Raccomandata
Incarto n. 30.2009.28
cs
Lugano 29 settembre 2009
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il giudice delegato del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Ivano Ranzanici
con redattore:
Christian Steffen, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 31 agosto 2009 di
RI 1 rappr. da: avv. RA 1
contro
la decisione su opposizione del 27 agosto 2009 emanata da
Cassa CO 1
in materia di contributi AVS
ritenuto, in fatto
A. Con 4 distinte decisioni del 30 luglio 2009 la Cassa CO 1 ha fissato i contributi dovuti da RI 1, nato nel __________, per gli anni dal 2004 al 2007, quale indipendente.
L’amministrazione ha fissato in fr. 783.25 i contributi e spese dovuti nel 2004 calcolati sulla base di fr. 14'600 (fr. 31'700 di reddito aziendale da cui ha dedotto fr. 300 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS), in fr. 161.55 i contributi dovuti nel 2005 calcolati su fr. 3'115 (fr. 20'155 di reddito aziendale da cui sono stati dedotti fr. 240 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS) e in fr. 119.95 nel 2006 calcolati in base ad una reddito di fr. 2'387 (fr. 19'847 di reddito aziendale da cui sono stati dedotti fr. 300 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS). Per il 2007 l’assicurato è stato esentato in assenza di un reddito soggetto a contribuzione.
Con decisione su opposizione del 27 agosto 2009 l’amministra-zione ha confermato la correttezza dei calcoli (doc. 1).
B. RI 1, rappresentato dal figlio, RA 1, è tempestivamente insorto contro la predetta decisione su opposizione. L’insorgente rammenta di essere proprietario delle particelle n. __________ e __________ sulle quali sorgono vigneti di uva __________ e __________ e di gestire in proprio i due fondi, nel senso di pagare il lavoro di mantenimento dei vigneti e vendere l’uva a terzi.
Il ricorrente sostiene che ai fini fiscali non è mai stato estrapolato quello che è puramente reddito aziendale da quello che è reddito della sostanza. In particolare una parte del reddito è conseguita tramite lo sfruttamento della propria sostanza e se dovesse affittare i vigneti a terzi percepirebbe un determinato canone fissato dall’Autorità sui fitti agricoli. Per contro, se i beni non fossero suoi e li affittasse da terzi, pagherebbe la stessa somma con il risultato però che quanto speso per l’affitto, onde poter ottenere il guadagno, sarebbe dedotto nel calcolo del reddito finale.
Il ricorrente rammenta inoltre che l’amministrazione ha chiesto al fisco di voler estrapolare il reddito aziendale puro, ma l’autorità di tassazione si è limitata a confermare la crescita in giudicato delle notifiche e la correttezza dell’ammontare del reddito comunicato alla Cassa di compensazione.
L’insorgente rileva di aver chiesto direttamente alla ____________________ di fissare il valore di fitto agricolo per le due particelle in esame. L’11 agosto 2009 la __________ ha stimato in fr. 6'188 all’anno l’ammontare del fitto agricolo. Questo importo andrebbe dedotto dal reddito globale per determinare il reddito soggetto a contribuzione.
C. Con risposta del 4 settembre 2009 la Cassa propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
D. L’8 settembre 2009 l’interessato ha prodotto ulteriori prove e ribadito che vanno separati i due cespiti del reddito aziendale, ossia il reddito puro e il reddito frutto della sostanza. Solo il primo può essere assoggettato al prelievo dei contributi AVS. Il ricorrente chiede di sentire, quale teste, il signor __________ dell’Ufficio circondariale di tassazione di __________ (doc. VI).
E. Pendente causa il TCA ha interpellato l’UT di __________ affermando che “RI 1 contesta l’ammontare dei redditi rilevando che i medesimi non sono frutto unicamente della sua attività indipendente, ma comprenderebbero parte del reddito da sostanza, e meglio un canone per fitti agricoli che l’interessato potrebbe conseguire se affittasse le proprietà a terzi e che andrebbe dedotto da quanto conseguito con la sua attività indipendente per stabilire il “reddito aziendale puro”. Ai fini del giudizio vi chiediamo di voler precisare se gli importi tassati concernono unicamente il reddito da attività indipendente (dedotte tutte le spese) oppure se comprendono anche il reddito da sostanza. Se i redditi aziendali comprendono anche il reddito da sostanza vi chiediamo di voler precisare l’ammontare esatto del reddito netto da attività indipendente dei rispettivi anni (2004, 2005, 2006 e 2007) e di indicare in cosa consiste esattamente il reddito da sostanza, precisando per quale motivo questi importi sono stati da voi ritenuti come reddito aziendale.” (doc. V).
F. Il 10 settembre 2009 l’UT di __________ ha affermato che i redditi “aziendali tassati al contribuente citato in oggetto negli anni 2004, 2005, 2006 e 2007 rappresentano l’utile netto derivante dall’attività di viticoltore in proprio. Come potete rilevare dai rendiconti d’esercizio allestiti dal contribuente che alleghiamo, l’utile imposto non contiene alcun reddito da sostanza poiché generato dalle entrate ed uscite effettive dell’attività da lui svolta. Confermiamo pure che le tassazioni sono cresciute in giudicato.” (doc. VII).
G. Chiamati a presentare osservazioni scritte in merito la Cassa ha ribadito la sua posizione, mentre il ricorrente ha preso atto della risposta dell’UT che “rispondendo come può (il calcolo del reddito da sostanza non è di loro competenza, ma nella fattispecie come visto della __________) ai termini della questione posta, conferma in ogni caso che l’utile registrato negli anni è comprensivo di quello da sostanza, ovvero che quest’ultimo (pari al canone di locazione virtuale) non è stato mai estrapolato. Ho comunque parlato con il capo-ufficio che mi ha confermato che per i prossimi anni ciò verrà fatto essendo diritto del contribuente; questo appare consono a una perfetta logica di equità ma codesto tribunale potrà chiedere conferma all’ufficio se lo riterrà. Stante ciò appare equo tener conto di tale estrapolazione anche per gli anni passati; il non farlo permetterebbe di colpire con imposizione AVS redditi che non lo debbono essere e questo per una questione di solo errato rivestimento linguistico.” (doc. X)
in diritto
in ordine
1.La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (sentenza del 29 giugno 2006, H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento del giudizio e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto le ragioni che hanno inciso sulla motivazione della decisione su opposizione sono chiare. Giacché l’Ufficio di tassazione ha confermato la correttezza dell’importo soggetto a contribuzione, la Cassa non ha modificato il calcolo dei contributi dovuti.
Anche se l’amministrazione non si è espressa esplicitamente su ogni singolo argomento, l’insorgente ha potuto comprendere la portata della decisione, impugnarla e confrontarsi con il suo contenuto.
Nel caso di specie l’insorgente, in sede di ricorso, ha ancora potuto far valere le sue ragioni innanzi un’autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come l’istanza precedente. Egli ha inoltre potuto prendere posizione sulla risposta di causa e sugli accertamenti di questo Tribunale.
Per cui, l’eventuale violazione del diritto di essere sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove l’insorgente ha nuovamente ribadito le sue motivazioni (cfr. sentenza 9C_738/2007 del 29 agosto 2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 127 V 431).
Il TCA deve pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.
In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS). Il reddito proveniente da un’attività lucrativa indipendente è stabilito deducendo dal reddito lordo le spese generali necessarie per conseguire il reddito lordo (art. 9 cpv. 2 lett. a LAVS).
I contributi sono calcolati sul reddito conseguito effettivamente durante l'anno di contribuzione e sul capitale proprio investito nell'azienda al 31 dicembre (art. 22 cpv. 2 OAVS).
Il reddito dell'anno di contribuzione è stabilito secondo il risultato dell'esercizio commerciale chiuso o degli esercizi commerciali chiusi in quell'anno (art. 22 cpv. 3 OAVS).
Se in un anno di contribuzione non si è proceduto alla chiusura dei conti, il reddito dell'esercizio commerciale va ripartito sugli anni di contribuzione conformemente alla sua durata (art. 22 cpv. 4 OAVS).
Se l'esercizio commerciale non corrisponde all'anno di contribuzione, è determinante il capitale proprio investito nell'azienda alla fine dell'esercizio commerciale (art. 22 cpv. 5 OAVS).
In difetto di una tassazione dell'imposta federale diretta passata in giudicato, gli elementi fiscali determinanti sono desunti dalla tassazione dell'imposta cantonale sul reddito e, in mancanza di essa, dalla dichiarazione controllata d'imposta federale diretta (art. 23 cpv. 2 OAVS).
Nei casi di procedura per sottrazione d'imposta, i capoversi 1 e 2 sono applicabili per analogia (art. 23 cpv. 3 OAVS).
Le indicazioni fornite dalle autorità fiscali sono vincolanti per le casse di compensazione (art. 23 cpv. 4 OAVS).
Se le autorità fiscali cantonali non possono comunicare il reddito, le casse di compensazione devono valutare il reddito determinante per stabilire il contributo e il capitale proprio investito nell'azienda fondandosi sui dati a loro disposizione. Gli assicurati devono dare le indicazioni necessarie alle casse di compensazione e, se richiesto, presentare i giustificativi (art. 23 cpv. 5 OAVS).
6.In concreto, l’amministrazione ha fissato i contributi e spese dovuti nel 2004 sulla base di fr. 14'600 (fr. 31'700 di reddito aziendale da cui ha dedotto fr. 300 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS), i contributi dovuti nel 2005 su fr. 3'115 (fr. 20'155 di reddito aziendale da cui sono stati dedotti fr. 240 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS) e nel 2006 su fr. 2'387 (fr. 19'847 di reddito aziendale da cui sono stati dedotti fr. 300 di capitale investito nell’azienda e fr. 16'800 di quota esente per beneficiari di una rendita di vecchiaia AVS).
L'assicurato ha contestato l'importo del reddito aziendale (anche del 2007), facendo valere in sostanza che avrebbe diritto alla deduzione del fitto agricolo dal reddito aziendale.
L'assicurato esercitante un'attività indipendente deve anzitutto difendere i suoi diritti nel procedimento fiscale anche per quanto concerne i contributi delle assicurazioni sociali (Pratique VSI 1997 pag. 26 consid. 2b, 1993 pag. 232 consid. 4b, RCC 1992 pag. 35, RCC 1988 pag. 321 consid. 3, DTF 110 V 86 consid. 4 = RCC 1985 pag. 45 consid. 4, DTF 110 V 371 consid. 2a = RCC 1985 pag. 121 consid. 2a, DTF 106 V 130 consid. 1, DTF 102 V 30 consid. 3a = RCC 1976 pag. 275 consid. 3a). Il Tribunale federale delle assicurazioni ha comunque precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993, p. 242ss).
Le comunicazioni fiscali sono vincolanti per la Cassa, anche se fondate su una tassazione d'ufficio (RCC 1988 pag. 321 consid. 3; Käser, Unterstellung und Beitragswesen in der obligatorischen AHV, 2a edizione, Zurigo 1996, N. 8.32, pag. 212; Greber/Duc/Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), ad art. 9 LAVS, N. 151 pag. 312).
‑ le spese generali necessarie per conseguire il reddito lordo;
‑ gli ammortamenti e le riserve di aziende commerciali consentiti dall'uso commerciale e corrispondenti alle svalutazioni subite;
‑ le perdite commerciali subite e allibrate;
‑ le elargizioni fatte dal titolare dell'azienda, durante il periodo di computo, a scopo di beneficenza al proprio personale, sempre che sia garantito che siffatte elargizioni non possano ulteriormente servire ad altro uso, e le elargizioni fatte unicamente a scopo di utilità pubblica. Non sono deducibili i contributi da versare in conformità all'articolo 8 e quelli previsti dalla legge federale del 19 giugno 1959 su l'assicurazione per l'invalidità (LAI) e della legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno in caso di servizio militare o di protezione civile;
‑ i versamenti personali fatti a istituzioni di previdenza, per quanto equivalgano alla quota generalmente assunta dal datore di lavoro;
Poiché in sede fiscale il reddito professionale netto è calcolato dopo deduzione del contributo AVS, in applicazione del citato art. 9 cpv. 2 lett. d LAVS il reddito determinante è stabilito aggiungendo al reddito aziendale esposto fiscalmente il contributo dovuto negli anni di computo.
Dal 1° gennaio 1997 tutte le deduzioni ammissibili sono previste nella legge (Messaggio del Consiglio federale relativo alla decima revisione, p. 50).
A norma dell’art. 9 cpv. 3 LAVS il reddito proveniente da un’attività lucrativa indipendente e il capitale proprio impegnato nell’azienda sono accertati dalle autorità fiscali cantonali e comunicati alle casse di compensazione.
Con sentenza del 7 novembre 2007 (9C_179/2007), il Tribunale federale si è espresso come segue :
" (…)
4.2 Contrairement à ce que soutient le recourant, on ne saurait reprocher un comportement passif à la caisse de compensation, quand bien même elle n'était pas sans ignorer que le Service des contributions de la République et canton du Jura devait encore procéder à la taxation définitive des revenus réalisés par le défunt durant les années 2003 et 2004. Dans le cadre de la fixation des cotisations des assurés exerçant une activité lucrative indépendante, le législateur a expressément confié aux autorités fiscales cantonales le soin de déterminer le revenu provenant d'une activité indépendante et le capital propre engagé dans l'entreprise (art. 9 al. 3 LAVS et 23 RAVS; voir également RCC 1992 p. 34 consid. 4b). Il s'ensuit que les caisses de compensation sont liées, en principe, par les données communiquées par les autorités fiscales cantonales pour fixer les cotisations dues pour l'année de cotisation (art. 23 al. 4 et 27 al. 2 RAVS). » (sottolineature del redattore)
Ancora recentemente (sentenza 9C_514/2008 del 19 maggio 2009), il Tribunale federale ha confermato tale principio (cfr. consid. 4.2):
" (…)
Mentre le autorità fiscali possono qualificare come distribuzione dissimulata di utile una prestazione - dichiarata come salario - che non sarebbe stata dispensata a un dipendente non azionista, per converso le autorità AVS possono qualificare quale salario determinante una prestazione dichiarata come distribuzione di utile. Per decidere se una prestazione abbia carattere di salario determinante o di reddito da capitale, le casse di compensazione non sono vincolate alla qualifica dell'autorità fiscale. Tuttavia, dall'ordinamento risultante dall'art. 23 OAVS si evince che le casse di compensazione si attengono in linea di massima alla valutazione dell'amministrazione fiscale. In considerazione del principio di unità e coerenza dell'ordinamento giuridico vanno possibilmente evitate divergenti valutazioni dell'autorità fiscale e dell'amministrazione AVS. Quest'ultima eviterà pertanto di distanziarsi, nella misura del possibile, dalle decisioni adottate dall'autorità fiscale se esse appaiono sostenibili. Al parallelismo tra qualifica fiscale e assicurativa sociale non va possibilmente rinunciato. È quanto stabilisce del resto la prassi giudiziaria che subordina all'esistenza di motivi decisivi la possibilità di qualificare come salario determinante prestazioni che sono state assoggettate all'imposizione dell'utile netto con decisione cresciuta in giudicato. Il mancato rispetto del principio unitario dell'ordinamento giuridico rischia altrimenti di mettere a repentaglio l'accettazione dello stesso ordinamento da parte dei contribuenti. Chi, come la società qui ricorrente, deve accettare dal profilo fiscale che determinate remunerazioni versate a suoi collaboratori-azionisti (o comunque a collaboratori ad essi vicini) non siano riconosciute come pagamenti commercialmente giustificati, solo difficilmente comprenderà le ragioni di dover versare i contributi sociali su questi elementi di reddito netto. (…)." (sottolineature del redattore)
Dagli atti prodotti dal fisco risulta in effetti che l’interessato ha dichiarato ogni anno le entrate conseguite con la vendita dell’uva dalle quali ha dedotto le uscite consistenti in fatture emesse da terzi per ottenere il reddito poi tassato dall’autorità fiscale (doc. VII 1/4). Per cui l’ammontare dell’importo soggetto a contribuzione corrisponde a quanto dichiarato dal medesimo insorgente.
Certo, l’interessato avrebbe potuto dedurre eventuali altre spese dal reddito conseguito. Tuttavia, non avendolo fatto in sede fiscale, non può ora far valere in sede di fissazione dei contributi AVS deduzioni non prese in considerazione dal fisco.
A questo proposito questo Tribunale ha già avuto modo di rammentare che le deduzioni previste dall’art. 9 cpv. 2 LAVS alle lettere da a ad f concordano con quelle dell’imposta federale diretta (cfr. anche RCC 1986, pag. 173; art. 27 e seguenti LIFD) e perciò tali detrazioni vengono già operate in sede fiscale. Il reddito comunicato dal fisco è quindi al netto delle spese (cfr. sentenza 30.2001.203 del 31 luglio 2002, sentenza 30.2000.94 del 4 gennaio 2001 e sentenza 30.1999.116 del 25 maggio 2000). Per l’art. 18 cpv. 1 OAVS infatti per distinguere e determinare le deduzioni ammesse in conformità dell’articolo 9 capoverso 2 lettere a-e LAVS, sono applicabili le disposizioni in materia di imposta federale diretta.
In concreto spettava al ricorrente far valere in ambito fiscale ulteriori eventuali deduzioni cui avrebbe potuto aver diritto. Non avendolo fatto non spetta alla Cassa di compensazione e al Giudice delle assicurazioni sociali sopperire a questa dimenticanza.
Non essendo dati gli estremi per scostarsi dalla tassazione ritenuta dalla preposta autorità la decisione impugnata deve essere confermata.
La circostanza che in futuro la deduzione del fitto agricolo dal reddito aziendale verrà effettuata dal fisco è irrilevante nella misura in cui, in concreto, occorre unicamente esaminare se negli anni oggetto del contendere il calcolo effettuato dall’amministra-zione è corretto.
In queste circostanze il TCA rinuncia all’audizione del capo ufficio dell’UT di __________ così come all’acquisizione di ulteriori prove e all’audizione delle parti. Quanto accertato dal TCA in corso di causa con le domande poste al fisco è infatti sufficiente per decidere il ricorso in esame.
A questo proposito va rammentato che un’audizione può essere rifiutata senza per questo ledere il diritto d’essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU.
Infatti, secondo la giurisprudenza federale, l’obbligo di organizzare un dibattimento pubblico ai sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale o di interrogatorio di parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. sentenza 9C-578/2008 del 29 maggio 2009; sentenza I 472/06 del 21 agosto 2007; nonché DTF 122 V 47; cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6, pag. 94 e il rinvio alla DTF prima citata).
In concreto, non essendo stata presentata una domanda espressa di procedere ad un’udienza pubblica questo TCA rinuncia ad un’audizione poiché superflua ai fini dell’esito della vertenza (cfr. sentenza del 21 agosto 2007, I 472/06, consid. 2).
Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
Alla luce di tutto quanto sopra esposto il ricorso va respinto, mentre la decisione impugnata va confermata.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
Il ricorso è respinto.
Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il giudice delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio Zocchetti