Incarto n. 11.2015.39
Lugano 11 maggio 2017/jh
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
G. A. Bernasconi, presidente, Giani e Grisanti
vicecancelliera:
F. Bernasconi
sedente per statuire nella causa DM.2011.161 (divorzio su richiesta unilaterale, poi su richiesta comune con accordo parziale) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 17 giugno 2011 da
AP 1 (patrocinato dall'avv. PA 1)
contro
AO 1 (patrocinata dall'avv. PA 2),
giudicando sull'appello del 12 maggio 2015 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il 10 aprile 2015;
Ritenuto
in fatto: A. AP 1 (1960) e AO 1 (1960) si sono sposati a __________ il 12 settembre 1986. Dal matrimonio sono nati F__________, il 21 febbraio 1990, e G__________, il 21 gennaio 1993. Il marito è amministratore delegato della __________, __________, presidente del consiglio di amministrazione della __________, __________, e membro del consiglio di amministrazione della __________, __________. Di formazione igienista dentale, la moglie lavora a tempo parziale per il dott. __________ a __________. I coniugi si sono separati nel gennaio del 2009, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale (proprietà per piani n. 714, 715, 716 e 1414 della particella n. 641 RFD di __________, sezione __________, comproprietà dei coniugi in ragione di un mezzo ciascuno) per trasferirsi in un appartamento a __________.
B. In esito a un'istanza a protezione dell'unione coniugale presentata il 28 ottobre 2009 da AP 1, con sentenza del 2 maggio 2011 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie e ha obbligato il marito a versare un contributo alimentare per quest'ultima di fr. 10 528.– mensili dal gennaio del 2009 in poi (inc. DI.2009.1556). Un appello presentato da AP 1 contro tale sentenza è stato parzialmente accolto da questa Camera, che con sentenza del 22 agosto 2012 (rettificata il 25 settembre successivo) ha fissato il contributo alimentare per la moglie in fr. 7675.– mensili dal novembre del 2009 (inc. 11.2011.59 e 11.2012.106).
C. Nel frattempo, il 17 giugno 2011, AP 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore, proponendo la suddivisione a metà delle prestazioni d'uscita accumulate dai coniugi durante il matrimonio presso il rispettivo istituto di previdenza professionale e postulando lo scioglimento della comproprietà sull'abitazione di __________ mediante vendita ai pubblici incanti. Egli ha sollecitato inoltre la liquidazione del regime dei beni nel senso che “al marito pertoccano fr. 396 180.13 e alla moglie fr. 370 180.13”, pretendendo da quest'ultima altresì il versamento di fr. 38 612.20. Infine egli ha offerto a AO 1 un contributo alimentare di fr. 4350.– mensili fino all'emanazione della sentenza di divorzio, oltre al pagamento delle imposte.
D. Nella sua risposta del 24 novembre 2011 AO 1 ha aderito al principio del divorzio, allo scioglimento della comproprietà e alla divisione a metà dei rispettivi averi previdenziali, ma ha rivendicato il versamento di fr. 400 000.– in liquidazione del regime dei beni, oltre alla metà di quanto depositato su un conto __________ “3° pilastro”, e ha chiesto un contributo alimentare indicizzato di fr. 14 160.– mensili fino al settembre del 2025 e di fr. 7000.– mensili dopo di allora, senza limiti di tempo.
E. All'udienza del 23 aprile 2012, indetta per il tentativo di conciliazione, i coniugi si sono accordati sul principio del divorzio. Per il resto essi hanno confermato le rispettive domande e l'attore si è visto assegnare un termine di 30 giorni per presentare una replica scritta. Con replica del 21 maggio 2012 e duplica del 25 giugno 2012 le parti hanno ribadito così i loro punti di vista, la moglie aumentando nondimeno la pretesa in liquidazione del regime dei beni a fr. 407 244.50 e il contributo alimentare per sé fino al settembre del 2025 a fr. 14 727.50 mensili.
F. Le prime arringhe si sono tenute il 19 settembre 2012 e l'istruttoria, iniziata l'8 novembre 2012, è terminata il 28 ottobre 2014. Alle arringhe finali del 5 dicembre 2014 AP 1 ha ribadito, sulla scorta di un allegato scritto, la richiesta di divorzio, di suddivisione a metà delle prestazioni d'uscita e di scioglimento delle comproprietà, proponendo di liquidare il regime dei beni nel senso che “ogni parte rimarrà proprietaria dei propri beni, i conti cointestati presso la __________ andranno suddivisi in ragione di fr. 312 387.38 al marito e di fr. 112 935.62 alla moglie e i dividendi e gli interessi maturati su tali conti andranno suddivisi per metà ciascuno dedotte le spese”, non senza negare ogni contributo alimentare alla moglie. AO 1 ha confermato, anch'essa sulla scorta di un memoriale scritto, il proprio punto di vista, riducendo tuttavia la pretesa in liquidazione del regime dei beni a fr. 389 180.12, rinunciando alla metà della polizza di 3° pilastro e diminuendo a fr. 10 856.– mensili la richiesta di contributo alimentare fino al settembre del 2025.
G. Statuendo il 10 aprile 2015, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha sciolto la comproprietà sull'immobile di __________, ordinandone la vendita ai pubblici incanti e stabilendo le modalità di divisione, ha liquidato il regime dei beni riconoscendo a ciascun coniuge fr. 212 661.50 oltre alla metà dei dividendi e degli interessi maturati dal 17 giugno 2011 sui conti presso la __________, ha obbligato il marito a versare alla moglie fr. 173 527.55 entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, ha riconosciuto a ciascun coniuge la metà della prestazione d'uscita conseguita dall'altro durante il matrimonio (ordinando la trasmissione degli atti dopo il passaggio in giudicato della sentenza al Tribunale cantonale delle assicurazioni per definire l'entità di tali prestazioni) e ha condannato AP 1 a versare un contributo alimentare indicizzato per la moglie di fr. 7220.– mensili fino all'ottobre del 2025 e di fr. 7000.– mensili dal novembre 2025 in poi, ‟automaticamente decurtatoˮ di tutte le rendite (I, II e III pilastro) della moglie. Le spese processuali di fr. 26 000.– complessivi sono state poste per tre quarti a carico del marito e per il resto a carico della moglie, alla quale il marito è stato tenuto a rifondere fr. 15 000.– per ripetibili ridotte. Così richiesto da AP 1, il 21 aprile 2015 il Pretore ha rettificato la decisione, precisando in fr. 146 527.55 la liquidazione del regime dei beni dovuta dal marito (inc. SO.2015.1779).
H. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 12 maggio 2015 in cui chiede di riformare il giudizio impugnato sopprimendo il contributo alimentare per la moglie dal novembre del 2025. In una lettera del 3 luglio 2015 AO 1 ha dichiarato di rinunciare a osservazioni, limitandosi a proporre il rigetto dell'appello. Il 22 gennaio 2016 AP 1 si è risposato con __________ B__________ (1967) e il 16 settembre 2016 ha prodotto un rendiconto rilasciato dal notaio __________ V__________ sulla destinazione del ricavo conseguito in seguito alla vendita dell'immobile a __________. AO 1, cui la documentazione è stata trasmessa, non ha reagito.
Considerando
in diritto: 1. Le sentenze in materia di divorzio sono impugnabili con appello entro 30 giorni dalla loro notificazione (art. 308 cpv. 1 lett. a e 311 cpv. 1 CPC), sempre che – ove si diano mere controversie patrimoniali – il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'entità e la durata del contributo alimentare in discussione davanti al Pretore. Quanto alla tempestività dell'appello, la sentenza del primo giudice è pervenuta al patrocinatore dell'attore il 13 aprile 2015. Introdotto il 12 maggio 2015, il rimedio giuridico in esame è pertanto ricevibile.
Il 16 settembre 2016 AP 1 ha prodotto il rendiconto rilasciato il 2 settembre precedente dal notaio __________ V__________ sulla destinazione del ricavo conseguito in esito alla vendita delle proprietà per piani n. 714, 715, 716 e 1414 della particella n. 641 RFD di __________, sezione __________, conteggio dal quale emerge che ogni comproprietario ha incassato fr. 1 071 818.95. Ora, nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). In concreto il consuntivo inerente al ricavo netto della vendita, avvenuta il 28 giugno 2016, è pacificamente successivo alla sentenza impugnata ed è stato tempestivamente esibito a questa Camera. Nulla osta di conseguenza alla sua assunzione.
Litigioso rimane, in appello, il contributo alimentare per la moglie dopo il pensionamento ordinario del marito, che interverrà nel novembre del 2025. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315 cpv. 1 CPC). Ora, riguardo al mantenimento il Pretore ha constatato anzitutto l'esistenza di un matrimonio di lunga durata (oltre vent'anni), dal quale sono nati due figli (ora maggiorenni), ciò che ha influito concretamente sulla situazione della moglie. E sulla scorta di quanto accertato nella procedura a tutela dell'unione coniugale egli ha ricordato che durante la vita in comune la moglie poteva contare su entrate per fr. 10 400.– mensili. Posto ciò, egli ha accertato i redditi di lei in complessivi fr. 3180.– mensili: fr. 2517.– mensili da attività lucrativa a tempo parziale e fr. 663.– mensili dalla sostanza (fr. 455 000.– con rendimento al tasso medio dell'1.75%). Ne ha concluso, il Pretore, che per vedersi assicurare il tenore di vita precedente la separazione mancano alla moglie fr. 7220.– mensili, somma che AP 1 è perfettamente in grado erogare e che va ridotta a fr. 7000.– mensili (come chiesto dalla moglie) dopo il pensionamento di lui. Il Pretore ha previsto infine che il contributo sia automaticamente decurtato da tutte le rendite pensionistiche percepite dalla moglie, ricordando alle parti la possibilità di chiedere una modifica della sentenza ‟dandosi mutamenti di rilievo, segnatamente con il passaggio al pensionamentoˮ.
I criteri che presiedono allo stanziamento di un contributo alimentare dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare (art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati rias-sunti dal Pretore (pag. 8 in basso) e diffusamente illustrati da questa Camera (RtiD I-2014 pag. 734 consid. 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale giudizio basti rammentare che per definire il contributo alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con influsso concreto sulla sua situazione finanziaria – come
nella fattispecie – si procede in tre tappe (DTF 141 III 469 consid. 3.1 con rinvii). In primo luogo si determina il debito mantenimento dopo avere accertato livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica, livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto possibile anche in seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una lunga separazione (oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita sostenuto durante la separazione. In secondo luogo si esamina in che misura ogni coniuge possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena descritto. In terzo luogo, sempre che in esito alla seconda tappa il coniuge richiedente non risulti poter finanziare da sé il proprio mantenimento oppure ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente la capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al principio della solidarietà postmatrimoniale (RtiD II-2013 pag. 788 n. 3c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2016.44 del 19 ottobre 2016, consid. 3).
Di norma un contributo di mantenimento dopo il divorzio non è vitalizio. È dovuto per il tempo necessario affinché il coniuge creditore riacquisti la propria autonomia finanziaria, compresa un'adeguata previdenza professionale La durata del contributo dipende così dalle prospettive che il beneficiario ha di garantire da sé il proprio debito mantenimento. Il sistema dello splitting e degli accrediti per compiti educativi o assistenziali, introdotto con la decima revisione dell'AVS (in vigore dal 1° gennaio 1997) e la divisione dell'avere di vecchiaia prevista dagli art. 122 seg. CC permettono, di regola, di evitare lacune di previdenza nel periodo anteriore al divorzio. In linea di massima, pertanto, il contributo alimentare è dovuto solo fino al pensionamento del beneficiario (DTF 141 III 469 consid. 3.2.1; sentenza del Tribunale federale 5A_769/2016 del 21 febbraio 2017 consid. 5.2; RtiD I-2005 pag. 756 con rinvii, da ultimo: I CCA sentenza inc. 11.2012.107 del 24 marzo 2015, consid. 22b). Determinante in ogni modo non è il raggiungimento dell'età pensionabile, quanto la modifica effettiva dei redditi (sentenza del Tribunale federale 5A_726/2011 dell'11 gennaio 2017, consid. 4.3 con rinvio). Se il creditore alimentare non è in grado di sopperire da sé al proprio debito mantenimento, il contributo può essere dovuto a vita, sempre che l'obbligato disponga di mezzi sufficienti (sentenza del Tribunale federale 5A_748/2012 del 15 maggio 2013, consid. 6.3.3 in: FamPra.ch 2013 pag. 759; I CCA, sentenza inc. 11.2012.107 del 24 marzo 2015, consid. 22b).
a) Dalla sentenza emanata il 2 maggio 2011 dal Pretore a tutela dell'unione coniugale e da quella emessa il 22 agosto 2012, da questa Camera risulta che, prima della separazione, la moglie aveva un tenore di vita quantificabile in complessivi fr. 124 850.– annui così composti: commestibili fr. 5000.–, vettura __________ fr. 8205.–, ristoranti fr. 2500.–, telefoni e televisione fr. 4263.–, elettricità fr. 900.–, vestiario fr. 7500.–, sport fr. 1900.–, lavanderia fr. 540.–, sartoria fr. 350.–, dischi e video fr. 200.–, libri, riviste e giornali fr. 898.–, fiori e piante fr. 350.–, regali fr. 1500.–, beneficenza fr. 2000.–, spese bancarie e carte di credito fr. 490.50, varie fr. 500.–, cinema e spettacoli fr. 500.–, tempo libero e palestra fr. 1300.–, pulizie fr. 6000.–, “altra salute-fisio” fr. 500.–, “tutto per gli occhi” fr. 800.–, premio della cassa malati fr. 4500.–, franchigia e partecipazione ai costi fr. 2500.–, corsi per adulti fr. 1420.–, corsi di aggiornamento DH fr. 2172.–, altre assicurazioni fr. 2265.–, contributo “terzo pilastro” fr. 6300.–, parrucchiere fr. 1700.–, cosmetici per capelli fr. 260.–, prodotti cosmetici fr. 1089.–, profumi fr. 800.–, computer, stampante e tecnico PC fr. 3220.–, apparecchio fotografico fr. 875.–, “altro foto” fr. 2550.–, viaggi e vacanze fr. 14 000.–, spese condominiali fr. 14 000.–, spese extra fr. 1000.–, imposte fr. 20 000.–, onde una media di fr. 10 400.– mensili arrotondati.
b) AP 1 contesta che il tenore di vita della moglie, calcolato dal Pretore in fr. 10 400.– mensili (come si è appena visto), possa “semplicemente e semplicisticamente far riferimento a quanto accertato nelle misure a tutela dell'unione coniugale”, già per il fatto che in quell'ambito gli accertamenti erano limitati alla verosimiglianza, ciò che non è il caso nella determinazione del contributo dopo il divorzio. A suo avviso “le poste riconoscibili, se non comprovate in modo certo, come d'altra parte la controparte non ha comprovato, devono limitarsi a quanto di fatto ammesso dall'appellante in prima sede, segnatamente nelle conclusioni”. Egli respinge il rimprovero mossogli dal primo giudice di non avere dimostrato nulla in merito al tenore di vita, rilevando che spettava alla moglie, creditrice alimentare, recare prove. Premesso ciò, per l'appellante tutto quanto può essere riconosciuto come dispendio della moglie ammonta a fr. 6245.– mensili. Egli reputa poi ingiustificato ammettere dopo il pensionamento di lei il contributo “terzo pilastro” e la spesa per i corsi di aggiornamento e chiede di ridurre “in quanto non più giustificati” i costi per le pulizie, quelli per l'automobile, quelli per le ‟altre assicurazioniˮ, come pure le imposte. ‟Sproporzionateˮ sarebbero altresì le spese per il vestiario e per lo sportˮ, oltre a tutte le altre cifre ammesse forfettariamente dal Pretore. Infine l'appellante contesta la voce “beneficenza”, le “spese varie” e tutti i costi arrotondati e stimati “solo nell'ambito di una pura verosimiglianza e non con prova certa”.
c) Per quanto attiene al “debito mantenimento” nel senso dell'art. 125 cpv. 1 CC, esso consiste nel livello di vita sostenuto dai coniugi durante la vita in comune, cui si aggiungono le spese supplementari dovute all'esistenza di due economie domestiche separate (RtiD II-2016 pag. 602 consid. 7b con rinvio a DTF 135 III 160 consid. 4.3; sentenza del Tribunale federale 5A_421/2016 del 7 febbraio 2017 consid. 2.4). Nella risposta del 24 novembre 2011 AO 1 aveva fatto valere un tenore di vita di fr. 159 000.– annui (fr. 13 260.– mensili), affermando che i dati “possono essere desunti da quanto prodotto dalle parti, in specie dal marito, nella procedura di cui all'inc. DI.2009.1556 qui integralmente richiamato” (pag. 12). In replica AP 1 ha ammesso spese per fr. 14 369.– annui, rimproverando alla moglie di non “avere giustificato la sua maggiore pretesa riguardo ai costi dell'automobile (“dal riconosciuto fr. 4750.– a fr. 6750.–”), del vestiario (“da fr. 7000 a fr. 7500.–”), dello sport (“da fr. 1000.– a fr. 1900.–”), delle pulizie (“da fr. 3500.– a fr. 7600.–”), delle “altre assicurazioni” (“da fr. 1600.– a fr. 2265.–”), dei prodotti cosmetici (“da fr. 500.– a fr. 2149.–”) e delle “spese extra” (“da fr. 1000.– a fr. 20 000.–”), come pure le spese di beneficenza (“per fr. 1050.–”), e ha contestato interamente le spese per l'aggiornamento professionale (pag. 12 a 15). Con la duplica la moglie ha ribadito le risultanze della precedente procedura, limitandosi a indicare che “le contestazioni di controparte non fanno altro che riprendere pedissequamente quanto già proposto con appello 13 maggio 2011 (...); il ricorso sarà integralmente respinto e ne conseguirà che le rampogne sollevate da AP 1 con la replica, uguali in tutto e per tutto a quello dell'appello, non potranno essere considerate” (pag. 7).
d) Come questa Camera ha già avuto modo di rilevare proprio in relazione all'art. 125 cpv. 1 CC, in difetto di indicazioni più precise sul tenore di vita coniugale prima della separazione, gli accertamenti esperiti in una procedura a tutela dell'unione coniugale costituiscono pur sempre – nonostante la mera verosimiglianza – un punto di riferimento oggettivo (RtiD II-2004 pag. 582 consid. 4d, I-2005 pag. 778; da ultimo: I CCA, sentenza inc.11.2009.179 del 17 luglio 2013, consid. 10c). Resta il fatto che qualora nella susseguente causa di divorzio simile tenore di vita sia litigioso, spetta al coniuge che si vale di quei dati addurre gli elementi indispensabili per confermarli anche nel quadro di un pieno potere cognitivo (I CCA, sentenza inc. 11.2016.44 del 19 ottobre 2016, consid. 4b). In una causa di merito la verosimiglianza non è più sufficiente. In concreto spettava pertanto alla moglie dimostrare il tenore di vita sostenuto durante la comunione domestica. Poco importa che nella procedura a tutela dell'unione coniugale il marito non abbia contestato determinate voci di spesa. Ciò non gli preclude la facoltà di muovere obiezioni alle medesime voci di spesa nella causa di divorzio.
e) Nelle circostanze descritte occorre esaminare – da un lato – le poste del dispendio esposto dalla moglie che, secondo l'appellante, non possono essere riconosciute poiché non sono dimostrate e – dall'altro – le poste del dispendio che con il pensionamento dell'appellante non sarebbero più giustificate. Relativamente alle prime, la contestazione di AP 1 si riferisce alle spese “che in modo forfettario il Pretore ha quantificato in sede di misure a protezione dell'unione coniugale e ripreso nell'ambito della procedura di divorzio”. Circa le “spese extra” di fr. 1000.– annui, è vero che, come ha accertato questa Camera nella citata sentenza del 22 agosto 2012 (consid. 4l), la distinta prodotta dalla convenuta (doc. 11 nell'inc. DI.2009.1556) non permette di sapere a che esborsi la posta si riferisca concretamente, né a quel momento l'interessata aveva addotto spiegazioni. Sta di fatto che, come si è visto, il marito ha rimproverato alla moglie di non avere giustificato la maggior pretesa “da quanto riconosciuto (fr. 1000.–) a fr. 20 000.–” (sopra, consid. c). Perché fino a concorrenza di fr. 1000.– annui la pretesa non potesse essere accolta l'appellante non spiega. Certo, nel memoriale conclusivo l'interessato aveva contestato ogni spesa (pag. 19), ma si trattava di una contestazione tardiva (art. 230 CPC). Analoghe considerazioni valgono per la posta “varie” di fr. 500.– annui, ripresa finanche nell'elenco delle spese ammesse dal marito nel memoriale conclusivo (pag. 20). Per il resto l'appellante non precisa quali altre spese del dispendio esposto dalla moglie siano state “arrotondate e stimate”. Né l'appellante spiega perché tali poste, comprese nel tenore di vita durante la comunione domestica, andrebbero stralciate dal dispendio dopo il pensionamento. E non incombe a questa Camera inquisire d'ufficio in materia di contributi alimentari tra coniugi (art. 277 cpv. 1 CPC).
f) A ragione l'appellante fa valere invece che con il pensionamento AO 1 non dovrà più pagare il contributo al “terzo pilastro” di fr. 6300.– annui, versato appunto a fini previdenziali, né dovrà più svolgere corsi di aggiornamento professionale, quantificati in fr. 2172.– annui, la sua attività lucrativa cessando appunto con il pensionamento. Tali poste non possono perciò trovare spazio nel dispendio dopo il pensionamento ordinario della moglie.
g) Per quel che riguarda i costi del personale domestico che l'appellante chiede di ridurre da fr. 6000.– a fr. 3500.– annui, si conviene che nel frattempo AO 1 ha lasciato la villa di __________. Dopo il suo pensionamento inoltre essa avrà più tempo da dedicare al governo della casa e potrà sbrigare da sé gran parte delle faccende domestiche, senza dimenticare che l'abitazione di una persona sola è meno impegnativa rispetto a un alloggio destinato a quattro persone. Il minor costo della collaboratrice domestica trova dunque giustificazione oggettiva (nel medesimo senso: I CCA, sentenza inc. 11.2010.112 del 17 giugno 2013, consid. 6f). In mancanza di dati sul dispendio effettivo (salario e oneri sociali), che incombeva alla convenuta addurre, non si giustifica così di riconoscere più di quanto riconosce l'attore (fr. 3500.– annui).
h) L'appellante ritiene esagerati i costi d'automobile per una pensionata. Dimentica però che questi rientrano nel tenore di vita sostenuto durante la comunione domestica. Perché poi tali costi andrebbero ridotti a fr. 6856.– annui l'appellante non illustra, tanto meno se si pensa che tale cifra comprende solo il premio dell'assicurazione e l'imposta di circolazione, senza che sia dato di arguire come possa l'interessata usare un'automobile senza carburante e senza far fronte a spese di manutenzione.
i) In merito ai costi per il vestiario (fr. 7500.– annui) e lo sport (fr. 1900.– annui), l'appellante afferma che dopo il pensionamento della moglie essi “risultano sicuramente sproporzionati”. A parte il fatto però che egli non indica a quanto la cifra andrebbe ridotta, simili spese facevano parte del tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica, tant'è che il marito stesso le aveva inserite per l'ammontare di fr. 7000.– annui, rispettivamente di fr. 1000.–, nel dispendio della moglie. Non vi sono ragioni dunque per stralciarle dopo il pensionamento della beneficiaria.
l) Per quel che concerne le “altre assicurazioni”, secondo l'appellante la voce di spesa ‟non avrebbe alcun sensoˮ, poiché il premio della sola polizza contro la responsabilità civile e per la mobilia domestica non supera fr. 700.–. Se non che, davanti al Pretore egli ha sempre riconosciuto un esborso di fr. 1600.– annui (replica, pag. 14; memoriale conclusivo, pag. 20), sicché la nuova richiesta, non fondata su fatti o prove nuove, è irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC). Premesso ciò, dagli atti non è dato di dedurre, se non per le polizze indicate dall'appellante, a quali altre coperture assicurative si riferisca la pretesa della moglie, le assicurazioni correlate all'uso dell'automobile essendo conteggiate a parte. In condizioni del genere non è lecito riconoscere perciò più di quanto ammette il marito (fr. 1600.–).
m) Per l'appellante “è il colmo” dover finanziare oboli e oblazioni che la moglie devolve in beneficenza. Così argomentando, tuttavia, egli dimentica una volta ancora che la spesa faceva parte del tenore di vita sostenuto dalla consorte durante la comunione domestica, al punto che davanti al Pretore egli aveva ammesso fr. 1050.– di uscite (replica, pag. 13 in alto). Certo, nel memoriale conclusivo l'interessato ha poi contestato l'esborso (pag. 19), ma a quel momento la censura
era tardiva. Quanto agli atti, essi documentano versamenti
in beneficenza da parte di entrambi i coniugi (doc. 11 nell'inc. DI.2009.1556). Per la sola AO 1 si giustifica così di riconoscere la somma di fr. 1050.–.
n) Circa l'onere fiscale, l'appellante chiede di ridurre la stima del Pretore (fr. 20 000.– annui) a fr. 6000.– annui fondandosi sulla premessa che, dopo il pensionamento, decadrà interamente il contributo di mantenimento a suo carico. Come si vedrà, tuttavia, ciò è vero solo in parte. Ne segue che, valutate le presumibili rendite pensionistiche di circa fr. 2600.– mensili (sotto, consid. 6a), il presumibile reddito della sostanza (1%: art. 12j OPP 2 per analogia) calcolato su un capitale di fr. 1 526 818.– (sotto, consid. 6c) e il presumibile contributo di mantenimento, le entrate di AO 1 si attestano attorno ai fr. 60 000.– annui. Da queste va tolta l'usuale deduzione per gli “oneri assicurativi” di fr. 5200.– annui (fr. 1700.– per l'imposta federale), ma non quella per “altre spese professionali” (sopra, consid. 5f), onde un montante di fr. 54 800.– annui per l'imposta cantonale e comunale, rispettivamente di fr. 58 300.– per l'imposta federale diretta. L'onere tributario può ritenersi così di complessivi fr. 14 250.– annui (‹www.calcolatori.ti.ch/reddito_sostanza.jsp›, anno 2017, persone sole, Comune di __________).
o) In definitiva, il “debito mantenimento” della moglie dopo il pensionamento può essere accertato in fr. 106 510.– annui complessivi, pari a fr. 8875.– mensili (arrotondati).
a) La laconicità dei dati in merito alla situazione della moglie dopo il pensionamento impone prudenza. Con tutte le cautele del caso si può stimare che nell'ottobre del 2024 AO 1 percepirà una rendita AVS di fr. 2000.– mensili (http://acor-avs.ch/Exe_Calc.php?lg=it) e una rendita del
“secondo pilastro” nel cui calcolo si tiene conto di quanto versato dalla cassa pensione del marito (fr. 47 271.60: TCA, sentenza inc. 34.2015.27 del 18 dicembre 2015) e delle risultanze dei doc. S e 16–20, che le assicurerà non meno di fr. 250.– mensili (http://www.chaeis.net/it/lpp-previdenza-professionale/einzelpersonen/pensionierung/calcolatore-rendita.html). Quanto al “terzo pilastro”, dagli atti emerge che il conto aperto presso la Fondazione di previdenza Fisca di __________, stipulato nel 1995 (doc. M/10 nell'inc. 2009.1556 richiamato) è stato in parte riscattato nell'aprile del 2008 (risposta, pag. 14; replica, pag. 17 a metà; doc. M/13 nell'inc. 2009.1556 richiamato). Sta di fatto che almeno dal maggio del 2011 alla moglie sono stati riconosciuti fr. 6300.– annui per tale previdenza, sicché al momento del pensionamento il saldo del conto dovrebbe ammontare ad almeno fr. 100 000.–, convertibile in una rendita vitalizia, al tasso dell'1% (art. 12j OPP 2), di almeno fr. 375.– mensili (fr. 100 000.– ./. 22.00 ./. 12: Stauffer/Schätzle/Weber, Barwerttafeln und Berechnungsprogramme/Tables et programmes de capitalisation, 6ª edizione, pag. 178, tavola M1y). Si può stimare così in ultima analisi, sempre con le riserve del caso, che nell'ottobre del 2024 l'interessata disporrà di entrate per fr. 2625.– mensili. Di conseguenza il “debito mantenimento” di fr. 8875.– mensili risulta scoperto per fr. 6250.– mensili.
b) L'appellante fa notare che al momento del pensionamento la moglie dovrà anche intaccare la propria sostanza. A ragione. Chiamato a fissare importo e durata dell'obbligo di mantenimento dopo il divorzio, il giudice applica i criteri enumerati – in modo non esaustivo – dall'art. 125 cpv. 2 CC, fra i quali il patrimonio dei coniugi (n. 5), del quale fa parte il capitale ricevuto in liquidazione del regime dei beni (DTF 138 III 292 consid. 11.2, 134 III 146 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 5A_479/2015 del 6 gennaio 2016, consid. 4.3.3 con riferimenti; RtiD I-2005 pag. 776 consid. 4; I CCA, sentenza inc. 11.2011.191 del 16 dicembre 2013, consid. 17a). Se prima del pensionamento un coniuge divorziato non è tenuto – di norma – a consumare il proprio patrimonio per sovvenire a sé stesso qualora l'altro coniuge sia in grado di versargli un contributo alimentare senza erodere il proprio, dopo il pensionamento le cose cambiano, nel senso che il coniuge creditore può anche essere tenuto a usare averi personali (sentenza del Tribunale federale 5A_827/2010 del 13 ottobre 2011, consid. 5.2 e 5A_170/2016; sentenza del 1° settembre 2016, consid. 4.3.5; RtiD I-2005 pag. 776 consid. 4 con rinvii; I CCA, sentenza inc. 11.2014. 22 del 15 marzo 2016, consid. 8c).
c) In concreto il Pretore ha accertato la sostanza della moglie in fr. 455 000.–, importo non contestato. Dal conteggio allestito il 2 settembre 2016 del notaio __________ V__________ risulta poi che dalla vendita dell'immobile a __________ ogni coniuge ha ricavato fr. 1 071 818.95 netti, di modo che la sostanza di lei ammonta a complessivi fr. 1 526 818.–. In circostanze del genere si può ragionevolmente esigere che per far fronte al proprio debito mantenimento AO 1 attinga al proprio capitale, ricavando su un arco di tempo valutabile attorno a 25 anni (aspettativa statistica di vita pari a 26.06: Stauffer/ Schätzle/Weber, op. cit., pag. 429, tavola Z3), almeno fr. 4880.– mensili.
d) Nelle condizioni illustrate si può stimare dunque che al pensionamento AO 1 fruirà di entrate per complessivi fr. 7505.– mensili. Per vedersi garantire il proprio “debito mantenimento” (di fr. 8875.– mensili) le mancheranno in conclusione fr. 1370.– mensili.
Quanto alla capacità contributiva del marito dopo il pensionamento, il Pretore non ha accertato alcunché, limitandosi a rilevare che l'interessato sarà in grado di corrispondere alla moglie fr. 7000.– mensili, “considerato che egli non dovrà più versare alcun contributo ai figli e potrà contare nuovamente su significativa sostanza”. L'appellante obietta che la tesi secondo cui, di fatto, il pensionamento non avrà ripercussioni sul suo tenore di vita” è insostenibile già a prima vista, poiché “come va in pensione la moglie va in pensione anche il marito e quindi le entrate su cui egli potrà far conto saranno sicuramente molto inferiori a quelle di oggi”. Ci si può domandare se una critica tanto generica sia sufficientemente motivata. Comunque sia, formulare prognosi precise nel caso specifico non è possibile, tanto che – come lo stesso appellante ammette – dagli atti non “è fattibile prevedere l'esatta situazione reddituale dell'appellante al momento del pensionamento, per cui come d'altra parte il Pretore ha riservato (...) soprattutto con il pensionamento occorrerà postulare una modifica della sentenza di divorzio”. Ad ogni buon conto, con tutte le debite riserve, nulla lascia presagire sin d'ora che a quel momento AP 1 non sarà in grado di far fronte al proprio “debito mantenimento” (da lui quantificato in fr. 8241.– mensili: replica, pag. 16; memoriale conclusivo, pag. 19 con rinvio al doc. L nell'inc. DI.2009.1556) e a quello – residuo – della moglie di fr. 1370.– mensili. Dandosene gli estremi, inoltre, egli potrà sempre chiedere una modifica del contributo alimentare (art. 129 cpv. 1 CC).
L'esito dell'attuale giudizio impone di modificare anche il dispositivo sugli oneri e le ripetibili di primo grado, che – tutto ponderato – si legittima di addebitare alle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
Per questi motivi,
decide: I. Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:
fr. 7220.– mensili fino all'ottobre del 2025 compreso (raggiungimento dell'età pensionabile da parte del marito) e
fr. 1370.– mensili dal novembre del 2025 compreso in poi;
Il contributo è indicizzato annualmente al rincaro, la prima volta il 1° gennaio 2016, con indice base quello di aprile 2015, riservata la possibilità per il debitore di dimostrare di non aver beneficiato, in tutto o in parte, del rincaro.
II. Le spese di appello di complessivi fr. 7000.–, da anticipare dall'appellante, sono poste per un quinto a carico di AP 1 e per il resto a carico di AO 1, la quale rifonderà all'appellante fr. 8000.– per ripetibili ridotte.
III. Notificazione a:
– avv.; – avv..
Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.
Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello
Il presidente La vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso in materia civile è ammissibile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).