Raccomandata
Incarto n. 32.2015.76
TB
Lugano 8 marzo 2016
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Raffaele Guffi, vicepresidente, Ivano Ranzanici, Mauro Mini (in sostituzione di Daniele Cattaneo, astenuto)
redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 5 maggio 2015 di
RI 1 rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 25 marzo 2015 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenuto in fatto
1.1. RI 1, 1959, attiva come aiuto cuoca e pizzaiola presso due esercizi pubblici per una percentuale lavorativa complessiva del 100%, il 5 gennaio 2011 è caduta e ha subìto un trauma alla spalla destra per la quale è stata operata due volte e, stante la perdurante inabilità lavorativa, nell’agosto 2011 (doc. A1) ha chiesto prestazioni AI per adulti.
1.2. L'Ufficio assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici e professionali e ha richiamato l’incarto dall’assicuratore infortuni che si è assunto il caso.
Con decisione del 2 maggio 2013 (doc. A21 e A22), preavvisata il 9 novembre 2012 (doc. A12), l’amministrazione ha accolto la richiesta di prestazioni dell’assicurata, attribuendole dal 1° marzo 2012, ovvero dopo un anno d’attesa, una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) e dal 1° settembre 2012, quindi tre mesi dopo l’avvenuto miglioramento dello stato di salute (art. 88a cpv. 2 OAI), un quarto di rendita (grado AI 49%).
1.3. A fine febbraio 2013 (doc. A16-A18) l’amministrazione ha avviato d’ufficio una procedura di revisione della rendita di invalidità.
Preso atto della visita medica del 7 febbraio 2014 (doc. A32) effettuata dal medico chirurgo interpellato dall’assicuratore infortuni, su cui si è basata la __________ per emanare la decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3) con cui ha stabilito nel 22% la perdita di guadagno dell’assicurata, raccolto il rapporto finale del Servizio Medico Regionale del 16 maggio 2014 (doc. 125), l’Ufficio AI ha quindi preavvisato il 7 ottobre 2014 (doc. A37) la soppressione della rendita di invalidità.
A seguito delle osservazioni dell’assicurata (docc. A38 e A39), l’Ufficio AI l’ha sottoposta ad una perizia psichiatrica da parte della dr.ssa med. __________ (doc. 141) e, visto il rapporto finale SMR del 24 marzo 2015, ha emesso il 25 marzo 2015 (doc. A42) una decisione con cui ha confermato il suo progetto di soppressione della rendita, modificando però il grado di invalidità (35%).
L’amministrazione ha ritenuto che se l’incapacità lavorativa nell’abituale attività lavorativa era del 50%, dal 10 dicembre 2012 erano per contro esigibili in misura dell’80% delle attività adeguate rispettose dei limiti funzionali stabiliti dal perito.
Per il calcolo della perdita di guadagno l’Ufficio AI ha raffrontato il reddito che l’interessata avrebbe conseguito da valida nelle attività svolte in precedenza (Fr. 55’298.- nel 2012 come aiuto cuoca) con il reddito ipotetico da invalida (Fr. 36'157.- per un’attività adatta semplice e ripetitiva, importo ridotto del 6% per la necessità di svolgere unicamente attività leggere e del 10% per altri fattori di riduzione) dà un grado di invalidità del 35% che, essendo inferiore al grado minimo pensionabile (40%), non dà diritto a una rendita di invalidità. Pertanto, il quarto di rendita precedentemente versato è stato soppresso dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
Infine, il Servizio Integrazione Professionale ha individuato diverse attività idonee che l’assicurata avrebbe potuto intraprendere.
1.4. Il 5 maggio 2015 (doc. I) RI 1, rappresentata da RA 1, si è rivolta al Tribunale chiedendo di annullare la decisione dell’Ufficio AI, di sottoporla ad una nuova perizia pluridisciplinare e di svolgere una prova lavorativa nel libero mercato per potere accertare le sue reali possibilità lavorative in questo contesto.
La ricorrente ha contestato la conclusione a cui è giunto il dr. med. __________ nella sua perizia del 18 febbraio 2014, con cui ha ritenuto l’assicurata abile al 50% come cuoca, mentre abile all’80% in attività mono manuali adeguate. Secondo il parere del 23 ottobre 2012 del prof. Dr. med. __________, invece, ella sarebbe abile solo al 20% come cuoca. Nemmeno si potrebbe parlare di un miglioramento delle sue condizioni di salute.
Anche il grado di invalidità, dapprima fissato nel 48,58%, poi nel 27% ed infine nel 35% non sarebbe corretto, essendo stato calcolato sui postumi dell’infortunio e non sulla situazione attuale. Neppure sarebbero state considerate le limitazioni dovute al danno alla salute, all’età, alla nazionalità e al grado di occupazione, perciò va ritenuta una diminuzione del 25%.
A suo dire, le sue possibilità di integrazione indicate dal dr. med. __________ rimangono teoriche alla luce della sua età, del suo percorso scolastico e delle sue conoscenze linguistiche. Così pure le molteplici attività idonee segnalate dal consulente in integrazione professionale non sembrerebbero realistiche.
Infine, anche dalla perizia psichiatrica non si è ottenuto un grande risultato, tanto che l’interessata si è sentita lesa nella sua credibilità, visto che i dolori sono presenti quotidianamente.
1.5. Nella sua risposta del 26 maggio 2015 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di respingere il ricorso, evidenziando che non vi sarebbe motivo di distanziarsi dalle conclusioni mediche tratte dalla valutazione effettuata dal perito nominato dall’assicuratore infortuni da un lato, dalla perizia psichiatrica dall’altro lato. Infatti, la ricorrente ha manifestato un dissenso soggettivo contro la valutazione dell’amministrazione, senza tuttavia produrre dei nuovi elementi oggettivi, di natura medica, a sostegno delle proprie argomentazioni. Pertanto, le conclusioni dell’SMR vanno tutelate.
Quanto all’aspetto economico, l’amministrazione ha osservato che il consulente in integrazione professionale ha elencato diverse attività esigibili leggere ed adeguate al suo stato di salute, perciò non v’è alcun motivo di scostarsi da tale analisi.
All’assicurata può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive che non richiedono una preparazione professionale specifica. Inoltre, esistono delle attività prettamente sedentarie che non implicano lavori manuali e che non presuppongono particolari attitudini intellettuali, una formazione specifica e/o il perfetto uso di entrambi gli arti superiori, esponendo a quest’ultimo proposito dei casi giudiziari cantonali e federali.
L’Ufficio AI ha infine ricordato che per il calcolo della capacità di guadagno residua le valutazioni dell’assicuratore infortuni rispettivamente dell’assicuratore invalidità non sono vincolanti verso l’altro assicuratore.
Esso ha da ultimo confermato le riduzioni personali complessive del 10%, non essendovi una diminuzione della redditività né la necessità di effettuare maggiori o prolungate pause e neppure una riduzione per il tasso di occupazione o l’età, così pure non è applicabile una riduzione per la difficoltà di imparare nuove tecnologie di lavoro e per la mancata padronanza della lingua italiana o di altre lingue straniere.
1.6. La ricorrente non ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. V).
considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha soppresso dal 1° maggio 2015 il diritto alla rendita di invalidità di cui l’assicurata beneficiava dal 1° marzo 2012 (rendita intera, dal 1° settembre 2012 quarto di rendita), visto che sarebbe abile al lavoro all’80% in attività adeguate e dal calcolo della perdita di guadagno risulterebbe una percentuale (35%) inferiore al grado minimo.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va evidenziato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione) ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).
L'Alta Corte ha anche precisato che l'amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all'inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003, pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2).
2.3. Nel caso di specie l'UAI, dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti determinanti ed avere sottoposto l’assicurata ad una perizia psichiatrica, con la decisione impugnata ha riconosciuto il diritto a un quarto di rendita d'invalidità (grado AI 49%) dal 1° settembre 2012 (dal 1° marzo 2012 una rendita intera).
Il raffronto fra il reddito conseguito al 100% nel 2012 senza invalidità ritenuto dall’assicuratore infortuni (Fr. 55'298.-) e il reddito ottenibile in un'attività ragionevolmente esigibile all’80% malgrado determinate limitazioni funzionali tenuto inoltre conto di una riduzione personale del 16% per la limitazione nello svolgere lavori leggeri e per altri fattori di riduzione (Fr. 36'157.-), ha dato luogo a una perdita di guadagno (grado d'invalidità) del 35%.
Nel ricorso l'assicurata ha evidenziato come le particolari limitazioni funzionali individuate dal perito siano puramente teoriche, perché in realtà altri fattori, quali l’età, le conoscenze linguistiche e la sua formazione, delimitano molto le attività lavorative concretamente praticabili. La ricorrente ha perciò chiesto che si tenga conto di una riduzione personale del 25%.
Quanto all’aspetto medico, l’insorgente ha contestato l’abilità lavorativa dell’80% determinata dal dr. med. __________, visto che il dr. med. __________ ha stabilito un’incapacità lavorativa dell’80%. Dal profilo psichiatrico, poi, la riduzione del 20% fissata dalla perita non è stata neppure considerata dal medico SMR.
2.4. L'Ufficio AI ha accertato lo stato di salute della ricorrente dapprima richiamando l’incarto LAINF e i referti resi dai curanti, poi sottoponendo l’assicurata ad una perizia psichiatrica.
Il __________ dr. med. __________, FMH chirurgia ortopedica, il 23 ottobre 2012 (doc. A14) ha fornito un secondo parere sullo stato di salute dell’assicurata su invito del collega dr. med. __________, consulente ortopedico dell’assicuratore infortuni __________ che ha assunto il caso.
Indicata la diagnosi e l’anamnesi, esaminata la paziente, lo specialista ha illustrato due possibili terapie: la prima opzione prevedeva di lasciare le cose così come erano, mentre la seconda opzione contemplava una nuova operazione, con delle chances di successo pari al 50%, motivo per cui l’interessata ha preferito pensarci (l’intervento non è poi mai stato effettuato). Il chirurgo ha concluso per una capacità lavorativa come cuoca, pizzaiola e cameriera del 20%, ritenendo difficile giudicare se tale capacità avrebbe potuto essere migliorata.
Il dr. med. __________ il 10 dicembre 2012 ha peritato l’assicurata e nel referto del 31 dicembre 2012 (doc. 101 LAINF) ha concluso che permanevano degli impedimenti funzionali sopra i 90° del cingolo omero-scapolare destro, maggiori faticabilità e algie. Non volendo essa sottoporsi ad un terzo intervento alla spalla destra, il perito ha ritenuto il caso come definito.
A suo dire l’assicurata era in grado di eseguire lavori con il cingolo omero-scapolare destro in elevazione e abduzione in maniera durevole, cioè fino a 3-4 minuti. Non era però in grado di portare pesi superiori ai 3-4kg in questa posizione. In elevazione-abduzione a 90° erano sconsigliati movimenti di rotazione del cingolo omero-scapolare destro. In posizione declive poteva portare pesi sui 12, massimo 15kg, in posizione di lieve elevazione (tra 40° e 90°) non era in grado di portare pesi superiori ai 3kg, mentre poteva eseguire lavori con il cingolo omero-scapolare destro in posizione di riposo senza limitazione per le rotazioni in questa posizione. Nessuna limitazione per gomito, polso e mano destra.
Da un punto di vista pratico effettivo nella sua posizione di aiuto cuoca, egli ha stimato il rendimento non superiore del 50%.
In attività confacenti questo rendimento poteva migliorare fino al 60%, così come confermato il 15 luglio 2013 (doc. 124 LAINF).
Sempre su mandato dell’assicuratore infortuni, l’interessata è stata visitata il 7 febbraio 2014 dal dr. med. __________, FMH chirurgia, perito certificato SIM, il quale il 18 febbraio 2014 (doc. A32) ha reso la sua valutazione medica.
Lo specialista ha riassunto le posizioni dei colleghi che l’hanno preceduto, ha esposto le dichiarazioni dell’assicurata (disturbi attuali, medicamenti assunti, terapia, professione, situazione sociale, anamnesi dei sistemi, funzioni corporee, abitudini, decisioni per il posto di lavoro), i reperti oggettivabili (stato generale, sistema muscolo-scheletrico, spalla destra), la diagnosi principale (disturbi funzionali della spalla destra con ipomobilità dopo iniziale trauma del 5 gennaio 2011 con borsite sottodeltoidea a destra e lesioni transmurali importanti del tendine muscolo sovraspinato e rottura capsulare sul versante anteriore dell’articolazione gleno-omerale (ICD-10: S 46.0); stato dopo artroscopia della spalla destra con ricostruzione del tendine sovraspinato e sottospinoso con una vite al titanio e acromio-plastica e resezione acromioclaveare il 5 maggio 2011; stato dopo re-artroscopia della spalla destra il 20 ottobre 2011 con adesiolisi, capsulotomia circonferenziale, decompressione sottoacromiale con resezione a-c e acromioplastica destra) e la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di disturbi funzionali con ipomobilità della spalla destra.
Nelle sue conclusioni (soggettive ed oggettive) il perito ha riferito che la risonanza magnetica del 5 giugno 2012 ha mostrato una nuova lesione transmurale del sovraspinato e infraspinato, associata ad ipertrofia capsulare dell’articolazione a-c e leggera deiscenza dei campi ossei in questa articolazione.
Nella sua valutazione, basandosi sull’anamnesi e sulla perizia del dr. med. __________ del 10 dicembre 2012 e sul suo esame del 7 febbraio 2014, l’esperto ha concluso che dal 10 dicembre 2012 l’assicurata era abile al 50% come cuoca e aiuto-cuoca indipendentemente dal tempo lavorativo effettivo (era ancora attiva come pizzaiola per 3h-3h30 per tre sere alla settimana).
Per le limitazioni fisiche nei movimenti e nel sollevamento di pesi, il perito ha ripreso i dettagli forniti dal collega dr. __________.
Quanto all’esercizio di un’attività confacente, ossia un’attività alternante delle braccia (quello lesionato e quello sano) rispettivamente attività che implicano mansioni mono-manuali secondo la giurisprudenza, per esempio come assistente di vendita nei grandi magazzini, assistente di vendita in cartoleria (senza trasporto di merci in misura elevata), sorvegliante o consulente alla clientela (ufficio informazioni o nei grandi centri di vendita), per l’esperto l’assicurata avrebbe senz’altro potuto lavorare in misura di almeno l’80% a decorrere dal 10 dicembre 2012. Questa percentuale comprendeva un valore di deduzione del 20% per i dolori alla spalla destra che potevano avere un impatto sulla concentrazione al lavoro e sulla rapidità dell’esecuzione.
L’ultimo certificato redatto dal medico curante, dr. med. __________, FMH medicina generale, è datato 3 novembre 2014 (doc. A39) e ricorda che la sua paziente è stata sottoposta a due interventi chirurgici alla spalla destra nel 2011, molto invasivi dal punto di vista ortopedico per le importanti alterazioni anatomiche risultanti, anche se eseguiti in artroscopia e anche se dopo sei mesi si evidenziava una nuova lesione transmurale di ambedue i tendini del muscolo sovraspinoso sia infraspinato, perciò non era per nulla giustificato procedere ad un terzo intervento con ulteriore rischio di traumatizzare ancora di più l’articolazione.
Il curante ha ricordato che nell’ottobre 2012 il prof. __________ ha parlato di una limitazione funzionale rilevante della spalla destra, proponendo due opzioni terapeutiche alla luce delle quali era semmai possibile una capacità lavorativa del 20%. Pertanto, ancora a fine 2014 permanevano degli impedimenti funzionali molto importanti, individuati pure dai dr. med. __________ e __________.
Il medico generalista ha ricordato come già dal 2011 erano presenti dolori cronici e costanti all’articolazione della spalla destra, con una netta impotenza funzionale, dolori anche notturni che non permettevano un sonno regolare, ciò che portava anche ad una sintomatologia depressiva cronica, tanto che da inizio 2014 la sua paziente assumeva giornalmente degli oppiacei, analgesici potenti (Targin).
Egli ha inoltre osservato come la ipomobilità funzionale della spalla destra era evidente, così come rilevato anche dal dr. med. __________, che ha descritto le limitazioni nei movimenti e nel sollevamento dei pesi che, a dire del curante, non permettevano però più di svolgere il lavoro di aiuto cuoca, ma pure qualsiasi altro lavoro eseguito con il gomito appoggiato al torace risultava molto precario se non difficoltoso.
Quanto all’eventuale esercizio di un’attività confacente allo stato di salute, il dr. med. __________ ha evidenziato che l’interessata è di origine __________, ha una scolarità ridotta e non conosce bene la lingua italiana, perciò a suo parere è stato poco corretto proporle un’attività quale assistente di vendita nei grandi magazzini, vendita in cartoleria, consulente alla clientela in un ufficio informazioni o in centri di vendita. Se per una giovane paziente di lingua madre italiana, egli ha affermato, queste proposte potrebbero anche essere adeguate, per la sua paziente le ha ritenute assolutamente fuori luogo.
Infine, il medico curante ha sottolineato che oltre alla limitazione funzionale somatica l’assicurata presentava ancora uno stato depressivo, tanto da assumere giornalmente degli oppiacei per correggere i propri dolori. Ha pertanto ritenuto corretto sottoporla ad una perizia psichiatrica.
Il medico del Servizio Medico Regionale ha quindi predisposto un accertamento psichiatrico (docc. 136 e 137), che è avvenuto il 26 gennaio 2015 con la dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia. Nel suo rapporto del 16 febbraio 2015 (doc. 141) la specialista si è fondata sui documenti messi a sua disposizione, sulla valutazione clinica svolta in due incontri per un totale di due ore e sulle informazioni ottenute da terzi.
La psichiatra ha esposto l’anamnesi personale, professionale e psicopatologica dell’assicurata, i dati soggettivi dell’interessata, la terapia psichiatrica, le informazioni ottenute da terzi, l’esame psichico che ha condotto.
La diagnosi posta era di sindrome da disadattamento (F43.23).
Nella sua valutazione, la perita ha osservato di essere davanti non ad una patologia psichiatrica endogena, ma ad una sofferenza psichica reattiva alla problematica fisica e alle difficoltà socio-esistenziali. L’assicurata presentava una deflessione timica moderata ed una tensione endopsichica costante che comportavano disturbi del sonno, la rendevano facilmente affaticabile, poco disponibile al contatto interpersonale e ne compromettevano il rendimento. Tale disturbo non era a quel momento fonte di un’inabilità severa e viceversa la possibilità dell’assicurata di ingaggiarsi in un’attività lavorativa a lei consona sarebbe stato sicuramente terapeutico rispetto alla sua attuale condizione psichica. Qualora, tuttavia, la condizione socio-professionale riscontrata al momento della perizia fosse perdurata ulteriormente, l’esperta non ha escluso che quel quadro clinico sarebbe evoluto verso uno stato depressivo più severo e cronicizzato, con ulteriore significativa compromissione della capacità lavorativa. Problematico risultava il fatto che quelle che potevano essere ritenute attività adeguate dal punto di vista somatico non risultavano tali sotto il profilo personologico dell’interessata e per il suo malessere psichico. Dal punto di vista psichico l’assicurata era ancora gratificata dall’attività abituale di pizzaiola, attività che però non è stata ritenuta completamente idonea per la spalla. Viceversa, quelle che sono state indicate come attività adeguate sul piano somatico risultavano davvero difficilmente proponibili dal punto di vista emotivo/caratteriale e tenuto conto della barriera linguistica.
V’era dunque uno stato depressivo moderato reattivo, che comportava a quel momento una incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico del 20%, presente dal novembre 2014, sia nell’attività abituale sia in altre adeguate, da aggiungersi a quella dovuta alla patologia somatica e da intendersi come riduzione del rendimento. La prognosi era incerta.
Infine, la psichiatra ha esposto il suo dissenso, come il medico curante, sulle possibili attività adeguate ritenute dal dr. __________, mentre nell’attività come casalinga non ha riscontrato un’incapacità lavorativa.
Il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, capo servizio presso il Servizio Medico Regionale, ha preso visione della perizia psichiatrica della collega e il 23 marzo 2015 (doc. 143) non si è detto d’accordo di sommare la riduzione del 20% intesa quale riduzione del rendimento a quella per motivi somatici. A suo dire, tale affermazione non risulta condivisibile per le seguenti motivazioni:
" 1. Trattasi di calo del rendimento già previsto da patologia somatica.
La patologia psichiatrica è blanda e quindi un rendimento ridotto può essere già assorbito ampiamente dalle maggiori pause previste per il recupero somatico.
Per di più in ambito casalingo la patologia non dà alcuna riduzione del rendimento.
Non porta motivazioni valide a sostegno di una cumulabilità netta delle due IL.
Infine il perito psichiatra è giunto a questa affermazione senza discussione di consenso con il medico che ha valutato la patologia somatica, poiché non si trattava di perizia bidisciplinare.
È coerente ritenere che la riduzione di rendimento blanda espressa per motivi psichiatrici sia già inclusa nella IL somatica. In altre parole il rendimento assai ridotto per motivi somatici garantisce che i ritmi dell’attività abituale ed adeguata siano sostenibili anche sotto il profilo psichiatrico.”.
2.5. Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti interpellati dal giudice o dall'amministrazione, ha precisato quanto segue:
" (…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert." (…).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.6. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che confermare l'operato dell'amministrazione. Le problematiche ortopediche sono infatti state chiarite in modo soddisfacente dai periti che l’assicuratore infortuni ha nominato tanto che, senza indizi contrari su un eventuale peggioramento dello stato di salute dell’interessato, l’Ufficio AI non ha ritenuto necessario, a buon diritto, sottoporre quest’ultimo ad ulteriori accertamenti medici di carattere somatico e si è quindi affidato alle conclusioni mediche della __________, che il medico SMR ha fatto proprie dopo avere comunque valutato tutti gli atti medici a sua disposizione, così pure i più recenti del 2014 forniti dal medico curante. È proprio seguendo le indicazioni del dr. med. __________ che l’amministrazione ha sottoposto la ricorrente ad una perizia psichiatrica.
Vanno quindi ritenute determinanti le conclusioni a cui è giunto lo specialista in chirurgia dr. med. __________ nella perizia del 18 febbraio 2014 allestita per conto dell’assicuratore infortuni, alla quale va riconosciuta forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 2.5).
Dal referto agli atti risulta che questo esperto ha attentamente valutato di persona la ricorrente, ha vagliato la documentazione medica messa a sua disposizione, ha eseguito degli esami personali ed obiettivi, ma ha anche preso in considerazione lo status soggettivo dell'interessata.
Inoltre, il suo rapporto è il più recente in ordine di tempo fra quelli resi da specialisti e ha quindi potuto prendere in considerazione i precedenti del dr. med. __________ del 23 ottobre 2012 e quello del dr. med. __________ del 31 dicembre 2012.
Va qui ricordato che il medico generalista del Servizio Medico Regionale interpellato dall’Ufficio AI (__________) ha preso atto di questo referto e l’ha confermato integralmente più volte, ovvero nel rapporto finale SMR del 16 maggio 2014 (doc. 125) e in quello del 24 marzo 2015 (doc. 146).
Dal canto suo, invece, la ricorrente non ha saputo comprovare, a mano di specifica e dettagliata documentazione medica, che il suo stato di salute fosse in realtà peggiore di quello ritenuto dal perito nominato dall’assicuratore infortuni prima e dal medico SMR poi (inabilità lavorativa del 50% nella sua attività abituale, ma capace all’80% in qualsiasi altra attività lucrativa adeguata al suo stato di salute).
Fra la numerosa documentazione prodotta, concernente per lo più la procedura amministrativa avviata davanti all’Ufficio AI, vi sono solo alcuni referti medici, peraltro datati e che erano già stati presi in considerazione dal chirurgo che l’ha visitata ad inizio 2014 per conto dell’assicuratore infortuni, eccezion fatta per i certificati del medico curante resi durante l’anno 2014.
Quanto al più recente attestato medico agli atti, esso risale al 3 novembre 2014 (doc. A39) ed è stato emesso dal dr. med. __________, specialista FMH medicina generale e, pertanto, a fronte di una valutazione peritale da parte di un chirurgo (ortopedico), le sue valutazioni di medico non specialista in ortopedia per giurisprudenza non possono qui avere pieno valore probatorio (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010, consid. 5.3.2; STF 9C_53/2009 del 29 maggio 2009, consid. 4.2 e i riferimenti; STCA 32.2014.188 del 30 settembre 2015; STCA 36.2014.54 del 9 febbraio 2015; STCA 36.2013.14 del 22 aprile 2014; STCA 36.2013.35 del 28 ottobre 2013; STCA 36.2012.70 del 24 aprile 2013; STCA 36.2011.48 del 18 maggio 2012).
Egli ha in cura da anni l’assicurata e in questo suo referto, come visto, ha esposto lo stato di salute della ricorrente rilevando che i due interventi chirurgici alla spalla destra si sono rivelati infruttuosi, cagionandole dolori cronici tali da dovere assumere oppiacei.
Il medico curante era concorde con i dr. med. __________ e __________ sul fatto che permanevano degli impedimenti funzionali molto importanti della spalla destra ma, a suo dire, queste limitazioni non le permettevano più di svolgere l’attività di aiuto cuoca, ma anche che “qualsiasi altro lavoro eseguito con il gomito appoggiato al torace risulta molto precario se non difficoltoso.”.
In sé, quindi, egli ha posto un grado di incapacità lavorativa del 100% nell’attività abituale di aiuto cuoca, mentre per altre attività non ha definito una percentuale certa.
Infine, il medico generalista ha criticato le possibilità lavorative individuate dal dr. med. __________, non ritenendole concretizzabili.
A ben vedere, però, secondo questo TCA, l’effettivo esercizio di un’attività lucrativa da parte dell’interessata, seppure nella misura del 20% circa come pizzaiola e cameriera (pari a più o meno 10 ore alla settimana ripartite su 3 sere), stride con queste conclusioni.
Altri referti più recenti, resi nel corso del 2015 visto che il ricorso è stato inoltrato nel maggio 2015, non ve ne sono.
La ricorrente ha insistito nel fare proprie le conclusioni tratte dal chirurgo ortopedico dr. med. __________, secondo cui essa sarebbe abile al lavoro come aiuto cuoca nella misura del 20%.
A proposito di questo referto, a dire il vero alquanto sintetico, va qui osservato che esso conclude effettivamente per una capacità lavorativa del 20% come cuoia, pizzaiola e cameriera. Tuttavia, esso non si pronuncia affatto sulla capacità lavorativa residua dell’assicurata e quindi non le è di aiuto nella determinazione del suo grado di invalidità.
Va inoltre evidenziato che tali considerazioni sono state espresse nell’ottobre 2012, così come quelle del dr. med. __________, successive di soli due mesi.
Il referto del collega dr. med. __________, invece, è posteriore di oltre un anno (febbraio 2014) e quindi fotografa lo stato di salute dell’assicurata in un momento più prossimo alla decisione del 25 marzo 2015, istante in cui il giudice si deve porre per valutare il diritto della ricorrente alle prestazioni da parte dell’assicurazione invalidità.
Per di più, la perizia del 18 febbraio 2014 è indubbiamente più dettagliata e completa del referto di parte, avendo essa analizzato dal profilo soggettivo ed oggettivo le condizioni di salute dell’interessata e le ripercussioni sulla sua capacità lavorativa, sia nella sua capacità abituale sia in altre; ha infatti messo in evidenza che l’assicurata è riuscita a continuare a lavorare come pizzaiola per tre sere alla settimana malgrado le sue accertate limitazioni nei movimenti e nell’uso della spalla destra.
Secondo questo Tribunale, a sostegno di un suo miglioramento fisico vi sono anche le dichiarazioni rilasciate dall’interessata medesima alla perita psichiatra, che nel febbraio 2015 – certificato medico più recente agli atti – ha ricordato che lavorava per circa 3 ore per 3 giorni alla settimana in un ristorante e ha affermato che “si adopera nella ricerca di un lavoro, sia tramite internet che leggendo gli annunci sui giornali. Ella cerca un impiego anche solo per poche ore al giorno come badante, baby-sitter, donna delle pulizie, senza aver finora aver avuto alcuna risposta positiva.” (doc. 141/4) e che “Ella può cucinare e gestire una cucina e traspare dalle sue parole l’impegno e la passione che ci mette” (doc. 141/7).
Inoltre, l'assicurata non ha mai preso concretamente posizione sul rapporto del 2014 del perito dell’assicuratore infortuni e, di riflesso, del medico SMR dell’Ufficio AI. In altre parole, il referto dello specialista in chirurgia del 18 febbraio 2014, ripreso nel rapporto finale SMR del 16 maggio 2014 poi completato il 24 marzo 2015 a seguito della perizia psichiatrica, non è mai stato confutato da altri specialisti interpellati dalla ricorrente.
Il semplice rinvio al parere del 23 ottobre 2012 del dr. med. __________, essendo antecedente al referto del collega dr. __________ e da quest’ultimo già vagliato, non è atto a sovvertire le conclusioni del perito nominato in ambito infortunistico.
Quanto alle opinioni del medico curante, come visto, il suo citato certificato riferisce peraltro del quadro della situazione dell'assicurata tenendo conto delle sue problematiche fisiche e delle relative difficoltà di movimento lamentate della spalla destra ma, così come da esso stesso riconosciuto, il dr. med. __________ non dipinge un quadro clinico più sfavorevole di quello accertato dai colleghi dr. med. __________ e __________, concordando infatti per lo più con il loro parere.
La sola discordanza nei confronti degli altri specialisti intervenuti risiede nella determinazione della capacità lavorativa, sia essa nell’attività abituale sia in altre professioni adeguate, così pure nell’elencazione delle possibili attività che il perito ha individuato come esigibili da parte dell’interessata.
Per quanto concerne, infatti, la possibilità teorica di esercitare altre attività lucrative che tengano conto di determinati limiti funzionali elencati nel referto peritale, nel febbraio 2014 l’ortopedico interpellato dall’assicuratore infortuni ha giudicato l’assicurata abile al lavoro all’80% dal 10 dicembre 2012.
Il medico generalista che l’ha in cura da anni, per contro, non si è espresso chiaramente su un’eventuale capacità lavorativa residua dell’interessata, affermando soltanto che “pure qualsiasi altro lavoro eseguito con il gomito appoggiato al torace risulta molto precario se non difficoltoso.” (doc. A39) e non cifrando, così, la sua capacità lavorativa in altre attività adeguate.
Come visto, nemmeno il dr. med. __________ si è pronunciato sulla possibilità teorica per la ricorrente di svolgere altre attività lavorative adeguate al suo stato di salute.
L’insistenza dell’assicurata di basarsi su questo parere non può quindi essere condivisa e nemmeno tutelata.
Solo i medici ortopedici interpellati da __________ si sono debitamente espressi su questa questione: dapprima il dr. med. __________ attestando una capacità residua del 60%, poi il dr. med. __________ prevedendo un’abilità dell’80%.
In merito a quest’ultima differente valutazione, va qui ribadito che il dr. med. __________ ha visitato l’assicurata un anno dopo che l’ortopedico consulente dell’assicuratore infortuni ha reso il suo completo parere di fine anno 2012 rispettivamente sette mesi dopo che, a metà estate 2013 (doc. 124 LAINF), questo specialista ha ribadito la sua posizione, senza però più visitare l’interessata.
Inoltre, seppure l’invalidità stabilita dall’assicuratore infortuni non vincoli l'Ufficio AI nella fissazione della perdita di guadagno (DTF 133 V 549 = SVR 2008 UV Nr. 13; DTF 126 V 288), va qui evidenziato che __________ si è basata su un’abilità lavorativa residua dell’80% per calcolare la sua perdita di guadagno, che con decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3), contro cui l’assicurata non si è opposta, essa ha fissato nel 22%. Per giungere a tale risultato l’assicuratore infortuni ha fatto proprie le conclusioni che il perito nominato, specialista in chirurgia, aveva appena tratto.
Occorre infine ricordare, alla luce della giurisprudenza esposta concernente il valore probante dei referti medici, che gli specialisti interpellati dall’assicuratore infortuni hanno visitato l'assicurata nelle vesti di perito, mentre gli altri medici che l’Ufficio AI ha contattato sono intervenuti in qualità di suoi medici curanti.
Resta ancora da valutare l’aspetto psichico dell’assicurata, che il medico curante ha definito depressivo e che ha dato luogo ad una perizia psichiatrica su ordine dell’Ufficio AI.
La dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha ritenuto esserci una sindrome da disadattamento (F43.23) che dava luogo ad una incapacità lavorativa del 20% che, a suo dire, andava ad aggiungersi a quella stabilita per la patologia somatica ed era da intendersi come riduzione del rendimento.
Il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, caposervizio del Servizio Medico Regionale, ha preso atto di questa conclusione e, dal canto suo, ha ritenuto che la stessa non poteva essere condivisa. A suo dire, la riduzione del 20% per motivi psichici non poteva sommarsi alla riduzione del 20% per motivi somatici. Per i cinque motivi elencati la lieve riduzione individuata era già inclusa nell’incapacità lavorativa somatica.
D’altronde, già il dr. med. __________ aveva affermato che nella capacità lavorativa residua dell’80% era “incluso un valore di deduzione del 20% per i dolori alla spalla ds. che possono avere un impatto sulla concentrazione al lavoro e sulla rapidità dell’esecuzione.” (doc. A31 pag. 7).
Alla luce di ciò, le considerazioni del dr. med. __________, per il quale il rendimento ridotto per motivi somatici garantisce che i ritmi dell’attività abituale ed adeguata siano sostenibili anche dal profilo psichiatrico, si allineano, d’avviso di questo Tribunale, con quanto stabilito dal perito chirurgo, stante la leggera riduzione del rendimento individuata dalla perita psichiatra.
Tutto ben considerato, quindi, da un punto di vista medico-teorico globale vanno confermate le chiare e complete conclusioni peritali dell’esperto consultato dall’assicuratore infortuni in campo ortopedico, che ha versato in precedenza prestazioni all’assicurata e sulle quali si è basato anche il dr. med. __________, medico SMR.
Per quanto concerne l’ambito psichico, come osservato dal dr. med. __________, caposervizio del Servizio Medico Regionale, a cui il dr. __________ si è allineato nel suo ultimo rapporto finale SMR del 24 marzo 2015 (doc. 146), il parere della psichiatra nominata dall’Ufficio assicurazione invalidità va ritenuto soltanto per la determinazione della riduzione del rendimento del 20% a causa di una sindrome da disadattamento, mentre non va tenuto conto della somma di detta percentuale di incapacità lavorativa con quella individuata in campo somatico.
In altre parole, dal 1° maggio 2012 la ricorrente è dunque inabile al 50% nell’attività abitualmente esercitata di aiuto cuoca, mentre dal 10 dicembre 2012 (dalla valutazione del dr. med. __________) essa risulta abile all’80% in altre attività che non prevedano determinati movimenti a causa dei problemi alla spalla destra.
Va ricordato che importante ai fini dell’attribuzione di una rendita di invalidità è la determinazione della capacità lavorativa dell’assicurata sia nella precedente attività sia in altre adeguate al suo stato di salute. A queste domande i periti hanno risposto compiutamente.
Stante quanto precede, d'avviso del TCA, ritenuto quindi che le valutazioni peritali del dr. med. __________ e della dr.ssa __________ da un lato e dei medici SMR __________ e __________ dall’altro lato, hanno potuto chiarire sufficientemente lo stato di salute dell’assicurata, e meglio la sua capacità lavorativa (residua) con attinenza ai disturbi ortopedici e psichici, in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle prove questo Tribunale prescinde dal dare seguito alla richiesta di parte ricorrente di fare esperire una perizia giudiziaria “che periti oggettivamente la percentuale di GI” (doc. I pag. 4).
Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).
La documentazione agli atti è chiara e sufficiente per l'evasione della presente fattispecie contenendo le necessarie indicazioni ai fini decisionali, perciò non si giustifica un complemento istruttorio di carattere medico né a carico del Tribunale né dell’Ufficio assicurazione invalidità.
Per di più, in assenza di referti di parte che contraddicano chiaramente le conclusioni peritali, il TCA non può scostarsi dai pareri degli specialisti pronunciatisi nel 2014 e nel 2015, su cui si sono fondati anche i medici SMR dell'Ufficio AI dopo avere esaminato l’intera documentazione medica.
Come detto, l'insorgente si è limitata a contestare la valutazione e l’agire dell’Ufficio assicurazione invalidità, che non avrebbe sufficientemente vagliato il suo stato di salute. Ciò nonostante, l’assicurata non si è confrontata sufficientemente con i referti allestiti dai periti e dal medico SMR.
In virtù della regola secondo cui il principio inquisitorio che regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi - segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione l'onere di attuare un nuovo esame medico, quando alla base della lamentela della ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2015.69 del 19 febbraio 2016; STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio 2015; STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre 2013; STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio 2013; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).
Pertanto, la richiesta ricorsuale non può condurre all'erezione di una perizia (pluridisciplinare) da parte dell'amministrazione e/o ordinata da questo Tribunale come perizia superpartes, visto che da una parte è già stato reso verosimile, a mano della documentazione prodotta in sede amministrativa, che non v'è stato un peggioramento rilevante del suo stato di salute; d’altra parte, si tratterebbe inoltre di mezzi di prova emersi successivamente alla revisione del diritto alla rendita di invalidità e quindi, per definizione, tardivi.
L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute dell'assicurata peggiore rispetto a quello determinato dagli ortopedici intervenuti su mandato dell’assicuratore infortuni rispettivamente dalla psichiatra nominata dall’Ufficio AI.
Il suo giudizio, poi, come visto, non è stato validamente contraddetto dalle argomentazioni dell'assicurata in sede ricorsuale e va pertanto posto alla base del presente giudizio.
Il tali circostanze, le lagnanze dell'assicurata devono essere respinte, siccome prive di sostrato medicalmente oggettivabile e il TCA fa dunque proprie le conclusioni formulate dall'Ufficio AI nella determinazione dell'incapacità lavorativa della ricorrente.
Nemmeno si fa pertanto luogo ad “una prova lavorativa nel libero mercato onde poter accertare la reale possibilità in questo contesto.” (doc. I pag. 4)
2.7. Riconosciuto il valore invalidante delle affezioni ortopediche e psichiche di cui soffre la ricorrente, va evidenziato che dal 10 dicembre 2012 ella può comunque svolgere all’80% delle attività lucrative adeguate al suo stato di salute che rispettino i limiti funzionali stabiliti dal dr. med. __________.
L'obbligo dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute.
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).
Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).
Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).
Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin, La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).
In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a).
L’Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.
Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004, U 871/02, consid. 3; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.5).
Anche in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.
Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito deve essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi, ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).
Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).
Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla salute, l'assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid. 3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).
2.8. Nella fattispecie, per decidere l’Ufficio AI si è basato sul rapporto finale del 24 marzo 2015 del dr. med. __________ dell’SMR.
Quest’ultimo ha riconosciuto il valore invalidante delle affezioni ortopediche e psichiatriche di cui soffre la ricorrente nell’attività di aiuto cuoca, ma ha ritenuto che essa può comunque ancora svolgere all’80% (nel senso di riduzione del rendimento del 20%) delle attività adeguate che permettano l’alternanza dell’uso delle braccia, che non prevedano movimenti al di sopra del piano delle spalle e che il carico massimo sia inferiore a 7kg, mentre non v’è alcuna limitazione per i lavori di precisione e non v’è necessità di pause supplementari. A suo dire, ella è dunque unicamente idonea a svolgere delle attività manuali come addetta alle pulizie nel rispetto di questi limiti fisici.
D’avviso del consulente in integrazione professionale, che si è espresso anch’egli il 24 marzo 2015 (doc. 145), visto lo stato di salute e le limitazioni a livello scolastico l’assicurata potrebbe svolgere lavori in una panetteria, pasticceria, come operatrice generica nel campo industriale, come operatrice nel campo farmaceutico (controllo di qualità), nell’orologeria (controllo qualità, imballaggio), come aiuto cucina in una mensa (in quanto è molto organizzata e quindi potrebbe svolgere lavori leggeri).
Sulla scorta di queste informazioni, l'Ufficio assicurazione invalidità ha quindi dettagliatamente analizzato la situazione economica dell'assicurata antecedente l'inabilità lavorativa e per la determinazione del grado d'invalidità ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a confronto il reddito che l'assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla salute nella professione precedente quale aiuto cuoca, cameriera, pizzaiola, attenendosi all’importo stabilito dall’assicuratore infortuni (reddito da valida), con quello risultante da un’attività semplice e ripetitiva esercitata malgrado l'invalidità (reddito da invalida), ottenendo un grado d'invalidità del 35%, ritenuta una riduzione del 16% per motivi personali.
Per quanto concerne l'importo del reddito ipotetico da invalido da porre alla base del calcolo, va rammentato che in una sentenza resa in ambito LAINF pubblicata in DTF 128 V 174 seg., il TFA ha stabilito che per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione), quindi l’anno 2015 (art. 28 cpv. 1 LAI).
Tale principio è stato poi esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (DTF 129 V 222 in SVR 2003 IV Nr. 24; STFA inedita 26 giugno 2003, consid. 3.1, I 600/01, STFA del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e STFA del 9 agosto 2002, consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 consid. 4.2, I 475/01).
2.9. Riguardo al reddito da valida, ossia il reddito che l'assicurata avrebbe potuto conseguire prima che sorgesse il danno alla salute, l'Ufficio AI l'ha quantificato, riprendendolo dal reddito calcolato dall’assicuratore infortuni nella sua decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3) aggiornato per il 2012, in Fr. 55'298.-.
La ricorrente non ha contestato come tale questo dato, perciò lo stesso può essere posto alla base del calcolo della perdita di guadagno.
Dovendo però porsi al momento in cui l'interessata dovrebbe (continuare a) ricevere la rendita di invalidità, occorre adattare all'evoluzione dei salari nominali questo dato (DTF 128 V 174; DTF 126 V 81 consid. 7a; STF U 8/07 del 20 febbraio 2008; STCA del 13 febbraio 2006, 36.2005.55). L’evoluzione dei salari nominali fra il 2012 ed il 2013 nel settore dei servizi di alloggio e di ristorazione (ramo economico I/55-56) corrisponde per le donne ad una percentuale annua dello 0% e fra il 2013 e il 2014 dell’1,4% (cfr. tabella B10.2, pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 89; Tabella T1.2.10 Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2014, pubblicata dall'Ufficio federale di statistica). Di conseguenza, il reddito da valida sarebbe ammontato nel 2014 a Fr. 56'072,17 (Fr. 55'298.- + [Fr. 55'298.- x 1,4 : 100]).
Per il reddito dell’anno 2015, al momento vi sono solo i dati parziali delle stime trimestrali dell’evoluzione dei salari nominali (http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/03/04/blank/data/02.html),dove per il III trimestre la stima è dello 0,5%. Si ha dunque un salario da valida pari a Fr. 56'352,53.
2.10. Per quanto concerne il reddito da invalida, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75, che al considerando 3b/aa ha stabilito che ai fini della fissazione del reddito da invalido è determinante la situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn").
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali ufficiali, edite dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Al fine di non discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro Cantone senza il danno alla salute, da alcuni anni questo Tribunale aveva deciso che nell'applicazione dei dati statistici per determinare il reddito da invalido - se necessaria la sua determinazione teorica - occorreva utilizzare la tabella che rifletteva i salari versati nella nostra regione (TA13).
L'Alta Corte ha però stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV Nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).
Con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza federale U 8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art. cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.
Questo tema è stato di definitivamente risolto dalla nostra Massima Istanza nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, in cui ha ricordato che:
" 3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." (…).
In seguito, nella STF 9C_21/2014 del 2 aprile 2014 l’Alta Corte ha ribadito al considerando 4.2 che i dati di riferimento vanno adeguati in base al principio del parallelismo dei redditi soltanto se è comprovato che l’assicurato non intendeva accontentarsi di un salario modesto. Inoltre, il TF ha ricordato che non vi è una presunzione in tal senso.
2.11. In ossequio alla più recente giurisprudenza federale occorre, in assenza di dati salariali concreti, basarsi sui dati statistici nazionali. Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2012 (cfr., a quest'ultimo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467 pag. 511 segg.), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2012 skill level (NOGA08), si osserva che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle donne per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze) di 40 ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di Fr. 49'344.- (Fr. 4'112.- x 12 mesi).
Adattando all'evoluzione dei salari nominali questo dato fino a porsi al momento in cui l'assicurata dovrebbe ricevere la rendita di invalidità (DTF 126 V 81 consid. 7a; STF U 8/07 del 20 febbraio 2008; STCA 36.2008.148 del 12 dicembre 2008; STCA del 13 febbraio 2006, 36.2005.55), per l'indicizzazione dei salari nell'ambito dell'accertamento del reddito ipotetico da invalida si ha per le donne un indice totale pari al 100 per il 2010. Tuttavia, il dato salariale di partenza si riferisce al 2012 (Tabella TA1 2012) e non al 2010, perciò occorre dapprima riportare il salario statistico al 2010 senza il rincaro del 2012 e poi aggiornarlo direttamente al 2014, ultimo dato disponibile.
Pertanto, si ha che il salario statistico svizzero adeguato al rincaro ammonta nel 2014 a Fr. 50'118,02 (Fr. 49'344.- : 102 x 103,6) (cfr. Tabella B10.4 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 90 e Tabella T1.2.10 Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2014, pubblicata dall'Ufficio federale di statistica).
Per il 2015, in assenza di dati completi va ritenuta, come per il reddito da valida, la variazione trimestrale in % dello 0,5, corrispondente alla terza stima in base ai dati dei primi tre trimestri, per ottenere un reddito statistico di Fr. 50'368,61.
Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.
Riportando ora queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la tabella B9.2 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 88 e la Tabella sulla durata normale del lavoro nelle aziende secondo la divisione economica, in ore per settimana, pubblicata dall'Ufficio federale di statistica), applicabile anche al 2015 non avendo un dato riferito a questo anno, il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per una donna ammonta a Fr. 52'509,27 (Fr. 50'368,61 : 40 x 41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione, ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
L'Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha affermato:
" 5.4 Contrariamente al potere di apprezzamento del Tribunale federale, quello dell’autorità giudiziaria di primo grado non è per contro limitato alla violazione del diritto (compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di adeguatezza della decisione amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In tale contesto l’esame verte sulla questione di sapere se un’altra soluzione non sarebbe stata più opportuna rispetto a quella adottata, in un caso concreto, dall’autorità nell’ambito del proprio potere di apprezzamento e pur nel rispetto dei principi generali del diritto. A tal proposito, il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126 V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.).
5.5. La decisione del Tribunale cantonale di distanziarsi dalla deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso nell’esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa dell’ininfluenza del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio dell’istanza precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria (cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invaliden-versicherung [IVG], in: Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). (…)”
Con sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (cfr. consid. 4.2: “[…] Or, il sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de procéder à des déductions distinctes pour chacun des facteurs entrant en considération comme les limitations liées au handicap, l'âge, les années de service, la nationalité ou la catégorie de permis de séjour, ou encore le taux d'occupation. Il faut bien plutôt procéder à une évaluation globale, dans les limites du pouvoir d'appréciation, des effets de ces facteurs sur le revenu d'invalide, compte tenu de l'ensemble des circonstances du cas concret (ATF 126 V 75 consid. 5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30 avril 2012 consid. 4.2.1). […]”).
Nel caso di specie l’Ufficio AI ha ritenuto con la decisione impugnata una riduzione del 6% per la necessità di svolgere unicamente delle attività leggere e del 10% per altri fattori di riduzione, per un totale del 16%.
Per contro, con la risposta di causa l’amministrazione ha fissato nel 10% (5% per la necessità di svolgere unicamente attività leggere e 5% per altri fattori sociali) la riduzione globale per motivi personali, non ritenendo esservi una riduzione della redditività e non essendo stata indicata dai periti una necessità di effettuare maggiori o prolungate pause. Nemmeno v’è una riduzione per l’età o per il tasso d’occupazione e non è applicabile una riduzione per la difficoltà di imparare nuove tecnologie di lavoro e per la mancata padronanza della lingua italiana o di altre lingue straniere.
L’insorgente ha invece preteso una riduzione personale del 25%.
A suo dire, per bocca del suo medico curante, le ipotetiche attività lavorative adeguate al suo stato di salute indicate dal perito chirurgo (assistente di vendita nei grandi magazzini, assistente di vendita in cartoleria senza trasporto di merci in misura elevata, sorvegliante rispettivamente consulente alla clientela in un ufficio informazioni o nei grandi centri di vendita) sarebbero comunque irrealizzabili vista l’età, le scarse conoscenze linguistiche e l’assenza di una formazione specifica e quindi nessun datore di lavoro l’assumerebbe mai. Inoltre, i limiti funzionali riscontrati dal perito sarebbero puramente teorici visto che, se applicati all’interessata, non darebbero luogo ad una capacità lavorativa dell’80% stante il suo reale stato di salute, perciò ha chiesto di effettuare una prova lavorativa per poter testare l’effettiva capacità lavorativa nel libero mercato.
In merito al compito del medico, va rilevato che esso può esprimere soltanto un giudizio medico sulle condizioni di salute di un assicurato, indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato. Il medico non può invece pronunciarsi anche sul grado di invalidità, visto che la determinazione del grado AI è il risultato di un puro calcolo economico che spetta al consulente in integrazione professionale sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche; quest'ultimo valuta infatti quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta quindi al consulente, e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare l'esigibilità e la possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su un mercato equilibrato del lavoro e a proposito degli elementi da prendere in considerazione (DTF 125 V 256 consid. 4; RtiD II-2008 pag. 274; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
In concreto, quindi, non spettava al medico curante – e neppure alla dr.ssa med. __________, perita psichiatra - giudicare la reale possibilità dell’assicurata di individuare un’attività consona al suo stato di salute in funzione dei limiti stabiliti dal perito e men che meno in base al mercato del lavoro, questo compito spettando al consulente in integrazione professionale.
Da parte sua, invece, il dr. med. __________, tenendo conto dei limiti medici funzionali individuati, ha sì elencato una serie di attività lavorative, ma adeguate al suo stato di salute e non quindi alla sua età, alle sue conoscenze professionali e linguistiche, fattori, questi ultimi, che esulano certo dalle sue competenze.
Quanto alla richiesta della ricorrente di procedere con una riduzione personale del 25% la stessa deve essere respinta.
Nel dettaglio, nessuna riduzione deve essere concessa in funzione dell’età (l’assicurata è nata nel 1959). Nella STF 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, in cui la ricorrente era 56enne al momento della decisione amministrativa, l’Alta Corte ha affermato che l’età non solo non si ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso.
I lavoratori ausiliari, attivi in quei settori di attività accessibili a lavoratori non qualificati, sono richiesti indipendentemente dalla loro età in un mercato del lavoro equilibrato (cfr. anche la sentenza I 594/04 del 14 febbraio 2005).
Circa la nazionalità e la sua formazione professionale, va evidenziato che l’insorgente, in Svizzera dal 2008, è al beneficio di un permesso B, è di nazionalità __________, è coniugata con un cittadino __________ dal 2008 e ha frequentato solo le scuole obbligatorie nel suo Paese di origine. Inoltre, come ha appurato la perita psichiatra, la proprietà lessicale espressiva della lingua italiana è piuttosto scarsa, mentre non vi sono particolari difficoltà di comprensione della lingua italiana.
In queste circostanze, l’Ufficio AI ha inizialmente applicato una deduzione del 10% per svantaggi salariali derivanti da particolari contingenze, poi con la risposta di causa l’ha ridotta al 5%.
Questo TCA ritiene di dovere confermare il 10% e quindi di non tutelare la modifica apportata in seguito.
La riduzione per attività parziale non può essere concessa, poiché nel caso di specie la capacità lavorativa dell’80% è da intendere quale riduzione del rendimento del 20% nell’ambito di una presenza durante tutto il giorno (cfr. rapporto finale SMR).
Ora, alla luce di quanto sottolineato dall’Alta Corte in una recente sentenza 8C_163/2015 del 16 giugno 2015, non è possibile, nel momento in cui si valuta l’entità della riduzione percentuale da applicare al reddito da invalido, tenere conto nuovamente della riduzione di rendimento già constatata a livello medico e inclusa nella valutazione della capacità lavorativa residua, onde evitare di prendere in considerazione due volte lo stesso punto di vista (STCA 32.2014.130 del 24 settembre 2015).
La nostra Massima Istanza ha espressamente indicato che:
" (…)
3.2.2. Bestehen über das ärztlich beschriebe Beschäftigungspensum hinaus zusätzliche Einschränkungen, wie beispielsweise ein vermindertes Rendement pro Zeiteinheit wegen verlangsamter Arbeitsweise oder ein Bedarf nach ausserordentlichen Pausen oder ist die funktionelle Einschränkung ihrer besonderen Natur nach nicht ohne weiteres mit den Anforderungen vereinbar, wie sie sich aus den gewöhnlichen betrieblichen Abläufen ergeben, kann dies bei der Bemessung des leidensbedingten Abzugs vom statistischen Tabellenlohn berücksichtigt werden (Urteil 8C_260/2011 vom 25. Juli 2011 E. 5.5 mit Hinweisen). Allerdings ist zu beachten, dass allfällige bereits in der Beurteilung der medizinischen Arbeitsfähigkeit enthaltene gesundheitliche Einschränkungen nicht zusätzlich in die Bemessung des leidensbedingten Abzuges einfliessen können, weil damit ein- und derselbe Gesichtspunkt bei der Bestimmung des Invalideneinkommens doppelt angerechnet würde. Die Vorinstanz hat zutreffend erkannt, dass Dr. med. B.________ die Arbeitsfähigkeit in der angestammten oder einer anderen adaptierten Erwerbstätigkeit in der Bandbreite von 50 % - 70 % angab, wobei aus der (mehrfachen) Unterstreichung des höheren Niveaus (70 %) zu schliessen war, dass die Versicherte eher in diesem Umfang ohne Leistungseinschränkung arbeiten könnte. Unter diesen Umständen hat das kantonale Gericht zu Recht erkannt, dass kein triftiger Grund bestand, in das Ermessen der Verwaltung einzugreifen, zumal auch sonst kein abzugsbegründendes Merkmal gemäss BGE 126 V 75 vorlag, welches die Vorinstanz, auf deren Entscheid im Übrigen verwiesen wird, nicht berücksichtigt hätte.”.
Infine, per quanto concerne lo svolgimento di un’attività leggera, l’UAI ha ritenuto dapprima nella sua decisione impugnata una riduzione del 6%, poi del 5% nella risposta di causa.
Considerato come l’insorgente possa svolgere delle attività in cui alterni l’utilizzo delle braccia rispettivamente delle attività che implichino mansioni mono-manuali essendo impedita nei lavori sopra l’orizzontale, nei movimenti di rotazione e nel portare pesi oltre 7kg in determinate posizioni, ma tenuto anche conto che non ha necessità di effettuare pause supplementari, in virtù della giurisprudenza per cui i fattori di riduzione sono unicamente dei multipli di 5, dovendo effettuare una valutazione globale questo Tribunale ritiene, tutto ben considerato, di dovere stabilire nel 5% la riduzione per la necessità di svolgere delle attività leggere.
In queste condizioni, alla luce della giurisprudenza sopra citata, vista l'età della ricorrente, nata nel 1959 (nella STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010 consid. 4.3, il TF ha stabilito che l’età di 56 anni non si ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso e nella STF 8C_360/2010 del 30 novembre 2010 consid. 12.1 l’Alta Corte ha precisato che l’età avanzata è un fattore estraneo all'invalidità), la sua nazionalità (__________), la scolarità (scuole obbligatorie) e la possibilità di svolgere nella misura dell’80% qualsiasi attività lucrativa fermo restando che si tratti di un’attività che rispetti i limiti funzionali individuati dal perito chirurgo, concretizzati nella lista di attività stabilite dal consulente in integrazione professionale, il TCA ritiene eccezionalmente corretto sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'amministrazione nell'applicazione della riduzione concessa e quindi fissarla complessivamente nel 15%, percentuale che si trova del resto entro i limiti riconosciuti dalla giurisprudenza.
Non v’è dunque nessuna ragione per riconoscere una riduzione complessiva superiore e men che meno del 25%.
Ne segue che il reddito statistico ipotetico da invalida rivalutato ammontante nel 2015 a Fr. 52'509,27 va ritenuto nella misura dell’80% (Fr. 52'509,27 x 80 : 100 = Fr. 42'007,42) stante la ridotta capacità lavorativa esigibile dell’assicurata e in seguito questo nuovo reddito va diminuito del 15% per tenere conto delle circostanze personali, ottenendo così l’importo di Fr. 35'706,31 (Fr. 42'007,42 - [Fr. 42'007,42 x 15 : 100]).
Confrontando questo dato con l'ammontare di Fr. 56'352,53 corrispondente al reddito da valida che l'assicurata avrebbe conseguito nell'anno 2015 per l'attività di aiuto cucina, pizzaiola, cameriera esercitata a tempo pieno senza il danno alla salute, risulta un'incapacità al guadagno del 36,64% ([Fr. 56'352,53 - Fr. 35'706,31] : Fr. 56'352,53 x 100), che va arrotondata al 37% (DTF 130 V 121).
2.12. Alla luce di tutto quanto esposto, dall'inabilità lavorativa del 100% come aiuto cuoca, pizzaiola e cameriera sorta nel gennaio 2011, la ricorrente non può (più) trarre alcun diritto ad una rendita di invalidità giacché, malgrado la capacità lavorativa residua in altre attività adeguate sia dell’80% a decorrere dal 10 dicembre 2012, la perdita di guadagno del 37% stabilita da questo Tribunale - seppure questo grado differisca da quello individuato dall'Ufficio AI (35%) - è però inferiore al grado minimo pensionabile (40%) ex art. 28 LAI.
Questo Tribunale non può quindi che confermare la soppressione del diritto ad una rendita d'invalidità stabilito dall'amministrazione con la decisione impugnata.
Tale possibilità è concessa all’Ufficio AI se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d'invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l'art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; cfr pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell'art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell'istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, pag. 379).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
Infine, è comunque utile rilevare che il potere cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della legalità della decisione deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata (DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre 2005).
Un eventuale aggravamento dello stato di salute dell'assicurata intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata può, se del caso, giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio 2004; STF I 560/05 del 31 gennaio 2007).
2.13. Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'insorgente.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
Il ricorso è respinto.
Le spese di fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.
Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il segretario
giudice Raffaele Guffi Gianluca Menghetti