Incarto n. 11.95.00035
Lugano 30 luglio 1996
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
G. Bernasconi, vicepresidente, Giani e Pellegrini (quest’ultimo in sostituzione della presidente Epiney-Colombo, astenutasi)
segretaria:
Gianinazzi, vicecancelliera
sedente per statuire nella causa __________ (modifica di sentenza di divorzio: misure provvisionali) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 25 agosto 1994 dall’
__________, __________ (patrocinato dall’avv. __________, __________)
contro
__________, nata __________, __________ (patrocinata dall’avv. __________, __________);
e ora sul decreto dell’11 gennaio 1995 con cui la Segretaria assessora ha respinto, in luogo e vece del Pretore, l’istanza cautelare presentata dall’attore contestualmente alla petizione;
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti di questione:
Se dev’essere accolta l’appellazione del 30 gennaio 1995 presentata da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso l’11 gennaio 1995 dalla Segretaria assessora della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6;
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.
Ritenuto
in fatto:
A. Con sentenza del 9 marzo 1990, passata in giudicato, la Segretaria assessora della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato in luogo e vece del Pretore il divorzio tra __________ __________ (1949) ed __________ nata __________ (1948), affidando la figlia __________ (nata il __________ novembre 1979) alla madre. Nella convenzione sugli effetti accessori del divorzio, omologata dal giudice, il marito si è impegnato a versare un contributo alimentare indicizzato di fr. 1’300.– mensili alla moglie e uno di fr. 1’000.– mensili alla figlia, oltre fr. 400.– come contributo per le spese straordinarie. Il 12 maggio 1990 __________ __________ si è risposato con __________ __________, dalla quale ha avuto due figli: __________ (il __________ dicembre 1990) e __________ (il __________febbraio 1994). Il 7 settembre 1993 __________ ha accettato la riduzione a fr. 800.– mensili indicizzati del contributo alimentare per sé medesima.
B. Il 25 agosto 1994 __________ __________ si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, chiedendo che la sentenza di divorzio fosse modificata nel senso di sopprimere dal 1° marzo 1994, subordinatamente dal 1° agosto 1994, la pensione dovuta all’ex moglie e di ridurre di fr. 200.– mensili il contributo per la figlia __________a. In via cautelare egli ha formulato la stessa domanda. All’udienza del 4 ottobre 1994, indetta per discutere la cautelare, l’attore ha confermato la richiesta, alla quale la convenuta si è opposta. Richiamati i rispettivi incarti fiscali, alla discussione finale del 7 dicembre 1994 le parti si sono confermate nelle rispettive domande.
D. Statuendo l’11 gennaio 1995 in luogo e vece del Pretore, la Segretaria assessora ha respinto l’istanza. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 400.–, sono state poste a carico di __________ __________, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1’000.– per ripetibili.
E. Contro il citato decreto __________ __________ è insorto con un appello del 30 gennaio 1995 nel quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato, la sua domanda cautelare sia accolta. La convenuta non ha presentato osservazioni.
Considerando
in diritto:
Introdotta l’azione di modifica, le eventuali misure provvisionali sono rette per analogia dall’art. 145 cpv. 2 CC (DTF 118 II 228; Rep. 1989 131; Spühler/Frei-Maurer in: Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, note 91 e 92 ad art. 153 CC). Possono infatti ravvisarsi situazioni che, essendo già liquide a un esame sommario, giustificano la soppressione o la riduzione del contributo in via cautelare. Ciò non toglie che nell’ambito di un’azione intesa alla modifica di una sentenza di divorzio la riduzione (e a maggior ragione la soppressione) a titolo provvisionale di una rendita basata sull’art. 151 cpv. 1 CC si giustifica solo in condizioni urgenti e in presenza di circostanze univoche. Tale è il caso, ad esempio, quando una chiara situazione economica non permetta ragionevolmente di pretendere dall’obbligato che continui a corrispondere l’intera rendita per la durata del processo (DTF 118 II 228/229 consid. 3b; Rep. 1989 131 in fondo). Analogo ragionamento vale per la riduzione del contributo alimentare dovuto ai figli (art. 157 CC: DTF 104 II 239 consid. 3); l’azione non è destinata a rimettere in causa la ponderazione d’interessi operata dal giudice del divorzio: essa presuppone che sia intervenuta una rilevante modifica delle circostanze e che la nuova disciplina si imponga per il bene del figlio (DTF 111 II 316 in alto).
L’appellante censura tali argomentazioni facendo valere che l’utile della sua attività è passato da una media annua di fr. 83’000.– nel biennio 1989/90 a una media di fr. 180’000.– nel biennio successivo, per poi diminuire a fr. 102’005.– nel 1993 e denunciare una perdita di fr. 68’486.– nei primi sei mesi del 1994. Egli contesta poi che la nascita della figlia __________, nel mese di febbraio 1994, sia già stata considerata nell’ambito della richiesta di riduzione del contributo avvenuta nel settembre del 1993. L’appellante osserva infine che la situazione finanziaria della convenuta è migliorata notevolmente, e in maniera del tutto imprevedibile, ciò che a maggior ragione giustifica la soppressione del contributo dovutole.
b) I dati sui fabbisogni minimi delle parti sono ancora più lacunosi e non consentono lontanamente di definire la disponibilità mensile dei coniugi al momento del divorzio. Giovi ricordare che per la determinazione del fabbisogno personale occorre far capo in primo luogo al minimo del diritto esecutivo (tabella dei minimi di esistenza agli effetti del diritto esecutivo, edita dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello), cui vanno aggiunti gli oneri fiscali per il corrente periodo d’imposta e i premi di assicurazione per la copertura di rischi d’interesse per la comunione domestica (DTF 114 II 393). Nella fattispecie, tenuto calcolo del nuovo matrimonio dell’appellante e dell’attività lucrativa svolta della seconda moglie, le posizioni esposte nel calcolo del fabbisogno minimo dell’appellante si riferiscono alle sue spese personali, fatti salvi il minimo esistenziale e la quota di locazione, adeguatamente ridotta per tenere conto della convivenza. Il fabbisogno minimo dell’appellante al momento in cui è stata introdotta l’azione di modifica può essere stabilito, nell’ipotesi a lui più favorevole, in fr. 5’035.– mensili. Esso comprende il minimo di base previsto per i debitori che vivono in economia domestica con parenti (applicato per analogia: fr. 925.–), la locazione (fr. 1’735.–), le spese di riscaldamento (fr. 35.–), l’assicurazione della mobilia domestica (fr. 46.–), la cassa malati (fr. 154.–), il contributo in denaro per i figli __________ e __________ (fr. 1’140.–: cfr. le raccomandazioni dell’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, sempre che l’appellante provveda all’intero fabbisogno in denaro), e le imposte (fr. 1’000.–). L’importo così calcolato deve essere ancora aumentato del 20%, come indicano la giurisprudenza e la dottrina (DTF 121 II 49; 118 II 97; Spühler/Frei-Maurer, op. cit., nota 10 ad art. 152 CC), per un importo complessivo di fr. 6’042.–. L’appellante non avendo reso verosimile l’effettiva necessità di far capo a un’autovettura e nemmeno dimostrato che altre assicurazioni (valori e vita) sono state contratte a copertura di rischi d’interesse per l’economia domestica, i rispettivi importi non possono essere inseriti nel suo fabbisogno, per altro già maggiorato del noto 20%. I premi della cassa malati dei figli sono già compresi, da parte loro, nel rispettivo fabbisogno dei minori.
c) In definitiva, dedotto tale fabbisogno dall’ultimo reddito accertabile (fr. 102’005.–), ossia fr. 8’500.– mensili, l’appellan-te dispone di un’eccedenza mensile di fr. 2’458.–, con la quale può far fronte al pagamento del contributo litigioso (fr. 2’400.–). In simili circostanze si può ragionevolmente esigere che fino all’emanazione della sentenza di merito – o quanto meno finché non sarà reso chiaramente verosimile un rilevante peggioramento delle sue condizioni economiche – l’obbligato continui a versare il contributo alimentare fissato nella sentenza di divorzio, i diritti conferiti da quest’ultima decisione alla beneficiaria prevalendo sugli obblighi a carico dell’appellante (DTF 118 II 229 consid. 3b). Non ravvisandosi, per finire, circostanze particolari che legittimino una riduzione della rendita già in via provvisionale, l’appello dev’essere respinto, senza che occorra indagare oltre sulla situazione della beneficiaria. Tale situazione dovrà essere esaminata al più tardi, in ogni modo, nella procedura di merito.
Per questi motivi,
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,
pronuncia:
L’appello è respinto e il decreto impugnato è confermato.
Gli oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 350.–
b) spese fr. 50.–
fr. 400.–
sono posti a carico dell’appellante. Non si assegnano ripetibili.
– avv. __________, __________;
– avv. __________, __________.
Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.
Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello
Il vicepresidente La segretaria