Raccomandata
Incarto n. 30.2008.3
tb
Lugano 16 giugno 2008
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 10 gennaio 2008 di
RI 1
contro
la decisione su opposizione del 10 dicembre 2007 emanata da
Cassa CO 1
in materia di contributi AVS
ritenuto in fatto
1.1. Il 10 luglio 2007 (doc. 8) la Cassa CO 1 ha emesso il conguaglio dei contributi personali di RI 1 come indipendente per l'anno 2003. Dall'importo totale di Fr. 71'546,55 dovuto dall'assicurato per contributi e spese, è stato dedotto il versamento degli acconti ammontanti a Fr. 24'993,20 già effettuato negli anni precedenti, per ottenere un saldo a favore della Cassa di compensazione di Fr. 46'553,35.
Questo importo doveva essere accreditato sul conto dell'amministrazione entro 30 giorni dalla data della fattura.
1.2. Il 19 ottobre 2007 (doc. 7) la Cassa di compensazione ha emesso una decisione che fissava per l'anno 2003 gli interessi di mora sul summenzionato contributo personale AVS/AI/IPG/AF che l'assicurato doveva versare a saldo, conteggiando l'importo di Fr. 6'071,35 da pagare entro trenta giorni dalla data della decisione.
1.3. Contro la decisione su opposizione del 10 dicembre 2007 (doc. A) della Cassa che ha respinto la sua opposizione del 14 novembre precedente, l'assicurato ha inoltrato ricorso al TCA il 10 gennaio 2008 (doc. I), chiedendo di annullare la richiesta dell'amministrazione di versarle Fr. 6'071,35 a titolo di interessi di mora sui contributi dovuti per il 2003. L'insorgente ha rilevato che all'assicurato spetta unicamente l'obbligo di presentare la dichiarazione fiscale alla competente autorità e che quindi è colpa dell'autorità fiscale se essa ha impiegato quattro anni per accertare l'inesistenza di redditi straordinari e per trasmettere in ritardo alla Cassa i dati necessari affinché quest'ultima fissasse il contributo annuo dovuto. Dato che il versamento di interessi di mora risulta indubbiamente imputabile a disfunzioni in seno all'amministrazione cantonale, questa lacuna non lo deve penalizzare. Inoltre, l'imposizione di interessi di mora non avrebbe una base legale sufficiente: l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS non poggerebbe sull'art. 26 cpv. 2 LPGA, che si riferisce agli interessi di mora sulle prestazioni di una cassa assicuratrice e non sui contributi che deve versare l'assoggettato; peraltro, non è contemplato in una legge formale. Come tale, questa norma è avulsa dal principio dell'azione ufficiale e pubblica di cui agli artt. 8 e 9 LAVS nonché 17, 23 e 27 OAVS, secondo cui spetta alle Casse AVS domandare i dati fiscale alle competenti autorità tributarie, mentre l'assicurato non ha alcuna possibilità di intervenire sulla tempistica della procedura per l'emanazione delle decisioni di fissazione dei contributi. Dato che la prassi di "autotassazione" adottata modifica il principio di prelievo dei contributi, questa particolarità deve essere contemplata in una legge formale e non in una ordinanza.
1.4. Con risposta del 30 gennaio 2008 (doc. III) la Cassa ha confermato la decisione su opposizione, rilevando che la delega legislativa di cui all'art. 14 LAVS è sufficiente per l'emanazione dell'art. 41bis OAVS. Ha ribadito che la richiesta di interessi di mora si basa sul fatto che il ricorrente non ha segnalato alla Cassa, in virtù dell'art. 24 cpv. 4 OAVS, le modifiche significative riguardanti l'aumento del suo reddito nell'anno di contribuzione e, conseguentemente, non ha chiesto di adeguare gli acconti. Ha poi osservato che può eseguire il calcolo degli interessi di mora solo dopo che è venuta a conoscenza della data di accredito sul suo conto corrente dell'importo dei contributi dovuti quale conguaglio. Infine, ha negato di aver violato l'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. per non averlo sentito personalmente.
Il ricorrente ha chiesto l'audizione di un teste (doc. V).
considerato in diritto
2.1. Il ricorrente ha chiesto innanzitutto di sospendere la procedura fino all'emanazione, da parte del Tribunale federale, di un giudizio riguardante proprio la fissazione di interessi di mora in una vertenza simile giudicata dal TCA nell'ottobre 2007.
In proposito, questo Tribunale rileva che con sentenza 9C_202/2007 del 9 aprile 2008 la Seconda Corte di diritto sociale del Tribunale federale, giudicando con Corte plenaria, ha confermato l'operato di una Cassa di compensazione che ha accollato interessi di mora a un indipendente che aveva versato insufficienti contributi d'acconto (art. 41bis cpv. 1 OAVS).
Non v'è pertanto motivo per ritardare ulteriormente l'evasione della presente vertenza.
2.2. L'assicurato ha fatto in secondo luogo valere che l'amministrazione non avrebbe esaminato nessuna delle censure sollevate in sede d'opposizione, ad eccezione della questione della sufficiente base legale per prelevare interessi di mora (doc. I punto 4).
Il diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. comprende l'obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In specie, le ragioni che hanno inciso sulla motivazione della Cassa sono sufficientemente chiare. Essa ritiene che spettava all'assicurato annunciarle ogni importante modifica del suo reddito, così da potere adeguare di conseguenza le richieste d'acconto ed evitare quindi la decorrenza di interessi di mora in virtù dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS. Nessun errore è imputabile né alla Cassa né tanto meno all'autorità fiscale per eventuali ritardi.
Quand'anche l'autorità amministrativa non si sia espressa esplicitamente su ogni singola censura, l'insorgente ha comunque potuto comprendere la portata della decisione, impugnarla ad un'istanza che del resto dispone di pieno potere cognitivo, confrontarsi con il suo contenuto e riproporre le proprie censure.
La Cassa di compensazione non ha pertanto commesso un diniego di giustizia formale e, di conseguenza, la decisione impugnata non deve essere annullata.
Il TCA deve quindi entrare nel merito del ricorso.
2.3. L'art. 14 cpv. 2 LAVS prevede che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente, i contributi degli assicurati che non esercitano un'attività lucrativa e quelli degli assicurati i cui datori di lavoro non sono soggetti all'obbligo di pagare i contributi devono essere stabiliti e versati periodicamente. Il Consiglio federale fissa i periodi di calcolo e di contribuzione.
Per l'art. 14 cpv. 3 LAVS se, nonostante diffida, una persona tenuta al pagamento dei contributi non dà le indicazioni necessarie per il calcolo di essi, questi sono stabiliti mediante tassazione d'ufficio.
Giusta l'art. 14 cpv. 4 LAVS, il Consiglio federale emana prescrizioni sui termini di pagamento dei contributi (lett. a), sulla procedura di diffida e di tassazione d'ufficio (lett. b), sul pagamento dei contributi arretrati e la restituzione di quelli pagati in troppo (lett. c), sul condono del pagamento di contributi arretrati (lett. d) e sulla riscossione di interessi di mora e il pagamento di interessi rimunerativi (lett. e).
A quest'ultimo proposito va osservato che con l'entrata in vigore della LPGA, la lettera e dell'art. 14 cpv. 4 LAVS relativa alla riscossione di interessi di mora ed il pagamento di interessi rimunerativi è stata abrogata. Dal 1° gennaio 2003 gli interessi di mora sulle prestazioni sono retti dall'art. 26 LPGA e quindi dagli artt. 6 e 7 OPGA.
2.4. Giusta l'art. 24 cpv. 1 OAVS, nell'anno di contribuzione corrente le persone tenute a pagare i contributi devono pagare i contributi d'acconto a scadenze periodiche.
Secondo il capoverso 2, le casse di compensazione stabiliscono i contributi d'acconto sulla base del reddito presumibile dell'anno di contribuzione. Possono fondarsi sul reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi, salvo che la persona tenuta a pagare i contributi renda verosimile che detto reddito non corrisponde manifestamente al reddito presumibile.
Se durante o dopo l'anno di contribuzione risulta che il reddito diverge sostanzialmente dal reddito presumibile, le casse di compensazione adeguano i contributi d'acconto (art. 24 cpv. 3 OAVS).
Giusta l'art. 24 cpv. 4 OAVS, le persone tenute a pagare i contributi devono dare alle casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, presentare, se richiesto, i giustificativi e segnalare le divergenze sostanziali dal reddito presumibile.
Per il capoverso 5, se entro il termine fissato non vengono date le indicazioni necessarie, non vengono presentati i giustificativi o non vengono pagati i contributi d'acconto, le casse di compensazione fissano i contributi d'acconto dovuti in una decisione.
In virtù dell'art. 25 cpv. 1 OAVS, le casse di compensazione fissano i contributi dovuti per l'anno di contribuzione in una decisione e procedono alla compensazione con i contributi d'acconto pagati.
Secondo l'art. 25 cpv. 2 OAVS, i contributi non versati dagli assicurati vanno pagati entro trenta giorni a contare dalla fatturazione.
Le casse di compensazione devono restituire o compensare i contributi non dovuti (art. 25 cpv. 3 OAVS).
È compito delle casse di compensazione domandare alle competenti autorità fiscali cantonali le indicazioni necessarie al calcolo dei contributi per le persone esercitanti un'attività lucrativa indipendente. Le autorità fiscali devono aggiungere i contributi versati all'AVS/AI/IPG (art. 27 cpv. 1 OAVS).
Secondo l'art. 27 cpv. 2 OAVS, le autorità fiscali cantonali trasmettono man mano le indicazioni per ogni anno fiscale alle casse di compensazione.
L'autorità fiscale cantonale che non ha ricevuto nessuna domanda di comunicazione per una persona esercitante un'attività lucrativa indipendente il cui reddito può essere stabilito conformemente all'art. 23 trasmette spontaneamente gli elementi di calcolo alla cassa cantonale di compensazione. Questa li inoltra, ove occorra, alla cassa di compensazione competente (art. 27 cpv. 3 OAVS).
2.5. Oltre ai citati disposti sulla fissazione e la determinazione dei contributi che hanno modificato le norme di esecuzione dell'AVS, con il 1° gennaio 2001 sono entrate in vigore delle disposizioni che hanno mutato in maniera sostanziale il capitolo relativo alla fissazione degli interessi di mora.
Infatti, giusta l'art. 41bis cpv. 1 OAVS devono pagare gli interessi di mora:
a. di regola, le persone tenute a pagare i contributi, sui contributi che non pagano entro 30 giorni dal termine del periodo di pagamento, a partire da tale termine;
b. le persone tenute a pagare i contributi, sui contributi reclamati per gli anni civili passati, a partire dal 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile per il quale i contributi sono dovuti;
c. i datori di lavoro, sui contributi salariali da compensare che non pagano entro 30 giorni dalla fatturazione da parte della cassa di compensazione, a partire da tale fatturazione;
d. i datori di lavoro, sui contributi da compensare per i quali non presentano un regolare conteggio entro 30 giorni dal termine del periodo di contribuzione, a partire dal 1° gennaio dopo tale termine;
e. le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente, le persone che non esercitano un'attività lucrativa e i salariati i cui datori di lavoro non sono obbligati a pagare i contributi, sui contributi personali da compensare che non pagano entro 30 giorni dalla fatturazione da parte della cassa di compensazione, a partire da tale fatturazione;
f. le persone che esercitano un'attività lucrativa indipendente, le persone che non esercitano un'attività lucrativa e i salariati i cui datori di lavoro non sono obbligati a pagare i contributi, sui contributi da compensare, qualora i contributi d'acconto siano almeno il 25 per cento inferiori ai contributi effettivamente dovuti e non vengano versati fino al 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione, a partire dal 1° gennaio dopo tale termine.
Gli interessi cessano di decorrere con il pagamento completo dei contributi, con la presentazione del regolare conteggio o, in mancanza di esso, con la fatturazione. In caso di reclamo di contributi arretrati, gli interessi cessano di decorrere con la fatturazione, sempre che i contributi siano pagati entro il termine fissato (art. 41bis cpv. 2 OAVS).
In virtù dell'art. 42 cpv. 1 OAVS, i contributi sono considerati pagati con la ricezione del pagamento da parte della Cassa di compensazione. Il tasso per gli interessi di mora e per gli interessi compensativi è del 5 per cento all'anno (art. 42 cpv. 2 OAVS).
Gli interessi sono calcolati in giorni. I mesi interi sono calcolati come 30 giorni (art. 42 cpv. 3 OAVS; STFA H 148/03 del 10 novembre 2003).
A proposito degli articoli riguardanti gli interessi di mora, va ricordato che le Disposizioni finali della modifica del 1° marzo 2000 prevedono espressamente che a partire dalla loro entrata in vigore (dal 1° gennaio 2001), gli artt. 41bis cpv. 1 lett. a-e e 2, 41ter e 42 OAVS si applicano a tutti i contributi ancora da pagare o da restituire (cpv. 4).
Per contro, l'art. 41bis cpv. 1 lett. f vale solamente per i contributi che sono dovuti dopo la sua entrata in vigore (cpv. 5).
Infine, le summenzionate disposizioni sono pure applicabili agli altri contributi sociali sulla base di specifiche normative che rinviano espressamente, in materia di calcolo rispettivamente riscossione dei relativi contributi, alla LAVS. Ciò è previsto per l'assicurazione per l'invalidità (artt. 3 LAI e 1 OAI) e per l'indennità di perdita di guadagno (art. 27 cpv. 2 IPG).
2.6. Nel caso in esame, la Cassa di compensazione ha chiesto al ricorrente la rifusione degli interessi di mora per il ritardo nel pagamento dei contributi personali per l'anno 2003.
Per quell'anno di contribuzione, l'assicurato ha versato dei contributi personali sotto forma di acconti per complessivi Fr. 24'993,20. Il 10 luglio 2007 (doc. 8) la Cassa ha calcolato in Fr. 71'546,55 i contributi personali totali, emettendo quindi una fattura di Fr. 46'553,35 a saldo.
Più specificatamente, il saldo dei contributi (conguaglio) per il 2003 è stato fatturato con decisione del 10 luglio 2007 ed il relativo importo è stato accreditato sul conto corrente postale della Cassa il 9 agosto 2007.
Gli interessi maturati a causa della discrepanza riscontrata tra gli acconti versati e la fissazione definitiva dei contributi totali da pagare per il 2003, giusta l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, sono stati calcolati dal 1° gennaio 2005 al 9 agosto 2007, quindi su 939 giorni di ritardo e sempre sull'importo ancora da corrispondere alla Cassa a saldo (Fr. 46'553,35), per un interesse di mora del 5% pari a Fr. 6'071,35.
2.7. In merito alla tematica giuridica relativa all'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, l’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali ha emanato, aggiornandola sino al 2006, la Circolare sugli interessi di mora e compensativi (CIM) nell’AVS AI e IPG. Al proposito questa CIM rammenta come i contributi effettivamente dovuti per l’anno di contribuzione sono quelli fissati giusta l’art. 25 cpv. 1 OAVS. Per contributi d’acconto vanno intesi gli acconti pagati in base a quelli fissati per l’anno di contribuzione in virtù dell’art. 24 OAVS. I contributi da compensare corrispondono alla differenza tra i contributi effettivamente dovuti, come indicato, e gli acconti versati (N. 2029 CIM).
Si devono riscuotere interessi di mora se, il 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione, i contributi d'acconto versati sono almeno il 25% inferiori ai contributi effettivamente dovuti (art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS). I contributi effettivamente dovuti fungono da base di calcolo o, in altre parole, costituiscono il 100% (N. 2030 CIM).
Gli interessi decorrono dal 1° gennaio dopo la fine dell’anno civile seguente l’anno di contribuzione fino al pagamento completo dei contributi (art. 41bis cpv. 1 lett. f e cpv. 2 OAVS) o all'apertura del fallimento (art. 209 LEF) oppure alla concessione della moratoria concordataria, a condizione che il concordato non preveda disposizioni divergenti.
La CIM definisce poi specificatamente, al N. 4012, il pagamento ed al N. 4014 le modalità di calcolo degli interessi nonché, al N. 4020, la decorrenza degli interessi in caso d’esecuzione.
Nel caso concreto va evidenziato come l’assicurato, alla luce del reddito conseguito nel periodo d’interesse nella sua attività indipendente, a lui noto, abbia effettivamente versato degli acconti insufficienti (cfr. consid. 7), siccome eccessivamente bassi.
È circostanza notoria che gli importi definitivi dei contributi, e quindi la differenza tra gli acconti versati e quanto dovuto, possono essere fatturati dall’amministrazione solo dopo l'emanazione della decisione di tassazione (STCA del 23 febbraio 2006, 30.2006.2) ciò che, in taluni casi, può avvenire anche alcuni anni dopo il conseguimento effettivo del reddito. Le norme volute con le modifiche dal 1° gennaio 2001 dell’OAVS sono la conseguenza della mancata tempestiva segnalazione da parte dell'assicurato alla Cassa di una modifica significativa (si consideri il limite del 25% dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS) del proprio reddito.
Gli interessi di mora possono dunque essere fissati unicamente dopo che sono stati stabiliti i contributi definitivi e con essi anche i contributi da versare a conguaglio, sempre che quest'ultimo importo sia inferiore al 25% dei contributi effettivamente dovuti. È quindi soltanto al momento della determinazione di questa somma (il conguaglio) che gli interessi diventano esigibili.
2.8. A questo proposito, l'insorgente sostiene l'inapplicabilità dell'art. 41bis OAVS alla fattispecie, poiché questa norma "costituisce un corpo totalmente estraneo al sistema impositivo e di percezione dei contributi AVS previsto in generale" (doc. I punto 7). Inoltre, l'art. 41bis OAVS è contemplato in un'ordinanza e non in una legge formale e quindi non ha una base legale sufficiente, dato che l'art. 26 cpv. 2 LPGA concerne il pagamento di interessi di mora sulle prestazioni di una Cassa e non sui contributi che deve versare un assicurato.
Questa tesi è totalmente errata.
La nostra Massima istanza ha ribadito ancora di recente (STF 9C_202/2007 del 9 aprile 2008, consid. 3.1) che già prima dell'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della LPGA, l'art. 14 cpv. 4 lett. e LAVS costituiva la base legale formale per il prelievo degli interessi di ritardo. L'art. 26 cpv. 1 LPGA prevede che gli interessi di mora possono essere richiesti soltanto per pretese scadute di contributi, ciò che era già naturalmente possibile sotto il vecchio diritto. Dato che le norme d'esecuzione dell'OAVS rimangono in vigore anche dopo il 1° gennaio 2003 (STFA H 20/04 del 19 agosto 2004 = AHI 2004 S. 257), l'art. 41bis OAVS è ancora determinante per l'esigibilità degli interessi di mora. Il tenore dell'art. 26 cpv. 1 LPGA ("i crediti di contributi dovuti sottostanno a interessi di mora") non impedisce infatti l'applicazione delle disposizioni d'esecuzione dell'OAVS anche dopo il 1° gennaio 2003 (STF 9C_202/2007 del 9 aprile 2008, consid. 3.2).
La LPGA non ha dunque modificato l'art. 41bis OAVS. Infatti, quest'ultimo disposto, in vigore nella sua formulazione attuale dal 1° gennaio 2001, è una regolamentazione propria e specifica (lex specialis) al campo dei contributi AVS/AI/IPG. Di conseguenza, l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della LPGA e del suo art. 26 cpv. 1, siccome disposto d'ordine generale applicabile a tutti i campi del diritto delle assicurazioni sociali, non ha alcuna incidenza sulla regolamentazione specifica in materia di contribuzione sociale degli indipendenti di cui all'art. 41bis cpv. 1 lett. f. OAVS (STF 9C_173/2007 del 15 aprile 2008), alla quale deve lasciare quindi spazio.
2.9. Quanto alla contestazione dell'applicazione dei disposti OAVS che regolano la riscossione degli interessi di mora, occorre evidenziare che è corretto ritenere che spetta alla Cassa di compensazione, in virtù dell'art. 24 cpv. 2 OAVS, stabilire i contributi d'acconto sulla base del reddito presumibile dell'anno di contribuzione e che, per fare ciò, essa può fondarsi sul reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi.
Tuttavia, è altrettanto vero che i debitori dei contributi personali quali indipendenti o persone senza attività devono, come evidenziato, fornire alle Casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, segnalando le divergenze sostanziali dal reddito presumibile.
Come impone l'art. 24 cpv. 4 OAVS, infatti, secondo cui le persone tenute a pagare i contributi devono dare alle casse di compensazione le indicazioni necessarie per la fissazione dei contributi d'acconto, gli assicurati devono presentare, se richiesti, i giustificativi e segnalare le divergenze sostanziali dal reddito presumibile, in difetto di che le casse fissano i contributi d'acconto in una decisione sulla base dei dati (vecchi) a loro disposizione. L’assicurato debitore di contributi ha quindi l'obbligo di segnalare tempestivamente le modifiche del suo reddito rispetto al periodo precedente, che generalmente funge da base di calcolo per la percezione degli acconti, onde evitare le note (spiacevoli) conseguenze.
In effetti, il ricorrente non è soggetto passivo della procedura che compete unicamente alla Cassa, ma è attore con precisi obblighi non solo riguardo al pagamento dei contributi (ed alla corretta compilazione dei dati fiscali per la percezione dei contributi), ma anche alla segnalazione di modifiche significative del suo reddito che incidano sulla percezione dei contributi d’acconto, sia a suo favore sia a suo svantaggio. Questo obbligo traspare molto chiaramente dall'art. 24 cpv. 4 OAVS, secondo cui, infatti, non è vero che l'obbligo dell'assicurato di dare alla Cassa tutti gli elementi necessari per fissare i contributi d'acconto sorga solo a seguito di una richiesta formulata dalla Cassa stessa, la quale fissa a tal proposito un termine (art. 24 cpv. 5 OAVS). Questo termine si riferisce in realtà unicamente alla presentazione di giustificativi che la Cassa può richiedere all'assicurato (art. 24 cpv. 4 OAVS) nel caso in cui debba appurare, per verifica, i contenuti delle nuove indicazioni date da quest'ultimo per fissare i contributi d'acconto che si basano su determinati giustificativi che tardano ad essere prodotti (art. 24 cpv. 5 OAVS).
Nella fattispecie, l'insorgente avrebbe pertanto dovuto farsi parte diligente - come senz’altro avrebbe fatto se il suo reddito fosse improvvisamente calato in maniera significativa, postulando il versamento di acconti inferiori rispetto al periodo precedente - e segnalare subito alla Cassa di compensazione i redditi effettivi conseguiti nel 2003 (art. 24 cpv. 4 OAVS), in modo tale che la Cassa potesse subito fissare adeguati contributi personali AVS/AI/IPG/AF da versare per quell'anno.
Questa inattività, a mente del Tribunale cantonale delle assicurazioni (al riguardo cfr. STF 9C_202/2007 consid. 3.4), ha fatto sì che si sia configurata una situazione di ritardo nel pagamento dei contributi dovuti dal ricorrente, tale da imporre poi l'applicazione dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS e tale così da obbligare l'assicurato a versare degli interessi moratori.
Precisamente, il ricorrente avrebbe dovuto versare, entro il 1° gennaio dell’anno seguente la fine dell’anno civile successivo a quello di contribuzione, degli acconti non inferiori al 25% dei contributi effettivamente dovuti - detto in altri termini, l'importo da versare a conguaglio non doveva essere superiore al 25% dei contributi effettivamente dovuti -, onde non incorrere nella sanzione dell'accollamento di interessi di mora; ciò che però non è stato fatto.
In questo senso, va osservato che quando nel 2007 l'assicurato ha ricevuto la decisione di fissazione dei contributi con l'indicazione del conguaglio dei contributi personali ancora da pagare, egli era già in ritardo con il relativo pagamento.
Questo è l'unico motivo per il quale gli sono stati caricati degli interessi di mora. Pertanto, come specificato più dettagliatamente in seguito, il ritardo con cui la Cassa di compensazione ha emanato la decisione di conguaglio (nel 2007) non ha avuto alcuna influenza sulla realizzazione di questo stato di fatto e sulla conseguente contabilizzazione di interessi di mora giusta l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS a carico dell'assicurato.
Alla stessa stregua, totalmente marginale è pure il momento in cui l'assicurato ha spedito all'autorità fiscale le sue dichiarazioni fiscali, quando quest'ultima gli ha notificato le tassazioni 2003A e 2003B e quando il fisco le ha trasmesse alla Cassa.
La data della comunicazione dei redditi conseguiti dall'assicurato da parte dell'autorità fiscale all'amministrazione ha rilevanza unicamente perché, prima di allora, la Cassa non è in grado di fissare definitivamente i contributi personali dovuti dagli indipendenti, perciò non le si può imputare alcun ritardo né una negligenza nell'agire nei confronti del ricorrente. In questo senso, le lamentele espresse dall'assicurato si rivelano essere infondate.
Il pagamento della somma a conguaglio è avvenuto, a richiesta dell'amministrazione, nell'agosto 2007. L'insorgente si è quindi trovato in una situazione simile alle altre ipotesi di ritardo trattate dalle lettere a-e del citato disposto dell'OAVS.
L’interesse di mora, dunque, tende a compensare un ingiustificato arricchimento del debitore della prestazione, che versa sul contributo effettivamente dovuto un acconto manifestamente insufficiente, conseguendo implicitamente un finanziamento per il mancato pagamento alla Cassa di congrui acconti.
2.10. È lapalissiano che l'assicurato conosca sempre prima della Cassa i suoi redditi effettivi conseguiti nell’anno d’interesse. La realtà evidenzia anche che l’assicurato viene a conoscere la decisione finale di tassazione degli stessi con largo anticipo rispetto alla Cassa, che invece deve attendere la comunicazione ufficiale da parte dell'Ufficio di tassazione competente. Questi lassi di tempo, come sottolineato dal ricorrente, sembrano essere divenuti particolarmente lunghi in __________ a seguito del cambiamento di tassazione nel 2003, anno in cui si è passati dalla tassazione biennale praenumerando a quella annuale postnumerando.
Nel corso dell'udienza esperita per la causa in cui il TCA ha esaminato il tema di fondo qui posto in discussione (STCA del 19 aprile 2007, inc. n. 30.2007.3), in merito ai ritardi delle autorità di tassazione nell’avviso alle Casse preposte all’applicazione della LAVS, i rappresentanti dell’amministrazione hanno osservato che l’attesa dei "… dati fiscali definitivi ossia delle decisioni cresciute in giudicato" appare lunga ed "è indubbio che in __________ vi sia un problema di trasmissione di questi dati, in particolare alla luce del passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale.".
Tale evidenza, che deve essere comunque affrontata e risolta a livello delle due amministrazioni __________, nulla toglie agli obblighi dell’assicurato riguardo alla segnalazione alla Cassa delle modifiche del suo reddito aziendale, compito, questo, che gli incombe sotto pena di versamento di interessi moratori.
Nella fattispecie, le richieste di versamento degli acconti sono state fissate sulla base della notifica di tassazione fiscale conosciuta dalla Cassa a quel momento, verosimilmente la tassazione 1997/1998.
Più concretamente, al termine dell'anno per il quale il contributo era chiesto, ma certamente nel 2004 (per quanto conseguito sino al 31 dicembre 2003), l'assicurato conosceva l’entità del proprio reddito quale indipendente, e ciò senza la necessità di attendere le notifiche di tassazione 2003A e 2003B dell'Ufficio di tassazione (per la 2003A, va osservato che trattandosi di periodo fiscale caduto nel vuoto di tassazione, essa non può crescere in giudicato, poiché è una semplice comunicazione e non una decisione impugnabile), rispettivamente l'ispezione da parte dell'autorità fiscale eseguita (solo) nel gennaio 2007.
Il ricorrente medesimo disponeva quindi dei dati necessari e della possibilità concreta di trasmettere alla Cassa le informazioni (ed eventualmente la documentazione) relative ai redditi (quasi) definitivi conseguiti nel 2003 prima ancora che fosse emessa la decisione di conguaglio dei contributi personali (nel 2007).
L'assicurato, nonostante gli obblighi fissati dall'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS - conforme all'art. 26 LPGA (STF 9C_202/2007 del 9 aprile 2008 e STF 9C_173/2007 del 15 aprile 2008) ed alla Costituzione -, ha invero omesso una tempestiva comunicazione alla Cassa di compensazione dei suoi redditi conformemente all'art. 24 cpv. 4 OAVS. Se vi avesse provveduto, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una situazione di mora, dato che gli acconti versati si palesavano sin da allora – come si sono poi rivelati essere – manifestamente inferiori ai contributi effettivamente dovuti per ogni anno in esame e ciò oltre il limite del 25% specificatamente previsto dall'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS.
Come detto, alla Cassa non può essere mosso alcun rimprovero, non essendo imposto all’amministrazione un puntuale controllo ed avendo la stessa applicato correttamente i disposti della citata Ordinanza fissando, in assenza di una comunicazione contraria da parte del diretto interessato (art. 24 cpv. 4 OAVS), i contributi d'acconto sulla base del reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi ad essa nota (art. 24 cpv. 2 OAVS).
L'amministrazione, come indicato, non poteva sapere che il reddito effettivo del ricorrente conseguito nel 2003 divergeva dal reddito presumibile fino a quel momento conosciuto ed in maniera così importante. Non disponendo di dati diversi e più recenti, la Cassa non era nelle condizioni di adeguare i contributi d'acconto (art. 24 cpv. 3 OAVS) e - correttamente - la decisione di fissazione dei contributi definitivi è giunta nel 2007, ossia solo una volta conosciuto dall'amministrazione (e non solo dal ricorrente e dall'autorità fiscale) il reddito che l'insorgente ha effettivamente conseguito nell'anno 2003.
Vero è che le casse di compensazione domandano alle competenti autorità fiscali cantonali le indicazioni necessarie al calcolo dei contributi (art. 27 cpv. 1 OAVS), che queste ultime trasmettono man mano le indicazioni per ogni anno fiscale alle casse di compensazione (art. 27 cpv. 2 OAVS) e che l'autorità fiscale cantonale che non ha ricevuto nessuna domanda di comunicazione per una persona esercitante un'attività lucrativa indipendente il cui reddito può essere stabilito conformemente all'art. 23 OAVS trasmette spontaneamente gli elementi di calcolo alla cassa cantonale di compensazione, la quale li inoltra, ove occorra, alla cassa di compensazione competente (art. 27 cpv. 3 OAVS). Ciò non allevia comunque l'assicurato dal suo obbligo di notificare convenientemente all'amministrazione le modifiche significative per la percezione di acconti sufficienti.
L'art. 27 OAVS si riferisce alla procedura di determinazione dei contributi dovuti, mentre l'art. 24 OAVS ha specifica attinenza con i contributi d'acconto (in questo senso la marginale).
Nemmeno l'art. 24 cpv. 2 OAVS viene pertanto in aiuto all'assicurato. Infatti, questo disposto permette alle casse di compensazione di stabilire i contributi d'acconto sulla base del reddito presumibile dell'anno di contribuzione. Per fare ciò, esse possono fondarsi sul reddito determinante per l'ultima decisione di fissazione dei contributi, ma fintanto che l'amministrazione non viene a conoscenza in modo ufficiale, ossia mediante la trasmissione delle notifiche di tassazione da parte dell'autorità fiscale o mediante l'assicurato medesimo, del reddito aziendale, essa non può procedere con la fissazione di (nuovi) adeguati acconti e, conseguentemente, deve continuare a richiedere all'assicurato i contributi d'acconto da versare basandosi (soltanto) sull'ultima tassazione ad essa nota.
Stanti le considerazioni che precedono, non v'è pertanto nulla da recriminare all'amministrazione per il suo agire, la quale ha correttamente seguito il senso e lo scopo delle norme legali applicabili. Una negligenza, semmai, è da ricondurre al solo ricorrente - che aveva sicuramente un primario interesse a definire la questione - per non averle tempestivamente segnalato, giusta gli artt. 23 cpv. 5 e 24 cpv. 4 OAVS, le concrete divergenze - peraltro da lui facilmente riconoscibili - fra il suo reddito effettivo e gli acconti versati negli anni precedenti. Se avesse agito in tal senso, avrebbe sicuramente evitato di far sorgere a suo carico degli interessi di ritardo in virtù dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS (STF 9C_202/2007 consid. 3.4).
Da questo profilo, dunque, l'applicazione dell'ultima norma appena citata si rivela corretta, mentre le contestazioni del ricorrente in proposito vanno integralmente respinte.
2.11. La questione dell'accollamento di interessi di mora all'assicurato "per colpa" della Cassa è stata affrontata dalla Cassa CO 1, che il 21 dicembre 2006 l'ha sottoposta, per chiarimenti, all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).
Come rammentato nella citata pronuncia di questo Tribunale del 19 aprile 2007 (inc. n. 30.2007.3, consid. 2.9), l'UFAS così si è espresso in merito:
" (…) Per quanto concerne i lavoratori indipendenti la tassazione definitiva e dunque la fissazione dei contributi è spesso effettuata molto tempo dopo l'anno contributivo determinante. Non è raro che gli acconti versati per i contributi siano troppo bassi e che l'importo mancante possa essere fatturato solo qualche anno dopo. Di regola, in questi casi gli interessi di mora non vengono riscossi. Solo se i contributi d'acconto sono inferiori di almeno il 25% per cento all'importo effettivamente dovuto, si chiede all'assicurato di segnalare alla cassa di compensazione le divergenze esistenti non appena è in grado di determinarle in virtù della chiusura dei conti (art. 24 cpv. 4 OAVS; N. 1144 DIN). Se omette di pagare la differenza entro la fine dell'anno civile seguente l'anno contributivo, iniziano a correre gli interessi di mora secondo l'articolo 41bis capoverso 1 lettera f OAVS.
Nei casi da voi menzionati, gli assicurati non hanno comunicato le informazioni richieste e non hanno versato la differenza, dando così il via al meccanismo degli interessi di mora. L'obbligo di versare interessi di mora non è dunque da ricondurre in alcun caso al ritardo nella fissazione dei contributi. In realtà, il ritardo nella trasmissione delle dichiarazioni fiscali e nella determinazione dei contributi contribuisce solo ad allungare il periodo di mora e aumentare così l'importo dovuto per gli interessi. Il semplice fatto che la decisione relativa ai contributi si faccia attendere così a lungo dovrebbe, ben al contrario, spingere gli interessati a versare quanto prima la differenza, al fine di evitare elevati interessi di mora.
Dal canto nostro, partiamo dal presupposto che la cassa di compensazione abbia informato sufficientemente i lavoratori indipendenti sui loro obblighi in materia. Considerata la situazione, nonostante il ritardo nella fissazione dei contributi, non vi è per principio alcun motivo di rinunciare alla riscossione degli interessi."
Occorre ancora evidenziare che nella decisione impugnata la Cassa ha rilevato di aver informato (alla fine del 2000) tutti gli assicurati ad essa affiliati riguardo all'importante modifica del calcolo degli interessi di mora in vigore dal 1° gennaio 2001 (doc. A punto 5). E meglio che, in virtù dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, dal 1° gennaio 2003 gli interessi di mora sarebbero stati prelevati qualora i contributi ancora dovuti a conguaglio per il 2001 sarebbero stati superiori al 25% dei contributi totali definitivi da versare. In uno dei primi giudizi in materia di interessi moratori e compensativi (STCA dell’8 ottobre 2002, inc. n. 30.2002.93), il TCA aveva già evidenziato tale informazione dell'amministrazione ai (in quel caso) datori di lavoro.
Va comunque osservato che se l'insorgente non avesse ricevuto tale informazione, egli non potrebbe prevalersene, ritenuto come nessuno è protetto dall'ignoranza della legge (STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000, consid. 2; DTF 124 V 215, consid. 2b)aa) e la giurisprudenza ivi citata; STCA del 14 novembre 2006, inc. n. 30.2006.46, STCA del 4 dicembre 2002, inc. n. 30.2002.201).
Sempre a proposito di questa tematica, il 18 dicembre 2006 Maximilian Reimann, membro del Consiglio degli Stati, ha sottoposto al Consiglio federale un postulato con cui ha chiesto di verificare se le Casse di compensazione non debbano condonare gli interessi di mora del 5% applicati sui contributi AVS arretrati se il ritardo del pagamento non è imputabile al contribuente.
Il 28 febbraio 2007 il Consiglio Federale ha espresso il suo parere nei seguenti termini (http://search.parlament.ch/i/print/homepage/cv-geschaefte.htm?gesch_id=20063736):
" Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, nell'AVS gli interessi di mora mirano alla compensazione forfetaria delle perdite d'interessi subite dall'assicurazione - al contrario degli assicurati, che invece ne beneficiano - in caso di ritardo nel pagamento di contributi. Pertanto, per quanto attiene all'obbligo di versare interessi di mora e alla sua durata, è del tutto irrilevante se il ritardo nella fissazione o nel versamento dei contributi sia imputabile alla cassa di compensazione o all'assicurato. È vero che il sistema degli interessi di mora previsto nell'AVS è un po' schematico e relativamente severo, ma lo è nell'interesse dell'assicurazione. D'altro canto non si può cercare una soluzione individuale per ogni caso. Inoltre una severa regolamentazione in merito fa sì che gli assicurati versino più rapidamente i contributi dovuti.
Far dipendere l'obbligo di versare interessi di mora dalla responsabilità del ritardo ne inficerebbe la funzione compensativa e implicherebbe complicazioni amministrative. Se i contribuenti adempiono ai loro obblighi legali, la riscossione d'interessi di mora è praticamente esclusa. In questi casi, nemmeno gravi ritardi nella comunicazione fiscale comportano l'obbligo di versare interessi di mora. Ciononostante, se tale versamento dipendesse da una colpa, le casse di compensazione dovrebbero verificare in ogni singolo caso se i contribuenti siano responsabili o meno del ritardo nel pagamento. Questo aumenterebbe considerevolmente gli oneri e renderebbe più frequente il ricorso alle vie legali. Nei rari casi in cui il versamento d'interessi di mora è chiaramente imputabile alla cassa di compensazione, nel diritto vigente si possono trovare soluzioni adeguate. Infine va notato che sono concessi interessi compensativi del 5 per cento per contributi non dovuti che vengono restituiti o compensati dalle casse di compensazione. Il principio di dipendenza da una colpa dovrebbe allora essere applicato anche agli interessi compensativi. In questo caso la cassa di compensazione dovrebbe chiarire ogni volta il motivo per cui sono stati versati contributi troppo elevati. Questo richiederebbe accertamenti delicati e onerosi.
Pertanto il Consiglio federale non ritiene adeguato far dipendere il versamento d'interessi di mora dell'AVS dalla responsabilità del ritardo. D'altra parte anche il Parlamento si è espresso in tal senso nell'ambito della 10a revisione dell'AVS.",
ed ha quindi proposto di respingere il postulato.
Questi concetti sono stati in sostanza ripresi nella citata sentenza del 9 aprile 2008 (STF 9C_202/2007 consid. 3.3.1), in cui il Tribunale federale ha ribadito che in merito all'obbligo di pagare degli interessi di ritardo nell'ambito dei contributi non è determinante se la fissazione dei contributi o il pagamento degli stessi dipende da una colpa addebitabile all'assicurato o alla Cassa di compensazione (STFA H 221/90 del 24 gennaio 1992 = ZAK 1992 pag. 167 seg. consid. 4b). Siccome l'obbligo di pagare degli interessi di mora esiste anche quando il ritardo è ascrivibile ad una colpa della Cassa di compensazione, gli interessi vanno giustamente fatti valere quando dovesse presentarsi un'omissione da parte di un'altra amministrazione, segnatamente dell'autorità fiscale (STF 9C_202/2007 consid. 3.3.2).
Non va dimenticato in proposito che "dem Verzugszins die Funktion eines Vorteilsausgleichs wegen verspäteter Zahlung der Hauptschuld zukommt (BGE 129 V 345 E. 4.2.1 S. 347). Die Verzugszinsen bezwecken unbekümmert um den tatsächlichen Nutzen und Schaden, den Zinsverlust des Gläubigers und den Zinsgewinn des Schuldners in pauschalierter Form auszugleichen. Hingegen weist der Verzugszins nicht pönalen Charakter auf und ist unabhängig von einem Verschulden am Verzug geschuldet." (STF 9C_202/2007 consid. 3.3.1).
2.12. Gli interessi di mora regolamentati dall'art. 41bis cpv. 1 OAVS, come visto, cessano di decorrere soltanto con il pagamento completo dei contributi (art. 41bis cpv. 2 OAVS). Questo significa che fintanto che tutti i contributi personali dell'assicurato dovuti per l'anno 2003 non sono stati versati alla Cassa di compensazione, non è possibile non conteggiare all'interessato degli interessi di ritardo.
E ciò, indipendentemente da quando questi contributi personali siano stati definitivamente fissati dalla Cassa.
Con decisione del 10 luglio 2007 la Cassa ha fissato i contributi personali (ancora) dovuti dall'assicurato per il 2003. Ciò significa dunque che non tutti i contributi personali per quell'anno erano già stati pagati dall'interessato. In virtù di quanto precede, discende che, a buon diritto, degli interessi di ritardo sono dovuti sull'importo rimasto scoperto.
Ora, l'amministrazione ha confermato che il ricorrente ha già pagato i contributi da compensare fissati con la citata decisione. Ma, fino ad allora (art. 42 cpv. 1 OAVS), vanno prelevati degli interessi di mora del 5% (art. 42 cpv. 2 OAVS).
Infatti, applicando l'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, risulta che i contributi d'acconto versati dall'insorgente (Fr. 24'993,20) sono almeno il 25% inferiori ai contributi che egli doveva effettivamente corrispondere - entro il 1° gennaio dopo il termine dell'anno civile seguente l'anno di contribuzione - per l'anno di contribuzione 2003 (Fr. 71'546,55). In altri termini, il conteggio finale degli importi ancora da versare, ossia il conguaglio (Fr. 46'553,35), è superiore all'importo limite rilevante (Fr. 17'886.-), corrispondente al 25% dei contributi effettivamente dovuti nell'anno di contribuzione.
Pertanto, sulla differenza ancora esatta per il 2003 - siccome gli interessi vengono calcolati sul differenziale, ovvero sui contributi da compensare (Fr. 46'553,35) e quindi non solo sulla parte superante il 25%, come ricordato nella citata sentenza 30.2007.3 -, l'assicurato deve pagare degli interessi di mora del 5% a far data dal 1° gennaio dopo il 31 dicembre dell'anno civile seguente (2004) l'anno di contribuzione (2003), quindi dal 1° gennaio 2005 (cfr. consid. 7).
Questi interessi decorrono poi, come detto, fino al momento del loro versamento completo, che in specie si è realizzato con l'accreditamento della somma esatta sul conto corrente della Cassa di compensazione il 9 agosto 2007. Fino a quell'istante, dunque, il ricorrente si trovava in mora nei confronti dell'amministrazione.
Visto quanto precede, la tesi espressa dall'insorgente secondo cui la Cassa di compensazione non avrebbe avuto diritto di imputargli l'importo degli interessi di mora qui contestati è errata e come tale non deve essere tutelata.
Ne discende che, sulla base dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS, la Cassa di compensazione ha giustamente proceduto calcolando degli interessi di mora dal 1° gennaio 2005 al 9 agosto 2007 per i contributi personali da versare nel 2003, fissando in Fr. 6'071,35 gli interessi di ritardo maturati.
Occorre infine specificare che i contributi totali dovuti dall'assicurato sono considerati, a giusta ragione, il 100% da versare e quindi vanno utilizzati come base di calcolo per fissare l'importo limite che indica se v'è stato un superamento del 25% che, in tal caso, viene sanzionato con il computo di interessi di mora. L'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS stesso, implicitamente, puntualizza che i contributi effettivamente dovuti rappresentano il 100%. La legge medesima contiene già la regolamentazione sufficiente che pone le basi di calcolo per determinare l'esistenza di interessi di mora.
2.13. Tutto ben considerato, ne deriva che alcun rimprovero può dunque essere mosso nei confronti della Cassa di compensazione per aver addebitato al ricorrente il summenzionato interesse di ritardo in funzione dell'art. 41bis cpv. 1 lett. f OAVS.
Il ricorso deve essere integralmente respinto.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
Il ricorso è respinto.
Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti