Quelldetails
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Rechtsraum
Schweiz
Region
Ticino
Verfugbare Sprachen
Italienisch
Zitat
TI_TCAS_001
Gericht
Ti Gerichte
Geschaftszahlen
TI_TCAS_001, 36.2018.2
Entscheidungsdatum
09.02.2018
Zuletzt aktualisiert
25.03.2026

Raccomandata

Incarto n. 36.2018.2

IR/sc

Lugano 9 febbraio 2018

In nome della Repubblica e Cantone Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 29 dicembre 2017 formulato da

RI 1

contro

la decisione su reclamo del 14 dicembre 2017 emanata da

Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione sociale contro le malattie

ritenuto, in fatto

1.1. I fatti posti alla base del presente giudizio possono essere ripresi dalla STCA 36.2017.69 del 3 ottobre 2017 emanata da questo Tribunale cantonale delle assicurazioni a seguito di ricorso formulato da RI 1 contro una prima decisione emessa su reclamo dalla Cassa. Il primo provvedimento è stato annullato da questo Tribunale con contestuale rinvio degli atti all’amministrazione per la verifica del diritto alla riduzione dei premi alla luce del necessario accertamento dei redditi da eseguire manualmente e dell’accertamento relativo alla composizione dell’unità di riferimento. Dal primo giudizio può qui essere ritenuto come:

" RI 1, 1955, domiciliato ad __________, coniugato con __________ nata __________ (1961), padre di due figli in formazione, ha chiesto, mediante formulario pervenuto all’amministrazione il 3 giugno 2016, la riduzione dei premi dell’assicurazione contro le malattie per il 2017. L’amministrazione, sulla scorta della decisione di tassazione relativa al 2014, applicabile in concreto, ha evidenziato redditi complessivi percepiti dalla coppia AT 1 – __________ pari a CHF 73'062 nonché una sostanza di CHF 52'041 (doc. 1). Alla luce della documentazione annessa alla richiesta di riduzione dei premi, in particolare dai conteggi di salario della signora __________, l’amministrazione ha verificato la più recente situazione economica dei richiedenti stante una diminuzione dei redditi (scritto 5 luglio 2017 nel plico doc. 1). Il 25 luglio 2017 AT 1 ha trasmesso alla Cassa la documentazione richiesta con una lettera di spiegazioni in cui ha precisato che nè lui, nè la figlia __________, in quel momento malata, hanno un’occupazione. Solo la signora __________ è attiva professionalmente a __________ con un pensum dell’80%. __________, a dipendenza delle sue condizioni di salute, avrebbe ripreso gli studi a __________.

Il 17 novembre 2016 l’amministrazione ha respinto la richiesta di riduzione dei premi poiché il reddito disponibile di riferimento è superiore ai limiti che consentono l’attribuzione del sussidio (doc. 2). Il successivo 7 dicembre 2016 AT 1 ha reagito alla decisione presentando un reclamo (doc. 3). Tacciando la decisione di pressapochismo, il rappresentante dell’unità di riferimento ne ha contestato il contenuto rilevando che l’imponibile dell’unità di riferimento è stato nullo nell’anno di riferimento e, non prospettandosi nessun miglioramento della situazione economica nel 2015, lo sarebbe stato anche per il 2015.

I funzionari preposti hanno verificato nuovamente gli elementi a loro disposizione, scaturenti dalla tassazione applicabile dell’anno 2014 e la quantificazione dei redditi del 2017 (annessi al doc. 4), e hanno trasmesso al signor AT 1 una decisione formale, soggetta a reclamo nel termine di 30 giorni, datata 9 gennaio 2017 (doc. 4) … [che] … precisa la modalità con cui è stato cifrato il reddito disponibile cui fare riferimento (fissato in CHF 47'657), e il superamento di questa somma dell’importo del reddito massimo che consente la riduzione del premio voluto con l’art. 32a LCAMal. (…).

Con scritto del 21 marzo 2017 (doc. 5) l’assicurato ha trasmesso alla Cassa la decisione di tassazione 2015 e ha chiesto all’amministrazione di riesaminare il suo caso, segnalando una diminuzione del reddito imponibile (inferiore a 0 secondo i dati accertati dall’Ufficio di Tassazione competente [UT qui di seguito]). La tassazione in discussione indica un reddito da attività dipendente di CHF 60'233 e una sostanza di CHF 26'241 prima delle deduzioni sociali. Con decisione del 3 maggio 2017 (doc. 6) la Cassa cantonale di compensazione, Ufficio prestazioni, Servizio sussidi dell’assicurazione malattia, ha ritenuto non soddisfatti i presupposti per un riesame della decisione emanata (il 17 novembre 2016 e motivata il successivo 9 gennaio 2017) siccome non adempiuti i presupposti degli art. 14 e 29 del regolamento di applicazione della LCAMal (RLCAMal). La decisione 17 novembre 2016 è quindi stata confermata (dispositivo n. 2 della decisione 3 maggio 2017).

(…)

la Cassa ha emanato, il 6 luglio 2017 (doc. 9), la decisione su reclamo (…).

Con scritto datato 18 settembre 2017 (doc. V) AT 1 contesta nuovamente la formula del calcolo della riduzione dei premi, che definisce incomprensibile e ingiustificata nel risultato a fronte del suo reddito imponibile inferiore a zero. In conclusione egli evidenzia l’onere costituito dai premi per la sua famiglia che è composta dalla signora __________, dal ricorrente e dai due figli agli studi. (…)”

In particolare questa Corte ha considerato la necessità di procedere all’accertamento manuale del reddito dell’UR in discussione facendo però riferimento alla sostanza ritenuta nella decisione di tassazione più recente così come impongono le norme del regolamento. Più specificatamente il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha considerato di dovere rinviare gli atti all’amministrazione per i seguenti motivi:

" La situazione è invece diversa per la sostanza. La tassazione 2015 dimostra che al 31 dicembre 2015 la sostanza dei coniugi __________ assommava a CHF 26'241 dimezzandosi rispetto alla sostanza ritenuta nella decisione di tassazione dell’anno precedente. Il fatto che la signora __________ lavori nella Svizzera interna e debba sopportare spese importanti, che conducono il tassatore in applicazione della LT a considerare un risultato negativo a livello di reddito imponibile, conduce a giustificare e rendere plausibile il consumo della sostanza. Se la sostanza ritenuta nella tassazione 2014 (ultimo dato disponibile quando la Cassa ha reso la decisione 9 gennaio 2017) assommava a CHF 52'041, e quindi imponeva di considerare un importo computabile per la RIPAM di CHF 3'469, la nuova sostanza di CHF 26'241 induce a ritenere un importo computabile di 1'716. Questa diminuzione, importante (STCA 36.2012.33 del 3 settembre 2012 in re M.) di circa il 50% del valore della sostanza con incidenza sulla determinazione del reddito disponibile, non è stata considerata dalla Cassa, e ciò in maniera erronea. Detta diminuzione è stata fissata dall’UT competente solo con la decisione di tassazione 2015 dell’8 marzo 2017 e quindi dopo la crescita in giudicato della decisione 9 gennaio 2017. Al signor AT 1 non era possibile, prima della decisione di tassazione 2015, conoscere l’esatta consistenza della sostanza ritenuta dall’UT (vincolante per la Cassa cantonale di compensazione come prevede l’art. 14 cpv. 3 RLCAMal).”

1.2. In conclusione del suo giudizio del 3 ottobre 2017, questa Corte ha rinviato gli atti alla Cassa cantonale di compensazione:

" … affinché consideri la domanda di revisione e proceda a valutare il diritto al sussidio di AT 1 alla luce dei nuovi parametri a sua disposizione. La Cassa è inoltre invitata a volere accertare, circostanza indicata dall’assicurato nella sua impugnativa, la situazione dei figli in formazione a carico della coppia e la loro (eventuale) appartenenza all’unità di riferimento. Il signor AT 1 indica la presenza di due figli in formazione universitaria uno a __________ e l’altra a __________. Dopo l’esperimento di una completa istruttoria la Cassa potrà valutare compiutamente il diritto al sussidio. (…)”

1.3. Ricevuti gli atti di ritorno dal Tribunale, la Cassa cantonale di compensazione ha chiesto al qui ricorrente (doc. 15A, 15B e 15C) precisi documenti e informazioni tesi alle verifiche cui l’amministrazione è stata chiamata. Il signor RI 1 ha evaso le richieste con scritto pervenuto alla Cassa il 15 novembre 2017 (doc. 16). In particolare il ricorrente ha trasmesso una copia della decisione di tassazione 2015 (totale redditi CHF 60'233 e sostanza CHF 26'241), una copia del contratto di locazione 23 maggio 2011 del figlio __________ per un piccolo appartamento a __________, le attestazioni relative all’iscrizione del giovane all’Università di __________ nel 2017. Gli atti prodotti dall’amministrazione comprendono (doc. 17) la stampa di alcune note telefoniche e la richiesta 15 novembre 2017 dell’amministrazione all’assicurato di comprovare i redditi conseguiti nel corso del 2017 (doc. 18).

Il signor RI 1 ha evaso la richiesta dell’amministrazione il successivo 23 novembre 2017 (doc. 19) trasmettendo l’attestato di salario della signora __________ dei mesi da agosto a ottobre 2017 (salario netto CHF 4'516,60). Con scritto pervenuto alla Cassa il medesimo giorno, il ricorrente ha specificato che il figlio, conseguita la maturità nel 2009, ha svolto il servizio militare sino al grado di tenente tra l’ottobre 2009 e l’aprile 2011 per poi seguire i corsi di diritto all’Università di __________ dal settembre 2011 al giugno 2016 quando ha conseguito il titolo di Bachelor of Law. __________, dal settembre 2016, segue i corsi per conseguire il Master of Law.

1.4. Con decisione emessa su reclamo il 14 dicembre 2017 la Cassa ha respinto il reclamo di RI 1 contro la decisione formale che negava il riconoscimento di una riduzione dei premi per l’anno 2017. La decisione ritiene che l’unità di riferimento da considerare sia composta unicamente dai signori RI 1 e __________ senza considerare i figli. Per quanto attiene invece i redditi la Cassa ha considerato il totale dei redditi conseguiti con l’attività lavorativa della signora __________ in CHF 57'822, la quota parte della sostanza di CHF 1'349, la deduzione dei premi medi di riferimento per CHF 10'522 e delle spese professionali cifrate in complessivi CHF 4'000 per un reddito disponibile di CHF 44'649 superiore al limite di CHF 44'473,70 che costituisce il limite massimo di reddito calcolato secondo le norme in vigore dal 2015.

1.5. Contro questa decisione RI 1 si aggrava al Tribunale cantonale delle assicurazioni con ricorso del 29 dicembre 2017 (pervenuto il successivo 2 gennaio 2018 al TCA, doc. I) in cui contesta la determinazione del reddito disponibile cifrando le esigenze famigliari, la locazione a __________ necessaria per lo svolgimento dell’attività lavorativa della moglie, ed elencando una serie di spese che ricondurrebbero il reddito conseguito a zero (doc. I, punto 7 pagina 4). Il ricorrente contesta poi che il figlio __________ non sia considerato in prima formazione avendo comprovato la sua iscrizione all’Università di __________ e indica che la figlia __________ è a carico dei genitori poiché malata. Nelle sue conclusioni il signor RI 1 chiede l’annullamento della decisione impugnata e che venga riconosciuta la riduzione dei premi postulata.

Invitata a esprimersi in merito (doc. II del 2 gennaio 2018) la Cassa ha postulato la reiezione del ricorso, in particolare evidenziando che “le persone sole maggiorenni senza figli, di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile è inferiore al limite di fabbisogno esistenziale definito ai sensi della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000 (per l’anno 2017: fr. 17'441.-) e in prima formazione …” (doc. III pag. 2) sono incluse nell’unità di riferimento. Nel caso in esame l’amministrazione rileva che “… l’UR è composta dal signor RI 1 (__________1955) e dalla moglie __________ (__________2961). Invece i figli maggiorenni __________ (__________1992) e __________ (__________1990) non sono inclusi nell’UR dei genitori secondo quanto previsto all’art. 11 Reg. LCAMal. Infatti, dalle informazioni in possesso della Cassa, per l’anno 2017 la figlia __________ risulta essere senza attività lucrativa (quindi non in prima formazione ai sensi ella Laps) e il totale dei redditi registrato nella sua notifica di tassazione 2014 ammonta a fr. 19'291.- (valore riportato al punto 8 della notifica di tassazione applicabile), il quale è superiore al limite di fabbisogno esistenziale definito ai sensi della Laps, che per l’anno 2017 ammonta a fr. 17'441.-. Invece per quanto concerne il figlio ____________, secondo le informazioni e la documentazione in possesso della Cassa, risulta esservi stata interruzione del suo percorso formativo superiore a 24 mesi (concluso il liceo nel mese di giugno 2009 e iniziato l’università nel mese di settembre 2011), pertanto non è stato ritenuto in prima formazione secondo quanto previsto dalla Laps (art. 2 cpv. 2 Reg. Laps). (…)” (doc. III pag. 3). La Cassa evidenzia come a entrambe i figli della coppia sia stata riconosciuta la riduzione dei premi,

Al ricorrente è stata concessa la possibilità di ulteriormente esprimersi in merito e di postulare l’acquisizione di specifiche prove (doc. IV del 23 gennaio 2018). Non sono state acquisite ulteriori prove. Con atto spontaneo del 5 febbraio 2018 (doc. V) il ricorrente ha ribadito il suo buon diritto alla riduzione dei premi e ha prodotto (doc. VI del 7 febbraio 2018) le fatture dei premi di Cassa Malati più recenti relative a lui stesso, alla moglie e alla figlia.

In diritto

2.1. Come evocato in numerosi recenti giudizi (per tutti STCA 36.2015.80 del 15 febbraio 2016 in re P.) va ricordato che, dal 2012, le norme della Legge Cantonale di applicazione della LAMal (LCAMal qui di seguito), che reggono la riduzione dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (RIPAM, l’acronimo è utilizzato sia nei lavori preparatori che dall’amministrazione nei suoi allegati), hanno subito una modifica sostanziale. Il titolo IV della legge è radicalmente cambiato a seguito dell’approvazione della Legge 24 giugno 2010 (Bollettino Ufficiale 2010, 297). Il legislatore ha posto mano ad un nuovo sistema di distribuzione dei sussidi decisi dal Cantone, conformemente al dettato degli art. 65 e seg. LAMal, al fine di rendere più efficace l’aiuto sociale, la precedente normativa aveva infatti mostrato lacune e, soprattutto, per ottemperare gli obiettivi di politica sociale cantonale voluti con l’adozione della Legge sull’armonizzazione delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (su questi aspetti Ivano Ranzanici, La riduzione dei premi dell’assicurazione malattia; tesi pubblicata nella collana AISUF [n. 364], edita da Schulthess Verlag Zurigo, 2016, in particolare il capitolo 15, si veda anche il Messaggio 15 settembre 2009 del Consiglio di Stato accompagnante il disegno di legge di modifica della LCAM, a pagina 7, ed il relativo Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze del l’8 giugno 2010 a pagina 1). In particolare il Consiglio di Stato, con il disegno di legge, e il Parlamento promulgando le norme, hanno voluto rendere il sistema della RIPAM affine ai criteri scelti dalla Laps e quindi distanziarsi dal reddito imponibile cantonale quale base per la determinazione del diritto al sussidio per approdare al criterio del reddito disponibile, maggiormente indipendente da scelte di politica fiscale. D’altro canto l’esecutivo, prima, e il Parlamento, poi, hanno voluto maggiormente considerare il contesto famigliare in cui l’assicurato vive passando da una valutazione riferita alle persone sole ed alle famiglie (definite in maniera restrittiva, si veda in merito l’art. 25 v. LCAMal) all’unità di riferimento definita nel nuovo art. 26 LCAMal.

Le nuove norme tendono a conseguire una migliore aderenza del sistema alla realtà sociale e vogliono, come detto, considerare maggiormente la diversa capacità, in specie delle famiglie, di finanziare i premi in funzione delle loro dimensioni. Il nuovo sistema adottato non tende però solo a evitare “gli effetti indesiderati” del precedente ma anche a “tenere conto della reale situazione dell’offerta assicurativa … nell’ambito dell’assicurazione di base … con l’introduzione del premio medio di riferimento” che sostituisce la nozione di media cantonale ponderata precedentemente ritenuta. Il Cantone gode, nella concretizzazione di quanto in materia di RIPAM prevede la LAMal, di ampio margine di valutazione ed apprezzamento (Ranzanici, op.cit., capitolo 6.1.43.4. n. 290 e capitolo 11.4.1. n. 499) ed è vincolato in particolare da quanto impone l’art. 65 cpv. 1bis LAMal ( su questi aspetti: Ranzanici, op.cit., capitolo 11.7.4. n. 562 e capitolo 11.9.4. n. 576 e ss.) secondo cui, per i redditi medi e bassi, i Cantoni riducono di almeno il 50 per cento i premi dei minorenni e dei giovani adulti in periodo di formazione (oltre all’obbligo di informazione della popolazione in merito al diritto di ottenere la riduzione dei premi e lo scambio di dati tra Cantoni ed assicuratori). Spetta infatti ai Cantoni definire quali siano i potenziali beneficiari della RIPAM, e quindi definire gli assicurati di condizione economica modesta. Il diritto cantonale è un diritto autonomo come rammenta il Tribunale Federale nella sua costante giurisprudenza (DTF 122 I 343, 125 V 185 e 134 I 313) e compete al Cantone non solo fissare la procedure ma decidere il modello da applicare per pervenire alla riduzione dei premi.

2.2. Con le recenti norme uno degli intenti del legislatore è stato quello di conseguire “una maggiore equità orizzontale nell’accesso al sistema di riduzione dei premi, in modo da rispecchiare maggiormente la capacità diversa delle famiglie, in funzione della loro dimensione, di finanziare i premi”, nonché quello di eliminare gli effetti indesiderati presenti nel previgente sistema (i cosiddetti effetti soglia) e da ultimo quello di “avvicinarsi maggiormente alla reale situazione dell’offerta assicurativa … con l’introduzione del premio medio di riferimento … (con) … miglioramento anche nella trasparenza del sistema cantonale … che evidenzierà meglio la differenza fra il premio che dovrebbe pagare l’assicurato e il premio realmente pagato” (Rapporto, loc. cit.).

Importante è qui rilevare che, nel suo Messaggio di accompagnamento del disegno di legge, l’esecutivo cantonale ha posto l’accento sulla volontà di modificare in parte la cerchia dei beneficiari potenziali della RIPAM e l’entità dell’aiuto sociale per certe fasce di assicurati.

Il Cantone accorda le riduzioni dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (art. 23 LCAMal) a fronte della presentazione di un’istanza scritta accompagnata dalla necessaria documentazione (art. 25 LCAMal) da parte degli assicurati, fatto salvo il caso dei beneficiari di prestazioni complementari all’AVS ed all’AI nonché di prestazioni Laps (art. 42 e 43 LCAMal). Per gli assicurati tassati in via ordinaria l’istanza deve essere di principio inoltrata entro la fine dell’anno che precede l’anno per il quale il sussidio è richiesto. Se la data è rispettata e se dati i presupposti l’aiuto sociale è versato dal 1 gennaio dell’anno di competenza (ed in costanza delle condizioni per l’aiuto sociale lo stesso è versato per tutto l’anno). Se la domanda è tardiva e formulata dopo il termine del 31 dicembre dell’anno che precede quello di competenza, il diritto alla riduzione per gli assicurati in via ordinaria è dato solo a partire dal mese seguente quello della presentazione della richiesta.

Per la determinazione della cerchia di assicurati da considerare (Ranzanici, op.cit., capitolo 14.5.2. n. 699 e ss.) per il calcolo della riduzione del premio, la legge fissa il concetto di unità di riferimento. L'unità di riferimento è, di regola, costituita dall’unità riconosciuta a livello fiscale (art. 26 cpv. 2 LCAMal). I coniugi separati senza figli minorenni conviventi sono ritenuti persone sole mentre i partners conviventi, se data una convivenza stabile, costituiscono un’unica unità di riferimento (UR qui di seguito). Per l’art. 27 LCAMal fanno parte dell’UR anche le persone maggiorenni, purché senza figli e di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile non sia superiore ai limiti del fabbisogno esistenziale definito dalla Laps.

Il premio medio di riferimento (Ranzanici, op.cit., capitolo 14.7. n. 721 e ss.), necessario alla determinazione del diritto alla RIPAM, è costituito dalla media ponderata dei premi riconosciuti come appena descritto e del numero degli assicurati iscritti presso ogni singolo assicuratore, ripartiti per le regioni di premio ammesse (art. 61 cpv. 2 LAMal). Il Consiglio di Stato determina annualmente il premio medio di rifermento per ogni singola categoria di assicurati prevista dalla LAMal.

Alla base del diritto alla riduzione del premio è stato posto il reddito di riferimento (cfr. Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8 n. 733 e ss., in particolare capitolo 14.8.2. n. 737 e ss.) che è dedotto dai dati accertati fiscali riferiti al periodo di tassazione determinato per ogni singolo anno di sussidio dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAM). La legge rinvia invece al regolamento la determinazione dei casi e le modalità di accertamento del reddito di riferimento al di fuori od in assenza dei dati relativi al periodo fiscale determinante. Analogamente al reddito la sostanza viene fissata sulla base della tassazione indicata dal Consiglio di Stato nel suo annuale decreto, con la precisazione però che va reintegrata la sostanza donata o ceduta in usufrutto che deve essere computata nel calcolo (art. 30 a LCAMal). Per quest’ultima ipotesi occorre fare riferimento alla situazione che emerge dall’ultima tassazione che precede la donazione o cessione in usufrutto. Il regolamento di applicazione della legge (RLCAM) 29 maggio 2012, all’art. 16, prevede che, in queste ipotesi (sia che la cessione avvenga prima o durante il periodo fiscale determinante), nel calcolo del reddito di riferimento vengano considerati i valori di sostanza antecedenti la rinuncia. I dati registrati nella tassazione fiscale prima della donazione o della cessione in usufrutto sono riportati anche sui periodi fiscali successivi e il rispettivo ammontare è ridotto annualmente di CHF 10'000.00 (su questi aspetti: Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8.2.1.2. n. 745).

L’art. 31 LCAMal definisce il reddito disponibile. Lo stesso è determinato dalla somma di tutti i redditi dell’unità di riferimento secondo la legge tributaria (LT qui di seguito), cui è aggiunto un quindicesimo della sostanza netta ritenuta nella tassazione dalla quale, contrariamente al diritto previgente, non è più dedotta alcuna franchigia. Dall’importo così calcolato sono ammesse specifiche deduzioni.

Il nuovo sistema prevede la determinazione di limiti di reddito sotto ai quali è accordato l’importo (normativo) massimo della prestazione sociale (art. 34 LCAMal), limiti che dipendono dall’UR ciò che “garantisce l’equità di trattamento orizzontale, perché tiene conto della reale situazione di reddito della famiglia, che dipende in primo luogo dal numero dei suoi componenti” (Rapporto DSS pag. 31). Questo contrariamente al previgente sistema che conosceva tre sole tipologie di differenziazione per l’importo massimo della prestazione.

Secondo le norme della LCAMal in vigore sino a fine 2014 la parte del reddito che supera i limiti superiori per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale deve, per volontà esplicita del legislatore, essere messa a contribuzione del pagamento dei premi. In questa costellazione (superamento del limite di reddito per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale) l’importo della RIPAM diminuisce in maniera graduale e proporzionata a dipendenza dell’incremento del reddito da computare. In altri termini la riduzione del premio si contrae man mano che il surplus di reddito aumenta. Le norme in vigore dal 2012 al 2014 compreso prevedevano percentuali di riduzione che variavano a seconda della tipologia dell’unità di riferimento. L’art. 36a LCAMal fissava le seguenti percentuali: 8% (persone sole con figli), 13% (persone coniugate con figli), 20% (persone sole senza figli) e 22% persone coniugate con figli.

Con le modifiche aventi effetti dalla RIPAM 2015 (Ranzanici, op.cit., capitolo 15.2.2. n. 931 e ss.) il legislatore ha introdotto il nuovo concetto di reddito disponibile massimo. Per tale norma la riduzione dei premi è accordata sino al raggiungimento di un reddito disponibile massimo che, per le UR senza figli, è definito con la formula di calcolo (ermetica) seguente:

RDM = costante del 3,4 x 50% del limite di fabbisogno Laps senza computo della pigione

Se dell'UR fanno parte dei figli la formula diviene ancor più complessa per cui:

RDM = [costante del 3,9 + 1 – (n° dei figli) / 10] x 50 % del limite di fabbisogno Lpas senza computo della pigione.

Le due formule adottate dal legislatore appaiono ermetiche. Esse fanno riferimento ai valori ritenuti all’art. 10 Laps (considerato per il suo 50%), e ritengono due valori costanti del 3.4 e del 3,9.

Nel corso dei lavori preparatori (Messaggio 6982 del 10 settembre 2014 relativo alla modifica della Legge cantonale di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997), l’esecutivo cantonale ha inserito nella legge un “limite esplicito … (che) non dipende dai PMR … L’introduzione di questo nuovo parametro consente … di non far aumentare o quantomeno contenere l’aumento del numero dei beneficiari, nei redditi alti, a dipendenza dell’aumento dei premi di cassa malati. Il RDM interessa ovviamente le fasce alte di reddito, di modo che la sua introduzione equivale a prevedere dei criteri di esclusione … per queste situazioni reddituali” (p. 13).

Posto il principio di fissare un reddito disponibile massimo il Messaggio ha indicato la volontà di sostenere maggiormente le persone con figli a carico: “Dopo vari approfondimenti d’impatto sulle differenti tipologie di UR, si ritiene di dover considerare maggiormente le UR con figli a carico, perciò le famiglie monoparentali e biparentali, piuttosto che le persone sole o le coppie senza figli” (Messaggio citato, p. 13).

Da queste considerazioni è nata la scelta di proporre due formule di calcolo diverse e due differenti parametri per determinare il RDM, a dipendenza della presenza di figli. Sono quindi state proposte una costante del 3.4 per le persone sole e le coppie senza figli computabili, e del 3.9 per in caso di presenza di figli. Sempre nel suo messaggio (p. 13) il Consiglio di Stato ha considerato che la riduzione dei premi: “è una prestazione coordinata ai sensi della Laps …, il RDM è calcolato come un multiplo del 50% del limite di RDLaps; per le UR con figli il multiplo aumenta in funzione del numero di figli”.

Per la determinazione della costante l’esecutivo ha presentato nel Messaggio (p. 14 e 15) specifiche tabelle di verifica dell’impatto del calcolo ed ha considerato come il “valore delle costanti … influenza l’importo del RDM: tanto minore è il valore della costante, (quanto) minore è … l’importo del RDM e, di conseguenza, diminuisce anche il numero dei beneficiari con redditi alti”. La Tabella 2 (fonte IAS) illustra i limiti di reddito massimo disponibile per tipologia di unità di riferimento secondo la modifica di legge proposta (e poi accettata il 3 novembre 2014) ed il sistema precedente, con una chiara diminuzione dei redditi massimi, più elevata per le coppie e le famiglie monoparentali.

In sostanza le costanti scelte dal Parlamento, e che il Consiglio di Stato è abilitato a determinare per ogni anno di sussidio a norma dell’art. 40 lett. c LCAMal, sono il frutto di una valutazione operata dal legislatore e che ha considerato redditi e composizione dell’UR, per determinare importi massimi al di sopra dei quali la riduzione del premio è esclusa, compatibili (anche se inferiori) rispetto al passato e conformi al dettato dell’art. 65 LAMal che vuole un aiuto sociale non solo a chi è nel bisogno ma anche alle fasce medie.

2.3. Come anticipato per stabilire il parametro da porre alla base del calcolo della RIPAM dell’UR si deve stabilire il RDS (Reddito disponibile fissato in maniera semplificata dai dati fiscali) che si determina partendo dal reddito lordo riportato dalla decisione di tassazione per l’imposta cantonale del periodo di tassazione determinato dal Consiglio di Stato, aumentato della quota parte della sostanza computabile, dedotti i valori che la legge ammette in deduzione. L’amministrazione si basa quindi integralmente sui dati fiscali (da qui l’espressa base legale che consente accessibilità alla Cassa ai dati fiscali necessari all’elaborazione del calcolo, art. 25 LCAMal) e ciò senza che sia, di principio, necessario all’amministrazione acquisire ulteriori informazioni dall’assicurato medesimo o tramite terzi.

Il RDS è stato fissato considerando i concetti cardine del reddito disponibile in ambito Laps (sia per quanto attiene i redditi computabili che per quel che riguarda le spese ammesse in deduzione) partendo però dai dati fiscali per una semplificazione nelle operazioni amministrative alla luce del numero dei beneficiari della RIPAM. Nella volontà del legislatore il RDS costituisce dunque un “reddito disponibile di tipo operativo che precisa la reale capacità economica degli assicurati”, ed è costituito dalla somma di ogni reddito, indipendentemente dalla sua fonte, ritenuto nella tassazione fissata dall’esecutivo cantonale annualmente, cui va aggiunta una quota della sostanza (1/15 della sostanza netta secondo la LT, senza imputazione di franchigia alcuna; sugli aspetti relativi alla sostanza si veda: Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8.3.3. n. 775 e ss.).

L’amministrazione è tenuta a considerare il reddito da attività, principale rispettivamente accessoria, che sia svolta in maniera dipendente e/o indipendente, quello della sostanza (mobiliare od immobiliare), comprensivo quindi del reddito locativo proprio, dei canoni di locazione (oggi non più distinguibili a livello di decisione di tassazione), degli interessi su titoli od azioni, ed ogni altro simile che la Legge Tributaria comprenda tra quelli imponibili. Si tratta inoltre delle indennità e rendite delle assicurazioni sociali o private (rendite AVS o AI rispettivamente LAINF o versate da un assicuratore malattia, ed ancora i versamenti di assicuratori privati), nonché dei redditi di altra fonte considerati dall’autorità fiscale. Non fanno parte della determinazione del reddito, secondo il Messaggio di accompagnamento della novella legislativa, redditi di complemento del fabbisogno vitale che sono esenti fiscalmente: assegni integrativi e di prima infanzia, borse di studio, prestazioni complementari all’AVS ed all’AI, prestazioni assistenziali ed assegni di grande invalido, e ciò alla luce della particolare natura di questi redditi. Si tratta, infatti, di trasferimenti che coprono spese supplementari rispettivamente prestazioni Laps successive nell’ordine di priorità dei versamenti alla riduzione dei premi ed ancora di trasferimenti (le PC) a favore di persone che non sono toccate dalla riforma del sistema di determinazione e quantificazione della riduzione dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (Messaggio, op. cit., pag. 16 in initio).

Dai lavori preparatori discende che il Giudice delle assicurazioni sociali (e prima ancora l’amministrazione) farà capo alla decisione di tassazione del periodo determinato dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAMal) per fissare il RDS (su questi aspetti si faccia riferimento a Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8.2.1. n. 738 e ss., in particolare il capitolo 14.8.2.1.2. n. 742 e ss.). Va sin d’ora osservato che, come rammentato nelle STCA 36.2015.78 del 2 febbraio 2015; 36.2011.31 del 9 settembre 2011, 36.2011.32 del 14 luglio 2011, 36.2011.19 del 16 giugno 2011, 36.2008.163 del 4 febbraio 2009; 36.2008.94 del 10 settembre 2008, fra le ultime in ordine di tempo e STCA 36.1999.28 del 2 giugno 1999 e 36.2003.91 del 29 marzo 2004 fra le prime come: "per costante giurisprudenza di codesto TCA, ogni tassazione fiscale è presunta conforme alla realtà. L'amministrazione è vincolata dalle comunicazioni delle autorità di tassazione. E' possibile scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in giudicato solo se la stessa contiene errori manifesti e debitamente comprovati. … l'assicurato deve innanzitutto difendere i suoi diritti nel procedimento fiscale anche per quanto concerne i contributi delle assicurazioni sociali". Salvo casi eccezionali, che ancora le norme del regolamento riservano (art. 14 RegLCAMal del 29 maggio 2012, in maniera più estesa nel previgente regolamento del 13 novembre 2007 all’art. 31 RegLCAMal) ove viene eseguito un nuovo calcolo autonomo indipendente dalla decisione di tassazione, sia l’amministrazione che il Tribunale cantonale delle assicurazioni debbono attenersi alla decisione di tassazione fissata dal Consiglio di Stato ed ai valori in questa contenuti.

2.4. Dall’importo del reddito complessivo lordo vanno dedotte, esclusivamente, le spese specificatamente riconosciute dall’art. 31 LCAMal. La legge ha fissato in maniera esaustiva e completa sia quali deduzioni siano possibili (Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8.3.4. n. 786 e ss.) e, laddove lo abbia fatto, gli importi ammessi in deduzione (in questo senso il Rapporto della Commissione della Gestione e delle Finanze, pag. 3 punto 3.1. in fine che riprende il Rapporto DSS citato pag. 17). Il criterio discriminante sembra essere stato quello della necessità della spesa e del suo vincolo. La legge annovera il premio di riferimento medio dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie determinato annualmente dal Consiglio di Stato (PMR qui di seguito, in merito si veda l’art. 29 LCAMal), i contributi sociali secondo la LT (ossia: AVS, AI, IPG, AD, AINP e LPP), le pensioni alimentari versate, le spese professionali (secondo la LT e fino ad un massimo di CHF 4'000.00) nonché le spese per interessi passivi privati e aziendali (secondo la LT e sino ad un importo massimo di CHF 3'000.00) . Altre spese quali l’affitto, altri premi assicurativi (ad esempio per le coperture complementari, la RC privata o auto), imposte e tasse, spese mediche (anche per franchigie e partecipazioni nell’ambito della LAMal) od ancora per l’invalidità, rispettivamente spese di gestione e manutenzione immobili o le deduzioni ammesse fiscalmente per figli a carico od ancora per doppia economia non possono essere considerate (per un complemento dell’esposizione si veda la STCA 36.2015.80 citata, consid. 2.10, agli ultimi due capoversi)

2.5. Come anticipato nelle considerazioni del punto 2.3., con le modifiche della legge apportate il 3 novembre 2014 dal Parlamento ed entrate in vigore il 1° gennaio 2015, il calcolo dell'importo normativo della RIPAM 2015 (oggetto delle contestazioni formulate dall’assicurata D., oggetto dell’inc. 36.2015.31 ed evase con la STCA 13 agosto 2015 cui si rimanda per maggiori specifiche) è determinato mediante una nuova formula che considera il reddito disponibile massimo dell’art. 32a LCAMal.

L'art. 34 LCAMal ribadisce che l'importo massimo normativo dei premi corrisponde alla somma dei premi medi di riferimento per categoria d'assicurato, dell'UR. L'importo normativo della RIPAM, dal 2015, è quindi determinato dalla seguente formulata:

[PMR – (PMR x RD2)]

RDM2

e dipende dal reddito disponibile massimo (RDM) definito all'art. 32a LCAMal cui si è accennato nelle considerazioni precedenti. Le modifiche apportare alle norme a contare dal 2015 hanno reso il sistema molto meno trasparente visto l’uso di formule matematiche complesse.

Va rammentato ancora che per fissare l’importo della riduzione del premio da riconoscere agli assicurati “di condizione economica modesta” (art. 65 cpv. 1 LAMal) l’importo normativo della RIPAM va ulteriormente moltiplicato per il coefficiente cantonale di finanziamento. L’art. 37 LCAMal prevede che il coefficiente cantonale di finanziamento, ossia quanto il Cantone deve finanziare dell’importo normativo del premio, determina di converso la quota, basata sul premio medio di riferimento, che rimane a carico dell’assicurato o dell’UR interessata (per maggiori specifiche si veda: Ranzanici, op.cit., capitolo 14.10.1. n. 864 e ss.).

Il coefficiente unico per il 2012 del 73,5% è stato cambiato con effetto al 1 gennaio 2013. Con la modifica il coefficiente del 73,5% è rimasto applicabile per “le unità di riferimento con un reddito disponibile inferiore o uguale alla metà del limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000“ mentre un coefficiente del 70% è stato previsto negli altri casi.

A contare dal 2015 il legislatore, in uno con i cambiamenti cui si è accennato, ha voluto portare un'ulteriore modifica all’art. 37 LCAMal fissando il coefficiente cantonale di finanziamento definitivamente al 73,5% dell'importo normativo della RIPAM.

La somma che scaturisce quindi dall’applicazione di questa percentuale di partecipazione finanziaria del cantone alla riduzione del premio normativa calcolata alla luce della situazione dell’assicurato o meglio dell’UR interessata, costituisce l’importo della RIPAM che è comunicata dall’amministrazione direttamente agli istanti, contrariamente a quanto avveniva in precedenza quando l’importo del sussidio era comunicato all’assicuratore malattia e da questi, mediante la nuova polizza, alla parte richiedente l’aiuto sociale.

2.6. Per l'anno 2017 l'esecutivo cantonale ha fissato i parametri della RIPAM con DE 15 novembre 2016 nel seguente modo:

a) periodo fiscale per l’accertamento del reddito disponibile di riferimento: classificazioni dell’imposta cantonale per l’anno 2014.

b) premio medio di riferimento:

  • adulti: CHF 5’261.–

  • giovani adulti di età tra 18 e 25 anni: CHF 4’826.–

  • minorenni: CHF 1’134.–

c) costante per il calcolo del reddito disponibile massimo:

  • unità di riferimento senza figli: 3.4

  • unità di riferimento con figli: 3.9

d) per i proprietari o usufruttuari di sostanza immobiliare, ai fini del calcolo del reddito disponibile di riferimento ai sensi dell’art. 30 LCAMal, il valore della sostanza immobiliare registrato nella tassazione di riferimento di ciascun membro dell’unità di riferimento è maggiorato con la percentuale di adeguamento prevista dall’Ufficio cantonale di stima.

2.7. Nel caso in esame va anzitutto verificato se, correttamente o meno, la Cassa abbia considerato i figli della coppia RI 1 e __________ quali persone sole o se invece avrebbe dovuto ritenerli (entrambi o individualmente) quali membri dell’UR interessata.

Per quanto attiene la figlia __________, nata nel 1992, la Cassa ha indicato, e la circostanza come tale non è stata oggetto di contestazione da parte del ricorrente, che la giovane non è in prima formazione ma è senza attività lucrativa. La circostanza è dimostrata dal fatto che la tassazione di __________ riferita al 2014 riporta un reddito di oltre CHF 19'000.-- superiore al limite del fabbisogno esistenziale cifrato in CHF 17'441 per il 2017.

Il riferimento deve qui essere fatto all’art. 11 RLCAMal secondo cui:

Art. 11

  1. Una persona è economicamente dipendente se cumulativamente:

a) non supera i 30 anni;

b) non è coniugata;

c) non ha figli a carico;

d) il totale dei redditi registrati nella tassazione fiscale determinante è inferiore al limite di fabbisogno esistenziale definito ai sensi della Laps.

  1. La persona di cui al capoverso 1 è inclusa nell’unità di riferimento se, al momento della presentazione dell’istanza di riduzione di premio, è in prima formazione secondo quanto previsto dalla Laps.

Nel caso in esame __________ non ha più di 30 anni e non è coniugata, non risulta avere figli a carico ma il totale dei redditi registrati nella decisione di tassazione di riferimento è superiore al fabbisogno esistenziale come ricorda correttamente la Cassa.

Ne segue che, correttamente, la giovane non è stata considerata nell’unità di riferimento dei genitori e, in suo favore, è stata riconosciuta la riduzione dei premi quale persona sola.

2.8. Va ora esaminata la situazione di __________. Egli è pure di età inferiore ai 30 anni, non è coniugato e non ha figli. Nel suo caso i redditi conseguiti e riportati nella decisione di tassazione di riferimento non sono superiori al fabbisogno, circostanza che la Cassa cantonale di compensazione non sostiene e neppure rende verosimile. La Cassa ritiene che __________ non debba essere computato nel calcolo quale membro dell’UR siccome egli, ai sensi della Laps, non può essere ritenuto in prima formazione avendo interrotto la sua formazione per un periodo superiore ai 24 mesi.

La Cassa fonda la sua conclusione sulla scorta dell’art. 2 cpv. 2 RLaps secondo cui:

o Vi è prima formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando, senza interruzione del percorso formativo superiore ai 24 mesi, una persona maggiorenne frequenta una formazione del livello seguente:

a) primario, secondario, oppure secondario di tipo propedeutico;

b) secondario di tipo professionale o terziario non universitario, se non possiede già un titolo dello stesso livello o di livello superiore;

c) terziario di tipo universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio che completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non possiede già un titolo di livello terziario;

d) perfezionamento linguistico dopo una formazione di livello secondario.

2.9. Nel caso in esame occorre evidenziare come __________ abbia interrotto la sua formazione (come emerge dal doc. 20, allestito dal ricorrente su richiesta dell’amministrazione) dopo il conseguimento della maturità nel giugno 2009 e ciò per svolgere il servizio militare (terminato con il grado di tenente nell’aprile 2011) e iniziare i corsi universitari nel settembre 2011 presso l’Università di __________. In sostanza, per la Cassa, tra il giugno 2009 e il settembre 2011 sono trascorsi oltre 24 mesi che fanno decadere la prima formazione e non consentono di ritenere il giovane quale membro dell’UR costituita dai genitori.

Il ricorrente contesta implicitamente questa valutazione e ritiene che la famiglia si faccia carico del figlio che sta completando il suo curricolo accademico con studi in diritto. Trattandosi della prima formazione interrotta unicamente per seguire i corsi del servizio militare il signor RI 1 ritiene non corretta la decisione dell’amministrazione.

Questo Tribunale cantonale delle assicurazioni deve in sostanza esaminare, in concreto, se il percorso formativo di __________ si sia interrotto per un periodo di 24 (o più) e se, conseguentemente, si debba considerare decaduta la prima formazione. In altri termini occorre analizzare se un’interruzione nel percorso formativo dovuta al servizio militare e al calendario dei corsi universitari costituisca un’interruzione del percorso formativo o meno.

2.10. La norma del regolamento, riportata in esteso sopra, non prevede una definizione dell’“interruzione” e non fissa delle eccezioni giustificanti una soluzione di continuità nella formazione quali potrebbero essere quelle imposte da una lunga malattia, dalle conseguenze di un infortunio o da un obbligo legale, ad esempio, dal servizio militare, che non consentono continuità negli studi ma impongono lontananza dalle strutture formative. Il legislatore ticinese ha previsto un periodo sino a 24 mesi, relativamente lungo, durante il quale l’interruzione del percorso formativo non equivale a fine della prima formazione, ciò diversamente a quanto ha fatto il legislatore federale all’art. 49ter cpv. 3 OAVS, emanata per la concretizzazione dell’art. 25 cpv. 5 LAVS in tema di rendite, che giustifica i periodi d’interruzione limitati nel tempo.

Per la LAVS i figli ancora in formazione che beneficiano di una rendita, ne ottengono il versamento fino al termine della formazione stessa, ma al più tardi fino a 25 anni compiuti. In base all’art. 49ter cpv. 3 OAVS la formazione si conclude con un diploma professionale o scolastico. La formazione è pure considerata conclusa se è abbandonata o interrotta o se nasce il diritto a una rendita d'invalidità. Il Consiglio federale, nella citata norma dell’OAVS, indica che “Non sono considerate interruzioni … i seguenti periodi, a condizione che la formazione sia proseguita immediatamente dopo: a. usuali periodi senza lezioni e vacanze per una durata massima di quattro mesi; b. il servizio militare o civile per una durata massima di cinque mesi; c. le interruzioni per motivi di salute o per gravidanza per una durata massima di 12 mesi”.

Dal canto suo invece l’art. 3 cpv. 1 litt. b Legge federale sugli assegni famigliari (LAFam) prevede che “l'assegno di formazione, (è) versato dalla fine del mese in cui il figlio compie il 16° anno d'età fino alla conclusione della formazione, ma al più tardi sino alla fine del mese in cui il figlio compie il 25° anno d'età”, norma precisata dall’Ordinanza alla LAFam al suo art. 1 cpv. 1, che richiama l’art. 25 cpv. 5 LAVS.

La giurisprudenza federale in ambito di LAVS e OAVS può senz’altro essere presa in esame per interpretare la norma dell’art. 2 cpv. 2 Laps che pure prevede tempi più lunghi e non considera invece interruzioni degli stessi. L’Alta Corte ha analizzato il tema in particolare in un giudizio pubblicato in DTF 141 V 473, del 6 luglio 2015, dove ha considerato che le lettere a) e b) dell'art. 49ter cpv. 3 OAVS non sono applicabili cumulativamente e quindi non si può procedere mediante il computo congiunto dei periodi di vacanza (senza lezioni) con i periodi di servizio militare. In questo giudizio il TF ha in particolare considerato:

" Wie die FAK zu Recht ausführt, ist bezüglich der Ausbildungszulagen zu berücksichtigen, dass sich mit den am 1. Januar 2011 in Kraft getretenen Art. 49bis f. AHVV die Rechtslage geändert hat, so dass nicht ohne Weiteres auf den im Jahr 2010 erschienenen Kommentar von KIESER/REICHMUTH abgestellt werden kann (vgl. dazu auch KIESER/REICHMUTH, Update zum Kommentar Bundesgesetz über die Familienzulagen, 2011/3, betr. N. 38-60 und 61-74 zu Art. 3 FamZG). Die von der Vorinstanz zitierte Stelle (KIESER/REICHMUTH, a.a.O., N. 61 zu Art. 3 FamZG) bezieht sich denn auch gerade auf eine Rechtslage, die sich zwischenzeitlich geändert hat, so dass die entsprechenden Aussagen (Andauern des Zulagenanspruchs bei Unterbrechung der Ausbildung bis zu einem Jahr) nicht mehr zutreffend sind. Dasselbe gilt für die Rechtsprechung, welche zum Teil durch die neuen Verordnungsnormen überholt ist. (…)Der Begriff der "unterrichtsfreien Zeit" in Art. 49ter Abs. 3 lit. a AHVV ist nach dem klaren Wortlaut dahingehend zu verstehen, dass er jene Zeit des Jahres betrifft, in welchem kein Unterricht erfolgt - also bei den Hochschulen keine Vorlesungen stattfinden. Wenn dazu aber auf die formellen Daten des Semesters abgestellt würde, wie es das BSV vertritt, dann gäbe es gar keine "unterrichtsfreie Zeit" mehr, da dem formell am 31. Januar endenden Herbstsemester nahtlos das am 1. Februar beginnende Frühlingssemester bzw. dem formell am 31. Juli endenden Frühlingssemester nahtlos das am 1. August beginnende Herbstsemester folgt. Art. 49ter Abs. 3 lit. a AHVV wäre bei dieser Auffassung der Norm grösstenteils ohne Sinn und Zweck.

Zudem erreicht in aller Regel in der Zeit vor Beginn der Vorlesungen - gerade bei Aufnahme eines neuen Studiums - der zeitliche Aufwand nicht das geforderte Ausmass von mindestens 20 Wochenstunden (vgl. dazu Rz. 3359 der Wegleitung des BSV über die Renten [RWL] in der Eidgenössischen Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenversicherung in Verbindung mit Rz. 205 f. der Wegleitung zum Bundesgesetz über die Familienzulagen FamZG [FamZWL]), so dass in dieser Zeitspanne keine Ausbildung vorliegt.

8.1 Das Pflegepraktikum im Januar und Februar 2014 wird von der FAK als Ausbildung anerkannt; sie hat für diese beiden Monate denn auch Familienzulagen ausgerichtet. Streitig ist die Zeit danach bis zur Aufnahme des Studiums (1. März bis 15. September 2014). Diese Zeitspanne beträgt demnach 6 1/2 Monate. Damit ist sowohl die zulässige Höchstdauer nach lit. a wie auch nach lit. b von Art. 49ter Abs. 3 AHVV überschritten (vgl. dazu auch VALTERIO, a.a.O., S. 255 Rz. 863 f.). Zu prüfen bleibt die allenfalls kumulative Anwendung der in Art. 49ter Abs. 3 lit. a und b AHVV genannten Tatbestände.

8.2 Art. 25 Abs. 5 AHVG entspricht praktisch wortwörtlich dem bereits im bundesrätlichen Entwurf enthaltenen Art. 25 Abs. 3 AHVG. Demnach sollten dem Bundesrat zusätzlich zu seinen üblichen Verordnungskompetenzen u.a. zur Konkretisierung des Begriffs "Ausbildung" nach Art. 25 AHVG Rechtssetzungsbefugnisse delegiert werden (Botschaft vom 5. März 1990 über die zehnte Revision der Alters- und Hinterlassenenversicherung, BBl 1990 II 1, 130 Ziff. 92 [Delegation von Rechtsetzungsbefugnissen]). Im Rahmen der Kommissions- und parlamentarischen Beratungen gab diese Delegation von Rechtsetzungsbefugnissen zu keinerlei Nachfragen oder Diskussionen Anlass (vgl. etwa AB 1991 S 273; 1993 N 253 oder 1994 S 596), auch nicht als seitens der Verwaltung erklärt wurde, die Gerichtspraxis definiere den Begriff "Ausbildung" sehr weit gehend und nicht immer kohärent, weshalb dem Bundesrat die Kompetenz zur Regelung dieses Begriffs übertragen werden solle (Protokoll der erweiterten Kommission für soziale Sicherheit des Nationalrates vom 7.-9. September 1992 S. 11). Bei den gestützt auf Art. 25 Abs. 5 AHVG erlassenen Art. 49bis und 49ter AHVV handelt es sich demnach um unselbstständige Verordnungsnormen im Sinne von gesetzesvertretenden Bestimmungen und nicht bloss um Vollziehungsverordnungsbestimmungen (vgl. zu den Begriffen "unselbstständige Verordnung" und "gesetzesvertretende Verordnung" etwa PIERRE TSCHANNEN, Staatsrecht der Schweizerischen Eidgenossenschaft, 3. Aufl. 2011, S. 591 ff. § 46 Rz. 10 ff. und 22 ff.; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6. Aufl. 2010, S. 31 ff. Rz. 135 ff., 150 und S. 91 ff. Rz. 404 ff.; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, Droit constitutionnel suisse, Bd. I, 3. Aufl. 2013, S. 543 ff. Rz. 1607 ff., v.a. Rz. 1614 f.). Damit kommt dem Bundesrat bezüglich der Definition des Begriffes "Ausbildung" ein grosser Gestaltungsspielraum zu.

8.3 Das Bundesgericht kann Verordnungen des Bundesrates vorfrageweise auf ihre Gesetz- und Verfassungsmässigkeit prüfen. Bei unselbstständigen Verordnungen, die sich auf eine gesetzliche Delegation stützen, prüft es, ob sich der Bundesrat an die Grenzen der ihm im Gesetz eingeräumten Befugnisse gehalten hat. Soweit das Gesetz den Bundesrat nicht ermächtigt, von der Verfassung abzuweichen, befindet das Gericht auch über die Verfassungsmässigkeit der unselbstständigen Verordnung. Wird dem Bundesrat durch die gesetzliche Delegation ein sehr weiter Ermessensspielraum für die Regelung auf Verordnungsstufe eingeräumt, so ist dieser Spielraum nach Art. 190 BV (Fassung gemäss Justizreform, vormals Art. 191 BV) für das Bundesgericht verbindlich; es darf in diesem Falle bei der Überprüfung der Verordnung nicht sein eigenes Ermessen an die Stelle desjenigen des Bundesrates setzen, sondern es beschränkt sich auf die Prüfung, ob die Verordnung den Rahmen der dem Bundesrat im Gesetz delegierten Kompetenzen offensichtlich sprengt oder aus anderen Gründen gesetz- oder verfassungswidrig ist. Es kann dabei namentlich prüfen, ob sich eine Verordnungsbestimmung auf ernsthafte Gründe stützen lässt oder ob sie Art. 9 BV widerspricht, weil sie sinn- und zwecklos ist, rechtliche Unterscheidungen trifft, für die ein vernünftiger Grund in den tatsächlichen Verhältnissen nicht ersichtlich ist, oder Unterscheidungen unterlässt, die richtigerweise hätten getroffen werden müssen. Für die Zweckmässigkeit der angeordneten Massnahme trägt der Bundesrat die Verantwortung; es ist nicht Aufgabe des Bundesgerichts, sich zu deren wirtschaftlichen oder politischen Sachgerechtigkeit zu äussern (BGE 136 II 337 E. 5.1 S. 348; BGE 133 V 569 E. 5.1 S. 570; vgl. auch BGE 133 V 42 E. 3.1 S. 44).

8.4 Dass eine kumulative Anwendung von lit. a und b von Art. 49ter Abs. 3 AHVV zulässig wäre, ist weder der Begründung im angefochtenen Entscheid zu entnehmen noch ergibt sich dies aus dem Verordnungstext. Vielmehr führt das BSV in den Erläuterungen vom 22. Oktober 2010 zu den vom Bundesrat neu geschaffenen Art. 49bis und 49ter AHVV aus, dass in Bezug auf die Leistung von Militär- und Zivildienst angesichts der finanziellen Abgeltungen für den geleisteten Dienst eine restriktivere Praxis gelte, sodass eine am Stück absolvierte Rekrutenschule nur noch ausnahmsweise als Ausbildungszeit gelte (vgl. www.bsv.admin.ch/themen/ahv/00016/ index.html?lang=de). Es verweist dazu insbesondere auf die während absolvierten Dienstzeiten erhaltenen Sold- und Erwerbsersatzgelder, welche eine nicht unbeachtliche Höhe erreichen würden, so dass eine weitere Ausrichtung von Leistungen nicht gerechtfertigt sei. Zudem gelte die Zeit zwischen Absolvierung der gymnasialen Matura und Vorlesungsbeginn an der Universität nur noch dann als Ausbildungszeit, wenn diese nicht länger als vier Monate daure. Abschliessend hält das BSV fest, mit dieser Bestimmung (Art. 49ter Abs. 3 AHVV) sollten die "bezahlten" Ausbildungsunterbrüche auf die objektiv notwendigen eingegrenzt werden. Damit beruft sich die Exekutive auf einen ernsthaften und sachlichen Grund. Dass diese Regelung sinn- oder zwecklos ist oder dabei Unterscheidungen getroffen werden, für welche kein vernünftiger Grund vorliegt, ist weder ersichtlich noch wird Entsprechendes geltend gemacht (Art. 106 Abs. 2 BGG). So kann nicht gesagt werden, dass eine rechtsungleiche Behandlung vorliegt, indem Studierende, bei welchen mehrere Unterbrechungsgründe vorliegen, im Gegensatz zu jenen, bei welchen nur ein kurzer Unterbruch gegeben ist, nicht für die gesamte Zeit Zulagen ausgerichtet werden. Denn bei der Dauer des Unterbruchs handelt es sich um ein objektives Unterscheidungsmerkmal und damit um einen sachlichen Grund, weshalb weder eine Verletzung des Gleichbehandlungsgebots von Art. 8 Abs. 1 BV noch des Willkürverbots nach Art. 9 BV vorliegt. Vielmehr führt die kumulative Anwendung von Art. 49ter Abs. 3 lit. a und b AHVV zu einem willkürlichen Ergebnis, indem während einer doppelt so langen Zeit wie bei Berücksichtigung eines einzelnen Grundes ein Anspruch auf Ausbildungszulagen begründet werden könnte, obwohl in dieser Zeit nicht ein einziger Tag der Ausbildung gewidmet ist; inwiefern dadurch der Zweck der Ausbildungszulagen, nämlich die Förderung der Ausbildung durch einen teilweisen Beitrag an die Lebenshaltungskosten (vgl. Art. 2 FamZG) verwirklicht wird, ist nicht ersichtlich. Insofern liefe eine kumulative Berücksichtigung der Unterbrechungsgründe den Intentionen des Gesetz- und Verordnungsgebers zuwider. Zudem hätten die Familienausgleichskassen bei längeren Dienstzeiten stets zu prüfen, ob die ausbezahlten Gelder nicht den zulässigen Einkommensbetrag von Art. 49bis Abs. 3 AHVV überschreiten. Die vom Verordnungsgeber statuierte nicht kumulative Anwendung bewegt sich somit innerhalb des in der Delegationsnorm eröffneten grossen Gestaltungsspielraumes (vgl. E. 8.2) und ist deshalb im Rahmen der zulässigen Prüfung (vgl. E. 8.3) nicht zu beanstanden. Die FAK hat demnach zu Recht den Anspruch auf Ausbildungszulagen für die Zeit vom 1. März 2014 bis zur Aufnahme des Studiums verneint. Der kantonale Entscheid ist aufzuheben. ”

In un caso ticinese deciso l’11 agosto 2015 (8C_739/2014) pubblicato in RtiD 2016 – I p. 258 n. 49, in cui tema del contendere era il diritto di un assicurato di vedersi riconoscere un assegno famigliare di formazione per il figlio, il TF ha considerato:

" Nella DTF 138 V 286 consid. 4.2.2 il Tribunale federale ha stabilito che riguardo al concetto di formazione e di interruzione si può rinviare alla prassi dei tribunali e delle autorità amministrative nonché alle circolari dell’UFAS. (…)Il Tribunale cantonale delle assicurazioni, dopo aver esposto le basi legali applicabili, alcuni materiali e la giurisprudenza riferiti a quelle norme, ha preso atto dell’accoglimento da parte del Consiglio nazionale del postulato 12.3210 «Conciliare meglio la scuola reclute e gli studi superiori» presentato dal deputato Jacques-André Maire e cofirmatari. Ricordato il potere di controllo dei tribunali sulle ordinanze del Consiglio federale e richiamate le osservazioni dell’UFAS nonché le successive osservazioni dell’opponente, la Corte cantonale ha menzionato la sentenza 9C_283/2010 del 17 dicembre 2010 e la DTF 138 V 286 secondo le quali il servizio militare obbligatorio, componente essenziale del sistema svizzero di milizia, non potrebbe essere assimilato ad un’attività che interrompe la formazione professionale. Nella sua prassi il Tribunale federale avrebbe messo in luce come il cosiddetto modello di Bologna abbia notevolmente complicato il coordinamento tra studio universitario e servizio militare. Del resto il frazionamento del servizio militare non è un diritto. I giudici ticinesi hanno stabilito che la giurisprudenza finora resa deve essere tenuta in considerazione, benché l’art. 49bis e l’art. 49ter OAVS siano stati successivamente modificati. Accertato come il figlio dell’opponente abbia conseguito la maturità liceale nel giugno 2012, effettuato un periodo di studi per un periodo inferiore a quattro mesi (svolgendo secondo le dichiarazioni dell’opponente un corso di perfezionamento linguistico), svolto 21 settimane di servizio militare dal 19 ottobre 2012 al 5 aprile 2013, per poi riprendere gli studi universitari, la Corte cantonale ha quindi concluso che non c’è alcuna interruzione della formazione, poiché l’inizio degli studi universitari è stato ritardato proprio dall’obbligo di prestare servizio militare. Se non si procedesse a un cumulo dei periodi, vi sarebbe una disparità di trattamento fra gli studenti che adempiono gli obblighi militari e quelli che ne sono esonerati. A mente del Tribunale delle assicurazioni il cumulo di periodi non è riconosciuto neanche in altre assicurazioni sociali, segnatamente l’art. 13 e l’art. 14 LADI.

5.2. Il ricorrente, per quanto riguarda la natura dell’interruzione della formazione, cita innanzitutto il commentario delle modifiche OAVS entrate in vigore il 1° gennaio 2011, il quale mette in rilievo come una recluta percepisca al giorno fr. 62.– di indennità perdita di guadagno (IPG) e fr. 4.– di soldo (tra cui vitto, alloggio ed esenzione dal premio dell’assicurazione sociale obbligatoria contro le malattie). Nel quadro di un avanzamento le IPG possono arrivare facilmente a una somma tra fr. 3000.– e fr. 4000.–. Alla luce di queste considerazioni si giustificherebbe un’interruzione della formazione con la relativa sospensione del diritto all’assegno. Un’eccezione all’interruzione è data se il servizio militare non supera i cinque mesi e se il servizio militare, pur non essendo un’ipotesi frequente, è svolto fra due semestri universitari, quando non vi sono corsi. Il commentario dà atto che è difficile inserirvi una scuola reclute di una durata approssimativa di cinque mesi. Il rinvio degli studi a causa del servizio militare provoca un’interruzione come anche un servizio prolungato, segnatamente in forma continuata o per il pagamento dei gradi. Il ricorrente ha poi ricordato che il Consiglio federale ha stabilito una soglia pari alla rendita di vecchiaia completa massima dell’AVS, proprio perché lo scopo dell’assegno di formazione consiste nel compensare una parte del danno economico del figlio maggiorenne agli studi. Il ricorrente esclude pertanto un cumulo dei periodi previsti all’art. 49ter cpv. 3 OAVS. Il ricorrente osserva che il Consiglio federale era consapevole che questo sistema non avrebbe permesso a quei militi di essere ancora considerati in formazione, tuttavia viste le possibilità di frazionamento del servizio che l’ordinamento militare prevede, lo studente avrebbe ancora la possibilità di evitare di perdere uno o due semestri universitari. Il ricorrente ritiene da ultimo irrilevante allo stadio attuale delle cose il postulato 12.3210.

5.3. La Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari del Cantone Ticino fa proprie le tesi del ricorrente. L’opponente afferma che il ricorrente si limita sostanzialmente a riproporre nella sede federale quanto già riferito dinanzi alla Corte cantonale. Sostiene che il Consiglio federale non avrebbe voluto escludere esplicitamente un cumulo dei periodi di interruzione. Il Governo federale, fissando il limite temporale di cinque mesi, non sarebbe stato consapevole di andare a creare una «lampante disparità di trattamento» fra gli studenti obbligati al servizio militare e quelli esonerati. Il cumulo dei periodi di interruzione sarebbe a mente dell’opponente la sola possibilità per ovviare a questa disparità. L’opponente sottolinea inoltre che tale soluzione non evita agli studenti di dover posticipare l’inizio degli studi a causa della scuola reclute. Occorre anche tenere conto che gli studenti universitari tenuti al servizio militare, devono forzatamente passare parte delle loro ferie a favore dell’Esercito svizzero, mentre gli altri studenti possono godersi una pausa o concentrarsi negli studi.

  1. 6.1. Determinante in questo caso è la possibilità di cumulare i periodi di interruzione dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS, essendo pacifico che il servizio militare prestato dal figlio dell’opponente ha oltrepassato i limiti massimi di interruzione previsti dalla normativa (cfr. consid. 5.1 secondo paragrafo).

6.2. L’art. 25 cpv. 5 LAVS corrisponde praticamente al testo dell’art. 25 cpv. 3 LAVS del disegno legislativo contenuto nel messaggio del Consiglio federale. Conseguentemente è stato tra l’altro delegato al Governo federale in aggiunta alle sue abituali mansioni esecutive il compito di concretizzare il concetto di «formazione» (messaggio del Consiglio federale del 5 marzo 1990 sulla decima revisione della LAVS; FF 1990 II 1, 79 [cifra 92 delega della competenza legislativa]). Nel quadro delle deliberazioni commissionali e parlamentari la delega al Consiglio federale non è stata oggetto né di discussioni né di approfondimenti (cfr. BU 1991 S 273, 1993 N 253 o 1994 S 596), né tantomeno quando dall’Amministrazione federale è stato affermato che la giurisprudenza definiva il concetto in maniera molto ampia e non sempre coerente, motivo per cui si giustificava una delega di competenza al Consiglio federale per definire il concetto (verbale del 7-9 settembre 1992 della Commissione allargata per la sicurezza sociale del Consiglio nazionale, pag. 11). L’art. 49bis e l’art. 49ter OAVS, i quali trovano il loro fondamento nell’art. 25 cpv. 5 LAVS, sono pertanto disposizioni di ordinanza dipendente nel senso che sostituiscono una disciplina legislativa e non sono soltanto di natura esecutiva (cfr. per i concetti di «ordinanza dipendente» e «ordinanza sostitutiva» Pierre Tschannen, Staatsrecht der Schweizerischen Eidgenossenschaft, 3a edizione, 2011, § 46 N 10 segg. e 22 segg.; Häfelin/Müller/Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a edizione, 2010, N 135 segg., 150 e 404 segg.; Auer/Malinverni/Hottelier, Droit constitutionnel suisse, I volume, 3a edizione, 2013, N 1607 segg., in modo particolare N 1614 seg.). Il Consiglio federale dispone quindi per la definizione del concetto di «formazione» di un ampio margine di apprezzamento.

6.3. Il Tribunale federale può esaminare la legalità e la costituzionalità delle ordinanze del Consiglio federale. Nel caso di un’ordinanza dipendente, fondata su una delega legislativa, il Tribunale federale vaglia se il Consiglio federale è rimasto entro i limiti delle facoltà conferitegli dalla legge. Nella misura in cui la delega legislativa non consente all’Esecutivo federale di derogare alla Costituzione, il Tribunale federale può ugualmente controllare la costituzionalità dell’ordinanza. Quando la delega legislativa concede al Consiglio federale un potere di apprezzamento molto ampio per stabilire le disposizioni esecutive, in virtù dell’art. 190 Cost. questo margine di apprezzamento è vincolante per il Tribunale federale. In tal caso, esso non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a quello del Consiglio federale, ma deve limitarsi ad esaminare se l’ordinanza oltrepassa manifestamente il quadro delle competenze delegate al Governo, oppure se risulti contraria alla legge o alla Costituzione per altri motivi (DTF 137 III 217 consid. 2.3 e rinvii; 128 IV 177 consid. 2.1). Il Tribunale federale può in particolare esaminare, se la norma di ordinanza è fondata su ragioni serie o se sia contraria all’art. 9 Cost., quando non si fonda su motivi obiettivi, seri o se è sprovvisto di senso e scopo e sia insostenibile anche nel risultato oppure perché crea differenze giuridiche, per le quali non è ravvisabile un giustificato motivo alla luce delle circostanze di fatto, o tralascia differenze, che correttamente sarebbero dovute essere regolate. Tuttavia la responsabilità sull’adeguatezza di una determinata scelta rimane al Consiglio federale; non è per contro compito del Tribunale federale esprimersi sull’opportunità economica o politica (DTF 136 II 337 consid. 5.1 pag. 348; 133 V 569 consid. 5.1 pag. 570; cfr. anche DTF 133 V 42 consid. 3.1 pag. 44).

6.4. Il Tribunale federale nella sentenza 8C_611/2014 del 6 luglio 2015 consid. 8.4, destinata a pubblicazione, ha già concluso che un cumulo dei motivi di interruzione dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS non è possibile, poiché non emerge né dal testo dell’ordinanza né dal commentario dell’UFAS (cfr. consid. 5.2), il quale spiega come le interruzioni della formazione in cui sono versati assegni familiari vadano limitate allo stretto necessario. La differenza evidenziata sia dalla Corte cantonale sia dall’opponente tra studenti tenuti all’obbligo del servizio militare ed esonerati non configura una disparità di trattamento. Poiché la durata dell’interruzione è un criterio distintivo di natura oggettiva, non si presenta alcuna violazione né dell’art. 8 cpv. 1 Cost. né dell’art. 9 Cost. È semmai il cumulo di periodi di interruzione secondo l’art. 49ter cpv. 3 lett. a e b OAVS a portare a una soluzione arbitraria, poiché in un periodo sostanzialmente doppio rispetto a quelli previsti nella normativa, si fonda un diritto agli assegni di formazione, mentre in quel periodo nemmeno un giorno è dedicato alla formazione. La soluzione adottata dal tribunale cantonale non è conforme allo scopo degli assegni di formazione, che mira alla promozione della formazione con la compensazione parziale dell’onere rappresentato da uno o più figli (art. 2 LAFam). Il cumulo dei periodi di interruzione contravviene quindi alle chiare intenzioni del legislatore e del Consiglio federale. Inoltre le Casse di compensazione per gli assegni familiari in caso di servizio militare prolungato si vedrebbero sempre costrette ad accertare, come ha stabilito la Corte cantonale nel giudizio impugnato, se il denaro erogato con gli assegni non supera la soglia prevista all’art. 49bis cpv. 3 OAVS. Il principio della non cumulabilità dei periodi di interruzione si inserisce in definitiva nell’ampio margine di apprezzamento conferito al Consiglio federale (consid. 6.3). Certo, il Popolo e i Cantoni hanno confermato il sistema di milizia nell’Esercito Svizzero (FF 2013 7549), è anche vero che il Consiglio federale ha proposto l’accoglimento del postulato 12.3210, dando atto in qualche modo della disponibilità alla modifica delle disposizioni in esame. In seguito ha anche formulato, nel quadro del messaggio del 3 settembre 2014 concernente la modifica delle basi legali per l’ulteriore sviluppo dell’esercito (FF 2014 5939), una riorganizzazione del servizio militare per meglio conciliarlo con le attività civili (FF 2014 5961; misure al punto 1.1.7). Tuttavia, tali aspetti, sottolineati in modo particolare dall’opponente, non riguardano lo scopo degli assegni di formazione, come si è visto, ma semmai da un lato il sistema di studio universitario e da un altro lato l’organizzazione e la struttura dei corsi di scuola reclute e di ripetizione dell’Esercito svizzero, i quali creerebbero alcuni inconvenienti, rendendo oggi rispetto al passato meno attrattivo il servizio militare per il cittadino intenzionato a perseguire uno studio accademico. Si tratta però di questioni generali e di opportunità economica e politica che sfuggono all’esame del giudice delle assicurazioni sociali e del Tribunale federale (consid. 6.3 in fine).”

Ancora da evocare la STCA 42.2015.4 del 5 novembre 2015 pubblicata in RtiD II-2016 n. 4 p. 23 e segg., in particolare il considerando 2.7. dove questa Corte ha analizzato l’art. 2 cpv. 2 RLAPS con attenzione al susseguirsi degli aspetti formativi cui un giovane si era sottoposto e in particolare la natura di due corsi linguistici in Germania.

2.11. Nel caso in esame l’art. 2 cpv. 2 RLAPS, applicabile su rinvio dell’art. 11 cpv. 2 RLCAMal, tende a escludere – come detto – di ammettere il sussistere di una prima formazione quando la persona interessata abbia interrotto per 24 mesi, ossia 2 anni, la stessa. La norma crea una presunzione irrefragabile per cui, con un’interruzione di tale durata (2 anni), la prima formazione sia da considerare cessata. Il termine scelto dall’esecutivo cantonale è particolarmente lungo, proprio per considerare le interruzioni nel percorso formativo che possono insorgere in particolare, per i giovani che sono soggetti all’obbligo militare, come __________. In altri termini nel corso di una formazione accademica, come in concreto, insorge l’obbligo di prestare servizio militare (o servizio civile, rispettivamente servizio in seno alla Protezione civile). Il Consiglio di Stato ticinese non ha inteso prevedere, all’art. 2 cpv. 2 RLAPS, delle interruzioni giustificate nella formazione, specificandole come ha fatto l’esecutivo federale negli esempi che sono stati riportati in precedenza, prediligendo la fissazione di un lungo lasso temporale (sino ai 24 mesi) tale da potere inglobare i classici periodi interruttivi nella formazione id un giovane, quali un periodo di permanenza all’estero, il servizio militare o civile (rispettivamente la protezione civile), ed ancora l’evenienza di un lungo periodo di malattia o dovuto a un infortunio. Questa scelta si concilia sia con lo scopo della norma, tesa a determinare il periodo della costanza di una prima formazione (e non quello del versamento di una rendita rispettivamente di assegni famigliari da parte dell’ente pubblico), sia con gli obblighi derivanti dal servizio militare (evidenziati nelle sentenze federali riportate in precedenza). Certo la scelta di un giovane di avanzare nella carriera militare e di conseguire, come in concreto, il grado di tenente, non rientra e non si integra più – per una chiara volontà del legislatore ticinese – nel quadro di una prima formazione. Ciò anche alla luce della remunerazione che il giovane che segue il servizio militare – in particolare in caso di avanzamento di grado – riesce a conseguire. Su questi aspetti si veda la STF 8C_739/2014 dell’11 agosto 2015 pubblicata in RtiD I-2016 p. 258 n. 49 al consid. 5.2. riportato per esteso in precedenza. La scelta, in particolare, di un avanzamento, che prolunga i tempi di lontananza dalla formazione, e la remunerazione che ne consegue sono elementi che comprovano chiaramente la volontà di non proseguire la formazione e di operare altre scelte. Poco importa se, in seguito – come in concreto – il giovane si avvii (o riprenda) il percorso accademico.

La scelta dell’esecutivo ticinese va pienamente rispettata siccome non è contraria al senso e alla portata delle norme della LCAMal e appare consono allo scopo dell’art. 65 LAMal. In concreto, infatti, la situazione economica di ____________ (non diversamente da quella della sorella) è stata analizzata dalla Cassa cantonale di compensazione che ha considerato i due figli del ricorrente quali persone sole e non quali membri della UR composta dalla mamma e dal papà. In sostanza ai due figli è stato riconosciuto il diritto alla riduzione dei premi per l’anno qui in discussione e la scelta di non considerare – per il superamento del termine di 24 mesi – in prima formazione __________ non ha pregiudicato il diritto di quest’ultimo di vedersi riconoscere l’aiuto sociale.

Alla luce di quanto precede, e considerando in ogni caso il lasso temporale certamente lungo ritenuto dall’art. 2 cpv. 2 RLAPS che giustifica e permette l’assenza di eccezioni giustificanti un’interruzione del percorso formativo per essere ritenuti in prima formazione, in concreto rettamente l’amministrazione ha considerato l’UR ricorrente come formata esclusivamente dai coniugi RI 1 e __________.

2.12. Come rettamente ritenuto nella decisione impugnata la Cassa cantonale di compensazione ha fissato il reddito determinante dei coniugi __________ e lo ha fatto partendo dai dati economici forniti direttamente dal signor RI 1 a richiesta dell’amministrazione. I fattori di reddito sono stati correttamente fissati. Il reddito complessivo conseguito dall’UR assomma a CHF 57'822. La sostanza è stata correttamente rilevata dall’ultima decisione di tassazione disponibile e cifrata in maniera corretta (CHF 1'349 la quota computabile) e, altrettanto correttamente, l’amministrazione ha considerato in deduzione dal reddito sia i premi medi di riferimento (PMR), per quanto stabilito dal Consiglio di Stato nel suo decreto annuale che determina le basi di calcolo (riportato in esteso in precedenza), e dedotto (per l’importo massimo consentito dalle norme) le spese professionali dell’UR. A questo proposito le lamentele del ricorrente, che ha invocato importi di spesa molto superiori per la locazione a __________ di un appartamento al fine di consentire alla signora __________ di svolgere la sua attività lavorativa in quella città, non possono essere ritenute. Prassi costante di questo Tribunale cantonale delle assicurazioni ha ritenuto che le spese forfetarie ammesse dalle norme applicabili in deduzione vanno ritenute e non possono essere aumentate. Il tenore dell’art. 15 RLCAMal non svuota di portata e senso l’art. 65 LAMal e la volontà del legislatore federale di vedere ridotti i premi dell’assicurazione malattie delle persone di condizione economica modesta (in questo senso STCA 36. 2015.70 in re S. del 17 dicembre 2015 e 36.2012.42 in re A. del 3 settembre 2012).

2.13. Il reddito disponibile complessivo è stato cifrato in CHF 44'649. Il reddito massimo che consente la riduzione del premio è stato cifrato in maniera corretta dalla Cassa mediante l’applicazione della formula: RDM = 3.4 x 50% (limite LAPS dell’UR), importo quest’ultimo determinato in CHF 26'161. Il reddito massimo sussidiabile è quindi correttamente stato determinato in CHF 44'473,70, leggermente inferiore al reddito disponibile conseguito. L’UR non può conseguentemente beneficiare dell’aiuto sociale postulato per l’anno 2017. La decisione impugnata si rileva corretta e il ricorso va respinto senza conseguenza di tasse e spese per il ricorrente.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

  1. Il ricorso formulato in data 29 dicembre 2017 da RI 1, __________, è respinto.

  2. Non si percepisce tasse e spese e non si attribuiscono ripetibili.

  3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il segretario

Daniele Cattaneo Gianluca Menghetti

Zitate

Gesetze

41

AHVG

AHVV

BGG

BV

Cost

FamZG

LADI

LAFam

LAMal

LAVS

LCAM

  • art. 30 LCAM

LCAMal

  • art. 23 LCAMal
  • art. 25 LCAMal
  • art. 26 LCAMal
  • art. 27 LCAMal
  • art. 29 LCAMal
  • art. 30 LCAMal
  • art. 31 LCAMal
  • art. 32a LCAMal
  • art. 34 LCAMal
  • art. 36a LCAMal
  • art. 37 LCAMal
  • art. 40 LCAMal
  • art. 43 LCAMal

OAVS

RegLCAMal

  • art. 14 RegLCAMal
  • art. 31 RegLCAMal

RLaps

  • art. 2 RLaps

RLCAMal

  • art. 11 RLCAMal
  • art. 14 RLCAMal
  • art. 15 RLCAMal

Gerichtsentscheide

12