avrebbe risposto di non sapere, e, chiedendole il motivo di tale dubbio, ella avrebbe risposto di essere “golosa di sperma”, suscitando il desiderio dell’imputato:

" (…) Mi viene chiesto perché le ho fatto il massaggio, cosa volevo testare e io rispondo che volevo testare la reazione di ACPR 1, per vedere se accettava questo tipo di cose. (…) ACPR 1 era rigida. Lo era già prima, ma quando mi sono avvicinato si è irrigidita di più. (…) Mi viene chiesto se confermo che ACPR 1 non mi aveva detto che aveva male alla schiena, e io rispondo che effettivamente non me l’aveva detto. (…) il fatto di irrigidirsi di più cosa significava (…) significava che non le andava questo mio trattamento. (…) è successo a gennaio 2016. Mi viene ricordato come ACPR 1 era stata da poco dimessa dalla clinica per un tentato suicidio e quindi certamente era ben più fragile e bisognosa di quanto già normalmente. (…) Non so spiegare perché ho agito così su una persona che sapevo perfettamente che cosa aveva passato (…) in quel momento avevo una voglia sessuale verso ACPR 1, perché da quello che mi aveva raccontato penso fosse una donna passionale. (…) l’avevo dedotto da quando lei mi aveva chiesto in rapporto alla sua positività alla cocaina, se era possibile che potesse derivare dall’ingestione di sperma. Io le avevo detto che non lo sapevo chiedendole il perché mi diceva questo. Lei mi aveva risposto che era golosa di sperma.

ADR che questa frase ha iniziato a suscitare in me un desiderio di come potesse essere un contatto tra me e questa donna. Era il periodo in cui ACPR 1 andava dalla Dott. __________. Questa idea mi frullava per la testa quindi prima del suo ricovero a __________, dunque da diversi mesi.”

(AI 22).

Descrivendo il successivo incontro a casa sua, a seguito dell’infortunio, ove vi fu il primo bacio, IM 1 ha dichiarato:

" (…) Avevo notato che lei aveva un piercing sulla lingua e mi ricordo di averle detto “non mi è mai capitato di baciare una persona con un piercing con la lingua”. Mi sono poi avvicinato e l’ho baciata. ACPR 1 era stupita, abbiamo poi parlato ancora un attimo e poi è andata. (…) non si aspettava questo mio gesto e che probabilmente si è impaurita. Io avevo percepito che ACPR 1 si era irrigidita, ho percepito che c’era qualcosa che non andava ed è per questo che ho smesso. (…)

La verbalizzante mi chiede come mai ieri sera ho risposto che ACPR 1 era sorridente, e io rispondo che ieri non riuscivo ancora a buttar fuori la verità. (…) quando l’ho baciata non aveva il sorriso.”

(AI 22).

Alla contestazione in cui egli sarebbe di seguito passato quasi settimanalmente dalla donna per toccarla in vagina con le dita, masturbandola, leccandola e chiedendole di toccarlo, egli precisava che il tutto non avveniva ogni settimana, come dichiarato dalla ACPR 1, ma piuttosto due volte al mese. Ammetteva poi, dopo una prima reticenza, di averle fatto a sua volta un rapporto orale, e ridescriveva l’episodio in cui l’aveva invece ricevuto:

" (…) io segnavo sempre tutto, anche le visite finalizzate alle prestazioni sessuali con ACPR 1. (…) non tutte le volte succedeva qualcosa. A volte perché ero di fretta, a volte perché mi fermavo. (…) rientrando a casa mi veniva il pensiero che dovevo smettere, ma poi quando tornavo a casa di ACPR 1 mi riprendeva la voglia. Non era ACPR 1 a provocarmi. (…) Ammetto di averle baciato i seni, ma non ricordo di aver mai leccato ACPR 1 sulla vagina. (…) avevo la fantasia di avere un rapporto orale, di farlo per stuzzicarla e poi riceverlo. Mi viene chiesto se quindi io ho leccato ACPR 1 e io rispondo effettivamente sì, l’ho leccata una volta.

Mi viene chiesto se ACPR 1 ha praticato dei rapporti orali a me, e io rispondo che mi ricordo benissimo di un rapporto orale. Dopo vari palpeggiamenti, ACPR 1 tenendomi il membro mi ha detto “questo deve entrare nella mia bocca”. Adesso non so se la frase era un’affermazione oppure era una domanda. Eravamo sul divano e mi ricordo che lei era sdraiata mentre me lo praticava. Onestamente di un secondo rapporto orale io non me lo ricordo. (…) è corretto che mi sarebbe piaciuto andare nel “lettone” con lei (…) È pure corretto che io le avevo detto di non dire niente perché era un segreto nostro. (…) volevo fare sesso. Non l’ho fatto perché nella vita ci sono dei blocchi (…) avevo un blocco che non deriva dal fatto che avevo paura di essere scoperto, né che ho difficoltà con l’erezione. (…) mi sarei preso una pastiglia. (…) confermo di aver eiaculato nella bocca di ACPR 1, sono sicuro. (…) è corretto (…) che volevo la porta chiusa a chiave (…) che ACPR 1 mi diceva che sarebbe arrivata sua figlia o il suo compagno e io mi fermavo (…) avevo paura che arrivasse qualcuno (…).

(…) voglio dire che ACPR 1 non aveva desiderio di fare questo rapporto orale. È vero che io le tenevo la testa, era per incitarla e perché trattenere la testa di una donna nel mentre mi viene praticato un rapporto orale mi procura più eccitazione. (…) ACPR 1 (…) ha inghiottito. (…) Mi viene chiesto se ACPR 1 mi baciava in maniera appassionata e io rispondo che partecipava a questo bacio. I baci duravano anche 10 minuti. È chiaro che adesso mi rendo conto che il suo continuare era in realtà una costrizione, non potendo dire basta e non potendo tirarsi indietro per il ruolo che avevo io. (…) è corretto che i baci con la lingua avvenivano tutte le volte che eravamo soli. Anche i toccamenti capitavano quasi sempre (…) certamente due volte al mese (…) È corretto che lei mi toglieva la mano, e io invece gliela rimettevo. (…) è vero che ACPR 1 è andata a __________, me lo ha detto la sua psichiatra. Capisco che aveva paura.”

(AI 22).

Confrontato con le dichiarazioni della ACPR 1 ove ha descritto l’episodio in cui egli avrebbe cacciato di casa il suo compagno, IM 1 ha dichiarato:

" è vero che avevo fatto un po’ di tutto affinché vi fossero dei momenti di solitudine con ACPR 1. Non è però vero che io avevo cacciato __________ così (…) capisco che ACPR 1 potesse capire che tutto questo potesse dipendere da me e che io potessi avere un potere in questo senso. Ma preciso che non ho mai impiegato la questione del Controllo abitanti per far si che ACPR 1 allontanasse il compagno. (…) ACPR 1 non era in grado di dirmi di no, vista la dipendenza verso di me, aveva paura e io le ho fatto anche pressione, dicendole che “era un segreto tra di noi e che non doveva trapelare niente”. (…) ACPR 1 ha tentato di togliere la mia mano un paio di volte, ma poi però gliel’avevo rimessa. (…) non mi ha mai masturbato, mi ha sfiorato però il pene perché io le avevo preso la mano. (…) sono dispiaciuto di aver fatto questo male a ACPR 1, alla mia famiglia, a mio figlio e anche a me stesso.”

(AI 22).

Nel corso del successivo verbale 27 aprile 2017, la PP ha approfondito i sentimenti provati da IM 1 a quella data come pure tentato di far luce sul motivo che lo spinse ad abusare della ACPR 1, proponendo una serie di contestazioni inerenti al suo rapporto con la moglie o alle sue abitudini sessuali. Ancora in quest’occasione, come in quelle precedenti, l’imputato è sembrato più dispiaciuto per sé stesso, per la sua reputazione e la sua famiglia, che per la vittima:

“(…) ho riflettuto molto in questi giorni (…) al male che ho fatto a mio figlio __________, (…) a me stesso, a ACPR 1. (…) Ho incontrato il suo collega __________ in corridoio, persona che conoscevo e di cui avevo la stima e mi ha fatto male vederlo sapendo che lui abbia saputo quello che ho fatto (…) il mio matrimonio da fine 2015 era in crisi. Spesso mia moglie mi ha detto che non ero più l’uomo di prima, che non ero più brillante, che ero un pidocchio, che non volevo spendere. Io sono una persona che ricorda quanto mi riportava mio padre che quando camminava per Viale __________ voleva togliersi il cappello per salutare le persone e non per metterselo davanti al volto per la vergogna dei debiti. Mia moglie in questo ultimo periodo mi ha aggredito in maniera pesante (…) termini forti (…) fallito (…) pidocchio (…) vecchio stronzo. Queste frasi mi facevano stare malissimo (…) cattiveria peggiore che mi ha detto, è stata quando mi ha detto che l’unica cosa buona che ha fatto con me era nostro figlio __________ (…) di non credere che io avrei potuto tornare a casa e a vivere con lei e nostro figlio. (…) L’uomo che ero sul lavoro non riuscivo ad esserlo in casa (…) non ne ho mai parlato neanche con i miei amici (…)

La verbalizzante mi contesta che probabilmente io quando entravo a casa di ACPR 1, non stavo così male e che la spinta motrice di andare verso ACPR 1 era di dimostrare a me stesso che io ero un uomo e non un vecchio e io rispondo che è corretto.

Mi viene contestato che ACPR 1 non mi avrebbe mai detto che io ero un fallito, e io rispondo che effettivamente non me l’avrebbe mai detto. ACPR 1 era affettuosa, dolce, cosa che non era più mia moglie.

La verbalizzante mi ricorda come sostanzialmente io abbia dichiarato che mi era gradito come atto sessuale il rapporto orale su di me e come questo atto, cosa anche confermata da mia moglie, non era da quest’ultima più praticato. Mi ricorda la vergogna e la paura e la difficoltà di ACPR 1 nel riferire quanto da lei subito, sintomatica la circostanza che ACPR 1 non abbia parlato di aver ingoiato lo sperma. Mi invita quindi a riflettere sulla circostanza se siano successi in più occasioni questi rapporti orali o ancora un rapporto completo e non solo l’espressione del desiderio del medesimo.

R.: sinceramente io ribadisco che ricordo un solo rapporto orale, non ho ricordi di un secondo. Come ho già dichiarato mi sono frenato e non sono arrivato al rapporto completo, anche perché probabilmente l’avrei ottenuto. (…)”

(AI 48).

La PP PP 1 ha poi sottoposto a IM 1 una tabella excel riportante le telefonate in entrata ed in uscita dal suo telefono cellulare, rimarcando come la meno recente indicata fosse datata 31.3.2017 alla ACPR 1 (chiamata persa), e la successiva risultasse solo l’11.4.2017, giorno precedente al suo arresto. A domanda di sapere per quale motivo in questo intervallo di tempo non risultassero ulteriori telefonate sul suo cellulare, IM 1 ha risposto:

" perché abitualmente faccio pulizia del cellulare, lo faccio anche dal computer. (…) cancello gli SMS che non mi servono più, per esempio quelli di lavoro, fra i quali ci sono anche quelli di ACPR 1. Alcuni dovrebbero figurare ancora, altri li ho cancellati.”

(AI 48).

Su insistenza della magistrata, la quale ha elencato i diversi contatti telefonici riportatile dalla vittima, dalla figlia e dalla psichiatra, IM 1, inizialmente titubante come sopra, ha finalmente ammesso il vero motivo per cui aveva proceduto alla “pulizia” del suo cellulare:

" (…) avevo capito che il cerchio si stava chiudendo. (…) volevo chiedere a ACPR 1 cosa stava succedendo. Se le avessi parlato, le avrei chiesto di perdonarmi e di scusarmi. Io volevo chiederle scusa. (…) è chiaro che io chiamavo ACPR 1 perché volevo delle conferme. Io avevo paura che tutto capitasse quando ero in clinica. Ha ragione la verbalizzante che allora avrei dovuto costituirmi, ma non l’ho fatto.

ADR che le chiamate a ACPR 1 erano finalizzate ad avere la conferma che fosse stata inoltrata una denuncia nei miei confronti, anche se l’avevo comunque già capito dall’ultima chiamata della dottoressa. Io volevo scusarmi con ACPR 1.”

(AI 48).

Di nuovo sentito il 23 maggio 2017, prima di contestualizzare i singoli episodi, sui motivi e sui sentimenti da lui provati nel corso di quel periodo, IM 1 ha riferito:

" (…) ACPR 1 aveva ancora delle problematiche, lei era molto in ansia per il permesso.

Mi viene contestato che la problematica del permesso vi era già prima del 2016, e io rispondo che nel 2016 ACPR 1 era più in ansia.

La verbalizzante mi contesta che se volevo così bene a ACPR 1, non mi sarei comportato in questo modo e l’avrei protetta, e io rispondo che la verbalizzante ha ragione. Io avevo come il bisogno di sentire qualcuno dolce che puoi abbracciare, circostanza che mi era venuta a mancare a casa.

La verbalizzante mi contesta che io sono andato oltre con ACPR 1, spingendomi ad atti sessuali verso di lei e io rispondo che le cose sono precipitate. Concordo con la verbalizzante che era anche questione di sesso, anche perché ACPR 1 era disponibile.

La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 mi toglieva la mano quando la toccavo, cosa che significa che lei non era “disponibile” e io rispondo che era una mia impressione. Mi sembrava che poi fosse arrendevole. Non mi sentivo il violentatore di turno.

La verbalizzante mi ricorda che non necessariamente bisogna usare violenza per esercitare coercizione verso una persona a maggior ragione se questa persona ha problemi psichici, è fragile, non è in grado di badare a sé stessa, tanto che doveva essere seguita da un’infermiera, da uno psichiatra e da un curatore generale, persona che aveva tentato più volte il suicidio, tanto è che le dosi dei medicamenti non venivano lasciate a sua disposizione, ma erano preparate in dosette che venivano ritirate, persona che come mi è stato già contestato nel verbale dell’arresto, aveva paura di me, la mia attitudine l’aveva bloccata e che aveva tentato di togliermi la mano, ma io ogni volta la rimettevo.

R.: mi vergogno nel modo più incredibile, tenuto conto non solo del mio ruolo ma anche delle mie competenze professionali. ADR che convengo con la verbalizzante che con ACPR 1 ho esercitato una pressione. Dico alla verbalizzante che tutto è iniziato dalla questione che ACPR 1 era golosa di sperma.

La verbalizzante mi fa prendere atto che questo non ha nulla a che vedere con la dolcezza di cui ho riferito poc’anzi e che la mia risposta denota unicamente il mio bisogno di soddisfacimento sessuale. R.: è vero, ma non riesco a spiegarmi. Concordo con quello che dice la Procuratrice, ma io ho ancora oggi un sentimento buono verso ACPR 1, nel senso che mi dispiace tutto quello che le è capitato e quello che ho fatto io. In questo senso.

La verbalizzante mi contesta che io prima avevo parlato di dolcezza e di bisogno di affetto e che solo dopo è nato l’impulso sessuale, mentre io ora dico che tutto è iniziato dal fatto che ACPR 1 è golosa di sperma. R.: provo a spiegarmi. Già prima ero legato a ACPR 1, nel senso che ero legato a lei per il suo bisogno di appoggio e di essere rassicurata. E poi è nato l’impulso sessuale nei suoi confronti.

Mi viene chiesto come ho pensato di tradurre questo impulso sessuale nei confronti di ACPR 1. R.: ho iniziato a toccarla, a baciarla. (…)dapprima ho iniziato dicendole che ci conoscevamo da tanti anni e che potevano darci del “tu”. Poi la seconda volta che l’ho vista, ho iniziato ad abbracciarla e a baciarla. In quei momenti non ho sentito una grossa resistenza, sono sincero al 100%.

Mi viene chiesto quando ho iniziato a sentire una resistenza di ACPR 1. R.: quando cercava di trovare delle scuse per non vederci o per vederci solo lo stretto indispensabile.

Mi vengono contestate le mie dichiarazioni in occasione del verbale di arresto (pag. 21): (…) R.: confermo le mie precedenti dichiarazioni. Voglio dire che non ho valutato correttamente le sue resistenze. Nel senso che mi ero accorto che ACPR 1 era resistente, quindi confermo quanto ho dichiarato nel verbale di arresto, ma non volevo vederle, le ho prese alla leggera.

Voglio dire alla verbalizzante che mi dispiace per quello che è successo per la mia immagine, per la mia famiglia e per ACPR 1.

La verbalizzante mi dice che in realtà la mia immagine dovrebbe venire in secondo piano, e prima dovrei preoccuparmi di mio figlio e rispettivamente in secondo luogo della vittima.

R.: ha ragione la verbalizzante.

Il verbale viene sospeso alle ore 15:27 per permettermi di conferire con il mio difensore. Il verbale viene ripreso alle ore 15:37.

R.: mi scuso, sono andato un po’ in tilt. Ribadisco che è nato tutto dal primo giorno con il massaggio e avevo percepito che ACPR 1 era resistente. Ciò malgrado la volta successiva l’ho baciata sulla bocca con la lingua, e questo è capitato a casa mia.

ADR che con il massaggio io ho toccato le spalle fino alle scapole. Mi sono soffermato 5 minuti nel massaggiare. Questo massaggio era piacevole per me, in me si è risvegliata un’attenzione di tipo sessuale.

Mi viene chiesto perché quel giorno non sono andato oltre, e io rispondo che non lo so, forse perché al momento bastava così. Poi come detto, avevo i miei freni. Di seguito, io ho poi proposto a ACPR 1 di vederci a casa mia. Ho notato che ACPR 1 aveva un piercing sulla lingua e io le avevo chiesto com’era baciare con un piercing. Da lì c’è stato il primo bacio e la situazione è andata a cascata.

La verbalizzante mi contesta che nelle schede mercede io non ho marcato quando mi incontravo con ACPR 1 a casa mia, e io rispondo che questo incontro lo situo a febbraio o a inizio marzo. Mi viene chiesto perché non ho annotato che l’incontro è avvenuto a casa mia, e io rispondo che evidentemente non l’ho annotato perché non era il caso che l’incontro avvenisse a casa mia. (…)

Mi viene chiesto cosa è successo dopo.

R.: dopo un paio di volte di baci e carezze, ci sono stati i toccamenti sulle parti intime al domicilio di ACPR 1. Per intenderci io toccavo la vagina di ACPR 1, sotto le mutande, a pelle nuda, e infilavo le dite all’interno qualche volta. (…) preciso che quando ACPR 1 era indisposta, non vi erano i toccamenti sulla sua vagina. Preciso anche che se io toccavo la vagina di ACPR 1 sotto le mutande, infilavo anche le dita dentro.

ADR che credo che ACPR 1 mi abbia toccato solo in poche occasioni perché io avevo problemi di erezione e quindi non glielo chiedevo. In sostanza, anche quando io toccavo ACPR 1 io mi eccitavo ma il mio pene rimaneva un po’ molle. Non era completamente in erezione.

Mi viene chiesto con che frequenza avvenivano tutti questi toccamenti.

R.: non accadevano tutte le volte che vedevo ACPR 1, o perché c’era qualcuno in casa, o perché era indisposta, o perché io in quel momento non volevo, o meglio mi trattenevo. ADR che capitava quindi sicuramente una volta al mese. (…) io assicuro che ci sono state delle volte in cui anche quando mi trovavo da solo con ACPR 1 e non è successo niente. ADR che comunque le volte che mi trattenevo erano poche.

Mi viene chiesto quale è stata la reazione di ACPR 1 quando l’ho toccata nelle parti intime, e io rispondo che la prima volta ha tentato di togliere la mano e io l’avevo rimessa. Le altre volte lei era troppo spaventata per una qualche reazione.

Mi viene chiesto quanto è durata la masturbazione che io ho fatto a ACPR 1 con le dita. R.: un paio di minuti.

Mi viene chiesto se ho toccato i seni di ACPR 1. R.: si. Io andavo a toccare il seno nudo, spesso lei arrivava in pigiama e non aveva niente sotto. ADR che quindi per riassumere, quando succedevano gli atti sessuali con ACPR 1, succedeva sempre che io la baciavo con la lingua, le toccavo i seni e poi la masturbavo con le dita dentro la vagina.

Mi viene chiesto di precisare i rapporti orali. R.: io mi ricordo che ad un certo punto ACPR 1 aveva in mano il mio pene mezzo rigido, e ha detto “adesso questo deve andare nella mia bocca” e poi c’è stato il rapporto orale.

Mi viene chiesto se ACPR 1 si è mai dimostrata disinvolta nei rapporti. R.: rispondo di no.

Mi viene contestato quindi fatto prendere atto che appare assai inverosimile che se ACPR 1 ha mantenuto le resistenze, rispettivamente la paura così come espressa in audizione e già contestatemi che esordisca con una volontà da parte di ACPR 1 di praticarmi un rapporto orale. R.: io mi ricordo di questa frase, che era formulata in senso interrogativo.

Mi viene chiesto se sono sicuro di aver eiaculato nella bocca di ACPR 1. R.: sono sicuro, credo di aver eiaculato quasi subito. Non ho dovuto aiutarmi per eiaculare. ADR che il fatto di eiaculare in bocca di ACPR 1 era voluto, io non ho spostato il pene quando stavo per venire. ADR che con mia moglie è successo solo raramente che ci fossero rapporti orali, e di queste rare volte, occorreva ancora più di rado che io eiaculassi nella sua bocca.

Mi viene chiesto come ha reagito ACPR 1. R.: rispondo che ACPR 1 ha ingoiato. Io sono andato in bagno a pulirmi, il rapporto orale è avvenuto sul divano. Eravamo allungati / sdraiati sul divano, lei si è abbassata e io le ho tenuto la testa. Per me era un momento piacevole.

Mi viene chiesto se ACPR 1 ha detto qualcosa dopo che io ho eiaculato nella sua bocca. R.: no non ha detto niente. Io dopo sono andato in bagno e ACPR 1 è rimasta lì.

La verbalizzante mi contesta che i rapporti orali sono due. R.: non mi ricordo di questo secondo rapporto. Ribadisco che io non me lo ricordo.

MLaw __________ mi fa presente che unitamente all’Avv. RAAP 1 hanno incontrato la cliente e a precisa domanda ACPR 1 ha ribadito che non è mai successo che io ho eiaculato nella sua bocca. Mentre ha ribadito che i rapporti orali sono stati due e che non avrebbe mai proferito la frase “adesso questo deve andare nella mia bocca”, né sotto forma di domanda, né sottoforma di esclamazione.

R.: ne prendo atto. Ribadisco che la frase da ACPR 1 io l’ho sentita veramente, non l’ho sognata.

MLaw __________ mi fa inoltre presente che ACPR 1 a domanda dell’Avv. RAAP 1 ha risposto di non essere golosa di sperma, neppure con il suo compagno.

R.: io ribadisco che ACPR 1 mi aveva detto che era golosa di sperma. Io questa cosa l’ho saputa quando c’è stato il problema di cocaina con __________ e mi ricordo che la dottoressa __________ aveva minacciato di ricoverarla __________ perché era risultata positiva, questo a marzo. È da lì che è uscita la storia, al telefono, dove ACPR 1 mi ha chiesto “non è che la cocaina può essere in altri liquidi?”. ACPR 1 doveva recarsi ancora dalla Dott. __________ che aveva minacciato un suo ricovero, e ACPR 1 mi aveva chiesto “cosa può far sì che le mie urine sono positive anche se non ho usato? Può essere lo sperma?”, e da lì è saltata fuori la golosità. ACPR 1 mi ha detto che aveva avuto un rapporto orale con questo consumatore di coca e questo può aver causato la positività alla cocaina. Questo accadeva credo in primavera.

La verbalizzante mi contesta come la positività alla cocaina risalga invero a fine febbraio/ marzo 2016 come riporto d’altronde nella mercede quindi quando io avevo già iniziato a gennaio 2016 con gli abusi sessuali. Mi contesta anche come sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la sua positività alla cocaina, unicamente alla Dottoressa, circostanza che è avvalorata anche dalla cartella del __________:

Dr. __________ (nota 17.03.2016) “riferisce una serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da parte degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo passerebbero la positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità delle sue ipotesi”.

R.: io ribadisco che questa cosa me l’ha riferita ACPR 1 direttamente, non la Dottoressa. Di questo io sono sicuro.

Mi viene fatto prendere atto che il giorno dell’annotazione io prima sento telefonicamente la Dott. __________, e poi vedo ACPR 1.

R.: io ripeto che questa cosa me l’ha riferita ACPR 1 al telefono, non la Dottoressa.

Mi viene chiesto perché allora non l’ho trascritto nella mercede, né nella nota del 12 marzo, 14 marzo, né ancora del 17 marzo successiva all’incontro con la Dott. __________ anche perché questa cosa doveva preoccuparmi visto il rapporto promiscuo con terzi.

R.: non so perché non l’ho marcato nella scheda mercede che io consideravo il comportamento promiscuo con terzi nocivo per ACPR 1.

La verbalizzante mi contesta quindi che questa frase proferita da ACPR 1 che era golosa di sperma, non è assolutamente credibile e peraltro smentita dai riscontri oggettivi di cui sopra, fra cui il fatto che temporalmente la questione della positività della cocaina è successa dopo che io avevo già iniziato gli abusi sessuali.

R.: io sono convinto che ACPR 1 mi ha fatto questa domanda, ossia se ingerire lo sperma dava la positività alla cocaina. A questo punto non posso però escludere che siano stati dei terzi (__________) a dirmelo.

Mi viene chiesto quanto nel complesso duravano gli incontri con atti sessuali.

R.: convengo con la verbalizzante che c’erano delle visite dove non c’era la necessità di vedere ACPR 1, ma io la vedevo per compiere gli atti sessuali. Voglio anche dire che gli atti sessuali saranno durati secondo me dai 15 ai 20 minuti.”

(AI 61).

b) I singoli episodi

Nel corso dei due ultimi verbali d’interrogatorio, la PP PP 1, a mano dei documenti componenti l’incarto della ARP allestiti dal IM 1 per giustificare il suo lavoro di curatore, ha ripercorso incontro per incontro avvenuto con la vittima, chiedendo all’imputato di voler specificare se vi fossero stati contatti di natura sessuale e, se sì, di che tipo. Così nel verbale 23 maggio 2017:

“…OMISSIS…”

E, infine, nel verbale finale 16 giugno 2017, IM 1 si è limitato a riconfermare tutte le risultanze dell’inchiesta e le sue precedenti dichiarazioni, affermando ancora, a seguito delle precisazioni della PP, che:

" La verbalizzante mi dice tuttavia che ACPR 1 in audizione ha precisato che l’ultima volta in cui ci siamo visti non era successo niente.

R.: rispondo che ripensandoci effettivamente ACPR 1 ha ragione.

ADR che la seconda volta che avevo cacciato il suo ragazzo non era l’08 marzo, ma il 16 febbraio quando le ho sottoposto per approvazione il rendiconto e il rapporto morale. (…) confermo che io ero diventato insistente, che ACPR 1 aveva paura e che spesso cercava delle scuse per fare in modo che io non andassi da lei. (…) confermo che ACPR 1 aveva tentato di togliermi la mano più di una volta (…) è vero che le avevo detto di non dire niente a nessuno (…) è vero che le avevo detto che mi sarebbe piaciuto andare “nel lettone” (…)

Benché sia stata smentita dalla circostanza stessa che ACPR 1 sia stata trovata positiva alla cocaina, dopo che gli atti erano già iniziati ovvero la positività alla cocaina risalga invero a fine febbraio/ marzo 2016 come riporto d’altronde nella mercede quindi quando io avevo già iniziato a gennaio 2016 con gli abusi sessuali. Mi contesta anche come sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la sua positività alla cocaina, unicamente alla Dottoressa, circostanza che è avvalorata anche dalla cartella del __________:

Dr. __________ (nota 17.03.2016):

“riferisce una serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da parte degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo passerebbero la positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità delle sue ipotesi”.

Tuttavia non viene mai fatta menzione sulla golosità dello sperma.

R.: confermo che non poteva essere quella la motivazione, anche perché come mi viene contestato gli atti sono successi prima.

Voglio aggiungere che mi dispiace tremendamente per ACPR 1, soprattutto adesso che ha avuto un altro ricovero. Mi dispiace tantissimo, anch’io non so darmi una spiegazione di quello che ho fatto. Sto parlando con il Dott. __________ sta valutando di fare una tac cerebrale, perché pensa che vi sia un legame legato all’impotenza e al fatto che sono in andropausa.

La verbalizzante mi dice che comunque anche a fronte di queste problematiche di impotenza e andropausa, vi sono anche altre alternative che abusare della mia pupilla.

R.: concordo con quello che dice la verbalizzante.

Voglio comunque aggiungere che adesso vorrei poter riabbracciare presto mio figlio. …OMISSIS...

L’avv. __________ aggiunge che è stato fatto un versamento di CHF 5'000.- a valere come torto morale, cosi come concordato con la patrocinatrice di ACPR 1.

Unitamente al mio difensore, chiedo di procedere con rito abbreviato e viene consegnato uno scritto in tal senso.”

(AI 70).

Da notare come l’allora difensore avv. __________ ha in seguito proceduto in data 16 giugno 2017 alla richiesta formale di rito abbreviato, a condizione che la pena proposta fosse contenuta nei 36 mesi e parzialmente sospesa (AI 71). Richiesta poi respinta dalla PP con scritto 26 giugno 2017 (AI 80).

Agli atti figura, poi, la conferma da parte dell’avv. RAAP 1 dell’avvenuto accordo fra le parti e del pagamento di un torto morale di CHF 5'000.- da parte di IM 1, con conseguente ritiro della costituzione di accusatore privato civile della ACPR 1 “ritenendosi tacitata per tutte le pretese civili connesse ai fatti imputati a IM 1”, la quale permaneva comunque accusatrice privata penale (AI 77). Il giorno seguente, l’avv. RAAP 1 ha trasmesso alla PP la sua nota d’onorario per le prestazioni del suo studio in relazione al procedimento penale (AI 79, decisione di gratuito patrocinio AI 7).

3.4. Interrogatori PIF (operatori sociali)

Secondo le dichiarazioni della ACPR 1, quando subì i primi abusi, ovvero il massaggio alle spalle sotto i vestiti ed il primo bacio con la lingua, tentò di parlarne con alcuni operatori nella speranza di trovare aiuto, invano, poiché questi non le credettero, affermando che il IM 1 fosse, sempre secondo le sue dichiarazioni, una “brava persona”. La Polizia ha dunque proceduto all’audizione di queste persone, le quali, in linea generale, hanno riferito di aver sentito la donna lamentarsi di alcuni comportamenti, con particolare riferimento al massaggio alla schiena e a un bacio, dai più descritto come “di saluto”, sottovalutando comunque il tutto e portandola a pensare di non essere stata creduta (AI 65 rapporto di polizia).

3.4.1. __________ (responsabile del __________)

Interrogato il 28 aprile 2017, la Polizia riassumendo il suo verbale, ha riportato nel proprio rapporto:

" Dal suo verbale emerge come non sia stata data la giusta importanza a quanto riferitogli da ACPR 1 (…) __________, avendo ricevuto a suo dire, informazione in un momento informale, ha interpretato le parole della donna, come uno sfogo personale. Preso atto delle sue dichiarazioni, ha rammentato che lei probabilmente gli aveva parlato del massaggio, ma come detto ha sottovalutato la segnalazione, portandola a non sentirsi creduta. __________ non ha un rapporto di amicizia con IM 1, la loro interazione era legata unicamente a questioni professionali concernenti l’attività lavorativa di ACPR 1 (…) presso il __________”

(AI 65).

Tra le dichiarazioni utili all’inchiesta, egli ha affermato:

" (…) ho conosciuto IM 1 circa 30 anni fa. (…) Dopo non ho più avuto occasione di incontrarlo professionalmente. L’ho poi rivisto per questioni lavorative quando mi aveva proposto l’assunzione di ACPR 1 al __________ (…) settembre 2015 se non sbaglio. (…) Ho avuto la percezione (…) che ACPR 1 fosse una persona fragile e l’inserimento in struttura protetta era fatto con lo scopo di farla uscire un po’ dallo stato di isolamento in cui si trovava. Questo mi era stato detto da IM 1. (…) l’ho inserita a lavorare nel __________. (…) Ha lavorato per un periodo abbastanza corto, direi un mesetto, non mi ricordo le date, e poi è stata ricoverata per un periodo abbastanza lungo, più di un mese (…) non so i motivi (…) è poi tornata (…) gennaio del 2016, non sono certo, (…) al __________ (…) ha però anche fatto diversi periodi di assenza, senza motivi precisi. (…) ha poi avuto dei problemi fisici dati da un’unghia incarnata del piede che le procuravano difficoltà nel camminare (…) le ho proposto di cambiare reparto di lavoro e di andare in ____ (…) ha accettato (…) con grande felicità (…) Poi è stata operata (…) c’è stato un lungo periodo di assenza (…) ha poi cominciato a lavorare in ____, poteva essere settembre 2016 e l’ho vista bene (…) Questo ha funzionato fino a penso…febbraio o inizio marzo di quest’anno. Lei poi non è più venuta a lavorare e contrariamente al solito non aveva nemmeno telefonato per avvisarci. Ho poi ricevuto una telefonata dal , mi avevano detto che ci sarebbe stata un’assenza di lunga durata, ma non mi è stato detto per quale motivo (…) Ho preso contatto con IM 1 per capire qualcosa in più, ma anche lui era all’oscuro (…) ACPR 1 (…) non mi ha mai risposto al telefono. (…). Con IM 1 non vi era un rapporto di amicizia, non è una persona che ho mai frequentato (…) solamente per la curatela di ACPR 1. (…) ACPR 1 (…) è una signora molto discreta, quando sta bene è una persona molto affidabile. Non è mai stata aggressiva o altro, non ha mai creato problemi (…) è una persona fragile con una forte emotività. Poteva capitare di vederla piangere. (…) Mi ha parlato una volta, in modo informale, di avere dei problemi con il suo curatore IM 1. Mi aveva detto che lui le stava troppo vicino, che la annoiava, che veniva troppo spesso a casa sua. Poteva essere ancora nel 2016. Quando dico informale dico così…fumando una sigaretta, non mi aveva chiesto un colloquio, mi aveva riferito questo in un momento di pausa dal lavoro. Quello che mi aveva detto ACPR 1 lo avevo preso come un momento di disaccordo per questioni amministrative tra pupilla e curatore, come spesso accade tra pupilli e curatori e poi come ho detto in principio verbale, per me deontologicamente non è possibile che un curatore si avvicini in altro modo alla sua pupilla. Se lei mi avesse chiesto un colloquio formale avrei preso la questione molto più sul serio cercando… anche se molto delicato…da parte nostra che dobbiamo accogliere senza fare l’inchiesta…avrei dovuto accogliere senza inquinare la sua deposizione e sicuramente avrei segnalato alla direzione della __________ (…) Se l’utente mi dice una cosa in un momento di pausa io lo prendo come uno sfogo personale. Se invece mi viene detto durante un incontro formale, la cosa cambia. (…) con il senno di poi e facendomi un’autocritica, posso dire che sicuramente non ho preso abbastanza seriamente la questione all’epoca. (…) non ho chiesto a ACPR 1 cosa intendeva con mi sta troppo addosso ecc. Non le ho fatto alcuna domanda. (…) Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato (…) “, è il direttore, però è tanto amico di lui (…) mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato (…) io sono andata e loro hanno detto “ma no, il signor IM 1 è bravo”, non mi hanno creduto, “è bravo, è un segno di affetto”, di qua e di là” (…) Mi viene chiesto di prendere posizione in merito. (…) non ho un rapporto di amicizia con il IM

  1. Questa è una interpretazione di ACPR 1. Magari lei ha interpretato questo perché con IM 1 ci diamo del tu. Ora che me ne parla… sì probabilmente del massaggio me ne ha parlato. Lei può quindi essersi sentita non creduta perché non ho dato il giusto peso alle sue parole. Per quanto riguarda dire “è bravo, è un segno di affetto” queste non sono parole mie. Non avrei mai utilizzato il termine è un segno di affetto perché ritengo che qualsiasi operatore sociale debba mantenere una distanza terapeutica dalle persone che segue. (…) Come detto ho sicuramente fatto un errore professionale e ho sottovalutato la situazione (…)”

(allegato 3 ad AI 65).

3.4.2. __________ (educatrice responsabile al __________)

Interrogata il 2 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

" A suo dire ACPR 1, tra gennaio e marzo 2016, durante una pausa lavorativa in cui si trovavano entrambe a fumare una sigaretta le ha parlato, di un’eccessiva presenza di IM 1 presso la sua abitazione, del voler sempre bere il caffè a casa sua e di un’occasione in cui lui le aveva portato una crema per il mal di schiena. L’educatrice dichiara di essersi poi recata immediatamente dal responsabile __________ per informarlo e di essersi quindi trovati tutti per discuterne. Non ha ricordi in riferimento alle dichiarazioni rese da inerenti il massaggio ricevuto alle spalle sotto i vestiti da parte del curatore. Anche lei dice che probabilmente hanno minimizzato la situazione e non vi hanno dato seguito. ACPR 1 le era sembrata sì preoccupata per la questione ma non aveva esternato particolari emozioni.”

(AI 65).

In particolare, la __________ ha dichiarato:

" ACPR 1 aveva parlato con __________ dei suoi problemi con IM 1 e __________ le aveva detto di venire a parlarne con me o con __________, essendo noi le figure educative. Cosa che lei ha fatto in maniera informale. Mi ricordo che stavamo fumando una sigaretta. Inizialmente ricordo che eravamo solo io e lei se non sbaglio. (…) mi aveva detto che era un po’ strano che IM 1 volesse sempre andare a casa sua, che compariva spesso per vedere come andava e che le chiedeva di preparargli il caffè. Mi ricordo che mi aveva detto anche di una volta in cui lui le aveva portato una crema per il mal di schiena. Era molto presente in queste cose… Io le ho detto che ne avrei parlato con il responsabile __________ e che ci saremmo trovati tutti per discuterne. (…) ci siamo trovati io, lui e ACPR 1 nel suo ufficio per parlare di questa cosa. Così come per parlare delle problematiche che aveva con __________ e poi anche (…) delle numerose assenze (…) abbiamo parlato di IM 1 che andava spesso a casa sua. Le abbiamo detto che non era obbligata ad aprirgli perché sappiamo che i curatori devono avvisare prima di presentarsi a casa e poi che poteva comunque dirgli che aveva altro da fare. Rispetto a IM 1 il discorso era finito lì, ACPR 1 aveva forse detto qualcosa del tipo “va bene ci proverò”. (…) se non sbaglio avevamo chiesto a ACPR 1 se potevamo parlarne anche con la sua dottoressa e lei aveva detto che andava bene. Questa è avvenuta un paio di settimane dopo (…) non è stata fatta apposta per parlare della questione IM 1 ma più in generale per parlare delle problematiche di ACPR 1 rispetto al lavoro (…) non ricordo se le avessimo parlato anche della storia di IM 1 ma penso di sì. (…) è stata messa in manutenzione, si occupava di __________. Lì sembrava contenta. Non ha mai più parlato delle problematiche con IM 1. Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato (…) “mi ha messo le mani sotto i vestiti” (…) Mi viene chiesto di prendere posizione in merito. Sinceramente a me del fatto che ha messo le mani sotto ai vestiti mi è nuova… questa proprio non me l’ha detta (…) Probabilmente abbiamo minimizzato un po’ la situazione, proprio perché comunque lei mi ha raccontato che IM 1 andava a bere il caffè e che le aveva portato una crema. Sinceramente non pensavo che poi l’avesse massaggiata. (…) È possibile che ACPR 1 non si sia sentita creduta perché poi, oltre parlarne con la sua dottoressa, non abbiamo fatto. (…) Le testuali parole “IM 1 è bravo, è un segno d’affetto” non le ricordo. Probabilmente le era stato detto che essendo il suo curatore, poteva essere un curatore premuroso nel senso che ci teneva a lei come pupilla. (…) dopo quanto ci aveva detto ACPR 1, io e __________ ne avevamo parlato in modo informale, chiedendoci quanto potesse essere reale la situazione, o quanto poteva essere una ricerca di attenzione da parte di ACPR 1, visto che questo suo modo di fare del cercare attenzioni era supportato anche dalla sua dottoressa. (…) non abbiamo più dato seguito alla cosa (…) non ne ho parlato con altre persone (…) nemmeno con IM 1 è stato affrontato l’argomento. (…)”

(allegato 4 ad AI 65).

3.4.3. __________ (cuoca al __________)

Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

" Rammenta un’occasione in cui ACPR 1, mentre si trovavano nel __________ a lavorare, le aveva raccontato che IM 1 si era proposto di farle un massaggio alle spalle ma lei non aveva accettato. Vedendola comunque turbata, perplessa e con un disagio emotivo, poiché a suo dire non sapeva come interpretare il gesto del curatore, le aveva consigliato di parlarne con il responsabile __________. La cuoca si era poi sincerata in un secondo tempo con quest’ultimo che la dipendente fosse andata a parlargli dei suoi problemi, ricevendo risposta positiva. Preso atto delle parole di ACPR 1 (…) ha dichiarato di non ricordare il dettaglio del massaggiare le spalle sotto ai vestiti.”

(AI 65).

Dal suo interrogatorio:

" (…) una volta ACPR 1 mi aveva raccontato che IM 1 le aveva proposto di farle un massaggio sulle spalle (…) era un po’ turbata, ed il le avevo detto di parlarne con il responsabile (…) se mi ricordo bene lei mi aveva detto “non so se è una cosa giusta oppure no”. (…) A loro avevo chiesto se ACPR 1 era andata a parlare con loro del comportamento del suo curatore. Loro mi avevano detto di sì, ma come sempre accade non mi hanno raccontato i dettagli. Alla fine non è competenza mia (…) io sono cuoca, non sono né assistente sociale, né educatrice, né psicologa. (…) questa cosa del massaggio. Non ricordo le esatte parole (…) se ricordo bene, lui le aveva proposto il massaggio ma lei non se l’era fatto fare. (…) È difficile accusare subito una persona con quelle poche cose che sapevo io. Ho anche pensato che magari lei potesse avere mal di spalle ed una persona gentilmente si era proposta di farle un massaggio. Come detto, la cosa che mi aveva colpita era il suo disagio per questa cosa. Io ho percepito il suo disagio emotivo e più che indirizzarla a chi di dovere non potevo fare. (…) Io del discorso che le ha messo le mani sotto ai vestiti non mi ricordo (…) se mi avesse raccontato del dettaglio del sotto ai vestiti, me lo ricorderei (…) abbastanza grave. (…) avevo delegato a loro. Io ricordo che la cosa era stata abbastanza sdrammatizzata, nel senso che non si è cercato di creare ancora più disagio. Penso che siamo stati un po’ tutti a sdrammatizzare.”

(allegato 8 ad AI 65).

3.4.4. __________ (infermiera __________)

Interrogata il 4 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

" Riferisce che, verosimilmente durante la primavera del 2016 mentre si trovavano al __________, ACPR 1 le ha raccontato di essere stata baciata dal suo curatore. Dice di aver contestualizzato con lei cosa intendesse dire ed era emerso come questo bacio fosse un bacio di saluto datole sulla guancia. Per questo motivo, non vedendo nulla di negativo in questo gesto, non ha riportato il fatto nella cartella clinica di ACPR 1. Ha condiviso unicamente l’informazione con la dottoressa __________ la quale era del suo stesso avviso. Sono state contestate le dichiarazioni rese da ACPR 1 durante il suo verbale video filmato. Ha negato di aver ricevuto l’informazione del bacio con la lingua, poiché altrimenti avrebbe dato un seguito differente alla questione denunciando i fatti. Non ricorda del massaggio.”

(AI 65).

Dal suo interrogatorio:

" (…) circa un annetto fa, lei…come si dice…aveva riportato…mentre preparavo il suo blister…che il curatore….l’aveva baciata. Quando però ho contestualizzato con ACPR 1 cosa intendesse e ho chiesto in questo caso lo specifico dell’atto, lei ha riferito che era un bacio di saluto. Nel senso che il bacio di saluto regolarmente lo da anche a me, ACPR 1 è una persona molto affettiva. (…) intendo dire un bacio sulla guancia mentre ci si saluta. (…) le avevo detto che se le dava fastidio avrebbe potuto dire al curatore che non voleva. (…) non ho visto in questa cosa un fatto grave da riportare in cartella. Era un bacio di saluto. (…) ho condiviso l’informazione con il medico di ACPR 1. La dottoressa __________ e anche lei era del mio stesso parere, nel senso che anche lei non ci ha visto niente di che in questa cosa. Poi ACPR 1 non ne ha più parlato. (…) ACPR 1 non ha mai parlato né di baci con la lingua né di mano sotto ai vestiti. Con me aveva contestualizzato un bacio di saluto. Se mi avesse riferito di un bacio con la lingua mi sarei allertata diversamente. Così come “lui è bravo” e altro, non viene da me. (…) quello che dice ACPR 1 non corrisponde alla realtà (…) Io del massaggio onestamente non mi ricordo, scusate. (…)”

(allegato 5 ad AI 65).

3.4.5. __________ (psichiatra)

Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

" Dichiara di non aver ricevuto confidenze dirette da parte di ACPR 1 ma di aver saputo dall’infermiera __________ del bacio di saluto. Riporta che l’infermiera aveva chiarito la situazione con la paziente e le aveva anche detto che se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come troppo invadente, l’avrebbero aiutata a comunicarlo al curatore. La questione si era poi conclusa lì. Anche a lei sono state contestate le dichiarazioni rese dalla sua ex paziente. __________ negava di aver anche solo parlato direttamente con lei della questione del bacio, così come non le ha mai fatto capire di vivere una situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se avesse saputo di un bacio così come non le ha mai fatto capire di vivere una situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se avesse saputo di un bacio con la lingua avrebbe reagito diversamente”

(AI 65).

Dal suo verbale d’interrogatorio emerge che la psichiatra si era vista pochi giorni prima con l’infermiera __________, per una rinfrescata di memoria in merito ai momenti in cui ACPR 1 cercò di raccontare loro del suo rapporto non proprio usuale con il suo curatore:

" Sapevo che c’era stata questa denuncia. Ne ho sentito parlare una mattina che mi trovavo al lavoro presso la sede del __________ di __________. (…) non so dire da dove sia arrivata la notizia. (…) quello che ho appreso io è che c’era stata una denuncia da parte della ACPR 1 nei confronti del suo curatore (…) sospetto di molestia (…) sono rimasta meravigliata (…) Mi viene chiesto se io ho poi parlato in seguito di questa denuncia con qualcuno. Ma allora lì al servizio a __________ no. Questa settimana, martedì 02.05.2017 ho visto a pranzo l’infermiera __________, lei seguiva ACPR 1 presso il __________ di __________ con me (…) Durante il pranzo ne abbiamo parlato…eravamo state entrambe convocate dalla polizia e quindi ne abbiamo discusso. (…) abbiamo parlato del fatto che eravamo rimaste entrambe scioccate dall’accaduto, eravamo tutte e due incredule (…) avevamo parlato poi in generale degli incontri avuti con il IM 1 e con la ACPR 1 e quindi in generale di com’era stata la presa a carico da parte nostra del servizio.

(…) IM 1 l’ho conosciuto mentre lavoravo al __________ di __________ poiché lui era il curatore di ACPR 1 (…) ho lavorato al __________ dal primo di ottobre del 2015 ed ho terminato il 31.10.2016. (…) i miei contatti con IM 1 erano prettamente professionali e legati unicamente alla ACPR 1 (…) IM 1 era attento e presente nei suoi confronti, mi sembrava una persona professionale, con un atteggiamento neutro come tutti noi. (…) Non ho più avuto modo di seguire la ACPR 1 come paziente dal 31.10.2016, quando ho terminato presso il __________ di __________. Al mio posto era subentrata la dottoressa __________ dello studio __________ di __________, poiché la ACPR 1, già verso il termine del mio periodo di formazione al __________, aveva manifestato la volontà di essere seguita da un privato. (…) I miei incontri con lei erano abbastanza regolari. (…) veniva a ritirare “la dosette” dei medicamenti, ovvero il blister (…) erano più che altro colloqui di sostegno, di gestione e di controllo della terapia farmacologica. Non erano incontri di psicoterapia in senso stretto. ACPR 1 ha un disturbo di personalità e un ritardo mentale lieve se non ricordo male. Mi sembra che il suo disturbo fosse un disturbo di personalità dipendente. (…) i pazienti affetti (…) hanno un senso di sé inadeguato e insicuro per cui sono portati ad attaccarsi in maniera quasi morbosa agli altri, come se avessero sempre bisogno dell’approvazione e del sostegno di qualcuno. (…) ACPR 1 è una persona fragile, influenzabile e anche infantile nelle sue modalità di relazione in generale. (…) tendeva a fare amicizia molto facilmente e a lasciarsi trascinare da amicizie che per lei non erano sicure, persone poco raccomandabili. (…) Di ACPR 1 si può dire anche che è una persona un po’ “difficile da gestire” perché a volte raccontava le cose a metà e bisognava capire cosa stava combinando e chi stava frequentando. Magari ti diceva un pezzo di una cosa durante un colloquio e poi durante il colloquio successivo diceva un altro pezzo, poi però magari cambiava un po’ versione (…) soprattutto per quello che riguardava le sue relazioni sentimentali. (…)

Mi viene chiesto se ACPR 1 (…) mi ha mai raccontato di aver avuto problemi con il suo curatore IM 1 (…)

A me no. Con me non ha mai fatto parola di problemi di gestione o relazione con il CURATORE. Allora l’unico episodio che ricordo io è stato quando l’infermiera __________, durante un passaggio di consegne, mi aveva raccontato che ACPR 1 le aveva riferito di un abbraccio o forse un bacio con il curatore. Che questa cosa era stata contestualizzata con ACPR 1 e che lei aveva detto che si stavano salutando (…) Questo è quello che la paziente aveva riportato all’infermiera. __________ aveva chiesto a ACPR 1 di spiegare cosa voleva dire con bacio e abbraccio e lei le ha risposto che si stavano salutando. (…) se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come troppo invadente, noi l’avremmo aiutata eventualmente facendo un colloquio insieme per aiutarla nella comunicazione con il curatore. La cosa era finita lì, non c’è stato un seguito. Con me ACPR 1 non ha mai fatto alcun cenno in merito. (…) non ho approfondito la questione con ACPR 1 personalmente (…) perché non ho francamente dato nessun peso alla cosa e lei non me ne ha mi parlato. (…)

Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di avermi raccontato di aver avuto dei problemi con il suo curatore IM 1. Mi viene chiesto di prendere posizione in merito.

No, con me non ne ha parlato.

ACPR 1 (…) ha dichiarato (…): “(…) ho parlato con la mia infermiera, la mia altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un bacio d’affetto”, eh, “lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da tanto, è bravissimo, non sarebbe, non farebbe mai una cosa del genere”, praticamente nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo.” Mi viene chiesto di prendere posizione in merito.

No. Queste cose non le ha mai assolutamente riferite a me personalmente altrimenti me lo ricorderei. Non sapevo neanche che ACPR 1 andasse a casa del curatore.

Sempre a riguardo di quanto riferito a me ed all’infermiera presso il __________ ACPR 1 ha riferito: “A loro avevi detto che era un bacio con la lingua? Sì. Non hanno fatto niente e io sono rimasta zitta fino che ho trovato la dottoressa __________” Mi viene chiesto di prendere posizione in merito.

Assolutamente no, un bacio con la lingua non è un bacio di saluto. Anche dei commenti o dei giudizi di valore per quanto riguarda me, cioè andare a dire cose così ad una paziente sul suo curatore, io quando svolgo io mio lavoro me ne astengo. Io non ho mai detto delle cose così a ACPR 1. (…) ci sarei andata a fondo (…) Non ricordo di aver mai parlato con gli operatori del __________ in merito a possibili problematiche che ACPR 1 aveva con IM 1

Mi viene chiesto se la questione invece non è stata semplicemente presa un po’ alla leggera (…) No su una cosa del genere direi di no, almeno per quel che mi riguarda.

Mi viene chiesto se con l’infermiera __________ è stata concordata una versione dei fatti da fornire in polizia, poiché saputo della denuncia penale in corso, e sapendo di sottostare all’obbligo di segnalazione sancito dall’articolo 68 della legge sanitaria, abbiamo pensato che potevano esserci delle conseguenze anche per noi. No, assolutamente no.

(…) quanto riferito in merito ai fatti da ACPR 1 su quanto capitatole è stato accertato e quindi non riesce a capire per quale motivo ACPR 1 abbia dovuto inventarsi il fatto di aver riferito a più persone le cose ma di non essere stata creduta. Una risposta in tal senso non sono in grado di darla, non lo so.”

(allegato 7 ad AI 65).

Esperiti gli interrogatori di cui sopra e conclusa l’istruzione, La PP PP 1 ha infine emesso l’atto d’accusa nei confronti di IM 1 secondo la procedura ordinaria in data 28 giugno 2017 (doc. TPC 1), per titolo di coazione sessuale (ripetuta), deferendolo dinanzi ad una Corte criminale senza la presenza degli assessori giurati (competenza massima di pena: cinque anni).

3.5. Atti seguenti l’emanazione dell’AA - La ritrattazione dell’imputato

A seguito dell’esame preliminare ex art. 329 CPP, il Presidente della Corte ha convocato le parti ad un’udienza preliminare che si è tenuta il 20 settembre 2017, così da chiarire alcune questioni emerse da detta prima analisi e permettere loro di prendere posizione in merito. In particolare, alle parti è stato prospettato il cambio di deferimento dinanzi ad una Corte criminale con la presenza degli assessori giurati, alla luce della giurisprudenza della CARP 21.7.2017, in re M. D., nella quale l’imputato era stato condannato ad una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi, per aver commesso un unico atto di coazione sessuale nei confronti della vittima. Inoltre, con il consenso di tutte le parti, essendo l’imputato su quei punti e a quel momento reo confesso, sono stati aggiunti due episodi di coazione sessuale, assenti nell’atto d’accusa a causa di una svista (per i dettagli v. doc. TPC 3). Si è poi discusso della necessità dell’esperimento di un verbale di confronto tra vittima ed imputato, non essendo stato possibile in corso d’inchiesta a causa dei problemi di salute della ACPR 1, con retrocessione della direzione del procedimento su questo punto alla PP PP 1, così da permetterle di procedere in tal senso. Ancora, l’avv. RAAP 1 ha precisato di avere, contrariamente a quanto da lei precedentemente scritto all’attenzione del magistrato inquirente, ancora delle pretese civili nei confronti dell’imputato, in particolare per quanto concerne la rifusione delle spese legali della sua assistita. Infine, il Presidente ha prospettato alle parti la necessità di procedere ad una perizia psichiatrica dell’imputato, assente agli atti, per poter in particolare valutare il rischio di recidiva, trattandosi di reati contro l’integrità sessuale. Le parti hanno preso atto di quanto sopra e hanno potuto esprimersi in merito in corso d’udienza.

Con scritto del 29 settembre 2017, l’avv. __________ ha chiesto alla PP di procedere ad un interrogatorio di confronto tra il suo difeso e la dr.ssa __________, affinché alla stessa potesse essere riformulata la domanda a sapere se la ACPR 1 le avesse parlato in passato di rapporti orali con conseguente positività alla cocaina nei controlli tossicologici (doc. TPC 6). Questo interrogatorio è stato poi fissato dalla PP PP 1 il 2 ottobre 2017 per il 6 ottobre 2017 (doc. TPC 7).

Nel frattempo, il 5 ottobre 2017 si è notificata alla Corte l’avv. DF 1 quale difensore di fiducia di IM 1, al posto del difensore d’ufficio avv. __________ (doc. TPC 9), producendo l’apposita procura e chiedendo alla PP di voler rinviare gli interrogatori previsti, così da poter prendere conoscenza del dossier e permettere l’esercizio dei diritti della difesa (doc. TPC 10). Con scritto 17 ottobre 2017 (doc. TPC 17), l’avv. DF 1 ha prodotto un referto del dr. __________, il quale, dopo aver proceduto ad una risonanza magnetica cerebrale dell’imputato che si trovava in carcere, ne spiegava i motivi, ovvero:

" è stata fatta poiché è sorta spontanea la diagnosi differenziale, visto il cambiamento comportamentale dopo il pensionamento, in un uomo che è sempre stato integerrimo, con l’apparizione di un tumore o di un’atrofia cerebrale.”,

affermazione, questa, che, a mente del difensore, non avrebbe potuto essere sorvolata e necessitava un approfondimento medico nell’ambito della perizia psichiatrica prevista, la quale non avrebbe dovuto quindi limitarsi ad un’analisi circa il rischio di recidiva (doc. TPC 17).

Nel frattempo, la PP PP 1 ha provveduto ad esperire i due verbali di confronto.

Dal verbale 18 ottobre 2018 con la dr.ssa __________, è emerso, sostanzialmente, che la stessa non ricordava se la ACPR 1 avesse mai giustificato la sua positività alla cocaina con il contatto con lo sperma di un consumatore, comunque non escludendolo (“può darsi che abbia detto anche questo, ma non ho un ricordo specifico”), affermando di ricordare solo che la paziente le aveva parlato di un bacio a qualcuno che era consumatore. Negava “assolutamente” invece il fatto di aver mai parlato con IM 1 sulla questione che ACPR 1 fosse “golosa di sperma”, malgrado IM 1 espressamente raccontava di avergliene parlato al telefono, la dottoressa limitandosi a dire, in merito a questa telefonata: “è possibile che sia avvenuta, non ricordo il contenuto della stessa.” (doc. TPC 19).

Il verbale di confronto con la vittima merita invece di essere qui integralmente riportato, essendo che l’imputato, coadiuvato dal suo nuovo difensore di fiducia, ha ritrattato le sue precedenti dichiarazioni, contestando, fondamentalmente, di aver mai commesso atti che potessero essere sussunti nel reato di coazione sessuale. Così il verbale:

“Sigle di identificazione:

I: PP 1 (Procuratrice Pubblica)

V: ACPR 1

A: IM 1

D: DF 1 (avvocato difensore IM 1)

G: RAAP 1 (patrocinatrice)

F: __________ (dottoressa)

0:00:33 Inizio confronto.

I Allora, innanzitutto ricordo a IM 1 il suo diritto di rifiutarsi di rispondere e di non collaborare, e che ogni sua dichiarazione potrà essere utilizzata come mezzo di prova. (Incomprensibile)

A Si.

I Questo è un confronto quindi lei parlerà quando glielo dico io e non... ed

eviterà di intervenire quando sta parlando la signora ACPR 1, d'accordo?

A Si.

I Eviterà pure espressioni inopportune e quant'altro, ma questo non ho dubbi, quindi.., però lo devo comunque ricordare. E a ACPR 1 devo solo dirle due cose, che deve rispondere alla domanda che faccio e sostanzialmente dire la verità.

V Certo.

I Ok. E se io ti facessi... posso darti del tu?

V Certo.

I Se io ti facessi delle domande sulla tua sfera intima tu puoi comunque dirmi che preferisci non rispondere.

V Ok.

I Per forza di cose oggi dovremo ancora un po' parlare della sfera intima.

V Va bene.

I D'accordo? Ma se ritieni che le mie domande sono troppo mi dici "preferisco non rispondere".

V Va bene.

I Va bene. Allora ACPR 1, te la senti di raccontarmi ancora cos'era successo?

V Si.

I Si. Ci proviamo?

V Proviamo.

I Ok. Allora ti ascolto.

G Comincia dagli inizi, cosa è successo all'inizio.

V È successo che il signor IM 1 si è amma... si è fatto male alla gamba e non poteva venire a casa mia e mi ha invitato a casa sua. E lì è successo...ah, no... prima di quello lui veniva a farmi dei massaggini sotto i vestiti a casa mia e dopo a casa sua mi ha dato un bacio con la lingua e dopo veniva spesso a casa mia una volta a settimana più o meno...

G Mmm, mmm. Vai avanti.

V Un giorno è successo cede cose.

G Racconta le cose che sono successe.

V È successo che eh... lui mi toccava, mi baciava, mi spogliava...

G Ti toccava dove?

V Mi toccava nelle parti intime.

G E cosa ti faceva nelle parti intime?

V Mi leccava e mi faceva fare anche a lui.

G Cosa ti faceva fare?

V Come posso dirlo?

G Dillo con le tue parole.

V Mi faceva succhiare il pene.

G Quante volte è successo?

V Due volte è successo.

G Mentre ti toccava la vagina quante volte?

V Con la lingua mi ha toccato nella vagina due volte.

G Per quanto tempo è continuato?

V Per un anno, più o meno un anno.

I Scusa ACPR 1, hai detto che ti toccava oltre che con la lingua con cosa ti toccava la vagina?

V Con le mani.

I Con le mani e puoi spiegarmi come ti toccava con le mani?

V Mi metteva le dita dentro la vagina.

I Ho capito. E come ti sentivi tu in quei momenti?

V Male, paura.

I Avevi paura?

V Si.

I Mmm, mmm. Allora, signor IM 1, ha sentito cosa ha detto.

A Si.

I Ha ribadito più o meno brevemente quello che aveva raccontato la ACPR 1 ampiamente nella prima audizione, quindi rimaniamo che la ACPR 1 ha detto che sono due volte i rapporti orali e due volte che c'è stato questo rapporto con la lingua che lei ha usato la lingua su di lei. È a posto __________? Ok, vuole prendere posizione?

A Si, prima di tutto buongiorno ACPR 1, io ribadisco che questo è successo una sola volta.

I Mmm. E quando sarebbe successa questa volta? Che periodo?

A Penso indicativamente il mese di maggio, però non ne ho la certezza.

I Ma come può dirmi che è il mese di maggio? Perché?

A Perché non era la prima volta che avevo un approccio con ACPR 1, non è successo la prima volta, per quello dico indicativamente secondo me era attorno al mese di maggio e prima delle vacanze che ACPR 1 ha fatto in __________.

I Mmm, mmm. Prima delle vacanze.

A Prima delle sue vacanze.

I E poi invece l'altra cosa? ACPR 1 ribadisce che sono state due volte.

A No, assolutamente io l'ho fatto una sole volta per un attimo anche soltanto.

I E nel tempo quand'è?

A Ma li sempre.

I Si, si, ma la stessa volta di quando si è fatto fare un rapporto orale?

A Mi sembra proprio...

I O una volta successivo o una volta prima?

A Non è stato quando c'è stato un rapporto orale deve essere stato la volta successiva, però non...

I Prima o dopo le vacanze di ACPR 1 dell'estate?

A Prima.

I Prima.

A Prima, si.

I Mmm, mmm. E cosa è successo la volta del rapporto orale, di quando per usare le parole di ACPR 1 che così mi capisce eh... gliel'ha succhiato, cosa è successo d'altro? Oltre ad aver avuto questo rapporto orale cosa ha fatto lei?

A Eh... io le tenevo la testa e le accarezzavo la testa, non ho usato nessuna violenza in quel momento e anche perché era una situazione piacevole.

I Piacevole?

A Si.

I Per chi? Per lei o per ACPR 1?

A Io avevo l'impressione per tutti e due.

I Per tutti e due perché? Si spieghi.

A Perché io ho sempre avuto l'impressione che ACPR 1 avesse un

(incomprensibile) e questo... io volevo bene a ACPR 1...

I No, ma continui...

A No, aspetti... ma...

I (Incomprensibile) piacere, poi?

A Io volevo bene a ACPR 1 e già le prime volte, i primi baci, avevo l'impressione che ACPR 1 avesse anche lei un'affettività nei miei confronti, perché non mi ha mai allontanato, non mi ha mai detto "no", per esempio che questo mi avrebbe fatto evidentemente...

I Certo.

A ... subito desistere.

I Mmm, mmm. E poi cos'altro le avrebbe detto allora.., per rapporto a questo... non.., la mia domanda era il rapporto orale come è finito.

A È finito che io ho eiaculato nella bocca di ACPR 1, poi...

I Ma...

A ... posso finire?

I Eh... aspetti perché... lo deve spegnere.

D Si, scusi.

G Possiamo chiedere al signor IM 1 di alzare un po' la voce? Che facciamo fatica a sentire.

I Se può alzare la voce...

A Si.

I Allora, lei ha detto che ha eiaculato nella bocca di ACPR 1.

A Si

I Eh... ma signor IM 1, lei per intenderci, mi scuso la domanda, ma ormai siamo in questo campo, quando eiacula...

A Si.

I Eiacula in maniera normale, abbondante? Per...

A Secondo me normale.

I Normale?

A Si, si.

I E ha eiaculato in bocca.

A Si

I Ok.

A Questo sicuro al 100 per 100.

I Cento per cento.

A Si, senza ombra di dubbio.

I E perché non si sarebbe più... successo un'altra volta?

A Perché non.., non è successo semplicemente anche io avevo tutto sommato i miei freni, ma forse posso aggiungere ancora una cosa? Se mi permette.

I Certo.

A Alla fine del rapporto orale abbiamo chiacchierato un attimo, abbiamo bevuto ancora... abbiamo bevuto ancora un caffè.

I Mmm, mmm.

A Poi io mi sono alzato per lasciare la casa di ACPR 1.

I Si

A E ACPR 1 è venuta verso di me, mi ha messo le braccia al collo e mi ha baciato.

I Mmm, mmm. Ho capita. Ok. E le... perché di questo rapporto orale? Cera una motivazione? Chi ha avuto l'iniziativa?

A Allora, io ero attratto dall'idea del rapporto orale, sulla scorta... sulla

scorta di quanto ACPR 1 mi aveva dichiarato, quando c'era stato il problema della positività alla cocaina. Eh... ACPR 1 mi aveva telefonato dicendomi ancora una volta "mi hanno trovata positiva", ma io non ho fatto uso.

I Mmm, mmm.

A Non pensa che magari questo sia legato allo sperma? Io non avevo proprio idea di che risposta darmi, sembrava comunque una cosa strana, astrusa e ho chiesto "ma perché ACPR 1?" eh... mi ha detto "perché io sono “golosa di sperma".

I Mmm, mmm.

A II giorno medesimo, o il giorno dopo ho chiamato la sua dottoressa

spiegando la situazione, perché la dottoressa poi mi aveva già interpellato dicendomi "c'è ancora una positività" e ACPR 1 era molto angosciata e preoccupata, perché la dottoressa le avrebbe detto "se ti trovo ancora positiva ti faccio ricoverare". Ok?

I Mmm, mmm.

A Quando io ho detto la storia della golo.., dello sperma alla dottoressa questa si è fatta una risata e poi ha detto "ma no, è una cosa impossibile".

I Ok. Quindi l'ha detto anche alla dottoressa...

A Certo.

I ... della storia della golosità?

A Non della golo.., dello sperma.

I No, prima me ha detto che ha detto...

A Si

I ... quando ho detto della storia della golosità dello sperma, si è messa a ridere. Va bene, su questo punto semmai dopo la ACPR 1 riesce a rispondere a tutto.

A Si.

I Allora, ACPR 1, hai sentito? Il signor IM 1 dice che i rapporti... quel succhiare è successo solo una volta...

V Due.

I Ok, hai già risposto. E la... e ha detto che tu avevi piacere a questa cosa...

V No, assolutamente.

I ... come a tutte le altre cose, che ti faceva piacere...

V No.

G Aspetta.

I e ha aggiunto che tu gli avevi parlato quando eri positiva alla cocaina del fatto che potesse essere passato questa... la cocaina potesse essere passata tramite sperma.

V Quello ho parlato con la dottoressa e con la infermiera di riferimento.

I Allora cos'è che hai parlato con la dottoressa? Allora, andiamo per gradi. Allora quella volta che c'è stato quel rapporto col pene, che gliel'hai succhiato.

V Si.

I Riesci a descrivermi come ha fatto lui per farlo succhiare? Ti ricordi?

V E si è aperto la cerniera, ha messo il pene di fuori e mi ha messo le mani nella testa e mi ha... ha fatto succhiarlo e però non ha eiaculato.

I Non ha eiaculato.

V No.

I Se ti ricordi non ha eiaculato nella tua bocca o non ha eiaculato proprio?

V Non nella mia bocca sicuramente no.

G E fuori?

I Non ho sentito scusa.

V Non ho visto niente.

G Non ha sentito ripeti.

V Nella mia bocca no e fuori non... non ha fatto niente neanche.

I Ok. ACPR 1 le altre volte che dicevi che ti toccava.

V Si

I Mmm. Lui ha mai eiaculato toccandosi da solo?

V No.

I No, ok.

V No.

I ACPR 1 tu riesci a dirmi più o meno, ma sul veramente più o meno quando può essere capitato quelle due... quei due rapporti dove tu hai dovuto prendergli il pene con la bocca?

(Incomprensibile)

I Riesci a situarlo un po' nel tempo?

V Con la testa che ho non me li ricordo.

I Non riesci.

G Ti ricordi...

I Ma se ti dicessi prima o dopo le vacanze estive...

V No, non me li ricordo.

G Faceva caldo o faceva freddo fuori?

V Non mi ricordo, perché la mia testa con le pastiglie...

I No, capisco, è anche passato del tempo. Magari ti ricordi forse se era già tante volte che succedevano queste cose quando eh... hai fatto il rapporto orale?

V Si.

I Quando hai preso il pene in bocca?

V Si.

I Era passato... era già successo altre volte?

V Un po' di tempo.

I Un po' di tempo, ho capito. E poi mi hai detto... ok. Per arrivare alla

questione di quando sei stata trovata positiva alla cocaina, va bene?

V Si.

I II signor IM 1 dice che mi ha telefonato e mi ha chiesto "possibile che passi dallo sperma?" aggiungendo "io sono golosa di sperma".

V No, non ho mai detto quello e ho parlato con la dottoressa e con l'infermiera.

I E cosa hai detto alla dottoressa e all'infermiera se ti ricordi?

V Che avevo inghiottito lo sperma del mio fidanzato... ex fidanzato e che lui usava droghe e se era possibile passare tramite quello.

I Ho capito, quindi l'avevi detto a loro?

V Si, ho fatto... l'ho chiesto a loro.

I Ok. E al signor IM 1 non l'avevi detto?

V No.

I No. Alla dottoressa hai mai detto, adesso mi dispiace anche chiedere questa cosa, che tu fossi golosa di sperma e ti piacesse... e ti piacesse comunque il rapporto orale col tuo fidanzato?

V No.

I Cioè hai mai parlato delle tue cose intime?

V No, mai detto.

I Mai detto?

V No.

I Quindi non hai mai detto alla dottoressa se ti piaceva fare una cosa col tuo fidanzato o farne un'altra?

V Non avevo la confidenza.

I Ok. E all'infermiera?

V All'infermiera neanche, no non ho mai...

I Neanche. Lo diresti a qualcuno ACPR 1 quello che ti piace o non ti piace fare nell'intimità?

V No.

I Sapresti dirmi... perché non lo diresti?

V Vergogna.

I Per vergogna ok. Il signor IM 1 dice poi che non è vero che sono due volte che ti ha leccato la vagina.

V Non è vero.

I Non è vero. Perché non è vero ACPR 1?

V Perché sono state due.

I Sono state due e anche lì ti... riesci a ricordare se era prima, dopo questi rapporti orali?

V Non mi ricordo.

I Non ti ricordi.

G Più o meno?

I Riesci magari a spiegarmi...

V Mmm...

I Cosa?

G No, chiedevo se era più o meno nello stesso periodo in cui sono avvenuti i rapporti orali.

V Più o meno, penso, non me lo ricordo bene.

G Mmm, mmm.

I Ok. ACPR 1 il signor IM 1 ha appena detto che dopo che c'è stato uno, di quelli che tu dici due rapporti orali, avete bevuto il caffè e poi tu l'hai abbracciato.

V No, assolutamente no.

I Però il caffè glielo offrivi, giusto?

V Si, si sempre.

I Sempre. Glielo offrivi anche quando c'erano i rapporti orali? Cioè scusa i rapporti in genere, scusami i rapporti... quando c'erano queste cose?

V Io l'offrivo quando arrivava a casa.

I Appena arrivava?

V Si.

I Ho capito, beveva il caffè.

V Si.

I E un'altra cosa ACPR 1 per la seconda volta che è avvenuto quel rapporto che tu hai dovuto prendere il pene in bocca.

V Si

I Eh... mi puoi descrivere come è successo? Se ti ricordi.

V La stessa cosa.

I La stessa cosa quindi?

V Mi ha... ha aperto la cerniera, ha tolto il pene di fuori, ha messo le mani nella testa e mi ha fatto succhiarlo.

I Ok. E dov'è che eravate?

V A casa mia.

I Si. E dove a casa tua?

V Via __________.

I In quale locale di casa?

V Salotto.

I In salotto.

G Dove?

V Nel divano.

I Ok. Tutte e due le volte? Dove eravate?

V Nel divano.

I Tutte e due?

V Si.

I Lo so che è difficile, anche perché probabilmente non sarei capace

neppure io e nessuno qui presente a dire... tu puoi imma... ricordare di che cosa avevate parlato prima, se avevate parlato di qualcosa, di una tua preoccupazione in quel momento?

V No, non mi ricordo.

I Non ti ricordi. E magari mi sai dire però se c'era già o non c'era già quello... __________ quando erano successe...

V Si, dopo si c'era già __________.

I Quando è successo i due rapporti orali c'era già __________ quindi.

V Si.

I Ok.

V Però mi diceva di non dire niente a lui se no...

G Di... ecco, vuole aggiungere qualcosa, dillo pure.

V Che lui mi diceva sempre di non dire niente a __________, se no mi tagliava la testa e mi buttava giù dal balcone.

I E poi a qualcun altro non dovevi dire niente?

V Scusi?

I Ad altre persone non dovevi dirlo?

V Altre persone... no...

G Il signor IM 1 ti ha detto di non dire queste cose a chi? All'__________ e poi anche a qualcun altro?

V Nel momento non mi ha detto nient'altro.

G In quel momento

V Si.

G E negli altri momenti?

V Non mi ricordo che mi ha parlato della dottoressa e della infermiera, non mi ricordo.

G Mmm, mmm.

I Perché l'altra volta avevi detto e così l'ha confermato anche il signor IM 1, di non dire niente alla dottoressa.

V Si, può darsi però non mi ricordo in questo momento.

I Non ti ricordi, va bene. Ehm...

V Ah... dottoressa lei, si è vero, dottoressa... però la dottoressa __________.

I Ho capito. Signor IM 1, è un po' diverso.

V È vero.

I Ha sentito che è diverso?

A Si.

I Quindi?

A Io ribadisco, scusi devo parlare più forte.

I Si, certo.

A Ribadisco la mia posizione, c'è stato un solo rapporto e io non ho fatto nessuna costrizione. Ripeto io per ACPR 1 avevo un forte legame affettivo ancora oggi ce l'ho e mi dispiace moltissimo vedere che non sta bene, moltissimo mi dispiace.

I E signor IM 1 allora devo capire che ACPR 1 aveva sempre piacere ai suoi toccamenti?

A Io ho questa impressione.

I Ok. Che non è quello che ha detto nel corso d'inchiesta. A Certo.

I Lo sa che è quello che non ha detto?

A Lo so, ma sa ho avuto tempo...

I Di riflettere.

A ... di riflettere, di ripensarci, sto vivendo una situazione (incomprensibile)

I Quindi ACPR 1... no, no, no... dopo... ACPR 1 aveva piacere, quindi ogni volta ha avuto piacere.

A Ho questa impressione.

I Lei ha questa impressione, d'accordo. E allora è corretto quello che lei aveva dichiarato per il rapporta orale, che così prendiamo... le faccio prendere posizione a ACPR 1, lei aveva detto... mi chiede... prima del rapporto orale che è successo così, adesso verbale di tanti mesi fa...

A Si.

I ... primo, dodici aprile.

A Si.

I Adesso questo deve entrare nella mia bocca e poi mi ha detto che lei è golosa dello sperma.

A Si.

I Quindi è successo così?

A Certo.

I ACPR 1 hai capito cosa dice?

V Non è vero.

I Non è vero?

V No, assolutamente.

I Come ti sentivi.., lui ha detto che avevi piacere tutte le volte che ti toccava.

V No, non è vero.

I E che non gli hai mai fatto capire che non volevi.

V No, ogni tanto gli toglievo le mani, per() lui ricominciava da... cominciava a toccarmi lo stesso.

I Ok. E poi tu avevi piacere di rimanere a casa da sola con lui?

V No, avevo sempre l'ansia.

I Mmm. E? Davi delle scuse per non vederlo?

V A volte si.

I Tipo?

G Quali?

I Quali?

V Non ero in zona, che ero dai miei, quelle scuse

I Ok, ho capito. Allora IM 1 non è...

G (Incomprensibile) ridurre il tempo di stare con lui?

V Si...

G Che cosa raccontavi?

I Avvocato RAAP 1 non sentiamo tantissimo.

G Come?

I Non sentiamo tantissimo quando parla la ACPR 1, almeno io sento ma l'avvocato DF 1 poco.

F Non ho sentito quando (incomprensibile).

G Parla a voce più alta. Che cosa raccontavi per evitare di stare insieme a lui o...Raccontavo che stavo a casa dei miei figli una settimana o andavo a _____ dal mio fidanzato.

G Ho capito, ma quando lui era li?

V II mio fidanzato?

G No, quando il signor IM 1 era lì da te tu raccontavi qualche cosa, per cercare di ridurre di accorciare il tempo?

V Non... non ha mai chiesto niente.

G Non ti ha mai chiesto, ma tu raccontavi che arrivava il tuo fidanzato?

V Si.

G Ecco, spiega bene questo.

V SI, quello dicevo sempre che stava per arrivare mia figlia o sta per arrivare un'amica o sta per arrivare il mio fidanzato per fare che lui non mi facesse niente, quello.

G Si, quello.

I Signor IM 1, ha sentito che la ACPR 1 ha dichiarato che cercava di toglierli la mano e lei la rimetteva. E vero o non è vero?

A Non è vero.

I Non è vero. Perché mi ha detto che era vero per tutta l'inchiesta?

A Perché non capivo più niente, ero in una situazione che oggi le posso dire che avrei...

I Tutto quello che ha detto...

A No, non quello, avrei sottoscritto qualsiasi cosa pur di chiudere.

I Dopo mesi... dopo mesi e mesi che passavano le cose?

A Si

I Ho capito.

A Dopo notti insonne.

I Va bene signor IM 1. Allora faccio cada straccia di tutto quello che lei mi ha dichiarato, giusto? Quindi ACPR 1...

A No, carta straccia...

I Eh... beh... certo carta straccia, ACPR 1 aveva piacere, le ha detto la frase che era golosa dello sperma e quando la toccava cosa le diceva allora ACPR 1? Nel mentre la toccava, visto che aveva piacere, ACPR 1 cosa diceva?

A Allora nell'occasione del rapporto...

I No, no quello l'abbiamo già detto.

A No, ma aspetti.

I No, ma la domanda quando lei la toccava con le dita in vagina.

A Si.

I Visto che aveva piacere.

A Si.

I ACPR 1 cosa diceva?

A Allora sospirava e in un'occasione, scusate, neh?

I Ma dica.

A Ha detto per due volte "vengo vengo" e ha avuto due orgasmi.

I Ho capito. Poi cos'altro è successo? Che dimostrasse il suo piacere?

A II fatto che non mi abbia mai detto di no, cosa che mi avrebbe fatto desistere immediatamente.

I Ho capito.

A È chiaro che io probabilmente ho interpretato anche male, eh? Questo sia chiaro, eh?

I Va bene.

A Non volevo dire che adesso quello che dico è una cosa assoluta.

I No, ma una che ha due orgasmi e sospiri non ha interpretato male.

A (Incomprensibile)

I Una che dice voglio.., sono golosa dello sperma...

A Si.

I Mettimelo dentro c'è poco da interpretare male, così no?

A Si. Certo.

I Insomma signor IM 1?

A Si, certo.

I Dopo per carità non capisco perché mi ha detto esattamente il contrario, ma fa niente. ACPR 1 hai capito? Lui dice che... ha capito che tu avevi piacere, perché insomma eri partecipe in questi rapporti.

V No, assolutamente no, avevo paura.

I Ok. Riesci... l'hai già fatto, perché l'hai già fatto nel corso della prima volta che hai visto il commissario.., la signora... la __________, ti ricordi?

V Si

I Hai spiegato già bene a lei come... come ti sentivi, oggi riesci a ripetermi più o meno come ti sentivi in quel momento oltre che avevi paura?

V Ma avevo paura di lui, perché lui era il mio curatore generale e avevo paura che facesse qualcosa.

I Mmm, mmm. E tu avevi detto che avevi paura di non essere creduta.

V Anche.

I Perché avevi paura di non essere creduta?

V Perché lui è il signor IM 1 e io sono una psichiatrica.

I E tu sei una psichiatrica. Tu avevi detto a qualcuno quello che succedeva col signor IM 1?

V No, ho provato a dire all'inizio come ho detto per?) non sono stata creduta.

I Però non sei stata creduta. A chi hai provato a dirlo?

V Al datore di lavoro, al signore... come si chiama? __________.

I Mmm, mmm.

V E alla __________ quando mi aveva toccato per la prima volta a fare i

massaggini e loro mi hanno detto "ma no dai è un segno di amicizia di qua e di là". Quando mi ha dato n bacio con la lingua ho parlato con l'infermiere e con la dottoressa e anche loro mi hanno detto la stessa cosa "ma no, non pensare così del signor IM 1... lui non è così di qua e di là".

G Posso fare una domanda procuratrice?

I Si avvocato.

G Allora, hai sentito che il signor IM 1 dice che quando ti toccava con le dita la vagina tu hai detto in due occasioni "vengo vengo".

V No.

G E hai raggiunto l'orgasmo, quindi hai provato piacere.

V No.

G È vero o non è vero?

V No.

G Hai mai raggiunto l'orgasmo...

V No.

G ... quando ti toccava il signor IM 1?

V No.

G No.

V No.

G Non provavi neanche un po' di piacere?

V No, assolutamente no.

I Che è quello che avevi già detto la volta scorsa, del fatto che non provavi piacere. Bene, io penso che... vuole aggiungere qualcosa d'altro signor IM 1? Calcolato che quindi contesta che la ACPR 1 avesse avuto... dimostrato in qualsiasi maniera che non gradisse quello che lei stava facendo, vuole raggiungere altro, visto che questo è il confronto e non penso che si ripeterà più una terza volta.

A Posso parlare direttamente a ACPR 1?

I No, parla a me.

A No, ma nel senso... si, che mi sente, certo.

I Lei la sente, quindi...

A Si.

I Qualcosa sui fatti.

A Mmm...

I Vuole dire altro oltre che lei... che ACPR 1 era d'accordo...

A No, sui fatti non ho niente da aggiungere.

I Mmm, mmm.

A Rispetto a quello che ho detto oggi. Vorrei solo aggiungere perché questo ACPR 1 può confermarlo che mi sono sempre impegnato nei suoi confronti, specialmente per quanto concerne la... il procedimento penale che ha avuto che era veramente in crisi, io l'ho sostenuta, l'ho accompagnata al processo.

I Sappiamo che aveva un procedimento penale la ACPR 1, non c'è bisogno...

A Si

I Si, l'ha accompagnata a verbali.

A Si

I E quindi ha potuto sentire bene che medicamenti prendeva, la sofferenza che ha avuto.

A Si.

I Era a verbale, si ricorda?

A Si. L'ho aiutata, l'ho sostenuta.

I Ha anche... sapeva anche che era stata abusata, giusto?

A Me l'ha raccontato lei, si.

I Certo, che è stata abusata quando ha dovuto avere la figlia, giusto?

A La figlia (incomprensibile).

I Gliel'aveva raccontato?

A Si

I Come le aveva raccontato che era stata abusata in lavanderia.

A A suo dire dal custode del palazzo dove abitava.

I Certo.

A Si. Che non...

I E anche lì mi aveva detto che la ACPR 1 era sofferente, giusto?

A Si.

I Questo è corretto?

A Questo è corretto, certo, certo.

I Mmm. Quindi non era sofferente... non l'ha aiutata solo... anche... l'aiutava anche lì quando stava male che era sofferente.

A Io ho sempre cercato di sostenerla nel limite delle mie competenze

professionali, l'ho... ho fatto una gestione amministrativa oculata, ho sempre fatto si che ACPR 1 potesse alla fine avere anche una macchina, che potesse sempre fare le vacanze ecco, le ho risolto i debiti che aveva con l'avvocato che l'aveva seguita durante il divorzio.

I Bene.

A Da questo punto di vista...

I Lei ha dato tanto.

A Ho dato il giusto che deve dare un curatore rispetto a un pupillo.

I Bravissimo.

A Si

I E quello.., e quelle cose in più? Che sono iniziate a gennaio? Come le mettiamo allora? ACPR 1... li dica a ACPR 1 allora come mettiamo quello che è successo da gennaio in avanti per un anno...

A Si

I Per cui ACPR 1 dice... l'ha sentito ora.

A Certo.

I Ha avuto paura e non voleva.

A Ripeto io mi ero veramente affezionato, avevo un grosso affetto per ACPR 1 che si è trasformato anche in questo desiderio di tipo fisico, che per fortuna non è mai andato oltre perché non lo volevo di sicuro. L'ho anche dichiarato che volevo smettere, è chiaro che adesso qui non ci sono le prove ma stavo lasciando dei casi e avrei lasciato anche ACPR 1 perché chiaramente questa situazione non poteva più andare avanti.

I Lei ha detto che non è andato oltre...

A Posso terminare anche dicendo...

I No, scusi... lei ha detto che non è andato oltre, perché ACPR 1 voleva andare oltre?

A Non lo so, io comunque no, ma penso neanche ACPR 1.

I Pensa...

A Io comunque no.

I E una cosa che mi sfugge, visto che ACPR 1 era golosa di questo sperma.

A Si

I Giusto?

A Si

I E vista che con sua moglie i rapporti orali era ormai anni che non gliene faceva più.

A Si.

I E a lei piacevano.

A Si.

I Perché non si sono ripetuti visto che ACPR 1 era golosa di sperma?

A Io non l'ho più chiesto.

I Ma non aveva chiesto, è ACPR 1 che ha detto...

A No, ma io...

I ...(incomprensibile) nella mia bocca.

A ... non... io non l'ho più chiesto una seconda volta.

I No, ma capisce lei non l'ha chiesto la prima, lei ha detto che ACPR 1...

A Certo.

I ... semplicemente ha detto questo deve entrare nella mia bocca...

A Si, esatto.

I ... perché sono golosa di sperma.

A Lo ribadisco.

I Se così è che ACPR 1 aveva così voglia di...

A Si.

I …sperma, perché non è successo tutte le volte?

A Non lo so.

I Non lo sa.

A Non lo so.

I Ha domande avvocato DF 1? Me le faccia vedere prima che vengano formulate se caso.

F No, penso che...

A Posso chiedere io una cosa che non centra niente...

I Non adesso a confronto, se è una cosa che non centra...

F Riguarda il confronto?

I Se è una cosa che non riguarda il confronto no.

A Se si è risolto il problema del permesso che tanto angosciava ACPR 1.

I Non la riguarda signor IM 1.

A Va bene. Perché è una cosa che ci ho messo del mio per quello, va bene.

I Non penso che le riguardi sapere cosa adesso, cioè sta affrontando ACPR 1.

A Certo.

I Capisce?

A No, no capisco.

I Non ci sono domande?

F No. No.

I Avvocato RAAP 1?

G No, per me è tutto.

I ACPR 1 vuoi aggiungere qualcosa? Non devi, se vuoi solo.

V Che mi ricordi no.

I Ok, perfetto, allora dire che è terminato così, sono le tre meno cinque, vi chiedo solo di fermarvi cinque minuti per firmare il verbale.

0:06:47 Confronto terminato.”

(doc. TPC 23).

A seguito di detto interrogatorio, dopo aver dato la possibilità alle parti di esprimersi in merito alla richiesta della difesa di procedere ad una perizia psichiatrica completa dell’imputato (doc. TPC 20 e 21), il Presidente della Corte ha incaricato il dr. __________ di esperire una perizia psichiatrica completa, proponendo i quesiti di rito (doc. TPC 22, 26). La perizia (doc. TPC 28) ha concluso per una diagnosi al momento del reato (identica alla diagnosi attuale) di “sindrome di disadattamento con reazione depressiva prolungata (ICD-10:F43.21) – Tratti di personalità narcisistici”, stabilendo una piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti ed un rischio di recidiva per i medesimi reati di livello basso, consigliando la pronuncia di un trattamento ambulatoriale (psicoterapia a cadenza settimanale). Da notare che IM 1, già dinanzi al perito psichiatrico (v. pagg. 12-13 della perizia in particolare), ha cambiato versione rispetto a quanto precedentemente indicato alla PP, negando in parte le sue responsabilità in particolare con riferimento ai mezzi di pressione che avrebbe esercitato sulla donna, descrivendola al contrario come sempre consenziente e appagata da tali approcci.

Con scritto 26 febbraio 2018 (doc. TPC 41), la PP ha formulato l’accusa di sfruttamento dello stato di bisogno in subordine al reato di coazione sessuale, così da consentire alla Corte un più ampio ventaglio giuridico. Le parti sono state dunque convocate per il dibattimento che si è tenuto i giorni 2-5 marzo 2018.

3.6. Al dibattimento

In aula l’imputato è stato nuovamente interrogato sui fatti e ha, in sostanza, confermato quanto già riportato al perito dr. __________, circa l’assenza di costrizione da parte sua sulla vittima ed il piacere di lei a ricevere questo tipo di attenzioni, sostenendo, così interrogato dal Presidente, di essersi sentito confuso in corso d’inchiesta, e di aver ammesso ogni contestazione fattagli dalla PP al solo scopo di “punirsi” per quanto fatto e ottenere in tal modo il maggior sconto di pena possibile. Così, IM 1 in aula:

" Lei ha dichiarato di aver vissuto il momento del suo arresto come una liberazione. È corretto?

Sì. In quel momento mi trovavo per strada, mi stavo recando in Posta presso la mia casella postale. Non avevo mai parlato con nessuno di quanto avevo commesso, ad oggi posso dire che non l’ho fatto stupidamente, avrei dovuto, (…) ero cosciente che i miei comportamenti non facevano parte della correttezza del rapporto tra un curatore ed una curatelata, sentivo un peso.

Quando ha iniziato a sentire questo peso?

Ho avuto questo sensazione di peso dopo 3-4 volte che capitavano gli episodi. Se da una parte agire in questo modo era più forte di me, avevo comunque un legame affettivo con ACPR 1 e vivevo un momento di bisogno d’affetto, dall’altra la situazione era un grande peso. Sapevo che avrei dovuto interrompere il rapporto con ACPR 1, ero cosciente che ero andato oltre ai miei doveri professionali.

Ma il peso che lei sentiva, a cosa era dovuto?

Era un peso da cui non riuscivo a liberarmi, avevo approfittato di una persona con le difficoltà che conosciamo. Sono d’accordo con il Presidente che, per togliermi questo peso, avrei semplicemente dovuto rinunciare al mandato.

Per quale motivo invece ha continuato, e non ha cercato aiuto?

Non ho avuto il coraggio di farlo.

Cosa temeva in particolare?

Avevo paura dell’effetto che tutto ciò avrebbe provocato sulla mia famiglia, sul mio entourage, sulla mia persona e sulla mia autostima. Quando si parlava di pensieri suicidali era in questo senso, non sopportavo questo tonfo, in una vita intera dove non avevo mai fatto niente di male, nemmeno una volta. Temevo le conseguenze sulla mia immagine. (…)

Con riferimento ai fatti descritti nell’AA per titolo di coazione sessuale sub. sfruttamento dello stato di bisogno, al netto del numero dei cunnilingui e delle fellatio, che siano uno o due come dichiarato da lei o dalla vittima, i fatti indicati nell’AA sono riconosciuti, così come descritti?

I fatti, sì. Dunque gli episodi e le date, ricostruiti dalla PP secondo le mie dichiarazioni, sono corretti e sono avvenuti. (…)

Cos’ha scatenato la voglia da parte sua di avere un approccio sessuale con la sua pupilla?

Mi sono affezionato moltissimo a questa donna. Ci siamo dati del “lei” per molto tempo, e poi alternativamente del “tu” e del “lei”. Mi sono occupato in modo molto intenso delle sue problematiche, ad esempio la situazione per lei pesantissima del processo che ha subìto per la questione della messa in circolazione di monete false con il marito (processo tenuto quando io già ero curatore). Le sue difficoltà relazionali e le sue frequentazioni mi preoccupavano. (…) in quel periodo mi preoccupava molto anche la questione del rinnovo o meno del permesso di ACPR 1. Questa era anche una grande fonte di ansia per ACPR 1 stessa e per i suoi famigliari.

L’avv. RAAP 1 precisa che questa questione è tutt’ora in sospeso.

Io ero molto preoccupato perché i suoi affetti e tutte le sue conoscenze erano qui in Ticino. Mi sono quindi attivato e ho parlato con la segretaria dell’ufficio permessi. Questa mi disse di non fare niente, in quanto l’incarto si trovava sul tavolo del direttore (non so dire se dell’Ufficio o del Dipartimento). Non a caso, trascorsi un paio di mesi, ACPR 1 fu convocata all’ufficio degli stranieri di __________, dove l’ho accompagnata personalmente. Ho compilato io i formulari richiesti più una dichiarazione, in cui diceva che tutti i suoi interessi e famigliari erano qui in Ticino. Da lì via, io non ho più saputo niente. Vero è, che, come curatore, se ci fossero state delle novità, sarei stato informato. Questa situazione di stallo del permesso bloccava tutta un’altra serie di cose, ad esempio il cambio di alloggio in una zona migliore.

(…) Lei in atti ha espresso anche un’altra preoccupazione, oltre a questa del permesso, in merito alle frequentazioni di ACPR 1, legate o meno al mondo del traffico di stupefacenti.

Sì, è corretto, ho cercato di metterla in guardia circa le persone che frequentava, a maggior ragione visto che la sua procedura per il permesso era in stallo.

ADR che sì, io ero al corrente dei precedenti abusi sessuali subìti da ACPR 1, (…). È dunque vero, come mi dice il Presidente, che ero preoccupato delle frequentazioni di ACPR 1, persona che reputo facilmente influenzabile, in quanto avrebbero potuto compromettere il rinnovo del permesso. La mettevo in guardia, ad esempio, da un vicino di casa che pensavo spacciasse droga. (…)

Tornando a come nacque l’attrazione fisica verso ACPR 1, cosa l’ha fatta passare all’atto?

La seduttività di questa persona, [ndr. l’imputato prende degli appunti da una mappetta], chiedo scusa, mi sono preparato qualche appunto perché sono confuso. L’affetto che provavo per lei, il suo comportamento seduttivo nei miei confronti, mi ha fatto perdere il controllo della ragione che avrei dovuto, ovviamente, avere. Poi c’è stata una questione, non ammessa dalla dr.ssa __________, legata alla confessione della vittima quando mi disse che lei era “golosa di sperma”. Vi era stato uno screening ove ACPR 1 era risultata positiva alla cocaina. Questo esame avrebbe dovuto essere ripetuto, e se positivo, ACPR 1 sarebbe stata ricoverata. ACPR 1 mi disse di non aver fatto uso assolutamente di sostanze, mi chiese se era possibile che la positività fosse dovuta al fatto di aver ingerito dello sperma. Io le risposi di non sapere, ho dunque chiesto alla dottoressa se fosse possibile. Quest’ultima alla mia domanda, per telefono, reagì ridendo. È chiaro che questa confessione di ACPR 1 ha fatto poi nascere in me certi pensieri.

Lei ha dichiarato, in corso d’inchiesta, che prima del massaggio, avvenuto a gennaio 2016, l’attrazione fisica per ACPR 1 era già nata, è corretto?

Oggi, a ragion veduta, voglio dire che io ho fatto questo massaggio perché l’ho vista irrigidita. Non c’era niente di erotico in quell’occasione, tanto che io le avevo portato pure un prodotto biologico da spalmare sulla parte rigida. A quel tempo ero affezionato a lei, ma non ero pronto a passare ad un atto.

Ma era attratto da ACPR 1, o no?

Sì, ne ero attratto.

Nel verbale 16.6.17 (AI 70), la PP le ha fatto notare che il problema della positività della cocaina emergeva a febbraio/marzo 2016, dunque dopo che lei avrebbe sviluppato un’attrazione per ACPR 1, con il che questo evento non può essere l’origine scatenante delle fantasie a sfondo sessuale. Lei ha risposto di confermare che questa non poteva essere la motivazione scatenante, essendo avvenuta a seguito di quel periodo.

Questa dichiarazione di ACPR 1 circa l’ingerire lo sperma può essere dunque considerata come un evento che ha alimentato un fuoco che già si era acceso in precedenza? Anche perché l’episodio della fellatio è stato da lei situato nel maggio 2016, il che potrebbe vestire anche una certa coerenza circa la consecutio temporis (informazione ricevuta a marzo, passato all’atto a maggio).

Sì.

Il secondo rapporto orale, fatto da lei su ACPR 1, lei lo ha situato la volta dopo il rapporto orale da lei ricevuto. Ha poi dichiarato di non aver ripetuto rapporti orali su ACPR 1 per una questione di mancanza di igiene.

A dire il vero la questione dell’igiene io non l’ho mai detta, è stata una cosa detta dalla PP come ipotesi, che io ho poi seguito. Io non ho rifatto dei rapporti orali su ACPR 1, perché non me ne andava.

Con riferimento al numero di rapporti orali, non vi è convergenza tra le sue dichiarazioni e quelle di ACPR 1. Lei riporta di un solo rapporto orale ricevuto, completo con eiaculazione all’interno della bocca di ACPR

  1. Quest’ultima invece riporta di due rapporti orali, senza eiaculazione. Il Presidente rileva che praticamente questa informazione ha poca portata pratica, essendo che l’imputato riporta un singolo evento più invasivo, e la vittima due eventi meno invasivi, con il che le due versioni pesano sostanzialmente allo stesso modo.

Ad oggi agli atti si trovano anche le sue ultime dichiarazioni e la perizia psichiatrica, prove raccolte a seguito dell’AA, le quali stridono con quelle precedenti in atti. A pagg. 12-13 della perizia in particolare, si riporta una sua versione ben differente da quella precedentemente rilasciata.

Ad oggi, qual è la sua versione dei fatti?

Ripeto, io mi sono affezionato a questa donna, molto. In più, ho sempre avuto l’impressione che questo affetto fosse ricambiato. Già al momento dell’arresto, avevo descritto ACPR 1 come una persona molto affettiva e passionale. Non ho mai avvertito un messaggio del tipo “allontanati” o “lasciami in pace”, cosa che mi avrebbe evidentemente portato ad interrompere tutto. In tutta sincerità, non ho mai esercitato pressioni su questa persona, affinché fosse accondiscendente nei miei confronti. Ella ha sempre contraccambiato i miei baci, era in grado di dire di no, che non li voleva. E questo lo dice anche l’infermiera. Se mi avesse respinto mi sarei sicuramente fermato.

Questa tesi non è quella che emerge da diverse sue dichiarazioni fatte in corso d’istruttoria.

È corretto, a quei tempi ero confuso e mal consigliato.

Fino all’udienza preliminare lei era patrocinato da un avvocato d’ufficio, per poi cambiare e assumere un difensore di fiducia. Il Presidente precisa che nessuno le vuole imputare di aver cambiato versione per ragioni di comodo, ma comunque ci si chiede quale sia la ragione che oggi la spinge a fornire una diversa versione dei fatti.

Vorrei contestualizzare le cose [ndr. l’imputato prende i suoi appunti]. Già in occasione del primo interrogatorio dinanzi al PP (mio secondo interrogatorio, giorno seguente al mio arresto), il mio precedente legale mi comunicò che al massimo avrei subìto una pena detentiva di tre anni, sospesi, con una carcerazione effettiva di sei mesi. Ricordo bene che il mio difensore di allora, aveva con sé un foglio di appunti, e scrisse la data della mia possibile scarcerazione all’11 ottobre 2017. Mi disse che dovevo collaborare. Io stavo malissimo, dunque non mi sono difeso, non volevo infierire sulla vittima. Non ho fatto emergere la verità, ero confuso e depresso. Avevo ed ho tuttora un senso di colpa, perché sono venuto meno ai miei doveri professionali. Ho accettato stupidamente ciò che veniva fatto emergere, senza provare a controbattere. Mi vergognavo verso i miei cari e verso me stesso, verso ACPR 1. La mia immagine di persona integerrima crollava, era distrutta. Accettare stupidamente qualsiasi accusa, era per me una sorte di punizione. In quei momenti, qualsiasi cosa mi fosse stata imputata, avrei detto di sì.

Che l’avvocato, ad un certo punto dell’inchiesta, si esprima e parli con il cliente del rischio processuale e della possibile pena prevista, è un dovere della difesa. Il Presidente rileva comunque di fare fatica a capire come si possa, un giorno dopo il suo arresto, arrivare a fare una simile previsione, anche perché l’inchiesta era tutt’altro che finita, e gli abusi potevano anche aumentare, come pure il numero delle vittime. Un simile comportamento da parte di un difensore è dunque da considerarsi come un azzardo, qualcosa che non si fa. A fine inchiesta, il 16.6.17, il suo difensore d’ufficio ha formulato una richiesta di rito abbreviato, proponendo una pena di tre anni di cui sei mesi da espiare.

Io le confermo che l’avvocato mi ha fatto questa previsione il giorno dopo il mio arresto, ne sono troppo sicuro per non dire una cosa del genere.

Dagli atti questo non emerge.

Nel verbale 23.5.17, ove i fatti vengono ricostruiti sulla base delle sue dichiarazioni, come poi emergono nell’AA, lei ha dato delle spiegazioni con riferimento ai rapporti di visita da lei redatti, fornendo diverse dichiarazioni e affermando di averne modificato il contenuto così da giustificare le sue visite più frequenti.

D’abitudine, quando redigeva le note in merito alle sue visite ai suoi curatelati?

Al massimo un giorno dopo. Nel caso di ACPR 1 a memoria dico che non mi è mai capitato di modificare i rendiconti delle mie visite successivamente. Li scrivevo dunque quasi subito per poi non più modificarli.

Il Presidente dà lettura della nota di IM 1 circa la sua visita 16.1.16 (giorno del massaggio). In particolare, lei ha indicato la volontà di ACPR 1 di aumentare il numero di visite a due alla settimana. A questa contestazione, lei ha dichiarato di aver aggiunto quest’ultima frase “ad arte” per giustificare i suoi incontri, per “mettere le mani avanti”. Conferma queste dichiarazioni?

Io le ripeto quanto ho detto prima, a quel punto dell’inchiesta qualsiasi cosa mi fosse stata chiesta l’avrei confermata.

Ma non è così che è andata, vi sono state comunque delle contestazioni da parte dell’accusa da lei non ammesse, ad esempio il numero delle fellatio, come pure la minaccia circa il permesso per fare pressione su ACPR

  1. Dunque non è sostenibile che in quella fase, confuso e mal consigliato come da lei sostenuto, lei avrebbe confessato qualsiasi cosa.

Io ero disperato, non ce la facevo a combattere, era più forte di me.

L’istruttoria si basa comunque sulle sue dichiarazioni, e non su quelle di ACPR 1. Lei afferma oggi che in quei momenti avrebbe confessato qualunque cosa. Ma questo non è ciò che emerge dagli atti: sul numero di fellatio e di cunnilingui ha resistito, come pure sulla questione della minaccia del permesso, fatti da lei sempre contestati. Dunque non è sostenibile che lei avrebbe ammesso n’importe quoi, non pareva essere dunque totalmente incapace di resistere alle contestazioni e ai mal consigli del suo legale.

La perizia psichiatrica è il primo atto che raccoglie formalmente la sua versione di oggi. Questa è stata chiesta dal suo nuovo difensore ed accolta dalla Corte. La disfunzione che era stata ipotizzata dal dr. __________, poi smentita e categoricamente esclusa dalla perizia, potrebbe aver avuto un ruolo nel suo cambio di versione?

Quando ho saputo che il mio comportamento avrebbe potuto essere stato causato da una disfunzione è stato un sollievo, certo. Ma poi è stato accertata l’assenza di un simile problema. È vero che da questo fatto ho inizialmente tratto delle illusioni, come indicatomi dal Presidente. Mi ha anche dato delle preoccupazioni, perché comunque __________ mi disse che avrebbe potuto esserci un aneurisma o dei problemi cerebrali.

Il 20.9.17 si è tenuta l’udienza preliminare, nel corso della quale il Tribunale ha preso atto di una sentenza della CARP del 21.7.17 sul reato di coazione sessuale(…) il Presidente, confrontato con questa sentenza, ha ritenuto di dover convocare, per il caso di specie, impregiudicato l’esito del procedimento, una Corte delle assise criminali con la presenza degli assessori giurati. Questo fatto l’ha spaventata?

Mah, il mio precedente difensore mi ha parlato di questo cambiamento, dovuto appunto a quella sentenza. Ricordo bene che mi disse che comunque la nostra tesi difensiva sarebbe rimasta uguale. Non mi aveva dunque detto che, a causa di questo cambiamento, mi sarei dovuto aspettare chissà quale batosta.

(…)Dunque, perché lei ha deciso di cambiare avvocato?

Avevo un avvocato che era difficilissimo da rintracciare, non riuscivo mai a trovarla per telefono. Mi sentivo come abbandonato, come se tutto fosse banalizzato. Della serie “non si preoccupi”. E devo dire che poi, la scelta di avere un difensore di fiducia, è scaturita da mia moglie. È lei che in occasione di una visita, ha detto “adesso basta”, dopo averne parlato con __________ che pure è avvocato, e io ho acconsentito. Io non avevo voluto prendere un difensore di fiducia inizialmente visto la pena che mi era stata prospettata. Inoltre non volevo far pesare su mio figlio e sui suoi progetti di studio delle ulteriori spese. Mi sono sentito abbandonato.

(…) Il Presidente rilegge le dichiarazioni dell’imputato nel verbale 13.4.17, circa il momento del massaggio. Lei ha dichiarato che ACPR 1, al momento del massaggio, si era irrigidita di più. Oggi conferma o smentisce questa dichiarazione?

Smentisco, non si è irrigidita di più. Non confermo nemmeno il fatto che in quel momento avrei avuto una voglia sessuale verso ACPR 1.

Il Presidente continua nella lettura, dove lei ha descritto l’episodio del racconto del fatto che lei avesse ingerito dello sperma, come pure il momento del primo bacio e del piercing alla lingua. In quell’occasione, ha descritto la donna come rigida ed impaurita.

Non confermo queste dichiarazioni. Quando ho affermato la stupida frase che non avevo mai baciato una persona con un piercing, ACPR 1 mi aveva risposto “basta provare”, al che mi sono avvicinato e l’ho baciata. Non si è impaurita, dopodiché è rimasta ancora un attimo da me e poi è rientrata tranquillamente al suo domicilio.

ADR che ho dichiarato che ACPR 1 “non aveva il sorriso”. In quell’interrogatorio io ero pressato dal fuoco della PP, che giustamente faceva il suo lavoro. Io non ce la facevo a controbattere, stavo talmente male che accettavo tutto.

La PP chiede la parola e chiede all’imputato quante volte nel corso di quel verbale gli aveva chiesto se fosse davvero certo delle sue dichiarazioni, per evitare poi che le ritrattasse in futuro, in quanto era reduce di un caso di ritrattazione in un altro incarto.

Confermo che questo mi era stato detto diverse volte. Come precisa il Presidente, io non sto affermando che la PP mi avrebbe estorto chissà quale dichiarazione, non sono stato costretto. Sono stato consigliato però di farlo, addirittura il mio precedente avvocato il 23.5.17 ha chiesto una sospensione, siamo andati nella saletta “acquario” e mi ha consigliato di confermare tutte le dichiarazioni della vittima, per non compromettere la strategia difensiva, che mi avrebbe permesso di arrivare ad una pena detentiva di tre anni parzialmente sospesi.

(…)Il Presidente rilegge le sue dichiarazioni al verbale di cui all’AI 22 dove ha descritto in particolare il rapporto orale da lei ricevuto da ACPR 1. In quel locale era presente la PP, la sua avvocata d’ufficio, un segretario e la rappresentante dell’__________. L’affermazione circa il fatto che lei teneva la testa di ACPR 1 nel corso del rapporto orale, in quanto ciò le provocava piacere, risulta chiaro essere stata sua.

Non ho detto infatti il contrario.

Una simile frase, moralmente parlando, descrive un tipico comportamento che rileva della sessualità maschile. Com’è arrivato a farsi praticare il rapporto orale da ACPR 1?

È stata una sua esplicita richiesta, di ACPR 1.

Le sue dichiarazioni di quel verbale non paiono confuse, come da lei oggi sostenuto. Tanto che lei appunto non ha accettato tutto quanto sostenuto da ACPR 1.

Non erano frasi confuse, ma devono essere viste come una strategia difensiva volta ad assecondare tutto quanto ACPR 1 aveva detto.

ADR che concordo con il Presidente che la frase circa il fatto che io tenevo la testa di ACPR 1 perché mi procurava più piacere è mia e non lo nego. È comunque stata lei a proporlo.

Lei ha dichiarato che aveva fatto un po’ di tutto per rimanere sola con ACPR 1. Ha poi negato di aver usato la questione del permesso per fare pressioni su ACPR 1. Per quale ragione, visto che la sua strategia era quella di assecondare la vittima, non ha ammesso anche questo fatto?

Io non ho mai usato la storia del permesso per spingerla a fare niente.

Sì, ma lei si dichiara a quel momento confuso, sotto choc, e disposto ad ammettere qualsiasi cosa pur di ottenere la pena indicatale dal sua difensore. Su questo punto però, lei ha resistito. Concorda?

Sì.

Lei ha affermato che ACPR 1 avrebbe detto “adesso questo deve finire nella mia bocca”, dando infine atto del fatto che la donna l’avrebbe detto in modo interrogativo. Il Presidente dà lettura delle sue precedenti dichiarazioni a questo proposito. Lei ha inserito il concetto della formulazione di questa frase in modo interrogativo di sua sponte. Anche sulla questione del numero di rapporti orali, lei ha mantenuto, fino al verbale finale, la sua versione di un rapporto orale fatto e un rapporto orale ricevuto. Quanto da lei poi sostenuto a verbale finale, invece, dove ha ammesso poter essersi trattato di due rapporti orali come riferito da ACPR 1, si nota chiaramente trattarsi di dichiarazioni con chiari fini processuali. Trattasi comunque di un suo diritto, quello di fare ammissioni a scopi processuali, considerata oltretutto la possibilità di procedere con rito abbreviato.

In seguito, lei avrebbe dichiarato in corso d’inchiesta di aver chiesto a ACPR 1 di mantenere il segreto su quanto avvenuto tra di voi. È vero?

Sì, ero molto preoccupato, dalla mia posizione, in quanto c’era questo nuovo fidanzato, il __________, che aveva un atteggiamento ossessivo nei confronti di ACPR 1, tanto che lei stava pensando di troncare la relazione. (…) mi preoccupavo per ACPR 1, avevo paura che potesse farle del male.

(…) AD confermo che io mi recavo da lei per motivi di lavoro, non ho mai dimenticato i miei doveri di curatore, ma anche perché la consideravo come una mia amante.

Lei voleva bene ed era attratto da questa donna, non le dava fastidio che questa avesse dei rapporti con un altro uomo?

Non poteva avere rapporti con questo uomo, egli aveva un problema al pene che gli impediva di avere rapporti. Almeno, questo è quanto mi aveva riportato ACPR 1.

Anche nei suoi rapporti con ACPR 1 risulta, salvo la fellatio, che era lei a praticare atti sessuali su ACPR 1. Anche __________ dunque poteva comportarsi allo stesso modo, questo non le dava fastidio?

No.

Lei ha cancellato tutte le tracce della sua relazione con ACPR 1, prima di essere arrestato. È corretto?

No, io ho fatto la pulizia che facevo abitualmente sul mio cellulare.

Queste sono state le sue prime dichiarazioni, in seguito però ne ha date altre ammettendo di aver agito in tal modo per nascondere le tracce, oggi torna invece dunque sulle prime dichiarazioni. Il cancellare le prove, facendo un discorso generale, è il tipico comportamento di chi sa che deve nascondere qualcosa.

Io ho spiegato perché ho cercato ACPR 1 in quei giorni, era arrivato uno scritto dal __________ e dovevo consegnarglielo.

Questo però non è l’atteggiamento di persona confusa e mal consigliata, che ammetterebbe qualsiasi cosa, che lei ha descritto poco fa.

Io avrei ammesso qualsiasi cosa, ma fino ad un certo punto.

(…) Lei ha dichiarato di aver approfittato della disponibilità di ACPR 1, come pure che lei non sarebbe stata in grado di palesare un rifiuto ed opporsi fermamente, e che lei aveva comunque percepito un “gran piacere”. Nel verbale dopo l’AA di confronto, lei ha parlato anche di orgasmo di ACPR 1, fatto questo mai riportato in precedenza. Da cosa ha dedotto che ACPR 1 avrebbe avuto degli orgasmi?

Lei me l’ha detto in quell’occasione, ha detto “vengo, vengo”.

Di questo non ha mai fatto menzione nei suoi precedenti verbali.

In tutta questa vicenda, perché lei pensa di essere finito in prigione?

Perché c’è stata una denuncia. Io ho approfittato di una disponibilità di una persona che era dipendente da me, io ero il curatore generale, è una cosa inammissibile.

Di per sé, a mente del TF, il solo fatto di avere rapporti tra curatore e curatelato (situazione di dipendenza) non basta per configurare una coazione, e ciò lo ha detto smentendo e modificando una giurisprudenza fino ad allora consolidata. Lei afferma che la ACPR 1 lo voleva, ha preso lei l’iniziativa, le ha chiesto di mettere il suo pene in bocca e ha provato piacere, dunque lei cosa pensa di aver fatto di sbagliato tanto da finire in carcere?

Io ero il suo curatore, queste cose non dovevano assolutamente accadere, ed è un giudizio professionale, non morale. La ACPR 1 mi ha denunciato dicendo che io avevo abusato di lei.

Lei ha, o non ha abusato di ACPR 1?

Chiaro che ho approfittato di una mia posizione, per avere una relazione con questa donna. Come mi dice il Presidente, per avere una relazione di tipo sessuale con questa donna.

La ACPR 1 voleva, o non voleva questa relazione?

Io ho avuto l’impressione, specialmente le prime volte, che lei partecipasse e le andasse bene. Non posso dire che non ho approfittato di niente, mentirei sapendo di mentire.

Questo è il suo ragionamento. Lei che è benvoluto da tutti e che ha un’ottima reputazione, con un figlio di __________ anni, era disposto ad accettare una condanna a tre anni, per una relazione sessuale con una persona che lei giudica consenziente e pure appagata, non avendola nemmeno mai costretta. Così come da lei descritta, è una relazione moralmente discutibile, così come tra un allievo e un docente, o come un medico (non psichiatrico) e un paziente, sicuramente moralmente discutibili, ma non illegali. Di cosa quindi lei avrebbe approfittato, se ACPR 1 era consenziente e anche appagata, tanto da chiedere lei di potergli praticare un rapporto orale?

È chiaro che io ho approfittato del mio ruolo per ottenere questi contatti, io non ci stavo bene, sapevo benissimo che non doveva capitare una cosa del genere. Si tratta di un mio codice deontologico, la mia coscienza. È una cosa più forte di me ma che mi faceva stare molto male.

ADR che non so dire se questo potrebbe comportare una pena di tre anni. Posso però dire che pur di arrivare ad una simile pena ho affermato anche delle cose non vere.

(…)

In relazione alla sentenza di cui abbiamo parlato prima, le è stata prospettata una pena con riguardo al suo rischio processuale?

Il mio precedente difensore mi disse che non sarebbe cambiato niente. Io personalmente, saputo che ci sarebbero stati gli assessori giurati, ho pensato che la pena sarebbe potuta essere superiore ai tre anni che mi erano stati prospettati. (…)

Il Presidente ripercorre le conclusioni della perizia psichiatrica. Lei è disposto a sottoporsi al trattamento ambulatoriale?

Certo.

D PP: qual è la sua posizione in merito alla pressione fatta a ACPR 1 dicendole di mantenere il segreto sugli atti commessi? Conferma di aver detto alla vittima di non dire niente a nessuno, al moroso e al personale curante?

L’ho detto in particolare con riferimento al moroso, essendo che lui la controllava in modo ossessivo. Non che lui avesse fatto minacce dirette al sottoscritto, anzi, con me era sempre cordiale. Le avevo detto di non dire niente a nessuno, in generale.

D PP: conferma di aver chiuso la porta di casa a chiave durante gli atti?

Io non ho mai chiuso la porta a chiave, chiedevo a ACPR 1 di verificare che fosse chiusa a chiave. Comunque, da quando l’ho conosciuta, ACPR 1 era sempre chiusa a chiave in casa in quanto temeva sempre l’arrivo di persone non gradite. Il mio era dunque un controllo ulteriore, ma lei comunque la chiudeva sempre.

Il fatto di chiudere la porta a chiave, era finalizzato al fatto di proteggere la vostra privacy in quel momento?

Sì, era una verifica ulteriore che io chiedevo di fare per mantenere la nostra privacy.

D PP: la chiave della porta rimaneva nella toppa, o veniva tolta?

Rimaneva sempre nella toppa. Ricordo questo perché nell’episodio in cui ACPR 1 era stata trovata priva di sensi a casa, lei aveva chiuso la porta lasciando dentro le chiavi, e avevano dovuto forzare la parte di sopra in vetro per poter entrare.

D PP: con riferimento al rapporto per la mercede 25.3.15, le viene chiesto se allora ACPR 1 ha disatteso il suo consiglio di non più chiudere la porta di casa, lasciando inserita la chiave, visto che scriveva “visita a domicilio, sta meglio, e si è resa conto che non può più chiudere la porta di casa lasciando dentro la chiave”.

Successivamente, quando c’ero io la chiave rimaneva dentro la toppa. Poi, per le altre occasioni, spero che seguisse il mio consiglio di toglierla.

D avv. DF 1: può spiegare le “almeno due volte” nelle quali lei ha allontanato il compagno di ACPR 1 dalla casa, ed il motivo?

L’ho allontanato perché dovevo discutere con ACPR 1 questioni che riguardavano l’amministrazione, l’approvazione dei conti e del rendiconto. Non mi sembrava il caso che lui fosse presente.

ADR che non so dire se in quelle occasioni era poi anche successo qualcosa di sessuale. Ad ogni modo l’allontanamento non era finalizzato a questo, ma solo a poter discutere delle questioni finanziarie con ACPR 1.

Il Presidente rilegge le dichiarazioni in corso d’inchiesta nelle quali lei ha ammesso di aver mandato fuori di casa il compagno di ACPR 1, così da poter restare solo con lei.

Ripeto, è vero che l’ho fatto uscire ma l’obiettivo era quello di poter discutere con ACPR 1 delle sue questioni amministrative.

D avv. DF 1: può precisare la questione del fatto che lei aveva consigliato a ACPR 1 di non far soggiornare il suo compagno a casa sua?

Sì, le avevo detto che lui non poteva stare da lei 7 giorni su 7, in quanto, qualora avessero fatto dei controlli, avrebbero potuto esserci dei problemi sia per il permesso, sia per il calcolo delle prestazioni complementari di ACPR 1, e dell’assistenza di lui. Io rischiavo di farmi complice di una situazione non molto chiara a livello amministrativo.

(…) ADR che io e mia moglie siamo indecisi se vendere la casa o se farla ritirare a lei. Io in ogni caso dovrei trarre un utile da questa operazione. Farò dunque fronte alle spese causate dal fatto di essere qui. Se dovesse avanzare qualcosa, lo dedicherò a mio figlio. Confermo dunque di essere disposto a risarcire il danno da me causato, ivi comprese le spese generate dalla tassazione della nota professionale del mio precedente difensore d’ufficio. (…)”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

  1. DIRITTO E CONVINCIMENTO DELLA CORTE

4.1. Dei reati di coazione sessuale e sfruttamento dello stato di bisogno

4.1.1. Secondo l’art. 189 cpv. 1 CP si rende autore colpevole di coazione sessuale chiunque costringe una persona a subire un atto analogo alla congiunzione carnale o un altro atto sessuale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando su di lei pressioni psicologiche o rendendola inetta a resistere. Presupposto del reato – che protegge il diritto alla libera determinazione in ambito sessuale (DTF 131 IV 169; DTF 124 IV 157; 122 IV 100; 119 IV 310) – è un atto coercitivo con cui l’autore induce la vittima a subire o a commettere (DTF 127 IV 203) un atto di natura sessuale.

Il comportamento represso dall'art. 189 CP consiste nell'uso della costrizione per indurre una persona, che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale (DTF 119 IV 311). Deve, inoltre, sussistere un rapporto di causalità tra l'uso di costrizione e l'atto sessuale: la vittima subisce o compie un atto sessuale a causa della costrizione imposta. La vittima deve essere messa in una situazione in cui l'atto sessuale può essere compiuto andando oltre il suo rifiuto, ritenuto che è necessario che la sottomissione della vittima sia comprensibile, in ragione delle circostanze del caso concreto (DTF 122 IV 101).

Tra i mezzi coercitivi il legislatore ha annoverato, in un elenco non esaustivo, la minaccia, la violenza, l'esercizio di pressioni psicologiche e il rendere la vittima inetta a resistere in altro modo.

Per violenza va inteso il ricorso a una forza fisica più intensa di quella necessaria per il compimento di un atto nelle circostanze ordinarie della vita (DTF 87 IV 69), ritenuto tuttavia che non è necessario il ricorso a forme qualificate di violenza ed è, in particolare, sufficiente che l'autore trattenga la vittima grazie alla propria superiorità fisica (DTF 122 IV 100; Jenny/Schuhbart/Albrecht, Kommentar zum schweizerischen Strafgesetzbuch, Berna 1997, art. 189 n. 16).

Per minaccia bisogna intendere che l'autore, a parole o con il suo comportamento, induce la vittima a temere un serio pregiudizio per farla cedere (DTF 122 IV 100; Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 6. ed., Zurigo 1994, p. 378; Stratenwerth, Schweiz. Strafrecht, Bes. Teil I, 5. ed., Berna 1995, p. 158 n. 7).

L’art. 189 protegge anche quelle vittime che, a seguito dell’effetto sorpresa (“Uberraschungseffekt”), di spavento (“Erschrecken”), sbalordimento (”Verblüffung”) o a causa del trovarsi in una via senza uscita, non oppongono resistenza (DTF 128 IV 106 consid. 3a/aa).

Con l’introduzione della nozione di ”esercizio di pressioni psicologiche” quale atto di natura coercitiva, il legislatore ha voluto estendere il reato di coazione sessuale anche a quei casi in cui la vittima si trova in una situazione di impotenza creata dall’autore anche senza l’uso della forza fisica o della violenza (DTF 124 IV 154).

In particolare, l’inferiorità cognitiva e la dipendenza emotiva e sociale possono - soprattutto nei bambini o negli adolescenti - generare una pressione psichica straordinaria e, quindi, una sottomissione paragonabile a quella ottenuta con la coazione fisica e, come questa, tale da renderli incapaci di opporsi ad atti sessuali non desiderati. La giurisprudenza del Tribunale federale definisce violenza strutturale questa forma di coazione di natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione dei legami sociali (DTF non pubblicata del 23.4.2009 [6B.646/2008] consid. 3.1.; DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; DTF non pubblicata del 8.2.2007 [6P.161/2006] consid. 6.1; DTF non pubblicata del 10.8.2006 [6P.94/2006] consid. 9.1.; DTF non pubblicata del 12.11.2005 [6P.111/2005], consid. 10.1; DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1.; DTF 131 IV 107; DTF 128 IV 97, DTF 124 IV 154).

Il giudice deve applicare l’art. 189 CP se l’autore ha contribuito fattivamente - adottando dei comportamenti che eccedano il semplice approfittare di una situazione già presente e che per loro natura rappresentano una strumentalizzazione attiva dei legami sociali - a porre soggettivamente la vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di atti sessuali non desiderati (DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; DTF 128 IV 106).

La coazione di natura psichica deve essere il risultato di una situazione creata dall’autore. Non va, pertanto, confuso l’esercizio di una “violenza strutturale” con il semplice approfittare di relazioni private o sociali preesistenti (DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1).

L’autore deve creare concretamente e fattivamente una situazione di costrizione, strumentalizzando in modo attivo (“tatsituative Zwangssituation”) ai propri fini i legami sociali (DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1.).

La nozione di violenza strutturale è stata, in questo senso, precisata dal Tribunale federale in DTF 131 IV 107 in risposta, anche, alle critiche della dottrina che riteneva contraria alla ratio legis l’automatica applicazione dell’art. 189 CP a qualsiasi atto sessuale compiuto da una persona legata alla vittima (in genere, bambino o adolescente) da rapporti affettivi o sociali, (Jenny, Die strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 2000, in: ZBJV 139/2003 S. 375 f., Die strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 2002, in: ZBJV 140/2004 S. 726 ff.; anche Philipp Maier, Basler Kommentar, Strafrecht II, 3. ed., Basilea 2013, ad art. 189 n. 11 segg.; anche Günter Stratenwerth/Guido Jenny, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II, 6. edizione, pag. 167).

L’alta Corte ha, così, precisato che, per la realizzazione del reato di coazione sessuale tramite una pressione psichica, l’autore deve creare

  • utilizzando le relazioni sociali come mezzo di pressione (e non limitandosi ad approfittarne) - una situazione di coercizione per ottenere i favori sessuali da parte della vittima. Pertanto, le considerazioni secondo cui la subordinazione cognitiva e la dipendenza emotiva e sociale possono produrre una pressione psichica sviluppate nelle sue precedenti sentenze devono essere interpretate nel senso che può essere ammessa la coazione soltanto quando l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale comportante una forma di dipendenza in un mezzo di costrizione per raggiungere i suoi scopi (DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; cfr. anche DTF 131 IV 107).

Il mezzo coercitivo messo in atto dall’autore deve essere suscettibile con riferimento alle particolari circostanze concrete – di creare nella vittima uno stato di coercizione di un’intensità tale da limitarne la libertà sessuale. In altre parole, la sottomissione della vittima deve essere comprensibile. Non ogni tipo di pressione e non ogni comportamento che conduca ad un atto sessuale non desiderato deve essere qualificato di coazione sessuale (DTF 131 IV 170 consid. 3.1. e riferimenti): l’effetto prodotto sulla vittima deve essere grave (DTF 128 IV 97; DTF 131 IV 107) e raggiungere l’intensità di un atto di violenza o di minaccia (DTF 128 IV 97 consid. 3a; DTF 131 IV 167, consid. 3.1. e riferimenti; DTF 126 IV 124).

Soggettivamente, affinché il reato di coazione sessuale sia realizzato, è necessaria l’intenzione, anche soltanto nella forma del dolo eventuale. L’autore deve, quindi, sapere che la vittima non è consenziente o per lo meno accettarne l’eventualità e deve volere, o per lo meno accettare, che il suo consenso dipenda dal mezzo coercitivo utilizzato (STF 6S.121/2003, dell'11 giugno 2003 consid. 1.1; sentenza CARP 17.2012.193 del 27 aprile 2013 consid. 32).

4.1.2. Giusta l’art. 193 cpv. 1 CP, chiunque determina una persona a compiere o a subire un atto sessuale, sfruttandone lo stato di bisogno o profittando di rapporti di lavoro o comunque di dipendenza, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. La disposizione, che ha lo scopo di proteggere la libera autodeterminazione sessuale (DTF 131 IV 114 consid. 1), si applica ai casi in cui, sebbene la vittima abbia dato il suo consenso ad un atto sessuale, tale consenso è motivato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui essa si trova e si ravvisa, quindi, una certa inibizione del suo libero arbitrio. Ci si situa, di conseguenza, in una zona che va tra l’assenza di consenso (art. 189 e 190 CP) e il libero consenso (che esclude qualsiasi infrazione). Il consenso è, dunque, viziato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui si trova la vittima, stato di cui l’autore approfitta (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006 consid. 5; STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1).

La vittima deve trovarsi, perché l’infrazione sia realizzata, in un rapporto di dipendenza nei confronti dell’autore o in uno stato di bisogno (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006 consid. 5; STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1). Tale stato deve limitare in modo considerevole la facoltà della vittima di determinarsi liberamente (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1; Trechsel/Bertossa, in Trechsel/Pieth [ed.], Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, 2a ed. 2013, n. 2 ad art. 193 CP).

Un rapporto di dipendenza si fonda, di regola, su un particolare rapporto di fiducia e, in ogni caso, su un rapporto di potere pronunciato e sbilanciato a favore dell’autore (ausgeprägtes Machtgefälle), che ha un ruolo dominante e può avvalersi dell’ascendente che tale ruolo gli conferisce (DTF 131 IV 114 consid. 1). Un rapporto di dipendenza può venire a crearsi a seguito di un rapporto di lavoro o di qualsiasi altro rapporto atto a favorire l’instaurarsi di una dipendenza, come può esserlo quello che intercorre fra la vittima tossicodipendente e il suo fornitore di droga o fra la vittima e colui che le fornisce i mezzi di sussistenza (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il solo rapporto terapeutico intercorrente tra psicoterapeuta e paziente può, in molti casi, essere sufficiente a fondare un rapporto di dipendenza. Non si può più concludere, tuttavia, – come faceva la giurisprudenza sul precedente art. 197 aCP – che, in ogni caso e necessariamente, fra paziente e psicoterapeuta si stabilisca, in ragione del solo rapporto terapeutico, un rapporto di dipendenza (DTF 131 IV 114 consid. 1 con riferimenti a DTF 128 IV 106 consid. 3b e DTF 124 IV 13 consid. 2c).

La questione a sapere se esista un rapporto di dipendenza ai sensi dell’art. 193 CP e se la capacità di determinarsi liberamente della vittima ne sia considerevolmente limitata va esaminata alla luce delle circostanze del caso concreto (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1). Tale stato o rapporto può esistere oggettivamente, ma anche solo soggettivamente, ossia nelle rappresentazioni proprie della vittima e dell’autore (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1). È sufficiente, quindi, che la vittima sia convinta di trovarsi in una situazione di dipendenza, che questa sua rappresentazione la limiti effettivamente nella sua libertà di determinarsi e che, dal canto suo, l’autore sia consapevole della situazione in cui la vittima si trova (DTF 91 IV 161 consid. 1).

Ulteriore presupposto dell’infrazione è che l’autore sfrutti il rapporto di dipendenza che si è creato con la vittima. Tale stato deve, dunque, essere in un rapporto causale con il consenso della vittima all’atto sessuale compiuto o subito da essa (DTF 131 IV 114 consid. 1; Andreas Donatsch, Strafrecht III, 10a ed. 2013, pag. 527; cfr. Philipp Maier, op. cit., n. 14 ad art. 193 CP e Trechsel/Bertossa, op. cit., n. 3 ad art. 193 CP i quali parlano di Motivationszusammenhang tra lo stato della vittima e l’atto sessuale). Lo sfruttamento implica che la vittima, in realtà, non voglia compiere o subire gli atti sessuali e che essa superi le sue resistenze interne per dare il suo consenso soltanto perché si trova sotto l’influsso della posizione di autorità dell’autore (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvio a STF 6S.219/2004 del 1° settembre 2004 consid. 5.1.2). In altre parole, occorre determinare se la vittima abbia acconsentito solo a causa dello stato di bisogno o del rapporto di dipendenza, o se avrebbe comunque dato il suo consenso anche in assenza di una tale situazione (nel qual caso l’infrazione non sarebbe realizzata). In particolare, l’infrazione non è realizzata se la persona in questione ha liberamente acconsentito per altri motivi, indipendentemente dal suo stato di bisogno o di dipendenza, o se è lei stessa ad aver preso l’iniziativa (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvii spec. a STF 6S.82/2003 del 17 aprile 2003 consid. 2 e DTF 124 IV 13 consid. 2c/cc).

Dal profilo soggettivo, si tratta di un’infrazione intenzionale, punibile anche per dolo eventuale. L’autore deve essere consapevole della dipendenza della vittima. Egli deve, quindi, per lo meno contare con il fatto che la vittima acconsenta agli atti sessuali soltanto a causa di tale stato (DTF 131 IV 114 consid. 1; Philipp Maier, op. cit., n. 20 ad art. 193 CP; Andreas Donatsch, Strafrecht III, 10a ed. 2013, pag. 528 seg.).

4.1.3. La questione determinante, in questo procedimento, è quella di sapere se l’imputato ha commesso il reato di coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 CP, oppure di sfruttamento dello stato di bisogno ai sensi dell’art. 193 CP. La differenza è sostanziale, già solo per il fatto che la comminatoria di pena per il reato di coazione sessuale è di 10 anni, 15 in caso di reato ripetuto, mentre per l’art. 193 CP è di 3 anni, 4 e mezzo in caso di reato ripetuto.

Si rende colpevole di coazione sessuale chi crea una situazione di coercizione, mentre si rende colpevole di sfruttamento dello stato di bisogno, chi, semplicemente, la sfrutta. La giurisprudenza sopra citata ha avuto modo di stabilire che presupposto del reato di coazione sessuale è un atto coercitivo con cui l’autore induce la vittima a subire o a commettere un atto di natura sessuale. Represso è quindi l’uso della costrizione per indurre una persona, che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale. La vittima deve essere messa in una situazione in cui l’atto sessuale può essere compiuto andando oltre il suo rifiuto. Tra i mezzi coercitivi, si annoverano la minaccia, la violenza e l’esercizio di pressioni psicologiche, che rendono la vittima inetta a resistere. In particolare, per quello che qui interessa, va detto che l’esercizio di pressioni psicologiche va ammesso allorquando si verificano situazioni di impotenza create dall’autore anche senza l’uso della forza fisica o della violenza. Il Tribunale federale, ha già avuto modo di stabilire che l’inferiorità cognitiva e la dipendenza emotiva o sociale possono, in specie su minori, generare pressioni straordinarie, paragonabili alla vittima di violenze fisiche. In questo senso, è definita la violenza strutturale come forma di coazione di natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione dei legami sociali (DTF 131 IV 107; 128 IV 97, 124 IV; STF 6B.646/2008 del 23 aprile 2009, consid. 3.1.; 6P.200/2006 del 20 febbraio 2007, consid. 7.1; 6P.161/2006 dell’8 febbraio 2007 consid. 6.1; 6P.94/2006 del 10 agosto 2006, consid. 9.1.; 6P.111/2005 del 12 novembre 2005, consid. 10.1; 6P.63/2005 del 24 giugno 2005, consid. 7.1). In tal caso l’autore deve aver contribuito fattivamente, adottando comportamenti che eccedano il semplice approfittare di una situazione già presente, che per loro natura rappresentano una strumentalizzazione attiva dei legami sociali, a porre soggettivamente la vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di atti sessuali non desiderati. Come detto, ed è questo che differenzia le due norme citate, la coazione di natura psichica deve essere il risultato di una situazione creata dall’autore, e non semplicemente l’approfittare di tale situazione creatasi da terzi. Sempre il Tribunale federale, ammette la coazione nel caso in cui l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale comportante una forma di dipendenza, in un mezzo di costrizione per raggiungere i suoi scopi. Per il resto, il mezzo coercitivo deve essere atto a creare nella vittima uno stato di coercizione psicologica di intensità tale da essere idoneo a limitare la libertà sessuale della vittima. Soggettivamente, l’autore deve sapere che la vittima non è consenziente, o per lo meno, accettarne l’eventualità che il suo consenso dipenda dal mezzo coercitivo utilizzato. Perché possa essere ritenuta una coazione psicologica, non basta il semplice accertamento secondo cui autore e vittima sono legati da un determinato e preesistente rapporto affettivo o sociale.

4.1.4. Per rispondere a tale quesito, la Corte si è innanzitutto dipartita dagli elementi certi, incontestabilmente noti all’autore, e meglio della situazione personale e sanitaria della vittima, la cui diagnosi di persona ansiosa, con sindrome di dipendenza e con un deficit cognitivo, gli era perfettamente nota sin dalla sua designazione quale curatore generale. Egli sapeva, inoltre, che la di lei figlia era il frutto di una violenza carnale, che la vittima lamentava di essere stata ulteriormente abusata da un custode ma non creduta, e quindi che si trattava di una persona fragile, che necessita di aiuto e che spesso ha dovuto essere ricoverata in clinica ____. Questi fatti oggettivi non possono seriamente essere revocati in dubbio.

4.1.5. Detto che, in generale, nei reati di natura sessuale, laddove spesso le versioni dell’autore e della vittima divergono su più punti importanti, la giurisprudenza ha stabilito che occorre di regola esperire un esame di credibilità delle dichiarazioni, in particolare della vittima, per verificarne la costanza, la linearità e la logica, gli atti ci consegnano sostanzialmente due versioni da parte dell’imputato: una, contenuta in almeno tre verbali resi davanti alla PP, in cui egli dà atto di aver ripetutamente costretto la vittima a subire e a fare degli atti sessuali che lei non voleva, e, la seconda, a partire dal verbale di confronto esperito dopo l’emissione dell’atto d’accusa, in cui dà atto unicamente di averne un po’ approfittato, sostenendo che si sarebbe trattato di atti che comunque la vittima gradiva. Versione, poi, sostanzialmente ribadita in aula. Egli ha spiegato che questo cambio di versione sarebbe dovuto ad uno stato di confusione, rispettivamente a cattivi consigli strategici che gli sarebbero stati imposti dal precedente patrocinatore. La Corte non ha creduto a questa versione:

a) innanzitutto perché nel riferire delle circostanze che gli sono state contestate, l’imputato non si è limitato ad accettare la versione della vittima, ma vi ha aggiunto particolari suoi, come ad esempio l’eiaculazione in bocca, peraltro contestata da ACPR 1; a ciò aggiungasi che, contrariamente a quanto riferito dall’imputato, egli non ha, in quei verbali, ammesso tutto quanto gli veniva proposto, pur di assecondare la vittima e ottenere, quindi, uno sconto di pena; ma ha ribadito che il numero delle fellatio era uno solo, che il cunnilinguo era pure uno solo e ha sempre contestato di aver fatto pressioni sulla vittima per la questione del permesso di dimora. Ora, una persona che avrebbe ammesso qualsiasi cosa per strategia processuale, non si vede perché avrebbe dovuto mantenere delle contestazioni comunque non irrilevanti. In realtà egli ha pacificamente ammesso che non solo approfittava della situazione, ma creava delle situazioni in cui la vittima non avrebbe potuto opporsi;

b) in concreto egli ha ammesso che, ad un certo punto, ha iniziato a nutrire, nei confronti della vittima, delle pulsioni sessuali, e ha provato, con il massaggio del 18 gennaio 2016, quali reazioni avesse la donna. Egli ha riferito che la vittima si è irrigidita, e che, in seguito, pur non opponendosi fermamente, ha comunque cercato di togliergli le mani di dosso nei successivi approcci sessuali. Il tutto ancora prima dell’asserita confidenza circa la particolare predilezione della donna, diciamo così, per i rapporti orali, già solo per il fatto che questa circostanza, legata a una presunta positività alla cocaina, è emersa solo dopo che gli approcci sessuali di IM 1 erano iniziati;

c) a ciò aggiungasino le insistenze del IM 1 nell’avere questi approcci sessuali, nel creare situazioni propizie, come invitare il compagno a stare lontano, al precostituire il proprio alibi, alterando i rapporti di visita, fino a insistere nel contattare la donna dopo che questa aveva parlato, salvo poi cancellare le telefonate;

d) per la Corte è del tutto insostenibile che la donna abbia gradito questi approcci sessuali e che ne abbia anche espresso compiacimento. In realtà la vittima, pur con i limiti posti dalle sue condizioni personali, ne ha invece parlato, lamentandosene, sia con il personale del __________, sia con il personale curante. A quest’ultimo proposito, basti evidenziare che, al di là delle poco credibili giustificazioni fornite dalla dottoressa __________, certo è che l’infermiera le ha riferito che la donna le aveva parlato, perlomeno, di un bacio. Ora, se fosse stato chiaro ed evidente che doveva essere un bacio di saluto, non vi sarebbe ragione per riferirne alla stessa dottoressa. Se, quindi, ACPR 1, di bacio ha parlato, era evidentemente perché non lo aveva gradito, e, se non lo aveva gradito, non può che essere perché lo abbia interpretato quantomeno come un approccio sessuale. Ma tant’è. Resta che la donna, in tempi non sospetti, si è più volte lamentata di approcci che riteneva inadeguati da parte del suo curatore;

e) tornando al perché delle ammissioni, poi ritrattate dall’imputato, la Corte non ha creduto al fatto che, già in occasione delle prime ammissioni, gli possa essere stata prospettata una ben determinata pena. In effetti, queste ammissioni sono state fatte il giorno dopo il suo arresto, con ancora tutta l’inchiesta agli albori, con pendenti accertamenti riferiti a eventualità legate a possibili abusi anche nei confronti di altri curatelati, di guisa che per nessuna ragione, qualsiasi addetto ai lavori ragionevole avrebbe, già a quel momento, potuto anche soltanto formulare un’ipotesi di pena;

f) d’altronde, l’ipotesi di un procedimento abbreviato si è concretizzata solo in concomitanza con l’ultimo verbale, quello finale, e non in relazione ai precedenti, laddove, come detto, l’imputato ha, con dovizia di particolari (si pensi solo ai riferimenti circostanziati ai fatti, in relazione ai rapporti di visita) esposto i fatti così come si sono svolti. In realtà il cambio di versione è coinciso con la comunicazione della direzione del procedimento, di cui al verbale d’udienza preliminare del 20 settembre 2017, laddove il rischio processuale è diventato maggiore, rispetto a quanto prospettato nell’atto d’accusa stesso. Ciò basta per considerare questo cambio di versione una semplice modifica della strategia processuale, che non mette minimamente in discussione il contenuto delle precedenti ammissioni.

Così stando le cose, non appare più assolutamente necessario esperire un approfondito esame di credibilità delle dichiarazioni della vittima, risultando già, di tutta evidenza, credibili, le ammissioni dello stesso imputato.

4.1.6. In esito a quanto suesposto, la Corte ha quindi ritenuto che l’imputato ha esercitato indebite pressioni sulla vittima per costringerla ad avere, rispettivamente a compiere, degli atti sessuali, il che configura il reato di coazione sessuale ripetuta, così come prospettato dalla PP nell’atto d’accusa, e non di sfruttamento dello stato di bisogno. Sulle divergenze del numero dei rapporti orali, stante la credibile versione fornita dall’imputato, la Corte ha ritenuto di seguire la di lui versione, quantificandoli pertanto in una fellatio con eiaculazione in bocca, e in un cunnilinguo.

  1. Commisurazione della pena

IM 1 risponde di coazione sessuale ripetuta. Giusta l’art. 189 cpv. 1 CP, chi si rende autore colpevole di coazione sessuale è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria.

5.1. Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.

Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

5.2. La Corte ha dato un’occhiata alle più recenti sentenze cantonali e del Tribunale federale in materia di coazione sessuale, e ha ritenuto di non applicare i criteri di particolare severità espressi dalla CARP nella citata sentenza menzionata in occasione dell’udienza preliminare (CARP 21.7.2017, in re M. D), anche perché appare piuttosto essere un caso (ancora) isolato, per il quale una persona che aveva la cura di una vittima con deficit fisici e mentali, aveva compiuto un solo atto sessuale, quantunque assimilabile, secondo quella sentenza, ad un rapporto completo.

5.3. Ciò detto, la colpa dell’imputato non ha da essere considerata né lieve, né banale. Se è vero che la coazione esercitata non è stata di particolare intensità, come ricordato anche da una recentissima sentenza del Tribunale federale, un rapporto orale completo, di per sé, ha da essere paragonato ad un rapporto sessuale completo. Qualifica, nel caso di IM 1, in misura significativa, la sua colpa, il fatto che egli ha agito a danno di una persona che, a causa della sua malattia, era comunque parzialmente compromessa nelle sue facoltà mentali, tanto da soffrire di un deficit cognitivo, per la quale egli era stato incaricato di tutelare gli interessi. In questo senso anche la sua funzione di curatore generale ne aggrava le responsabilità. Oltre a ciò va considerata la sofferenza causata alla vittima, per aver dovuto vivere ripetutamente approcci sessuali non desiderati.

Quanto al movente, va ancora rilevato che l’imputato ha insistentemente abusato della vittima per meri fini egoistici, fino a far prefigurare, nei rapporti di visita, che in realtà sarebbe stata la vittima a volerlo più volte vedere. Da ultimo, va considerata l’aggravante della ripetitività degli atti, oltre che, come visto, la loro particolare invasività, riferita ai due rapporti orali accertati.

Ne discende che, astrazion fatta di quanto segue, si giustificherebbe una pena detentiva attorno ai 5 anni.

5.4. La giurisprudenza impone di considerare pure i fattori legati all’autore. In questo senso la Corte a favore di IM 1 ha considerato:

  • non già l’incensuratezza, che è fattore neutro nella commisurazione della pena, ma la buona reputazione, di persona apprezzata dalla società, dal passato professionale impeccabile e dall’impegno sociale a favore della collettività, sicuramente apprezzato come particolarmente meritevole;

  • in questo senso, la riprovevolezza sociale costituisce un motivo di sofferenza particolare, e di questo, lo stesso imputato, ha dato prova, allorquando si è più volte espresso a proposito della propria immagine e di quella della sua famiglia;

  • ad ulteriore attenuazione della colpa, la Corte ha ritenuto che l’imputato ha accettato la detenzione, comportandosi in maniera corretta, e ha, ancorché, per motivi essenzialmente strategici, parzialmente risarcito la vittima. Si tratta di un comportamento che non configura, di tutta evidenza, un sincero pentimento in senso tecnico, ma la Corte ne ha tenuto conto ad attenuazione della colpa;

  • quanto al comportamento processuale, la Corte dà atto che l’odierno giudizio è fondato sulle ammissioni, ritenute credibili, dello stesso imputato, senza le quali l’accertamento dei fatti sarebbe stato più difficile. Tuttavia, tale comportamento non può essere ulteriormente premiato per il fatto che, poi, per finire, posto di fronte alle conseguenze, in termini sanzionatori, di tali sue ammissioni, le ha ritrattate, facendo prevalere l’aspetto opportunistico;

  • infine, a favore di IM 1, la Corte ha considerato la sua età avanzata, le sofferenze legate anche a quelle dei suoi famigliari, il buon comportamento tenuto durante la detenzione, nonché il basso rischio di recidiva accertato in perizia.

Tutto ciò ben ponderato, in linea con la prassi giurisprudenziale dei nostri tribunali, la Corte ha ritenuto equa la condanna di IM 1 ad una pena detentiva di 4 anni, assortita da un trattamento ambulatoriale da eseguirsi in espiazione della pena, così come indicato dal perito dott. __________ nel suo referto:

" Per il disturbo del periziando (sindrome da disadattamento) e per la problematica personologica (tratti narcisistici di personalità) esistono trattamenti ambulatoriali per ridurre il rischio di recidiva. Devono fare parte della terapia l’aumento della consapevolezza dei tratti narcisistici, l’aumento dell’empatia con la vittima, il riconoscimento delle dinamica del delitto, lo sviluppo di strategie adeguate per confrontarsi con situazioni personali difficili invece di cercare soluzioni inadeguate come ha fatto nel caso specifico (per esempio accettare la separazione, l’invecchiamento, la perdita di potere e attività invece di abusare di una persona da lui dipendente).

Di conseguenza per il periziando è indicata una terapia ambulatoriale. Una tale presa a carico deve essere effettuata da un medico con buone competenze nell’ambito della psichiatria forense. (…) Esiste un trattamento ambulatoriale sia per la sindrome di disadattamento che per gli aspetti personologici nella forma di una psicoterapia forense con una frequenza settimanale presso uno psichiatra o psicoterapeuta con esperienza in psichiatria forense oppure un terapeuta disposto a farsi supervisionare da uno specialista in psichiatria forense (…) Non è necessario un trattamento stazionario, è sufficiente che il peritando si sottoponga settimanalmente a un colloquio psicoterapeutico. (…) La contemporanea espiazione della pena pregiudicherebbe o ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento?

No.”

(doc. TPC 28).

Per quanto concerne le richieste di risarcimento dell’accusatrice privata, le stesse sono state accolte così come presentate.

  1. SEQUESTRI, TASSA DI GIUSTIZIA E SPESE PROCEDURALI

6.1. Per quel che concerne gli oggetti sequestrati è ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro.

6.2. Con riferimento alle note professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1, giusta l’art. 135 cpv. 1 CPP il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedimento. Secondo l’art. 4 cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (in seguito: Regolamento Tpu), l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di fr. 180.- l’ora (cfr. DTF 132 I 201 consid. 8.5. - 8.7.; STF 1P.161/2006 del 25 settembre 2006 consid. 3.2.).

La retribuzione del patrocinatore va fissata in considerazione del tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno difensivo e della qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali, del numero degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore d’ufficio ha partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art. 21 cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009, consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti, in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575; Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed., Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).

In applicazione del principio generalmente riconosciuto secondo cui va retribuito il tempo corrispondente ad una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato, non è determinante il tempo effettivamente impiegato ma, invece, il dispendio di un patrocinatore mediamente diligente e sperimentato nel diritto penale nella trattazione di un mandato di analoga complessità (per il Ticino, vedi Consiglio di Moderazione 19 novembre 1996, pag. 4, in re avv. B.; cfr., per un altro ambito, CARP del 18 maggio 2011, inc. 17.2011.22, consid. 3.3; CRP del 29 dicembre 2010, inc. 60.2010.218).

Le note professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1, ritenute idonee ad un dispendio di un patrocinatore mediamente diligente in una simile causa penale, sono state dunque approvate così come presentate, per un totale di CHF 11’703.10 la prima e CHF 11’286.75 la seconda, quest’ultima comprensiva del dibattimento.

6.3. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico del condannato.

visti gli art.: 12, 40, 47, 51, 69, 189, 193 CP;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

IM 1

  1. è autore colpevole di:

coazione sessuale

per avere,

a __________ e a __________,

nel periodo compreso tra febbraio 2016 e il 16 febbraio 2017, rivestendo il ruolo di curatore generale di ACPR 1, ed esercitando pressioni psicologiche su di lei, costretto la stessa a subire atti analoghi alla congiunzione carnale e altri atti sessuali, in almeno 16 episodi, nei quali:

  • in un’occasione baciandola sulla bocca con la lingua,

  • in un’altra baciandola con la lingua e toccandola e leccandola sui seni,

  • in 14 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua e penetrandola vaginalmente con le dita,

nelle quali, in un’occasione facendosi praticare un rapporto orale e, in un’altra, leccandole la vagina,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

  1. Di conseguenza,

IM 1 è condannato

alla pena detentiva di 4 (quattro) anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto.

  1. IM 1 è inoltre condannato a versare all’accusatrice privata ACPR 1 fr. 11’286.75 a titolo di risarcimento danni per spese legali, da devolvere allo Stato del Cantone Ticino in quanto beneficiaria di gratuito patrocinio (v. pt. 7.2).

  2. È ordinato il trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.

  3. È ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro.

  4. La tassa di giustizia di fr. 5'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

  5. Le spese per la difesa d’ufficio e per il gratuito patrocinio dell’accusatore privato sono sostenute dallo Stato.

7.1. La nota professionale dell’avv. __________ è approvata per:

onorario fr. 11'422.00

spese fr. 281.10

totale fr. 11'703.10

7.2. Le note professionali dell’avv. RAAP 1 sono approvate per:

onorario fr. 10'260.00

spese fr. 201.90

IVA (8% - 7.7%) fr. 824.85

totale fr. 11'286.75

7.3. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 22’989.85 (art. 135 cpv. 4 e art. 426 cpv. 4 CPP).

Intimazione a: -

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

  • Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

  • Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

  • Ufficio assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

  • Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise criminali

Il Presidente La vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 5'000.--

Inchiesta preliminare fr. 300.--

Perizia fr. 7'700.--

Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 198.45

fr. 13'198.45

============

Zitate

Gesetze

13

aCP

  • art. 197 aCP

CP

  • art. 47 CP
  • art. 48 CP
  • art. 63 CP
  • art. 189 CP
  • art. 190 CP
  • art. 193 CP

CPP

  • art. 135 CPP
  • art. 329 CPP
  • art. 426 CPP

LAvv

  • art. 21 LAvv

TG

  • art. 22 TG

vCP

  • art. 63 vCP

Gerichtsentscheide

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